giovedì 30 settembre 2010

Intervista a Wulf Dorn (La psichiatra - Corbaccio 2010)


"Ci sono posti nella mente umana che nessuno dovrebbe visitare. Dopo il viaggio allucinante dell'Ipnotista, La psichiatra ci riporta nel lato oscuro." Donato Carrisi

Corpi Freddi: Ha iniziato a scrivere racconti horror all’età di 12 anni. Com’è nato l’interesse per la scrittura?

Wulf Dorn: Mi è sempre piaciuto farmi raccontare storie. Già da piccolo mi piaceva che gli adulti si mettessero lì a leggermi delle favole. Da quel momento in poi ho cominciato anch’io a raccontare le mie storie. E dall’età di 12 anni ho iniziato a metterle per iscritto. Comunque ci sono voluti 18 anni prima che mi presentassi a una casa editrice.

CF: Il lavoro da scrittore e il suo lavoro come logopedista, sono molto correlati tra loro. Per scrivere il romanzo La psichiatra quanto c’è del Wulf Dorn logopedista?

WD: Naturalmente lavorare in una clinica psichiatrica mi è stato di grande aiuto. E ovviamente è stato anche questo lavoro a far sì che io ambientassi questa storia in una clinica psichiatrica.

CF: Il suo romanzo, "la psichiatra",  ha un iter editoriale molto interessante. Da esordiente ha avuto un contratto con una casa editrice importate in Germania e adesso è tradotto in mezza Europa e grazie alla Corbaccio anche in Italia. Vuol raccontarci come è avvenuto l’ incontro con la Heine?

WD: Devo ringraziare in primo luogo il mio agente Roman Hocke, che si è dato molto da fare per trovare un buon punto di approdo per il mio libro.

CF: Parliamo del romanzo. Ritengo che i thriller psicologici siano difficilissimi da scrivere perché devono avere nella trama un continuo pathos da mantenere alto. Com’è nato questo romanzo?

WD: L’obiettivo di ogni autore di thriller è quello di catapultare il proprio lettore all’interno della storia tenendo sempre alta la tensione. La storia nasce dall’idea di una psichiatra a cui scompare improvvisamente una paziente e da quel momento sorgono tutta una serie di difficoltà. A me importava creare una storia emozionante con un finale sorprendente. Volevo che la storia fosse una di quelle che il lettore non dimentica e che magari riesce anche a fornire qualche spunto di riflessione.


CF: La TeamWorx ha acquisito i diritti televisivi del romanzo. State già lavorando alla stesura della sceneggiatura? Chi sarà l’ attrice che interpreterà Ellen?

WD: La sceneggiatura è già pronta. Attualmente stiamo tentando di organizzare la parte finanziaria di questo progetto. Anche se il ruolo di Ellen sembra essere già stato assegnato in modo più o meno sicuro, non posso ancora rivelare il nome dell’interprete.

CF: Mentre in Italia stiamo leggendo La Psichiatra, lei ha già finito la stesura del suo secondo romanzo, Kalte Stille (che prego la Corbaccio di pubblicare anche da noi ehehe). Vuole anticiparci qualcosa?

WD: In Kalte Stille ritroveremo alcuni luoghi che abbiamo già conosciuto in La psichiatra, però non si tratta del suo seguito. Tuttavia chi ha letto il mio primo romanzo potrà incontrare nuovamente alcuni volti noti. Qui si parla invece di uno psichiatra di nome Forstner, a cui 23 anni prima è scomparso il fratellino senza lasciare traccia. La questione del fratello lo ha profondamente abbattuto e lo ha gettato in una crisi acuta. Il suo matrimonio fallisce, perde il lavoro e l’unico modo per ricominciare è ritornare nella sua città natale, dove si scontra con un cupo mistero legato al proprio passato.

CF: Piccola curiosità personale. Apre ogni suo capitolo con estratti di testi di autori musicali (David Bowie, Sister of Mercy). Per pura curiosità ho cercato i brani su youtube e sono canzoni molto cupe. Che legame ha con la musica durante la sua giornata? Usa ascoltarla anche mentre scrive?

WD: La musica è una delle mie fonti di ispirazione più importanti. Per me un libro, al pari di un film, deve essere sempre accompagnato da una colonna sonora. E quindi ascolto sempre musica mentre scrivo.

CF: Sul suo secondo libro, ha usato come nome di uno dei suo personaggi, il nome di un personaggio anagrammato di Le notti di Salem di Stephen King. Questo lascia intendere un omaggio allo scrittore americano. Quali sono gli autori che maggiormente hanno influito sulla sua scrittura?

WD: Certo ammiro molto Stephen King, e proprio il romanzo che cito qui mi piace particolarmente, anche perché mostra il microcosmo di una piccola cittadina, come faccio io in Kalte Stille. Di veri e propri modelli letterari tuttavia non ne ho. Tutti gli autori che leggo sono per me dei modelli o da seguire o da non seguire.

CF: Per concludere, vorrei ringraziarla per quest’intervista e farle i miei complimenti per il bellissimo romanzo e vorrei chiudere con una domande scema: so che il suo piatto preferito è un piatto a base di piccantissimo curry bengalese nel ristorante preferito suo e di sua moglie. Siamo riusciti a cambiarle gusti culinari con la cucina italiana? :D

WD: Mi piace molto la cucina italiana per tutte le variazioni che offre e per la molteplicità dei piatti, e a casa Dorn campeggiano numerosi libri di cucina italiana.

Intervista di Enzo "BodyCold" Carcello


 I contenuti
"Promettimi che non mi lascerai quando lui verrà." Il caso di una paziente maltrattata e impaurita diventa l'incubo della psichiatra Ellen Roth. La donna ha il terrore di essere rapita dall'Uomo nero. Lo bisbiglia a Ellen ma poi sparisce dall'ospedale senza lasciare traccia. Nessuno l'ha vista, nessuno ha avuto modo nemmeno di registrarne il nome. Ellen la vuole trovare a tutti i costi ma viene coinvolta in un macabro gioco da cui non sa come uscire salvando la paziente e se stessa. Chi è veramente l'Uomo nero e come fa a sapere tante cose sul passato di Ellen? Cosa è successo alla donna scomparsa? Ellen non può far altro che tentare di mettere insieme le tessere di un puzzle diabolico, mentre precipita in un abisso di violenza, paranoia e terrore. Eppure sa che alla fine tutti i nodi verranno al pettine.

Dettagli del libro
  • Formato: Rilegato
  • Pagine: 399
  • Lingua: Italiano
  • Titolo originale: Trigger
  • Lingua originale: Tedesco
  • Editore: Corbaccio
  • Anno di pubblicazione 2010
  • Codice EAN: 9788863800753
  • Traduttore: A. Petrelli

