giovedì 29 ottobre 2009

Quello era l'anno - Dennis Lehane




"Levò una mano, poi chiuse gli occhi e si dondolò leggermente avanti indietro.
-Ha ammazzato quel ragazzo?Senza motivo?
-Era nero e vivo, ecco il motivo."

Semplice ma diretta, la frase che a mio parere rappresenta e riassume nel migliore dei modi il romanzo più interessante ed emozionante dell' anno 2009, "Quello era l'anno" di Dennis Lehane, edito dalla Piemme.
Parla di razzismo soprattutto, di scioperi per i diritti dei lavoratori, parla di attentati anarchici e di scontri tra generazioni, di amori profondi e amicizie vere, parla della bravura di uno scrittore che, con un' esperienza tutt' altro che marginale, è riuscito a riportare penso in maniera dettagliata, una tra le realtà più difficili della storia, soffermandosi sulla Boston della prima guerra mondiale.
Tre storie di tre soggetti provenienti da realtà diametralmente opposte che si scontrano e si uniscono fino alla consapevolezza che il colore della pelle ha meno importanza di un vestito con il quale ci si presenta per le strade, fino al consolidamento di un legame talmente forte che nemmeno il tradizionalismo bianco può sfaldare. Un nero, emarginato per questo, un bianco figlio di un comandante di polizia e una irlandese relegata come schiava in quanto donna, tre persone reali che prendono per mano il lettore e lo accompagnano fino all' ultima pagina, strappandogli dal cuore emozioni che (io per primo) non credevo di aver la possibilità di provare nel momento che ho portato questo romanzo alla cassa della libreria!
Voci dicono che Lehane abbia creato questa storia nel giro di 5 anni, abbandonandola e riprendendola più e più volte, nulla a che vedere con la velocità con la quale ho mangiato le 600 pagine del romanzo ma, fin dalle prime pagine, durante la partita di baseball tra gli animali neri e i sovrani bianchi, non ho mai smesso di apprezzare il lavoro dell' autore, ed è la prima volta che mi rammarico dell' impossibilità di non poter contattare lo scrittore, magari anche raggiungerlo, per poter solo stringergli la mano!
Io sono sempre stato sensibile a queste argomentazioni, il primo libro che ho amato è stata la biografia di M.L. King, interessandomi poi a tutto ciò che riguarda il razzismo in tutte le sue sfaccettature; Lehane ci parla di un America meno lontana di quanto si possa pensare, ma non è difficile guardarsi intorno e rifletetre sul fatto che la fobia del diverso, dell' uomo nero, non sia ancora scomparsa (nel 2009!!) per una mentalità meno bigotta, anche se l' odio raziale a mio avviso si sta dirigendo verso altre culture e modi di vivere rispetto all' inizio secolo.
Non aspettatevi un Thriller come sempre lo scrittore ci ha abituati, ne ha solo qualche influenza, ma queste piccole tracce di un genere che adoriamo sono indispensabili per non far diventare l' elaborato un' opera storico-documentaristica che, MAGARI, avrebbe rallentato la lettura di molti, me compreso.
Scioperi sindacali, rivolte raziali, poliziotti corrotti, sopravvivenze stentate in una Boston tagliata nettamente in due, e ancora omicidi, zuffe, amori, e chi più ne ha più ne metta. tutto questo messo in un pentolone ha fatto nascere il PIU' BEL "INSIEME RILEGATO DI PAGINE" PRESENTE FINO AD ORA NELLA MIA LIBRERIA.
Complimenti Dennis

Articolo di Dampy

Dettagli del libro
  • Autore: Lehane Dennis
  • Editore: Piemme
  • Tradotto da: G. Lonza
  • Prezzo: € 22.00
  • Genere: letterature straniere: testi
  • ISBN: 8856601486
  • ISBN-13: 9788856601480
  • Data pubblicazione: 22 Sep 09


11 commenti:

IL KILLER MANTOVANO ha detto...

Complimenti Dampy, non faccio fatica a credere alle tue parole.
Lehane è uno dei miei scrittori preferiti e già 2 anni fa in quel di Mantova mi confidò che credeva tantissimo a questo romanzo (che si discosta comunque dal genere che ce lo ha fatto conoscere).
Erano già 3 anni che lo stava scrivendo (e ciò spiega infatti i 5 anni necessari alla stesura).
Se non ricordo male il suo ultimo "Shutter Island" era proprio datato 2003.
Romanzo da avere e conservare fieri nella propria collezione.

Lofi ha detto...

Ad occhio e croce siamo di fronte a un capolavoro. Grazie e complimenti a Dampy per avercene dato un resoconto coi fiocchi.

Anonimo ha detto...

Mi piace quando nei libri si sente il cambiamento di un autore che lo porta a maturare scelte che lo rendono sempre migliore, aspetterò l'edizione economica.
Dampy grazie
gracy

Marta ha detto...

Bravo Dampy, leggendo la tua recensione ho capito quanto ti è piaciuto e quanto hai amato il libro, bravo.

IL KILLER MANTOVANO ha detto...

