martedì 30 ottobre 2012

Notti di guardia - Giuseppe Naretto (Ponte alle Grazie 2012)



Notti di guardia” rappresenta l’esordio letterario del torinese Giuseppe Naretto, medico rianimatore presso la terapia intensiva dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino. Naretto assurge, di conseguenza, al difficile ruolo di apripista italiano della neonata collana 221B di Ponte Alle Grazie, creata con l’ambizioso obiettivo di  portare all’attenzione dei lettori, gialli letterari di qualità.
In realtà bisogna evidenziare che l’opera in questione non è propriamente una novità, in quanto risulta essere già stata pubblicata nel 2009 da un piccolo editore. Ponte alle Grazie ci crede molto nel talento di Naretto, ed è pertanto evidente la meritevole strategia nel riproporre con maggiore dispiego di mezzi di comunicazione e marketing un lavoro che, con grandi probabilità, sarebbe stato inesorabilmente destinato al dimenticatoio.
Protagonista principale della vicenda è il medico rianimatore Massimo Dighera che una sera, durante quello che sembra un normale turno di notte di routine, assiste al ricovero per un grave incidente stradale di Aldo Martinez, rampante manager in carriera. Martinez si è schiantato con la sua macchina in un frontale con un TIR, le cui cause lasciano aperti molti dubbi; non esistono prove evidenti di un malore che possa avere colpito il conducente o altre motivazioni correlate.
In Dighera scaturisce forte il bisogno di vederci in profondità e sempre più gradatamente scavalca quella linea di confine tra la fredda e distaccata analisi medica e il coinvolgimento emotivo personale. Sarà un indagine sofferta, un percorso che scatenerà un forte travaglio interiore sulla necessità di arrivare nel profondo della verità o rimanere “semplicemente” un medico capace di salvare una vita. Ma, soprattutto, capire quanto questa verità possa essere di importante ausilio al recupero fisico di un paziente, un’indagine che nasce quindi per arrivare a salvare la vita.
Risulta francamente difficile recensire “Notti di guardia” e ritengo sia doveroso giudicare il romanzo sotto due diverse chiavi di lettura.
Se si analizza il romanzo in un’ottica generale, fuori dal contesto “giallo”, il lavoro colpisce nel segno e, in molti tratti, contiene al suo interno passi di grande forza e intensità. Traspare lo sforzo di Naretto nel riversare le sue esperienze professionali nella figura di Dighera, così come si percepisce in maniera potente la grande sensibilità dello scrittore che porta a riflettere su aspetti della carriera medica dove sono convinto sarebbe necessario soffermarsi per migliorare le cure e l’assistenza nella sanità e colmare quel divario e quella difficile comunicazione tra medico e paziente.
In un sistema sanitario sempre più portato a ragionare in ottica aziendale, di sciacallaggio e risparmio economico ai danni della salute del paziente, è di conforto sapere che esiste una classe seria e umana di professionisti che si interrogano in prima persona e mettono al primo posto l’essere umano.
D’altro canto se si giudica “Notti di guardia” più strettamente come romanzo di genere la mia valutazione finale tende drasticamente a ridimensionarsi. Il mistero e la componente investigativa, se così vogliamo chiamarla, risulta esile e superficiale. Trovo di per se azzardato inserire quest’opera nella collana 221B, se l’intento della stessa è identificarla con il giallo, e non so quanto possa essere producente affiancare negli strilli di copertina Naretto a scrittori come Biondillo e Vichi. Non vorrei che questa mossa possa alla fine rivelarsi un micidiale boomerang, visto le alte aspettative che potrebbero sorgere tra gli esigenti appassionati della nostra amata branca della narrativa.
Interessante e originale comunque il punto di vista e l’obiettivo dell’indagine che non parte dalla morte per arrivare alle risposte, quanto dalle risposte per ritornare a vedere la luce.
Attendo Naretto al varco del prossimo romanzo per capire, una volta per tutte, se riuscirà a concentrare i profondi concetti che esprime al servizio di una robusta storia poliziesca e dimostrare, di conseguenza, le sue doti anche come scrittore di genere.

Articolo di Marco "Killer Mantovano" Piva

Dettagli del libro


  • Formato: Brossura
  • Editore: Ponte alle Grazie
  • Anno di pubblicazione 2012
  • Collana: 221B
  • Lingua: Italiano
  • Pagine: 154 
  • Codice EAN: 9788862206655




sabato 27 ottobre 2012

Il profanatore - Max Bentow (Sperling & Kupfer 2012)



La giovane giaceva sul letto, nuda, le braccia tese al di sopra della testa, le gambe girate. Qualcuno le aveva cavato gli occhi, e le orbite, vuote, erano due buchi scuri. Le guance erano imbrattate di sangue rappreso. Sull’addome era stato praticato un taglio circolare e profondo, in mezzo al quale c’era un uccellino senza piume, sventrato e con le ali spezzate.

Direi veramente buono l'esordio di  Max Bentow. A colpirmi, oltre ogni aspettativa (il titolo non mi ispirava per niente e ancora non ho capito cosa c’entri)  sono stati il ritmo serratissimo della narrazione che fa si in modo la tensione cresca pagina dopo pagina, il taglio del capitolo breve (molto indovinato) di due o tre pagine e della suddivisione in parti (anche se inutile) del libro che porta il lettore a non mollare mai e la scrittura veloce e fluida che contribuisce non poco a far si che questo romanzo si legga in poco tempo, ad andare avanti inesorabilmente nonostante la trama non brilli per originalità. A dire il vero ci troviamo di fronte a quella che potrei definire "la fiera del deja vu e dei luoghi comuni": il serial killer, lo splatter esagerato, il commissario separato in crisi con figlia adolescente che è la luce dei suoi occhi e che gli manca perché affidata alla madre, tutto già letto e visto, è vero però, ripeto, Bentow ci sa fare e coinvolge il lettore. L’unico punto debole, a mio avviso, è il movente che spinge il serial killer ad uccidere, io l’ho trovata un po’ campata in aria, forse poco credibile ma la mente umana gioca scherzi strani e quindi non si sa mai.

