giovedì 22 ottobre 2009

Pigmeo - Chuck Palahniuk



Il 2 ottobre 2009 sul quotidiano “La Repubblica” è apparsa una pesante stroncatura dell’ultima produzione di Chuck Palahniuk dal 2005 in poi, comprendendo “Cavie”, “Rabbia”, “Gang Bang” e l’ultimo uscito “Pigmeo”.
L’articolo, scritto da Gabriele Romagnoli, parla proprio di declino per lo scrittore, anzi cito testualmente le parole: “Requiem per un autore cult: Chuck Palahniuk 1996-2004. C´eravamo tanto amati, era stato un punto di riferimento, una sorgente di energia letteraria. Si è spento. Riposasse in pace.

Queste poche righe riassumono al meglio il contenuto del feroce articolo, che io non condivido ma che comunque rispetto, e non voglio stare qui a giudicare anche perché non sarebbe giusto. L’ho voluto citare semplicemente come punto di partenza per una serie di riflessioni.

Dunque. Io venero Palahniuk. Ne sono completamente dipendente. Ma so essere obiettiva, la qualità dei suoi lavori può non essere sempre costante (come del resto per tutti gli scrittori); raggiungere i livelli di “Fightclub ”, “Survivor” e “Soffocare” è cosa difficile. Magari anche il fatto stesso che Palahniuk sia uno scrittore così prolifico che sforna un libro all’anno, non lo aiuta. Però fin’ora, l’unico suo “passo falso”, se così si può definire, mi è sembrato “Gang Bang”, perché questo libro l’ho trovato meno sottile, meno cerebrale, meno provocatorio e meno spietato del solito, anzi tutto viene sbattuto in faccia con disgusto e nulla viene lasciato all’immaginazione. E poi, se vogliamo dirla tutta, ormai ai giorni d’oggi, in fatto di sesso, non stupisce più nulla.

Però, per quanto riguarda gli altri libri, non posso certo dire che Palahniuk dia segno di aver esaurito le cartucce, e “Pigmeo” secondo me, ne è la conferma, a partire dal tema trattato per finire allo stile.

Vediamo intanto la storia. 'Pygmy' è una dark comedy su terrorismo e razzismo. Il personaggio principale è uno studente straniero di 13 anni, spedito a studiare sei mesi in America presso una famiglia cristiana della classe media suburbana.
La verità nascosta è che Pygmy è un terrorista (agente numero 67), addestrato sin da piccolo nelle arti marziali, in chimica e all'odio verso gli Stati Uniti. Il suo comportamento è guidato da citazioni di uomini che hanno fatto la storia, come Hitler, Pinochet, Idi Amin, Bakunin, Che Guevara, Marx, Mao, etc. Egli ha sei mesi per costruire un progetto per una gara indetta dalla Fiera nazionale della Scienza. Se riuscirà, andrà a Washington per le finali e lì il progetto dovrebbe esplodere e uccidere milioni di persone...

Per sapere se Pigmeo riuscirà a portare a termine il suo piano, dovete leggere il libro ovviamente.

Già l’epigrafe è molto provocatoria: una frase di Hitler “Chi possiede la gioventù possiede il futuro”. Ma poi se ne trovano tante altre procedendo con la lettura, ne riporto qualcuna giusto per rendere l’idea:

  • “Non vedo perché l’uomo non dovrebbe essere crudele come la natura” (ancora Hitler)
  • “La passione per la distruzione è anche una passione creativa” (Bakunin)
  • “La guerra sta all’uomo come la maternità sta alla donna” (Mussolini)
  • “La morte di un uomo è una tragedia, la morte di milioni è statistica” (Iosif Stalin)
  • “Il bisogno di cacare dopo aver mangiato non significa che mangiare sia una perdita di tempo” (Mao Tse Tung).
Come praticamente tutti i libri di Palahniuk, anche “Pigmeo” si propone come satira indirizzata alla società americana; attraverso lo sguardo di Pigmeo, viene fuori un ritratto dell’America di oggi, grottesco, feroce, a tratti allucinante, a tratti esilarante, l’America con le sue manie e le sue degenerazioni. Tanto per citare una frase del socialista Johann Most, che viene riportata anche nel libro: “Chiunque guardi all’America potrà rendersene conto: la nave è guidata dalla stupidità, dalla corruzione o dal pregiudizio”.

