martedì 29 settembre 2009

Intervista a Sacha Naspini



Corpi Freddi: Presentati ai nostri lettori...

Sacha Naspini: Maschio, razza bianca. Per vivere faccio di grafica e scrivo romanzi. Quando mi capita viaggio, e cerco di farlo capitare spesso.

CF: Classe ‘76 e già hai all’attivo tanti romanzi pubblicati. È innegabile che scrivi tanto, così come è evidente che gli editori hanno molto rispetto di ciò che scrivi. Qual è il tuo segreto?

SN:  Lettura e indole, credo sia tutto qui. Scrivo molto, ma questo non perché sia un fenomeno o qualcosa del genere. Di dieci soggetti che attacco, forse ne chiudo uno. Forse. Anche se la soffro un casino, mi piace tutta quella parte preliminare, quando imposto una storia. Il problema è che una storia mi può anche piacere da morire, però se non trovo l’intonazione giusta, poi tendo ad abbandonarla. Insomma, rileggendo mi deve fare un buco in pancia, sennò lascio tutto lì. Ho una cartella “Bozze” che esplode, e intanto decanta. Poi riprendo cose e le rimanipolo. Ma anche se blocco un progetto al capitolo diciotto, non sento mai tutto quel tempo buttato via. È sempre studio, esperimento di scrittura. Se non scrivo divento brutto, mi hanno fatto così. Lo farei anche se non pubblicassi niente, e per secoli e secoli è successo proprio questo. Poi un giorno decisi di mandare in giro qualcosa, e dopo un po’ è uscito L’ingrato. Era il marzo del 2006. Mi piacerebbe non farlo finire più, da tre anni a questa parte la mia vita è cadenzata dal ritmo dei romanzi in uscita. È un bel modo per tirare avanti.

CF: Una cosa che però salta all' occhio è che ogni libro ha un editore diverso dal precedente. Come mai non c'è una continuità dal punto di vista editoriale?


SN: Non sono uno che a vent’anni anni è uscito a schianto con Einaudi o Mondadori, e questa la considero un po’ una fortuna. Mi sono guadagnato ogni singolo contratto con le mie mani, a suon di magoni e tutto il resto. Mi piacciono quegli scrittori che si sono fatti dal basso, rosicando centimetro dopo centimetro ogni singolo pezzo di strada. Questi scrittori sono un po’ come una band che comincia dalle cantine, poi approdano sul palco sgangherato della festa di paese, poi ecco il primo locale, il primo demo… Per me ci sono scrittori da treno e scrittori da aereo. I primi si sparano tutto il paesaggio, aspettano ore e ore una coincidenza in certe vecchie stazioni scalcinate dormendo con la testa sopra ai bagagli. Gli altri partono e zac, arrivano subito dall’altra parte del mondo. Spesso come vengono, se ne vanno. Io adoro gli scrittori da treno, perché se ne vanno in giro con le budella in mano, e poi nelle pagine questa cosa si sente. La mia fortuna è stata quella di trovare sempre editori seri e appassionati al mio lavoro, che hanno accettato le mie virate di stile e tutto il resto. Di stazione in stazione. Be’, adesso credo di averne trovata una bella, dove fermarmi davvero per un bel po’.

CF: Sempre per rimanere in tema, una persona che considero un grande della piccola editoria, Gordiano Lupi, sul sito del Foglio Letterario, scrive: "Ci siamo fatti scappare un grande romanzo maremmano come L’ingrato". Come mai non l'hai pubblicato col Foglio Letterario? E che rapporti hai con Gordiano Lupi?

SN: Quando cominciai a mandare in giro L’ingrato ricevetti quasi subito la proposta da Effequ, e accettai. Il foglio è semplicemente arrivata dopo, ma quello fu uno dei modi per entrare in contatto. L’anno successivo pubblicai con loro I sassi, che adesso è alla seconda edizione e continua ad andare avanti benissimo – a breve, forse, anche delle belle novità legate a questo libro. Entrai in contatto con Il foglio proprio mentre la loro grafica dell’epoca stava lasciando il lavoro, e Lupi, sapendo che ci vivevo un po’ da freelance, mi propose un ruolo attivo nella redazione. A tutt’oggi continuo a collaborare con Il foglio come grafico di copertina e impaginatore. Per quanto riguarda il mio rapporto con Lupi, be’, in questi ultimi due anni mi ha dato mille opportunità, mi ha coinvolto in tantissime situazioni dandomi un mare di occasioni per crescere, e questo credo che possa dire tutto.

