mercoledì 2 maggio 2012

Il metodo del coccodrillo - Maurizio De Giovanni (Mondadori 2012)



…Il coccodrillo, striscia sott'acqua, non fa rumore, non si mostra ad occhio vivente, ma poi all'improvviso zac ti afferra, ti tira sotto, ti toglie il fiato, ti toglie tutto...

Napoli 2012, in una città in fermento, in perenne mutamento, in una città dove sembra che tutti sappiano tutto di tutti, avvengono tre omicidi in rapida successione: un ragazzino forse legato alla camorra, un ragazzo e una ragazza della Napoli bene di quelli con le famiglie giuste, con le case giuste e con le tasche piene.
Un ispettore amareggiato dalla vita, l'emarginazione, l'invisibilità dei diversi, la disperazione…

…Il letto a una piazza addossato alla parete, il bagno con la cabina doccia e senza bidet, l’armadio dalle ante cigolanti. Uno scrittoio, una sedia, un comodino. Perfetto. Tutto perfetto…

Sono queste le premesse del nuovo libro di Maurizio de Giovanni, che in questo romanzo lascia le atmosfere cupe e delicate del Commissario Ricciardi per ricongiungersi con il mondo presente. Per fare ciò lascia  una Napoli stereotipata da cartolina da pensiero comune, dove tutti vogliono il bene di tutti per mostrarci la Napoli attuale, quelle del duemila una metropoli uguale a tante altre metropoli dove si può scivolare via in silenzio nascosti, strisciare lungo i muri, sotto una cappa di invisibilità o sarebbe meglio chiamarla indifferenza verso il prossimo.  Con il nuovo romanzo de Giovanni ci fa accomandare in una città che pare abbia perso la sua identità, dove il mare che ti dovrebbe ‘aprire’ e ‘portare’ verso il mondo, pare, è, quasi immobile come uno sfondo teatrale.

Una volta era andato vicino al mare; aveva avuto voglia di sentirne l’odore, di respirarne la brezza. Non l’aveva trovato. Quel lungomare cittadino, con migliaia di auto indifferenti a costeggiare la scogliera, sotto una pioggerella costante e infinita e un cielo grigio. Quell’odore di rancido, le pietre bianche buttate come una barriera. La sporcizia dimenticata, buste di plastica galleggianti sull’acqua stagnante come cadaveri di meduse…

Ho atteso con ansia di leggere questo romanzo di de Giovanni, ero ansiosa di capire se il suo trasmettere emozioni sulla carta fosse un fatto legato al commissario Ricciardi o un suo talento, bene ora posso dire che è riuscita a sorprendermi e coinvolgermi ancora una volta, mi ha spiazzato con il linguaggio, perché se Ricciardi parla come l'uomo dei suoi tempi Lojacono parla come un uomo dei nostri tempi, ha saputo in poche parole descriverci la città di oggi diversa da quella di ieri, ha saputo presentarci personaggi diversi e interessanti.
La storia è di quelle che 'acchiappa', di quelle che ti confondono, di quelle che fanno male,  di quelle che ti fanno riflettere sui gesti quotidiani che ci appaiono innocui ma che possono ripercuotersi nel nostro futuro, insomma benvenuto Lojacono, e spero di conoscerti meglio in futuro.

Articolo di Marta Naddeo



“si apposta, osserva, aspetta. E quando la preda è a tiro, colpisce. Non può permettersi un errore, si muove solo quando è sicuro.”

Quando si ha una buona storia da raccontare non è importante il periodo storico in cui si svolge la vicenda che si vuole narrare. De Giovanni abbandona per una volta la Napoli degli anni Trenta per offrire al lettore una storia che si svolge ai nostri giorni.
Aprile 2012: in pochi giorni tre ragazzi vengono trovati morti in tre diversi quartieri di Napoli, uccisi dalla stessa arma.
Tre vittime, un mistero da risolvere ed il movente che sembra non esistere.
I protagonisti (o gli antagonisti) del romanzo sono l’ispettore Giuseppe Lojacono e un assassino “che aspetta nell’ombra” le proprie vittime; l’assassino lascia sui luoghi dei delitti alcuni fazzoletti di carta bagnati dalle sue lacrime, per questo motivo la stampa lo ha battezzato “il Coccodrillo”.

