mercoledì 22 settembre 2010

La libreria del buon romanzo – Laurence Cossé


Un libro che inizia come un giallo: tre persone, molto diverse e lontane fra loro, subiscono degli attentati per fortuna non mortali. Ma questi attentati non sono causati dai soliti moventi che caratterizzano i romanzi gialli e ben presto il lettore capisce che, sotto le vesti del “giallo”, si cela un romanzo diverso.
Il motore di tutta la storia è infatti una libreria: la libreria Al buon romanzo. L'originalità di questa libreria sta nel fatto che i libri che vende sono tutti dei “buoni romanzi”, scelti in funzione del loro valore letterario e non per scopi esclusivamente commerciali. I fondatori della libreria sono Ivan Georg, libraio, e Francesca Aldo-Valbelli, ereditiera di origine italiana, entrambi appassionati di buona letteratura. Ma la loro impresa, apparentemente inoffensiva e di immediato successo, suscita anche invidie e rancori che sfociano pian piano negli attentati da cui era partita la storia.
Il racconto della nascita della libreria, dei suoi scopi e delle modalità di scelta dei “buoni romanzi” è una narrazione nella narrazione: sono Ivan e Francesca che raccontano tutta la storia al commissario Heffner, al quale si sono rivolti per scoprire chi vuole fermarli.
Questo racconto è in realtà il cuore del romanzo e lo scopo principale dell'autrice, lo si capisce bene. Laurence Cossé, già autrice di successo in Francia e vincitrice di vari premi, utilizza i personaggi di Francesca e Ivan quasi come degli alter ego, per esporre le sue idee sulla letteratura e sul mondo dell'editoria in genere: il relativismo estetico, per cui è molto difficile trovare buoni libri nel panorama letterario attuale; il potere mediatico di editori, giornali e tv che puntano soprattutto sulla quantità delle vendite, più che sulla qualità; la demagogia culturale eletta a sistema economico. Nel libro, insomma, troviamo molti concetti interessanti che starebbero bene in un manifesto letterario e infatti la replica di Francesca a uno degli attacchi subiti tramite stampa e pubblicata anch'essa sui giornali diventa il cuore ideologico del romanzo. Vale la pena citarne uno stralcio.
“Da quando esiste la letteratura, sofferenza, gioia, orrore, grazia e tutto ciò che di grande c'è nell'uomo ha prodotto grandi romanzi. Questi libri d'eccezione sono spesso sottovalutati... la potenza del marketing e il cinismo del commercio si adoperano affinché non vengano distinti dai libri anodini, per non dire inutili. […] Vogliamo dei libri necessari, dei libri che si possano leggere all'indomani di un funerale quando per il troppo pianto non ci sono più lacrime... libri che siano come parenti stretti... libri per le notti in cui non si riesce a dormire... libri che abbiano un peso e che non vengano abbandonati … Noi non sappiamo che farcene dei libri insignificanti, dei libri vuoti, dei libri fatti per piacere. Vogliamo libri scritti per noi che dubitiamo di tutto... libri splendidi che ci tuffino nello splendore del reale... che non ignorino niente della tragedia umana, niente delle meraviglie quotidiane, libri che ci facciano tornare l'aria nei polmoni.”
Tutti noi che amiamo i libri, i gialli in particolare, ma che, da forti lettori quali ormai siamo ('forti' nel senso di numero di libri letti), esigiamo anche che siano scritti bene e speriamo sempre di trovarvi quel qualcosa in più che ce li farà ricordare, non possiamo non ritrovarci nelle pagine della Cossé. Chi di noi non vorrebbe entrare in una libreria così? Chi di noi non vorrebbe leggere solo “buoni romanzi”?
Alla fine svelare l'arcano del giallo, chi ha organizzato gli attentati, chi c'è dietro gli attacchi alla libreria, diventa quasi di secondaria importanza. Il vero giallo, nella mente del lettore, resta uno solo: esiste ancora il “buon romanzo”?

Articolo di Martina “Palazzo Lavarda” Sartor

Dettagli del libro
  • Titolo: La libreria del buon romanzo
  • Autore: Laurence Cossé
  • Editore: edizioni e/o
  • Collana: Dal mondo - Francia
  • Titolo originale: Au bon roman
  • Traduttore: Alberto Bracci Testasecca
  • Anno: 2010
  • Pagine: 402
  • ISBN: 9788876419003
  • Prezzo: € 18.00 

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi viene un sospetto. Ma sarà questo un "buon romanzo"?...:)
Fabio

Anonimo ha detto...

Temo che il periodo riportato da Martina sia l'unico o quasi degno di nota. Ho recensito sul mio profilo questo romanzo, che in sintesi, appena chiuso mi ha fatto dire che bello, dopo due ore avevo già dei grossi dubbi. Insomma tutto è buon romanzo, o può diventarlo, nel momento in cui dà al lettore ciò di cui ha bisogno in quel momento. Carla Colei

Martina_PL ha detto...

Personalmente ci ho trovato cose molto interessanti, soprattutto sul potere dei grandi editori rispetto ai piccoli, tra l'altro temi molto attuali in questo momento, mi pare.

Stefania ha detto...

E dire che alcune settimane fa lo volevo prendere scontato alla feltrinelli...poi ho desistito e ritornata alcuni giorni dopo...avevano esaurito le copie...a questo punto lo trovassi in circolazione, scontato e/o usato, ormai la curiosità è troppa...