martedì 30 giugno 2009

La donna che vestiva di rosso - Elizabeth George


Il sovrintendente Thomas Lynley fa ritorno alla propria regione di origine, una Cornovaglia fuori stagione, meta dei patiti del surf. Durante uno dei suoi vagabondaggi lungo le coste, si imbatte nel cadavere di un ragazzo alla base di una rupe a picco sul mare dal quale è precipitato durante una arrampicata. Incidente? O piuttosto omicidio?
In un caso o nell’altro, questa morte scuote gli animi, riesuma tensioni e sospetti repressi, risveglia odi e rancori dimenticati e spinge ogni abitante della piccola comunità a fare i conti con il proprio passato. Grazie alla capacità descrittiva della scrittrice americana, respiriamo gli odori e ascoltiamo i suoni del mare agitato e delle onde che si schiantano consumando gli scogli, così come il peso del passato logora a poco a poco l’anima di ciascuno. Il palcoscenico è pronto. Si alzi il sipario e facciamoci condurre dalla George lungo i labirinti più astrusi della psicologia e dei sentimenti umani. Il morto è l’unico che finalmente può riposare in pace.
Come in quasi tutti i romanzi della George, il delitto è semplicemente il quid per avviare il racconto. In quest’ottica il “perché” di un crimine assume un ruolo assai più rilevante del “chi” l’ha commesso. L’assassino e la successiva indagine non sono altro che il tramite per scavare nei segreti e nella complessità dell’animo umano e per sondare senza alcuna remora o timore i lati più oscuri delle emozioni di ognuno e delle sue motivazioni. E tale modo di intendere la scrittura trova in questo romanzo il suo vertice, a tratti in maniera addirittura eccessiva, tanto che le storie dei vari personaggi (anche minori e di assoluto contorno) schiacciano fin troppo l’indagine poliziesca. Per contro, quello che potrebbe apparire, da una prima analisi, come il difetto maggiore del romanzo, cioè un numero abnorme di personaggi, che troppo spesso nel corso della trama tendono a comportarsi un po’ sopra righe tanto da risultare a volte fastidiosi se non falsi, diventa anche l’atout della scrittrice di romanzi gialli di razza, in quanto ciascuno di essi può, alla fine della storia, essere presentato come un colpevole assolutamente credibile. Lo stile della George, a cui per altro ci ha abituato, è sicuramente ricercato, assolutamente mai banale. Qui una volta di più conferma di essere sicuramente una “Grande Scrittrice” a tutto tondo: non una parola, un dialogo o una descrizione viene buttata lì tanto per fare o risulta fine a sé stessa. La trama, come al solito, non è adrenalinica ma procede con un ritmo ormai diventato tipico: con lenta costanza, con l’aggiunta in ogni scena di un qualcosa finalizzato a tenere desta l’attenzione del lettore e invogliarlo a voltare pagina. Che dire ? Il romanzo, nonostante la complessità della trama, si legge bene, ma secondo me pecca proprio sotto l’aspetto dell’indagine poliziesca che rimane leggermente defilata e procede un po’ alla cieca. Ma tant’è. Gli amanti della George già sanno che da un suo libro devono, (vogliono?) e possono aspettarsi, qualcosa di diverso, qualcosa di molto di più di una “semplice” e classica storia “omicidio- investigazione – soluzione”, il cui unico scopo è ristabilire l’ordine delle cose, per consentire alla vita di tornare a scorrere sui suoi binari ordinari. Queste storie sono per gli autori “normali”. Non per Queen Elizabeth.

Articolo di Allanon

Dettagli del libro
  • Titolo: La donna che vestiva di rosso
  • Autore: Elizabeth George
  • Editore: Longanesi
  • Collana: La gaja scienza
  • Pagine: 576
  • Data di Pubblicazione: maggio 2009
  • ISBN: 9788830423985
  • Traduttore: Pietri M. C.

8 commenti:

Principessa ha detto...

Bellissima recensione.... complimenti ^__*

IL KILLER MANTOVANO ha detto...

Semplicemente stupenda.
Solo un grande conoscitore e profondo amante del mystery all'inglese poteva tirare fuori dal cilindo una perla del genere.
COMPLIMENTI di cuore all'amico Alberto

Marta ha detto...

Posso leggere la recensione, mi giurate che non ci sono spoiler?? Se no vi ammazzo!!! iHIhihhhihihihihih

Shara ha detto...

Una delle mie auttrici preferite e, dopo aver letto questo splendido commento, ho ancara più voglia di leggere la sua ultima creazione :)

Palazzo Lavarda ha detto...

Sto leggendo il libro proprio in questi giorni e posso dire che la recensione di Allanon è semplicemente perfetta. Concordo in tutto, anche nelle piccole velate critiche. E adesso non vedo l'ora di tornare a leggere per vedere come finisce la storia.
Ah, Marta, tranquilla: nessuno spoiler nella recensione ;-)

Marta ha detto...

Grazie Martina :)
Appena avuto il via libera, ho letto la recensione, bravissimo Alberto, hai catturato e reso il clima che è capace di creare la George in ogni suo libro, a questo punto mi sa che aspettare l'economica e chiedere troppo a me stessa :)

Linda80 ha detto...

Bellissima recensione! Ma ne passerà di tempo prima che la sottoscritta legga questo libro... finora ne ho letti solo 2 della saga O_O

Anonimo ha detto...

leggere l'intero blog, pretty good