CF: A quale dei tuoi romanzi scritti sei più legato? Perché?

SN: Sono banale: a tutti. (E adesso grondo banalità a getto) Ma di solito mi galvanizzo ripensando all’ultimo che ho scritto. I cariolanti, che esce a ottobre per Elliot, è quello che al momento sento di più – per ovvie ragioni, anche. Non so come verrà accolta questa storia, con tutta quella visceralità bestiale messa in evidenza, ma se una cosa è certa, è che mi ci sono svuotato parecchio. Quando mi vengono in mente delle parti di questo libro, sento un tonfo alla bocca dello stomaco, e allora sguazzo un po’ in quest’attesa.

CF: Con NEVER ALONE sei arrivato finalista al Premio Editoria Indipendente, com'è andata?


SN: Ancora non ho notizie precise. Voras sta comunque monitorando la situazione, se c’è qualche novità mi avvisano di sicuro. Credo che debbano ancora stendere la rosa dei segnalati, dei vincitori… Ma mi è piaciuto un casino il commento che hanno fatto al mio libro sul sito del concorso. Durante la stesura di Never alone pensavo spesso a come potrebbe reagire un adolescente di oggi a quella storia. Quest’inverno forse farò un ciclo di incontri nelle scuole medie, per parlarne direttamente con loro (a patto che i presidi decidano di dare il libro in lettura agli studenti, cosa assolutamente non certa). L’adolescenza è un periodo della vita che mi interessa moltissimo raccontare, con tutte le sue forme molli, tutti quegli angolini bui che vengono in superficie pieni zeppi di schifezze e confusioni varie…

CF: Non sto a chiederti quale sia il tuo autore preferito o che ti ha più influenzato, ma vorrei sapere da te, quali autori invece proprio non sopporti o di cui proprio non riesci a finire i libri.

SN: Di nomi non ne faccio. Mi fanno schifo quasi tutti i libri da buh, ti faccio paura come nei fumetti. Sopporto poco e male anche le storie di detective e cose così. Con questo non voglio dire che per me tutta la letteratura di genere potrebbe anche sparire, anzi. La contaminazione per me è una bella, bellissima cosa, a patto che non ne faccia le spese il tocco d’autore, tutto qui.

CF: Oltre ad essere un (ottimo) autore di romanzi, scrivi anche testi musicali col tuo gruppo, i “Vaderrando” (http://www.vaderrando.it/). C’è un connubio tra la scrittura editoriale e quella musicale?

SN: La musica è stato un bel colpo di testa che dai quattordici mi sono portato dietro fino a un paio di anni fa. Mi ha tolto e mi ha dato tanto, e di certo continuerà a esistere nella mia vita, in modo attivo. Mi ha insegnato molto, specie sul gioco del “non detto”. La musica ha la capacità di amplificare, rendere diverso il senso delle parole che incastri in un giro d’accordi. E poi c’è il rigore a cui non puoi sottrarti. Nella pagina bianca tutto questo si espande a dismisura, e lì parte la vera sfida. Non hai una base, sotto, te la devi costruire da solo, con un silenzio a squarciagola. Di certo è più semplice scrivere un buon pezzo che un buon romanzo.

CF: A Ottobre uscirà il tuo primo romanzo per la grande editoria, I cariolanti per la Elliot Edizioni - Collana Heroes. Chi o cosa sono I cariolanti? Parlaci un po’ di questo romanzo.


SN: I cariolanti. Be’, questa è la prima volta in assoluto che ne parlo in maniera concreta, in attesa dell’uscita. I cariolanti mi è venuto giù da solo, in pochi giorni. Era gennaio di quest’anno e assillavo tutti quelli che conosco per farmi raccontare aneddoti particolari, qualsiasi cosa che mi desse un gancio per la storia che mi girava in testa. Volevo scrivere qualcosa di veramente eccessivo e credibile, con un’intonazione magari anomala, tutta a getto, che partisse dalla vena che sentivo in quel momento. Alla fine incappai in questa favoletta de I cariolanti che all’inizio del secolo scorso le madri raccontavano ai propri bambini per farli addormentare. I cariolanti. Appena ho sentito queste parole, mi è venuta pam, una folgorazione. Dentro ci sentivo tutto quello che volevo dire: fame, disperazione vera, animalità. Neanche una settimana dopo avevo la mia prima stesura bell’e pronta, ma aspettai a mandarla in giro. C’erano delle parti che non mi convincevano molto, avevo il dubbio che il lettore le potesse trovare “di genere”, e cercavo una soluzione, che fu più o meno questa: perché se un leone sbrana una gazzella è natura e se un cannibale fa a pezzetti qualcuno è splatter? Ne I cariolanti non si parla di cannibali, ma anche un po’ sì. Il personaggio principale vive i primi anni della sua vita in un buco sottoterra, in mezzo al bosco, con i suoi genitori. Bastiano si trova lì perché suo padre ha deciso di disertare alla prima guerra, per prendersi cura della famiglia. Le prime cose che Bastiano conosce sono la fame e l’adattamento a una realtà non ostile, di più. Da lì parte la storia, tutti i capitoli seguenti sono fotogrammi della sua vita. Una vita in cui i valori, l’amore, la paura, tutto fa capo all’istinto puro, alla bestialità animale pura.