mercoledì 29 settembre 2010

La manomissione delle parole - Gianrico Carofiglio


“LA MANOMISSIONE DELLE PAROLE” – PRESENTAZIONE DEL NUOVO LIBRO DI GIANRICO CAROFIGLIO

Domenica 12 settembre, ore 18.30, Piazza Castello: Gianrico Carofiglio (finalista al Campiello 2010 con Le perfezioni provvisorie) chiude il Festivaletteratura 2010.
Stefano Salis, giornalista de Il Sole 24 Ore, lo interroga sull’oggetto del libro che uscirà in autunno per Rizzoli, La manomissione delle parole, che è in sostanza un seminario sulla scrittura.
In una pagina di Ragionevoli dubbi, romanzo del 2006, l’avvocato Guerrieri legge un libro che si intitola proprio La manomissione delle parole, edizioni dell’Orto Botanico. Da allora è accaduto a Gianrico Carofiglio di sentirsi chiedere più di una volta delucidazioni su quel libro che aveva inventato. Ragion per cui, alla fine, ha deciso di scriverlo. Ma cerchiamo di capire cosa intende l’autore con la parola manomissione.
La manomissione può essere intesa in due sensi, ovvero come alterazione del linguaggio ma anche come liberazione dalle convenzioni linguistiche al fine di dare un senso ai vocaboli. Le parole sono spesso prive di significato, perché oramai le abbiamo alterate, consumate e svuotate con un uso eccessivo e inconsapevole; c’è quindi la necessità di ricostruirle, ridando loro senso e consistenza. Tutti i poteri manomettono le parole; un momento divertente dell’incontro è quando il magistrato Carofiglio legge brani di sentenze, esempi di un linguaggio giuridico particolarmente astruso, 115 parole senza punteggiatura per dire semplicemente che esiste reato se c’è un rapporto di causa ed effetto.
Alla domanda su qual è la relazione tra il mondo delle parole e il mondo della realtà, Carofiglio risponde che l’esplosione di violenza è conseguenza di una mancanza di parole. Chi non ha i termini per raccontare cosa gli passa per la testa e quali sono le proprie difficoltà, traduce in violenza ciò che non riesce a tradurre in parole. Carofiglio cita Rosa Luxemburg: “Anche solo dare il nome giusto alle parole, è una rivoluzione”. In merito a questo, porta l’esempio dell’antropologo Lévi Strauss che ha studiato l’alto tasso di suicidi a Tahiti, osservando che nella maggior parte dei popoli primitivi è molto difficile ottenere una giustificazione morale, o una giustificazione razionale di un’usanza o un’istituzione. Le ragioni inconscie per cui si pratica un’usanza o si condivide una credenza, sono in genere assai lontane da quelle con cui il soggetto cerca di giustificarle. Nella lingua tahitiana non sembrano esserci proprio i termini per definire concetti quali tristezza, angoscia, paura, etc.
Il punto di partenza, secondo Carofiglio, è l’inquinamento del linguaggio pubblico. “Le parole sono pistole cariche, se le maneggi in maniera impropria sparano” dice Carofiglio, citando le parole di Brice Parain.
Vergogna, giustizia, ribellione, bellezza e scelta, sono le cinque parole analizzate nel libro e messe in relazione tra loro per “aloni di senso”. Ogni parola ha un suo alone di senso che va recuperato, ovvero una pluralità di significati che le avvolge e le mette in relazione. In una realtà dove le persone o non riescono a esprimere le proprie emozioni agendo quindi con aggressività sconvolgente, o dove le persone hanno invece una esasperata violenza verbale, nasce l’esigenza di riappropriarsi dei vocaboli e dargli nuovamente un senso. Non vuole sbilanciarsi Carofiglio per non rivelare troppo del suo nuovo libro. Accenna alla vergogna e dice che esiste un parallelismo tra la capacità di provare vergogna e la capacità di provare dolore fisico. Vergogna è qualcosa da intimare ad altri ma il verbo vergognarsi implica un’azione riflessiva. La capacità di provare vergogna è un meccanismo di autoregolazione morale; e la capacità di provare dolore fisico è un segnale, come lo è la capacità di provare vergogna. Tutti noi, segretamente, riconosciamo almeno con noi stessi di aver fatto o detto qualcosa di vergognoso.
Le parole sono difficoltose ma possono essere più potenti delle immagini. Purtroppo spesso non ce ne rendiamo conto, ma le parole possono ferire più di qualsiasi altra cosa, sono armi molto potenti e tutti noi dovremmo esserne consapevoli. Qui Carofiglio ricorda Calvino e il suo “terrore semantico”, cioè la fuga di fronte a un vocabolo che abbia di per sé stesso un significato, escludendo quindi la comunicazione e la profondità espressiva, come se i significati fossero costantemente allontanati.
Per ridurre il rischio della violenza verbale bisogna opporsi alla violenza in maniera diversa dalla violenza. “Il segreto dell’invincibilità è la non resistenza”, continua Carofiglio. L’arte marziale del ju-jitsu (arte della dolcezza) pratica proprio questo principio per cui “il morbido vince il duro”, più si cerca di colpire forte, maggiore è la forza che si ritorce contro.
E conclude l’incontro con una frase di Gilbert Keith Chesterton: “Le fiabe non raccontano ai bambini che i draghi esistono. I bambini sanno già che i draghi esistono. Le fiabe raccontano ai bambini che i draghi possono essere uccisi”.
Non sarà di certo l’intervento di Carofiglio a Festivaletteratura a cambiare il mondo, ma il solo fatto di volerci provare è da apprezzare.

Articolo di Alessia Vivara

Dettagli del libro
  • € 14,00
  • Editore Rizzoli
  • Data uscita 13/10/2010
  • Pagine 180, rilegato
  • Lingua Italiano
  • EAN 9788817043687

martedì 28 settembre 2010

Intervista a Victor Gischler (Anche i poeti uccidono - Meridiano Zero)


Victor Gischler vive a Baton Rouge, in Louisiana. Ha lavorato come docente di Scrittura creativa alla Rogers State University, in Oklahoma, ha scritto sette romanzi tradotti in varie lingue ed è sceneggiatore di fumetti per la Marvel, per The Punisher, Wolverine e la serie regolare di Deadpool. In Italia è uscito con Meridiano Zero Anche i poeti uccidono, un giallo imprevedibile, costruito con pittoreschi personaggi molto verosimili, un libro che scorre fluido e che lascia senza respiro, ambientato nel mondo accademico della poesia. Di lui Joe Lansdale ha detto: «I suoi libri e le sue storie sono devastanti: fredde come il ghiaccio secco, piene di intrighi e di divertimento allo stato puro. Ragazzi, questo scrittore continua a stupire!»

Marilù Oliva: In Anche i poeti uccidono, la poesia è descritta come branca della scrittura, degli usi ed abusi che se ne fanno: «Tutti scrivevano poesie. Maestri di scuola e ragazzine e foruncolosi adolescenti che non si filava nessuno. Fanatici religiosi che affidavano il loro messaggio cristiano a liriche astratte, vecchietti che mettevano in rima la nascita dell’ultimo nipotino. Casalinghe che sublimavano le loro vite banali e infelici in scarabocchi buoni solo per qualche biglietto di auguri e rifiutavano di credere che al mondo potesse esistere qualcun altro che se la passava di merda come loro. Anzi, si rinforzavano nelle loro opinioni, con la mente annebbiata dall’illusione che quei tormenti fossero (non è dato sapere in che modo) di qualche originalità o interesse, e pertanto degni di essere spartiti con il mondo intero.» In riferimento a questo passo, c’è un leggero messaggio di insofferenza verso la caterva di aspiranti scrittori e scribacchini vari?

Victor Gischler: Non so se parlerei esattamente di insofferenza, però quando ho cominciato a insegnare sono rimasto scioccato e sorpreso nel constatare quanto errato fosse il concetto che i miei allievi avevano di ciò che si supponeva fosse la poesia. Ricordo di aver chiesto a una classe di studenti chi di loro scrivesse poesie e una parte di loro ha alzato la mano. Quando poi ho domandato se c’era qualcuno che leggeva poesie tutte le mani si sono abbassate. Ecco, credo che quest’immagine valga più di mille parole e riflessioni.

MO: Perché la scelta del genere poetico come elemento trasversale al romanzo?

VG: Per due ragioni: la prima perché volevo sfruttare la mia esperienza accademica che mi pareva materiale perfetto per essere analizzato con gli strumenti narrativi della satira e dell’ironia. In secondo luogo perché non avevo mai letto di poesia presa come elemento chiave di una storia noir e perciò mi sembrava interessante provare a portare un elemento originale al genere.

MO: In merito al tuo curriculum e alla tua attività di insegnamento all’Università e presso alcuni college, di quali materie ti occupavi?

VG: Per la maggior parte di scrittura. In particolare: workshop di poesia e narrativa. Sceneggiatura. Letteratura.

MO: Sei considerato la nuova onda del noir americano, tanto che Joe Lansdale parla di “delirio di scrittura” portato ai massimi livelli, sull’orlo di un abisso da cui non precipiti mai. Come convivono delirio e controllo?

VG: Guarda, non lo so. Credo che a volte pensare troppo al controllo mandi a puttane la magia. Penso sia un po’ come chiedere a un giocatore di golf se prima di uno swing fa esercizi respiratori particolari. Pensare troppo rischia di bloccare tutto. Meglio lasciare che, semplicemente, le cose accadano. Per quanto riguarda il delirio e le stranezze, dico che penso siano strettamente collegate al divertimento. Che poi è l’elemento chiave per catturare il mio interesse. Se quello che sto scrivendo non cattura il mio interesse come posso pretendere che riesca a coinvolgere il lettore?

MO: E tu cosa dichiari sulla sua scrittura?

VG: Joe non è solo un bravissimo scrittore, ma anche una persona splendida. Quando ha scritto per me un commento al mio primo libro è stato bellissimo e non osavo chiedergli di fare altrettanto per il secondo, ma lui lo ha fatto. Quello che ammiro in lui non è solo l’incredibile abilità di scrittura, ma anche l’eclettismo, che mi ha convinto delle mie scelte. Di solito passare da un genere all’altro non è una bella mossa sul piano commerciale, ma aver visto che l’ha fatto lui mi ha dato forza e convinzione.

MO: L’ironia nella narrazione e l’ironia nella vita. Quanto porti avanti le due cose?

Penso che l’ironia sia fondamentale. Nella vita e nella narrazione. Aggiungo che ho l’impressione che i lettori si stancherebbero presto di uno scrittore troppo autoreferenziale o che si prende troppo sul serio.

MO: L’andamento filmico è una costante dei tuoi romanzi da “La gabbia delle scimmie”. Quali sono i tuoi registi di riferimento e quali quelli che non contamineranno mai la tua arte? 

VG: Amo i film. Ti cito una minima parte dei miei registi preferiti. Quentin Tarantino, Sam Peckinpah, John Ford, Sergio Leone, David Lean, Anthony Mann, Otto Preminger.

MO: Come si sta evolvendo la nuova generazione letteraria americana di cui tu fai parte?

Penso che sia una generazione cresciuta in un determinato periodo e quindi, per forza di cose, con un’educazione e gusti molto simili e influenze che pescano inevitabilmente dal cinema, dalla musica, dai fumetti, in una parola dalle stesse radici culturali. Credo che siamo il prodotto di un medesimo humus culturale, insomma.

MO: Noti differenze nell’approccio al romanzo e all’autore tra i lettori italiani e quelli statunitensi?

VG: Non saprei, vediamo. Non ho incontrato tutti i miei lettori italiani e di certo non rappresento tutti i lettori americani ma ho sempre avvertito un senso di affinità fra coloro che amano il pulp e penso che i lettori italiani si siano fatti coinvolgere da questo fatto e che conoscano perfettamente quel tipo di sensazione, penso di poter dire lo stesso per alcuni gruppi di lettori americani.


