lunedì 8 novembre 2010

Io ti Troverò - Shane Stevens (Fazi 2010)


Orrende immagini di distruzione passarono attraverso la sua mente distorta che senza scomporsi le accettò tutte come ragionevoli e naturali.

Supponiamo che il tizio sia … non umano. Una cosa è certa. Qualunque cosa sia non arriverà mai in tribunale.

Data la natura morbosa, psicopatica e sociopatica della condotta criminale del serial killer, nella maggior parte dei processi l'avvocato difensore invoca l'infermità mentale. Questa linea di difesa fallisce però quasi sistematicamente nei sistemi giudiziari come quello degli Stati Uniti, in cui l'infermità mentale è definita come l'incapacità di distinguere bene e male nel momento in cui l'atto criminale si è consumato. I crimini dei serial killer sono quasi sempre premeditati e il killer stesso trova non raramente la propria motivazione nella consapevolezza del loro significato morale. (da Wikipedia)

C’è stato un tempo in America, più o meno dopo il sequestro Lindbergh, che per essere condannati a morte non era necessario compiere delitti ai danni del genere umano, bastava rapire qualcuno, anche solo causandogli qualche graffio per aver opposto resistenza. In molti degli stati a stelle e strisce la prassi di mandare il colpevole a friggere le cervella, o inalare mandorle amare, ingurgitare un beverone tossico o fottersi il cuore con un poco di potassio in vena si riduce gradualmente, ma costantemente con gli anni ’60 dopo che un uomo e la sua vicenda terminale assurgono a simboli della crudeltà e irreversibilità di una pena considerata sproporzionata rispetto al fatto in sé. Cheryl Chessman, o il bandito dalla luce rossa, reo di rapina e violenza carnale, quest’uomo realmente esistito, che da solo sfiderà il sistema giudiziario a colpi di appello, innovandone la giurisprudenza, ottenendo fino a nove rinvii laddove spesso per chiudere la partita con un essere umano era sufficiente uno sdegnato diniego, è anche protagonista, suo malgrado, dell’atto di violenza dal quale, nella finzione letteraria, viene generato il capostipite di una stirpe di mostri sanguinari destinati a riempire gli annali della cronaca nera. Nella realtà questi si chiameranno Ted Bundy, Jeffrey Dahmer, David Berkowitz, e così via, plurimocidi per disfunzione, psicopatia o delirio allucinatorio, popoleranno di incubi le generazioni americane dei successivi ’70, calamitando interessi e ricerche, sia perché è lì che si affinano la tecniche d’indagine che permettono di collegare assassinii apparentemente sconnessi nel tempo e nel luogo come anelli di una stessa catena, attirandone quindi sopra l’attenzione quale fenomeno riconoscibile e diffuso, così da conquistare le prime pagine, esaltarsi e crescere fino a divenire mito, negativo finchè si vuole ma pur sempre mito, sia perché delle gesta di questi subumani si impossessano cinema e letteratura che intravedono, una volta riprodotto su pellicola o riportato sul bianco carta, il potenziale di morbosità e attrazione in grado di solleticare desideri inespressi, pulsioni presenti in attesa di un innesco, l’abbrivio in grado di produrre un crollo emotivo. Il gioco è terribile, si tratta di entrare nella mente di un assassino, non uno dei tanti, ma l’assassino per passione, quello che uccide in serie, con la stessa facilità con cui si schiaccia un insetto, con aliena indifferenza al dolore e alla morte, che sventra e divelle per scientifica attitudine, una sfida che pochi sopportano, ma che molti si scopre non desiderano altro che affrontare. La riprova è il successo, Hannibal Lecter, Michael Myers, Martin Plunkett, Patrick Bateman entrano nell’immaginario collettivo, come celebrazioni, come attestazioni di un altro da sè che può venire finalmente alla luce, il nostro personale lato oscuro. Per ordine cronologico, non foss’altro per il plot il cui periodo temporale copre proprio l’epoca di maggiore emersione, ora primo della lista dobbiamo mettere una nuova conoscenza, nuova per il vecchio continente che scopre l’estro di Shane Stevens dopo più di 30 anni di completo anonimato, dopo che, solitario, quando ancora nel ’79 nessuno vi pensava, conduce la sua originale analisi, manipola realtà e finzione, e sfodera la più incredibile storia di un criminale pazzo e dei suoi estimatori, di una società intera che ne scruta, avida e rapita, le indicibili imprese. Suddiviso in tre libri « Al di là del male » dedica il 1° al compiersi del destino sul sedile posteriore di una Plymouth blu, una sera di settembre umida e scura del 1947, primi anni dopoguerra a Los Angeles, la notte adatta per uno stupro. Lei si chiama Sara Bishop, già di segni indelebili portano la colpa gli uomini, ma sa che non ne può fare a meno, ne ha bisogno per vivere, tipo quello che sta chiuso nel bagagliaio a protestare, mentre a lei usano violenza. E’ lì, tra le gambe di uno