domenica 30 gennaio 2011

Figlio di Dio - Cormac McCarthy (Einaudi 2008)


Lester Ballard è un serial killer, depravato, violentatore di donne morte, stupratore, un uomo meschino insomma. Lontano parente del serial killer stereotipato, che è calcolatore, geniale, narcisista nella propria cura che dedica allo spargimento di sangue, che considera una vera e propria arte. Lester è un emarginato volontario del tempo, che ha perso la propria casa a un’asta, è un abbietto della comunità di persone non soltanto della contea Sevier, Tennesseea, ma è un solitario del mondo, dimenticato da tutti, abbandonato anche dalla normalità e dalla routine che appartiene un po’ a tutti. Lo abbandonerà anche la natura, violenta, che si abbatterà su di lui, che lo colpirà di tempeste, fulmini, alberi violentemente sradicati, tuoni che rimbombano assordanti nel vuoto che lo circonda.
E’ un figlio di nessuno, un’ombra, un fantasma, che seminerà inizialmente scetticismo e semplici sospetti, per poi trasformarsi nella preda inseguita, da catturare a ogni costo perché a rischio ora c’e’ un’intera comunità che vive nel terrore di sangue sparso e violenza distribuita con una gratuità spaventosa. Tutto gli è contro semplicemente perché è un freak, e in un’ambientazione desolata, fatta di stradine non asfaltate, catapecchie, stivali, pistole da far west, steppe, terra aridissima, è un percorso affascinante quello che viene offerto al lettore, che insegue da vicino (ma a una certa distanza di sicurezza) il cammino senza meta di un contadino diventato un serial killer decisamente anomalo.
E’ incredibile come McCarthy sappia centellinare le parole comunicando tanto, sappia miscelare aggettivi e colorazioni stilistiche quel poco che basta per lanciare a chi legge sensazioni da vissuto sul posto intense. Appena la sua penna tocca la carta, qualcosa prende vita. E si muove, cammina furtivo, pedinandoti, per braccarti, preparandoti a una caduta sconvolgente. Come la scoperta di cadaveri, ma non è il raccapriccio del cadavere, con la sua puzza, il sangue che cola, e lo stupro e l’atto sessuale post-mortem a segnare ormai un punto di non ritorno, è tutto cio’ che ruota intorno al mero atto maniacale di cui evidentemente Lester si nutre per tirare avanti, per trovare un senso alla sua inutile, solitaria, desolante esistenza dedita al vagabondaggio e al chissà che. Necrofilo, stupratore, assassino spietato, raccoglie in sé un po’ tutte le atrocità che si possano accollare alle azioni di un uomo.
Cercherà, nella sua ultima missione, di porre fine all’esistenza di colui che ha gli ha portato via la casa, vendendola a un’asta in quanto banditore. Cercherà di sorprenderlo, ammazzandolo, vestito da donna, con tutti gli accessori femminili indossati. Lo ferirà, lo mancherà mortalmente, in compenso sarà lui a perderci un braccio e, arrestato, finire in ospedale. Da cui fuggirà facendola franca con la giustizia, riuscendo a morire da non condannato, da persona comune. E tutti i corpi delle donne con le quali,ormai cadaveri, cercava, verbalmente e fisicamente, un contatto? Con le coppie massacrate spiate mentre facevano sesso o si apprestavano a farlo? Sepolte in un luogo oscuro, profondo, dimenticato da tutti, ma che per caso un giorno ridarà alla luce le loro anime distrutte, annientate, putride.
Sembra paradossale ma ti solletica qualche bizzarra simpatia questo personaggio strano, amante della caccia e accanito bevitore di whisky, dai contorni spettrali, che sembra rimasto l’ultimo in vita della sua specie ormai completamente estinta o forse mai esistita. Un figlio di Dio, un solitario delle montagne del Tennessea. Il tipico personaggio, d’altronde, facile da attingere al museo degli orrori del mondo di McCarthy.
Basti pensare anche a Meridiano di Sangue, altra opera emblematica e dalla forza devastante, che garantisce a McCarthy la presenza nell’Olimpo di quegli scrittori che hanno saputo incidere con forza il loro nome nella storia della letteratura americana e non solo. Suscita una certa simpatia, perché è un personaggio eccentrico, piuttosto misterioso, cupo, solo, impossibile da addestrare e da ammaestrare. Una vera e propria anima selvaggia alla ricerca del nulla. Mette simpatia, perché forse il lettore vorrebbe scavare piu’ a fondo nella sua psicologica, comprendere il perché di quel suo modo di fare, della sua durezza, del suo auto isolamento, del suo carattere burbero e spigoloso, schivo e perennamente infastidito.

Come ogni opera del vincitore del Premio Pulizter nel 2007 con La Strada, anche questa non è automaticamente rinviabile a un genere ben circoscritto. E’ un thriller? Mmm, si ma non solo. Troppo limitativo. E’ un western? Si ma con elementi thriller e psicologici. E’ abbastanza splatter, si. E’ un apocalittico-psicologico nella dimensione individuale. Forse è anche questa la bellezza di McCarthy, l’essere cosi’ difficilmente afferrabile da un punto di vista narrativo. Proprio, ed esattamente, come Lester Ballard.

Articolo di Matteo "Andriy" Spinelli

Dettagli del libro
  • Listino € 10,00
  • Editore Einaudi
  • Collana Super tascabili
  • Data uscita 22/01/2008
  • Pagine 168
  • Traduttore: R. Montanari
  • Lingua Italiano
  • EAN 9788806168957

1 commento:

Stefania ha detto...

Non ho ancora letto niente di questo autore...dovrò decidermi prima o poi...avevo intenzione di prendere "la strada"con prestito bibliotecario, ma le due/tre volte che sono passata , con l'intenzione di leggere uno dei suoi romanzi più famosi, ce l'avevano sempre "fuori", magari prima o poi mi deciderò con un altro titolo, questo c'era.