MO: I personaggi dei tuoi romanzi sono pittoreschi ma molto verosimili. Penso a Annie Walsh, al professor Morgan, a Harold Jenks. Quanto ti ispiri alla realtà e quanto la rivisiti?

VG: La realtà non è mai abbastanza. Mi spiego: mi trovavo ad un workshop di poesia con Maxine Kumin e lei disse qualcosa del tipo “I poeti non compongono le parole … le scompongono”. Questo è quello che cerco di fare io con la realtà: per me rappresenta a volte un buon punto di partenza, ma la mia immaginazione ha poi bisogno di prendere il volo proprio da lì. Posso conoscere la realtà ogni giorno aprendo la porta di casa. Ma non mi basta affatto.

MO: Progetti? 

VG: Sto lavorando a molte storie degli X – Men per la Marvel, poi ho una sceneggiatura in forno e sto raccogliendo le idee per cominciare il mio prossimo romanzo.

MO: In ottemperanza al titolo del tuo romanzo, ci fai un saluto micidiale e molto poetico?

VG: Ehm, non lo posso fare. Per la semplice ragione che io sono uno di quei terribili poeti di cui scrivo nel mio libro. Preferisco le storie…e poi non voglio salutarvi dicendo “arrivederci”, preferisco che ci lasciamo con un “alla prossima”.



Intervista di Marilù Oliva
Traduzione di Matteo Strukul

lunedì 27 settembre 2010

Le ossa del ragno – Kathy Reichs


Le pellicole cinematografiche di oltreoceano ci hanno da sempre abituati a “ sentire “ e vedere il corpo dei marines americano come una grande famiglia, dove nessuno abbandona mai i propri compagni. Questo corpo militare ed il suo motto rappresentano, anzi di più, sono l' America insieme al baseball, ad Hollywood, alla Coca-Cola e al MacDonald.
Assieme al monumento di Rosslyn in Virginia che ha consegnato alla storia l'alzabandiera, non solo il più famoso della seconda guerra mondiale ma anche quello in cui da allora tutti gli occidentali hanno identificato il coraggio e l'onore, vi è anche quel muro nero come l'ossidiana del Vietnam Veterans Memorial , interamente coperto dei nomi dei caduti e dei dispersi, in una delle guerre più lunghe, dibattute e controverse sia sul suolo americano che fuori da esso.
Quasi un'intera generazione di giovani, per la maggior parte volontari, partirono per destinazioni che avrebbero avuto per i più solo nel nome il fascino di qualcosa di esotico, ma nell'impatto reale, tutta la crudezza, il sangue e la desolazione di un pantano marcio dove finire i propri giorni, nel migliore dei casi, uscirne solo in parte o addirittura perdervisi.
Disperso in battaglia. Una frase brevissima, ma che nessun padre, madre, moglie, sorella vorrebbe mai sentire. Il dolore sembra non voler smettere mai di trafiggere le pareti del cuore, i pensieri, la vita di quanti non hanno neanche una minuscola fibra del proprio caro con cui cementare la certezza dell'arrivederci fino al doomsday.
Per questo e per il motto che contraddistingue i Jarhead, oltre le missioni di recupero nelle zone di guerra ( chi non ricorda John Rambo ? ) sono state create delle associazioni dagli anni del dopoguerra , poi riunite sotto un unico nome, JPAC , per riportare a casa i dispersi di tutte le guerre sostenute dagli americani, Vietnam, Corea e seconda guerra mondiale comprese.
Molti hanno fatto ritorno a casa , restituiti agli occhi e al cuore dei loro cari, dentro piccole casse avvolte dalla bandiera.


Così sembra abbia fatto anche John Charles Lowery , soprannominato Spider per il suo amore incondizionato per i ragni, nell'inverno del '68. Sembra, appunto. Perchè il cadavere rinvenuto in pochi metri d'acqua da un pescatore canadese, avvolto in un sudario di plastica risulta essere dalle impronte digitali proprio il nostro Spider.
Allora di chi è il corpo sepolto in North Carolina ? E chi è l'uomo che in questo strano gioco di autoerotismo subacqueo ha perso la vita in un angolo sperduto del Canada?.
Temperance , dovrà sbrogliare questa matassa lavorando su due fronti: alle Hawaii nel laboratorio sede della JPAC e in North Carolina, da Platone Lowery , il padre di Spider che sembra non voler accettare la possibilità di avere un figlio disertore e la cui ostinata negazione di sottoporsi all'esame del DNA nasconde qualcosa di più che l'impossibilità di affrontare nuovamente il dolore ed un eventuale disonore.
Nello “Stato Aloha”, Tempe troverà altri enigmi che infittiranno il mistero e il riconoscimento autoptico della salma del soldato sepolto in North Carolina sotto il nome di Lowery.
In Vietnam, quando l'elicottero era caduto, restituendo alla polvere della genesi , quattro giovani vite , solo due di essi erano stati trovati e riconosciuti immediatamente. Lowery e Luis Alvarez dispersi. Nella stessa zona di guerra, negli stessi giorni, risulta scomparso anche un civile, Xander Lampasa. Chi è chi? E di chi sono i pochi resti mangiati dagli squali rinvenuti nella baia hawaiana?
Tempe ausiliata dal detective Ryan, e dalle donne e gli uomini della polizia hawaiana e dello staff del Jpac dovrà spingersi nel passato e in segreti inconfessati, finchè, come recita il motto della JPAC , non saranno a casa .
Kathy Reichs ci consegna un bel thriller pieno di suspence. Ci cattura dalle prime righe. Unici appunti che si possono fare a questo, che per il resto è davvero un signor romanzo, le descrizioni troppo “tecniche” delle procedure del Jpac ed i suoi acronimi, e uno sbandieramento, neanche troppo nascosto, di una punta di avversione per chi nutre sentimenti non proprio vicini alla politica americana. Solo un appunto quindi, non sempre e non necessariamente si deve essere sempre “politically correct”.

Articolo di Daniela "eccozucca" Contini

Dettagli del libro
  • Formato: Rilegato
  • Pagine: 376
  • Lingua: Italiano
  • Titolo originale: Spider Bones
  • Lingua originale: Inglese
  • Editore: Rizzoli
  • Anno di pubblicazione 2010
  • Codice EAN: 9788817040754
  • Traduttore: I. Annoni

Azzeccagarbugli 2010 - I Finalisti


Azzeccagarbugli,
 serata finale

Venerdì 1 ottobre alle ore 21,
 presso il Teatro della Società di Lecco,
i 100 lettori della giuria popolare conferiranno il
 Premio Azzeccagarbugli al romanzo poliziesco,
presenta Alessandra Casella

Nel corso dell’evento verrà assegnato un premio alla
 Migliore Opera Prima in concorso
nell’ambito della Sezione Raffaele Crovi

Ospite della serata sarà Veit Heinichen.
Il suo romanzo, La calma del più forte (Edizioni e/o, Traduzione di Silvia Montis) è stato decretato dalla giuria Migliore Opera Straniera in concorso per la Sezione Narrativa Straniera che ha ospitato la Germania.


I cinque finalisti:

Elisabetta Bucciarelli, Io ti perdono, Coloradonoir/Kowalski
Risate, voci allegre ai confini di un bosco in montagna: cercano castagne. Un cagnolino scodinzola vicino alla piccola Arianna. Lei lo insegue nel labirinto degli alberi in una corsa malferma fino all'abbraccio di qualcuno. Scomparsa. Richiamata da un sacerdote che la conosce da quando era bambina, l'ispettore Maria Dolores Vergani torna in quel paesino della Val d'Aosta. L'uomo le chiede di aiutare la madre della bambina in veste di psicologa, professione che non svolge più da tempo. Ma c'è anche dell'altro, che il prete non vuole o non può dire. Una leggenda antica, una richiesta di perdono, un senso di colpa che non trova pace.
Intanto a Milano vengono rinvenuti in un'area industriale dismessa i resti di una donna e il collega Pietro Corsari la coinvolge, suo malgrado, in un'indagine ben oltre le mura della città, dove i milanesi sciamano per soddisfare desideri inveterati. In questo momento difficile, Maria Dolores può fidarsi solo di Achille Maria Funi, il suo aiuto, che la segue in missioni oltre la loro stretta competenza e che si rivela questa volta inaspettatamente sensibile e perspicace.
Scissa tra la tragedia della bambina scomparsa e il male quotidiano del suo lavoro, l'ispettore Vergani si ritrova a fare i conti con l'amore, quello da cui non si può sfuggire e dal quale si vuole a tutti i costi scappare. E mai come ora Maria Dolores deve ripercorrere il proprio passato - un percorso che la porterà forse a diminuire la distanza di sicurezza fra sé e le persone della sua vita.

