giovedì 9 maggio 2013

Segnalazione: Storie Straordinarie per Vite Ordinarie - A.V. (Multiplayer.it Ed. 2013)



Tra le varie uscite di questi giorni, mi è saltata agli occhi un'antologia davvero strana. i tipi di Multiplayer.it Edizioni portano in libreria una raccolta originale e audace: 33 "Storie Straordinarie per Vite Ordinarie", racconti inediti che si spingono oltre le canoniche regole narrative con cuore e fantasia per descrivere il corto circuito possibile tra realtà e finzione.

Per farvi bene capire di cosa si tratti vi incollo la prefazione di Crovi:
"Vi troverete davanti a classici sparatutto, ad adventure game, a storie di vampiri e zombie, a love story impossibili, a fantasy avveniristici con draghi, maghi e principesse, storie di guerra del passato e del futuro. Situazioni ludiche che possono appartenere a piattaforme diverse, ma che hanno in comune la passione per il divertimento. Una volta che le inizierete anche voi comincerete a giocare e vi sarà difficile smettere".
Dall'introduzione di Luca Crovi

Con il contributo straordinario di: TULLIO AVOLEDO, ALESSANDRA CONTIN, MASSIMO GARDELLA, ROBERTO RECCHIONI, PAOLO ROVERSI, SIMONE SARASSO, MATTEO STRUKUL.

La raccolta comprende 33 RACCONTI suddivisi in tre sezioni ed è il risultato di un concorso durato svariati mesi e rivolto agli amanti di videogames e aspiranti scrittori:
- D'autore;
- Selezionati dalla Giuria Tecnica e dalla Redazione di Multiplayer.it Edizioni;
- Selezionati dagli utenti attraverso i Social Network

Insomma robba da Nerd!

Dettagli del libro


  • EAN: 9788863552300
  • EDITORE: Multiplayer.it Edizioni
  • AUTORI: AA.VV.
  • DATA USCITA: Maggio 2013
  • Prezzo: 15,00 €
  • FORMATO: Paperback
Articolo di Enzo "BodyCold" Carcello




mercoledì 8 maggio 2013

Nemmeno il tempo di sognare - Pierluigi Porazzi (Marsilio 2013)



Un arco temporale di poco più di tre anni separa l’uscita di “Nemmeno il tempo di sognare”, il nuovo atteso secondo lavoro di Pierluigi Porazzi, dal suo debutto, l’apprezzatissimo e chiacchierato “L’ombra del falco”, che ha raggiunto, non mi sembra esagerato affermarlo, lo status di opera da culto tra i grandi amanti della narrativa poliziesca.
Ricordo come fosse ieri quali sensazioni scatenò in me questo romanzo all’epoca. Ne ricordo la straordinaria cover dal suo colore dominante viola malato, che catturava l’occhio grazie al suo disegno rappresentante un falco nell’ombra e il serial killer con la maschera di teschio, responsabile dei delitti seriali narrati nell’ispirata vicenda. Ma soprattutto ricordo una storia capace di tenermi incollato alla poltrona come poche, un thriller teso, morboso, veramente agghiacciante. Gli americani li chiamano i “page turner”, letteralmente tradotto i “volta pagina”, i libri che spingono ad una lettura autonomo compulsiva.
L’ombra del falco” ha rappresentato l’esempio lampante di quanto importante sia il lavoro disinteressato di gruppi come corpi freddi, nella forza viscerale del passaparola, capace di propagarsi quasi come un morbo dilagante e contagioso. Marsilio, il lungimirante e acuto editore che ha deciso di pubblicare i romanzi di Pierluigi Porazzi nella sua prestigiosa collana Le Farfalle, quella di Stiegg Larsson e Roberto Costantini, tanto per fare i nomi di due primi della classe, ha compreso, sin da tempi non sospetti, l’efficacia nella generazione dell’hype, non tramite l’ausilio di faraoniche campagne di marketing, spesso spudoratamente finte e artificiose, quanto dallo stesso underground ribollente, proprio li dove si annidano i grandi cultori amanti del giallo.
Tanto clamore per l’esordio ha evidentemente creato grande aspettativa tra i lettori, che giustamente se viziati bene prentendono sempre di più. Pertanto era inevitabile il rischio si generasse una forte pressione. Dalla lettura del testo posso ora affermare con tranquillità che Pierluigi non si è fatto schiacciare da questo peso psicologico ma, anzi, lo ha usato come stimolo per migliorare e cercare di definire e rafforzare una più marcata e specifica personalità, meno derivativa e succube della mano dei maestri della crime novel d’oltreoceano, senza comunque rinnegarla, tributando sempre il giusto e doveroso omaggio. Porazzi paga addirittura un delizioso dazio ai grandi scrittori della detecive novel della scuola classica, evidente nella geniale soluzione finale, di Vandiniana memoria, dove la complessa matassa viene sgarbugliata.
Chiarisco subito che “Nemmeno il tempo di sognare” non è un sequel diretto di “L’ombra del falco”, anzi in un certo senso assistiamo ad una evoluzione che si concretizza quasi in una sorta di processo camaleontico, dove l’influenza thriller di partenza si trasforma e muta in maniera progressiva nel corso della vicenda, un thriller che assume sempre più i connotati di romanzo noir vicino alla triste e impietosa realtà politica e sociale che ci circonda.
Tornano però i personaggi più significativi che abbiamo amato nel debutto, di cui chiedevamo a gran voce di sapere le sorti. Torna il magistrato Erri Martello, torna il profeta, torna la grigia e ambigua macchina investigativa e giudiziaria rappresentata da Giuffrida e Santoruvo ma, soprattutto, ritorna il mitico Alex Nero e il suo dramma umano nato tra le pagine di “L’ombra del falco”, in “Nemmeno il tempo di sognare” più che mai protagonista.
Ho colto l’occasione dalla recente visita mantovana di Pierluigi Porazzi, per l’intensa e sentita presentazione c/o la libreria IBS del romanzo in esame, per fare due chiacchiere con lui e cercare di sviscerare in profondità i concetti trasmessi in “Nemmeno il tempo di sognare”.