Ciò che forse è nuovo invece, è il tema del terrorismo, peraltro azzeccato di questi tempi. E soprattutto il fatto che il terrorista sia un bambino di 13 anni.

Altro punto: lo stratagemma linguistico. Pigmeo è straniero, non parla bene inglese, per cui il suo linguaggio è completamente sgrammaticato e per molti lettori questo è un limite che li porta ad abbandonare la lettura dopo poche pagine. Effettivamente qui Palahniuk sperimenta una forma di scrittura che per me è semplicemente geniale, ad altri invece urta il sistema nervoso.

Ad un primo impatto potrebbe sembrare veramente ostico, ma vi assicuro che poi ci si abitua, anzi secondo me, la forza del libro sta proprio in questa sperimentazione linguistica; se Pigmeo parlasse normalmente non sarebbe la stessa cosa. Ci sono delle descrizioni e dei passaggi che sono fantastici.

Per darvene un assaggio, riporto qualche stralcio. A pagina 10, quando la famiglia ospitante preleva Pigmeo all’aeroporto, lui la descrive così:

Famiglia ospite di operativo me attende, braccia di ospite piega gomito e scuote dita di ospite a scopo coglie attenzione di questo agente. Famiglia ospite grida, braccia alte con dita in movimento. A scopo cronaca: ospite padre appare come vasta vacca respirante fetore putrido, dieta pesante con carne morta di macello, muggisce puzza di respiro Viagra quando muove braccio a scopo prende mano di operativo me.

Le descrizioni della moglie e dei due figli sono ancora peggio.

A pagina 27, Pigmeo arriva “a struttura distribuzione propaganda di religione di città” (che non è altro che la chiesa) e lì vede “falsa statua di maschio gessoso morto di tortura contro due bastoni incrociati, mano e piede dipinto con falso rosso sangue.” Lascio a voi immaginare cosa possa essere…

Quindi non lasciatevi spaventare da questo “non linguaggio”; certo non è semplicissimo e merita un po’ di concentrazione altrimenti potreste non comprendere bene alcuni passaggi, ma alla fine il libro vi catturerà e vi appagherà. Io stessa ho sentito il bisogno di dosarlo, poche pagine al giorno, ma assaporate bene.

Questo è un libro che io consiglio vivamente ai fans di Palahniuk, a quelli che già sanno chi è questo scrittore in bilico tra genio e follia; per chi intendesse approcciarsi solo ora, consiglio invece di iniziare da “Fight club”, “Survivor” o “Soffocare”.

Per concludere vorrei specificare una cosa. L’edizione originale americana aveva un’altra copertina, sicuramente più attinente al libro: su fondo giallo accecante una figurina rossa tipo soldatino di Mao corre reggendo il proprio braccio mozzato che impugna il libretto del leader. La Mondadori invece ha pensato di metterci una bonazza in lingerie gialla su fondo giallo che si accende una bomba, e onestamente non c’entra nulla. Peccato per la scelta, ma non è ovviamente colpa di Palahniuk.

Riporto qui di seguito la copertina americana, perché merita di essere vista.



Articolo di Vivara

Dettagli del libro
  • Autore: Palahniuk Chuck
  • Editore: Mondadori
  • Genere: letterature straniere: testi
  • Collana: Strade blu
  • ISBN: 8804593849
  • ISBN-13: 9788804593843
  • Data pubblicazione: 29 Sep 09

18 commenti:

Lofi ha detto...

