lunedì 9 luglio 2012

Intervista a Sophie Hannah - La culla Buia (Garzanti 2012)


CorpiFreddi: Sophie Hannah è una scrittrice inglese un po’ atipica, nel senso che difficilmente oltre Manica si trovano scrittrici donne che si occupano di thriller psicologico e visti i dati di vendita, lei lo fa anche molto bene. La prima domanda che vorrei porle è: esistono secondo lei, generi letterari più maschili e altri più femminili?

Sophie Hannah: E' una generalizzazione, ma io penso che alcuni libri attraggano più donne che uomini. Gli uomini tendono a preferire gialli che contengono esplosioni/ inseguimenti di macchine / le cospirazioni del FBI, mentre le donne sembrano preferire gialli psicologici basati sulle relazioni. I miei sono senza dubbio nella seconda categoria. Sebbene io abbia molti lettori uomini, a cui penso piaccia l'elemento di enigma dei miei romanzi, non c'è dubbio che la maggioranza dei miei lettori siano donne. Qualsiasi cosa succeda nella trama , il tema centrale  di tutti i miei libri  riguarda  donne che lottano per sopravvivere di fronte alla minaccia di annientamento.

CF: Come mai la scelta di questo genere letterario (thriller psicologico) per i suoi romanzi?

SH: Io sono sempre stata affascinata dalla psicologia - il carattere delle persone e cosa li fà comportare nei modi più disparati. Penso di aver sempre notato più stranezza nella normalità (comportamento normale), così in genere mi attengo a questa categoria. Cerco di assicurarmi sempre che i moventi dell'omicidio nei miei libri siano psicologicamente unici ed irresistibili, non solo il genere di moventi che è probabile che chiunque possa avere, ad esempio per eredità di soldi o altro.

CF: Ci parli un po’ del suo background letterario: gusti, i suoi inizi, ecc

SH: Ho scritto sempre, sin da quando ero una bambina. Appena ho imparato a scrivere, tutto ciò che suscitava il mio interesse, lo utilizzavo per costruire storie e poesie - penso di essere vissuta totalmente in un mondo di fantasia per la maggior parte del tempo!. Sin da bambina mi appassionai alle storie di mistero - ho amato  “I sette misteri segreti” di Enid Blyton e all'età di dodici anni ho scoperto Agata Christie. Avevo diciotto anni quando decisi di provare io a scrivere un romanzo del mistero e trentaquattro anni dopo ne ho scritto uno che non è poi tanto male! Sono anche una poetessa e ho pubblicato cinque raccolte di poesie. Questo ( la poesia ) è ciò che ho amato fin dall'infanzia.

CF: Parliamo del suo nuovo romanzo "La culla buia". Il tema trattato dall’incipit è davvero molto crudo. Tre donne vivono l’incubo di tutte le madri, trovare il proprio figlioletto morto nella culla. Il romanzo poi si evolve parlando della vita da recluse delle rispettive madri condannate erroneamente dalla giustizia per infanticidio. Ci parli di questo libro.

SH: Direi che è un giallo sull'ambiguità morale. Non ho voluto creare i soliti " buoni" e "cattivi", perché trovo più interessante esplorare le ambiguità morali. Quindi, anche se ci sono molti personaggi che danneggiano gli altri e perfino li uccidono in alcune occasioni, non c'è nessuno ( neanche fuori ) che sia completamente cattivo, neanche la persona che risulta essere l'assassino. Il killer viene fuori brutalmente perché è colmo di dolore. Non c'è una morale totalmente nera o totalmente bianca in questo romanzo, tutti hanno commesso dei terribili errori. Questo è più vero nella mia visione della vita reale di uno scenario in cui i bravi ragazzi catturano i cattivi ragazzi! Penso che la maggior parte delle persone che causa gravi dolori agli altri , siano persone che per prime si trovino esse stesse in un grande dolore. Non stò scusando la violenza in generale, ma credo che questo aiuti a capire le sue radici. La storia parla di una produttrice TV, Fliss, che stà facendo un documentario su tre donne accusate di aver ucciso i loro bambini, poi qualcuno tenta di uccidere queste stesse donne ed anche Fliss si troverà in pericolo.