CorpiFreddi: Caro Pierluigi, era grande l’attesa per il tuo ritorno sulla scena letteraria. Tre anni ci separano dall’uscita del debutto. Sappiamo quanto in questo mondo letterario, dove spesso tutto è così veloce e ci si dimentica in fretta, ci sia la necessità di battere il ferro fin che è caldo. Tu hai deciso di seguire una strada diversa, più accorta e riflessiva, hai deciso di aspettare una storia forte. Quanto è stato difficile gestire le aspettative e le pressioni che, inevitabilmente quando un’opera risulta molto apprezzata come è stato con “L’ombra del falco”, vengono generate?

Pierluigi Porazzi: Quando è uscito “L’ombra del falco” non avevo nulla di pronto, non avevo un altro romanzo “nel cassetto”. Avevo un’idea, ma ancora allo stato embrionale. Quindi, poiché non ho la fortuna di fare lo scrittore come unica professione, ci è voluto un po’ di tempo, prima per concepire una nuova trama, e poi per la stesura. Nel 2010, inoltre, ho fatto molte presentazioni, e un po’ di tempo ho dovuto utilizzarlo per la promozione del libro. 
So che l’ideale sarebbe stato uscire con un nuovo romanzo poco tempo dopo “L’ombra del falco”, ma non è mai stata mia intenzione sfornare un altro romanzo in fretta, solo per sfruttare l’onda del successo del primo. Per quanto riguarda aspettative e pressioni, ho avuto molte richieste da parte di lettori, che aspettavano un seguito.

CF: Sino dai primi periodi di gestazione di “Nemmeno il tempo di sognare” ricordo la tua ferrea volontà di accantonare la scelta narrativa degli omicidi seriali, nello specifico della figura del serial killer, che aveva, ad esempio, caratterizzato “l’ombra del falco”. Come mai? E’ il timore di ricadere in una storia stereotipata o poco italiana?

PP: No, nessun timore di una storia poco italiana, in quanto la realtà (vedi il Mostro di Firenze o Donato Bilancia) ha dimostrato che i serial killer non sono una prerogativa americana, così come eccellenti autori italiani (da Lucarelli con Almost Blue a Carrisi) hanno raccontato magnifiche storie che si basavano su omicidi seriali ambientate in Italia. È stata una mia scelta, un desiderio di cambiare rispetto al primo romanzo, di esplorare strade nuove (pur rimanendo nel “giallo” come genere). Ciò non toglie che il finale aperto de “L’ombra del falco” verrà sicuramente ripreso.

CF: Giochi con i meccanismi del thriller ma la storia porta in se inquietanti analogie con la nostra realtà italiana. E’ impossibile non andare con la memoria ad un fatto della nostra recente cronaca nera italiana. Il riferimento è allo scandalo Marrazzo, dove un personaggio influente della politica italiana, ha intrattenuto rapporti di natura sessuale con un trans, e il conseguente sporco gioco di ricatti ad opera di tutori delle forze dell’ordine corrotti. Nella realtà qualcuno ci ha rimesso pure la pelle, forse proprio perché a conoscenza di segreti che dovevano rimanere sepolti per sempre. Questo riferimento nasce come pura coincidenza o, effettivamente, “Nemmeno il tempo di sognare” è stato influenzato nella sua creazione da questi episodi?