Siamo a Berlino. Nils Trojan è un poliziotto in gamba ma il fallimento del suo matrimonio e l'affidamento della figlia alla moglie lo hanno segnato profondamente. Viene chiamato ad intervenire sulla scena di un delitto e quello che si trova davanti è raccapricciante, il corpo di una giovane donna bionda con il corpo devastato da innumerevoli tagli, senza occhi e quasi senza capelli. Ma non è un omicidio isolato, purtroppo, ben presto si troverà davanti ad un altro cadavere sempre di una giovane donna bionda, stesso modus  operandi e stessa "firma": un piccolo uccellino sventrato. Il caso è di difficile soluzione, non si riesce a venirne a capo, bisogna trovare qualcosa che accomuni le donne, se qualcosa esiste e intanto il serial killer uccide ancora. Il finale (un po’ telefonato) sarà una corsa contro il tempo…

Articolo di Cristina "cristing" Di Bonaventura

Dettagli del libro


  • Formato: Rilegato
  • Editore: Sperling & Kupfer
  • Anno di pubblicazione 2012
  • Collana: Pandora
  • Lingua: Italiano
  • Pagine: 317 
  • Traduttore: B. Smiths-Jacob
  • Codice EAN: 9788820053079



giovedì 25 ottobre 2012

La regina del catrame. Le indagini del commissario Bertè - Emilio Martini (Corbaccio 2012)



I giorni sono tutti uguali ai bagni Medusa nella spiaggia di Lungariva in Liguria; a sentire il bagnino e la proprietaria del bar ogni anno gli stessi bagnanti e ogni giorno le stesse abitudini. Ma la monotonia si spezza drammaticamente quando viene rinvenuto il cadavere di Lidia Angelici detta la regina, sessant’anni, ritrovata sugli scogli con la testa fracassata.  Quello che ne emerge è il ritratto di una mangia uomini spudorata che non stava simpatica a nessuno e con cui nessuno aveva legato. In realtà, come dice la sua unica amica Carla, era una donna sola alla continua ricerca dell’amore. Le indagini vengono affidate al vice questore aggiunto Gigi Bertè, trasferito da Milano a Lungariva per motivi che non ci è dato di sapere, simpatico come un emicrania a grappolo, la cui passione segreta è scrivere racconti. Il caso verrà rapidamente risolto con buona pace di tutti.

Spezzo subito una lancia a favore di Emilio Martini dicendo che il libro NON è brutto e NON è scritto male…. ma a me non è piaciuto.  Quello che più mi ha urtato è che ogni tot di righe l’autore riporta un pensiero o un commento del Bertè ad un fatto appena accaduto, scrivendolo in corsivo e questo a mio avviso spezza e rallenta la lettura oltre che, nel mio caso, innervosire il lettore. Ma archiviando questo “particolare”, il motivo percui questo libro non mi ha convinto è che è breve, tanto, troppo breve, 125 pagine (di cui qualcuna fa parte del racconto che scrive Bertè)   non sono sufficienti per descrivere un ambiente, trovare un cadavere, avviare le indagini, approfondire i personaggi, scoprire il colpevole ed il movente dando un minimo di credibilità alla storia, il Marini lo ha fatto ottenendo però un risultato approssimativo, non approfondito e superficiale. So che questo è il primo di una trilogia di cui il secondo uscirà a breve, e mi chiedo se forse non sarebbe stato meglio scriverne uno solo ma con tutti i crismi. Ah, un consiglio a Gigi Bertè, forse è meglio che lasci perdere i racconti perché quello che ha scritto durante questa indagine è veramente tremendo.

Ho trovato molto divertente invece quanto riportato in terza di copertina, dove dovrebbero esserci i riferimenti all’autore.

Dietro lo pseudonimo di Gigi Bertè si nasconde un vicequestore aggiunto in carne e…coda, che opera in un commissariato italiano. Per ovvie ragioni di riservatezza, Gigi non ha potuto esporsi con il suo vero nome. Anche dietro il nome di Emilio Martini si cela qualcuno in carne e …. penna, che conosce bene il commissario e che preferisce restare nell’ombra. 

Articolo di Cristina "cristing" Di Bonaventura

Dettagli del libro


  • Formato: Rilegato
  • Editore: Corbaccio
  • Anno di pubblicazione 2012
  • Collana: Narratori Corbaccio
  • Lingua: Italiano
  • Pagine: 127 
  • Codice EAN: 9788863804188

lunedì 22 ottobre 2012

Savana Padana - Matteo Righetto (TEA 2012)



Ah povera Italia, Ormai ze ‘nda tuto ramengo!

"Una storia incendiaria. Una scrittura arguta e dissacrante" (Massimo Carlotto), questa è la frase riportata sulla fascetta rossa, ma io aggiungerei anche coinvolgente e assolutamente ben scritto.
Il romanzo è ambientato nella bassa padana, un fiume a nord e un fiume a sud. Il Brenta da una parte il Piovego dall’altra. Due corsi d’acqua che stringono a tenaglia una terra piatta umida e tignosa, dove il freddo invernale è malefico e l’afa d’estate mortifera. Tra queste campagne c’è San Vito. Ed è questo il paese in cui la fanno da padrone tre bande rivali, quella di casa capeggiata da Ettore Bisato detto Il bestia, la banda di zingari la cui mente è il vecchio Ramos e i cinesi con a capo Chen Il tigre che sputa in ogni dove. Convivono tranquillamente senza pestarsi i piedi e a tenerli a bada ci prova anche Tommaso Fetente uomo meschino e parecchio “maraglione”, Fetente era il comandante della stazione dei Carabinieri di Noventa e San Vito era nella sua area. Viveva al nord da trent’anni e ancora parlava campano. 
Sposato con due figli, il primo ultrà del Padova sotto provvedimento Daspo e il secondo noto pederasta, Fetente amava solo tre cose nella vita, ma per queste tre provava tutta la passione e tutto l’ardore del mondo: la sambuca Molinari, le prostitute di colore e Padre Pio; ma un imperdonabile passo falso degli zingari darà vita ad una vera e propria carneficina.
Ho conosciuto Matteo Righetto con Bacchiglione Blues (suo secondo romanzo, Savana Padana è il primo rieditato molto intelligentemente da Tea) e mi ha  conquistata da subito. Trovo  il suo stile irresistibile, ironico e arguto, la scrittura scorrevole e avvincente. I personaggi sono incredibili e sconclusionati e, a partire dai soprannomi, sono tutto un programma. Ma Righetto non si ferma a questo, non si ferma neanche alla trama, va oltre e ci presenta uno spaccato di una realtà che ci appartiene e che è sempre più presente, in cui in un paese che potrebbe essere in un posto qualsiasi, si trovano a convivere italiani poco tolleranti e stranieri, il tutto sottolineato dal dialetto veneto, quello degli zingari e il particolare modo di parlare italiano che hanno i cinesi.

