martedì 6 marzo 2012
Serie Tv - Mainstreamsu Rai 4
Dall’11 marzo, ogni domenica in seconda serata, nuovo appuntamento con Mainstream, il primo magazine settimanale della tv italiana dedicato alla serialità televisiva.
Il programma – di Andrea Fornasiero ed Enza Gentile, per la regia di Paola Montali – si compone di vari segmenti (cross-media, focus-on, serial-life, news, tag, cult-series, web-series), per indagare sui mondi delle serie tv, carpendone origini di scrittura, modelli narrativi, problematiche produttive, oltre alla rappresentazione dello star-system che ne compone i vari cast, attraverso interviste a protagonisti dei vari settori.
Venti minuti di programma, realizzato con particolare attenzione alla programmazione seriale del Canale, senza tuttavia tralasciare il resto della produzione seriale di tutto il mondo.
Le puntate del programma saranno replicate il giovedì, a mezzanotte e un quarto, e la domenica, alle 15:30.
L’uomo di paglia – Michael Connelly (Piemme 2011)
“La morte è il mio mestiere, ci guadagno da vivere, ci costruisco la mia reputazione professionale”
Ma McEvoy appartiene alla vecchia scuola, è un giornalista di razza, e quindi vuole lasciare con un articolo, un’inchiesta, sensazionale che lo faccia rimpiangere per gli anni a venire. Quale storia migliore, quindi, di quella di Alonzo Winslow, un piccolo spacciatore di colore, beccato su una macchina rubata con dentro il bagagliaio, il cadavere di una giovane ragazza bianca strangolata e orribilmente seviziata? Il caso in apparenza è lampante. Da chiudere velocemente. Ma forse la polizia ha agito con troppa fretta, troppa superficialità, avendo a disposizione il colpevole “perfetto”. McEvoy vuole vederci chiaro. Ma quando strada facendo si imbatte in altro omicidio, avvenuto qualche tempo prima a Las Vegas, che presenta inquietanti analogie con quello, nasce il sospetto che in attività vi sia uno spietato serial killer che forse ha commesso un piccolo errore riproponendo il medesimo “modus operandi” a breve distanza di tempo e di spazio. Dovrà quindi mettersi nuovamente in caccia del “Male” aiutato anche questa volta da Rachel Walling agente dell’FBI. Senza sapere che il “Male” si è già messo sulle loro tracce e ormai li sta braccando …….ed è vicino, sempre più vicino………
Dopo 15 anni dall’edizione inglese e 12 dalla pubblicazione in lingua italiana de “Il poeta” torna Jack McEvoy. E con lui Rachel Walling, agente dell’FBI, che abbiamo conosciuto nel medesimo romanzo e ritrovata in altri libri della serie di Harry Bosch (“Il poeta è tornato”, “Il cerchio del lupo” “La città buia”). Non si tratta del sequel del fortunatissimo romanzo precedente ma di un avventura del tutto originale, che potrebbe aprire nuove prospettive future per la coppia di protagonisti. Sono ormai 20 anni che Connelly pubblica romanzi (l’esordio con lo splendido “The black echo – La memoria del topo” risale infatti al 1992): 20 anni esatti e ben 25 romanzi pubblicati in lingua inglese di cui 20 tradotti in italiano. Tanti, sia gli uni (gli anni) che gli altri (i libri). Con simili numeri, il rischio di trovarci a parlare di un autore ormai bollito è elevatissimo anche perché fin dagli esordi è stato salutato come uno, se non addirittura “il” maestro del genere thriller, sia da noi che oltreoceano. E quando si parte da una simile posizione di vertice il rischio di una rovinosa caduta è sempre dietro l’angolo, soprattutto a causa delle bulimiche richieste di mercato che impongono ritmi di pubblicazione veramente massacranti che cozzano in maniera stridente con la garanzia di qualità e originalità delle trame imbastite.
Nel caso poi di scrittori seriali, qual è Connelly, occorre pure alimentare di volta in volta la “consecutio” delle vicende del protagonista e la cosa non è affatto facile. Basti pensare alle vicissitudini prima personali e poi professionali di Harry Bosch, agli inizi detective della LAPD, poi investigatore privato, quindi reintegrato nei ranghi della polizia nella sezione “cold case”.
