mercoledì 6 gennaio 2010

Resoconto di due CF che si confrontano su Casino Totale di Jean-Claude Izzo




Assodato che i commentatori (o presunti tali) sono pressoché astemi, accertato che detestano cordialmente il liquore all’anice, certificato che si “credono” profondi lettori; fra un aeroplano e una visita al paesello, hanno deciso di ordinare un semplice caffè seduti al tavolino. Essendo dei Corpi Freddi, hanno cominciato dei vaneggiamenti a proposito di “Casino Totale” di Jean-Claude Izzo.

Scendi dall'auto in un bagno di sudore.
Quel condizionatore, stavolta, non ne ha proprio voluto sapere di ripartire.
Adori guidare in città per le strade deserte ma farlo sotto il sole d'agosto più caldo che ricordi non aiuta a goderti questo momento.
La fortuna però non ti abbandona mai e, infatti, una trattoria scalcinata, con la sua promessa di ristoro, spunta improvvisamente ai margini di una rara macchia erbosa cittadina bruciata dal caldo.
Dentro trovi un bancone da salumiere lungo quasi quanto è lungo il locale. Salumi e grosse forme di pane lasciano spazio soltanto ad una bollente macchina per caffè espresso ed un vecchio registratore di cassa col cassetto aperto.
Non ti pare che ci sia molto più fresco che fuori. Ordini mezza caraffa di vino che ti viene servita con delle olive ed un bicchiere di limonata ghiacciata.
Oltre a te, nel locale, ci sono altre due persone. Sedute ad un tavolo poco distante dal tuo, parlano tra loro con calma.
E' lei, in verità, a parlare con calma. Quella di lui pare invece fatica, forse per il caldo o forse è spossatezza cronica.
Sul tavolo, oltre a due bicchieri ed una brocca di rosso quasi vuota, vedi anche un libro del quale, però, non riesci a leggere il titolo.
Incuriosito, visto che non hai niente di meglio da fare, cerchi di afferrare i loro discorsi.

La prima cosa che riesci a sentire la dice lui
- «E allora, Marta? Che ne dici, Ti è piaciuto Casino Totale?»
Non la senti rispondere subito. Ti pare, piuttosto, che parli con sé stessa mentre sussurra
- «Casino.... Casinò...» .
Poi, alzando lo sguardo su di lui, dice
- «Si, Jim. Mi ha colpito...., ma le troppe coincidenze della storia mi fanno storcere il naso, tant'è che per leggere Chourmo ho aspettato un po’!.»
Quest'ultima cosa la dice quasi sottovoce per cui tu cerchi di acuire l'udito. Ma salti sulla sedia quando, ritrovando tutta la sonorità della voce, la senti chiedere
- «Ma si dice Casino o Casinò?»
- «Mah!» - dice Jim - «Io propendo per Casino perché Total Kheops, il titolo originale, si dovrebbe riferire al caos totale in cui si perde Montale».
E poi continua
- «La cosa che mi ha colpito di più.... in primo luogo il clima che si respira. Malinconico senza però essere noioso. L'aria salmastra che avvolge i personaggi e le loro storie sembra penetrare anche i polmoni di chi legge. D'altra parte Marsiglia sembra essere la vera protagonista del romanzo.
A proposito, sei mai stata a Marsiglia?»
«No» - fa Marta, scostandosi i capelli dagli occhi - «non sono mai stata a Marsiglia e a dire il vero la descrizione, non dei luoghi ma degli ambienti non mi attira troppo. Anzi, il desiderio di vedere Marsiglia mi è decisamente passato. Senza dubbio la scrittura di Izzo ha proprio questo pregio ti fa stare lì, respirare l'aria salmastra ma al tempo stesso ti proietta e ti 'appiccica' addosso tutto il marcio della città. Ma a te quale personaggio ha toccato di più a parte Montale?»

