martedì 8 gennaio 2013

Fine - David Monteagudo (Guanda Ed. 2012)



Il cielo è ricoperto, inondato, stracolmo di stelle. Il cielo è tutto una luce polverizzata, frammentata in milioni di piccoli punti che si addensano e si aggrappolano capricciosamente, in zone di diversa intensità. Ciò che più impressiona è la quieta immutabile dell’insieme. Le stelle non risplendono, non tremolano: emettono una luce tranquilla e fredda, perfettamente ritagliata, malgrado l’abbondanza, sullo sfondo nero come l’inchiostro, privo di sfumature, identico e insondabile dallo zenit fino alla sagoma scura, dentate e irregolare delle montagne.

Ed è per vivere di nuovo questa emozione, per rivedere ancora quel meraviglioso cielo stellato che un gruppo di  amici si da appuntamento nello stesso posto dove lo aveva ammirato 25 anni prima. Avevano giurato di ritrovarsi tutti insieme ed eccoli li completamente diversi, tesi e arrabbiati con scheletri nell’armadio e fallimenti personali; non sanno più di cosa parlare, hanno vissuto vite e drammi diversi senza mai entrare in contatto tra di loro in tutti questi anni e mano mano si rendono conto di non essere più in sintonia e, veramente, neanche così tanto amici. L’unica cosa che ancora li fa sentire uniti è il brutto scherzo che hanno giocato ad uno di loro, l’unico assente, e che li fa convivere (male) con il senso di colpa. All’improvviso un black out li getta nel buio assoluto, non funzionano più neanche gli apparecchi elettronici e contemporaneamente, uno ad uno iniziano a scomparire, si volatilizzano, si smaterializzano sotto gli occhi increduli degli altri. Cosa succede? È uno scherzo di cattivo gusto? Sono stati ipnotizzati? È un brutto sogno collettivo? Oppure e la ……FINE…..

Romanzo d’esordio di David Monteagudo e anche se non è un di un film che stiamo parlando mi viene spontaneo scrivere “buona la prima” per lo stile decisamente cinematografico;  la trama forse non brilla per originalità ma il modo in cui è scritto è avvincente, leggerlo è come sedersi dietro ad una cinepresa,  primi piani sui protagonisti, piani ristretti, che puntano agli sguardi, ai movimenti inconsulti, alla rabbia contenuta che traspare da un sorriso tirato, la presa diretta dei dialoghi che si accavallano, parole che si inseguono, discorsi acidi, rancori, dispetti e gelosie, piani lunghi ad inquadrare il paesaggio circostante e descriverlo con incredibile minuzia, con i nostri protagonisti sullo sfondo per studiarne il comportamento. Ecco forse questa parte andava un po’ alleggerita, perché a mio avviso, snerva e rallenta un po’ la lettura, quella relativa ai paesaggi, alla montagna, ai percorsi impervi in bicicletta, ma quella che riguarda le stelle no, perché

Lo spettacolo non finisce, non si intorpidisce né si degrada come un tramonto. È li, grandioso, che ricopre la totalità della volta celeste con una tranquillità un nitore che va aumentando via via che le pupille si rilassano e si dilatano, dimenticando l’aggressione delle lampadine. 

Articolo di Cristina "cristing" Di Bonaventura 

Dettagli del libro


  • Brossura: 343 pagine
  • Editore: Guanda (12 aprile 2012)
  • Collana: Narratori della Fenice
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8860884101
  • ISBN-13: 978-8860884107
  • Peso di spedizione: 522 g


3 commenti:

Anonimo ha detto...

E' più bella la recensione che il romanzo.....

BodyCold ha detto...

non so se esserne felice caro Anonimo ^_^

Anonimo ha detto...

Si! Scusa sono Antonio. Intendevo dire che ho letto il libro e l'ho trovato piacevole ma come dite a fine recensione andava snellito un pò di qualche descrizione per renderlo ancora più scorrevole. Intendevo dire che al contrario di alcuni passaggi del libro, la vostra recensione invece è scorrevole e diretta e mi trova daccordo.