Marta ha centrato un punto importante: è ammirevole la capacità di trasmettere le emozioni provate nella stesura di una recensione.
Preferisco un commento fatto in maniera emotiva con il cuore, che una fredda cronaca saccente seppur stilisticamente perfetta.
Questo deve essere lo spirito Corpi Freddi.

Palazzo Lavarda ha detto...

Complimenti Dampy, hai trasmesso al meglio cosa vuol dire amare un libro. E' già in wishlist.

dampy ha detto...

grazie ragazzi, spero di avervi invogliato a leggerlo :D

Anonimo ha detto...

salve a tutti,
Mi spiace che il mio commento sia anonimo, ma dato che sono le idee che contano e per di più non frequento il sito credo che di per sè il mio nome non direbbe nulla.
Secondo me il libro è terribilmente noioso, disarticolato e dispersivo, per niente chiarificante sui fatti del periodo quand' anche questo fosse stato l'intento dell'autore.Per inquadrare e forse(forse) apprezzare la già scarna e piatta morale si necessiterebbe di note storiche.Però un libro di narrativa, perchè è in tal forma che nasce ed è in questa che vi rimane incatenato, incapace di scostarsi dalla sponda dalla quale ha mollato gli ormeggi e limitadosi a galleggiarvi di fronte,non può necessitare di richiamarsi ad altri libri per farsi leggere, perchè così facendo manca al proprio fine che credo sia quello innanzitutto di presentarsi come opera compiuta.
Altro fatto degno di nota è che gli avvenimenti storici copartecipi della narrazione(quanto ne aveva bisogno l'autore!)che veridicamente in quel lasso di tempo si susseguirono in un turbinio, ma non per questo privi di legami tra di loro, passano e vanno con una successione impressionante per la loro asettica avvicendevolezza;sono vissuti dai protagonisti e subito dimenticati senza colpo ferire o lasciare traccia nell'animo di qualcuno.Eccoci ai personaggi:dotati di un'evoluzione psicologica più prevedibile ed anche breve di quella di pinocchio,sono tutti individui di cui apprendiamo in verità ben poco tranne quanto l'immaginazione aveva loro già attribuito alla prima presentazione.L'unico il cui moto mozionale arriva per un momento è Luther.Tuttavia era doveroso fargli pensare le cose che ha pensato, altrimenti non era più un coprotagonista, ma uno stupido.Devo ancora capire come arriva e come se ne va dal tetto di Eddie-curioso per un autore di decantati thriller-.In conclusione se , comme scritto sul retro del libro, Dennis Lehane aha fatto un'altro grande salto e la meta questa volta è il grande romanzo americano; bèh, a me pare che stia cadendo nel mezzo.

Anonimo ha detto...

salve a tutti,
Mi spiace che il mio commento sia anonimo, ma dato che sono le idee che contano e per di più non frequento il sito credo che di per sè il mio nome non direbbe nulla.
Secondo me il libro è terribilmente noioso, disarticolato e dispersivo, per niente chiarificante sui fatti del periodo quand' anche questo fosse stato l'intento dell'autore.Per inquadrare e forse(forse) apprezzare la già scarna e piatta morale si necessiterebbe di note storiche.Però un libro di narrativa, perchè è in tal forma che nasce ed è in questa che vi rimane incatenato, incapace di scostarsi dalla sponda dalla quale ha mollato gli ormeggi e limitadosi a galleggiarvi di fronte,non può necessitare di richiamarsi ad altri libri per farsi leggere, perchè così facendo manca al proprio fine che credo sia quello innanzitutto di presentarsi come opera compiuta.
Altro fatto degno di nota è che gli avvenimenti storici copartecipi della narrazione(quanto ne aveva bisogno l'autore!)che veridicamente in quel lasso di tempo si susseguirono in un turbinio, ma non per questo privi di legami tra di loro, passano e vanno con una successione impressionante per la loro asettica avvicendevolezza;sono vissuti dai protagonisti e subito dimenticati senza colpo ferire o lasciare traccia nell'animo di qualcuno.Eccoci ai personaggi:dotati di un'evoluzione psicologica più prevedibile ed anche breve di quella di pinocchio,sono tutti individui di cui apprendiamo in verità ben poco tranne quanto l'immaginazione aveva loro già attribuito alla prima presentazione.L'unico il cui moto mozionale arriva per un momento è Luther.Tuttavia era doveroso fargli pensare le cose che ha pensato, altrimenti non era più un coprotagonista, ma uno stupido.Devo ancora capire come arriva e come se ne va dal tetto di Eddie-curioso per un autore di decantati thriller-.In conclusione se , comme scritto sul retro del libro, Dennis Lehane aha fatto un'altro grande salto e la meta questa volta è il grande romanzo americano; bèh, a me pare che stia cadendo nel mezzo.

Anonimo ha detto...

Caro Anonimo
se ti spiace che il tuo commento sia anonimo allora non vedo perché non ti firmi con nome e cognome. In tal caso sarà ancor meglio rispettata la tua libertà di espressione.
Fabio Lotti

IL KILLER MANTOVANO ha detto...

Probabilmente sarà colpa mia ma non ho capito assolutamente nulla della critica al romanzo di Lehane O_O