CF: E’ stata ispirata da qualche fatto realmente accaduto per la stesura di questo romanzo?

SH: Il romanzo è stato influenzato da molti fatti di vita vera accaduti nel Regno Unito, come quelli di Sally Clark, Angela Cannings e Trupti Patel, che furono tutte accusate di aver ucciso i loro figli e tutte loro si dichiararono innocenti. Le condanne di Sally Clark e Angela Cannings e l'assoluzione di Trupti Patel, nonchè tutte le apparenti ed affascinanti contraddizioni che rendevano complicati questi casi, mi spinsero a scrivere " A Room Swept White". Questi erano casi in cui sembrava non esserci nessuna ragione evidente tranne ciò che veniva discusso come carattere medico. Nessuno potè testimoniare alcunchè, nessuno conosceva nulla realmente, fu solamente uno scambio di testimonianze fra un esperto di analisi dei tessuti contro un altro. La cosa che mi interessò di più fu come dapprima Clark e Cannings furono demonizzate e poi più tardi quando furono rilasciate, l'esperto che aveva testimoniato contro entrambe, il Professore ( Sir ) Roy Meadow, fu perseguitato ed accusato di una caccia alle streghe contro povere madri. Quando queste donne furono rilasciate  gli fu detto che non erano più mostri assassini, ora erano delle tragiche vittime. Per tutto il tempo, la verità su cosa aveva causato la morte di quei bambini non cambiò e nessuno (a parte le donne coinvolte) ebbe la possibilità di conoscere con sicurezza cosa era successo. Vengo affascinata dalle storie che  raccontiamo con autorevolezza a noi stessi e a chiunque altro in assenza di fatti inappuntabili , questo sembra renderci ( come società ) ancora più certi ed ostinati quando c'è un ancora minore numero di fatti a nostra disposizione. Mi sono assicurata, comunque, quando ho scritto il libro, di creare casi romanzati piuttosto che basare i miei personaggi sulle specifiche di Clark, Cannings e Patel. Ho voluto sapere con certezza se i miei personaggi avevano o non avevano ucciso i lori bambini e avendo usato dei personaggi totalmente romanzati, ho potuto esser in grado di decidere questo senza falsificare la vera storia di nessuno.

CF: In un articolo scritto per noi da Brian Freeman (autore americano di thriller) ci si interrogava sui limiti legati alla morale che uno scrittore dovrebbe porsi quando scrive dei romanzi. Secondo lei, si può e si deve parlare di tutto nei libri o ci si deve porre dei limiti sui temi trattati nei romanzi?

SH: Penso e credo di aver potuto parlare di ogni cosa io abbia voluto parlare o che mi abbia interessato esplorare. Ci sono soggetti che non mi attraggono o non mi interessano, e su cui quindi non ho voluto scrivere, ma io non penso che ci sia alcun tabù negli argomenti del soggetto trattato. Tutto dipende da come ci si occupa sensibilmente e rispettosamente di un argomento cosi traumatico. Ho scritto su donne che sono passate attraverso terribili esperienze ma, alla fine, sopravvivendo a queste e uscendone fuori psicologicamente più forti, è chiaro che io sono dalla parte di chi è sopravvissuto. Penso che sia cruciale in un romanzo approcciarsi , qualsiasi sia l'argomento trattato, dalla parte giusta:  che è dove entra in gioco la moralità.

CF: Devo ammettere che la parte dove si parla dell’infanticidio è stata la parte più dolorosa del libro. Durante la stesura del romanzo non si è mai soffermata a pensare a questo trauma e dire: “ok è troppo anche per me. Cambio la trama”?

SH: Hai ragione, è veramente sconvolgente. Ma io penso che sarebbe peggiore se gli scrittori si nascondessero da un argomento sconvolgente o difficile. Il mondo è un luogo sconvolgente e difficile e la letteratura e la finzione devono confrontarsi con il vero contenuto della vita, piuttosto che con la sua superficie brillante.  Quando sto scrivendo, sono cosi concentrata sul libro come su un manufatto  e su come trovare tutti i vari pezzi e fili da collegare strutturalmente insieme , che questo diventa una sorta di barriera di sicurezza che mi protegge dall'argomento il più delle volte straziante. Ma fondamentalmente, credo che parlare di queste storie di sopravvivenza a grandi dolori e trauma possa sollevare e  che possa rendere gli uomini più ottimisti.