PP: No, il romanzo non è stato influenzato da episodi di cronaca. L’idea di base c’era già da parecchi anni, prima dello scandalo Marrazzo, che ha portato sotto i riflettori vicende che comunque erano già note. Corruzione, ricatti e potere coesistono da sempre, e se un personaggio influente o di potere ha un vizio, questo viene spesso utilizzato da chi vuole manovrarlo come arma.

CF: Sono tantissimi i personaggi che descrivi nel romanzo e che entrano con ruoli più o meno importanti nelle pieghe della storia. Uno dei complimenti che mi sento di farti sta proprio in questa abilità di gestire questo intreccio corale che poteva, se non ben amalgamato e strutturato,generare confusione nel lettore. Quali sono le motivazioni che ti spingono a privilegiare questa impostazione basata su gruppo di protagonisti, più nello specifico ad un team investigativo, e non accentrare i riflettori su un eroe in solitario?

PP: È un tipo di struttura che mi sembrava particolarmente funzionale alle storie da raccontare, sia in questo romanzo che nel precedente. Anche perché in questo modo si mettono forse più in evidenza i vari attori del racconto, che non agiscono sempre in relazione a un protagonista singolo, ma in modo indipendente. Mi sembrava inoltre un approccio più realistico, perché in una vicenda giudiziaria, solitamente, intervengono tanti attori, che contribuiscono a risolvere il caso oppure operano per insabbiarlo. 

CF: Seppure “Nemmeno il tempo di sognare” sia un thriller che svolge sapientemente bene il suo compito primario di romanzo di genere, ossia quello di intrattenere e divertire, non mancano le riflessioni amare dovute alle forte intrusioni nel sociale e nella realtà che ci circonda. Tra le pagine esce in maniera quasi ossessiva una forte critica verso le Istituzioni che invece di salvaguardare la collettività, si concentrano sui loro interessi personali. Ne esce un materiale umano veramente bieco e squallido, dove chi sta al potere inevitabilmente si fa travolgere dal pantano della corruzione. Una collusione con la criminalità che non è l’eccezione ma, ahimè, diventa la regola. Questo pensiero rimane un’esigenza di carattere narrativo o vuole rispecchiare la tua totale sfiducia verso i poteri forti?

PP: Rispecchia, secondo me, una realtà. Dovendo ambientare, appunto, un romanzo thriller/noir in Italia, è quasi d’obbligo descrivere ciò che ognuno di noi può vedere ogni giorno, una realtà che è spesso fatta di corruzione e malaffare, soprattutto in certi ambienti e a certi livelli. Credo che “L’ombra del falco” e “Nemmeno il tempo di sognare” si possano definire, come ha fatto lo scrittore Massimiliano Santarossa, in una bellissima recensione al mio secondo romanzo, “social thriller”.

CF: Fa riflettere ed è significativo il fatto che nel quadro di un’umanità così gretta e meschina, gli unici personaggi che possono fregiarsi dell’appellativo di eroi siano Alex Nero e il profeta, due figure che vivono ai margini della società, dove appare ancora più evidente e paradossale il contrasto tra la persona onesta, non inserita e quasi al bando e il potente uomo di successo, nel suo castello dorato dove si annida la corruzione. E’ corretta questa sensazione?

PP: Questa è una riflessione molto acuta e profonda, oltre che corretta. A una recente presentazione mi è stato chiesto perché descrivo sempre personaggi corrotti tra le forze dell’ordine o la magistratura, quando ci sono anche tantissime persone oneste. È sicuramente vero che le persone oneste, per fortuna, ci sono ancora, ma purtroppo, anche se operano in ambiti istituzionali, spesso vengono emarginate proprio per la loro onestà, che diventa una “diversità”. È più difficile che facciano carriera, che riescano ad arrivare a ricoprire posizioni importanti. Le posizioni di potere sono troppo spesso, invece, riservate a chi è già corrotto o corruttibile, perché serve o potrà servire, in quella posizione, o anche, più semplicemente, assegnate a parenti o amici, in uno scambio di favori che ormai è la regola, nel mondo lavorativo italiano. 

CF: Le recenti elezioni politiche hanno inequivocabilmente dimostrato un malcontento che ha portato nuove chiacchierate figure nelle stanze dei bottoni. Credi ci possa essere una possibilità di salvare le cose, un modo di cambiare questo perverso codice di condotta?

PP: Sì, ma bisognerebbe cambiare tutto, in modo radicale. La mentalità di corruzione e di scambio di favori è entrata troppo in profondità nella cultura e nel modo di pensare italiano perché possa bastare un semplice ricambio generazionale (a livello politico), che comunque è positivo. La cosa principale e indispensabile è educare, partendo dal basso, dalla famiglia, al rispetto di valori e principi, per fondare una nuova morale. In questo, anche la letteratura e l’arte possono avere un ruolo fondamentale.

