mercoledì 1 febbraio 2012

Intervista a Franco Forte (Il segno dell'untore - Mondadori 2012)


Corpi Freddi: Sceneggiatore, giornalista, traduttore, scrittore e direttore delle collane edicola Mondadori (Gialli, Urania e Segretissimo). Quali di questi mestieri la tiene più impegnato durante la giornata?

Franco Forte: Tutti in pari misura, visto che per come sono fatto, saltare da un lavoro all’altro mi permette di avere la mente sempre fresca, mai troppo stanca di un singolo impegno. Naturalmente, curare alcune fra le più importanti collane di genere del nostro paese non è un incarico secondario, tutt’altro, e gran parte della mia attenzione e del mio impegno va proprio ai Gialli, a Urania e a Segretissimo, testate con cui mi sono cibato a colazione fin da ragazzino. Dato però che sono uno che dorme massimo quattro ore per notte e che quando scrive si diverte… riesco a conciliare comunque le altre mie attività, per quanto io abbia dovuto abbandonare il mestiere del giornalista (a parte qualche sporadica collaborazione con testate come Focus Storia e una rubrica sul quotidiano Il Cittadino), a favore delle attività più di stampo editoriale. Però, tutto sommato, mi muovo ancora con una certa scioltezza…

CF: Il 17 gennaio 2012 è uscito in libreria il suo dodicesimo romanzo. Un thriller storico ambientato nella Milano del 1500, “Il segno dell’untore”, che ha come protagonista Niccolò Taverna. Certo che cercare di investigare nel 1500 è totalmente diverso senza l’ausilio di Ris, DNA e tecniche procedurali moderne. Quanta difficoltà si ha a scrivere un romanzo storico dal punto di vista delle indagini?

FF: La figura dei notai criminali non è di mia invenzione: esistevano davvero, nella Milano del 1500. E le tecniche investigative che usano, e che io sfrutto a piene mani nel mio romanzo, non sono inventate, ma recuperate dai lasciti storici. Tecniche sorprendentemente attuali, che non farebbero sfigurare i notai criminali neppure al giorno d’oggi, pur non potendo disporre delle sofisticate apparecchiature della scientifica moderna. Però lo studio delle macchie di sangue, la balistica applicata a frecce e dardi di balestra, l’analisi delle ferite per risalire alle armi che hanno sferrato il colpo mortale, erano davvero processi all’avanguardia, di cui i notai criminali erano grandi esperti. Si tratta quindi di figure del tutto originali nel panorama del thriller e dell’investigazione letteraria (non credo che nessuno ne abbia mai scritto, prima), per quanto basate su documenti storici reali, e quindi ancora più affascinanti.

CF: Nel 1576 Niccolò Taverna e nel 1548 Fulvio Alciati (personaggio di un altro suo romanzo “I bastioni del coraggio”). Sembra piacerle proprio la Milano di quella epoca.

FF: Studio Milano, la mia città, da oltre trent’anni. E’ stata crocevia di momenti storici importanti, e nonostante se ne sia sempre parlato molto poco, ha visto personaggi di grandissimo rilievo operare sul suo territorio, come l’arcivescovo Carlo Borromeo, che poi diventerà San Carlo, che nei miei romanzi compare spesso, e che intendo far diventare una figura cardine delle prossime storie che vedranno protagonista Niccolò Taverna.

CF: Da dove nasce la passione per questo tipo di letteratura?

FF: Il romanzo storico mi ha sempre affascinato, prima come lettore, poi come studioso dilettante, e ora come narratore. Che cosa c’è di più esotico di un mondo che ci appare del tutto nuovo e sconosciuto, quando lo raccontiamo, ma in cui si sono mossi i nostri avi? E poi la storia va raccontata, non si può limitarsi a tratteggiarla nei libri di scuola: quando incontro i ragazzi dei licei o delle scuole medie, e parlo con loro di Gengis Khan, Federico Barbarossa, Annibale, Nerone e tutti i personaggi che ho trattato nei miei romanzi, mi rendo conto di quanto siano interessati, se si riesce a far percepire loro il lato più interessante della storia: che tutta la società d’oggi deriva dalle azioni di quegli uomini, nel bene e nel male.