Massimo Carlotto, L’amore del bandito, Edizioni e/o
2004. Dall’Istituto di medicina legale di Padova spariscono 44 chili di sostanze stupefacenti. Criminalità organizzata da un lato e forze dell’ordine dall’altro si scatenano. L’Alligatore riceve pressioni per indagare e scoprire l’identità dei responsabili del furto. L’investigatore senza licenza non ci sta ma a certa gente non basta dire di no…
2006. Due anni più tardi scompare Sylvie, la donna di Beniamino Rossini, la ballerina di danza del ventrefranco-algerina conosciuta anni prima in un night del Nordest. Il vecchio gangster non si dà pace e la cerca ovunque. Ben presto l’Alligatore, Beniamino Rossini e Max la Memoria si ritrovano braccati da un nemico misterioso che li ricatta e li costringe a entrare in un gioco mortale…
2009. La storia non è ancora finita. L’Alligatore e i suoi amici sono ancora in pericolo e attendono la prossima mossa del loro temibile avversario.
Una storia di malavita, un noir dove si intrecciano i destini di vecchi e nuovi gangster in un mondo dove le regole di un tempo non esistono più. Solo il passato torna sempre a chiedere il conto.

Alfredo Colitto, I discepoli del fuoco, Piemme
Bologna, autunno 1312. Mondino de’ Liuzzi, medico anatomista, viene incaricato dal podestà di far luce su una morte strana e orribile: un membro del Consiglio degli Anziani è stato ritrovato carbonizzato in casa sua, eppure nella stanza nulla fa pensare a un incendio. Perfino la poltrona su cui l’uomo era seduto è rimasta quasi integra, mentre il corpo è bruciato in modo irregolare. I piedi sono illesi, un braccio è interamente ustionato, tutto il resto è ridotto in cenere. Mondino fa trasportare il cadavere nella sua scuola di medicina per esaminarlo; sollevando con il coltello da dissezione la pelle bruciata del braccio scopre i resti di un tatuaggio: un mostro alato, con la testa di leone e il corpo avvolto nelle spire di un serpente.
La mattina seguente il cadavere è scomparso.
Il giorno successivo, anche un frate francescano viene ritrovato morto nel quartiere dei bordelli. È stato evidentemente assassinato. Unica traccia, un disegno molto simile al tatuaggio scoperto da Mondino. L’indagine sulle due morti misteriose rivela l’esistenza di una setta di cultori di Mitra, dio persiano del sole e del fuoco, adorato anche dai romani con il nome di Sol Invictus. Con l’aiuto di Gerardo da Castelbretone, un ex templare con cui ha stretto amicizia, Mondino viene a sapere che la setta si propone di salvare l’intera città per mezzo del fuoco purificatore: un grande incendio rituale in cui le anime di quelli che moriranno si riuniranno con il dio.
Tocca a Mondino fare di tutto per sventare la terribile minaccia che incombe sulla città e impedire ulteriori omicidi.

Grazia Verasani, Di tutti e di nessuno, Kowalski
Ci sono donne che non riescono a liberarsi dei fantasmi di altre donne, donne che valgono solo per gli uomini che riescono a tenersi, e donne che fuggono. Giorgia Cantini, dell'Agenzia Investigativa Cantini, ha passato da poco i quarant'anni, fuma ancora le Camel, e vorrebbe giocarsi tutti i ricordi in un colpo solo.
L'autunno di Bologna, ancora calda di vita, con i suoi figli di papà e le ombre degli emarginati, si raffredda quando la Cantini scopre la morte di Franca Palmieri, una donna vistosa ed eccentrica che abitava nel suo quartiere, dove da ragazza Giorgia trascorreva i pomeriggi insieme ai suoi amici dell'American bar. La donna uccisa introduceva allora i giovanissimi ai piaceri del sesso, senza chiedere nulla in cambio, solo forse un po' di compagnia, per finire poi per essere di tutti e di nessuno. Era sempre stata strana Franca, meglio conosciuta come la Ragazza dei Rospi, tanto da non destare stupore il fatto che negli ultimi anni si fosse messa a leggere il futuro nei tarocchi e nei fondi di caffè.
Intanto Giorgia è alle prese con il caso di Barbara, una diciottenne inquieta e dolente, appassionata d'arte che ha smesso improvvisamente di frequentare il liceo e si muove per la città come una scheggia impazzita. Mentre le tracce di Franca si perdono in un bar vicino ai palazzi popolari, la Cantini mette alla prova ancora una volta i suoi ricordi, degli anni in cui ballava We are Devo, in cui i Clash la facevano piangere, e Lucio Dalla guidava una Dyane 6 prima di scalare le classifiche.
Una doppia indagine per l'investigatrice anticonformista di Quo vadis, baby? , tra passato e presente, dritta nel cuore ferito delle donne, accompagnata questa volta da Genzianella, un'irresistibile assistente e una strepitosa invenzione narrativa.

Marco Vichi, Morte a Firenze, Guanda
Firenze, ottobre 1966. Non fa che piovere. Un bambino scompare nel nulla e per lui si teme il peggio, forse un delitto atroce. Il commissario Bordelli indaga disperatamente, e durante le indagini arriva l’alluvione...
La notte del 4 novembre l’Arno cresce, si ingrossa, va a lambire gli archi di Ponte Vecchio, supera gli argini e la città è travolta dalla furia delle acque. Le vie diventano torrenti impetuosi, la corrente trascina automobili, sfonda portoni e saracinesche, riversando nelle strade cadaveri di animali, alberi, mobili e detriti di ogni genere. Mentre la città è alle prese con quella inaspettata e inimmaginabile tragedia, il delitto sembra destinato a rimanere impunito, ma la tenacia di Bordelli non viene meno...


Articolo di Enzo "BodyCold" Carcello

domenica 26 settembre 2010

Il re dei giochi - Marco Malvaldi


Malvadi con questo nuovo romanzo continua la ‘serie dei giochi’ dopo “La briscola a cinque” e “Il gioco delle tre carte” è ora il turno del biliardo e quindi de ‘Il re dei giochi’.
Anche questa volta troviamo i nostri ‘eroi’ nonno Ampelio dal linguaggio colorito, il colto Aldo nonché ristoratore, il pensionato ‘destroso’ il Rimediotti, e il Del Tacca del Comune (per distinguerlo da altri tre Del Tacca), eccoli lì sono sempre accampati nel BarLume, sopportati fra molti rimbrotti da Massimo il ‘barrista’ e dalla paziente banconista Tiziana.
Sono lì a giocare al biliardo, a leggere la gazzetta, a guardare il tour de France e a spettegolare sugli eventi e sulle persone. A riempire le loro giornate e quelle degli abitanti di Pineta, ridente cittadina sulla costa pisana-livornese, in un’altra calda estate di vigilia elettorale, arriva un incidente dove muore un ragazzino e la madre entra in coma, sono gli eredi di un ricchissimo costruttore e la madre è anche la segretaria di un uomo politico impegnato nell’imminente campagna elettorale. Politico che subito precisa e dichiara alla tv cose che ai quattro terribili vecchietti non tornano. Iniziano così le domande dei nostri quattro terribili/temibili!? ottuagenari: e se non fosse stato un incidente?
Da qui supposizioni misti a pettegolezzi, confessioni rese spontaneamente alla polizia, racconti ‘infiocchettati’ agli altri avventori del bar.
Sarà il barrista Massimo in questo marasma che forse avrà l’intuizione giusta per tirare il bandolo della matassa.
Stimo molto Malvaldi e appena ho visto il nuovo libro in libreria mi sono precipitata a prenderlo, troppo bello il ricordo di ore di spensierata e divertente lettura ma con enorme dispiacere, ho dovuto constatare che questo libro mi è piaciuto meno dei precedenti.
Peccato.
Peccato perché Malvaldi è uno dei pochi autori che mi cattura e trascina nelle pagine, che mi fa sorridere e poi ridere, tenendo sul fondo la trama gialla.
Trama gialla che anche questa volta è sul fondo ma che sembra ancor di più dei precedenti sembra forzata e forzosa.
La cosa che più mi spiace però, è che manca di verve, di scioltezza, tutto il Malvaldi che mi aveva conquistato nei primi due libri qui mi ha lasciato tiepida, il libro sembra a tratti forzato, le scenette meno spontanee e naturali, i dialoghi un po' più ardui.
Consiglio comunque la lettura di Malvadi casomai non iniziate da questo libro.

Articolo di Marta Naddeo

Dettagli del libro
  • Formato: Brossura
  • Pagine: 192
  • Lingua: Italiano
  • Editore: Sellerio Editore Palermo
  • Anno di pubblicazione 2010
  • Codice EAN: 9788838924798 

sabato 25 settembre 2010

Retrospettiva: Nero Wolfe – Rex Stout


Penso che tutti più o meno abbiamo sentito qualche volta il nome di Nero Wolfe, se non altro per la serie televisiva in onda negli anni sessanta con Tino Buzzelli – Paolo Ferrari e più volta riproposta dalla RAI seppur in orari notturni.
La mia passione per Nero Wolfe, nasce alle superiori insieme ad Agatha Christie, anche se la scrittura, le trame dei gialli non sono assolutamente paragonabili né accostabili. Dove la trama della Christie è un perfetto congegno ad orologeria quella di Stout zoppica.
Il grande pregio di Rex Stout è stato di aver saputo creare una ambientazione, dei personaggi, che tengono compagnia al lettore, che fa sempre piacere incontrare, ed una atmosfera dove è un piacere immergersi.
Uso la parola personaggi al plurale non a caso, proprio perché non solo Nero Wolfe anima la storia ma anche i suoi aiutanti/assistenti/comprimari come nel caso di Archie Goodwin.
Infatti ad affiancare Nero Wolfe che notoriamente non si muove mai di casa, troviamo il suo opposto, là dove Nero è indolente Archie è scattante, là dove Nero riflette Archie agisce, là dove Nero è misogino là Archie è sempre pronto ad affascinare le donne. Nel particolare:


NERO WOLFE
Nero Wolfe pesa, come dice spesso il suo assistente Archie Goodwin, un settimo di tonnellata, non lavorerebbe perché troppo indolente e lo fa solo perché i suoi hobby (Orchidee e cibo) sono troppo onerosi. Rimugina socchiudendo le palpebre e muovendo la bocca in dentro e in fuori dopo essersi scolato litri di birra. Accetta con molta difficoltà donne in casa, per poi fisicamente scappare quando iniziano a piangere. Ama far andare su tutte le furie l’ispettore Cramer. Risolve il caso quasi sempre seduto nel suo studio con tutti i sospettati seduti di fronte a lui sulle seggiole. Odia il fisco che a suo giudizio preleva troppe tasse dai suoi guadagni.

