lunedì 10 ottobre 2011

Angel and Devil: InferNapoli - Peppe Lanzetta (Garzanti 2011)


Angel&Devil - coppia di recensori nel corpo di un solo lettore
(lettore che scrive, quindi più devil, dato il conflitto di interessi).

  • Peppe Lanzetta: InferNapoli
  • Garzanti, 2011
  • Romanzo; 261 pagine; 16,60 euro

- L’autore
Napoletano, del ’56. Scrive per il teatro, il cinema, la tv. Anche attore. Ha pubblicato un po’ di cose, soprattutto con Feltrinelli. Con Incendiami la vita (racconti, Feltrinelli 2007) consolida definitivamente il suo ritmo NapRapSound. Con "Un Messico napoletano" (romanzo, Feltrinelli 1994) mette in scena – creativamente – le “atmosfere” di quello che ci dirà Saviano anni dopo in forma di docudrama (o, se volete, anche quello che Marrazzo ci disse nel 1985 con Il Camorrista). Peppe Lanzetta è una voce grande, uno scrittore al quale molti noi che facciamo il suo stesso mestiere (e non solo napoletani) dobbiamo molto, uno scrittore al quale più di un lettore deve la conoscenza di atmosfere partenopee.

- Bandella
(link del sito Garzanti)


ANGEL

Non si sente il mare, poi si sente.
Lanzetta decide di raccontare un pezzetto del ‘nero napoletano’ con gli angoli della bocca all’insù. Sembrerebbe un sorriso sornione, a volte beffardo, altre volte sembrerebbe una mimica del disprezzo, del disgusto, come se avesse bevuto acqua di mare. Ma poi, perché uno dovrebbe bere acqua di mare?
I luogotenenti di Profumo hanno il nick dei personaggi di opere liriche. Falstaff, Figaro, Rigoletto, Parsifal, Lohengrin, Andrea Chénier. Peppe Lanzetta canta in questo romanzo, canta come un napoletano degli anni Cinquanta cantava le sue rimostranze alla vita (la fame, la sete, la nobiltà, la miseria) seduto davanti al suo basso sgarrupato, ovvero con un po’ di spensieratezza, nonostante le pene, con un po’ di consapevolezza in più, nonostante l’ignoranza, con amarezza melodrammatica ma simpatica, aspettando un sangue che presto o tardi si scioglie ma solo per un giorno.
Si sente la notte, poi non si sente più.
Piena di svolte drammaturgiche l’epica del boss Profumo. Le vicissitudini criminali si succedono con verosimile velocità da videoclip: in effetti, nel giro di un giorno (anche meno) a Napoli si decidono destini, si consumano tradimenti, si stringono alleanze di comodo (più alleanze!), si implementano bisinìss, si costruiscono bunker, ci si vendica di sgarri, si uccide e si ride nello stesso momento. E poi ci si va a mangiare un’impepata di cozze. Una vorticosa giostra impazzita di cocaina e di degrado, di leggerezza assassina, di soldi facili, di gente malamente – a volte maledetto cliché – che fa di Napoli la location (certe volte proprio lunapark) noir per eccellenza.
Si sentono i soldi, non si vedono in giro.
La storia viene ogni tanto interrotta da corsivi (fosse anche solo per queste pagine, InferNapoli merita di essere letto), poetici in alcune istanze, che mi fanno pensare alla città che si barrica dietro la sua stessa Storia, col suo respiro coraggioso e affannato simile all’ex fumo del Vesuvio che, da anni, non sporca più il cielo. Ma il Vesuvio è vivo, è là. A guardarsi con il mare, di sottecchi.


DEVIL

Un altro libro su Napoli all’inferno (qui negli inferi si direbbe: “viva l’originalità!”). La trama di citazioni (cinematografiche, fiction, colleghi napoletani) è una gran furbata e Vincent Profumo, tarantinismi a parte, come camorrista risulta persino più simpatico di Tony Soprano. Lanzetta lo spennella con tutto quello che c’è in testa a ogni italiano quando pensa a un mafioso, a un camorrista, a uno della ’ndrangheta. La fede, le fisime (ettolitri di ‘profumo Vetiver’ per ‘Vincent Profumo’ e quintali di mozzarella di bufala), l’opera lirica, la mafia cinese, la moglie che tradisce, le figlie che non accettano il padre, fedelissimi che cantano, pisello piccolo e grassità, coca e prostitute con la pala. Il tutto a paragrafi veloci, brevi, come impongono i maestri delle fiction in onda su Fox Crime, a fotogrammi. A poco più della metà del romanzo arrivano le tragedie, arriva quello che metti in scaletta a un punto preciso della storia che racconti. Grande mestiere: ineccepibile. Inchino.
La storia arriva senza ‘dar fastidio’. Anche nei momenti più efferati, non sprofondi “nel fango e nell’inferno del cuore nero d’Italia”. Dà piuttosto l’idea di essere entrati nella casa degli spettri a Gardaland: sai che alla fine ne esci, e quindi non ti spaventi più di tanto. Non dico che doveva terrorizzare, ma quanto meno farci capire che può essere tutto vero…
Il romanzo poteva – doveva – fermarsi a pagina 233. Ci sono 27 pagine in più. Chissà se Garzanti ha imposto un limite minimo di battute... Sapete, serve per acchiappare quel tipo di lettore (secondo le strategie di marketing di molte case editrici) che non spenderebbe mai 16 e passa euri per meno di 250 pagine.

La citazione:
Nel tuppo nero di Donna Concetta c’è un refolo di vento che viene da Salvador de Bahia, che passa per Marsiglia, dopo essersi fermato allo Sri Lanka, e poi ancora l’eco delle Ramblas di Barcellona, dei suoi musici, i suoi pittori, le sue puttane, i corpi mozzafiato delle colombiane e delle venezuelane che spompinano bavosi signori in vecchie Peugeot o in squallidi appartamentini.


La chiosa:
In fatto di storie nere, possibile non ci sia modo di sfuggire all’assetto dettato dal mezzo televisivo? La letteratura, a questo punto della storia dell’editoria italiana, dove sta? Sta così radicalmente cambiando il modo di ‘scrivere’ che alla fine è assolutamente questa – anche questa di Peppe Lanzetta –, la Letteratura?


Il giudizio sintetico
Vamos a bailar esta vida nueva

Articolo di L.R. Carrino


2 commenti:

Mari ha detto...

Grandioso! Leggere Carrino è sempre emozionante, anche quando scrive dei libri di altri :)
Libro interessante, e il diavolo come si sa è tentatore...!

IL KILLER MANTOVANO ha detto...

Grandissima idea Angel & Devil :-)
Luigi...vabbè...bravissimo