Ma si viaggia sempre sul filo del rasoio. Alcuni famosissimi protagonisti di carta sono letteralmente “sclerati” tanto le proprie disavventure personali sono diventate complicate se non inverosimili e hanno finito per soppiantare la vicenda poliziesca. Altri sono congelati in un eterno “tira-e-molla” che alla lunga stanca il lettore e appesantisce le storie. Questo non pare essere capitato a Connelly. La serie di Bosch, dopo avvii folgoranti, si è stabilizzata tutto visto e sommato su un buon livello qualitativo. “L’uomo di paglia” è solo la seconda avventura di Jack McEvoy, personaggio ancora tutto da creare e la sensazione è che la coppia di protagonisti potrebbe ripresentarsi, magari in veste leggermente diversa, in futuro. Sarà forse proprio il fatto di essere soltanto una “seconda volta” e quindi una storia non troppo condizionata da vincoli e legacci di accadimenti precedenti, che fa si che questo romanzo sia una buonissima lettura che fila a meraviglia. Certo sicuramente lo splendore e l’inventiva degli esordi si sono un po’ appannati. Trovare qualcosa di sempre nuovo e veramente originale è sempre più difficile. L’assassino che incontrerete in questo romanzo non è sicuramente destinato a rimanere impresso nella vostra memoria in maniera indelebile né ad entrare nella storia del genere. Ma mannaggia quanto è ancora bravo Connelly.
La struttura e la robustezza della trama, il ritmo del racconto e l’amalgama della storia mostrano ancora la brillantezza degli esordi. Qui siamo di fronte ad un romanzo in cui l’indagine è tutta del protagonista, conoscendo noi praticamente fin dalla prima pagina il nome e il ruolo dell’assassino. In questi casi quindi c’è sempre il rischio che la suspense venga meno, perché il tutto ruota intorno a “come” e “quando” il protagonista riuscirà a beccare il killer.
La “pistola fumante” che inchioda l’assassino deve compensare a tutti i costi la mancanza della sorpresa finale legata alla rivelazione dell’identità del colpevole. E prontamente ciò avviene. In maniera logica, credibile, sensata. Ma anche fulminante. Tutto questo, unito poi ad uno stile di scrittura che rimane assolutamente fluido, una cura dei particolari maniacale, un sapiente uso di efficaci colpi di scena, nessun orpello inutile tanto per rimpolpare senza ragione il numero delle pagine, un senso del ritmo e della storia invidiabile, fanno si che anche questo romanzo, infarcito di continui richiami più o meno espliciti a “Il mago di Oz”, sia superiore almeno di una spanna a tantissimi altri prodotti che vengono lanciati a valanga (o a vanvera?), sul mercato. Ogni volta che si incomincia a leggere il nuovo romanzo di Michael Connelly è una sorta di ritorno a casa. E come dice Dorothy, verso la fine de “Il mago di Oz” “There’s no place like home – Nessun posto è bello come casa ”.
Articolo di Alberto "allanon" Cottini
Dettagli del libro
- Titolo: L’uomo di paglia
- Autore: Michael Connelly
- Traduttori . Stefano Tettamanti e Giuliana Traverso
- Editore: Piemme
- Pagine 359
- Data pubblicazione: ottobre 2011
- Prezzo: euro 19,90
lunedì 5 marzo 2012
Scuola Twain a cura di Matteo Righetto
Fra le tante iniziative a pagamento per corsi di scrittura creativa, nasce in questi giorni Scuola Twain con la direzione del sempre attivo Matteo Righetto.
Scuola Twain è un progetto di lettura e scrittura creativa, ma anche una concreta proposta di mentoring per giovani studenti.
Il progetto sviluppa in ogni studente le capacità e le abilità della lettura e della narrazione per ispirare i giovani di età compresa tra gli 11 e i 19 anni, nella convinzione che oltre a offrire uno sviluppo e una crescita culturale, esse scatenino la fantasia e diano fiducia, insegnino il rispetto di sé e migliorino la capacità della comunicazione e delle relazioni interpersonali e sociali.
