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mercoledì 18 gennaio 2012

Intervista a Carlo Andrea Cappi (Il Visconte - Sperling Kupfer 2011)



Corpi Freddi: Com'è nata la collaborazione con Brera?

Andre Carlo Cappi: Da uno splendido libro su Don Giovanni curato da Brera quando dirigevo Alacran Edizioni. Da lì ho scoperto la sua vasta cultura, anche sul piano storico, e il suo talento per le lingue (traduce da otto lingue diverse). Per cui, quando è venuto a propormi di scrivere a quattro mani un romanzo di spionaggio ambientato nel XIX secolo, mi sono reso conto che era la grande occasione di scrivere un libro che a me, da solo, avrebbe richiesto decenni di preparazione.

CF: Come mai proprio un romanzo storico?

ACC: Brera è un grande conoscitore dell'Ottocento e l'occasione è stata il 150° anniversario dell'Unità d'Italia (o, più correttamente, della nascita del Regno d'Italia nel 1861). E' un periodo di cui abbiamo tutti una sommaria conoscenza scolastica, mentre in realtà gli intrighi che si nascondono dietro Risorgimento e Guerre d'Indipendenza sono materiale perfetto per gli autori di spionaggio e di avventura. Senza contare che dalla storia si ricavano spesso informazioni sul mondo in cui viviamo. Per esempio, la politica italiana di quei tempi era condizionata dalla Francia e da una potenza mitteleuropea di lingua tedesca, mentre l'Inghilterra voleva fare da sola e la Russia aveva i suoi interessi nascosti... mentre oggi invece, ehm...

CF: Confesso che uno dei libri più importanti della mia vita fu un saggio/manuale su come scrivere i thriller, “Elementi di tenebra. Manuale di scrittura thriller”. Un manuale di scrittura decisamente diverso da altri in commercio dove in fin dei conti ti si consiglia di leggere tantissimo prima di iniziare a scrivere. Parlami un po’ di questo libro.

ACC: Il libro è figlio di un'esperienza precedente, «Improvvisazioni d'autore», che insegnava a comprendere le tecniche di scrittura basandosi sulla lettura e mettendo in luce certi meccanismi. Anche «Elementi di tenebra» è in effetti un manuale di lettura consapevole, in cui ho cercato di spiegare l'evoluzione del genere, le tipologie e gli stereotipi. Il libro riassume anni di mie letture e interviste ad autori di tutto il mondo, che spiegano quello che fanno e perché. Naturalmente non si diventa scrittori per avere letto un libro ma, se lo si è già, un testo del genere permette di capire meglio ciò che si legge e trasformare ogni lettura in una lezione.

CF: Tornando a "Il visconte" quanto c'è di Cappi e quanto di Brera nella stesura del romanzo?

ACC: In principio era tutto di Brera, dal momento che l'idea è partita da lui. L'apparente divisione del lavoro doveva essere: a lui le parti più storiche (e le finezze linguistiche) e a me gli aspetti più giallo-spionistici. Ma alla fine è difficile dire quanto c'è dell'uno e dell'altro. Ci siamo contaminati a vicenda.

CF: Dal punto di vista meramente tecnico, come avete preparato questo romanzo? Vi incontravate spesso? Preparavate separatamente i vostri pezzi e li confrontavate?

ACC: Ci sono stati alcuni incontri di base per decidere la struttura del romanzo, poi il resto del lavoro è avvenuto via email, con qualche telefonata; anche perché Brera era spesso in Francia e io in Spagna. Ricordo una volta che il telefono mi si è messo a suonare con il nome «Paolo Brera» sul display mentre stavo attraversando di corsa l'interminabile aeroporto di Madrid per prendere una coincidenza al volo. In quel caso «Il Visconte» avrebbe rallentato la mia prestazione olimpionica.

CF: In questi anni il romanzo storico ha avuto un picco di interesse da parte dell’editoria in generale e dal punto di vista delle vendite. Come ti spieghi una cosa simile?

ACC: La storia è una miniera vasta e inesauribile di ambientazioni, anche se per scrivere un romanzo coerente di questo filone occorre una grande preparazione, per non prendere cantonate; ma anche, al tempo stesso, la capacità di far entrare il lettore in un mondo diverso senza essere troppo didascalici. In realtà il romanzo storico esiste da sempre e ha sempre avuto successo. Mi vengono in mente Angelica dei Golon e il capitano Hornblower di Forester, per arrivare nel campo del giallo storico ai romanzi di Anne Perry e a quelli di Danila Comastri Montanari. Forse in Italia ce ne stiamo rendendo conto solo da pochi anni. Di sicuro il giallo storico ha una caratteristica che non riescono più ad avere molti gialli contemporanei, condizionati dalle procedure di polizia, dallo spettrografo di massa e dall'esame del DNA: ha ancora una forte componente di confronto psicologico tra investigatore, assassino e vittima.

CF: Appassionato di fiction crime, oggi su fb ricordavi del doppio anniversario della nascita di uno dei personaggi che forse maggiormente ti ha cresciuto dal punto di vista letterario, 007.