sconosciuto, che prende forma il nucleo seminale della follìa, lì con il fiato sul collo dove coltiverà la vendetta che, finito con il primo, la spinge a concedersi al secondo, Harry Owens, suo marito due mesi più tardi e poi padre di Thomas. Per un inganno che riesce non c’è molto da attendere, basta qualche stagione, la famiglia sgretola, affiorano le ossa, si scoprono le membra su cui si picchia duro. A completare lo sfascio subentra l’ossessione, la fissa di riconoscere sui giornali l’animale che l’ha scambiata per un pezzo di carne, quel naso grosso e i capelli scuri appartengono al Chessman della luce rossa. Vada tutto al diavolo, tipo che Harry muore in una rapina, i complici, salvo uno, subito presi. Sara continua a subire per vivere, e intanto la spirale si avvita, i pensieri si inviluppano, girano a vuoto e poi si interrompono, con quella immobilità che fa pensare al peggio: tutta colpa degli uomini, tutta colpa di Chessman. Sempre più sconnessa, disancorata, sbattuta come un naufrago da una rabbia incontinente che uno sfogo lo deve pur trovare. Facile dove, su quel povero spurgo di una sera disgraziata. Thomas, figlio di due padri, cresce a storie terrificanti, a scherni e tormenti, conosce il suono della cinghia e della frusta, accoglie piaghe, lividi e capelli strappati, fino a che quella piccola mente si spezza. Dieci anni di ricovero in un ospedale psichiatrico, a sopravvivere di espedienti per ottenere quello che gli serve, a dissimulare e a fingere per comunicare stati di normalità, ad imparare cose dalle trasmissioni radiotelevisive in quelle stanze imbiancate, una spugna che assorbe, assimila, mette da parte, perchè verrà il giorno che ne avrà bisogno, quel giorno che il mondo e le donne in particolare dovranno temere, l‘evento che scuoterà l’equilibrio mentale della nazione. Il 4 luglio del 1973 evade, l’omicidio e l’identità rubata di Vincent Mungo, sono il suo battesimo: era come essere nato adulto, senza storia nè ricordi.
Seguiranno cinque mesi di passione, cronaca quotidiana di donne, cavallier, l'arme e gli amori del giovane Bishop, mostro itinerante dalle dieci identità che, alla scoperta del nuovo, vede sé stesso come l’erede continuatore della specie, guarda alla sua missione come parte di un disegno naturale, eliminare le parti deboli, distruggere la vita per preservarla. Los Angeles, Phoenix, Chicago, New York, in due mesi attraversa i due terzi del paese, un viaggio verso est costellato di cadaveri, di sezionamenti ed escussioni, obiettivo l’annientamento del genere femminile anche se pensando a milioni di donne nel mondo, tutte non avrebbe mai potuto ucciderle, aprirle, possederle.
In breve è caccia all’uomo, la più grande della storia dello stato. Come in un epica western, il cacciatore lascia una scia di sangue su cui si avventano gli avvoltoi, così dalla minaccia sospesa scaturisce un verminaio di interessi putridi e biechi, ed è sorprendente come Stevens riesca a costruirvi sopra un incastro perfetto, intessere un arazzo a così grande formato, dove tutti i fili infine si riuniscono al centro, convergono con irresistibile sincronia, le mille pedine che muovono sulla scacchiera sociale quando imperversa un assassino: dal senatore che specula sull’orrore per il ripristino della condanna a morte, al criminale avanzato che ricuce le amicizie a riscuotere debiti pericolosi, al medico frustrato che cerca l’occasione per una rivincita, ad un padre distrutto che rincorre la vendetta più totale costi quel che costi.
Con il libro secondo si annuncia l’entrata in scena del migliore reporter investigativo di tutta la dannata compagnia, Adam Kenton, il co-protagonista, come protagonisti sono i media, che qui hanno il ruolo di precedere la polizia alla cattura del maniaco. Sono le più belle pagine di giornalismo investigativo rese nell’invenzione letteraria da quando Capote scrive “A sangue freddo”, un lucido esempio di immersione nel ventre nero della follìa, nelle tortuosità di una mente deviata, che nel caso nostro è del tipo organizzato, maestro nel simulare emozioni, intelligente e metodico nella pianificazione dei crimini. Kenton indossa una muta nuova, è un bozzolo che attende filtrare la luce, è una volpe travestita da segugio che corre assieme al branco. L’intero disegno diverrà visibile troppo tardi, il balzo intuitivo che farà intravedere lo schema per intero un minuto di più di quanto sarebbe bastato.
Libro terzo, ed è follia all’ultimo stadio, una macchina omicida che non può più fermarsi, quando il Diavolo della California, alias Manning, alias il Figlio di Sam passa dall’ideazione alla pratica del progetto più squilibrato che potesse suggerirgli una così appetibile concentrazione di corpi in uno spazio in fondo così ristretto. New York è il paradiso per lui, una città di spiriti maligni che desiderava rispedire all’inferno.