CF: Parliamo un po’ del Giallo Mondadori. Qualche mese fa il web si scatenò contro la decisione della Casa di Segrate, di eleggere come Direttore Responsabile del Giallo Mondadori, Maurizio Costanzo. Dopo qualche mese Sergio Altieri lascia il suo incarico e subentra lei. Sono fatti concatenati o è stato un cercare di rinnovare partendo dall’ alto uno dei simboli della crime novel italiana? Ci racconti qualche retroscena, tanto ci leggono in pochi :P

FF: Nessun retroscena, in realtà. Sergio Altieri ha deciso, dopo diversi anni passati sulla tolda di comando dei Gialli e delle altre collane edicola Mondadori, di tornare a dedicarsi a ciò che ama di più, cioè la scrittura e le traduzioni (non bisogna dimenticare che è il traduttore ufficiale di George R.R. Martin, il che significa tonnellate di pagine da tradurre ogni anno). Io arrivo al suo posto perché è stato ritenuto dai vertici Mondadori che fossi in grado di proseguire il suo lavoro e magari, come avviene sempre quando si parte con qualche nuovo incarico, sulla spinta dell’entusiasmo, che potessi proporre nuove iniziative e nuovo fermento per queste collane e i generi trattati, cosa che sto cercando di fare.

CF: Altro progetto a lei molto caro è la rivista Writers Magazine Italia. Ci parli di questo progetto.

FF: Il fine ultimo della WMI è uno solo: dare più consapevolezza agli autori alle prime armi di che cosa significhi scrivere e di come sia il mondo editoriale, per andare a caccia di talenti da pubblicare. Non solo sulla Writers Magazine, ma anche presso editori importanti, come testimonia l’iniziativa che abbiamo varato per valutare racconti da pubblicare sulle testate Mondadori. Un’opportunità senza precedenti per gli esordienti di questo Paese, purché in grado di esprimersi al massimo livello. Se qualcuno è interessato all’iniziativa, può leggere il regolamento qui: http://www.writersmagazine.it/forum/viewtopic.php?t=10414

CF: Quindi scrittori ci si diventa, non necessariamente si nasce?

FF: Io credo che ognuno di noi abbia del talento. Il problema è come farlo emergere, come indirizzarlo nel modo giusto per ottenere un prodotto (racconto o romanzo) che soddisfi prima l’attenzione degli editori, e poi del pubblico. Troppo spesso, si scrive sull’onda dell’entusiasmo, senza avere idea delle tecniche della scrittura e di come fare a proporsi al meglio, e questo impedisce a molti talenti di emergere. Grazie alla WMI e al lavoro incessante che facciamo con gli esordienti, soprattutto sul forum online, molti autori hanno imparato a guidare il proprio talento lungo percorsi che hanno portato loro molte soddisfazioni. E a me di trovare bravi autori da pubblicare, che poi è il mio mestiere.

CF: Ci parli quindi dei suoi esordi e del suo primo contratto editoriale.

FF: Avevo 17 anni, figurarsi, e riuscii a vendere un racconto a una rivista di automobili, che me lo pagò una piccola fortuna. Poi cominciai a scrivere per giornali, riviste, fanzine e qualsiasi altro sbocco mi si presentasse. E si trattò di una scuola formidabile, che a furia di bastonate sulla testa mi fece comprendere come la fretta di arrivare fosse la peggiore consigliera, per un aspirante scrittore.

CF: Chi è Claretta Bellisari?

FF: Una scrittrice di racconti e romanzi brevi rosa, mi pare. Pubblicava negli anni 80 e 90, ma poi… se ne è persa traccia. Si dice che in realtà fosse lo pseudonimo di un giovane scrittore milanese, ma non posso confermare…

CF: Torniamo al presente parlando del futuro. So che Niccolò tornerà di nuovo sugli scaffali. Ci accenni qualcosa del secondo romanzo che lo vedrà protagonista.

FF: Un accenno corposo è pubblicato alla fine di “Il segno dell’untore”, nell’epilogo del romanzo, che in realtà è il preludio alla prossima avventura di Niccolò Taverna. C’è un assassino che uccide in modo apparentemente casuale, usando una balestra con la quale effettua colpi di alta precisione. E poi, Milano entra in subbuglio quando i figli di un nobile spagnolo di grande rilievo vengono rapiti da dei banditi, e Niccolò Taverna deve farsi garante del riscatto, anche se scoprirà presto che…

CF: Un caro saluto dai Corpi Freddi e grazie per la disponibilità :)

FF: Grazie a voi.


Intervista di Enzo "BodyCold" Carcello

1 commento:

Anonimo ha detto...

Bella intervista e ottimo libro già qui presentato da Marilù. Aspetto il secondo che il notaio criminale e il tempo in cui sisvolgono i fatti mi attizzano.
Fabio
P.S. Oggi sono in giro per blog che qua nevica e fa un freddo bestia. Brrrrrrrr!!!