Il colore dominante di questo romanzo è il grigio. Siamo in primavera, ma la pioggia, non troppo insistente, rende tutto grigio, anche gli animi degli individui; le persone sono solo individui indistinti, abitanti di una Napoli che non è quella turistica vista da “fuori”, ma nemmeno quella viva del periodo vissuto dal commissario Ricciardi; una Napoli contemporanea, vera e “moderna”, con il significato negativo che possono assumere questi aggettivi.
Questo è un romanzo di persone sole, siano esse genitori, siano figli unici, siano uomini e donne separati o vedovi.
Sono soli anche i due protagonisti della vicenda, una storia che ti prende dalla prima pagina e ti fa vivere tutto quello che viene narrato, costringendoti, senza colpi di scena o trovate pianificate, ad arrivare fino in fondo, immerso in un’atmosfera cupa ma reale, che sembra non lasciare speranze se non qualche pallido raggio di sole appena accennato.

Una lettura che richiede attenzione e partecipazione; una storia coinvolgente dove, ancora una volta, si rimane colpiti dai personaggi. Poche emozioni, ma profondi sentimenti (percezioni interiori, relative al mondo degli affetti) che lasciano il segno.
Un’immagine su tutte ha suscitato in me una profonda impressione: l’espressione del viso della persona più vicina alla prima vittima. Una sensazione “visiva” che rimane impressa come l’immagine di una tela dipinta da un grande pittore.
De Giovanni è capace di dipingere con le parole, con le descrizioni efficaci e anche con il grigio (perché questa volta i colori non ci sono), che qui è usato per creare un’atmosfera particolare.
Questo romanzo non racconta una serie di delitti. Ogni vittima ha la sua dignità, ogni vittima è un essere umano: il lettore ha vissuto le sue ultime azioni compiute prima della fine, forse le ha anche criticate, e questo rende ogni vittima una persona, con le sue debolezze ed i suoi difetti.
No, non è una serie di omicidi: sono, innanzitutto, tre ragazzi.
Chi muore, anche se ha agito per poche righe, non è una semplice e anonima comparsa del romanzo, e nemmeno una banale marionetta utilizzata per raccontare le azioni di un assassino.
La storia, comunque, è come un meccanismo perfetto: uno studio dei tempi, delle attese, delle pause e delle riprese senza sbavature; il ritmo delle ultime quaranta pagine dà l'esatta sensazione della corsa contro il tempo.
Se qualcuno ha pensato che de Giovanni si trovi a suo agio soltanto nel raccontare il tempo passato, ora dovrà cambiare opinione: questo libro è la dimostrazione che l’autore sa scrivere ottimamente anche romanzi che non hanno nulla da invidiare ai migliori polizieschi contemporanei.
  
“Io sono un coccodrillo. Quindi, la mia principale caratteristica dev’essere la freddezza.”


Articolo di Paolo "carrfinder" Umbriano



Il grande talento di uno scrittore lo percepisci per la capacità costante di emozionare e sorprenderti. Ritieni possa avere già regalato la sua massima forza espressiva, quando tira fuori dal cilindro come il più abile dei prestigiatori, una nuova straordinaria storia, frutto di una fantasia e di un estro compositivo che non sembra conoscere barriere e confini.