Bella recensione. Avevo già letto qualche commento riguardo questo libro e un po' tutti dissentivano sull'uso di un linguaggio così complesso. In effetti dagli stralci letti sembra di sentire parlare un po' ET e un po' un gambero di DISTRICT 9.

IL KILLER MANTOVANO ha detto...

Alessia "Vivara" esordisce con un articolo da leccarsi i baffi.
L'abbiamo corteggiata fortemente per averla in redazione e sapevamo di portare in seno al gruppo un pezzo da novanta.
Davvero i miei più grandi complimenti!!!!!
Tornando a Palahniuk sono un po' timoroso ad iniziare a leggere suoi romanzi perchè mi sembrano troppo "Fuori melone" per i miei gusti più moderati anche se la brava Alessia mi sta facendo una capa tanta e lentamente sta abbattendo i miei preconcetti :-)
Brava Alessia, orgogliosi di averti tra di noi!!!

Marta ha detto...

Parlo da punto di vista, di una persona che non ha mai letto nulla di questo autore, ma che intende rimediare al più presto.
Premessa indispensabile per dire che l'articolo, ben scritto, ben motivato mi ha catturato del tutto, mettendomi adosso la voglia di iniziare la lettura di Palahniuk al più presto :)

Lofi ha detto...

Mi ero dimenticato di fare i complimenti ad Alessia "Vivara". Riparo subito quotando una per una le parole del Killer. Vorrei sapere se qualcuno ha notizie del traduttore (Matteo Colombo mi pare). Voci lo danno fuggito in Tibet per superare il trauma. :)) A parte gli scherzi, credo che sia stato un lavoro difficilissimo.

Al Custerlina ha detto...

mi ha convinto più Vivara a prenderlo che Romagnoli a non prenderlo.
Come (quasi) sempre, atroci le copertine italiane!

Carol ha detto...

Anch'io "venero" Chuck :D E' senza dubbio uno dei miei scrittori preferiti e posso dire che non mi ha mai delusa... Solo con "Cavie" ha tradito leggermente le mie aspettative, ma è colpa mia che mi aspettavo TROPPO da quel libro vista la trama :) Per il resto mi sono sempre divorata i suoi libri con piacere e non vedo l'ora di avere tra le mani questo "Pigmeo"! Trama interessantissima!!!
Complimentissimi Vivara!!

Vivara ha detto...

Grazie a tutti per gli apprezzamenti;-)
In questo articolo io ci ho messo tutto il mio amore per Palahniuk...
Ho sentito anch'io di molti che hanno abbandonato "Pigmeo" per lo stile linguistico, per me invece, come ho già scritto nell'articolo, ci si abitua, non è poi così terribile. E' un pò come leggere "Arancia meccanica" di Burgess, all'inizio si rimane un pò perplessi ma alla fine si parla come Alex;-)
E qui è lo stesso...
Ci tengo ancora a ribadire però che, per chi intendesse approcciarsi ora a Palahniuk, meglio iniziare da altri titoli.
Grazie ancora a tutti!
Ciao
^_*

Linda80 ha detto...

Alessia, si vede proprio che ci hai messo tutto il tuo amore per Palahniuk, complimenti per il bellissimo articolo! Finora i libri che ho letto mi sono piaciuti tutti, in particolare Ninna Nanna e Invisible Monsters... comunque trovo che non sia una lettura adatta a tutti, lui è davvero fuori di melone!!! ;-)

Sacha Naspini ha detto...

Io ho letto TUTTO di Palahniuk. Tutto. Pigmeo l'ho preso al volo, ma è il suo primo romanzo che è rimasto lì alla cinquantesima pagina. Secondo me chiede un compromesso troppo grosso al lettore, solo questo. Non ho - preventivamente - dubbi sull'efficacia della storia, sono certo che funziona. Ma la prospettiva narrativa è davvero troppo schiacciante e stronca il flusso della lettura. Magari lo leggo tra un anno e mi butta fuori di cervello; per il momento non riesco che a centellinarlo tra una sosta al bagno e l'altra, quei cinque minuti e stop.