Matteo Righetto è uno dei più bravi e intelligenti autori del nuovo noir (Joe R. Lansdale)

Matteo Righetto vive a Padova, dove è nato nel 1972. un suo racconto è stato selezionato per l’antologia Venice Noir curata da Maxim Jakubowski per Akashic Books (New York). Dirige il festival letterario internazionale Supergulp, che si tiene ogni anno a Padova e ha fondato recentemente Scuola Twain. Savana Padana è il suo romanzo d’esordio.

Bravo Matteo e benvenuto al pulp noir di casa nostra...

Articolo di Cristina "cristing" Di Bonaventura

Dettagli del libro


  • Formato: Tascabile
  • Editore: Tea
  • Anno di pubblicazione 2012
  • Collana: Narrativa TEA
  • Lingua: Italiano
  • Pagine: 132 
  • Codice EAN: 9788850229185




lunedì 15 ottobre 2012

Il sospettato X - Keigo Higashino (Giunti Editore 2012)


Devo esser sincero, quando mi arrivò tra le mani "Il sospettato X" di Keigo Higashino, iniziai a leggerlo con molte aspettative. Autore a noi poco conosciuto, che ha pubblicato altri due romanzi in Italia entrambi editi per Dalai Editore (La seconda vita di Naoko del 2006 e Il segreto del lago del 2007). A quanto pare invece in Giappone è una sorta di icona letteraria, tanto che i suoi libri sono stati spesso riprodotti in pellicole cinematografiche di successo o serie tv. Il libro in questione, Il sospettato X edito questa volta dall'attivissima Giunti Editore, è il suo più grande successo, tant'è che quando uscì in Giappone nel 2005 divenne il secondo libro più venduto in terra nipponica diventando ciò che i media definirono "un ossessione letteraria", e cosa più importante, vinse il prestigioso Naoki Sanjugo Prize (una sorta di "Miglior autore dell'anno").
Torniamo al romanzo partendo da una piccola precisazione.
Come tutti gli autori giapponesi, anche Higashino, difetta di un piccolo particolare, la descrizione delle strade a noi risulta sempre troppo ostica. "Una ventina di metri più a sud iniziava via Shin-Ohashi e da quell'incrocio la strada conduceva a est nel distretto di Edogawa e a ovest verso Nihonbashi, attraversando il fiume Surmida all'altezza del ponte Shin-Ohashi." Fatta questa piccola premessa il romanzo non nasconde ne la vittima ne l'omicida ne il movente, manca per intenderci il fattore whodunit classico dei gialli, ma vi assicuro vi terrà incollati alle pagine in un turbinio investigativo assurdo.
Nelle prime 50 pagine scoprirete il morto, il movente e l'assassino. Yasuko, mamma divorziata che mantiene e cresce sua figlia Misato, ricomincia ad aver problemi col marito violento da cui si è separata. L'ossessione dell'uomo inizia ad essere sempre più violenta, fin quando Yasuko, stanca della situazione, durante uno scontro con l'ex, lo strangola e lo uccide. Un vicino di casa, Ishigami capisce tutto ma anzichè denunciare l'accaduto si offre di aiutare Yasuko e Misato ad occultare il cadavere.
Questa la trama delle prime pagine del libro.
Il seguito è un rincorrersi di piste e depistaggi fantastico tra il matematico Ishigami e Yukawa (medico legale che aiuta nelle indagini l'ispettore Kusanagi).
La follia della trama vi trascinerà tra le vie dei distretti giapponesi, ma Il Sospettato X non è solo un thriller. Tra morti e indagini c'è anche di fondo una storia d'amore per chi ama anche questo tipo di sfaccettatura, che comunque rimane molto velata e non offusca la parte "cruda" del romanzo.
Davvero un bel romanzo in puro stile nipponico, ovvero quello stile in cui la poesia che esce fuori dalle descrizione dei luoghi è davvero magica, quello stile dove la lentezza narrativa non è un fattore negativo ma è intrinseco delle maglie della scrittura. Ammetto che dopo averlo letto, si è scatenato la scimmia curiosa che vive in me e adesso sono alla ricerca degli altri due romanzi editi in Italia. Maledizione :P

 
Trailer del film tratto dal romanzo "Il Sospettato X"

 
Booktrailer del romanzo

Articolo di Enzo "BodyCold" Carcello

Dettagli del libro
  • Formato: Rilegato
  • Editore: Giunti Editore
  • Anno di pubblicazione 2012
  • Collana: M
  • Lingua: Italiano
  • Titolo originale: Yogisha X no Kenshin
  • Lingua originale: Giapponese
  • Pagine: 336 
  • Traduttore: S. Rota Sperti
  • Codice EAN: 9788809770690


venerdì 12 ottobre 2012

The Closer & Major Crimes. Serie TV alla fine



E così dopo sette anni e sette stagioni The Closer è arrivato al capolinea. Stavolta non centrano ascolti scarsi o mancanza di idee da parte degli autori ma semplicemente perché la protagonista Kyra Sedgwick si è stancata. Trovo che sia comprensibile, dopo sette stagioni è difficile trovare nuovi stimoli nel personaggio che interpreti nonostante le mille sfaccettature di Brenda Leigh Johnson.
La serie iniziò con questa strana poliziotta che arrivava da Atlanta, forte accento del sud, a Los Angeles. Aveva l'aria un po' svampita e sembrava persa in un mondo tutto suo. Con la borsa più profonda della storia delle borse delle serie tv e il cassetto della scrivania pieno di dolci, caramelle e soprattutto cioccolati e merendine da mangiare nei momenti difficili.
La squadra di detective non l'accolse benissimo, erano scettici che una così venisse messa a capo del gruppo d'élite della polizia di L.A.
E invece dopo sette stagioni ha conquistato squadra e pubblico con i suoi interrogatori, che poi sono sempre stati la particolarità del vice capo, quella di riuscire a inchiodare i sospettati con domande argute, spesso a trabocchetto, spesso bugie vere e proprie per far cadere in contraddizione il colpevole di turno.
TNT, la rete che trasmetteva The Closer, non potendo perdere il patrimonio di storie e personaggi, ha deciso per uno spin-off. A sostituire Brenda, il capitano Sharon Raydor, interpretata da Mary McDonnell (Battlestar Galactica). La squadra con qualche piccola variazione resta la stessa, ma con dinamiche nuove con il nuovo capo.
La McDonnell è stata presente nelle ultime due stagioni di The Closer, insieme a Kyra Sedgwick hanno messo su un duello tra rivali, tra due donne di successo, intelligenti e formidabili nella loro professione. Forse alla fine non si può dire che si siano lasciate con dicendosi amiche, ma sicuramente con il massimo rispetto l'una per l'altra.
Major Crimes è arrivato al suo finale di stagione, sarà lunedì prossimo. La serie è stata confermata per una seconda stagione e non poteva essere altrimenti. I casi sono rimasti di alto livello e molto interessanti, ma ancora più interessanti sono i rapporti interni alla squadra. Rispetto alla serie precedente c'è maggiore collegialità nelle decisioni. Con il vice capo Johnson eravamo abituati a vedere un certo piglio nel commando con ordini specifici per ogni componente della squadra. Il capitano Raydor è portata più all'ascolto, a condividere e infine decidere, diciamo che è più diplomatica rispetto alla Johnson. Naturalmente ci troviamo davanti a una donna forte capace, quando necessario, di far sentire il peso del comando.
Credo di poter dire che il solco tracciato da The Closer con una donna alla guida trova la giusta continuità in Major Crime. Donne che sono intelligenti, forti, giuste, empatiche e femminili, donne che non hanno bisogno di scimmiottare gli uomini, l'esempio migliore che ci possa essere.
Un ottimo prodotto, insomma, che ha rinfrescato l'aria delle serie tv poliziesche che non sempre brillano per originalità.