ARCHIE GOODWIN
Alter ego di Nero, affascinante investigatore con licenza, sembra non riesca mai a risolvere i casi senza le spiegazioni del ‘suo signore e donno’ come si diverte a chiamarlo, ha intuizioni precise su dove scovare testimoni ed indizi, sa come convincere i recalcitranti sospetti a sedersi sulle seggiole e sembra che legga nella mente del suo superiore.




FRITZ BENNER
Maggiordomo ma soprattutto cuoco di Nero Wolfe che senza di lui si sente perduto. Cucina piatti da gourmet per il suo padrone.







THEODORE HORSTMANN
Giardiniere, nonché curatore delle orchidee, del giardino pensile sulla Trentacinquesima Strada Ovest, ne conosce tutti i segreti ed è pronto a qualsiasi cosa per curarle al meglio e proteggerle.






SAUL PANZER, ORRIE CATHER, FRED DURKIN E JOHNNY KEEMS investigatori al soldo di Wolfe quando non vuole coinvolgere Archie.

Ispettore CRAMER della polizia di New York che invariabilmente si arrabbia, ma che sa benissimo di non poter fare a meno di Wolfe.

La cornice delle storie è la grande casa di arenaria sulla Trentacinquesima Strada Ovest, così come la serra e l’appuntamento con le orchidee scandiscono le soluzioni dei gialli.

Ed è proprio la passione per il cibo e le orchidee che accompagnano le immagini di Nero Wolfe nella mente dei più, infatti la trama dei gialli appare come un pretesto per scrivere della casa e dei suoi abitanti, le trame non sono quasi mai travolgenti e coinvolgenti, ma accompagnano la lettura fra i discorsi, le punzecchiature, i bisogni degli abitanti della grande casa di arenaria.

Non so se sono riuscita a spiegare e trasmettere la mia sensazione, ma credo che gli appassionati di Nero Wolfe mi abbiano capito, e spero che chi non l’avesse mai letto sia abbastanza incuriosito da farlo.







Bibliografia 

Romanzi e racconti con Nero Wolfe

Rex Stout ha scritto numerosi romanzi e romanzi brevi con le avventure di Nero Wolfe. I romanzi brevi, riuniti in gruppi di due o tre racconti, sono stati pubblicati all'interno di un singolo volume.

1934-1945

  • La traccia del serpente (Fer-de-Lance), romanzo, 1934
    • Libri Gialli 149 del 1936
    • I Classici del Giallo 704 del 1994
  • La lega degli uomini spaventati (The League of Frightened Men), romanzo, 1935
    • Libri Gialli 162 del maggio 1937
    • I Classici del Giallo 371 del 14 aprile 1981
    • Oscar Mondadori 2598 del 1993
  • Sei per uno (The Rubber Band), romanzo, 1936
    • Libri Gialli 168 del 1937
    • Oscar Mondadori 1875 del 1986
    • I Classici del Giallo 840 del 1999
  • La scatola rossa (The Red Box), romanzo, 1937
    • Libri Gialli 184 del 1938
    • I Classici del Giallo 573 del 1989
  • Alta cucina (Too Many Cooks), romanzo, 1938
    • Libri Gialli 218 del 1939
    • Oscar Mondadori 2166 del 1989
    • I Classici del Giallo 659 del 1992
  • La guardia al toro (Some Buried Caesar), romanzo, 1939
    • Libri Gialli 236 del 1940
    • Corrida per Nero Wolfe, Capolavori dei Gialli Mondadori 236 del 1963
    • I Classici del Giallo 3 del 1967
    • I Classici del Giallo 618 del 1990
  • Nero Wolfe e sua figlia (Over My Dead Body), romanzo, 1940
    • Libri Gialli 251 del 1941
  • Tre sorelle nei guai (Where There's a Will), romanzo, 1940
    • Libri Gialli 257 del 1941
    • I Classici del Giallo 666 del 1992
    • Oscar Mondadori 2278 del 1990
  • Fine amara (Bitter End), romanzo breve, 1940
    • Il Giallo Mondadori 2613 del 1999, supplemento speciale in occasione dei 70 anni del periodico
  • Orchidee nere (Black Orchids), due romanzi brevi, di cui il primo omonimo ed il secondo intitolato "Cordialmente Invitati ad Incontrare la Morte" (Cordially Invited to Meet Death), 1942
    • I Classici del Giallo 599 del 1990
  • Non abbastanza morta (Not Quite Dead Enough), due romanzi brevi, di cui il primo omonimo ed il secondo intitolato "Trappola Esplosiva" (Booby Trap) 1944
    • I Classici del Giallo 776 del 1996

1946-1957

  • Morto che parla (The Silent Speaker), romanzo, 1946
    • Il Giallo Mondadori 82 del 1950
    • Nero Wolfe e il morto che parla, I Classici del Giallo 400 del 1982
    • Oscar Mondadori 2371 del 1990
  • Troppe donne (Too Many Women), romanzo 1947
    • Il Giallo Mondadori 68 del 1949
    • I Classici del Giallo 750 del 1995
    • Oscar Mondadori 2068 del 1988
  • Abbiamo trasmesso (And Be a Villain oppure More Deaths Than One), romanzo, 1948
    • Il Giallo Mondadori 148 del 1951
    • Oscar Mondadori 2515 del 1992
  • Prima di morire (Trouble in Triplicate), raccolta di tre romanzi brevi di cui il primo omonimo (Before I Die), il secondo intitolato "Nero Wolfe è in Pericolo" (Help Wanted, Male), ed il terzo"Morte per Appuntamento" (Instead of Evidence) 1949
    • I Classici del Giallo 876 del 2000
  • Nient'altro che la verità (The Second Confession), romanzo, 1949
    • Il Giallo Mondadori 170 del 1952
    • I Classici del Giallo 518 del 1986
  • Lunga vita al morto (Three Doors to Death), raccolta di tre romanzi brevi di cui il primo omonimo (Man Alive), il secondo intitolato "Così Parlò Nero Wolfe" (Omit Flowers) ed il terzo "Nero Wolfe nella Camera a Gas" (Door to Death), 1950
  • Nelle migliori famiglie (In the Best Families), romanzo, 1950
    • Il Giallo Mondadori 178 del 1952
    • Nero Wolfe: nelle migliori famiglie, I Classici del Giallo 531 del 1987
  • Non credo agli alibi (Curtains for Three), raccolta di tre romanzi brevi di cui il primo omonimo (Bullet for One), il secondo intitolato Nella Gola del Morto (The Gun With Wings) ed il terzo "mascherato per uccidere" (Disguise for Murder), 1951
  • Non ti fidare (Murder by the Book), romanzo, 1951
    • Il Giallo Mondadori 721 del 1994
    • I Classici del Giallo 518 del 1986
    • I Classici del Giallo 721 del 1994
  • La pistola scomparsa (Triple Jeopardy), raccolta di tre romanzi brevi di cui il primo intitolato "Nero Wolfe Escogita uno Stratagemma" (Home to Roost, anche Nero Wolfe Devises a Stratagem), il secondo "E' Stato Ucciso un Poliziotto" (The Cop-Killer) ed il terzo "Nero Wolfe e la Pistola Scomparsa"(The Squirt and The Monley, anche The Dazzle Dan Murder Case), 1952
    • I Classici del Giallo 851 del 1999
  • I quattro cantoni (Prisoner's Base), romanzo, 1952
    • Il Giallo Mondadori 246 del 1953
    • Oscar Mondadori 1998 del 1988
    • I Classici del Giallo 730 del 1995
  • Nero Wolfe e i ragni d'oro (The Golden Spiders), romanzo, 1953
    • Il Giallo Mondadori 300 del 1954
    • I Classici del Giallo 761 del 1996
  • Le tre ragazze (Three Men Out), raccolta di tre romanzi brevi di cui il primo omonimo (Invitation to Murder), il secondo intitolato "Nero Wolfe fa Due Più Due" (The Zero Clue) ed il terzo "Nero Wolfe Vince la Partita" (This Won't Kill You), 1954
  • Nero Wolfe fa la spia (The Black Mountain), romanzo, 1954
    • Segretissimo 59 del 1964
  • Un minuto a mezzanotte (Before Midnight), romanzo, 1955
    • Il Giallo Mondadori 497 del 1958
    • I Classici del Giallo 586 del 1989
    • Oscar Mondadori 2345 del 1990
  • Quando un uomo uccide (Three Witnesses), raccolta di tre romanzi brevi di cui il primo omonimo (When a Man Murders), il secondo intitolato "Nero Wolfe Raggira l'Accusa" (The Next Witness) ed il terzo "Nero Wolfe non Abbaia ma Morde" (Die Like a Dog), 1956
  • Peggio che morto (Might as Well Be Dead), romanzo, 1956
    • Il Giallo Mondadori 473 del 1958
    • I Classici del Giallo 805 del 1997
    • Oscar Mondadori 2285 del 1990
  • L'invulnerabile (Three for the Chair), raccolta di tre romanzi brevi di cui il primo intitolato "Il Caso Fyfe" (A Window for Death), il secondo dà il titolo alla raccolta (Immune to Murder) ed il terzo intitolato "Nero Wolfe e il "suo" Cadavere" (Too Many Detectives), 1957
  • Nero Wolfe sotto il torchio (If Death Ever Slept), romanzo, 1957
    • Il Giallo Mondadori 562 del 1959
    • I Classici del Giallo 691 del 1993