Gli obiettivi di Scuola Twain sono pertanto primariamente culturali, ma proprio per questo possono dirsi anche e soprattutto formativi, relazionali e sociali.
Il progetto avrà inizio con l'anno scolastico 2012-2013, inizialmente nella sola Regione Veneto, con la prospettiva di diffondersi presto su tutto il territorio nazionale.
Il progetto standard consiste in un modulo di 10 ore (ma è possibile partecipare anche con altre modalità. Il minimo richiesto è una unità didattica di 2 ore) strutturate in base alle esigenze della classe, alle indicazioni del docente referente e al piano di lavoro proposto dal docente di Scuola Twain.
Normalmente il corso è strutturato in modo tale da prevedere una suddivisione del monte ore incentrato su alcune delle seguenti unità didattiche, da svolgersi facoltativamente a discrezione del docente:
Chi è il mio scrittore-docente? (presentazione alla classe del docente Scuola Twain e delle sue opere).
Come nasce una storia (principi di narratologia e fantasticheria).
Perché raccontare storie?
Si può insegnare a raccontare una storia?
Come si racconta e da dove si comincia.
L'importanza vitale di leggere libri.
L'esperienza estetica della lettura (il piacere di leggere).
L'esperienza etica della lettura (conoscere il mondo e quindi se stessi).
Lettura creativa.
Laboratorio finale di scrittura (con la realizzazione da parte di ogni studente di un raccontino di 3000-5000 battute).
Giulio Mozzi - scrittore
Andrea Molesini - scrittore
Romolo Bugaro - scrittore
Alberto Garlini - scrittore
Jacopo De Michelis - scrittore
Alessandro Marzo Magno - scrittore
Damiano Michieletto - regista teatrale
Anna Mioni - agente letterario e traduttrice
Federica Sgaggio - scrittrice e giornalista
Laura Liberale - scrittrice
Massimiliano Santarossa - scrittore
Paolo Zardi - scrittore
Stefano Tamiazzo - fumettista
Heman Zed - scrittore
Matteo Strukul - scrittore
Antonio Paolacci - scrittore
Laura Sandi - scrittrice
Paolo Borraccetti - regista e sceneggiatore
Morgan Palmas - agente letterario
Andrea Pennacchi - attore
Alessandro Lise - scrittore
Francesco Ferracin - scrittore
Lorenzo Mazzoni - scrittore
Scuola Twain è alla ricerca di scrittori, narratori, fumettisti, sceneggiatori, attori e giornalisti da inserire nel suo organico. Se si ritiene di poter donare tempo al progetto ci si può proporre compilando il seguente form.
L'ospite inatteso - Agatha Christie - Teatro Stabile del giallo
Uno sconosciuto entra in una casa e vi trova una donna, con una pistola in mano, davanti al cadavere del marito.
Questo è la prima pagina di questa magnifica commedia. Non il solito preambolo di presentazione dei personaggi e del loro contesto. Forse per questo ho amato questo testo immediatamente. Fino a rispettarne maniacalmente ogni aspetto, perfino le didascalie, che non di rado evito di leggere per non lasciarmi influenzare.
Questo non è uno spettacolo di regia, o lo è in modo molto strano, nella sua ossessione filologica, che sfiora il concettuale. La posizione dei mobili, la marca dei divani, tutto rispetta il Testo. Solo le pareti, con lo scenografo Bianchi, ci siamo divertiti a togliere. Un palcoscenico nudo che avvolge un perfetto interno inglese anni 50. E attori che recitano un testo che oscilla continuamente tra la commedia brillante e il dramma con una maestria drammaturgica di prima grandezza.