Mentre tornava ad essere quel bambino sperduto gli occhi gli si riempirono di lacrime e la sua mente finì per scivolare verso un altro bambino che aveva sofferto in modo disperato, inconsolabile e che infine aveva trovato una qualche forma di pace nella follìa.

Articolo di Michele "Frankie Machine" Frascari

Dettagli del libro
  • Autore: Stevens Shane
  • Editore: Fazi
  • Genere: letteratura straniera
  • Pagine: 800
  • ISBN: 8864112022
  • Traduttore: Levantini S. Bottali G.
  • ISBN-13: 9788864112022
  • Prezzo: € 19,50
  • Data pubbl.: 04 novembre '10

9 commenti:

Mari ha detto...

A beh questa è telepatia! L'ho messo in wl questa mattina :-)Certo 800 pagine scoraggiano un po', però mi attira tantissimo!!!!Se poi Frankie scrivi che sono le più belle pagine di giornalismo investigativo rese nell’invenzione letteraria da quando Capote scrive “A sangue freddo” allora lo voglio assolutamente leggere!

Martina_PL ha detto...

Le recensioni di Frankie sono da leggere e rileggere attentamente, perchè riesce ad analizzare in profondità un libro. Questo qua mi sembra davvero bello e terribile al tempo stesso.
Non ho capito però se questo titolo è il primo di 3 libri o se il libro è diviso in 3 parti...

IL KILLER MANTOVANO ha detto...

Tanto di cappello alla recensione di Frankie. Un libro assolutamente meritevole e certamente impegnativo. Davvero una uscita di notevole livello per l'editore Fazi. Libro che entra di filato in wish list.

Tizyana - Azzurraa ha detto...

Un libro inpegnativo, ma da tener presente per una prossima lettura.

Frankie Machine ha detto...

Gran roba raga, certo è impegnativo, 860 pagine ti prendono un attimo di tempo ;pp, ( è un libro diviso in tre Martina) ma ne vale proprio la pena, e poi il finale non vi dico, ricordatevi questo nome "'Ashley Hotel"!
Ecco ho sbagliato, ho creato delle aspettative, non si deve, poi si rimane delusi, invece vi dico che questo è un classico, lo sarà per noi che possiamo leggerlo solo adesso, cosa ci siamo persi, spero che Fazi riesca a farsi firmare la liberatoria per la pubblicazione almeno di Dead City. Beh, quando sarete a corto mettetelo in cima.

Frankie Machine ha detto...

Ah ecco, dimenticavo, volevo sottolineare che, sebbene tratti di uno dei primi killer in serie del genere, non c'è accentuazione, accanimento sugli aspetti più crudi, non c'è compiacimento nelle descrizioni, un minimo all'inizio, poi lo scrittore transea lasciando intendere,che, come effetto, è altrettanto forte senza tuttavia disturbare, lo dico per i motivi che conosciamo, avendo già trattato ampiamente questa discussione in post precedenti.

daniela contini ( eccozucca ) ha detto...

madonna santa Frankie..mi si sono spellate le mani per applaudire!! un libro che devo assolutamente avere e leggere..ci sono tutte le componenti che mi attraggono inesorabilmente ...

Stefania ha detto...

Visto oggi in libreria e incuriosita letta la trama. Uhm....
Splendida recensione Frankie :)))

Anonimo ha detto...

appena finito di leggere: la cosa interessante è lo spaccato con tanto di spiegazzione dei meccanismi socio,politico invsetigativi giornalistici di allora, che in fondo tecnologia permettendo non sono diversi da quelli di oggi....il tutto con personggi si di fantasia( con citazioni a processi realmente avvenuti cheessman, manson....nel secondo mandato nixon) ma che potevano tranquillamente essere stati reali.