CF: Roberto Costantini, tuo collega di “scuderia”, scrive nel suo romanzo “Alle radici del male” che i cittadini italiani hanno imparato la convenienza personale dall’operato della dirigenza politica, da una casta politica che ha tradito in prima persona il proprio paese. Un messaggio di denuncia che si avvicina al tuo, quasi un urlo assordante di cui anche la narrativa di genere si fa portavoce. Quali sono le motivazioni per le quali questo genere di romanzi risulta così efficace e incisivo per trasmettere questo genere di concetti?

PP: Da sempre la narrativa noir costituisce un osservatorio privilegiato della realtà, mettendo alla luce ciò che nemmeno la cronaca osa scrivere o immaginare. Gli scrittori, attraverso la fantasia, guardano la società con occhio spesso più lucido e realistico degli stessi cronisti, anticipando la cronaca. Poi il noir e il thriller devono raccontare il male, e a volte (anzi, forse più spesso) il male si annida nei salotti o nelle stanze del potere più che nelle strade. L’animo degli artisti, di solito, è votato alla giustizia, a un desiderio di “bene”, ed è quindi normale che gli aspetti marci e virulenti della società stridano con la loro visione del mondo e vogliano denunciarli, nell’unico modo che conoscono, ovvero attraverso le loro opere e la loro fantasia. 

CF: Un aspetto che distingue e rende più esclusive le tue storie è la location che fa da sfondo alla vicenda, la realtà del nord – est, più nello specifico Udine, la città dove vivi? Se in “L’ombra del falco” descrivevi una città grigia, piovosa e fredda, qui troviamo un’Udine sotto la morsa dell’afa, dove si boccheggia e risulta difficile respirare. Trovi che Udine sia una città nera e se si perchè? Quale è rapporto e i sentimenti che ti legano a questa città ?

PP: La scelta di ambientare il primo romanzo a Udine è stata piuttosto naturale, essendo una città che conosco bene, vivendoci. Udine, come molte altre città del Nord-Est, sotto l’apparente tranquillità, operosità e onestà nasconde lati oscuri che sono presenti in ogni realtà, e che per uno scrittore è stimolante portare alla luce. Personalmente, non ho sempre vissuto in Friuli. Ho trascorso la mia infanzia e adolescenza in Lombardia, ma quando venivo in Friuli per le vacanze mi sono sempre sentito a casa. A questi posti mi legano affetti e ricordi, e momenti importanti della mia vita. I miei nonni hanno sempre vissuto in Friuli e mi hanno trasmesso sia la conoscenza della lingua friulana che i racconti della vita di un tempo.

CF: Il thriller è una materia complessa da costruire, perché deve garantire al lettore quel ritmo che tenga l’attenzione e la tensione sempre alta, quel rigore per il dettaglio che sia in grado di donare credibilità e quell’attenta e pianificata composizione della trama che sappia sempre sorprendere. Quali sono, a tuo avviso, le difficoltà più evidenti nella creazione di un romanzo e quali le debolezze nei quali il genere cade più frequentemente?

PP: Le difficoltà più evidenti sono proprio quelle di creare un meccanismo narrativo capace di tenere sempre desta l’attenzione del lettore, dare vita a personaggi credibili e originali e tenere sotto controllo trame e sottotrame. Ogni dettaglio deve “quadrare”, in un thriller, e questo, anche dal punto di vista della stesura, a volte complica la vita allo scrittore: basta cambiare un particolare (relativo a un personaggio o a una vicenda) che bisogna rivedere tutto ciò che è accaduto in precedenza, per evitare contraddizioni o incongruenze.

CF: Dove pensi di essere cresciuto dall’epoca del tuo esordio e di cosa vai particolarmente fiero per questo lavoro. Dove allo stesso tempo, facendo se vuoi anche autocritica, ritieni ci siano margini di miglioramento e pertanto concentrare le tue forze in futuro?

PP: Ho imparato molto lavorando a stretto contatto con lo staff Marsilio e soprattutto con Jacopo De Michelis, editor di straordinaria bravura e con cui mi sono trovato benissimo fin da subito. Credo di essere cresciuto nella scrittura e nella gestione di trame e personaggi. Margini di miglioramento, per quanto mi riguarda, esisteranno sempre. 

CF: Inevitabile, in chiusura, chiederti i progetti futuri e di rincuorarci sugli ipotetici tempi di attesa. Ancora tre lunghi anni sarebbero insostenibili.. Hai già iniziato a scrivere una nuova storia?

PP: Sì, ho già iniziato a scrivere una storia, a dire la verità ho più di una traccia, e spero proprio che i tempi di attesa siano meno lunghi. Grazie di cuore per questa intervista, per l’attenzione con cui mi seguite e per la splendida presentazione mantovana a Marco Piva e ai Corpi Freddi!

