lunedì 23 maggio 2011

La Febbre - Francesca Genti (Castevecchi Ed. 2011)


Quando si legge un “primo romanzo” è come compiere un salto nel vuoto: ci si può imbattere in un capolavoro o in un onesto lavoro con ampi margini di miglioramento o infine nella schifezza totale pubblicata magari a pagamento. La febbre di Francesca Genti, Castelvecchi Editore, non fa parte di nessuna di queste tre categorie, ma di una quarta, quella che racchiude le cosiddette “occasioni perse” e cioè tutti quei libri che avrebbero avuto un alto potenziale di successo, ma che alla fine risultano quasi amputati di qualcosa.
La Febbre è un romanzo a cavallo tra la fantascienza e l’horror apocalittico con qualche sfumatura di melodramma, con dei singolari personaggi che vagano per una città (nel libro viene citata Milano, ma potrebbe essere qualsiasi metropoli del mondo) distrutta dalla non curanza dell’uomo e abbandonata a se stessa e alla natura che lentamente se ne sta riappropriando. Governata da una non bene definita dittatura di poliziotti, soprattutto la periferia è diventata un ricettacolo di emarginati e disperati che sbarcano il lunario alla meglio, tra un bagno nel catrame e una visita tra le macerie a caccia di cibo e acqua. Tre di loro, un artista chiamato Il Poeta (un folle e provocatorio esponente della body-art che si è impiantato pezzi di animali nel corpo) e una strana coppia formata da uno scrittore e da un cieco sulla sedia a rotelle vagano per la città, affrontando pericoli e incontrando persone di ogni tipo, senza un preciso scopo o una meta.

Fin dalla struttura del libro, costruito in modo troppo schematico, con i personaggi eccessivamente raccontati e descritti da lontano, La Febbre è più simile a una novella piuttosto che a un romanzo vero e proprio. Le quasi 170 pagine che lo compongono sarebbero in realtà molte di meno vista l’impaginazione e la dimensione del carattere utilizzato, ma ciò che non convince è lo scarso approfondimento sia della storia che dei protagonisti. Lo spunto è da applauso, l’ambientazione è da brividi, i personaggi dei tipi molto interessanti (Il Poeta galleggia tra Mito e Villain), ma sembra tutto scritto in fretta, per questo si parlava di occasione sprecata. Tutto succede troppo velocemente, il lettore non ha il tempo di affezionarsi ai protagonisti né tanto meno di sprofondare nella maniera giusta dentro questa Apocalisse metropolitana. La sensazione è quella di trovarsi davanti a un trailer cinematografico: un lavoro che anticipa, che attira e che abbozza qualcosa, ma che non racchiude di certo l’intero film.
L’autrice è brava nel mostrarci ciò che rimane del mondo, del nostro mondo (alcuni brani riportano alla mente addirittura Io sono leggenda di Richard Matheson), ma poi si perde nel raccontare la storia, nel darle un filo logico e nel far vivere i suoi personaggi: come siano nati, come abbiano vissuto e come siano arrivati a ridursi in quel modo al lettore piacerebbe saperlo da loro stessi e non da un narratore onnisciente che con troppa razionalità spiega tutto. La Genti arriva perfino a dedicare un capitolo a ognuno dei tre protagonisti in cui racconta la loro vita (una vera e propria biografia), spezzando il ritmo narrativo ed estraniando il lettore che invece nelle loro storie vorrebbe essere trascinato.
Non resta che attendere il prossimo lavoro di Francesca, in cui si spera che il suo talento verrà fuori in tutta la sua forza, senza freni o inibizioni.

Articolo di Marcello Gagliani Caputo

Dettagli del libro
  • Titolo del Libro: La Febbre
  • Autore: Francesca Genti
  • Editore: Castelvecchi
  • Collana: Le torpedini, Nr. 12
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • ISBN: 8876152350 9788876152351
  • pp. 169 - € 16,00

3 commenti:

Mari ha detto...

Bravo Marcello, mi hai convinta a non leggere questo libro ^__^ Scherzi a parte, la fantascienza è un genere che non mi appassiona molto, perciò farò tesoro dei tuoi consigli!!!!

Cristing ha detto...

Bravo Marcello, ottima analisi... passo sicuramente, fantascienza e horror apocalittico non fanno per me!

Stefania ha detto...

La fantascienza non fa per me, ma di contro l'horror apocalittico mi attira! Interessante recensione :)