Maurizio De Giovanni lascia temporaneamente da parte la fortunata saga Ricciardiana per dare vita ad un noir contemporaneo cupo, a tinte fosche, cinico e pessimista come mai prima d’ora. Devo ammettere che nutrivo la curiosità di leggere una sua storia fuori dalla serialità. Non si può contenere il genio in gabbie contenitive o vincoli stretti, il genio ha bisogno di spazio  e libertà illimitata.
“Il metodo del coccodrillo” racchiude in se tante sconvolgenti novità e voci nuove, quanto confortanti e coerenti messaggi  e sentimenti che lo scrittore porta avanti dagli albori della sua produzione letteraria, ma ora trattati con un uso più maturo e sapiente della materia.
Spesso mi domando quale rappresenta il valore aggiunto delle sue opere e la risposta è sempre una: Maurizio racconta storie con un’anima viva dentro e trasforma personaggi di carta in esseri umani in carne ed ossa, figure indimenticabili che entrano in maniera indelebile nel bagaglio di lettore. Tutti e nessuno escluso. I gialli di De Giovanni non rappresentano solo la classica e canonica sfida tra colpevole e investigatore alla ricerca della verità, relegando in secondo piano i personaggi di contorno.  Nei suoi romanzi non esistono eroi, vittime, colpevoli, sopravvissuti e figli della colpa, non c’è una netta e tratteggiata linea di demarcazione tra bene e male. Nei libri di De Giovanni vanno in scena le azioni e i sentimenti della natura umana, dalle più nobili (come l’amore per i figli) alle più deplorevoli,  con profondo e toccante rispetto per la sofferenza e il dolore, persino per il più orrendo dei crimini, il delitto, perché anche dietro l’omicidio ci sta sempre un forte travaglio e una tragedia personale.
“Il metodo del coccodrillo” vive di una meravigliosa storia corale e di personaggi indimenticabili e potenti: dall’ispettore Lojacono e il sovrintendente Giuffrè, in fortissimo profumo di serialità, che ereditano il testimone dalla coppia Ricciardi – Majone e lo proiettano nel sopraffino noir d’autore del nuovo millenio, dal killer soprannominato “il coccodrillo” e “il suo metodo” paziente, silenzioso, pianificato e sommerso nel perseguire il suo sciagurato desiderio di vendetta, dai  suoi morti Mirko, Eleonora, Donato, Giada, quelli che in questo caso non si vedono nella percezione del “fatto”, ma che rimangono come stigmate sulla pelle del lettore.
“Il metodo del coccodrillo” vive di una Napoli diversa, grigia, piovosa, indifferente, che non guarda scivolandoti addosso, molto differente da quella solare e caciarona che siamo portati a pensare. Una Napoli filtrata dagli occhi e dal giudizio decentrato di un ispettore siciliano che ci vive per costrizione, come in una prigione, destabilizzato dai suoi ritmi e dalle sue dinamiche.
“Il metodo del coccodrillo” vive dell’amore verso i figli e della sua paura costante e inaccettabile di perderli, figli che diventano spesso unica ragione di vita, ricordando sotto certi aspetti il romanzo che ha rappresentato sino ad ora, (badate bene, ho scritto sino ad ora), il vertice qualitativo della sua produzione letteraria “Il giorno dei morti”.
Una vicenda brillante e ispirata, la perfetta caratterizzazione dei suoi personaggi , l’impressionante abilità nei cambi di sequenza narrativa capaci di spingere obbligatoriamente il lettore in una catartica fruizione compulsiva, la scrittura come al solito raffinata e virtuosa ma capace di arrivare a tutti, il forte taglio cinematografico, la sua sottile metamorfosi da un inizio con ritmi più dilatati e incentrati sulla psicologia a una seconda parte accelerata che ricorda un thriller serrato al cardiopalma, un finale coraggioso che lascia esterrefatto e interdetto,  lo mettono probabilmente su un gradino superiore.
Per tutta questa serie di ragioni per il sottoscritto, ora come ora,  “Il metodo del coccodrillo” non è UN giallo, ma è IL giallo. Sentito nel sangue, scritto con il cuore e intriso dalle sue lacrime.
Per me, come lui nessuno mai.  

Articolo di Marco Piva

Dettagli del libro

  • Formato: Brossura 
  • Editore: Mondadori 
  • Anno di pubblicazione 2012 
  • Collana: Scrittori italiani e stranieri 
  • Lingua: Italiano 
  • Pagine: 247 
  • Codice EAN: 9788804616115



2 commenti:

Mari ha detto...

Lo stesso romanzo, tre recensioni entusiaste, ma che hanno colto ed enfatizzato aspetti diversi della e nella storia....mi avete fatto venire una gran voglia di leggerlo ragazzi!!!!

Anonimo ha detto...

sicuramente lo leggerò, ma ti prego non abbandonare il commissario Ricciardi, sto leggendo l'ultimo libro e già mi sento orfana!!!!
complimenti