1958-1975

  • Natale di morte (And Four to Go), raccolta di quattro racconti di cui il primo omonimo (Christmas Party), il secondo intitolato "Sfilata di Pasqua" (Easter Parade), il terzo "Il Picnic del Quattro Luglio" (Fourth of July Picnic) ed il quarto "Il Segreto della Signorina Voss" (Murder is no Joke), 1958
  • Champagne per uno (Champagne for One), romanzo, 1958
    • Il Giallo Mondadori 552 del 1959
    • Oscar Mondadori 2303 del 1990
    • I Classici del Giallo 821 del 1998
  • Nero Wolfe discolpati (Plot It Yourself), romanzo, 1959
    • Il Giallo Mondadori 608 del 1960
    • I Classici del Giallo 940 del 2003
  • Colpo di genio (Three at Wolfe's Door), raccolta di tre racconti di cui il primo omonimo (Poison à la Carte), il secondo intitolato"Assassinio Indiretto" (Method Three for Murder) ed il terzo "Nero Wolfe Preso al Lazo" (The Rodeo Murder), 1960
  • Troppi clienti (Too Many Clients), romanzo, 1960
    • Il Giallo Mondadori 654 del 1961
  • Nero Wolfe la paga cara (The Final Deduction), romanzo, 1961
    • Il Giallo Mondadori 732 del 1963
    • I Classici del Giallo 980 del 2003
  • L'enigma della pistola (Homicide Trinity), raccolta di tre racconti di cui il primo intitolato "L'Avvocato delle Cause Vinte" (Eeny Meeny Murder Mo), il secondo dà il titolo alla raccolta (Death of a Demon) ed il terzo è intitolato "Dollari Matti" (Counterfeit for Murder), 1962
  • Scacco al re per Nero Wolfe (Gambit), romanzo, 1962
    • Il Giallo Mondadori 756 del 1963
    • I Classici del Giallo 999 del 2004
  • Nero Wolfe, difenditi! (The Mother Hunt), romanzo, 1962
    • Il Giallo Mondadori 806 del 1964
    • I Classici del Giallo 362 del 1980
  • Vicolo cieco (Trio for Blunt Instruments), raccolta di tre racconti di cu il primo intitolato "Uccidete Subito, Pagherete poi" (Kill Now-Pay Later), il secondo dà il titolo alla raccolta (Murder is Corny) ed il terzo intitolato "Un Mistero per Goodwin" (Blood Will Tell), 1964
  • Il diritto di morire (A Right to Die), romanzo, 1964
    • Il Giallo Mondadori 892 del 1966
    • I Classici del Giallo 1051 del 2005
  • Nero Wolfe contro l'FBI (The Doorbell Rang), romanzo, 1965
    • I Rapidi 10 del 1966
    • I Classici del Giallo 736 del 1995
  • Nero Wolfe: invito a un'indagine (Death of a Doxy), romanzo, 1966
    • Il Giallo Mondadori 986 del 1967
    • I Classici del Giallo 1071 del 2005
  • Nero Wolfe e una figlia in cerca di padre (The Father Hunt), romanzo, 1968
    • Il Giallo Mondadori 1048 del 1969
    • I Classici del Giallo 1086 del 2005
  • Nero Wolfe e il caso dei mirtilli (Death of a Dude), romanzo, 1969
    • Il Giallo Mondadori 1115 del 1970
    • Speciale del Giallo Mondadori 29 Delitti in vacanza del 2001
  • Quella bomba di Nero Wolfe (Please Pass the Guilt), romanzo, 1973
    • Il Giallo Mondadori 1331 del 1974
    • I Classici del Giallo 543 del 1987
  • Nero Wolfe apre la porta al delitto (A Family Affair), romanzo, 1975
    • Il Giallo Mondadori 1454 del 1976
    • I Classici del Giallo 547 del 1988

Romanzi brevi con Nero Wolfe

  • Orchidee nere (Black Orchids), due romanzi brevi, 1942
    • Cordialmente invitati a incontrare la morte (Cordially Invited to Meet Death), 1941
    • Orchidee nere (Black Orchids), 1942
  • Non abbastanza morta (Not Quite Dead Enough), due romanzi brevi, 1944
    • Non abbastanza morta (Not Quite Dead Enough), 1942
    • Trappola esplosiva (Booby Trap), 1944
  • Prima di morire (Trouble in Triplicate), raccolta di tre romanzi brevi, 1949
    • Nero Wolfe è in pericolo (Help Wanted, Male), 1945
    • Morte per appuntamento (Instead of Evidence oppure Murder on Tuesday), 1946
    • Prima di morire (Before I die), 1947
  • Lunga vita al morto (Three Doors to Death), raccolta di tre romanzi brevi, 1950
    • Lunga vita al morto (Man Alive), 1947
    • Così parlò Nero Wolfe (Omit Flowers), 1948
    • Nero Wolfe nella camera a gas (Door to Death), 1949
  • Non credo agli alibi (Curtains for Three), raccolta di tre romanzi brevi, 1951
    • Non credo agli alibi (Bullet for One), 1948
    • Nella gola del morto (The Gun with Wings), 1949
    • Mascherato per uccidere (Disguise for Murder oppure The Twisted Scarf), 1950
  • La pistola scomparsa (Triple Jeopardy), raccolta di tre romanzi brevi, 1952
    • È stato ucciso un poliziotto (The Cop-Killer oppure The Cop Killer), 1951
    • Nero Wolfe e la pistola scomparsa (The Squirt and the Monkey oppure The Dazzle Dan Murder Case oppure See No Evil), 1951
    • Nero Wolfe escogita uno stratagemma (Home to Roost oppure Nero Wolfe and the Communist Killer), 1952
  • Le tre ragazze (Three Men Out), raccolta di tre romanzi brevi, 1954
    • Nero Wolfe vince la partita (This Won't Kill You oppure This Will Kill You), 1952
    • Le tre ragazze (Invitation to Murder oppure Will to Murder), 1953
    • Nero Wolfe fa due più due (The Zero Clue oppure Scared to Death), 1953
  • Quando un uomo uccide (Three Witnesses), raccolta di tre romanzi brevi, 1956
    • Quando un uomo uccide (When a Man Murders), 1954
    • Nero Wolfe non abbaia ma morde (Die Like a Dog oppure The Body in the Hall), 1954
    • Nero Wolfe raggira l'accusa (The Next Witness oppure The Last Witness), 1956
  • L'invulnerabile (Three for the Chair), raccolta di tre romanzi brevi, 1957
    • L'invulnerabile (Immune to Murder), 1955
    • Il caso Fyfe (A Window for Death), 1956
    • Nero Wolfe e il "suo" cadavere (Too Many Detectives), 1956
  • Natale di morte (And Four to Go), raccolta di quattro romanzi brevi, 1958
    • Natale di morte (Christmas Party), 1957
    • Sfilata di Pasqua (Easter Parade), 1957
    • Il picnic del quattro luglio (Fourth of July Picnic), 1957
    • Il segreto della signorina Voss (Murder Is No Joke), 1958
  • Colpo di genio (Three at Wolfe's Door), raccolta di tre romanzi brevi, 1960
    • Colpo di genio (Poison à la Carte), 1960
    • Assassinio indiretto (Method Three For Murder), 1960
    • Nero Wolfe preso al lazo (The Rodeo Murder), 1960
  • L'enigma della pistola (Homicide Trinity), raccolta di tre romanzi brevi, 1962
    • L'enigma della pistola (Death of a Demon), 1961
    • Dollari matti (Counterfeit For Murder), 1961
    • L'avvocato delle cause vinte (Eeny Meeny Murder Mo), 1962
  • Vicolo cieco (Trio for Blunt Instruments), raccolta di tre romanzi brevi, 1964
    • Uccidete subito, pagherete poi (Kill Now - Pay Later), 1961
    • Un mistero per Goodwin (Blood Will Tell), 1963
    • Vicolo cieco (Murder Is Corny), 1964