Questo è, a mio modesto parere, Il miglior giallo teatrale di Agatha Christie, la più letta e rappresentata autrice di gialli della storia. Dopo anni dalla sua ultima rappresentazione in Italia, L’Ospite Inatteso, finalmente ritorna sulla scena. Un giallo perfetto, dove la commedia e la suspence si sposano in un matrimonio magistrale, elegante e divertente. L’ospite Inatteso già dal primo minuto ti inchioda alla poltrona scivolando leggero e brillante, di colpo di scena in colpo di scena, fino all’ultimo istante.
da sabato 10 marzo 2012 alle ore 21.30 fino a domenica 13 maggio 2012 alle ore 18.00
Teatro Stabile Del Giallo
Via al Sesto Miglio, 78, 00189 Roma, Italia
Per Info e Prenotazioni:
+39 06 33262799
stabile.giallo@gmail.com
Scomparso – Joseph Hansen (Elliot 2012)
In vent'anni puoi dire e fare cose che vorresti non aver detto e non aver fatto. In vent'anni puoi accumulare rimpianti a non finire. E poi, quando è troppo tardi, quando non c'è più nessuno a cui dire “mi dispiace” o “non volevo”, allora il rimpianto ti toglie il sonno, l'appetito, la facoltà di parlare, di lavorare. Vorresti smettere di vivere. Vorresti morire di rimpianti.
Si respira un aria vagamente retrò in questo bel romanzo di Joseph Hansen, forse per l'influenza che può avere la suggestiva copertina oppure perchè in realtà fu pubblicato per la prima volta nel 1970 e ci sono voluti 3 anni affinchè un editore avesse il coraggio di farlo. Il protagonista, Dave Brandstetter, è un investigatore assicurativo, atipico non per come svolge il suo lavoro ma perchè dichiaratamente gay. Badate bene che parliamo di 40 anni fa e se ancora oggi questo può far storcere il naso a qualcuno, pensate a cosa poteva significare negli anni in cui aveva inzio il movimento di liberazione gay e ad un anno dalla rivolta del Greenwich Village; gli anni in cui altri due autori dichiaratamente omosessuali uscirono allo scoperto, nomi del calibro di Tennessee Williams e Truman Capote.
La trama è piuttosto intricata e la descrizione cinematografica degli ambienti, l'accurata, sentita e approfondita caratterizzazione dei personaggi, lo stile elegante e scorrevole dell'autore appassionano il lettore fino alla fine e fa ben sperare che la Elliot pubblichi anche gli altri romanzi, sono 12 in tutto, con Dave Brandstetter come protagonista.
Un incidente stradale, una macchina finita sotto un ponte e il mancato ritrovamento del corpo di Fox Olsen che era alla guida, mettono in moto l'agenzia assicurativa con la quale quest'ultimo aveva stipluato una sostanziosa polizza sulla vita. Per la polizia è morto per l'assicurazione no finchè non si trova il corpo. Fox Olsen è, o era, un personaggio molto conosciuto, stimato dalla popolazione di Pima, speaker radiofonico, cantante, e candidato a sindaco, dopo anni di gavetta ha tutto quello che dalla vita si possa pretendere e questo è il motivo percui sembra assurdo che possa essersi suicidato e ancor più che sia potuto fuggire dal benessere che lo circondava e dal periodo d'oro che stava vivendo. Sono troppe le domande senza risposta che Brandstetter si pone e sono tanti i personaggi che ruotano intorno a questa scomparsa ma ne verrà a capo con un modo di fare pacato, umano e caparbio, investigando a tutto tondo fino a risolvere il caso, lasciandoci con la voglia di incontrarlo di nuovo e il prima possibile.
Solo il ricordo dei giorni felici ti impedisce di prendere un coltello dal cassetto della cucina, di infilarti a letto, nudo - per la sola ragione che quello è lo stato in cui sei nato e in cui hai passato i momenti più belli della tua vita - e poi, tenedo il coltello ben saldo, di rotolare sopra la lama, lentamente, in modo che, come l'amore, ti scivoli tra le costole e in quello stupido muscolo che continua a pulsarti nel petto, colmo di rimpianto.
