lunedì 23 novembre 2009

UWS (United We Stand) - Simone Sarasso e Daniele Rudoni



Vorrei prima fare una piccola premessa davanti a quest' opera. Statisticamente la graphic novel in Italia ha avuto un aumento di vendite pari al 4% rispetto al fumetto standard. C'è anche da dire che l' Italia è un paese davvero strano, prima di leggere United We Stand ho letto parecchie recensioni in giro per il web e molte altre le spammava il buon Sarasso su facebook estratti dai quotidiani. Sul web si parla di un bene bestia di questa graphic novel, ma si sà sui blog che sono indipendenti e gestiti da VERI cultori, le recensioni hanno molta più veridicità. Sono poche secondo me le, cosidette "testate nazionali" che possono annoverare veri critici letterari e ancor meno quelli che ne capiscono qualcosa di graphic novel. A tali signori vorrei dire che di una graphic novel non deve solo esser recensita la trama narrata, non siate tanto frivoli e superficiali. L' amico Sarasso è lo sceneggiatore della gn ma solo sul 10% delle recensioni lette ho visto parole dedicate all' ottimo lavoro di tratto di Daniele Rudoni.
Un fantastico gioco di chiaro scuri sapientemente miscelato con un disegno sicuro dettata chiaramente dall' esperienza di Daniele che, per chi non lo sapesse, insegna Tecnica del Fumetto all' Accademia di Belle Arti di Novara oltre ad essere un fumettista affermato e uno dei coloristi della Marvel America. Ritengo geniale l' aver introdotto scene con personaggi, non presi dall' immaginario ma bensì da un passato non tanto remoto del nostro televisore analogico. Provate ad immagine un Sarasso, o meglio il suo alter-ego fumettaro Talento, interrogato da Maurizio Merli... bellissimo!!
Tra le tavole circola, l' onnipresente Andrea Sterling che abbiamo conosciuto in "Confine di Stato" e abbiamo reincontrato in "Settanta" sempre sanguinario sempre "nero", addestrato da paramilitare negli ULTOR è il "cattivo" della storia, anche di questa storia.. Tutto ha inizio con la vittoria del centro sinistra alle elezioni del 2013, grazie al nuovo premier Stella Ferrari, primo premier donna d' Italia. Ma mentre da noi si festeggia il resto mondo combatte il più sanguinoso conflitto mondiale ma registrato. Usa contro Cina, due mega potenze economiche, due mega potenze politiche, ma peggio due mega potenze con armi nucleari.
L' Italia non riesce nemmeno ad aver il tempo di schierarsi con quale bomba morire, che dopo 10 minuti dal verdetto delle urne e la festa del PD per la premie Stella Ferrari, un commando paramilitare si cala da elicotteri nella piazza dei festeggiamenti e inizia ad uccidere tutto e tutti e a comandare gli eventi c'è lo Sterling.
L' inizio della NOSTRA guerra e della NOSTRA resistenza.
Di sicuro una trama epica che a leggerla in una recensione di un blog, mette sicuramente qualche brivido, ma provate a leggerla su questo romanzo/graphic novel, un retrogusto di violenza, sesso, (fanta) politica marcia che vi riempirà.
Simone Sarasso in questi anni ci ha abituati ad un Italia che è l' altra faccia della medaglia di se stessa, un ' Italia di terrore e terrorismo, ma fondamentalmente ha solo romanzato la nostra storia, quella più cupa di certo, ma pur sempre fatti accaduti. Con UWS si è decisamente spinto oltre, tanto da aver scatenato anche i media a parlarne, e si sà, in un TG o in un Programma di Approfondimento nel nostor bel Paese, ci si va o se uccidi tutta la famiglia e dopo 4 anni di indagini e 4 di plastici ancora non vieni incriminato, oppure se sei un politico tutto casa/chiesa/bordello che di giorno comizi sulla famiglia e la sera ti fotti un trans in un motel o una prostituta in una villa. Beh la coppia Sarasso e Rudoni, tra le maglie dei media ci sono finiti perchè hanno sparato in testa a Berlusconi e Fini ed è scoppiato il caso.
Sul Corriere della Sera addirittura hanno tirato il ballo l' autogoal del centro sinistra a vantaggio del centro destra dell' emerito 23enne del PD Matteo Mezzadri e quando disse "Ma possibile che nessuno riesca a ficcare una pallottola in testa a Berlusconi?" senza magari sapere che le tavole di UWS erano state disegnate 2 anni prima del Lodo Alfano.
La cosa che mi ha quasi sconvolto è l' aver visto su youtube un video di un giornalista stipendiato dalla gente, che nel suo salottino unto di liquido salivare, parla di UWS durante una puntata basata sulla notizia dell' esistenza su facebook di un gruppo che minacciava di morte il suo Mentore nonchè Capo del Suo Governo.
Ma il culmine dello scempio dell' ignoranza mediatica ce la regala proprio Porta a Porta dove per mezzo di un servizio delirante a un certo punto l' avvilente giornalista recita: ".... Come Matteo Mezzadri che con la frase ...idea non originale che aveva già ispirato un romanzo a fumetti ... nel 2013 sparano in testa al premier uscente Berlusconi e al suo vice Fini..."





 (guardate dal 2° minuto in poi per circa 40 secondi)


Beh auguro di vedere tante altre idiozie in Tv, perchè come diceva qualcuno anni fà: "Bene o male, purchè se ne parli" e scommetto anche che questo clamore attorno a United We Stand farà bene anche alla Marsilio Editore che in questi anni ha sempre supportato i progetti di Sarasso e anche in questo caso ci han visto lungo, perchè si sà che sotto Natale le vendite dei fumetti da albo, crescono a dismisura ;)
In definitiva un prodotto da avere ma mi raccomando non mettere United We Stand, troppo vicino agli altri regali, perchè quel bastardo di Talento potrebbe rubarveli.