Intervista di Marco "killer mantovano" Piva
Foto di Grazia La Notte



lunedì 6 maggio 2013

Nicolai Lilin a Mantova con Corpi Freddi



9 MAGGIO 2013 NICOLAI LININ autore di EDUCAZIONE SIBERIANA sarà ospite al cinema ARISTON di MANTOVA

Lo scrittore Nicolai Linin presenta la sua “Educazione Siberiana”.
Proiezione speciale del film Educazione Siberiana, di Gabriele Salvatores, preceduta da intervista in sala all'autore dell'omonimo bestseller, da cui il film è tratto, a cura dei critici Marco Piva (Corpi Freddi) e Alberto Cattini (Gazzetta di Mantova).

in collaborazione con IBS BOOKSHOP di Via Verdi a Mantova

Prezzo - speciale FESTA DEL CINEMA unico 3,00* euro,  informazioni e prenotazioni 0376328139 oppure



martedì 16 aprile 2013

Corriere della Sera. Graphic Journalist dal 20 aprile in edicola


Il Corriere della Sera presenta la prima collana che racconta attraverso opere emozionanti e personali, come Persepolis, Quaderni ucraini e Cronache di Gerusalemme, il percorso, lungo e avvincente, che ha innalzato il “fumetto di realtà” a un vero e proprio genere narrativo, un genere che ha già conquistato la critica e milioni di lettori in tutto il mondo.
Da Marjane Satrapi a Joe Sacco, da Guy Delisle a Igort, opere uniche create dai migliori autori, capaci di raccontare, con la profondità di un’inchiesta e l’immediatezza del racconto visivo, la complessità del mondo in cui viviamo.


PERSEPOLIS Uscita 1
CRONACHE DA GERUSALEMME Uscita 2
VALZER CON BASHIR Uscita 3
FAX DA SARAJEVO Uscita 4
QUADERNI UCRAINI Uscita 5
CAPIRE ISRAELE Uscita 6
ZAHARA'S PARADISE Uscita 7
PALESTINA Uscita 8
NO PASARAN Uscita 9
LA SECONDA VOLTA CHE HO VISTO ROMA Uscita 10
PYONGYANG Uscita 11
CASTRO Uscita 12
GORAZDE Uscita 13
MARZÌ Uscita 14
SHENZEN Uscita 15
DOVE LA TERRA BRUCIA Uscita 16
CRONACHE BIRMANE Uscita 17
MORTI DI SONNO Uscita 18
BYE BYE BABYLON Uscita 19
DIARIO ITALIANO Uscita 20

Ogni volume in uscita avrà un costo di 7,90€ più il prezzo del quotidiano e saranno settimanali e il primo volume verrà messo in vendita dal 20 aprile.
Non avendo avuto modo di poter vedere i volumi non posso esprimermi sulla qualità dello stampato, ma avendo a casa oltre la metà dei titoli, posso affermare che la lista è davvero fantastica.
Personalmente mi augurerei trovare qualche pagina in più all'interno dei volumi, ma per il prezzo con cui sono messi in vendita, andrebbe bene anche il contrario.

Articolo di Enzo "BodyCold" Carcello



lunedì 15 aprile 2013

Cosa sai della notte - Grazia Verasani (FoxCrime - Feltrinelli 2012)



Oliver diceva sempre che c’è il desiderio e c’è l’amore, che il primo gli serviva per cercare l’altro anche se non lo trovava mai…