Articolo di Stefano Pitzus


mercoledì 10 ottobre 2012

Streghe di una notte di mezza estate - Terry Pratchett (Salani Ed. 2012)



Quando vi dicono che il diavolo sta nei dettagli, credeteci. È vero. Eccone una storia appassionante:
dieci giorni fa il nostro valente caporedattore mi manda un messaggio nel quale mi chiede se ho voglia di leggere l'ultima fatica di Terry Pratchett. Mi dico subito disposto, il libro arriva e me lo leggo con la curiosità del caso, appassionandomi alla storia.
Finito il libro sono pronto a lanciarmi in un'epica recensione che farà tremare i polsi ai lettori, li farà piangere perché parlerò delle vicende personali di Pratchett, li farò ridere perché parlerò del libro e   delle bislacche protagoniste le tre streghe: Nonna Weatherwax, Tata Ogg e Magrat Garlick.
I dettagli dicevamo: scopro che il libro è stato scritto nel 1992 e dentro di me muore un idea. Maledetto il diavolo. Ma torniamo a noi.
A voler assimilare Pratchett, generalizziamo un po' e diremmo che assomiglia a Benni o Pennac, nei suoi libri però c'è meno non-sense e c'è tanto humour britannico. Con Pratchett non ci si spancia dalle risate, a me è capitato solo una volta, ma si sorride di continuo soprattutto quando piazza lì la battuta che non ti aspetti. Il suo è uno stile arguto che oltre a divertirti ti fa riflettere. In Streghe di mezza estate il messaggio che si coglie è quello del primato della conoscenza sugli idoli o dei di qualsivoglia natura.
Quando sentite la parola fantasy accostata a Pratchett non fatevi trarre in inganno, è vero che lo scrittore inglese ha creato un mondo tutto suo, il Mondo Disco, ma il suo cuore è satirico, mette in scena situazioni paradossali per ridicolizzare e mettere alla berlina gli stereotipi.
Se volete una lettura leggera, profonda, romantica, d'avventura non potrete non leggere questo libro.  Vi divertirete di sicuro.
Prima di concludere un veloce accenno al Pratchett privato. Nel 2007 gli fu diagnostica una forma di Alzheimer, lo raccontò lui stesso in un messaggio ai suoi lettori sparsi in giro per il mondo. Promise che fino a che la sua mente glielo avesse permesso avrebbe continuato a scrivere. Oggi scrive sotto dettatura, non potendo più destreggiarsi sui tasti della tastiera. Da quando ha saputo della sua malattia Pratchett si è interrogato sul problema di una vita dignitosa e sul fine vita. Vi consiglio il bellissimo documentario, vincitore di un Bafta quest'anno, girato con la collaborazione di BBC Scozia, si intitola Terry Pratchett Choosing to die. Il tema è molto forte ma Pratchett lo tratta con una delicatezza e un attenzione rari in questi nostri tempi, da perfetto gentiluomo. Se non conoscete ancora questo straordinario scrittore leggetelo perché vi arricchirà sicuramente con la sua strabordante umanità.

Articolo di Stefano Pitzus

Dettagli del libro


  • Formato: Brossura
  • Editore: Salani
  • Anno di pubblicazione 2012
  • Lingua: Italiano
  • Pagine: 334 
  • Traduttore: V. Daniele
  • Codice EAN: 9788862567411



martedì 9 ottobre 2012

The Practice – Professione avvocati (Serie TV)



Qualche tempo fa abbiamo parlato, qui su Corpi Freddi, della nascita del canale Giallo sul digitale terrestre. Tra le cose trasmesse c'è anche questa serie tv, The Practice, che per l'occasione mi sono riguardato.
Creata da David E. Kelly - Avvocati a Los Angeles, Ally McBeal, Boston legal - parla della vita di sei avvocati che si occupano sia di casi penali che civili con prevalenza dei primi.
È andata in onda per otto stagioni dal 1997 al 2004.
Ho molto amato questa serie in passato, mi piaceva tantissimo vedere in opera il processo stile americano, ma soprattutto mi piacevano le storie dei protagonisti combattuti tra i doveri del loro lavoro e i principi personali. Spesso si trovavano a dover sottostare a regole fondamentali della procedura legale americana che quasi mai coincidevano con la morale comune. Pensate cosa può significare sapere che un vostro cliente ha ucciso una ragazza, voi sapete dov'è il corpo ma non potete dirlo per non incriminare il vostro cliente, nonostante i genitori della vittima vi chiedono in lacrime di poter seppellire la propria figlia. Pensate cosa possa significare fare uscire di prigione uno stupratore e assassino che viene trovato con un corpo dentro il proprio armadio, ma che deve essere liberato a causa di perquisizione irregolare.
Non sempre però i clienti sono colpevoli, Bobby Donnell, il protagonista interpretato da Dylan McDermott, ripete per tutta la durata della serie: “Pensi che sia dura difendere i colpevoli, Lindsay? Prova con gli innocenti.... è terrificante”. Cosa può significare se per un tuo errore una persona innocente finisce in prigione?