Articolo di BodyCold

Dettagli del libro
  • Autori: Sarasso Simone Rudoni Daniele
  • Editore: Marsilio
  • Genere: disegno, arti decorative e minori
  • Editore: Marsilio
  • ISBN: 8831798669
  • ISBN-13: 9788831798662
  • Data pubblicazione: 2009


domenica 22 novembre 2009

Astri di paura - Federica D’Ascani




Alzi la mano chi non ha mai avuto paura del buio , chi non ha immaginato da bambino orride cose nascondersi sotto il letto e dentro l’armadio, o benché ormai adulto , si sia sentito afferrare da un terrore sottile , serpeggiante come una cosa viva , nel trovarsi di fronte all’ignoto o semplicemente da solo in casa sul calar della notte, quando anche il più piccolo rumore sembra risuonare sinistramente. L’orrore irrompe e nessuno accorre a salvarci. I vampiri non si lasciano conquistare dall’amore, i fantasmi non si mostrano per ottenere o dare aiuto , i mostri esistono e le dimore infernali assumono consistenza reale.
18 piccoli racconti per suscitare terrore, sgomento, paure ancestrali e una devastante impotente solitudine di fronte al Male.
L’autrice scoperchia il suo personalissimo “vaso di pandora” lasciando che i suoi incubi si diffondano come un morbo letale nelle pieghe della quotidianità.
Ogni scenario della realtà più semplice, più banale, ne viene investito e “ verniciato” di nero. Persino un otto a scuola o un episodio di violenza ai danni di un barbone di cui son piene, ahimè, le cronache .
Ma non vi aspettate un Jack o un Manson o qualsiasi altra psiche del tipo borderline, qui sono le colpe di alcuni e il desiderio di vendetta di chi è stato lasciato solo , dimenticato , tradito ad evocare un male rabbioso, rancoroso , soprannaturale.
Ecco allora la novella Carrie White abbracciare e nutrire la ferita aperta dal tradimento dello sposo fino a concedersi completamente all’oscurità e arrostire con la sola forza della telecinetica i due fedigrafi (da il chiarore della luna ) . Un vecchio Faust vagabondo che cede la sua anima per pestare un giovinastro che l’aveva malmenato fino alla dissoluzione di questi e la propria (da Il clochard ). Un pallido spettro amletico a cui non basta puntare il dito accusatore ma che dilania l’amica rea di non aver ascoltato il suo grido d’aiuto e aver preferito dormire (da Vuoi dormire? ) .
Una figlia adolescente che sentendosi poco amata ed incompresa , anche nel suo giorno di gloria scolastica, distrugge nella cantilenante, di cinematografica memoria , follia dell’odio la sua stessa famiglia ( da Panta Rei ).
Questi sono solo alcuni degli incubi narrati in questa raccolta , e come tali rimangono. Troppa necessità di spiegare, troppe precisazioni, ed alcune volte , troppe ripetizioni recidono quel filo d’ansia che l’autrice cerca di stabilire con il lettore. Tanto da essere prevedibile nel successivo dispiegarsi della storia , tanto da cadere nell’immaginifico più ovvio.
Intenta forse a cercare più l’originalità del terrore che ad evocarlo , smarrisce il fine nella creazione dei mezzi .
Considerando anche la proprietà stessa dei racconti ( riesce alquanto difficile creare una tensione molto elevata in poche righe ), questa antologia appare più come uno Zibaldino dei pensieri dell’ Ascani, un crogiolo di idee per successivi romanzi, una sperimentazione condita da sprazzi di vera innovazione nel filone horror ( un esempio, anche per una più matura costruzione del racconto stesso , è rappresentato dagli ultimi due : l’ alba del terrore e la falena ) e come le tessere di un mosaico o le macchie di Rorschach , disegnano per noi una rabbiosa violenta anima di una giovanissima scrittrice alla ricerca del più nero stupore, tesa a travalicare i confini del buio per regalarci un vero, denso, squassante grido di terrore… .

Articolo di eccozucca

Dettagli del libro
  • Autore: D'Ascani Federica
  • Editore: Zerounoundici
  • Genere: letteratura italiana: testi
  • Collana: Selezione
  • Pagine: 120
  • ISBN: 8863072000
  • ISBN-13: 9788863072006
  • Data pubblicazione: 2009

sabato 21 novembre 2009

La scala a chiocciola - Mary Roberts Rinehart



 “Questa è la storia di una zitella di mezza età che perse la testa, disertò i lari domestici prese in affitto una casa ammobiliata per passare l’estate fuori città e si trovò coinvolta in uno di quei delitti misteriosi che rendono la stampa e le agenzie investigative felici e prospere.”

Uno degli incipit più belli della storia del genere giallo per uno dei romanzi tra i più famosi e ancora oggi, a distanza di 101 anni, pur risultando datato e sicuramente “demodè”, tra i più ristampati e amati libri gialli. (Nel 2004 è stato ripubblicato nello Speciale del Giallo Mondadori n. 41Le signorine omicidi all’attacco” nella traduzione del grande Alberto Tedeschi e nel 2008 dalla Polillo nella collana “I Bassotti” n. 55 nella versione di Francesca Stignani, già eccellente traduttrice di “Signori della corte” di Edgar Lustgarten – I Bassotti n. 71)
Rachel Innes ricca “signorina di mezza età” è felicissima di vivere in città. Non si sogna minimamente di trasferirsi in un paesello sperduto dove la posta arriva solo 1 volta al giorno, anziché 3, l’erogazione dell’energia elettrica viene sospesa a mezzanotte e dove la fornitura dell’acqua è fatta “a mezzo di serbatoi sul tetto”.
Finché, un certo anno commette “la pazzia” di cambiare le proprie abitudini e su insistenza dei 2 giovani nipoti, decide di prendere in affitto da un ricco banchiere una casa sperduta nella campagna del New England per trascorrervi l’estate insieme ai parenti e alla fidata cameriera Lydia.
Ma “se avesse saputo” a cosa stava andando incontro probabilmente non avrebbe mai neppure osato varcare la soglia di casa. Già la mattina successiva al suo arrivo inciampa nel cadavere di uno sconosciuto, assassinato con un colpo di pistola, riverso ai piedi della scala a chiocciola all’interno della casa. Come se questo non fosse abbastanza, la dimora, almeno a giudicare dai ripetuti e incessanti colpi notturni e dalle misteriose e inquietanti apparizioni alle finestre, sembra infestata dai fantasmi. Il fidanzato della nipote scompare e i membri della servitù si danno alla fuga inorriditi e intimoriti.