Uhmmm domanda complicata, vedi Jim stringere gli occhi mentre sembra quasi estraniarsi, poi lo senti dire:
«Marsiglia! A Marsiglia ci sono stato molti anni fa, moltissimi dovrei dire, quando ero un ragazzino di non più di 13 o 14 anni. Me la ricordo come una città in movimento continuo, mostrava un decadimento vissuto ed era popolata di gente dura ma cordiale. Ma sono i ricordi di un ragazzino. Nella memoria lego quel soggiorno al ricordo di una ragazza seduta su uno sgabello, all'esterno di un locale notturno, con le gambe accavallate mentre, al di sopra della sua testa, la figura al neon di un'altra donna, nella stessa posa, richiamava clienti muovendo una gamba su e giù con intermittenza ipnotica.»
Lo vedi sorridere, Jim, a quel ricordo. «Non ricordo se piovesse o meno però mi piace pensare che fosse coperto e le pozze d'acqua per terra fossero il risultato di un recente acquazzone. L'aria era calda e umida. Leggendo Casino Totale ho ritrovato intatte queste sensazioni. Mi viene da dire che è Marsiglia ad avermi toccato di più. Più ancora di Montale.»

Non li senti più per qualche secondo, ne approfitti per vuotare il tuo bicchiere di limonata. Ti giri, vedi che anche loro stanno bevendo.

«Pensando a quello che ti ha fatto storcere il naso» - riprende Jim - «io pensavo che tu ti riferissi alle indicazioni da stradario cittadino di cui Izzo dissemina il romanzo oppure ai molti personaggi che si inseguono per le pagine. Invece a te hanno dato fastidio le troppe coincidenze che io, invece, non ho colto.»

Ad un tratto guardi lei, sembra infastidita. «Sai, le coincidenze non mi piacciono, nella vita non esistono o sono ben poche, figurarsi poi tutta quella serie di incastri con cui si risolve la vicenda! e come dicevi prima tu 'troppi' personaggi a volte ho fatto fatica a collocarli immediatamente nel racconto e poi... vogliamo parlare dei PASTIS!!!!! troppi e che schifo l'anice!!! bleah!!!!»

«Uuuuh il Pastis! Anch'io detesto l'anice.» - Jim ride, per poi riprendere seriamente. «Però si beve anche molto Lagavulin. Questo whisky scozzese torbato si che mi piace, l'hai mai assaggiato? E' una cosa da duri uomini di mare. La prima volta che me lo hanno proposto e che mi hanno chiesto un parere ho detto che era come leccare un posacenere. Da provare!»

Ridono entrambi. Scappa da ridere pure a te mentre arricci il naso.

«Certo più originale delle birre che bevono gli americani» - ti par di sentire Marta, che poi continua chiedendo - «Ma mi chiedo, davvero chi fa il poliziotto o l'investigatore è un ubriacone?? e poi altra domanda ma perché tutti questi che indagano sono un asso in cucina???»

«Penso» - dice Jim - «che l'abuso di alcol ci ricorda che questi personaggi sono vivi. L'ubriachezza li calca nella miseria che li circonda. E poi lo reggono l'alcol, sono dei veri duri. No?»
E, senza aspettare la risposta, prosegue - «Ovviamente, ci sono anche delle eccezioni. Hap & Leo di Lansdale, per esempio, bevono, rispettivamente, birra analcolica e Dr. Pepper. Leo la accompagna con biscotti alla vaniglia, pensa tu. Per non parlare di Sherlock Holmes che, quando non è immerso nelle indagini, apprezza stordirsi iniettandosi nel braccio eroina, cocaina, laudano o quel diavolo che è!»

La curiosità di sapere cosa ne pensi Marta ti porta a spostare lo sguardo su di lei proprio mentre inizia a parlare corrugando la fronte. «Mi è venuto in mente che Nero Wolfe di Rex Stout, oltre ad essere un ottimo gourmet, beve quintali di birra, anche Montalbano si fa il 'whiskettino' ma non in quantità industriali, ecco i commissari italiani difficilmente hanno un rapporto esasperato con l'alcool o al momento me ne vengono in mente, credo che sia un concetto legato alla cultura dello scrittore.
La "lettura del gran cuoco", in genere lo leggo come il momento in cui il nostro eroe si spoglia dei pensieri, dei morti, delle logiche e illogiche investigative per poter essere se stesso ed evadere.
Anche in Casino totale quando Montale cucina ti sembra che l’odore delle pietanze a base di pesce ti arrivi alle narici e allo stesso tempo ti ‘allontana’ dalla trama; ma soprattutto quando penso a Casino totale mi salta alla mente una immagine, uno specchio d'acqua circondato dalle rocce e la barchetta che silenziosamente scivola sulle acque, ecco questa è l'immagine della baia di Montale ed è quella che mi evoca il libro.»