CF: Peraltro verrai coaudiuvato da un grande editor, Massimiliano Governi (autore dei romanzi "Il calciatore" - Baldini e Castoldi - e "L'uomo che brucia" per Einaudi). Com’è lavorare con lui?

SN: Be’, che dire. Essere contattati da uno dei più famosi talentscout italiani, da uno scrittore come lui, editor per grandi realtà editoriali, sul momento ti toglie un bel po’ il fiato. Nel senso che a pensarci ci resto secco anche adesso che abbiamo chiuso il lavoro e I cariolanti è andato in stampa… Massimiliano Governi è di una disponibilità e una pazienza spiazzanti, non te lo aspetti da uno come lui. Attento alle minime scorie – una storia è fatta di particolari – ti costringe a vedere e rivedere il testo, discutendo con te ogni singola parte nel dettaglio, sopra e sotto le righe. Si è preso cura del mio libro come se fosse suo, con la stessa passione e lo stesso entusiasmo. Inoltre ha uno staff pazzesco, di ragazzi superpreparati. Per uno come me che viaggiava di stazione in stazione è stata un’esperienza folgorante.

CF: La Elliot ti ha messo dei paletti nella stesura di questo romanzo?


SN: Assolutamente no. Quello che è in stampa è esattamente il testo che ho presentato alla casa editrice a marzo di quest’anno. I cariolanti era già scritto. Ricordo che Governi, quando ci siamo incontrati in redazione con tutto lo staff di Elliot, disse una cosa che mi lasciò mezzo morto su quella sedia. Parlando de I cariolanti, a un certo punto disse: “Il miglior Ammanniti riscritto da Cassola e qualcun altro. Be’, è evidente che di quest’ultimo ci interessa tantissimo…”. Tutto questo per dire che in Elliot sono certamente interessati a salvaguardare la parte d’autore di un testo, cosa abbastanza rara di questi tempi in cui tutti si omologano, si stratificano seguendo le leggi della medietà e della vendita. Rispetto alla bozza originale, ne I cariolanti ci sono solo degli accorgimenti necessari che mi sono stati segnalati dallo staff e da Governi. Piccole scorie, niente di più. In fase di revisione ho integrato un nuovo capitolo, assolutamente necessario per riparare a una virata temporale effettivamente troppo brusca.

CF: Di certo questo salto, non ti porterà ad allontanarti dalla piccola editoria, visto che a breve hai anche pubblicato un altro romanzo per la Voras, Never Alone, e un mini romanzo, Cento per Cento, per la Historica Edizioni.

SN: Fa tutto parte del viaggio. Adesso sono sotto contratto con Elliot, e non posso permettermi di saltare da un fiore all’altro come prima. Elliot ha l’opzione di prima lettura delle mie cose per i prossimi cinque anni. Quando ho firmato con loro, gli altri progetti erano già in corsa, e allo stesso modo firmati. Ma ricevuto il benestare, non mancheranno collaborazioni esterne di qualsiasi genere, soprattutto con chi in questi ultimi tempi ha investito e creduto nelle mie cose.

CF: Parlaci della piccola editoria vista dal di dentro e dal tuo punto di vista…

SN: Nell’ambiente della piccola e media editoria ci sono un sacco di squali, ma anche gente che lavora benissimo e con passione. Bisogna stare sempre in guardia e fare scelte oculatissime. C’è chi fa pagare cinquemila euro per pubblicarti un libro da mandare al macero il mese dopo, se non di più. Già un’altra cosa è acquistare delle copie scontate scopo promozione, a patto che non si parli di cifre assurde, se uno decide di cominciare così. Ma ci sono anche case editrici che investono a pieno, secondo le loro forze, e vanno scovate con il lanternino. In questo senso sono sempre stato fortunato, ma anch’io qualche scottatura l’ho avuta, specie sui racconti che davo per certe antologie, per poi vedermi recapitare a casa la mia copia “omaggio” in contrassegno, al modico prezzo di. A parte questo, c’è anche un altro bel mondo in subbuglio, serio e di progetto, in cui stringi rapporti con persone davvero speciali.