Poi c'è l'altra parte della medaglia, i procuratori distrettuali. Ecco una citazione che riassume meglio di quello che posso scrivere io. Il discorso è di Richard Bay, uno dei coprotagonisti interpretato da Jason Kravits: “Ci sono eroi in questo mondo. Si chiamano Procuratori distrettuali. Non hanno clienti, persone che gli sorridono alla fine di un processo, che li guardano negli occhi e dicono “grazie”. Nessuno apprezza il procuratore distrettuale, perché lavora per lo stato. La nostra gratificazione viene solo dal sapere che lì fuori c'è un onda. Un onda grande come uno tsunami che viene dal fondo di un pozzo nero. Un onda chiamata crimine, il quale, se lasciato incontrollato toglierà a ogni americano la propria libertà. Un onda la quale strappa ad ogni individuo il privilegio di essere in grado di camminare per una strada o prelevare venti dollari dal bancomat senza il timore di essere derubato. Il congresso chiacchiera, è il procuratore distrettuale che sfodera la propria spada, che scava il fossato e combatte, che persegue la giustizia giorno dopo giorno senza un grazie, senza una semplice paca sulla spalla. Noi lo facciamo, lo facciamo perché siamo i crociati, l'ultima frontiera della giustizia americana, sapendo che se una persona non si sente al sicuro non potrà mai sentirsi libera”.
La rettorica è tanta, gli americani la temono meno di noi, però da un'idea della contrapposizione. Accusa e difesa contrapposti, entrambi con la propria missione.
Stiamo parlando di una serie drammatica, spesso i casi sono di questo tenore, ma Kelly è molto bravo a bilanciarli con meno drammatici e con situazioni che ti strappano più di una risata per alleviare la tensione.
A distanza di qualche anno dalla sua conclusione devo dire che regge bene il trascorrere del tempo, ho ritrovato sensazioni piacevoli riguardandola e nonostante alcune parti le ricordassi molto bene mi sono divertito molto. Mi ero affezionato ai protagonisti ed è stato come ritrovare dei vecchi amici. Un bel viaggio appassionante.

Articolo di Stefano Pitzus



lunedì 8 ottobre 2012

Atto di morte - Joseph Hansen (Elliot 2012)



Un nome appropriato, Arena Blanca. La sabbia che cingeva la piccola baia era di un chiarore che feriva gli occhi. La spiaggia era delimitata da uno sparuto gruppo di strette case di legno, dai cornicioni alti e il tetto piatto. Sebbene ridipinte da poco – giallo, blu, lavanda – erano squallide sotto il sole dell’inverno. Sopra i tetti i gabbiani fendevano un cielo che non era più allegro di un pezzo di denim nuovo. La baia scintillava come una piastrella azzurra.

L’eleganza del tratto, la ricercatezza del linguaggio, la particolare attenzione alla descrizione dei paesaggi, degli ambienti e il tratteggio dei personaggi sono il punto di forze dello stile di Joseph Hansen. Atto di morte è il secondo libro dopo Scomparso, dedicato all’investigatore assicurativo gay Dave Brandstetter, un personaggio indimenticabile, carico di umanità, gentile ed introverso, sofferente nella vita privata per la morte del suo precedente compagno Roul e per il vortice di incomprensioni che rischia di risucchiare e annientare la sua attuale storia con Doug. Questo secondo capitolo è pervaso da un senso di malinconia e tristezza accentuato ancora di più dai colori che diventano più cupi mano mano che si va avanti con la lettura, il bianco della spiaggia di Arena Blanca dell’incipit lascia il posto agli ombrosi interni delle abitazioni e al grigiore dell’anima di alcuni dei protagonisti.
 Il corpo senza vita del libraio John Oats, viene ritrovato sulla spiaggia di Arena Blanca, la polizia lo archivia subito come un caso di annegamento ma per la Madellion, l’agenzia presso la quale Oats era assicurato, non è tutto così chiaro e manda Brandstetter ad investigare. I sospettati sono tanti, tutti i personaggi che ruotavano intorno a John Oats,  il figlio Peter, beneficiario della polizza, che nel frattempo è scomparso, la ex moglie Eve, l’attuale compagna, la giovane April,  il socio in affari Charles Norwood o magari l’attore Wade Cochran, l’attore teatrale Bob Whittington o lo scrittore Ingalls. Le indagini sono nel perfetto stile Brandstetter che ho già apprezzato in Scomparso, molto accurate, riflessive e pacate.
Mi è piaciuto molto incontrare di nuovo Dave Brandstetter e lasciarmi trasportare dalla bravura di Hansen, ho ritrovato quell’atmosfera retrò che tanto mi aveva affascinata in Scomparso “era una vecchia cabina telefonica di legno e vetro retinato, ricoperta di edere. Quando richiuse la porta a soffietto perché si accendesse la luce, viticci di edera si infilarono tra i cardini come radici in una bara. Nessuno sarebbe rimasto a parlare troppo a lungo li dentro, nessuno a cui piacesse vivere. Aspettò che il quarto di dollaro andasse giù con un tonfo metallico. Poi fece il numero.

Bentornato Brandstetter e alla prossima, con immenso piacere…

Articolo di Cristina "cristing" Di Bonaventura

Dettagli del libro


  • Formato: Brossura
  • Editore: Elliot Edizioni
  • Anno di pubblicazione 2012
  • Collana: Raggi gialli
  • Lingua: Italiano
  • Pagine: 190 
  • Traduttore: M. Francescon
  • Codice EAN: 9788861922747




domenica 7 ottobre 2012

Festival del Giallo a Cosenza 19 al 21 ottobre 2012



“Le città del mistero”. 