Articolo di Cristina "cristing" Di Bonaventura
Dettagli del libro
- Formato: Brossura
- Editore: Elliot Edizioni
- Anno di pubblicazione 2012
- Collana: Raggi gialli
- Lingua: Italiano
- Titolo originale: Fadeout
- Lingua originale: Inglese
- Pagine: 188
- Traduttore: M. Francescon
- Codice EAN: 9788861922471
venerdì 2 marzo 2012
La fame - Eliselle (Miraviglia Ed. 2011)
“Al bimbo nascosto sotto strati di acciaio, protetto da lame, difeso da rostri.
E a quel cuore di bimba che lui ha spezzato. Era già tutto scritto”
Quando quel cuore di bimba si spezza e la magia dei sogni perde il suo incanto vivere diventa un’altalena di sensazioni contrastanti che oscillano nel tentativo morboso di trovare un soffio vitale per quei desideri stuprati. È una “favola nera”, con odore di sangue, quella che Eliselle ci racconta nel suo nuovo romanzo intitolato “La fame”, edito da Miraviglia. Un noir che fotografa gli squarci profondi di un “fiore” dall’animo nero e la sua ricerca spasmodica di trovare le ragioni del suo esistere. Un noir che cattura i respiri soffocati di vite che si consumano nelle tristi realtà dei night, nei quali ciascun personaggio, privo di identità anagrafica, stipula un trattato di triplice alleanza, ipocrisia-apparenza-inganno, con la propria coscienza. Il romanzo ruota intorno alla vita di una protagonista bella quanto maledetta, una giovane fanciulla dal viso pulito e dal corpo perfetto, contenitori ermetici di solitudine e ambiguità. Un fiore reciso, che all’età di 17 anni decide di compiere il suo primo salto, consapevole, nel mondo degli adulti: abbandona la sua famiglia e quel paese natio, retrò, stagnante come il passato che è costretta a sopportare. Un taglio netto con le proprie radici e quei giudici dinnanzi ai quali, la protagonista, è candidata a misurarsi, ogni qualvolta i suoi demoni rinnegano una vita dal sepolcro. “Non è facile dissotterrare i ricordi, quando li hai seppelliti in profondità. Quando ti sei abituato allo scorrere del tempo e hai abbandonato l’idea di affrontare i tuoi demoni, perché sai che comunque sono più forti di te, che comunque ne verresti sopraffatto”. Quando le intime ferite del passato non sono ben cicatrizzate e il dolore torna a galla, ognuno di noi sceglie l’antidolorifico più adatto, quello che meglio anestetizzi i fantasmi da cui ci difendiamo. Ognuno di noi decide di indossare la maschera che gli è più consona per rendere colorata la coreografia della vita o semplicemente sopravvivere. Quel fiore reciso “ha danzato con il diavolo” e la sua anima ora è irrequieta, una parte di lei “è rimasta nelle sue mani, per sempre”. Lontana da casa, per mantenersi, decide di usare il suo corpo e l’inconsistenza dei beni materiali come strumenti di guadagno e inganno. Schiava delle sue angosce e delle angosce dei suoi padroni, ricchi quanto fragili, diventa la regina delle anime smarrite, anime in cerca di redenzione e riscatto. Schiavizza uomini e donne che si prostrano ai suoi piedi. Inganna i sentimenti di coloro che cercano di redimerla o redimersi attraverso il controllo o il tentativo di ricalcare le sue orme per assomigliarle. Un continuo gioco fatto di illusioni e fughe per truffare la coscienza e rendere sordo il cuore. Lei che rigetta quella vita vomitando il cibo cerca di salire sulla zattera della salvezza che traghetta anime in cerca dello stesso soffio vitale, quel respiro “nascosto sotto strati di acciaio” che li faccia sentire, ancora, vivi e padroni dei propri sentimenti.
La vita di ciascuno è concatenata a quella degli altri. Alcune volte ci si ritrova sulla stessa zattera per un momento della vita: quello in cui gli sguardi si incontrano e si riconoscono per condividere disperazione e paura che ci fanno sentire sbagliati e inadatti. Altre volte gli sguardi si incontrano per amore, perché, il cuore è un muscolo involontario, mai anestetizzato abbastanza da non poter sentire.
