domenica 9 ottobre 2011

Il regno del sangue - Simon Clarke (Newton Compton 2006)


Ho aperto IL REGNO DEL SANGUE senza avere idea di cosa potermi aspettare da questo Simon Clark. Il suo viaggio post apocalittico in un’Inghilterra ormai distrutta ha molti pregi e molti difetti, molte ripetizioni e scene “già viste” ma anche molti spunti originali. Per questi motivi e queste mille contraddizioni non so se definire il romanzo come la solita rava e la solita fava che gira da anni nei libri di questo genere, o se fargli conquistare un gradino in più sopraelevandolo ad altri.
Non lo so e forse neanche ho voglia di generalizzare così tanto.
L’idea iniziale dell’autore credo fosse quella di raccontare la storia sotto forma di diario, se non che a volte se ne dimenticava.
Il tutto inizia con una festa nel giardino di Ben Cavallero, in una cittadina chiamata Fairburn, non tanto lontana da Leeds. Si festeggia la fine dell’anno scolastico e l’inizio dell’estate e centinaia di giovani si trovano a bere birra, chiacchierando come se niente fosse.
Per Simon Clark questa festa da inizio all’apocalisse.
Uno del gruppo, Stenno, ricompare dopo del tempo al campo con escoriazioni in ogni parte del corpo, sangue a coprirgli la pelle e negli occhi la pazzia. Grida come se avesse appena visto il diavolo e rifiuta le cure degli amici, per paura che in mezzo a loro ci fosse ancora qualcuno a fargli del male.
Si muovono tutti alla ricerca dei colpevoli, inoltrandosi nel bosco e dividendosi per avere più raggio d’azione.
La narrazione è vista principalmente con gli occhi di Rick, un aspirante chitarrista che sogna di girare il mondo con la sua band. Anche lui cammina tra gli alberi a cercare chi ha ridotto Stenno in quel modo ma un qualcosa o un qualcuno con una forza aliena lo fa finire faccia a terra e lo schiaccia al suolo come fosse una pressa. Vermi escono dal terreno intorno a lui, ritti sul corpicino come fossero dita di milioni di cadaveri.
Rick sviene, perde momentaneamente la memoria e torna come se niente fosse al parco davanti alla casa di Ben Cavallero, dove tutti sembrano aver perso interesse per il pestaggio e tornano a godersi la festa.
Dal giorno successivo un gas irritante sembra conquistare la cittadina, costringendo gli abitanti a uscire di casa e scappare verso la collina.
Di tanto in tanto qualcuno sussurra la presenza di uomini grigi, con la pelle spessa come il cuoio e occhi a mandorla rossi come il sangue.
Intanto Londra viene distrutta da un’inondazione e l’America distrutta da terremoti ed eruzioni vulcaniche. Tutto il mondo sembra implodere, le riserve di cibo incominciano a scarseggiare e compaiono i primi casi di cannibalismo.
Per Rick e il suo gruppo inizia una fuga da tutto e da tutti. Devono difendersi da altri rifugiati pronti ad uccidere per una scatola di fagioli, dai geyser di acqua bollente che esplodono dal terreno, dalle fiammate di gas metano che bruciano nel sottosuolo fino in superficie, dai maremoti e chi più ne ha più ne metta, e per ultimo dai grigi che compaiono all’improvviso e sembrano studiare quella strana razza che fino al giorno prima abitava la Terra.
IL REGNO DEL SANGUE quindi è in tutto e per tutto un romanzo post apocalittico, raccontato da un autore senza ottime doti narrative ma con indubbia bravura nel saper raccontare.
Un punto a favore per Simon Clark è il suo talento nel creare l’aspettativa nel lettore. Sa come premettere un avvenimento, anticipandolo e accompagnare chi legge fino al momento clou (che in realtà non è nulla di straordinario, ma più e più volte ha fatto in modo che io non staccassi il naso dalle pagine, mangiato vivo dalla curiosità).
A mio parere è stato anche bravo a inventarsi una storia, descrivendo bene tutti i personaggi e dando loro un ruolo. Rick per esempio è l’attore principale e quello nel quale il lettore si dovrebbe immedesimare. Ha vent’anni e fa fatica a credere che la sua adolescenza possa finita in quel modo, che l’esistenza come era abituato a viverla e la normale routine non esistessero più.
Commette sbagli, pentendosi di molte azioni dettate dalla paura. Non è quindi il classico ragazzo modello presente nei libri, è una persona qualunque e apprezzo la scelta di Clark nel raccontarlo così come se al suo posto ci fossi stato io.
Se questi aspetti danno un tono al libro, altri ne abbassano a mio avviso la qualità.
Prima di tutto non si vede un fine. Clark mette tanta carne al fuoco, fa accadere mille cose ma il lettore non vede una meta da raggiungere. Può essere la salvezza dall’apocalisse ma solo a scriverlo mi sembra una cosa un po’ troppo vasta e generale.
Caratteristica che non ho proprio sopportato di questo romanzo sono le continue scene di sesso, che io reputo in questo genere di libri il jolly da giocare quando lo scrittore ha perso la fantasia.
Che in uno scenario di distruzione e paura come può essere IL REGNO DEL SANGUE si usi il sesso come scappatoia, come isola felice per gli attori, come la smoking area in un aeroporto nella zona degli imbarchi (ci tengo molto a precisare quanto per me quegli angolini siano importanti), sono più che d’accordo. Ma quando si parla di pagine e pagine per spiegare un rapporto, a volte anche di un capitolo interamente dedicato a una scopata tra i boschi, con descrizioni più vicine a un romanzo porno, allora mi chiedo se non si potessero evitare o quantomeno, riassumere.
La fine mi ha abbastanza deluso, sia per quanto riguarda la questione “salvezza” che per la lotta contro gli uomini grigi. Deluso non perché me l’aspettassi, anzi… ma forse ci avrei messo qualcosa in più.

Articolo di Alessandro "dampy" Farese

Dettagli del libro
  • Autore: Simon Clark
  • Casa Editrice: Newton & Compton
  • Anno Edizione: 2006
  • Codice ISBN: 9788854106574
  • Pagine: 560
  • Prezzo: 9.90€

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