venerdì 7 ottobre 2011

La valigia sarda - Aritzeta Margarida (Il Maestrale 2011)


Da piccolo, affascinato da ciò che ancora non capiva, Manu Uriarte aveva cominciato ad amare i libri sotto il tavolo della biblioteca, perché racchiudevano il mistero, la chiave per capire tutto ciò che non gli volevano spiegare. Li apriva. Li sfogliava. Li leccava, i libri. Cosa significava leggere? Che rapporto c’èra tra quelle file di formiche nere ben allineate sulle pagine, e le parole vive che coglieva dentro di sé per nominare i desideri? Ho fame, ho sete, mi scappa la pipì… ho paura. Parole. Immagini. I libri parlano di quello? Li guardava, li girava, i libri. Sgranava gli occhi e un filo di bava gli colava agli angoli della bocca. Esplorava senza essere visto. Di nascosto. Nelle sue mani grassottelle, un libro diventava un oggetto meraviglioso.

Il vero protagonista di questo romanzo è il libro. Libri antichi, libri vecchi, manoscritti, romanzi. Tutto ruota intorno alle parole scritte su un foglio di carta.
La storia è ambientata prevalentemente in Sardegna, nella zona di Orgosolo, ma prende avvio nella città di Perpignan, dove Manu Uriarte, libraio antiquario di Barcellona, si reca inviato dall’anziano collezionista di libri antichi, Ferdinand Torrentà. Quest’ultimo insegue da anni il Rosenbach, vocabolario del 1502, per dimostrarne la vera esistenza. Manu Uriarte giunto a casa di Torrentà che non si era presentato all’appuntamento lo trova morto, riverso su una poltrona con il requiem di Mozart sparato a tutto volume dalle casse. Prima di fuggire raccoglie qualche testo antico buttato a terra dall’assassino. Lo scopo non era trafugarli ma salvarli dalla possibile danneggiamento e consegnarli successivamente alla famiglia.
Nei giorni successivi Manu Uriarte riceve una strana telefonata dell’avvocato di Torrentà che gli chiede dei manoscritti, a lui consegnati proprio da Torrentà, in una valigia molto tempo prima.
Da questo momento l’indagine si trasferisce in Sardegna ad Orgosolo, dove il libraio aveva portato la valigia, e dove trova l’amico Giacomino Calamida, esperto bibliotecario, che lo aiuta a seguire le strane richieste dell’avvocato che, a sua insaputa, li porta su una pista di manoscritti antichi, strani morti che in qualche modo si collegano a quella del collezionista.
Se vi aspettate di leggere un libro con serial killer, poliziotti arguti e trame complesse non è il romanzo che fa per voi. La verità è che, come dicevo al’inizio, i protagonisti sono i libri. Il cadavere è un collezionista di libri antichi, chi svolge le indagini è un libraio antiquario, quindi non esiste la figura del poliziotto, dell’ispettore e di qualsiasi stereotipo legato alle divise, il suo braccio destro è un esperto bibliotecario, e come se non bastasse le indagini sono più rivolte alla ricerca dell’unica copia del vocabolario del 1502 che dell’assassino di Torrentà.
La storia tarda un poco a dipanarsi ed a tratti risulta un po’ debole, priva di anima. Interessante la trovata e lo sviluppo. Come si può criticare un romanzo quando al centro della storia ci sono i libri, che tanto amiamo, che ci fanno compagnia in diversi momenti della nostra giornata ed animano la nostra vita.

Articolo di Fabrizio "Carpisa" Zaino

Dettagli del libro
  • Editore: Il Maestrale
  • Autore: Aritzeta Margarida
  • Argomento: Gialli, Horror, Thriller, Noir
  • Anno: 2011
  • Collana: Narrativa
  • Informazioni: pg. 478
  • Codice EAN: 9788864290294

2 commenti:

Mari ha detto...

Già, come si fa a criticare un libro che parla di libri?:) Gli autori spagnoli a quanto pare amano parlarne nelle loro storie, la recensione di Fabrizio mi ha infatti ricordato L'ombra del vento di Zafon!

Cristing ha detto...

E' vero Mari ora che mi ci fai pensare hai ragione anche ne L'ombra del vento si parlava di libri.... Bella recensione...