Oliver era gay e lo cercava l’amore, in maniera spasmodica. Cercava l’approvazione, aveva fame di attenzioni, andava con chiunque lo facesse sentire importante, ma non era amore, era solo sesso, tanto, incontri occasionali nelle dark room dei locali gay come il Fucsia, in cui non sai con chi lo fai e perdi anche la cognizione di chi sei, il sesso occasionale del battuage, le marchette. Oliver cercava l’amore, è vero, forse ha scelto il modo sbagliato per trovarlo e forse per questo è stato trovato picchiato a morte abbandonato in un campo, in mezzo ai rifiuti da quello che sembrerebbe un pestaggio di stampo omofono. A tre anni dalla morte sua sorella  Piera non si rassegna e chiede a Giorgia Cantini di indagare, di rimettere le  mani sul caso perché a suo tempo tutto si è risolto in una bolla di sapone come a dire che chi vive spericolatamente c’è da aspettarselo che faccia una brutta fine. E Giorgia si trova a vivere la notte, quella notte del titolo di cui non sa nulla, un mondo di sesso fine a se steso, di scambi di corpi e emozioni ma senza il minimo coinvolgimento. Indaga a capofitto fino a risolvere il caso in un finale lascia con l’amaro in bocca.
Ai più attenti il nome di Giorgia Cantini dovrebbe aver risvegliato qualche ricordo…
"Quo vadis baby" vi dice niente?! Bel libro e bel film di Gabriele Salvatore ed entrata in scena della nostra detective privata, primo romanzo della serie che la vede protagonista a cui è seguito Velocemente da nessuna parte, Di tutti e di nessuno e Cosa sai della notte.
Romanzo scorrevole, ben scritto, non molto impegnativo per quanto riguarda la componente gialla ma molto introspettivo ed accurato nella caratterizzazione dei personaggi e nell’approfondimento delle ambientazioni. Giorgia Cantini mi piace, è ostinata, intelligente ed ironica, disincantata, ne ha passate tante ed è circondata da persone che in qualche modo si sono arrese, non crede più a niente e dalla vita nulla di aspetta. Le storie d’amore finiscono perché la maggioranza della gente a un certo punto scoppia, scoppia di delusione, di disincanto, di amarezza. Prima vuole una famiglia, poi si butta nel lavoro per sopportare la routine di ogni giorno. A casa c’è una moglie o un marito che ti straccia i coglioni, con cui non fai più sesso da secoli, e dei figli che non ti riempiono il senso di vuoto, di insoddisfazione e allora ecco che arriva il terzo incomodo, l’illusione più grande, l’intruso pronto a darti una boccata di ossigeno, il giochino dei nomi falsi alla reception di un motel, e per un momento ti sembra che quella causa persa che è diventata la tua vita sia un destino che puoi manipolare, fregare, con una sterzata fuori programma, una vertigine clandestina, prima di tornare ai malumori del tuo ipocrita tran tran... I personaggi di questo romanzo lasciano tutti qualcosa ed ognuno ha delle grandi verità da tirar fuori. L’elenco sarebbe lungo dovrei parlare di Simone, attore fallito ed ex  tossico, di Genzianella la segretaria di Giorgia, di Piera e del marito e della facciata di rispettabilità e passare per i personaggi minori a comunque importanti perché ognuno di loro ha veramente molto da dire e in alcuni passaggi mi sono trovata ad annuire perché ho ritrovato il mio cinismo ed il mio disincanto. Ma tutti quanti devono riempire un vuoto, sono alla ricerca di qualcosa che li allontani dal baratro, forse l’amore?!  Quando finisce una relazione su cui avevi scommesso, ci vuole tempo per ricordarne gli aspetti più felici. La delusione ha varie fasi: l’odio, il disprezzo, la nausea, l’indifferenza. Ognuno ha i propri sistemi per rallentare o accelerare la guarigione, ma quel che è certo è che prima o poi arriva un momento in cui vuoi sentirti di nuovo feribile, illuso, disarmato, vivo. Perché non c’è altro, non abbiamo altro…

Anteprima del libro

 

Articolo di Cristina "cristing" Di Bonaventura

Dettagli del libro
  • Titolo: Cosa sai della notte
  • Autore: Grazia Verasani
  • Editore: Feltrinelli
  • Collana: Fox Crime
  • Data di Pubblicazione: Settembre 2012
  • ISBN: 8807019124
  • ISBN-13: 9788807019128
  • Pagine: 224
  • Formato: brossura
  • Reparto: Gialli


sabato 13 aprile 2013

Cinema: Film horror 2013


 Partendo dal presupposto che mai nessuno di voi riuscirà a portarmi al cinema a vedere uno di questi film, vi propongo comunque una carrellata di pellicole cinematografiche in stile CF per il 2013. Buona Visione.


Una terribile infezione di zombie si scatena a New York e nel resto del globo. I governi di tutto il mondo cercheranno di salvare la cultura umana (quadri, libri, opere d'arte...) e il maggior numero di persone. Ben presto i protagonisti dovranno fare di tutto per sopravvivere al terribile virus.


Sarah (Elisabeth Shue) e la figlia Elissa (Jennifer Lawrence) sono alla ricerca di un nuovo inizio, per ricominciare una nuova vita lontane da un passato travagliato che le ha fatte soffrire. Trasferitesi in una nuova cittadina, piccola e rurale, dopo molte ricerche, le due donne trovano la casa dei loro sogni. Appena alcuni eventi inspiegabili incominciano ad accadere, Sarah ed Elissa scoprono che i vecchi proprietari della casa a fianco alla loro sono stati uccisi dalla figlia, poi scomparsa, lasciando il fratello Ryan come unico sopravvissuto. Nonostante i timori di Sarah, Elissa inizia una relazione con il solitario Ryan, che li porterà ad affrontare dei misteri molto più pericolosi di quanto possano immaginare.