Matteo ha detto...

Bellissima recensione, Alessia. Complimenti.
A me personalmente hanno parlato malissimo di questo libro. Gente che lo ha preso, ha letto le prime 20 pagine e lo ha immediatamente rivenduto. Effettivamente da qualche anno Pahlaniuk si è assestato su livelli bassi, non da lui.

Matteo ha detto...

Bellissima recensione, Alessia. Complimenti.
A me personalmente hanno parlato malissimo di questo libro. Gente che lo ha preso, ha letto le prime 20 pagine e lo ha immediatamente rivenduto. Effettivamente da qualche anno Pahlaniuk si è assestato su livelli bassi, non da lui.

Vivara ha detto...

Io continuo a pensare che non sia così terribile il "non linguaggio" usato da C.P. in Pigmeo...dopo pochi capitoli se ne ha già padronanza. Comunque sono pareri, ovvio, ci mancherebbe!
Inoltre, come ha detto Linda, Palahniuk NON E' PER TUTTI, questo va sottolineato.

Sacha Naspini ha detto...

Finito. E' un altro film che ci aspetta. Viene fuori una sceneggiatura da paura,leggerlo da romanzo è ostico, ma effettivamente quando ti fai squadrare il cervello ti prende la cavalcata; per qualche giorno "pensi" in quel modo lì. Alla fine della ruota: poteva giocarlo mooolto meglio. Ma funziona. Cazzo, se funziona. Ottimo Chuck. Sempre.
Per controbattere a sopra:
RABBIA è male?
NINNA NANNA è male?
SOFFOCARE è male?
GANG BANG è male?
CAVIE è male?
etc
dove "da qualche anno"?

E ha detto...

Anch'io adoro CP e ho letto TUTTI i suoi libri.
Inizialmente anch'io ero perplessa riguardo allo stile di quest'ultimo e mi sono augurata che non fosse scritto tutto così... ma non ho pensato nemmeno per un attimo di abbandonare la lettura: e ho fatto bene. E' un libro che definirei geniale.
In risposta a Sacha: tanti libri di CP sarebbero, parere personale, dei bellissimi film...ma perchè non li fanno? Ho visto "Soffocare" e non mi è piaciuto, non c'è paragone con il libro, è un altro pianeta.
"Fight Club" rimane l'unico al momento.
A me "Cavie" è piaciuto moltissimo e mi piacerebbe vederlo in film, chissà.

Joe R. Reale ha detto...

TRa l'altro il "riposasse" in pace l'italiano e la grammatica del recensore della Repubblica. Piuttosto ripassi i congiuntivi, poi forse può ricomicniare a parlare di Palahniuk. Forse.

Mauro Bartoletti ha detto...

Ho abbandonato pochi libri. A mia memoria solo due. Pigmeo è il terzo.

Gli esperimenti con l'io narrante mi piacciono molto: ho trovato dirompente lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon.
Anche in quel caso lo stile adottato è parte integrante dello sforzo di costruzione del personaggio, ma la lettura non ne è mai penalizza.

In Pigmeo, invece, ho trovato veramente eccessiva la scelta.

M.

Anonimo ha detto...

A parte il film "Fight Club", la mia desolante ignoranza mi aveva tenuta lontana dall'autore ed ho avuto "Pigmeo" per le mani casualmente: l'ho adorato! Come ha detto qualcuno precedentemente, ho pensato con lo stesso linguaggio del libro per un pezzo ed è stato illuminante sotto molti profili.
Ho inoltre avuto la stessa reazione di Joe riguardo al commento iniziale dell'esimio giornalista.
M.

Michele Ponte ha detto...

Il libro è davvero figo e appena ci si abitua allo stile diventa stupendo!
Bello pure il finale.