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mercoledì 2 gennaio 2013

Giallo Panettone - A.V. (Mondadori 2012)



Con interviste a Valeria Corciolani e Marcello Simoni

Dieci scrittori italiani per nove racconti gialli gustosi e invitanti come le pietanze natalizie ma con un ingrediente in più: un crimine! Se la passione per la buona tavola ha caratterizzato famosi protagonisti di gialli da Sherlock Holmes a Pepe Carvalho, da Salvo Montalbano a Nero Wolfe, perchè non chiedere ad alcuni giallisti italiani ”di misurarsi proprio con la fenomenale abbinata fra cibo e giallo” a Natale?
Il piatto è servito ed è“Giallo panettone” (Mondadori pag. 251, euro 18,00). A introdurre l’antologia ci pensa il maître Luca Crovi che presenta la tavola letteraria natalizia dai racconti ad alta tensione con sapori diversi perchè “a Natale”, scrive Crovi, “può capitare di mangiare di tutto durante le tavolate che i nostri scrittori hanno apparecchiato per voi. Tavole spesso familiari, dove l’inferno è dietro l’angolo pronto a ghermire innocenti e colpevoli”.
Dietro i fornelli: Angela Capobianchi, Alfredo Colitto, Valeria Corciolani, Alessandro Defilippi, Marcello Fois,, Francesco Guccini, Loriano Macchiavelli, Gianfranco Nerozzi, Marcello Simoni, Sandro Toni che con i loro stili e sensibilità diversi rendono i racconti un menu letterario che non può mancare sulla tavola-biblioteca degli appassionati del genere, ma anche di chi ama la buona cucina e non ha ancora assaggiato l’ingrediente della suspense.
Un “topo” mortale, un “eldorado di latte fritto”, una zuppa, “rosse e dolci cipolle di Tropea”, lasagne gustose, pasta sfoglia, un intero banchetto e due caffè: queste le pietanze natalizie che tra dolce e salato istigano al crimine. La gustosa ricetta del latte fritto diventa letale nel racconto “Il gatto, l’astice e il cammello” di Valeria Corciolani, “l’idea ha preso forma immediatamente” mi racconta l’autrice “già leggendo la traccia "obbligata" inviatami dalla casa editrice: il racconto doveva essere giallo quanto basta (insomma un cadavere, da qualche parte, ce lo dovevo mettere!), natalizio e culinario. Ora, conoscendomi, sapevo già che come trillerista non sarei stata assolutamente credibile, quindi mi sono immersa senza remore nella cucina di due anziane sorelle (zie di scapestrato e inetto nipote), accompagnandole nella preparazione del vero pranzo di Natale genovese. Che poi l'avvicendarsi di un gatto, di un astice e di un cammello incrinino fatalmente il tranquillo tran-tran di cappon magro e latte fritto... beh, come scrive Luca Crovi nella sua gustosa prefazione "Ne uccide più la gola che la spada"!”

Le due protagoniste del racconto somigliano alle anziane killer del celebre film “Arsenico e vecchi merletti” di Frank Capra, Valeria, come nel tuo romanzo “Lacrime di coccodrillo” anche in questo racconto i personaggi femminili sono sempre più forti e determinati di quelli maschili?
“In effetti i personaggi femminili sono abbastanza determinanti e forse persino forti pur nelle loro conclamate debolezze, in fondo anche loro non si prendono troppo sul serio. Però i personaggi maschili non escono schiacciati dal confronto, anzi, anche i meno "amabili" sono sempre tratteggiati con affettuosa bonarietà”.

Un astice, un cammello ma soprattutto un gatto è determinante nella trama gialla, perchè la scelta del gatto? 
“Ah, con il gatto Nerouolf mi sono divertita da matti, perché il gatto (l'ho avuto e ne so qualcosa) ha quello sguardo sul mondo così felinamente indolente e distaccato, che rappresentava il perfetto deus ex machina per l'intera vicenda”.

Da una cena della vigilia di Natale per pochi familiari, “Giallo panettone” passa a un banchetto rinascimentale opulento ed eccessivo che cela una sottile vendetta del racconto “Il banchetto degli scacchi” di Marcello Simoni.
Marcello, il cibo può diventare motivo di vendetta anche a Natale?
“Penso che il cibo esprima ben più del gusto per la buona cucina, e lo si può apprendere proprio dai banchetti delle corti rinascimentali, dove le portate non assolvevano soltanto a un ruolo “nutrizionale”, ma anche a un simbolismo legato alla fascinazione e alla spettacolarità. E non dimentichiamo che in un’epoca come questa la spettacolarità poteva coincidere anche con l’esecuzione di un condannato, al punto che persino la morte di un duca assumeva un ruolo di celebrazione e quasi di intrattenimento. Per quanto riguarda il Natale, lo si può considerare sotto il profilo psicologico un periodo da “bollino rosso”, in cui le famiglie si riuniscono e mettendo spesso a nudo contrasti e livori covati da tempo. E se ciò accade tra comuni mura domestiche, immaginiamo quali proporzioni possa assumere nelle casate nobiliari del Rinascimento, notoriamente dedite alle congiure e agli avvelenamenti”.
Malagise da Pietramarina, da scalco leale a traditore ma senza colpa. Com’è nata l’idea di questo personaggio?
“Il suo nome deriva dal mago dell’Orlando Furioso, che fu imprigionato per sortilegio dentro uno scoglio. Ed ecco quindi spiegata anche la sua provenienza, “da Pietramarina”. Ma il “mio” Malagise è ben diverso da quello dell’Ariosto, trovandosi nei panni di uno scalco di corte. Questa singolare figura, molto apprezzata nel XVI-XVIII secolo, rappresenta in sostanza il “regista” dei banchetti, ovvero colui che non si limitava a far servire buone pietanze, ma era chiamato a trasformare un semplice pranzo in un autentico spettacolo teatrale. E ciò era possibile soltanto a chi fosse in grado di manipolare le aspettative e le emozioni dei convitati. Perciò, chi meglio di uno scalco poteva essere in grado di architettare un delitto durante un banchetto?”. Natale è tempo di festeggiamenti a tavola ma anche di regali.
Che romanzo metterà Marcello Simoni  sotto l’albero?
“Le bozze del mio prossimo. Tutte da rivedere, correggere e ampliare. Il 2013 sarà un anno pieno di sorprese!”.
Auguri!

Articolo di Cristina Marra

Dettagli del libro


  • Editore Mondadori  
  • Collana Omnibus 
  • Formato Rilegato  
  • Pubblicato 27/11/2012 
  • Pagine  251 
  • Lingua Italiano 
  • ISBN-13 9788804622987 
  • Introduttore Luca Crovi



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