Ma gli spiriti non hanno mai avuto bisogno di usare la pistola per far fuori le proprie malcapitate vittime e quindi nonostante le pressioni, anche dei parenti più stretti, Miss Innes decide di rimanere nella casa per cercare di far luce sui troppi misteri che sembrano circondarla. Ma “se avesse saputo” …………
Questo romanzo, opera prima di Mary Roberts Rinehart (1876-1957), conosciuta come l’Agatha Christie americana, (anche se la Dame inglese pubblicherà il suo primo libro solo di lì a 12 anni nel 1920) tiene a battesimo quella che un famoso editore definì la “Had I but know school” ovvero la scuola del “se l’avessi saputo”, il cui tratto distintivo è costituito da una protagonista, solitamente una “signorina nubile” di mezza età, la cui attitudine speciale pare essere quella di andarsi a cacciare nei peggiori guai sull’onda della propria irrefrenabile curiosità. Guai, la cui dose va detto per inciso, probabilmente, viene rincarata spesso proprio dalla loro inopportuna intromissione, e dai quali riescono ad uscirne per il rotto della cuffia grazie, il più delle volte, all’intervento provvidenziale di qualche “deus ex machina”.
Massime esponenti di questa scuola saranno, qualche anno più tardi, Miss Marple di Agatha Christie, Hildegarde Withers di Stuart Palmer, Miss Maud Silver di Patricia Wentworth nonché le protagoniste dei romanzi di Ethel Lina White (autrice di un’altra celeberrima “Scala a chiocciola” portata sugli schermi da Robert Siodmak) e di Mignon G. Eberhart.
Non paghe, queste gentili signorine, hanno pure l’abitudine di effettuare le loro scorribande soprattutto di notte (tra cui un “must” è la classica visita al cimitero momento “clou” di questo romanzo ). La notte è la vera protagonista del romanzo della Rinehart: ed è piena di sorprese, agevolata non poco dalla circostanza che la locale centrale elettrica sospende l’erogazione dell’energia esattamente a mezzanotte. A partire da questa ora fatidica, mentre tutto il resto del mondo dorme il sonno dei giusti, Miss Innes, i suoi 2 nipoti, i rispettivi morosi, la cameriera Lydia, l’ispettore Jamieson, l’assassino, la vittima, la servitù, l’autista e tanti misteriosi personaggi, sembrano non avere un attimo di pace: si incontrano, si inseguono, si braccano, si sfiorano, si incrociano, si mancano per un soffio ma soprattutto fanno cose “strane” al limite della stramberia, che paiono piuttosto le comparse di una commedia di Georges Feydeau (quello, de “L’albergo del libero scambio”).
La scala a chiocciola” nonostante sia un’opera prima e per di più scritta nel 1908 è già una storia ottimamente concepita, costruita e raccontata benissimo.
La dote principale della Rinehart è quella di evocare una persistente e incombente atmosfera di disagio e costante pericolo e di calarvi al suo interno il racconto. I dialoghi sono esemplari e ciascuno dei personaggi viene tratteggiato in modo eccellente. Intendiamoci. Come già detto, il romanzo risente molto dell’epoca in cui è stato scritto, infarcita di influssi del periodo tardo vittoriano. La cura dei dettagli e dei particolari è sicuramente tipica del romanzo ottocentesco.
Oggi sicuramente agli occhi di qualche critico più inflessibile la storia potrebbe apparire come un po’ troppo sorpassata e sembrare un po’ improbabile. Ma se siete disposti a sospendere un attimo l’incredulità e a calarvi per bene nella trama (del resto nel corso delle nostre letture quante volte l’abbiamo già fatto e quante altre volte lo faremo di nuovo?) otterremo in cambio svago e divertimento allo stato puro.
Ci sono suoni inspiegabili e passi inquietanti nella notte, volti misteriosi alle finestre, ospiti inattesi, cameriere superstiziose che fuggono terrorizzate, crisi di nervi, svenimenti, personaggi ambigui, misteriose donne velate, sospiri amorosi. Nonostante una piccola dose di melodramma, tipico più del “romance” piuttosto che del romanzo giallo puro lo stile della Rinehart è scorrevole e accurato per niente pedante o stucchevole a dimostrazione che l’autrice comunque era una grande narratrice in grado di partorire un evergreen che ha quasi tutto ciò che un giallo deve offrire al lettore.
In conclusione il mio consiglio spassionato è sicuramente quello di attendere una notte buia e tempestosa, sprofondarvi comodi nella vostra poltrona preferita a leggere questo intramontabile romanzo magari con una luce soffusa…..e se doveste sentire un rumore misterioso provenire dalla parte più remota e lontana della vostra casa …non preoccupatevi…….pensate che è solo Miss Rachel Innes che sta svolgendo una delle sue sconsiderate indagini notturne alla luce della lampada a petrolio. Voi armatevi di coraggio e seguitela. Non ve ne pentirete. Io vi ho avvertiti. Non venite poi a dirmi “Ah…se l’avessi saputo!”.


In libreria
  • I Bassotti n. 55 Polillo editore anno 2008

Usato
  • Speciali del Giallo Mondadori n. 41- “Le signorine omicidi all’attacco – anno 2004
  • Classici del Giallo Mondadori n. 194/1974
Articolo di Allanon

    venerdì 20 novembre 2009

    Evento “Raul Montanari” – Libreria Pellegrini di Mantova – 30 10 2009




    Si è svolto negli accoglienti e intimi locali della Libreria di Pellegrini di Mantova l’interessante incontro avente protagonista lo scrittore milanese Raul Montanari con la supervisione del simpatico scrittore Davide Bregola.
    Questo evento costituisce uno dei primi importanti cicli di incontri aventi protagonisti prestigiosi scrittori del panorama letterario Italiano. La Libreria di Pellegrini di Mantova rappresenta una delle ultime realtà indipendenti nella terra di Virgilio gestita con estrema competenza e dedizione e rimane, a tutt’oggi un fondamentale punto di riferimento per gli amanti della letteratura.



    Ammetto di essermi presentato all’appuntamento totalmente ignorante sulla produzione di Raul Montanari e con il senno di poi mi rendo conto di quante meritevoli realtà esistano nel nostro paese in materia letteraria.

    Purtroppo all’evento siamo veramente in pochi ed è un vero peccato perché l’incontro toccherà aspetti e tematiche interessantissime e la sensazione personale è di esserne veramente uscito arricchito.

    Motivazione ufficiale della visita di Montanari in Italia è la presentazione del suo ultimo romanzo edito da Baldini Castoldi DalaiStrane cose, domani”.

    Strane cose, domani” è un romanzo che prende spunto da un avvenimento realmente accaduto allo scrittore che, durante un giretto in bicicletta sotto la pioggia nel Parco Sempione di Milano, trova abbandonato su una panchina un diario appartenente ad una adolescente e dopo una vana ricerca del possessore decide di conservarlo e leggerlo. Da questa storia reale prendono il via le vicende di Danio, uno psicologo separato, con un importante segreto da nascondere: è un assassino. Il ritrovamento di questo diario scatena una serie di riflessioni e crisi interiori che ne stravolgeranno la sua esistenza.

    Montanari ci tiene immediatamente a sottolineare che non scrive thriller e noir classici e rifiuta categoricamente qualsiasi classificazione ristretta in tal senso; questo non per un discorso di snobismo o intellettualismo ma proprio perché si ritiene libero di scrivere storie senza dovere sottostare a forzati dogmi.

