domenica 11 luglio 2010

Gli amici di Eddie Coyle - George V Higgins


Sono tutti a cercare degli agganci, e non è il caso di buttare merda nel pozzo, perché magari un giorno o l’altro ci vorrai bere anche tu.

Se mai vi venisse in mente di mettervi a scrivere di crimini e canaglie non fatelo prima di aver letto e riletto, e anche un po’ imparato a memoria, questo gioiello di stile e narrazione, un piccolo big-bang che ha imploso il genere riscrivendone formule che rischiavano di isterilirsi. Magari la storia del libercolo è stranota, magari no: un ex procuratore aggiunto di Boston, tal George Vincent Higgins, dopo una decina di tentativi di darsi alla letteratura, imbrocca la marcia giusta e, nel giro di un centinaio di pagine, riesce a condensare, in pieno periodo romantico, con l’eroe di turno che per contratto vive di lacerazioni interne e crisi esistenziali, tutta la poetica del gangsta on the air.
Ricorre oggi il 40°anniversario dell’uscita di quello che per Elmore Leonard rimane “Il miglior romanzo poliziesco mai scritto – ha ridotto Il falcone maltese ad una lettura di Nancy Drew." Leonard ne ha ben donde, se è ancora il miglior dialoghista in circolazione lo deve proprio allo sconquasso creatogli da Eddie e i suoi amici (1).
Suoi amici per dire, l’ironia abbonda fin dal titolo. Coyle si trova sul classico passaggio stretto, come si muove pesta una merda. Già per questi amici ci ha rimesso una mano, lo chiamano “Eddie Dita” che poi sono quattro nocche in più, spuntate dopo una schiacciatina in un cassetto. Cose così, come dice al compare. Il compare è Jackie Brown (2) e ha buone armi rubate da rivendere. Sono in commercio assieme, ma Eddie deve andarci piano, ha una pena in sospeso e un’apertura di credito con il gran giurì. C’è la famiglia da mantenere, se rimane fregato chi penserà a loro? Intanto i suoi clienti hanno perfezionato il collaudo dei ferri, per essere sicuri che non abbiano difetti li provano nelle banche del paese. Una volta va bene, due no, ci scappa il morto. Si sa che in questi casi lo sbirro si innervosisce e la cattura dei colpevoli diventa un tantino urgente. Van bene anche mezzi meno nobili, come ricattare Eddie il soffia perché riferisca cosa si dice in giro. Eddie è a un bivio, ma, ora che appoggia la scarpa, qualcosa gli rimane comunque incollato.
Higgins, è facile presumere, deve tutto alle sue lunghe frequentazioni. Ore ad ascoltare litanie sgrammaticate, spiate e tradimenti, vendette e patti scellerati, concentrati di (mala) vita che fuoriescono dalle aule, tracimano lungo i corridoi e cospirano negli angoli più bui. Una riserva di vaniloqui tutta da valorizzare, con la spontaneità e naturalezza che riesce a rendere solo chi ne è fine inteprete. Higgins intuisce il potenziale della chiacchiera: quel parlare per gravità, con le parole che rotolano come lungo un pendìo e si perdono in mille rivoli, è la chiave d’accesso per un nuovo modo, più vero, più fedele e in fondo più onesto, di presentare il crimine.
Il romanzo acquista una robusta iniezione di realismo. Riporta sulla terra la retorica del delinquente, dal mito picaresco del fuorilegge all’epopea triste del predestinato dalla cattiva sorte. Il malavitoso è come si presenta, un manovale a cottimo, un precario che cerca di fare giornata perché ha tre figli che crescono e vanno a scuola. Si potrebbe dire della banalità del crimine. Non c’è proprio niente di epico, di avventuroso, nell’intraprendere il mestiere, anzi qui sono tutti figli di puttana che fanno a gara a fregarsi l’un l’altro.
Il secondo affondo è di tipo stilistico. La parola viene prima dell’immagine, anzi la sostituisce, si forma dal racconto orale dei suoi protagonisti. Lo scrittore si annulla, non ci si accorge nemmeno che ci sia. Rimanete ad ascoltare e, tra un’imprecazione e l’altra, Eddie e i suoi amici vi sveleranno antefatti, trame, sviluppi e diramazioni. Si srotola il filo della storia e, in un soffio, splendidamente, siamo già alle conclusioni. E’ l’applicazione più brillante della regola show, don’t tell, delle scuole di creative writing: non starla a menar tanto, mostra, fai succedere.
Il picco si raggiunge nella descrizione delle rapine. Be’ qui dovete godervela tutta, prendete una buona volta questo libro e sappiatemi dire.

