lunedì 28 maggio 2012

Il guardiano - Massimo Lugli (Newton Compton 2012)



Un buon ritmo, personaggi ben strutturati, è tutto quello che rimane dell'ampio bagaglio di talento narrativo che Lugli aveva sapientemente steso sulle pagine delle prime opere e che, ahinoi, non troviamo in quest'ultima fatica letteraria. Raggiunta una certa popolarità grazie ai primi due sue romanzi, il nostro ha deciso di virare le tematiche della sua narrazione dagli ambienti magistralmente raccontati del borderline romano a quello a lui più congeniale della cronaca nera tout-court.
Ne “Il Guardiano” ritroviamo gli stessi elementi degli ultimi due volumi di Lugli “L'Adepto” ed “Il Carezzevole” che hanno dato i natali e visto crescere il personaggio, molto autobiografico, del giornalista di nera Marco Corvino.
Ma se nel primo volume di questa che, per ora, possiamo chiamare trilogia, avevamo apprezzato la caratterizzazione del personaggio del giovane stagista di cronaca con tutte le sue ambiguità, i problemi, le passioni e le ambizioni di carriera e se nel secondo volume l'autore ci aveva sorpreso presentandoci un personaggio repentinamente passato a matura età, in questo terzo capitolo non si ha alcun colpo di scena o evoluzione di personaggi, atmosfere, tematiche e quant'altro.
“Il Guardiano” è infarcito, fin troppo, di continui e prolungati discernimenti e descrizioni sul mondo delle arti marziali, degli strumenti di queste discipline e delle loro filosofie.
Tanto che man mano che si avanza nella lettura ci si chiede se sia un saggio universitario o un giallo, se bisogna prestare grande attenzione a tutte quelle informazioni perchè in esse potrebbero celarsi gli indizi dell'intreccio, o se le si deve considerare nient'altro che una mera espressione della grande passione dell'autore per il mondo delle arti marziali, ma che aggiunge veramente poco alla comprensione della storia e a volte causa un ridimensionamento dell'azione e delle atmosfere a semplici comprimari.
Altro importante distinguo della trilogia dalle primissime opere di Lugli è la rapidità con cui l'autore, dopo capitoli e capitoli enciclopedici, si presta a chiudere la fievole trama di giallo tessuta nelle pieghe di quello che riteniamo un validissimo “trattato sulle antiche e moderne scuole di arti marziali”. In neanche 30 pagine si alimenta, si evolve e conclude il libro, tutto in una ultra cinematografica (o televisiva) sequenza di sparatoria, troppo inverosimile perchè la si possa considerare plausibile nel panorama degli interventi delle forze dell'ordine italiane. Involontariamente è lo stesso autore ha inserire tra le pagine una corretta disamina di questo lavoro, attraverso i pensieri dello stesso Corvino sulla sua pregnante ricerca nel mondo delle arti marziali.
A pag. 237, dopo aver elencato tutti i percorsi di ricerca fatti sino a quel punto e rivelatisi inconcludenti, si legge: “Ero a caccia di un fantasma. Perdevo Tempo. Avrei dovuto semplicemente piantarla lì, se non fosse stato per la mia testardaggine cronica.....e la passione ormai inveterata per le arti marziali.
Consiglo a Lugli di immergere l'ottimo personaggio di Marco Corvino in ambienti più torbidi, magari meno commerciali, ma sicuramente più personali ed originali, come quelli descritti nelle primissime opere prodotte come “L'istinto del Lupo” e “La legge di Lupo Solitario”, che consideriamo dei veri best seller, se non di vendita, sicuramente di qualità.


Articolo di Dario Bertini

Dettagli del libro
  • Formato: Rilegato
  • Editore: Newton Compton
  • Anno di pubblicazione 2012
  • Collana: Nuova narrativa Newton
  • Lingua: Italiano
  • Pagine: 316 
  • Codice EAN: 9788854135642

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