    Ed è impossibile dargli torto: ho assistito a decine d’incontri con scrittori italiani e internazionali di altissimo profilo ma credo raramente di essere rimasto coinvolto così fortemente a livello emozionale. Montanari è una persona intelligentissima di una cultura incredibile; ricordo che oltre ad essere uno scrittore di romanzi, Montanari ha scritto pure poesie oltre che essere un abilissimo traduttore tra cui si ricordano le traduzioni delle opere classiche di Seneca, Sofocle e Shakespeare oltre ad importantissime opere di Edgar Allan Poe e Cormac Mccarthy.




    A dire il vero Montanari ha pure pubblicato due gialli in senso stretto pubblicati diverso tempo fa dalla Marcos Y Marcos: “Dio ti sta sognando” (che verrà ripubblicato l’anno prossimo nella collana d’edicola dei Gialli Mondadori e il geniale “Sei tu l’assassino” che nasce da un’idea scaturita dalla lettura di Montanari delle postille di “Il nome della rosa” nel quale Umberto Eco riferisce che gli intellettuali francesi d’avanguardia dell’Oulipo avevano costruito una matrice di tutte le possibili trame di un giallo; ebbene Montanari escogita una trama in cui l’assassino è lo stesso lettore. Pazzesco: romanzo sicuramente da riscoprire.

    Al termine dell’incontro lo scrittore si concede in maniera calorosa con i suoi ammiratori dispensando autografi e foto di rito confermando enorme carisma e simpatia.

    Giallo, thriller, noir, post-noir???

    No: semplicemente Raul Montanari.

    Articolo del Killer Mantovano


    Horror italiano a Manfredonia (FG)



    INCONTRO - DIBATTITO "I TRE VOLTI DELLA PAURA"

    Sabato 21 Novembre 2009 - Ore 18.00
    Auditorum PALAZZO CELESTINI a Manfredonia

    RIFLESSIONI SUL CINEMA HORROR IN ITALIA CON:
    • - GORDIANO LUPI (scrittore)
    • - EMANUELE MATTANA (sceneggiatore)
    • - STEFANO SIMONE (regista)






    Proiezione del cortometraggio CAPPUCCETTO ROSSO di STEFANO SIMONE

    Visione consigliata ai minori accompagnati da un adulto

    giovedì 19 novembre 2009

    Intervista a Donato Carrisi




    Ciao Donato, è ancora indelebile in noi il ricordo della splendida serata vissuta a Mantova in occasione dell’evento “Criminal minds”.
    Ci sentiamo ancora in dovere di ringraziarti per l’enorme disponibilità dimostrata e per la preziosa opportunità che ci hai riservato nel concederci questa intervista.
    Passiamo subito al fuoco di fila delle domande:

    Corpi Freddi: Sono passati circa nove mesi dall’uscita del tuo debutto letterario e “Il suggeritore” sta ottenendo riscontri di vendita incredibili senza contare i freschi riconoscimenti dei premi Bancarella e Belgioioso (oltre alla recentissima nomina in concorso per il premio Scebarnenco). Ti aspettavi un simile successo e soprattutto quale è il tuo stato d’animo in questo momento?


    Donato Carrisi: No, il successo non l’avevo messo sicuramente in conto e inutile negare questa cosa mi ha reso felicissimo. Quando la gente viene a dirmi “Il tuo libro è diventato un cult” io sorrido sempre, però poi mi rendo conto che molti lettori si sono appropriati di questa vicenda e di questi personaggi, gli hanno fatti loro; probabilmente è proprio questo il senso di questa parola inglese che per noi Italiani non significa tantissimo.

    CF: Questo enorme clamore suscitato tra pubblico ed addetti ai lavori, quanto paradossalmente potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio: in che misura senti in te la pressione di dovere bissare gli attestati di stima ottenuti?

    DC: L’esordio è stato salutato molto bene dalla critica e dal pubblico e la pressione per il secondo libro si sente ed è innegabile. Però devo anche dire che questa cosa non mi spaventa più di tanto perché ho sempre avuto il gusto di raccontare delle storie ma non sono alla ricerca spasmodica di dover ricreare il seguito di “Il suggeritore”. Il mio sogno è d’innamorarmi di ciò che racconto e di divertirmi a scriverlo e dopo di che tutto credo venga quindi di conseguenza. Non ho voglia di ripetermi ma di mettermi in gioco con qualcosa di diverso. Credo che non bisogna inseguire un successo ma un emozione.

    CF: Andiamo ad analizzare in profondità “Il suggeritore”: è innegabile la forte influenza esercitata dagli autori d’oltreoceano, quali sono gli scrittori e quali le opere di genere più significative che sono state di formazione per Donato Carrisi?

    DC: Mi ritengo omnivoro dal punto di vista letterario e leggo un po’ di tutto. Sono un grandissimo fan di Michael Connelly e Jeffery Deaver. Mi piace tantissimo Andrew Klavan per come costruisce i personaggi ma amo anche leggere un altro tipo di letteratura come ad esempio Jeffery Eugenides (l’autore di Middlesex) o anche lo scrittore e giornalista spagnolo Quim Monz, bravissimo nello scrivere racconti noir. Inoltre amo Falcones, Zafon senza trascurare gli autori classici.

    CF: E’ sensazione comune che “Il suggeritore” sia stato un romanzo molto discusso dalla critica e dai lettori, dove alle sperticate lodi si sono contrapposte feroci stroncature. Con il senno di poi e analizzando la tua opera a freddo quali ritieni a tuo parere personale i punti di forza del libro e cosa invece avresti rivisto o addirittura eliminato?


    DC: A dire il vero non ho riscontrato feroci stroncature, ho notato invece una grande superficialità di giudizio da parte di una larga fascia della critica. Spesso si dimentica che un libro è il frutto di tempo, di una scelta di vita, di studio e innumerevole ricerca. Ho invece apprezzato molto le critiche profonde al libro, quelle che mi hanno permesso di crescere come scrittore . Probabilmente i punti che sono stati criticati maggiormente riguardano il finale (considerato da molti aperto anche se personalmente non sono d’accordo, sono dell’idea che sia una mentalità tutta Italiana il volere un finale rassicurante che chiude i conti ma non sempre credo sia giusto così) e, inoltre, la parte dove viene introdotto il personaggio della medium che comunque ritengo non aiuti o porti alcun elemento di aiuto alla soluzione finale della vicenda. Quindi rimango convinto delle mie scelte e non rivedrei alcun punto della storia così come congegnata originariamente.