«Bella davvero l'immagine di Montale in barca mentre pesca!» - concorda Jim. «A conferma di quanto dici, Fabio ci vuol andar da solo a pescare. Vuol lasciare dubbi e rimorsi sulla terraferma. Chissà a cosa pensa in quei momenti se pur pensa a qualcosa. Magari abbandona ogni pensiero per dedicarsi alle azioni ripetitive di un pescatore che prepara l'esca, la getta in mare, aspetta che qualcosa abbocchi, recupera la preda e ricomincia d'accapo.
D'altro canto questi momenti, nella narrazione, durano pochissimo. È un po' come l'ora d'aria per i carcerati. Non si fa in tempo ad assaporare la tregua che già se ne viene risucchiati via.»

Dopo aver versato altro vino nei bicchieri lo senti riprendere il discorso. «Tu hai letto tutta la trilogia. Quando hai commentato questo libro hai detto che eri tentata di non proseguire con gli altri due per quanto ti aveva delusa.
Continui ad essere di quel parere? Giudichi ancora Casino totale un libro di medio valore?» - e aggiunge per precisare - «Non ho detto mediocre, perché non credo tu pensassi questo.»

«Sì» - risponde Marta - «continuo a pensarlo, gli altri due mi hanno spiazzato, mi hanno commosso e fatta arrabbiare, mi hanno smosso qualcosa, il primo mi ha lasciato un senso di indefinibile inquietudine, ma il tutto guastato da quelle famose coincidenze di cui ti dicevo, la ragazza, la sua morte e come tutti questi eventi siano intrecciati a Montale, un po' anche la risoluzione del caso» - fa una pausa - «per caso» - la vedi sorridere. La vedi smorzare il sorriso appena ricomincia - «Questa cosa, in genere, io non la amo tantissimo. Anche il cuoco, il bere mi avevano infastidito, troppo di già letto e sentito troppo stereotipato.
Il resto della trilogia, quando la leggerai ha un sapore diverso più disperato, meno casuale, più pensato, ovviamente è Izzo che è evoluto, maturato.
Per il mio gusto personale preferisco il secondo, il terzo è davvero troppo nero e disperato.
Comunque come dicevi tu, non intendevo dire che la scrittura di Izzo fosse mediocre; ahinoi di scrittori mediocri ce ne son tanti e non mi sognerei mai di metterci Izzo, è la trama che non mi aveva convinto.»

«La "soluzione del caso per caso"» - sottolinea Jim - «non è male come frase. Ed hai ragione. Io non ricordo già più come è stato risolto.»

Il ronzio di un vecchio ventilatore, subito dietro il bancone, del quale non avevi neppure notato la presenza, prende il posto del silenzio mentre sia loro che tu finite di scolarvi quanto vi hanno portato da bere.

«Devi tener presente» - riprende Jim - «che nel noir le indagini e la soluzione del caso non sono così importanti come lo è nel giallo classico o nel thriller. Lo scrittore è più concentrato a costruire l'ambiente in cui si muovono i personaggi ed il lettore dovrebbe essere avvolto da un clima malinconico o disperato, come è capitato a te in questa lettura, o violento, come capita in alcuni noir più recenti; è capitato a me nella lettura di "Balkan Bang!".
Anche i protagonisti, a differenza che nel giallo classico, devono essere degli anti-eroi. Ecco così spiegato il largo uso di birra, whisky, pastis ed alcol in genere. Ecco spiegati gli incontri con prostitute e la vita dissoluta.
Si cade nel cliché, sarai pronta ad obiettare. Ed è vero. Ma ci sono delle regole da seguire nella scrittura di genere. Boris Vian, altro francese, seguendo platealmente e pedissequamente queste regole ha scritto un piccolo capolavoro del noir, "Sputerò sulle vostre tombe".
Come mi è capitato di sostenere in altre situazioni, è importante conoscere le regole per poterle disattendere con efficacia. Izzo, in questo primo libro della trilogia, dimostra di conoscerle bene queste regole. Probabilmente in "Chourmo" e in "Soléa" le disattende con efficacia.»