CF: La redazione dei Corpi Freddi, ha sempre avuto una certa affinità col mondo dell' editoria underground, e sin dalla nascita del nostro sito, abbiamo sempre cercato di recensire e intervistare autori di quest’anfratto dell’editoria. Da qualche tempo a questa parte anche le testate "più grandi" dell' informazione, sembra che si siano accorti che non esiste solo la Mondadori o la Einaudi, come case editrici in Italia. Sta di fatto che l’Italia rimane uno dei Paesi europei dove si legge meno e dove si stampa una cosa come 150 libri al giorno. Che ne pensi?


SN: Se pensi che ogni giorno escono centocinquanta libri solo in Italia, non scrivi più. Ti dici: “Chi me lo fa fare”. Io faccio così: testa bassa e lavorare. Intorno ti vortica tutto quel macello, e come accendi Internet tutti hanno scritto un libro. Tutti vogliono scrivere un libro. Con certe case editrici in circolazione, ti ci vuole niente a pubblicare le tue “Memorie dell’estate con Carla”, basta che paghi, così puoi andare su Facebook e dire a tutti i tuoi amici: “Ehi, ho scritto un libro!”. Riempiono un bel po’ la bocca queste parole. Non so se dico una cosa impopolare, ma sono dell’idea che per un autore, arrivare a “vette editoriali di spicco”, sia l’unica soluzione. Dici Mondadori, ma estendo il discorso un po’ a tutte le altre. Il problema è arrivare a quelle scrivanie. Però se vuoi provare a fare il lavoro di scrittore, devi arrivare da quelle parti, non ci sono cristi – non c’è solo Mondadori, ovvio. Se è vero che in Italia si legge poco, quel poco che si legge arriva in gran parte dalla grande editoria, credo. Davvero, alla fine non trovo altre soluzioni. Non dico che sia giusto, ma è così. Parlo dalla parte di chi vuole vivere facendo l’autore, non di chi ha l’hobby di. Una “Edizioni Tanta passione ma pochi soldi” come può tirarti in diecimila copie? Per natura sono allergico a qualsiasi tipo di egemonia, figurati come mi posso sentire pensando a quella culturale che c’è in Italia. Insomma, alla fine rispondo con una domanda, questa: è più deleteria Mondadori che pubblica duecento libri l’anno – faccio per dire, non ho idea di quale sia la cifra – invadendo i circuiti distributivi e le librerie, o Edizioni Pincopallino che ne butta fuori altrettanti a spese degli autori, senza editing, distribuzione e mandandoli al macero tre settimane dopo? La risposta è stare a mezza strada per l’eternità? C’è da dire che la vera editoria di progetto ha dalla sua la carta della completa libertà di scelta, che non è poco. Be’, potrebbe essere un argomento da discutere in Corpi Freddi…

CF: Un enorme e sincero in bocca al lupo dal gruppo dei Corpi Freddi che trepidanti aspettano ottobre per I cariolanti.

SN: Grazie! Ovviamente sarete subito informati sull’uscita. Un abbraccio a tutti!




Ricordiamo ai nostri lettori che è presente sul nostro sito la recensione de "I Sassi"

Intervista di BodyCold

4 commenti:

Palazzo Lavarda ha detto...

Naspini mi aveva colpito fin dalla recensione de I sassi. Poi, quando ho letto l'immagine degli scrittori da treno e da aereo, mi ha folgorato definitivamente. E' vero che ancora non ho letto nulla di suo, ma a volte si sente l'affinità verso uno scrittore già da queste cose.
Enzo, per quando verremo a Roma, conto su di te per farmi trovare I sassi, innanzitutto.

BodyCold ha detto...

ok
contatto Gordiano Lupi e chiedo se verranno alla fiera a limite li facciamo portare lì :)
ma considera che a giorni esce il nuovo per la Elliot ^_^

Palazzo Lavarda ha detto...

E' questione di budget, Enzo: per il momento i 'fondi pro libri' sono bloccati ;-) A Roma, diciamo che avrò un certo margine, eheh... Al limite son disposta a prenderli anche entrambi.

Frankie Machine ha detto...

Sacha mi sa che coincide con i miei gusti, poi I Cariolanti hanno girato anche di qua, c'è qualcosa di tenebroso nella storia, acquisto probabile.