    CF: Il complimento che ti ha fatto più piacere e la critica che ti ha infastidito maggiormente?

    DC: La cosa che mi fa più piacere ancora oggi è quando mi vengono a dire che il libro scorre e che il lettore sente la necessità di leggerlo velocemente perché non riesce a staccarsi. La critica più cattiva mi è stata rivolta da un giornalista augurandomi che il libro rimanesse a prendere polvere sugli scaffali ritenendolo una scopiazzatura di “Il codice da Vinci” (affermazione totalmente assurda – n.d. killer Mantovano).

    CF: Curiosità: La particolarità che dà il titolo al tuo libro (che cioè esistono persone che con tecniche subliminali incidono sulla psiche di altre persone e ne fanno emergere il lato oscuro trasformandoli in killer) era già stata usata da Agatha Christie in uno dei suoi libri più famosi, "Sipario", scritto negli anni '40 e pubblicato poco prima della sua morte. Pure in Sipario la tesi di fondo è che ciascuno è un potenziale assassino e il vero criminale del libro è un personaggio che non uccide mai materialmente, ma si avvale della sua influenza per indurre altri a uccidere. Conosci “Sipario”, ne hai tratto ispirazione o si tratta solo di una coincidenza?

    DC: Pur avendo letto moltissimi romanzi di Agatha Christie ed essendone un grande estimatore posso tranquillamente affermare di non avere mai letto “Sipario”. Probabilmente il romanzo dal quale ho tratto più ispirazione è “La bambola che dorme” di Jeffery Deaver che affronta il caso della setta di Manson e quindi facendo riferimento a quelle particolari menti criminali capaci di trascinare altre persone a commettere omicidi. Ora mi hai incuriosito e dovrò leggere “Sipario” anche se, a dire la verità, simpatizzo più per Miss Marple che per Hercule Poirot che ho sempre trovato troppo saccente.

    CF: Un altro tema molto caldo e controverso nel tuo romanzo è stato l’inserimento nell’impianto narrativo di una medium. Quanto personalmente credi in questo genere di esperienze come ausilio di un indagine investigativa e se per caso hai avuto a che fare con situazioni simili?



    DC: Ho conosciuto diversi medium nella realtà e mi rendo conto che fanno un effetto forte sulla mia persona, una in particolare che mi ha fatto diverse consulenze. Ti racconto una curiosità: quella che mi ha aiutato maggiormente come consulente nel libro si è fatta viva mentre mi trovavo in Spagna tramite mail il giorno prima che dovevo prendere l’aereo per tornare a casa (è noto il mio terrore per i viaggi aerei) e mi chiese “Donato tutto bene?”. Questo suo messaggio ha risvegliato in me una situazione di angoscia incredibile, avevo quasi la sensazione che la medium avesse avuto una visione non proprio rassicurante; sono stato per quasi tutta la giornata tentato di non prendere l’aereo. Tra l’altro ti posso confermare che questa persona nel suo campo è una delle più quotate tanto che ha collaborato nel recente passato ad una indagine in Italia molto nota relativa ad una scomparsa e aiutando fattivamente nella soluzione del caso; indagine che per ovvie ragioni non posso fare accenno. L’idea della medium che ha l’opinione pubblica è spesso errata: la medium non parla con i morti, non ha visioni; è un po’ quello che diceva Albert Einstein relativamente alle scie di energia, il medium ne legge e convoglia queste energie presenti nei luoghi dove si sono verificati crimini.



    CF: Cinquant’anni fa nella prefazione del suo libro "I persuasori occulti" Vance Packard scriveva:"Molti di noi vengono oggi influenzati assai più di quanto non sospettino, e la nostra esistenza quotidiana è sottoposta a continue manipolazioni di cui non ci rendiamo conto. Sono all'opera su vasta scala forze che si propongono, e spesso con successi sbalorditivi, di convogliare le nostre abitudini inconsce, le nostre preferenze di consumatori, i nostri meccanismi mentali, ricorrendo a metodi presi a prestito dalla psichiatria e dalle scienze sociali. E' significativo che tali forze cerchino di agire su di noi a nostra insaputa, sì che i fili che ci fanno muovere sono spesso, in un certo senso, "occulti".
    Sono numerose in tutto il libro varie strategie psicologiche utilizzate da alcuni personaggi per influenzare e utilizzare le menti altrui. Così assistiamo a interrogatori di polizia super specialistici, pratiche medianiche, regressioni ipnotiche, soliloqui tipo mantra. Siamo dunque arrivati in un era della nostra esistenza dove più che alla salvaguardia della sopravvivenza fisica dobbiamo pensare a come attrezzarci per difendere la nostra mente?

    DC: Sicuramente si. A partire dalle cose più semplici: domandiamoci perché gli orologi sorridono sempre. Normalmente guardando ad esempio la pubblicità di un orologio le lancette sono sempre poste alle 10.10. Questa è un elementare tecnica di comunicazione che noi subiamo nella nostra vita quotidiana. Anche ad esempio nella conduzione di un supermercato si notano situazioni di questo tipo. Sapevi che alcuni corridoi dei supermercati sono in salita per fare in modo che tu debba rallentare con il carrello pesante? E’ una continua esposizione a messaggi subliminali di ogni tipo, noi subiamo l’attacco quotidiano inconsapevole di diversi suggeritori ai quali siamo totalmente indifesi, sono fermamente convinto di questa mia tesi. Questo è uno dei pericoli del nostro secolo soprattutto se convogliato in attività di tipo criminale.

    CF: In un column esclusivo Corpi Freddi ideato da un tuo collega illustre (Mr. Brian Freeman), lo scrittore s’interroga sul tema dell’immoralità nei thriller contemporanei e se quindi sia giusto e morale creare storie che parlano del male fino nei suoi più beceri e reconditi aspetti. Il tuo libro tratta tematiche molto forti come la pedofilia che hanno scatenato reazioni contrastanti in alcuni lettori. Esiste un limite entro il quale spingersi?

    DC: Non bisogna mai mettere in scena la violenza in maniera diretta, la violenza brutale e fine a se stessa la considero quasi pornografia. Deve essere una violenza chiusa perché solo in quel momento può diventare esemplare consentendoti di fare una scelta. Alcuni argomenti hanno una forte corrispondenza nella realtà e occorre pudore nel saperli trattare. Riguardo al tema della pedofilia trovo ad esempio più sconvolgente, rispetto al descrivere la figura di un serial killer, quella di un tour operator che organizza viaggi per single nei paesi del turismo sessuale che riguarda i minori.