CF: In Italia il 70% delle persone che acquistano libri thriller, sono donne. Escludendo le sue lettrici di sempre, non crede che il tema trattato possa essere un deterrente verso l’acquisto del suo libro?

SH: No, non credo. Certamente nel Regno Unito, molte donne che non hanno perso i figli hanno letto ed amato questo libro ed anche molte donne che ne avevano perso uno o più per la Sindrome Improvvisa di Morte Infantile  lo hanno amato e sono state smisuratamente grate che qualcuno abbia finalmente scritto un romanzo sul genere di dolore che hanno dovuto attraversare. C'è un detto molto noto: "Noi leggiamo per sapere che non siamo soli" - penso che questo si applichi qui.

CF: Leggendo il suo libro, mi rendevo conto di quanto il potere mediatico dei mass-media, possano influenzare i giudizi delle persone. Si viene prima dipinti mostri crudeli e assassini dei propri figli e dopo essersi resi conto dell’errore giudiziario, le vittime sono quasi santificate.

SH: Credo che questo sia un modo per terrorizzare molte persone così che possano essere "dirette" dai media e permettere che le loro opinioni siano plasmate da ciò che i giornali vogliono che loro pensino. L'aspetto principale ( il filo conduttore ) del romanzo è l'agghiacciante osservazione di come realmente poche persone abbiano una mente veramente critica ed indipendente - quale in un mondo ideale, ognuno avrebbe.

CF: Quale, tra i libri da lei scritti, vorrebbe rivedere e riscrivere dopo anni? E perché?

SH: Penso che tutti i miei libri potrebbero essere migliorati, e che tutti abbiano difetti, ma complessivamente sono orgogliosa di loro e penso che siano i libri che ho voluto fossero. Se potessi, tuttavia, darei ad ogni libro un finale riscritto, solo per perfezionare le imperfezioni!

Intervista di Enzo "BodyCold" Carcello
Traduzione di Daniela "eccozucca" Contini

Trama del libro

L'incubo inizia sempre nello stesso modo. E stata una lunga nottata, il pianto del neonato intermittente, la stanchezza che ti attanaglia gli occhi. Ma finalmente, alle prime luci dell'alba, il bambino si è addormentato. E tu sei crollata dalla stanchezza. Solo pochi minuti, appena riaperti gli occhi sei subito corsa verso la culla per vedere le sue manine paffute protendersi verso di te. Ma il piccolo è immobile. Lo tocchi, e non respira più... Per molte donne questo è solo un brutto sogno da cui risvegliarsi in un bagno di sudore. Ma per Helen Yardley, Ray Hines e Sarah Jaggard l'incubo è continuato anche una volta sveglie. Il loro bambino è morto, senza una ragione apparente. Tutte sono state accusate di infanticidio e ci sono voluti lunghi processi e molti anni di prigione, prima che fossero scagionate. "Morte in culla" è il verdetto finale. Fliss Benson è una giovane produttrice televisiva, a cui viene affidato l'incarico di girare un documentario sulla loro vicenda. Questo è l'ultimo progetto a cui vorrebbe lavorare, perché riapre in lei una ferita mai sanata che riguarda il suo passato. La mattina in cui sta per rinunciare all'incarico riceve un biglietto con sedici cifre. Un biglietto oscuro e ricattatorio. A indagare sulla minaccia è la poliziotta Charlie Zailer, la quale scopre che gli stessi numeri sono stati inviati anche alle tre donne accusate di infanticidio.

Dettagli del libro
  • Formato: Rilegato
  • Editore: Garzanti Libri
  • Anno di pubblicazione 2012
  • Collana: Narratori moderni
  • Lingua: Italiano
  • Titolo originale: A Room Swept White
  • Lingua originale: Inglese
  • Pagine: 438
  • Traduttore: S. Lauzi
  • Codice EAN: 9788811681755



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