Dal 19 al 21 ottobre 2012  la Provincia di Cosenza organizza il Festival del giallo.
Tra gli eventi,  la mostra “Una vita in nero” dedicata ai 50 anni di Diabolik.
“Le città del mistero” è il tema della prima edizione del Festival del giallo, organizzato dalla Provincia di Cosenza- Assessorato alla Cultura e dedicato alla letteratura e alla fiction noir che si svolgerà dal 19 al 21 ottobre prossimi  a Cosenza.
Dalle Alpi al profondo Sud della Penisola, dalle metropoli alle cittadine di provincia, sono tantissime le capitali della narrativa del crimine che hanno dato vita a un’Italia in nero da percorrere seguendo un itinerario geografico criminale nato dalla penna di prestigiosi scrittori del panorama letterario nazionale.
Al Festival del giallo di Cosenza si parlerà di mistero, del rosso del sangue e del nero del male tra storia, luoghi, fiction e cronaca.
Ricche di eventi, le tre giornate di incontri, secondo un vasto programma letterario ed uno artistico che intende non distinguere i due ambiti, ma unificarli in nome della lettura.
Tra  parole e immagini, presenti  scrittori e attori il festival racconterà la letteratura gialla che diventa cinema e fiction televisiva.
Ospiti saranno scrittori di fama nazionale e internazionale, autori di best seller che hanno reso le città anche protagoniste di romanzi seriali.
Autori ospiti: Maurizio De Giovanni (Napoli), Bruno Morchio (Genova), Alessia Gazzola (Roma), Francesco Recami, Carlo A.Martigli (Firenze), Patrizia Debicke Van der Noot (Venezia e Roma nel Rinascimento), Marco Polillo e Paolo Roversi (Milano), Susana Fortes (Santiago de Compostela), Petros Markaris (Atene), Margherita Oggero (Torino), Gianmauro Costa (Palermo), Diego Zandel (Roma, Cipro).
Gli attori invitati al Festival Nino Frassica, Flavio Insinna, Guido Caprino e Giampaolo Morelli saranno protagonisti di talk show serali in cui si parlerà dei ruoli e dei luoghi delle riprese delle fiction televisive di cui sono protagonisti.
Ancora ad arricchire il Festival, la preziosa mostra “Una vita in nero” dedicata ai 50 anni di Diabolik con Andrea Carlo Cappi e l’incontro  “Cosenza e Courmayeur due città in noir”, in accordo col Courmayeur Noir Festival.
E siamo fieri nel far presente che, l'organizzatrice è anche una nostra collaboratrice di vecchia data, Cristina Marra. In bocca al lupo Cri!
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venerdì 5 ottobre 2012

Nero criminale. I segreti di una città corrotta - Stefano Di Marino (Edizioni della Sera 2012)



…quando ho capito com’era la realtà, era troppo tardi, ormai sapevo fare solo quello. 
Vivere di violenza

Tutto si può dire del vice questore Nitti meno che non sia dotato di un fiuto eccezionale. Grazie a questa dote innata avverte fin da subito,  anche tra la puzza di carburante combusto di quel magazzino in periferia, mischiata a quella della carne umana,  un  altro fetore ancora più nauseabondo. Tanfo di guai. Guai grossi, colossali, spropositati. Capisce immediatamente che Milano sta per annegare in un bagno di sangue. Perché quella è opera di professionisti della violenza più cieca. Per questo deve ricorrere all’aiuto di qualcuno che possa muoversi ben  oltre i limiti imposti dalla legge. Qualcuno disposto a “buttarsi anche per nulla pur di poter scatenare una delle sue guerre personali. Altrimenti si annoia. E poi corruzione, soprusi, vendette. Non sono il suo pane?”  Qualcuno che conosce bene. Chance Renard. Il Professionista.

La regola di vita di Chance Renard, meglio noto come il Professionista, è una e una sola: nessuna regola. E questo pare valere  anche per l’attività letteraria del suo creatore, Stefano Di Marino. Fedele al cento per cento a questa massima, in questo romanzo uscito  in libreria agli inizi di settembre nella collana “Calliphora” (diretta dal nostro caporedattore Enzo "BodyCold" Carcello) per Edizioni della Sera, lo scrittore  abbandona i complotti planetari, le società occulte,  i gruppi di potere segreti, i killer prezzolati, i paesaggi esotici, le giungle tropicali, le metropoli orientali e i codici non scritti dei mercenari di professione, per tuffarsi nella realtà urbana e suburbana della sua città natale. Milano. Ovvero Gangland. Ovvero “non  proprio come la baulieue di Parigi ma poco ci manca”.
Cambia quindi completamente il contesto  di chi ha conosciuto Stefano Di Marino e il suo personaggio nelle avventure più propriamente affini al genere combat o spionaggio che da circa 15 anni vengono periodicamente  pubblicate nella collana Segretissimo. “Nero criminale” può essere considerato alla stregua di uno “spin – off” della serie storica,  ideato  per confrontarsi con una categoria diversa, che lo stesso scrittore arriva a definire “nero metropolitano” e Alan Altieri “hard-boiled thriller”. Non si tratta proprio di una novità, in quanto le storie ambientate a Gangland hanno fatto il loro esordio nella collana da edicola mondadoriana già nel 2007,  nel romanzo appunto “Gangland” in cui le tradizionali trame lasciavano spazio a vicende  che a grandi linee si avvicinavano più ad un genere poliziesco metropolitano, in cui l’azione pura e la violenza spadroneggiano. Il medesimo scenario verrà riproposto in altri 2 volumi (“Tiro all’italiana” -  2010 e “Gangland blues” 2011). Rinunciando con indubbio coraggio, alla tranquillizzante sicurezza che per un autore può rappresentare la (quasi) tradizionale immutabilità di un  proprio personaggio seriale, qui Di Marino spariglia un pochetto le carte.
Ci presenta il Professionista  temporaneamente senza i tradizionali panni di soldato di ventura nei quali abbiamo imparato a conoscerlo e ad apprezzarlo, calato piuttosto nel ruolo  del perfetto detective hard boiled di tanta letteratura e cinematografia passata. Solitario, con pochi selezionatissimi amici, sospeso in un contraddittorio rapporto di rispetto/sospetto/sopportazione forzata con parte delle forze dell’ordine, circondato da pupe tentatrici e molte volte traditrici, impegnato in una missione “per conto del bene”, condotta qui ben oltre i limiti della legalità, nel corso della quale, insieme con i cattivi di turno, intrattiene un gioco letale in cui  ciascuna parte riveste contemporaneamente i panni del gatto e del topo, a seconda del rispettivi punti di vista. Gangland non si limita a far da sfondo alla vicenda. Gangland è parte integrante e imprescindibile della storia, protagonista allo stesso livello dei personaggi in carne e ossa,  tutt’uno con i fatti raccontati, culla e  artefice della  criminalità presente e passata narrata. Metropoli “da bere” che ci mette un niente a trasformarsi in necropoli di degrado sociale, morale e ambientale. E non c’è molto da stare allegri, se è vero ciò che dichiara la giallista scozzese, Val McDermid “Ogni società miete il raccolto di crimini che merita” .
E qui i crimini narrati sono tra i più brutali  che uno possa immaginare e raccontare. Pura, animalesca, primordiale violenza. Si tratta, finalmente, mi permetto di aggiungere,  di un libro a tutti gli effetti “nero” nel profondo e non soltanto, come troppo spesso oggi accade tra le proposte in libreria, nel titolo e/o nella fascetta di copertina. Se proprio si vuole scrivere un libro cupo tanto vale  immergersi nel buio fino agli occhi e procedere oltre. Cosa che Di Marino fa senza tentennamenti né incertezze o dubbi. “Pulp” fieramente e orgogliosamente “pulp”,  per scrivere una fiction d’azione veloce e mozzafiato, senza perdere di vista che “là fuori” c’è un mondo reale,  fonte di fertile e fin troppo facile ispirazione per colui che deve creare una storia di “fantasia nera”. Per questo occorre anche  un Professionista leggermente diverso da quello incontrato nelle storie di avventura e spionaggio alle quali siamo abituati.
Più amaro,  più cinico, più riflessivo  sulle situazioni e sulla realtà che lo circondano, senza comunque mai cadere in pedanti paturnie psicologiche, che nulla hanno a che fare con questo genere di storie, sempre implacabile con i nemici,  da cui si differenzia solamente grazie ad un personalissimo codice d’onere.
I debiti letterari del resto non discendono da quei classici scrittori di thriller che per quanto malati o presentati come tali, la maggior parte delle volte si chiudono  con  una morale consolatoria che riporta ordine nel caos. Lo scrittore milanese  esplicitamente ammette di  rifarsi ad esempi quali  Richard Stark, (il mai-da-dimenticare grande Donald Westlake) autore della serie con protagonista Parker, rapinatore di professione,  antieroe, freddo, duro e disincantato.  “Nero criminale”  di conseguenza è un romanzo scritto in stile secco, spedito e spontaneo, con perfetta alternanza tra dialoghi e scene d’azione, scevro da ricercate architetture stilistiche e da pesanti introspezioni psicologiche, il più delle volte ridicole, messe lì tanto per allungare il brodo e che paiono assorbire tante risorse creative di molti celebrati autori di oggi. Anzi,  direi che ci troviamo di fronte ad una storia dai tempi e ritmi prevalentemente cinematografici  in cui si avvertono preponderanti e prepotenti l’influenza  del “polar” francese  di quei registri che lo scrittore dichiara di amare particolarmente,  come  Josè Giovanni ( “Il clan dei marsigliesi”), e Jean Pierre Melville (“Bob il giocatore”), senza dimenticare l’italianissimo Fernando Di Leo (“I ragazzi del massacro”) e la sua trilogia del milieu (“Milano calibro 9”, “La mala ordina”, “Il boss”) a cui vanno ad aggiungersi, dando per scontato l’onnipresente Quentin Tarantino, l’adrenalinico  John Woo e   Robert Rodriguez accompagnato dal suo angelo vendicatore protagonista de “El Mariachi”. Storie in cui la società ha perso completamente la bussola perché il Male esiste da sempre  ed esisterà per  sempre. Non illudiamoci. Il Professionista non ha debellato niente e nessuno. Si è limitato a fare un po’ di pulizia ma la polvere sollevata si sta già posando da qualche altra parte. Tranquilli, è solo questione di tempo e Gangland, magari turandosi il naso,  dovrà nuovamente convocarlo per un’altra spazzolata. E lui prontamente accorrerà. All’insegna  dell’orgoglio pulp: “Sono il Professionista, risolvo problemi…