    CF:  Per molti autori che scrivono crime novel è pratica comune scrivere saghe seriali di successo con personaggi fissi, con addirittura profondi agganci e legami tra le varie storie; se da un lato questa azione è da considerarsi una limitazione del rischio commerciale, potrebbe dall’altro risultare un freno alla creatività. Cosa ne pensi? 

    DC: Non sono d’accordo, amo le saghe con personaggio fisso, mi piacciono molto. Credo sia invece molto difficile ricreare i cattivi, è mia idea che riproporre la figura di un cattivo non fuoriesca con la pari intensità. Mi riferisco in particolare alla saga di Thomas Harris e al suo Hannibal che ormai mi sembra diventato un po’ la parodia di se stesso.

    CF:  “Il suggeritore” è un romanzo che riteniamo si presti dannatamente bene ad una trasposizione cinematografica. Ci sono voci non confermate che parlano che ciò sia una possibilità più che concreta. Cosa ci puoi dire di più preciso?

    DC: Ti posso confermare che la notizia è vera e concreta.

    CF: Dato che hai iniziato la tua attività lavorativa come sceneggiatore per cinema e televisione ne conosci bene l’importanza di un adattamento cinematografico adeguato che non svilisca l’opera scritta. Chi vedresti bene nelle veci di regista e dei principali membri del cast?

    DC: Il regista è già deciso ma non posso per ora fare nomi però ti posso confermare che quando verrà reso noto sarà una cosa molto esplosiva. Stiamo ultimando il cast ma per ora sono maggiormente interessato alla figura del co-sceneggiatore, in questo caso mi piacerebbe affiancare uno dei grandi di Hollywood. Sarà una produzione Italo-Americana che uscirà regolarmente nelle sale cinematografiche.

    CF: Voci molto insistenti parlano di un imminente nuovo romanzo firmato Carrisi. Puoi darci qualche elemento concreto?

    DC: Sarà un romanzo molto diverso da “Il suggeritore”. Sarà un thriller in cui sarà richiesta una forte collaborazione da parte del lettore chiamato in causa a risolvere una serie di misteri. Il lettore dovrà mettersi alla prova e non rimanere come semplice spettatore ma dovrà letteralmente “sporcarsi le mani”. Ci sarà una storia d’amore molto intensa all’interno del libro.

    CF: Quando uscirà il romanzo orientativamente??

    DC: Conto di fare uscire il libro entro la fine del 2010 o i primi mesi del 2011 anche se sono superstizioso e tendo ad evitare i numeri pari perché credo che non mi portino bene. Però una uscita natalizia sotto il profilo commerciale potrebbe risultare una mossa azzeccata.

    CF: L’intervista è finita, un grazie di cuore a Donato, esempio di umiltà, dedizione e simpatia. Ti auguriamo le fortune più grandi. Ora e sempre uno di noi.



    Intervista del Killer Mantovano

    Il killer Mantovano desidera ringraziare:
    - Palazzo Lavarda, Blueberry e Lofi per il contributo in sede d’ideazione delle domande.
    - Principessa, per il prezioso e fondamentale supporto tecnico e logistico

    mercoledì 18 novembre 2009

    Intervista a Alafair Burke



    Corpi Freddi: Sò che dopo il tuo quinto libro, ancora ti si chiede di tuo padre. Come potevamo non farlo anche noi? :)
    C'è però da fare una piccola considerazione che forse non tutti sanno, ovvero che tuo padre, James Lee Burke, è passato al poliziesco dopo di te. Giusto?

    Alafair Burke: spesso in famiglia scherziamo sul fatto che io ho scritto veramente misteries (gialli, polizieschi) prima che lo facesse mio padre. Ero al college quando lo feci, prima quindi che mio padre pubblicasse il suo primo romanzo " The Neon Rain", ma in realtà scrivo racconti gialli da quando ero bambina. Tutta la nostra famiglia in realtà è affascinata dal crimine.

    CF: Di certo però sei stata influenzata da lui, se non nello stile, quanto nell' amore per la letteratura. Ti leggeva mai dei libri da bambina?

    AB: Crescere in una casa piena di libri e racconti ha influito sul mio diventare scrittrice, certo.
    Vedevo mio padre scrivere ogni singolo giorno. Mia madre, bibliotecaria in una scuola, era quella che mi portava tutti i sabati in biblioteca a prendere una nuova pila di libri,e mio fratello (o sorella si dice nello stesso modo in inglese!) maggiore leggeva per me quando ero molto piccola e fino a che sono stata capace di farlo da sola.

    CF: Una piccola curiosità. Tuo padre, ha usato palesemente te, per descrivere alcuni personaggi. In un intervista affermi che la figlia di uno dei personaggi dei libri di tuo padre, si chiamava proprio Alafair e vestita con gli stessi abiti che tu avevi da bambina ed era una matricola del Reed College che tu hai frequentato (con ottimi risultati e dove eri una Phi Beta Kappa). Peccato che la bambina del romanzo sia adottata!! Possiamo star tranquilli? E' solo una coincidenza, cinica ma pur sempre una coincidenza? eheheh

    AB: non sono stata adottata. So di essere venuta al mondo alla solita maniera, anche se non voglio pensare ai miei genitori 9 mesi prima che io nascessi ! (looooooooool ndr)




    CF: Lo stereotipo del detective, con problemi affettivi, tutto alcool e niente regole è stato da te sostituito con un personaggio femminile, Samantha Kincaid, procuratore distrettuale, che nulla ha da invidiare ai detective maschi dei suoi colleghi scrittori. Come mai hai scelto un personaggio femminile per i tuoi romanzi?

    AB: ho volutamente scelto argomenti, ambientazioni, personaggi, e modo di scrivere completamente diversi da quelli di mio padre. Scrivere di un personaggio femminile che lavora in un mondo maschile di distretti di polizia e tribunali era un modo di fare qualcosa di diverso.

    CF: Torniamo alla tua eroina, Samantha Kincaid. Il suo personaggio è molto simile a te. Come te, lei è laureata alla Stanford Law School. Come te ha deciso di fare il pubblico ministero rifiutando lavori meglio pagati. Cos' altro vi lega?

    AB: abbiamo entrambe un bulldog francese, amiamo mangiare, a corriamo per tenerci in forma. Ho meno in comune con il mio personaggio Ellie Watcher, detective del dipartimento di New York, che è protagonista in La città del terrore. Creare Ellie mi ha richiesto di scavare più profondamente in quello che sapevo delle persone , per poter rendere il personaggio unico e indimenticabile.

