venerdì 24 febbraio 2012

La forza del destino - Marco Vichi (Guanda 2011)


… a governare la vita era l’illusione, era lei ad avanzare a tentoni verso il futuro, quello che avevi oggi credevi di averlo anche domani, anche se nessuna divinità te lo aveva promesso. Era altrettanto vero che senza illusioni era difficile vivere, e l’unico vantaggio possibile era quello di esserne consapevoli. Godersi i sogni ed essere preparati alla delusione, era così che si doveva fare…

Una nuova avventura per il commissario Bordelli. In verità non è nuova e non è più commissario: perché “la forza del destino” è sostanzialmente il seguito di “morte a Firenze” e quindi ritroviamo Bordelli che ha lasciato il suo incarico istituzionale nel periodo dell’alluvione di Firenze. Faccio una premessa necessaria per chi non ha letto il libro precedente: niente paura, Vichi nei vari passaggi spiega al meglio gli avvenimenti passati e come si incastrano con i nuovi, quindi è possibile seguire la vicenda senza grandi difficoltà.
Bordelli si è visto costretto a lasciare la carica di commissario, anche se tutti ancora lo continuano a chiamare così, perché nell’indagare sullo stupro e l'uccisione del piccolo Giacomo Pellissari ha toccato dei poteri forti per altro colpevoli, ma Bordelli non aveva le prove consistenti per accusarli. Una rinuncia forzata a fronte di un messaggio forte, lo stupro della sua ex compagna Eleonora.
Da qui parte il nuovo libro tutto basato sul destino. Il titolo non è scelto a caso. Bordelli si è ritirato in una casa in collina alle porte di Firenze da dove vuole lasciarsi alle spalle il passato ed il fardello dei ricordi. Coltiva l'orto, si dedica alla cucine e con il contributo del Botta, pregiudicato affina la sua tecnica.
Tutto sembra scorrere lontano dagli eventi tragici di un commissariato e dagli incarichi di un commissario. Fino a quando non interviene il destino che sconvolge la vita di Bordelli, in segreto lo trasforma.
Normalmente in un libro si trova il bene ed il male, due caratteristiche ben delineate, il cattivo ed il buono, il bianco ed il nero. Si ama il buono e si odia il cattivo. In questo romanzo tutto è confuso, tanto che si può dire che il colore rilevante diventa il grigio.
Tutto si confonde i buoni possono essere cattivi e viceversa. Persino la Giulia della polizia, simbolo tipico del bene, diventa il mezzo per commettere un reato. Non ci sono riferimenti, tranne una cosa: il destino. Spesso si dice che ciascuno è l’artefice del proprio destino, quindi può essere manovrato dagli uomini. Vichi coglie queste sfumature e le consegna a Bordelli che le utilizza per i suoi fini, anche se ogni tanto ci aggiunge un pizzico di casualità vera, quella che non può essere governata.
Il commissario (“non sono più commissario”, è la frase più ricorrente del racconto) si trova ad indagare sulla strana morte di un vicino di casa, la madre che occupa il castello lo ingaggia per scoprire se il figlio si è veramente suicidato oppure è stato ucciso. Anche qui entra in gioco il destino che propone a Bordelli uno strano metodo per sembrare invisibili. In questo frangente Bordelli si trasforma in una persona cinica, priva di sentimenti tutto il contrario dell’uomo che ha affrontato anche la massoneria, pur di catturare i colpevoli dell’uccisione del piccolo Giacomo. Pagandola anche personalmente.
Vichi ci propone, come sempre, una scrittura pratica, scorrevole, le pagine volano. Certo non si può definire una storia intrigata ma le trovate che progressivamente si sviluppano sono interessanti se pur alcune volte intuibili. Un romanzo essenziale in alcune trame cinico e se proprio si volesse scavare oppure riflettere nei contenuti, non esiste un lieto fine esiste solo il destino.

"Bordelli chiuse il giornale e lo lasciò cadere sul tavolo. Rimase immobile a fissare il vuoto, con aria pensierosa. Da un angolo del soffitto pendeva una spessa ragnatela, e lì accanto un ragno enorme e peloso aspettava che una vittima cadesse nella sua trappola. L’ossessivo tic tac dell’orologio appeso alla parete non bastava a vincere il silenzio, ma s’infilava nei pensieri come un verme nella mela. La vita era strana, a volte. Quando meno te lo aspettavi riusciva a sorprenderti. Il macellaio suicida. Solo lui e Piras sapevano che razza di bestia era Livio Panerai. Un nostalgico fascista, stupratore di bambini, un assassino..."

Articolo di Fabrizio "PippiBordello" Zaino

Dettagli del libro

  • LA FORZA DEL DESTINO
  • Autore: Marco Vichi
  • Pagg. 378
  • € 18.50
  • Narrativa
  • Collana: Narratori della Fenice
  • In libreria dal: 10 Novembre 2011

1 commento:

Mari ha detto...

Marco Vichi è da un po' che mi incuriosisce e il suo Morte a Firenze è uno di quei libri che mi propongo sempre di comprare e leggere, poi potrò decidere se continuare con questo!