Antologie in edizione italiana 

  • Buon anno con Nero Wolfe, stampato nel novembre del 2002 nella collana Inverno Giallo Mondadori con il numero 24. Contiene i romanzi brevi:
    • Non credo agli alibi (Bullet for One), 1948, dall'antologia Curtains for Three del 1951
    • Nella gola del morto (The Gun with Wings), 1949, dall'antologia Curtains for Three del 1951
    • Mascherato per uccidere (Disguise for Murder), 1950, dall'antologia Curtains for Three del 1951
    • Il picnic del quattro luglio (Fourth of July Picnic), 1957, dall'antologia And Four to Go del 1958
    • Sfilata di Pasqua (Easter Parade), 1957, dall'antologia And Four to Go del 1958
    • Il segreto della signorina Voss (Murder Is No Joke), 1958, dall'antologia And Four to Go del 1958
    • Natale di morte (Christmas Party), 1957, dall'antologia And Four to Go del 1958

Altre pubblicazioni collegate a Nero Wolfe

  • The Nero Wolfe Cookbook, 1973
  • Why Nero Wolfe Likes Orchids, articolo pubblicato in Life (19 aprile 1963)
  • The Case of the Spies Who Weren't, articolo pubblicato in Ramparts Magazine (gennaio 1966)

Romanzi senza Nero Wolfe

  • Her Forbidden Knight, 1913
  • Sotto le Ande (Under the Andes), 1914
    • pubblicato in Italia da Bompiani
  • A Prize for Princes, 1914
  • The Great Legend, 1916
  • Due rampe per l'abisso (How Like a God), 1929
    • pubblicato in Italia da Sellerio
  • Seed on the Wind, 1930
  • Golden Remedy, 1931
  • Forest Fire, 1933
  • Il presidente è scomparso (The President Vanished), 1934
    • Oscar Mondadori 191 del 1969
  • O Careless Love!, 1935
  • Un paio di guanti (The Hand in the Glove oppure Crime on Her Hands), 1937
    • Libri Gialli 203 del 1939
    • È morto un miliardario, Gialli Casini 46 del 1953
    • Dol Bonner Investigatrice, Gialli Aurora 18 del 1962
    • Il guanto, Sellerio La memoria numero 440 del 1999
  • Il dottor Cenerentola (Mr Cinderella), 1938
    • pubblicato in Italia da Sonzogno
  • Il graffio della gatta (The Mountain Cat Murders), 1939
    • I Classici del Giallo 966 del 2003
    • Omicidi a catena, Gialli Casini 37 del 1952
    • Ad ogni costo, Gialli Aurora 3 del 1961
  • Controfigura per la morte (Double for Death), 1939
    • Il Giallo Mondadori 310 del 1955
    • I Classici del Giallo 625 del 1991
  • Fili rossi (Red Threads)[3], 1939
    • Il Giallo Mondadori 241 del 1953
    • I Classici del Giallo 523 del 1987
  • Un pizzico di chinino (Bad for Business: A Tecumseh Fox Mystery), 1940
    • Il Giallo Mondadori 369 del 1956
    • I Classici del Giallo 594 del 1989
  • Sinfonia funebre (The Broken Vase), 1941
    • Il Giallo Mondadori 250 del 1950
  • Alphabet Hicks e la voce nel buio (Alphabet Hicks oppure The Sound of Murder), 1941
    • Il Giallo Mondadori 2680 del 2000

Altre pubblicazioni 

  • Watson Was a Woman, articolo pubblicato in The Art of the Mystery Story: A Collection of Critical Essays, (Simon and Schuster, 1946)

Altri racconti 

  • A Professional Recall, 1912
  • Excess Baggage, 1912
  • The Infernal Feminine, 1912
  • Pamfret and Peace, 1913
  • A Companion of Fortune, 1913
  • A White Precipitate, 1913
  • The Pickled Picnic, 1913
  • The Mother of Invention, 1913
  • Methode Americaine, 1913
  • A Tyrant Abdicates, 1914
  • The Pay-Yeoman†, 1914
  • Secrets†, 1914
  • Rose Orchid†, 1914
  • An Agacella Or, 1914
  • The Inevitable Third, 1914
  • Out of the Line, 1914
  • The Lie†, 1914
  • Target Practice†, 1914
  • If He Be Married†, 1915
  • Baba†, 1915
  • Warner and Wife†, 1915
  • A Little Love Affair, 1915
  • Art for Art's Sake, 1915
  • Another Little Love Affair, 1915
  • Jonathan Stannard 's Secret Vice†, 1915
  • Santetomo†, 1915
  • La moglie perduta (Justice Ends at Home)†, 1915
  • It's Science That Counts†, 1916
  • The Rope Dance†, 1916
  • An Officer and a Lady†, 1917
  • Heels of Fate †, 1917
  • It Happened Last Night, 1936
  • A Good Character for a Novel, 1936
  • Ronda di Natale (Tough Cop's Gift), 1936
  • Sono pronto, chiamate la polizia (His Own Hand), 1936
  • Annuncio's Violin, ?
  • The Strong Man, ?

Articolo di Marta Naddeo

venerdì 24 settembre 2010

Il bagno rituale – Faye Kellerman


“Lei crede nei dieci comandamenti?”
“Certo”
“Crede che sono le leggi emanate da Dio?”
“Si”
“E che Dio le ha date agli ebrei?”
“Si”
“ E che gli ebrei a cui le ha date erano considerati dei giusti, sia gli uomini che le donne?”
“A cosa vuole arrivare?”
“Solo a questo: Se Dio era così sicuro che quegli ebrei così giusti, uomini e donne, non avrebbero mai ucciso, perchè mai si è preso la briga di darvi anche il sesto comandamento?”

Los Angeles, più precisamente Jewtown, un area recintata in cui spontaneamente sono andati a vivere gli ebrei religiosi. Una comunità tranquilla in cui gli uomini frequentano la scuola talmudica detta yeshiva, un centro di studi della Torah, dell'ebraismo ortodosso e del Talmud. Le donne fanno le mogli e le mamme, alcune insegnano; Riina Lazarus gestisce la mikvah una grande vasca dove le donne si immergono in acqua proveniente da una fonte naturale, pioggia o neve, per una purificazione spirituale, un bagno rituale. Ed è proprio lei a trovare la sua amica Sarah Libba in terra vicino all'entrata della mikvah. Sarah è stata aggredita picchiata e violentata. Il detective Peter Decker già alle prese con un sadico stupratore seriale, viene messo sul caso e si scontra con un muro di gomma. E' un mondo completamente diverso, fatto di leggi e regole, obblighi e doveri, incomprensibili per lui ma inviolabili per loro, soprattutto per Riina, che, vedova con due bambini prova una forte attrazione, ricambiata, per il nostro detective ma lui è un goy, un non ebreo, e quindi un ostacolo insormontabile. Ma sarà proprio questa attrazione che porterà Riina a collaborare con Decker, ad aiutarlo nelle indagini, facendo da tramite tra le due culture fino alla cattura del colpevole in un rocambolesco finale.
Molto interessante questo romanzo soprattutto per gli approfondimenti e le riflessioni sulla religione ebraica. Lo stile narrativo della Kellerman è scorrevole, semplice, la storia coinvolgente tanto da leggerlo in un respiro, una lettura facile e molto piacevole. Non ci sono effetti speciali, niente scientifica, spettrometri o analisi dell'aria per catturare ed esaminare gli odori, come siamo abituati a vedere nei vari CSI, solo ragionamenti e supposizioni, indagini vecchia maniera, alle quali partecipiamo attivamente. Mi sono piaciuti molto i personaggi di Decker, e, soprattutto, quello di Riina, una donna combattuta in cui però il buon senso e la pudicizia sono valori radicati. Leggendo l'ottima e approfondita prefazione di Piero A. Corsini ho appreso che Faye Kellerman insieme a suo marito Jonathan, forma la coppia d'oro della fiction americana contemporanea, una formidabile macchina coniugale di best seller. Lui è famoso per la serie di romanzi polizieschi che ha per protagonista il Dr Alex Delawer e Faye per la serie di romanzi gialli sui casi del detective Decker nata con Il bagno rituale. Inoltre il New York Times l'ha nominata per 19 volte migliore autrice di best seller e a vinto il premio “Macavity Award” come miglior autrice di mystery. Devo aggiungere altro?