Articolo di Alberto "allanon" Cottini

Dettagli del libro

  • Titolo: Nero criminale – I segreti di una città corrotta
  • Autore: Stefano Di Marino
  • Editore: Edizioni della Sera
  • Collana:  Calliphora
  • Data uscita: settembre 2012
  • Pagine: 155
  • Prezzo: euro 13,00


martedì 2 ottobre 2012

Nell'abisso profondo - Tom Piccirilli (Gargoyle 2012)


Tom Piccirilli è un autore che in Italia ha avuto uno strano sviluppo editoriale. Mentre in America faceva incetta di premi di notevolissima importanza (vincitore per ben 4 volte, 2000-2002-2003-2004, del Bram Stoker Award e nel 2008 e 2010 vincitore dell'International Thriller Writers Award), in Italia esce alla chetichella con un titolo passato abbastanza inosservato per la Sperling & Kupfer nel 1993, "Padre delle Tenebre".
Nel 2012, grazie alla Gargoyle, torna in Italia con un altro titolo "Nell'abisso più profondo", un dark fantasy di violenza inaudita, con scontri tra angeli e demoni, forze cristiane contro quelle sataniche, per la conquista del mondo. Un testo che varrebbe la pena leggere ma che mi sento di consigliare solo agli amanti del genere.
Amerete ed odierete nello stesso tempo il personaggio de "Il Negromante" colui che sarà al centro della bilancia per far sì che Gesù Cristo torni sulla terra scatenando di fatto la fine del mondo.
Un testo crudo soprattutto nella descrizione degli scontri, ma molto avvincente e con una trama che inizialmente mi ha lasciato perplesso per la quarta di copertina, ma che invece va letto senza preconcetti, considerando appunto, che si tratta comunque di un dark fantasy.
Per diritto di cronaca, apprendiamo adesso dal sito amico horror.it che, Tom Piccirilli è stato ricoverato sabato per un grave tumore al cervello.
È inutile stare a contestare il metodo che ha l'America per curare i propri cittadini e far polemiche sul fatto che se la tua assicurazione medica non ti dovesse coprire determinate cure/operazioni sono problemi del degente che si deve pagare il tutto. Il problema di fondo è che, pur essendo Tom , un autore conosciutissimo, pluripremiato, con 150 tra romanzi, racconti ed altro nella sua carriera, la famiglia ha dovuto comunque aprire una sorta di fondo di solidarietà dove fare una piccola donazione per effettuare il trattamento.
Dai commenti scritti sul suo profilo, la cosa è stata abbastanza prolifica, tant'è che nell'arco di 48 ore sul fondo sono stati versati dai suoi lettori, 11.204 dollari (questo il link se anche dall'Italia qualcuno volesse contribuire http://igg.me/p/243836).
C'è da dire che l'operazione è stata eseguita con successo, lunedì e in sala operatoria gli è stato asportato un tumore grosso quanto una pallina da baseball.
Vi incollo il messaggio post operatorio arrivato su facebook:
"It is just after midnight. Tom was in surgery for five hours. I'm in his room in the ICU. He is talking and believe it or not even making some jokes. He seems to enjoy Morphine. He's currently gabbing to the nurse. We'll know more tomorrow but right now I gotta say, your good wishes and prayers are working great. Thank you so much. You guys are the best!"
(E 'solo dopo la mezzanotte. Tom è stato in sala operatoria per cinque ore. Io sono nella sua stanza, in terapia intensiva. Tom sta parlando e che ci crediate o no, fa anche qualche battuta. Sembra godere con la morfina. Attualmente sta chiacchierando con l'infermiera. Ne sapremo di più domani, ma in questo momento devo dire, gli auguri e le preghiere stanno funzionando molto. Grazie mille. Voi ragazzi siete i migliori!).