Dopo la trasposizione cinematografica Carrie - Lo sguardo di Satana di Brian De Palma, tratto dal libro omonimo di Stephen King, lo sceneggiatore Roberto Aguirre-Sacasa scrive un nuovo adattamento per il grande schermo. Nella tranquilla periferia di Chamberlain, nel Maine, vivono la religiosa e conservatrice Margaret White (Julianne Moore) e la figlia Carrie (Chloe Moretz). Carrie è una dolce e mite emarginata, che la madre tiene al riparo dalla società. L'insegnante di ginnastica, la signorina Desjardin, cerca invano di proteggere Carrie dalle bulle della scuola, guidate dalla popolare e altera Chris Hargenson, ma solo la migliore amica di Chris, Sue Snell, si rammarica delle loro azioni. Nel tentativo di farsi perdonare, Sue chiede al suo fidanzato, il rubacuori del liceo Tommy Ross, di portare Carrie al ballo. Qui la ragazza sarà presa di mira dai compagni. Spinta al limite dai suoi coetanei, Carrie scatena il caos con la telecinesi, potere di cui è dotata.


Dopo la morte del padre in un incidente d'auto, nella vita della giovane India irrompe improvvisamente lo zio Charlie, di cui la ragazza ignorava l'esistenza. L'uomo si trasferisce nella casa divisa dalla giovane solitaria con la madre emotivamente instabile. Ben presto, India comincia a sospettare che quest'uomo misterioso e affascinante abbia dei secondi fini, ma al contempo si sente sempre più attratta da lui.
Il regista del film culto Oldboy torna con un inquietante thriller psicologico, contrassegnato da atmosfere angoscianti, una strana serie di inspiegabili delitti e il risveglio sessuale di un'adolescente.


Cinque ragazzi si riuniscono in una remota capanna di montagna. Mia, che insieme a David ha da poco perso la madre, sembra risentirne più del fratello, avendo assistito ogni giorno al lento peggioramento della madre in ospedale. La ragazza decide di buttare la poca droga rimastale in un pozzo. Quando uno strano libro, simile al Libro dei Morti viene trovato e letto, questo riporta in vita le anime maligne dei morti sepolti nei boschi vicini e Mia inizia a subire una possessione demoniaca. In successione, tutti i ragazzi subiscono l'identica possessione subita da Mia, tranne uno che dovrà lottare per la sopravvivenza.


La rocker Heidi lavora come DJ per un'emittente radio locale e forma il Big H Radio insieme a Whitey e Munster Herman. Arriva in radio un misterioso disco in vinile ad Heidi, spedito dai "Lord". La ragazza pensa si tratti di una nuova rock band in cerca di visibilità, ma appena ascolta il disco con Whitey, questo inizia a suonare al contrario ed Heidi rivive il flashback di un trauma del passato. Quando poi tardi Whitey riascolta il disco, da lui rinominati "Lords of Salem", con sorpresa la canzone si sente normalmente e diventa una grande hit tra gli ascoltatori della radio. Successivamente i Lord ringraziano la radio con biglietti gratuiti e dei poster per un evento a Salem. Heidi ed i suoi amici però si ritrovano in una situazione ben diversa dallo spettacolo che si aspettavano.


Ellison Oswalt è uno scrittore in cerca di rilancio. A questo scopo, si è trasferito in una casa isolata in una zona boscosa assieme alla moglie Tracy, al figlio dodicenne Trevor e alla figlia più piccola Ashley, decisamente contraria al trasferimento che le ha causato la perdita delle amicizie. Ma Ellison vuole quella casa perché proprio lì, anche se la sua famiglia non lo sa, si è verificato un tremendo delitto sul quale lui vuole basare il suo nuovo libro. Il rude sceriffo locale non vede di buon occhio l'arrivo di Ellison e cerca inutilmente di convincerlo a rifare i bagagli e tornarsene da dov'è venuto: contesta a Ellison che i suoi libri - incentrati su storie criminali vere - hanno più di qualche volta causato guai e messo in cattiva luce la polizia. Il caso su cui Ellison vuole scrivere riguarda una famiglia misteriosamente impiccata in giardino. Si è (forse) salvata solo una ragazzina, che però è scomparsa: Ellison vuole scoprire cosa le è successo e perché. In soffitta, lo scrittore trova dei vecchi filmini familiari in super8: tra immagini innocenti, ci sono quelle - terribili - del delitto. E di altri delitti. Ellison capisce che non è un caso se lui ha trovato quelle pellicole, ma quale può essere il gioco dell'assassino? Lo scrittore si rende conto del pericolo che corrono lui e i suoi familiari, ma l'ansia di sapere è insopprimibile e il vortice del terrore inarrestabile.


Il quarto capitolo della saga spagnola di Rec segue le vicende di Angela Vidal, la giovane reporter sopravvissuta alla quarantena nei capitoli precedenti, che porta in sé il seme del virus che ha scatenato il contagio. Angela verrà rinchiusa in quarantena all'interno di una vecchia petroliera circondata unicamente dal mare.