(1) Così come in debito si trovano Joseph Wambaugh, Mordecai Richler, Mario Puzo, e su su, fino ai giorni nostri, Lehane, Connolly, Lansdale, Bill James, per non parlare del cinema, Mamet, Gregory Dunne, Scorsese, Tarantino e altri ancora.
(2) Si, proprio il nome che Tarantino regala all’omonimo/a del film, in omaggio ad un mito delle sue letture giovanili.

Articolo di Michelere "Frankie Machine" Frascari

Dettagli del libro
  • Libro : Gli amici di Eddie Coyle
  • Autore: Higgins George V.
  • Editore: Einaudi
  • Traduttore: Luca Conti - Luisa Piussi
  • Genere: letterature straniere: testi
  • Collana : Einaudi. Stile libero. Noir

9 commenti:

Luca Conti ha detto...

Ragazzi, non per voler sempre fare il palloso, ma se c'è un libro - tra tutti quelli che ho tradotto - per il quale esigo di essere citato è proprio questo, tale è stata la difficoltà di riprodurlo "come si deve" in italiano.

Anzi, è un libro che abbiamo tradotto in due (io e Luisa Piussi) proprio per uniformare il meno possibile le diverse voci che via via salgono alla ribalta.

BodyCold ha detto...

done.. il problema è che molti siti non aiutano sotto sto punto di vista :(

Luca Conti ha detto...

Be', sul sito di Einaudi c'è scritto tutto (ma anche su aNobii, Ibs, eccetera:-))

Anonimo ha detto...

Per mettere pace dirò che è uscito, sempre tradotto dal nostro Luca "palloso" "The Getaway Man" di Andrew Vachss della Fanucci. E io un'occhiata ce la darei...
Un grazie anche a Frankie per la recensione.
Fabio Lotti

Lofi ha detto...

Frankie grandioso! Libro da comprare subito.

IL KILLER MANTOVANO ha detto...

Mi unisco a Lofi nel complimentarmi con l'amico Frankie per la bellissima recensione. Una sbadatezza non cancella l'ottimo lavoro fatto.

Frankie Machine ha detto...

In effetti potevo sottolinearlo anch'io nella rece che un ottimo libro come questo che mette in gioco la lingua, l'espressione verbale, deve molto nella sua riuscita alla traduzione, l'editore non poteva scegliere meglio, se si coglie ilmistero dell'"origine della specie" in questo clssico lo si deve al buon Conti. Però anche il nostro caporedattore sopporta le sue belle fatiche di Sisifo per una buona riuscita del blog, meriterebbe di essere ogni tanto ringraziato, no? Grazie Body.

Luca Conti ha detto...

Frankie, la scelta di sottolineare la buona o cattiva qualità della traduzione è un rilievo critico che spetta al recensore e che io non mi permetterei mai di sindacare. Certo, se qualcuno scrive che ho fatto un buon lavoro ne rimango molto soddisfatto, e nel caso di questo libro in particolare (che è stato pubblicato da Einaudi solo grazie alle mie insistenze).

Quello che invece ritengo doveroso, da parte di chi recensisce libri, è segnalare il traduttore, che nel bene e nel male ci mette sempre la firma e la faccia. E' una battaglia di civiltà, che combatto ormai da anni con esiti tutto sommato positivi ma che in Italia, a differenza di altri paesi, non c'è verso di dichiarare definitivamente vinta.

Per fortuna ho la testa dura:-)

Stefania ha detto...

Interessante e bellissima recensione Frankie, complimenti :)...la storia non è nelle mie corde però... e per questa volta il portafoglio ringrazia!