ACC: Non ho difficoltà a dire che, quando a sei anni ho visto «Agente 007 Licenza di uccidere» ho capito quali sarebbero stati alcuni dei principali interessi della mia vita, uno di questi le donne. Il martini è venuto dopo. Non è stata l'unica influenza (cito sempre anche Hitchcock e gli spaghetti western tra le mie prime esperienze cinematografiche formative) ma sicuramente una passione che dura tuttora e che mi ha portato a scrivere saggi su 007, tradurre numerosi romanzi della serie, riscoprire un racconto dimenticato di Ian Fleming – che tre anni fa è stato inserito nell'edizione definitiva delle storie brevi di 007 – ed essere per qualche tempo anche l'editore italiano di James Bond.

CF: Altro personaggio a te caro è Diabolik. Anni fa recensimmo il bellissimo doppio libro dedicato proprio a Diabolik ed Eva Kant. Da dove nasce la passione per il fumetto?

ACC: La passione nasce... dai fumetti. La mia scoperta di Diabolik coincide come epoca con quella di 007 e mi ha aperto un mondo di avventure. Il sogno di molti lettori è quello di scrivere storie dei loro personaggi preferiti, una fortuna che, per quanto riguarda Diabolik ed Eva Kant, sono riuscito ad avere più volte nel corso dell'ultimo decennio. Nel loro caso, non mi sono avvicinato come «autore» che si appropria di un personaggio e come spesso avviene lo stravolge (del resto né i titolari dei diritti né i lettori, giustamente, me lo avrebbero consentito); ho preferito indagare nella psicologia dei personaggi come erano stati raccontati dalle sorelle Giussani e dagli sceneggiatori che hanno lavorato con loro in quaranta (quando ho cominciato) e cinquanta (oggi) anni di storie a fumetti. Tutto questo senza rinunciare né alla complessità romanzesca delle trame né all'azione che contraddistinguono questi personaggi.

CF: Altro progetto molto interessante è Borderfiction. Sito che si occupa di crime a 360 gradi che vede la partecipazione di nomi illustri del panorama letterario milanese. Parlacene un po’.

ACC: Borderfiction.com nasce per occuparsi non solo di crime story ma in generale di tutta la fiction di genere che abbia a che fare con l'avventura, la frontiera e la tensione, che si tratti di letteratura, fumetti, cinema e tv, La lista dei collaboratori comprendono anche firme al di fuori del panorama milanese o italiano, come Raymond Benson, già scrittore di molti romanzi di 007 e oggi autore di thriller originalissimi, ma anche docente di cinema a Chicago. E sto cercando di reclutare anche qualche altro nome illustre. Il territorio che vogliamo esplorare non è solo quello del giallo/noir in tutte le sue forme, ma anche quello dell'avventura, del western, della fantascienza, dell'orrore... e delle loro contaminazioni reciproche. E' il motivo per cui, in una mia rubrica, recupero film meno noti o dimenticati, alla ricerca di strade che valga la pena di percorrere per non scrivere (e leggere) sempre delle stesse cose, o almeno farlo in modo innovativo.

CF: Per finire vorrei concludere con una piccola considerazione. Non ho mai conosciuto in vita mia un gruppo affiatato come quello della combriccola milanese. Di Marino, Cappi, Pinketts, Narciso, Basilico, Canciani, ecc. Inutile chiedervi come vi siete incontrati perché di certo l’ amore per questo genere letterario credo sia stato il perno di tutto. Ma vi incontrate cosi spesso come volete farci credere? Io personalmente, per fare un esempio, ho imparato a conoscere più Pinketts, dai vostri aneddoti che dalle interviste dirette a lui.

ACC: Il primo punto di incontro milanese è stato la celebre «Libreria del Giallo», che oggi non esiste più. Poi ci sono stati i vari locali che hanno ospitato gli incontri con autori organizzati da Pinketts, spesso con la mia collaborazione, nel corso degli ultimi vent'anni. Da quindici anni uno dei luoghi di riferimento è l'Admiral Hotel, che ora ospita gli appuntamenti settimanali di Borderfiction. E vanno citati Le Trottoir, in cui vedo Pinketts almeno un paio di volte la settimana, e il negozio Bloodbuster, autentico luogo di perdizione per gli appassionati di cinema. Sì, ci si vede spesso e da queste serate sono nati progetti, riviste, case editrici e siti internet. Il tutto come volontariato culturale, non sorretto da fondi pubblici ma dai nostri... e dati i consumi alcolici di molti di noi possono essere costi molto gravosi!

CF: Tra gli emergenti usciti fuori in questi mesi, secondo te chi vale la pena leggere?

ACC: Quelli che nelle serate Borderfiction da qui fino all'estate si alterneranno ad autori già affermati... ma non ho ancora reso pubblico il calendario e non vorrei guastare le sorprese.

CF: Cosa bolle adesso in pentola? (e non mi rispondere la cassoeula :D)

ACC: Il mio settimo romanzo di Nightshade, firmato François Torrent, che sarà in edicola da Segretissimo Mondadori nell'agosto 2012, collegato a un progetto musicale che ancora per qualche settimana non posso rivelare. È un romanzo particolarmente importante, perché chiude un ciclo cominciato dieci anni fa e, auspicabilmente, ne aprirà un altro. D'altra parte la collana Segretissimo è uno dei laboratori più interessanti per la narrativa di genere e ha lettori fedeli ma esigenti, due elementi molto stimolanti per chi scrive.


Intervista di Enzo "BodyCold" Carcello

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