Questa nuova versione del film del 1984 sarà un remake non molto fedele a quello originale. Segue la storia di un poliziotto in cerca dell'assassino Santa Claus che sta terrorizzando durante la vigilia di Natale una città del Midwest. McDowell interpreterà lo sceriffo. Il film originale diede vita a quattro sequel


Il film è il prequel del cult Cabin Fever (2002) di Eli Roth, dove un misterioso virus contagiava un gruppo di studenti in vacanza. La sceneggiatura, scritta da Jake Wade Wall (The Hitcher), racconta le origini del virus che si espande tra i villeggianti. Una nave da crociera diretta ai Caraibi sbatte contro un bastimento dove si svolgono inquietanti ricerche scientifiche e il virus comincia a travolgere l'ambiente circostante. La regia è affidata invece a Kaare Andrews, più conosciuto per essere una delle menti creative dei fumetti Marvel, da "Hulk" a "Spiderman", qui invece alla sua seconda esperienza dietro la macchina da presa. Secondo alcune indiscrezioni il set avrà luogo nella Repubblica Dominicana.
È previsto anche un altro prequel, Cabin Fever: Outbreak (anche questo diretto da Kaare Andrews) che racconta la vicenda di un medico che cerca di salvare la sua famiglia da un temibile virus, lo stesso che mette a repentaglio la vita dei turisti dell'originale Cabin Fever.


Il film è incentrato su una serie di misteriosi eventi che sono accaduti ad un gruppo di persone che hanno cercato di attraversare il confine tra il Messico e l'Arizona durante la festa messicana del cinque di maggio.


Tratto dall'omonimo best-seller di Brian Keene, il film è ambientato in una piccola città della Pennsylvania centrale, che confina con un bosco con una fama sinistra, "Dark Hollow", in cui le donne iniziano a scomparire. Sembra che le vittime siano attirate dal suono di una cornamusa, che le spinge nel bosco come in un oscuro incantesimo. Adam Senft, scrittore di gialli di medio livello, si reca nel bosco con altri abitanti, per tentare di capire cosa si cela dietro il mistero delle donne scomparse. La scoperta sarà inquietante: c'è una maligna presenza sovrannaturale con cui dover fare i conti.

Articolo di Enzo "BodyCold" Carcello


martedì 9 aprile 2013

La Flaccovio Libreria chiude i battenti


È notizia di oggi che una delle librerie storiche di Palermo chiude i battenti, la Flaccovio Librerie.
Questo blog ha abituato i propri lettori ad articoli come questi, anche perché questo sterminio culturale oramai si protrae da parecchi anni. La crisi economica mondiale, una politica che non ha fatto altro che disincentivare la società rispetto alla bellezza della cultura, il fatto che la gente legge molto meno, l'arrivo degli ebook, insieme ad altri fattori storico-geografici, hanno dato il via ad una moria che non ha eguali negli anni.
La Flaccovio era definita libreria storica a Palermo, non tanto per l'età, quanto perché rappresentava per il capoluogo siculo un crocevia di autori che, sin dal 1938, si sono dati appuntamento all'interno delle sue mura.
Personaggi come Renato Guttuso, Leonardo Sciascia, Giangiacomo Feltrinelli, Cesare Zavattini, Arnoldo Mondadori e tanti altri hanno frequentato via Ruggero Settimo, sede storica della libreria.
A partire da oggi, nel più totale sconforto, la saracinesca di questo luogo rimarrà chiusa per sempre.
Alcuni imputano la colpa di tutto ciò alla vicinanza di due megastore, Mondadori e Feltrinelli, ma bisogna anche ricordare che in Puglia la crisi ha colpito anche la Feltrinelli, tant'è che nel giro di poche settimane, e nel silenzio mediatico, dovrebbero scattare i cosiddetti contratti di solidarietà per i dipendenti, ovvero l' abbassamento dell'orario lavorativo volto ad evitare licenziamenti, un turn-over delle fasce orarie e abbassamento dello stipendio. Come dire: piccolo sacrificio economico, ma almeno lavoriamo tutti.
Sono 44 gli operai interessati, a cui va il nostro massimo rispetto e la più grande solidarietà.

Piccola eccezione in questo panorama nerissimo è la libreria "Il Cammello", che si trova in una piccola cittadina del torinese, Nichelino. Cinquantamila abitanti serviti da questa unica oasi di cultura, tenuta in piedi da 30 volontari e dai cittadini che in pochi anni (la libreria ha aperto nel 2007) hanno sottoscritto circa 1500 tessere, organizzato vendite di oggetti e libri usati, in modo da finanziare l'acquisto di nuovi volumi, ecc.
Speriamo che in un futuro prossimo esempi come questo possano non essere casi sporadici e, a rischio di ripetermi, ribadisco che la nostra solidarietà va agli operai in difficoltà.

Articolo di Enzo "BodyCold" Carcello