    CF: La sua esperienza lavorativa quanto ha influito nella stesura dei suoi romanzi? (Ricordiano ai nostri lettori che la Burke è pubblico ministero a Portland).

    AB: ero procuratore a Portland, ora sono insegnante di legge a New York. Avendo lavorato nei distretti di polizia e su reali crimini conosco le procedure usate nell'investigazione criminale . Ho visto anche come il crimine porti alla luce il meglio e il peggio dell'umanità. Non sarei la stessa scrittrice se non avessi visto quei casi coi miei stessi occhi.

    CF: In italia, sfortunatamente, è uscito un solo suo romanzo "La città del terrore" che per altro è stato ben accettato dai lettori e dai critici. Ha accordi con la Newton per portare nel nostro Paese anche gli altri suoi romanzi?

    AB: mi piacerebbe molto pubblicare altri libri in italia, speriamo che il mio editore voglia tradurne altri.

    CF: La scelta editoriale (che presumo non sia sua ma dell' editore italiano) di mettere sul mercato i suoi romanzi non dal primo è negativa per il lettore? O i tuoi libri possono essere letti anche non in ordine cronologico?

    AB: ogni mio romanzo è una storia a sè stante. Il lettore può iniziare da dove vuole.

    CF: Ha in progetto visite in Ialia per presentare i tuoi romanzi?

    AB: ho appena fatto il mio primo viaggio in italia, è stato l'estate scorsa, ma prima che il mio libro fosse pubblicato . Mi piacerebbe tornarci per lavoro.

    CF: Ti ringrazio tantissimo per il tempo che ci ha dedicato e mi raccomando dia una carezza daparte mia al suo splendido bulldog francese, Duffer.

    AB: grazie!




    Ricordiamo ai nostri lettori che "La città del terrore" (unico romanzo uscito in Italia ed Edito dalla Newton Compton) è stato precedentemente già recensito sul nostro sito



    Intervista di BodyCold
    Traduzione di Cassiopea75 (grazie!!)

    martedì 17 novembre 2009

    Intervista a Cristina Zagaria - Perchè No - Roma 10/11/2009



    L' incontro tenutosi il 10 di novembre presso la Feltrinelli inizia con un pessimo auspicio, appena dentro un solerte impiegato ci blocca il montaggi del cavalletto con la videocamera intimando l' assenza di un permesso che avremmo dovuto chiedere alla feltrinelli di Milano per poter fare delle riprese dell' incontro... io e Lotgirl siamo rimasti così: O_O

    Dopo un piccolo battibecco, se ne va lasciandoci così: O_O
    Chiaramente la vita ci ha forgiati in maniera pesante, non ci ha mai regalato nulla, la fame ha fatto si che le nostre membr...ok... chiediamo insomma il permesso a un altro addetto Feltrinelli e magia delle magie ci indica il nome del vicedirettore che finalmente ci da il permesso!!
    Rimonta di nuovo tutto con il primo adetto che rimane cosi: O_O
    Arriva la Zagaria con tutto l' entourage di relatori a seguito: l' onnipresente Alessandra Buccheri, Mariano Sabatini (critico TV), Simonetta Matone (Sostituto Procuratore presso il Tribunale dei Minori di Roma) e (il fantastico) Angelo Maggi attore e doppiatore.
    Inizia la presentazione, introdotta da Alessandra e scusatemi la lacrimuccia di nostalgia, quando siamo passati alla lettura dei brani eseguita da Angelo Maggi, che ha letto uno stralcio del libro in napoletano ho chiuso gli occhi e sentivo il commissario Wintchester dei Simpson (essendo lui il doppiatore di quel personaggio), una sensazione sublime!
    A presentazione terminata, gli addetti Feltrinelli, rimontano la sala come se fosse stata di Lego e io inizio l' intervista:






    Lettura del brano da parte di Angelo Maggi






    Articolo di BodyCold
    Intervista, Riprese, Montaggio e Musica BodyCold
    Fotografie Lotgirl

    lunedì 16 novembre 2009

    Perché No - Cristina Zagaria



    "Signora Adriana è meglio che stiamo zitti! 
    Questa è la differenza tra la merda è noi: noi stiamo zitti"


    Cristina Zagaria è una donna che la Napoli della mala la conosce bene. Giornalista di mestiere per Repubblica, autrice fantastica per Perdisa col suo ultimo lavoro, Perché No, un romanzo breve (così come lo definisce l' autrice) che profuma di vicolo, violenza, miseria e che alla fine stupisce per quanto l' autrice sia stata in grado di non cadere nella tentazione di presentare una Napoli stereotipata, una Napoli che quotidianamente ci viene presentata, vuoi per la monezza, vuoi per l' omicidio in "diretta TV", come il sobborgo violento di se stessa.
    L' ipocrisia di chi recensisce alcune volte fa anche più male di una cattiva recensione perchè, diciamoci la verità, Napoli è anche questo e in alcuni quartieri, Napoli è sopratutto questo, nel bene e nel male.
    Cristina ha sapientemente romanzato un episodio realmente accaduto, ma non uno di quegli episodi di cronaca strillati dai mass media per giorni, bensì uno scippo, un semplice scippo, una di quelle notizie che in tutte le città italiane quasi nemmeno uno ci fa più caso. Quattro, gli adolescenti tirati in ballo dalla Zagaria: Daniele, Francesco, Mario detto la Iena e Capa Grossa, i primi due altro non sono che piccoli uomini che tentano il salto tra i guappi più adulti e tentano la loro prima rapina che per un caso del destino è ai danni della loro insegnante, Adriana.
    "Perché No" è un noir tesissimo e pieno di problematiche sociali che possono essere collegate a Napoli così come a Milano o nel resto d' Italia, con famiglie in cassa integrazione, con mogli che centellinano ogni euro a propria disposizione e tanta miseria. Uno spaccato italico che la nostra autrice ha saputo disegnare e narrare, caratterizzando i personaggi e il loro luoghi in maniera davvero perfetta con un finale che, chiaramente nemmeno vi accenno, ma che personalmente, lascia molto riflettere e alla fine vi chiederete chi sono buoni e chi i cattivi e se i cattivi lo sono davvero o sono solo frutto di una società che raschia all' osso qualsiasi esistenza.
    Un romanzo che si legge davvero tutto d' un fiato capacità a cui la Zagaria ci ha abituati anche coi suoi precedenti lavori ("L' osso di Dio" e "Miserere" entrambi per la Dario Flaccovio Editore), uno stile narrativo molto vicino al giornalismo d' inchiesta, ma se posso davvero darvi un consiglio, cercate, dove vi sia possibile, di assistere a una delle presentazioni che l' autrice sta tenendo in giro per l' Italia, oltre che per la simpatia di Cristina, anche per gli anedotti legati alla stesura di questo romanzo che vi aiuteranno a chiudere il cerchio sul fatto di cronaca da cui ha tratto ispirazione.
    A tal riguardo, l' autrice, durante la presentazione del 10 novembre a Roma, ci ha raccontato, che uno dei due ragazzi autori dello scippo, quando ha trovato sul quotidiano la notizia di cronaca che lo interessava, è entrato a scuola esibendo il quotidiano come una sorta di trofeo e cosa sociologicamente molto più interessante è stato il commento che una maestra collega di Adriana, ha lasciato sul sito di Cristina Zagaria dove chiedeva all' autrice, a fronte dell' episodio dell' entrata trionfale ed eroica in classe di Francesco (corregimi, Cristina, se sbaglio nome del ragazzo), cosa mai sarebbe potuto succedere, se il ragazzo avesse saputo del romanzo. Un interrogativo che lancio e lascio a voi lettori del blog.
    Un libro sicuramente da leggere e un grazie a Cristina, una non-napoletana di Napoli, per averlo scritto.




