martedì 20 aprile 2010

Gli sbirri hanno sempre ragione - André Héléna


Non si farà più credere a nessuno che quando un detenuto arriva chiazzato di ecchimosi e con il viso sanguinante nel gabinetto del giudice istruttore, che il più delle volte guarda a ciò con indifferenza e accoglie sempre la spiegazione della polizia, che l'imputato, dico io, sia ogni volta caduto per le scale. No. Le randellate della polizia esistono. Io lo so. Ho visto detenuti arrivare in gabbia in uno stato tale chi il sorvegliante capo manifestava le sue riserve. Ho sentito uomini urlare sotto i colpi.

Con queste parole nel testo di sovraccoperta della seconda edizione (1952) André Héléna denuncia gli abusi di potere e i soprusi della Polizia francese, siamo negli anni 40-50, e rincara la dose aggiungendo “Perché in Inghilterra la polizia è unanimente rispettata? Per le ragioni diametralmente opposte che fanno sì che in Francia non ci fidiamo della nostra. Sarò sempre fiero di essere stato il primo, di tutta la stampa, a parlare liberamente e apertamente di questi abusi”. E' importante sapere ai fini della storia che in quegli anni, fino al 1969, il detenuto che usciva di prigione dopo aver scontato la pena, veniva punito anche con il divieto di soggiorno a Parigi e doveva portare con se un libretto antropometrico con i suoi dati anagrafici, impronte, foto, lunghezza e larghezza cranio, del dito medio e anulare sinistri, piede sinistro, orecchio destro. Marchiato a vita, se hai sbagliato una volta sei colpevole per sempre, se viene commesso un crimine come quello per cui sei stato in carcere, sei il primo che vengono a cercare, perché la polizia è abitudinaria. Lavora bene solo con chi conosce già, sei nella lista nera e non hai possibilità di uscirne. Ed è la cruda realtà con cui si troverà a fare i conti il nostro protagonista. Bob Renard dopo aver scontato una pena per furto, esce di prigione con la ferma intenzione di chiudere con il passato. Non è possibile vivere una vita ai margini della società. Sogna un lavoro una moglie dei figli, essere uno regolare. Ma il permesso di soggiorno è una spada di Damocle, trovare un lavoro in un'altra provincia non è facile per una persona pulita” figuriamoci per un ex detenuto e di lasciare Parigi non se ne parla. E' la sua città, meglio clandestino che altrove. Per sfuggire ai controlli vive prima in un bordello e intreccia una storia con una prostituta, poi si improvvisa gigolò ma alla fine la vita sembra riservargli finalmente qualcosa di buono, trova un lavoro onesto, una fidanzata, forse la normalità è possibile anche per un ex galeotto. Ma è un illusione ed è il primo lui a non crederci, sa come funziona e sa che a volte quel calcio nello stomaco che ti annienta arriva quando meno te lo aspetti. “La giustizia, a me che ero clandestino, proibiva tutto

Se con Il Ricettatore mi aveva conquistata con Gli sbirri hanno sempre ragione, André Héléna mi ha fatto innamorare. Con un linguaggio duro e diretto, ci trascina in una storia torbida, nera e profonda come l'abisso, affonda la lama, fa male e lascia il segno. Pagina dopo pagina vediamo il nostro protagonista soffrire, gioire e disperarsi e la sua rabbia è la nostra, ed è quella che ci fa divorare questo libro senza un attimo di respiro fino ad un finale difficile da digerire.  A mio avviso un capolavoro.
Nel 1949 (prima edizione), il libro, anche se esaurito rapidamente, non provocò nessuna reazione tra le alte sfere. Solo coloro che avevano fatto esperienza della Giustizia potevano credermi, perchè sapevano che niente di quella storia pietosa era inventato. Era un racconto genuino, crudo e distinto come un grido di rabbia. Gli altri erano indifferenti. E addirittura alcuni sbirri gridavano al bluff, ignorando forse di cosa sono capaci alcuni dei loro colleghi.

Articolo di Cristina "Cristing" Di Bonaventura

Dettagli del libro
  • Titolo: Gli sbirri hanno sempre ragione
  • Autore: Héléna André
  • Traduttore: Anzivino B.
  • Editore: Aìsara
  • Collana: Narrativa
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • ISBN: 8861040446
  • ISBN-13: 9788861040441
  • Reparto: Narrativa straniera

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi sembra molto interessante questo libro. Bella recensione Cri

Dany

Anonimo ha detto...

Direi che la "storia" da cui parte la narrazione non è poi così passata,viste le notizie che ancora oggi ci ripropongono l cronache.Dalla tua recensione,cristing,si avvertono la fatica del protagonista,la rabbia del lettore,la sua sensibilità che viene messa alla prova,l'incitamento affinchè tutti abbiano la possibilità di redimersi dal proprio passato.Lo leggerò sicuramente,e farò iltifo per il personaggio anche io.
grazie.Francesca F.

Cristing ha detto...

Grazie!!!!!