giovedì 6 dicembre 2012

Alle radici del male - Roberto Costantini (Marsilio 2012)



Lei è un poliziotto, Balistreri. Dovrebbe cercare un assassino, non un traditore o un nemico personale”. “E’ la stessa cosa, senatore. L’Italia di oggi è governata da una classe politica che è nata tradendo il proprio paese durante una guerra. E da quel vostro esempio tutti gli italiani hanno imparato che la convenienza personale viene prima della lealtà”. “Non vedo cosa c’entri con l’assassino di quelle ragazze, Balistreri. Quello è  solo uno che uccide con un coltello”. “Si sbaglia. L’assassino uccide con il cervello. Per convenienza personale. Come ci avete insegnato voi”.(R.Costantini)

Poco più di un anno separa l’uscita del debutto letterario di Roberto Costantini “Tu sei il male” dal presente secondo episodio della annunciata trilogia.
Quando l’attesa per l’uscita di un romanzo diventa spasmodica e insostenibile ti rendi conto di essere stato vittima inconsapevole di un contagio, una malattia capace di lenirsi solo nel momento in cui riesci ad avere risposte certe e rassicuranti, per potere tornare in pace con te stesso.
La prosa di Costantini ti cattura, crea dipendenza, ti avvelena in maniera subdola. E’ difficile spiegare a parole l’effetto straniante che provoca. Mi preme chiarire fin da subito che “Alle radici del male” è un romanzo complesso, profondo e molto articolato (come d’altronde il precedente), e richiede pertanto uno sforzo, un acume e una maggiore accortezza nell’entrarci nelle viscere, per cogliere la sua vera essenza. Nonostante ciò, il bisogno di sapere e di conoscere spinge a una lettura vorace, avida e ossessiva. Raziocinio e ragione contro lucidità e furia, due atteggiamenti comportamentali che stanno agli antipodi.
Gli stessi sentimenti stridenti che si porta dietro il Commissario Balistreri, ancora una volta protagonista principe e indiscusso della vicenda ideata da Costantini, vittima di un passato con il quale non è riuscito ancora a fare i conti ma che continua a richiedere un costosissimo dazio da pagare.  
Si torna, di conseguenza, “alle radici del male” perché gli eventi narrati nel discusso debutto necessitavano delle spiegazioni a gran voce, più nello specifico risposte e illuminazioni sulla sua nebulosa e tormentata giovinezza vissuta in Libia.
Il romanzo porta in se una spaccatura voluta. La prima parte, il vero e proprio indispensabile prequel ambientato negli anni sessanta in Libia, è semplicemente straordinaria. Costantini ti scaraventa a piedi pari nella Libia di quegli anni, quasi a percepirne sulla pelle la fastidiosa sabbia mossa dal forte ghibli del deserto. Questa sezione è molto introspettiva e delinea in maniera molto efficace e incisiva il personaggio Balistreri, probabilmente una delle figure più potenti di sempre uscite dalla fantasia di un narratore italiano.  Ma “Alle radici del male” è molto di più. E’ un romanzo di vincoli di sangue, di amori impossibili, di tormentati legami famigliari, di cieca lealtà e vili tradimenti, di fede richiesta ma incapacità di credere, sino ad assumere, in maniera disincantata e coraggiosa, i connotati di romanzo di denuncia politica.
La seconda parte cambia registro e fa finalmente fuoriuscire l’anima da giallista di razza di Costantini. Ambientata nel 1982, successivamente alla debacle investigativa del caso Sordi narrata in “Tu sei il male”, rafforza in maniera evidente il perfetto sincronismo e la coerenza narrativa del progetto, oserei definire quasi machiavellico, dello scrittore. In questa  sezione un personaggio femminile ruba parzialmente la scena al turbolento Commissario, a conferma di quanto importanti siano le figure femminili nella storia di Costantini, spesso vituperate ed oltraggiate, ma le uniche in grado di garantire una parziale e possibile pace e redenzione.
La seconda parte è come un giro sulle montagne russe, un totale stordimento nella ricerca convulsa della verità tra piste false, sospetti e colpi di scena a raffica. Quella che, all’apparenza, potrebbe sembrare un’estremizzazione ipertrofica dell’effetto sorpresa nella costruzione del congegno poliziesco rappresenta, in realtà, la confusione e lo spiazzamento di Balistreri nella ricerca ossessiva della verità, una verità che non può pervenire sino al momento nel quale la cieca rabbia cede il posto all’analisi obbiettiva.
Proprio qui si consuma l’incredibile parallelismo e transfert Balistreri – lettore del quale accennavo prima. L’impeto e l’agitazione è nemica della verità, solo la riflessione lucida a freddo ti permette di vedere una luce chiarificatrice.
Credo che i veri romanzi capolavoro siano quelli che non hai mai chiuso, neppure quando li hai terminati e riposti negli scaffali. Sono quelli che ti arricchiscono, che ti graffiano, che ti cambiano e, in particolare in questo caso, che ti sconquassano nell’animo.
E’ mia forte percezione che il progetto della “trilogia costantiniana” possa veramente lasciare qualcosa di molto importante al futuro del nostro amato genere, forse un vero e proprio termine di paragone per quelli che verranno.
Il countdown per la resa dei conti definitiva si fa già insopportabile.

“Certe coincidenze esistono solo nei libri e nei film. Nella realtà no, oppure non sono coincidenze”.

Articolo di Marco "killermantovano" Piva

Dettagli del libro
  • Titolo: Alle radici del male
  • Autore: Roberto Costantini
  • Editore: Marsilio
  • Collana: Farfalle
  • Data di Pubblicazione: Ottobre 2012
  • ISBN: 8831711164
  • ISBN-13: 9788831711166
  • Pagine: 702
  • Formato: rilegato
  • Reparto: Gialli

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