martedì 17 gennaio 2012

Venti corpi nella neve - Giuliano Pasini (TimeCrime 2012)



“Quando si arriva a compiere un delitto, qualcosa è già morto prima. E quella morte, che nessuno ha visto, che nessuno ha pianto, appartiene al futuro assassino" ( Yoric Malatesta - Dr Morgue- Ed. Star Comics )

"15 luglio 1944: Castello di Serravalle (Bo) - Zocca (Mo), dopo l'uccisione di due soldati tedeschi a Ciano - una frazione di Zocca (Mo) sul confine delle province di Modena e Bologna - la "Compagnia della morte" di stanza a Castello, comandata dal capitano Enrico Zanarini, rastrella una quarantina di persone della zona. Sottoposte a innumerevoli sevizie, venti di loro saranno poi impiccate il 18 luglio per rappresaglia a Boschi di Ciano, sul luogo dove erano stati uccisi i due militi tedeschi. I loro nomi sono sul monumento che oggi ricorda quell'eccidio."

Un piccolo piccolissimo borgo sull'Appennino tosco-emiliano. Un paese di quelli che sembrano usciti da una cartolina natalizia. Abbarbicati sulle rocce, incuneati tra le cime di montagne, che non hanno molto da invidiare alle "sorelle più grandi" che abbracciano i confini della nostra penisola, cinti da tornanti e strapiombi. Piccoli scrigni cesellati da trasparenze di ghiaccio e candore di neve d'inverno, quando anche il cielo sembra volerne custodire i contorni. Così in alto e così remoti che puoi pensare che solo buoni propositi e respiri fraganti di ossigeno nuovo siano possibili in tali luoghi. Che nulla, nulla di brutto verrà mai a prenderti lì o a ricordarti chi eri e chi sei. Ma come insegna la Storia, la neve durante il disgelo e finanche la solitudine più estrema, nessun
luogo è mai scevro dai ricordi, nè è solamente quello che appare alla vista.
Se ne accorgeranno gli abitanti di Case Rosse, sindaco e agente Manzini in testa, nati e cresciuti in quei luoghi, e il Commissario Roberto Serra, trasferitosi da Roma in quel presepe in miniatura.
Tre corpi giacciono supini accanto alla stele di pietra che svetta sul Monte della Libertà ( o Prà grand come lo chiamano in paese ), uccisi a colpi di fucile. Un uomo una donna ed una bambina, irriconoscibili i volti, devastati ognuno dalla potenza ravvicinata di un singolo proiettile. Un'esecuzione brutale che, nonostante la contaminazione involontaria (e volontaria ) della scena del crimine, lascia trasparire e sottointendere, dalla posizione dei corpi e degli spari, che non sia avvenuta lì e che nessuna pietà ha ammorbidito i contorni delle ombre che hanno inghiottito l'ultima luce di quegli occhi.
L'unica traccia "visibile" per scoprire l'identità delle vittime è racchiusa nei cerchietti d'oro all'indice dei due adulti. Una data di nozze ed i nomi. L'unica visibile, appunto. Quella che nessun altro può invece "toccare", inizia con quel profumo di fiori marcescenti che incomincia a vibrare nell'aria attorno al commissario Serra.
Quell' "emorragia di coscienza" ( come la definisce superbamente l'autore ) che si espande sulla battigia dell'anima mentre la marea del tremito articolare convulsa e spasmodica si ritrae. Con movimenti circolari disegna il perimetro, come in un girotondo di danza obbligata, sottolinea una bolla di spazio tutta intorno alle vittime. Lambisce le loro linee spezzate, ricomponendole negli occhi del Serra, che sente . "Sente" quello che gli occhi della bambina hanno visto ed udito. Come se tutti i sensi nell'ultimo istante si fossero mescolati per essere "trasmessi", insieme alla paura, al dolore, a chi, come il nostro, sà captarne il suono. La "Danza" è uno spartito di dolore. Da questo è "fuggito" il commissario, credendo di esserne ormai libero nel piccolo recinto ovattato di un borgo sperduto. Da questo e dal passato che gli ha inciso nelle membra e nell'anima questo dono, da una grande città che lo costringeva, con la realtà dei tanti crimini a "ballare", da medici e psichiatri e
le loro "inutili" cure e dall'"abbandono" del suo capo, il vicequestore Bernini e la sua ex compagna, ora ricomparsa proprio nello stesso paesino come medico.
Ma il passato, come la terra al principiare della primavera, non può essere trattenuto a lungo sotto una coltre di , apparentemente immacolati, silenzi. Come il dolore esige le sue lacrime ed il rancore la sua vendetta, i segni lasciati da una guerra ormai lontana, cresciuti e ramificatisi a formare il "tessuto" stesso dei paesani, reclamano attenzione, la riscossione del debito. Quella Linea Gotica che ha rappresentato il fronte di una guerra anche ( e soprattutto ) civile, non è stata ancora cancellata. Un mano assassina ( insospettabile fino alla fine del romanzo ) ne demarca ancora i contorni. Serra dovrà danzare..la pace, quella vera, si ottiene solo se tutti "i mostri" vengono portati alla luce.

Ho visto quel paesino, sono salita su quelle montagne, ho vissuto una guerra di cui non avevo che una semplice memoria narrativa, mi sono commossa fino alle lacrime, ho "danzato" persino..e tutto questo aprendo questo romanzo e leggendo la prima riga ..senza smettere fino alla fine.
Serra non è certamente ( come in un buon noir che si rispetti ) un poco problematico, confortante poliziotto alla Derrick, assomiglia forse più a Yoric Malatesta, coroner protagonista di una miniserie della Star Comics : Dr Morgue (la sua Danza è molto vicina alla "voce" di chi è stato ucciso che ascolta quest'ultimo) , o a Jason Gideon profiler FBI nella serie Criminal Minds, o ancora, a tutti quei "portatori di luce" che, nonostante le proprie cicatrici d'anima, hanno comunque forza e determinazione per cercare di arginare le ombre.
Pasini dice, in terza di copertina, di aver scritto per "pagare il debito" alla sua terra e alla sua famiglia..ora ne ha appena acceso un altro..con tutti gli appassionati di gialli, far "danzare" ancora il Commissario Serra.

Articolo di Daniela "eccozucca" Contini

Dettagli del libro

  • Formato: Rilegato
  • Editore: Time Crime
  • Anno di pubblicazione 2012
  • Collana: Narrativa
  • Lingua: Italiano
  • Pagine: 333
  • Codice EAN: 9788866880028

2 commenti:

Frankie Machine ha detto...

Già la storia accennata mi aveva fatto brillare un vivo interesse sull'opera prima di Pasini, in genere poi l'ambientazione di un noir tra nevi perenni mi provoca sempre un soprassalto di tensione, mancava solo la rece della Contini all'appello per dare seguito e considerazione alla prova di un nuovo autore italiano, qui nel mio scaffale.

Estrie ha detto...

Le atmosfere mi intrigano molto.
Lo leggerò.