    Articolo di BodyCold



    Dettagli del libro
    • Titolo: Perché no
    • Autore: Zagaria Cristina
    • Editore: Perdisa Pop
    • Prezzo: € 9.00
    • Data di Pubblicazione: 2009
    • Collana: Babelesuite
    • ISBN: 8883724704
    • ISBN-13: 9788883724701
    • Pagine: 128


      domenica 15 novembre 2009

      Giallo Scacchi. Racconti di sangue e di mistero - A.A.V.V.




      Permettetemi di presentare un libro a cui tengo molto. Non dovrei farlo perché sono uno dei curatori ma in questo caso la passione vince il rossore della vergogna.
      Prima due righe sul mio rapporto giallo-scacchi. Non la faccio lunga che l’ho già scritto troppe volte. L’incontro con il delitto è avvenuto da ragazzetto negli anni cinquanta, quello con gli scacchi più tardi, precisamente nel 1972 attraverso il match del secolo tra l’americano Robert Fischer e il russo Boris Spassky.
      Una sfida che destò grande clamore anche sotto l’aspetto politico, come se si affrontassero la libera America e l’opprimente regime sovietico. Da quel momento iniziai ad occuparmi di Re e Regine. Ci ho scritto sopra centinaia di articoli e diversi libri.
      Poiché gli scacchi entrano quasi spontaneamente in molti romanzi polizieschi (per averne un’idea cliccare qui) mi è venuto in mente di curare una antologia, insieme all’amico Mario Leoncini, Vicepresidente della Federazione scacchistica italiana, che raccogliesse racconti in qualche modo legati ai due aspetti.
      E così è nato Giallo Scacchi- racconti di sangue e di mistero, Edizioni Ediscere 2008, con la collaborazione di Chiara Bertazzoni, Sabina Marchesi, Elio Marracci e Mauro Smocovich senza il cui apporto non sarebbe potuta nascere.
      Per non farla troppo lunga trascrivo la lista degli autori con i relativi titoli dei racconti tanto per darvi un’idea della ricchezza del contenuto:
      • Gli scacchi nella letteratura poliziesca di Fabio Lotti
      • A volte basta poco di Andrea Angiolino
      • Non dire niente di Alessandra Arcari
      • Il sacrificio della Regina di Lino Bologna
      • Saponite e alabastro di Andrea Bosco
      • La notte del Maestro di Paolo Campana
      • La mossa di Guzmán di Pelagio D’Afro
      • Scacco matto all’assassino di Dario de Judicibus
      • Il re è morto, viva il re! di Fernando Fazzari
      • Matto con l’Alfiere di Matteo Fraccaro
      • Il matto del barbiere di Aleks Kuntz
      • Variante condizionata di Mario Leoncini
      • Tre racconti brevi di Fabio Lotti
      • Shah Mat di Enrico Luceri
      • Gli scacchi della vita di Gordiano Lupi
      • Fianchetto di Donna di Sabina Marchesi
      • Pedoni sotto tiro di Angelo Marenzana
      • Invito al circolo con delitto di Alberto Miatello
      • Regicidio di Cristiano Panzetti
      • Il Gran Visir di Riccardo Parigi e Massimo Sozzi
      • Il Cavallo rovesciato di Massimo Pietroselli
      • L’ultima mossa di Renzo Saffi
      • Soluzione finale di Stefano Santarsiere
      • L’ordine delle cose di Giovanni Sicuranza
      • Giocare con la vita di Mauro Smocovich
      • Vanità di Enrico Solito
      • Domani di Gianni Tetti
      • Il Bianco muove e uccide di Simone Togneri
      • Il matto di Blackburne di Elena Vesnaver
      • Postfazione di Sabina Marchesi e Massimo Pietroselli.
      Qualche spunto. Si parte dagli scacchi come mezzo per scoprire il colpevole lungo il sentiero di una tradizione consolidata del giallo classico, fino ad arrivare a quei racconti dove non si sa quando finisce la fantasia e dove incomincia la realtà. Un miscuglio fra reale e irreale, il possibile e l’impossibile, il sogno che non è un sogno. Nel mezzo la storia con il famoso automa il “Turco” ambientata nei primi anni del Regno d’Italia e addirittura i redivivi Hitler e Che Guevara…
      Poi ancora gli scacchi come principio di innamoramento e fine dello stesso, come ragione di vita con l’Altro che non c’è, come pretesto per raccontare un incontro, un momento di guerra, uno spaccato della società (l’abbandono dei vecchi), come mezzo di distruzione del “nemico”, di chi si frappone fra interessi illeciti, come sfida alla polizia o semplicemente per incastrare un innocente, come idea pazzesca di un archeologo (non tanto pazzesca se è poi veramente successo).
      E così via. Infine vi sono alcuni racconti che si pongono in maniera defilata rispetto alla tematica del titolo ma che abbiamo voluto inserire lo stesso sperando di far cosa gradita ai lettori.
      Il libro può essere richiesto a edizioniediscere@libero.it. Per i frequentatori di questo blog, facendo il mio nome, pretendere almeno uno sconto del trenta per cento, altrimenti nisba. Per chi non ha mai letto nulla del genere può essere una novità e una scoperta interessante.

      Articolo di Fabio Lotti

      Dettagli del libro
      • Autori: V.A.
      • Titolo: Giallo Scacchi - Racconti di sangue e di mistero
      • Editrice Ediscere
      • Pagine: 224
      • ISBN:88-88928-33-2
      • Prezzo: 18,00