Quando un soffio di amore sfiora il cuore di un fiore nero, gli inganni e i fantasmi degli sguardi incrociati, nel tentativo di redimerla e redimersi, ritornano a chiedere il conto. Questa volta il prezzo da scontare è stato troppo alto. È nera, quanto cruda e vera, la realtà che Eliselle ci racconta attraverso l’intrecciarsi di vite che trovano un riparo apparente nel buio delle notti. Quel buio che risucchia.
Articolo di Marco "killer mantovano" Piva
Dettagli del libro
- Formato: Brossura
- Editore: Miraviglia
- Anno di pubblicazione 2011
- Collana: Nowhere
- Lingua: Italiano
- Pagine: 136
- Prezzo di copertina: € 17,50
- Codice EAN: 9788889993187
mercoledì 29 febbraio 2012
La casa della seta - Rose Tremain (Tropea Edizioni)
Ora c’è una casa di pietra, tutta sola all’interno di una valle ombrosa. Le zanzare ronzano nelle notti buie, calde. La casa è conosciuta come un mas. Nelle crepe delle sue pietre, dove la malta si è sfaldata o è caduta, gli scorpioni si nascondono dal sole. E a volte ce n’è uno, nero e mortale, sulla parete della tua camera e Papà deve venire e... porta una mazza di legno o un martello. Il sangue gli arrossa il viso. Il colpo di martello lascia un segno sulla stuccatura. «Ecco fatto» dice lui. «Ora è tutto a posto. Non c’è più.»
Rose Tremain torna in libreria con un nuovo thriller psicologico ambientato in un angolo sperduto della campagna francese dove un uomo vive in quella che un tempo era stata una grande dimora adesso ridotta a un rudere abbandonato, il Mas Lunel.
A pochi passi da lui vive la sorella Audrun, una donna dal passato tormentato e segnato dalla violenza in famiglia, visceralmente legata al Mas Lunel e che vede la sua vita sconvolta nel momento in cui un ricco antiquario inglese si mostra interessato ad acquistare la proprietà.
La casa della seta è un romanzo che molto ricorda i melodrammi inglesi dell’800 (sulla quarta di copertina viene infatti paragonato a Casa Howard) ed è scritto quasi in punta di piedi, con un stile dolce e melodico che permette all’autrice di creare un vero e proprio metamondo in cui il lettore viene sapientemente guidato attraverso il racconto di queste vite infelici che si intrecciano tra loro.
Ognuno dei protagonisti sembra in fuga da qualcosa o alla disperata ricerca di un senso per la propria vita: Aramon e Audrun si trascinano senza ormai più nessuna speranza, l’uno ormai schiavo dell’alcol e la seconda imprigionata in un mondo che non esiste più, mentre Anthony Verey trova nel Mas Lunel un nuovo motivo per vivere, una inattesa strada che secondo le sue aspettative potrebbe condurlo serenamente verso gli ultimi anni di vita.
Il dramma familiare che narra l’autrice inglese è di quelli che lasciano il segno, nonostante una struttura in cui l’unico elemento misterioso sia facilmente risolvibile e intuibile, grazie alla forza dei personaggi e all’ambientazione che avvolge talmente tanto da apparire spesso come un libro illustrato. Il mondo in cui si svolgono le vicende è una sorta di luogo dell’al di là, un limbo costantemente in bilico tra incubo e realtà, dando spesso la sensazione che sia tutto frutto di un sogno. Perfino la scrittura della Tremain sembra cambiare nel momento in cui la vicenda è ambientata a Londra rispetto a quando narra le vicissitudini del Mas Lunel, consapevole della necessità di creare un profondo solco tra il mondo reale (la tristezza di una Londra fredda e distaccata) e la campagna francese (il lento proseguire della vita dei protagonisti imprigionati in un passato ancora attuale).
Articolo di Marcello Gagliani Caputo
Dettagli del libro
- Rose Tremain
- La casa della seta
- traduzione di Maria Barbara Piccioli
- pag. 287
- ISBN 9788855801881
- prezzo € 17,90
- Tropea Edizioni
- collana i narratori
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