Mentre ripensi a quanto sentito, il tuo sguardo si perde sulla parete di fondo in prossimità di una finestra che ti appare sfuocata come se la luce proveniente da fuori cercasse di unirsi al calore e all’umidità iniziando a squagliare il vetro sporco che separa dal mondo di fuori. Non ti accorgi che Marta e Jim sono già usciti. Quando sposti lo sguardo dove prima sedevano, ti accorgi che il libro di cui hai sentito parlare per una buona mezz’ora è rimasto sul tavolo. Ti alzi dalla sedia, lo raccogli ed esci dal locale per restituirlo ai suoi proprietari. Guardi fuori ma non vedi nessuno e non senti altro che le cicale impazzite. Torni dentro, ti metti a sedere e cominci a leggere.

Articolo di Marta e Jimbose

Dettagli del libro
  • * Titolo: Casino totale
  • * Autore: Izzo Jean-Claude
  • * Traduttore: Ferri B.
  • * Editore: E/O
  • * Collana: Tascabili e/o
  • * Data di Pubblicazione: 1999
  • * ISBN: 8876414010
  • * ISBN-13: 9788876414015
  • * Pagine: 256
  • * Reparto: Narrativa straniera



9 commenti:

Dario "Santo Ludico" Bertini ha detto...

Interessante "format" di recensione. Credo che possa essere un apripiste ed un interessante incipipt per discutere di "personalizzare" parte del recensire del blog con quelle che inizierei a definire "recenstory" (recensioni romanzate). Magari in un prossimo incontro CF se nep otrebbe parlare. Nel frattempo porgo i miei complimenti a Marta e Jimbose per l'originalità e la completezza delle riflessioni sul volume analizzato. Braviii!!!

Frankie Machine ha detto...

Bene, posso farvi un complimento? E' una storia bellissima. Un modo coinvolgente per scrivere sui libri che ci sono piaciuti. Un racconto per raccontare, personaggi in filigrana, il narratore che osserva da lontano, dialoghi ed espressioni che prendono vita, il libro che rimane e ricomincia a navigare. Bellissima.

Mottino **Massimo** ha detto...

Semplicemente.... FAVOLOSO ^_^
Un Grazie a Marta e Jimbose
per questo piccolo gioiello.


EHM ... ed a ENZO che come solito confeziona tutto in modo intrigante ma professionale

IL KILLER MANTOVANO ha detto...

Geniale e molto originale.
Che belli che siete Marta e Jimbose: uno spasso totale leggervi!!!
Esperimento che deve essere obbligatoriamente ripetuto!!!
Complimenti!!! GRANDI!!!

Marta ha detto...

Grazie ma ad onor del vero la maggior parte del lavoro l'ha fatto Jimbose. :)

Lofi ha detto...

Posso dire una cosa? Questa recensione mi è piaciuta moltissimo. Innovazione, stile, tecnica narrativa, senza tralasciare la "missione" di informare.
Quì ci abbino il capolavoro per il simile utilizzo dei "punti di vista".
http://www.artinvest2000.com/velazquez_meninas.htm

Tommy ha detto...

Un grandissimo complimento a Marta e a Jim.
Siete favolosi.

Palazzo Lavarda ha detto...

Valeva la pena aspettare per leggere questo resoconto: avete trovato la 'strada' giusta, Marta e Jim. E immagino non sia stato semplicissimo.
Un pensiero curioso sui personaggi 'bevitori' l'avevo fatto pure io leggendo Carlotto: l'Alligatore beve sempre calvados e mio marito mi ha appena ricordato Sarti Antonio che invece beve litri e litri di caffè. Per la cronaca, il pastis si beve allungato con acqua, quindi diventa anche meno alcolico e, d'estate, mio papà lo 'corregge' con sciroppo di menta o granatina ^__^
Comunque ora sono ancora più curiosa di leggere questo libro.

Jimbose ha detto...

Grazie per i complimenti!
In verità, io e Marta, ci siamo solo divertiti un sacco a scriverla.

E poi, a proposito di detectivecon la passione per il bicchiere, vi ricordate lo slogan:"L' aperitivo vigoroso che mette il fuoco nelle vene: parola di Sheridan!", eh?