Articolo di Cristina "cristing" Di Bonaventura

Dettagli del libro
  • Prezzo online:€ 17,50
  • Editore Cooper
  • Collana Cooper storie
  • Data uscita 27/05/2010
  • Pagine 256, brossura
  • Lingua Italiano
  • EAN 9788873941514

Festival della letteratura di Mantova


Mettere un piede fuori dalla stazione di Mantova e trovarsi, in poco più di una ventina di passi immediatamente immersi in un vetusto borgo , un acciottolato che riscalda la mente ed il corpo. Torri, antichi palazzi e battistero che aprono le braccia accogliendo, sotto il sole di settembre le centinaia di “pellegrini della cultura”, venuti fin qui ad ascoltare, vedere, assaporare, condividere. Poeti di strada, mimi variopinti, odore di carta rilegata mescolata ai profumi più profani delle panetterie e degli innumerevoli posti di ristoro.
E' Mantova tutta che ti allieta e ti vezzeggia, che ti guida, come il suo più illustre cittadino fece con il Vate, in una narrazione vivente del sapere. Ogni tipo di lettore può trovare il suo spazio in questa rassegna, che sia la degustazione e la spiegazione per preparare un thè, o per addentrarsi nei segreti della più grande istituzione religiosa, o sfiorare l'abisso di una mente criminale.
Sembra di essere stati catapultati oltre il portale della quotidianità e non è solo perchè la cacofonia e il sovraffollamento urbano qui sembrano non attecchire, ma, soprattutto, per una sorta di “magia” per la quale perfino i particolari più piccoli tornano ad essere a misura d'uomo, assumendo così la vera, autentica grandezza.
Capita allora, gironzolando per la città, ancora indecisi su cosa ascoltare e vedere, date le innumerevoli scelte, di imbattersi all'interno di una piccola graziosa libreria, in un giornalista del calibro di Corrado Augias e trovarsi a sorridere e scambiare battute per una macchinetta fotografica che si rifiuta di collaborare.
La sera successiva, invece, ascoltarlo disquisire con proprietà di fatti e di linguaggio del suo nuovo libro : I segreti del Vaticano, venti secoli di segreti raccontati ad una piazza (ndr. Piazza Castello ) gremitissima.
Oppure, trovarsi nell'atrio d'ingresso del Liceo Classico Virgilio con un aficionado di pesca del Michigan, Thomas McGuane, autore di “Sporting Club” e molti altri celebri romanzi, condividendo l'ironia e l' humor nero con cui si prende gioco delle pretese di “nobiltà” di molti suoi connazionali.
Che dire poi della giovialità, con appena una punta di timidezza iniziale, dell'italianissimo Niccolò Ammaniti?. Nel carosello circolare della Piazza Castello stipata all'inverosimile, Ammaniti, messo a suo agio dal relatore Sinibaldi illustra, non senza punte di incredibile comicità, la sua genesi come scrittore, le motivazioni psicologiche e filosofiche che sospingono la sua penna e la sua creatività ad immaginare i propri protagonisti chiusi, congelati nell'azione, condannati in un certo qual modo a domandarsi, a pensare, a costringere al “movimento” esclusivamente gli altri (c.f.r. Io non ho paura)
Per chi ama i giallo-polizieschi con ambientazioni nella Milano da bene, Hans Tuzzi, al secolo Adriano Bon, può gustarsi un piccolo assaggio del “ La morte segue i magi” nuovo rompicapo per il vicequestore commissario Melis ed apprendere la strada fin qui fatta da questo poliedrico saggista e scrittore che sorprendentemente ha scelto come alias nome e cognome di un personaggio dell' “ Uomo senza qualità” di Musil.
Se poi un solo scrittore con tanto di relatore può sembrare poco, sotto un cielo scevro di nuvole, nonostante la temperatura abbacinante, un quintetto come quello di Oliani, Roversi, Berselli, Nerozzi e Porazzi accompagnato dall'eloquenza introduttiva di un emozionatissimo Marco Piva, ausiliato dalle splendide voci narranti di Chiara Benazzi e di Sergio Scorzillo, non solo accontenta i palati più esigenti, ma coinvolge e trasporta in un brivido “cattivissimo” sotto la rinfrescante ombra di un noir italiano che nulla ha da invidiare a quello d'oltralpe. Manca all'appello la graffiante ed elegante ironia di Bea Buozzi, ma la sua vendetta al tempo di internet è abilmente illustrata dalla voce di Francesca Colletti.
Sembra che lo spirito non sia mai pago di questo abbeverarsi. Centuplicarsi i sensi non basterebbe per catturare tutte le “gocce” che fanno di questa cittadina un immenso oceano colmo di atolli ed isole in cui approdare. Anche un tendone bianco attrezzato con la tecnologia digitale del 21 secolo, rappresenta un gradevolissimo porto in cui sostare. Specialmente se la sirena ammaliatrice di marinai è Sandrone Dazieri, detto il Gorilla, un investigatore atipico con un karma nero notte, per cui anche la bellezza sembra essere un malinteso.
L'ultimo specchio d'acqua in cui si cala l'ancora, ma solo ahimè per motivi logistici di rientro alle darsene native, è il Palazzo eretto da Antonio Colonna, dove il britannico accento di David Peace ci conduce nella mente e nelle gesta dello Squartatore dello Yorkshire ( cfr. Red Riding Quartet : 1974, 1977, 1980, 1983 ), accanto ai minatori scioperanti di “ GB84”, in panchina per 40 giorni con il Maledetto United , nella cenere di una Tokyo devastata dalla seconda guerra mondiale.
Piccolo cammeo..nel momento dedicato alle domande del pubblico, Ian Rankin , creatore dell'indimenticabile ispettore Rebus e non a caso soprannominato da Ellroy il re del noir scozzese, prende la parola non solo per complimentarsi con il collega ma per sottoporgli , e qui dico finalmente, una domanda in piena regola e di vero interesse.
In tarda serata dopo un rifocillamento d'obbligo in una città come Mantova che, tra l'altro, vanta anche una cucina gustosa e raffinata, mentre si cerca ancora di catturare altre immagini, altre voci, altri libri, Mantova opera nuovamente la sua magia..un volto notissimo ed amato da tutti i seguaci del giallo e del noir si delinea sulla strada : Carlo Lucarelli, alias Cornelio Bizzarro..nonostante l'esser reduce da un lungo incontro con i lettori, nonostante da essere umano debba anche lui alimentarsi..si concede a fotografie ricordo e ad autografi.
Nuovamente sui gradini della stazione di Mantova, stavolta per darle un arrivederci..al prossimo festival..alla prossima magia..

Articolo di Daniela "eccozucca" Contini

giovedì 23 settembre 2010

Gli assassini del profeta - Mehmet Murat Somer


Arriva il “detective” transessuale…

Ormai trovare un detective diverso dalle milionate di detective già in circolazione è più difficile che far passare il classico cammello attraverso la cruna del solito ago (povero cammello, ma anche povero ago…). Mehmet Murat Somer ci deve avere pensato un po’ sopra e poi ha tirato fuori un transessuale per la gioia dei lettori, soprattutto dei nostri politici. Non mi pare di avere trovato il nome ma non ci giurerei che la palla ciondola e la mente vacilla. Siamo in Turchia, più precisamente ad Istanbul, terra fertile di detective particolari. Vedi, per esempio, l’eunuco Yashim Togalu di Jason Goodwin, superiore di un bel palmo a Somer.
Veniamo al nostro/a . “Io sono una bella di notte e un uomo di giorno” dichiara nella sua prima avventura (“Scandaloso omicidio a Istanbul”). Programmatore informatico, moderatore di una chatroom “Ragazze-uomo!” per lesbiche, gay e travestiti, proprietario in parte di un club che gestisce personalmente, abile nelle arti marziali, gli/le (non fateci caso che farò confusione) piace la cucina, i telequiz, stravede per Ava Gardner e Audrey Hepburn della quale vorrebbe conservare la linea. Dotato di un discreto senso civico ha catturato un borseggiatore che infestava il quartiere in cui vive.
Tutto filerebbe liscio nella sua movimentata e scoppiettante vita se non ci fosse un fissato che uccide travestiti secondo le stesse modalità con le quali era stato segnato il destino dei Profeti. Vedi Ceren morto bruciato, o Gül finito in una cisterna, in entrambi i casi con somiglianze legate alla vita di Abramo e Giuseppe (anche se questi si erano salvati). Indagando su tali omicidi, aiutato/a dall’amico commissario e dall’amica Pompon, vengono fuori altri episodi del passato che evidenziano le stesse caratteristiche.
Bisogna trovare l’assassino che potrebbe essere il fondamentalista radicale con nickname Jid200. In internet manda fuoco e fiamme su tutti i perversi e debosciati del mondo. Nel frattempo baci e abbracci con Ali, padrone della società di consulenza informatica in cui lavora (mica scema), trucchi, cerette (come le fa Fatos non le fa nessuno), corte spietata del tassista Hüseyin, discriminazioni (chi ha le tette è avvantaggiato), sesso a go-go dove il posteriore la fa da padrone.
Ad un certo punto si accende la lampadina, tutto gira intorno ad un nome ma mancano le prove. Occorre trovarle o crearle attraverso l’esca, di un/a ragazzo/a giovane e fresco/a, ma allora si corre un grosso pericolo…
Scrittura veloce, decisa, lessico appropriato alla storia (nel senso che i nomi sono quelli e non ci si gira intorno), non mancano le solite citazioni (Poirot, Miss Marple e Colombo) e diversi momenti umoristici. Al telefono un maniaco che ansima, “Che perversione!” esclama Pompon.
Il libro prende e attira fascinosamente e perversamente. Stasera gonna leopardata, calze a rete e tacchi a spillo. Fabia è pronta per la nuova vita.

Articolo di Fabio Lotti

Dettagli del libro
  • Formato: Brossura
  • Pagine: 264
  • Lingua: Italiano
  • Titolo originale: Peygamber Cinayetleri
  • Lingua originale: Turco
  • Editore: Bompiani
  • Prezzo di copertina: € 16,50
  • Anno di pubblicazione 2010
  • Codice EAN: 9788845265655
  • Traduttore: P. Ragazzi