Noi tutti ci uniamo in un grande augurio di pronta guarigione e vi invitiamo a comprare "Nell'abisso profondo" edito da Gargoyle.

Articolo di Enzo "BodyCold" Carcello

Dettagli del libro
  • Formato: Brossura
  • Editore: Gargoyle
  • Anno di pubblicazione 2012
  • Lingua: Italiano
  • Pagine: 217 
  • Traduttore: C. Costanzo
  • Codice EAN: 9788889541623


lunedì 1 ottobre 2012

La puntualità del destino - Patrick Fogli (Piemme 2012)



Ho il piacere di corrispondere con Patrick Fogli, e leggo quasi regolarmente il suo blog, così, sapendo che stava scrivendo questo romanzo, e avendo egli anticipato che avrebbe avuto un taglio più narrativo dei precedenti (nei quali la fiction si sovrapponeva al lavoro di inchiesta, in “Non voglio il silenzio” dichiaratamente), l’ho atteso con curiosità, cercando di cogliere qualche indizio disseminato tra i post.

Non sulla trama, perché da un thriller pretendo di essere sorpreso – e Fogli ci è assolutamente riuscito, ma coerentemente cercherò di dirne il meno possibile – ma su una serie di argomenti e di spunti di riflessione che, per qualche motivo, avevo intuito che avrebbero comunque caratterizzato il libro.

In effetti, Patrick Fogli, con "La puntualità del destino" torna al thriller, e ci ripresenta Gabriele Riccardi (il protagonista di "Lentamente prima di morire"), in una storia tesa, contorta ed avvincente, in cui spesso quel che appare si rivela diverso da quel che succede, incentrata su una vicenda che ricorda molto alcune storie di cronaca, in un paesino emiliano colpito da un terremoto: per inciso, e per la precisione, non si tratta di cronaca, ma di situazioni generali, quasi emblematiche ai fini del resto, e comunque mi risulta che il testo sia stato scritto un anno prima che il terremoto si verificasse davvero.

Tornando al romanzo, è scritto con la consueta abilità "cinematografica" di Patrick nel destreggiarsi su diversi piani narrativi da punti di vista differenti secondo i personaggi: chi ha letto i romanzi precedenti, soprattutto i primi due, ritroverà anche il loro ritmo incalzante, spesso accompagnato dalla musica che in quel momento si adegua ai sentimenti e al vissuto del personaggio.

Però, accanto al registro narrativo prevalente, che – lo ripeto perché è una differenza importante rispetto alla produzione più recente – è quello del giallo-thriller, ci sono almeno altri due piani che vanno sottolineati.

Il primo si ricollega a quanto si diceva riguardo al blog: perché anche qui, pur non trattandosi di un romanzo direttamente collegato ad un'inchiesta o a fatti di cronaca, ci sono fortissimi echi da "romanzo sociale", nel senso che Fogli sfrutta il suo protagonista per “togliersi un po’ di sassolini dalle scarpe”, come mi ha scritto in una chat pubblica sul libro. E così ne approfitta per affrontare, con la stessa passione che riversa sul suo blog qualche tema di attualità, dall'indecente invasione mediatica delle tragedie che sollecitano la morbosità del pubblico, alla guerra tra poveri che si nutre del bisogno di individuare un nemico, e porta facilmente a trasformare in razzismo la diffidenza verso il diverso: fino all'ipocrisia di chi esercita moralismo nelle proprie vesti pubbliche e nasconde comportamenti poco etici nella sfera privata.

Questa scelta "sociale", che sembra riprendere l'ispirazione dei maestri svedesi del genere (i coniugi Sjowall-Wahlöo prima, il Mankell di Wallander poi) sta sempre più caratterizzando l'opera recente di molti autori italiani, dall'Alessandro Bastasi di "Città contro" fino a quelli selezionati per le rassegne di racconti "resistenti" sul Manifesto: insomma, sembra che in diversi casi il genere thriller (o meglio dire noir?), oltre a far correre i lettori verso la fine per comprendere la vicenda se riesce - come ne "La puntualità del destino" - ad appassionarli, si presti a stimolare continuamente la riflessione sull'ambiente in cui essa si svolge, ponendo o ispirando domande non semplici, sugli individui e sulla società, attualissime rispetto alla deriva che viviamo.

Infine, il terzo tema, quello forse meno semplice, più intimo e credo anche più difficile per l'autore, ma che credo sia stato forse il più importante per egli stesso, al punto da indurlo a pubblicare - in formato e-book gratuito - una presentazione in anteprima di alcuni dei suoi personaggi.

Perché tutti in questo romanzo, anche molti dei comprimari, si trovano - proprio a seguito di un "destino" tanto puntuale quanto imprevisto (pure quando, per alcuni, era prevedibile, perché si tratta sempre, tranne in un caso importante, di un destino che hanno contribuito a causare, non dell'intervento del Fato) - a fare i conti con aspetti della propria vita che emergono a seguito dell'assenza, più esattamente delle assenze - di persone, di sentimenti, di certezze - che quel destino porta alla luce, e ne sono tutti sconvolti. Ecco, forse è qui che Patrick Fogli passa i confini del giallo-thriller e entra nel "noir", almeno nell'accezione che (si parva licet) mi piace di più dare al genere, cioè quella di un'opera letteraria che porta i lettori a scavare nell'animo dei personaggi, e quindi anche di se stessi, per riconoscere che, più o meno latenti, più o meno negativi (o positivi, ma meno spesso), ci sono aspetti che non si conoscono.


Articolo di Michele Di Marco

Dettagli del libro
  • Formato: Rilegato
  • Editore: Piemme
  • Anno di pubblicazione 2012
  • Collana: Piemme linea rossa
  • Lingua: Italiano
  • Pagine: 360 
  • Codice EAN: 9788856611892