martedì 10 aprile 2012

La casa di pan di zenzero – Carin Gerhardsen (Dalai Editore 2012)


Con il potere e la violenza si domina il mondo, a tutti i livelli.

La vendetta come movente non è una novità. Non lo è neanche il fatto che la maggior parte dei serial killer della storia lo siano diventati a seguito di abusi e violenze subite nell'adolescenza o ancora prima, nell'infanzia, solitamente da qualcuno appartenete alla cerchia familiare. E' anche vero che è difficile partorire idee originali quando ci si mette a scrivere un romanzo di genere, per noi lettori accaniti sembra già tutto letto e visto. Percui quando ho iniziato a leggere questo romanzo mi sono detta, niente di nuovo. Senonchè gli abusi di cui parlavo prima e di cui sono vittima due sventurati ragazzini, vengono perpetrati da bambini dell'asilo! Forse questa è l'idea originale ma a me è sembrata alquanto bizzarra se non paradossole.
Ora, ci sta che i bambini possono essere cattivi con la dolcezza dell'innocenza, son bambini e non se ne rendono conto, ci sta che all'asilo ti tirino i capelli, ti spintonino, ti lancino i cancellini e i gessetti o ti prendano in giro perchè hai le scarpe brutte o ti sei fatto la pipì sotto, ma che ti leghino ad un palo e ti tirino i sassi spaccandoti la faccia, ti rubino le scarpe facendoti tornare a casa scalzo con la neve e il gelo, ti taglino i capelli, ti leghino come un salame abbandonandoti in mezzo alla strada mentre passa un camion, cerchino di affogarti o ti spargano la merda di cane in faccia, bè questo mi sembra veramente troppo.
Ci sono pagine di cronaca su gang di adolescenti ma non mi sembra mai di aver letto di asilo gang, insomma stiamo parlando di bambini di 5 anni mica di indemoniati! Mi sembra chiaro che questa idea proprio non mi è andata giù, va bene inventarsi la genialiata ma che almeno sia plausibile.
E che la maestra si giri dall'altra parte perchè è responsabile solo di quello che succede all'interno della scuola e non fuori? E che a distanza di 40 anni uno possa riconoscere l'aguzzino dell'asilo per strada? Anche questo mi sembra un po' tirato per le orecchie, io non riconosco neanche i compagni delle elementari che mi fanno richiesta di amicizia su FB!
Però, ripeto, questo sono considerazioni personali, leggo molta, troppa, letteratura di genere e probabilmente per i “non addetti ai lavori” questo è un buon romanzo, ma per me no, neanche il colpo di scena finale mi ha provocato un'emozione, probabilmente perchè i miei sensi non si erano assopiti, ma entrati in coma. Peccato, peccato davvero perchè nonostante i luoghi comuni comunque all'inizio mi stava anche piacendo ma poi, a parte l'asilo gang, sono subentrate anche un po' di pagine inutili, alcune leggerezze investigative imperdonabili, un commissario che sembra cadere dal pero una volta su due, e alla fine la delusione è stata totale. Spezzo una lancia a favore dello stile narrativo scorrevole, all'accurata caratterizzazione dei personaggi e alla interessante struttura del romanzo che viene diviso in capitoli sull'indagine e in pagine del diario dell'omicida, ma per il resto, archiviato e dimenticato.

Tragica è la mia misera vita, contraddistinta da solitudine e umiliazione, e tragica è stata la mia infanzia disastrata, segnata da violenza, emarginazione e terrore. Quei bambini mi hanno tolto tutto: la mia autostima, la mia gioia di vivere, i miei sogni e la mia dignità. Mi hanno anche tolto qualcosa che tutte le persone sembrano portare con sé nella vita: i ricordi radiosi dell'infanzia su cui poter tornare a fantasticare o raccontare ad altre persone. Ma io non ho nessuno con cui parlare e mai l'ho avuto, e d'altro canto non ho neppure ricordi felici dell'infanzia.

Articolo di Cristina "cristing" Di Bonaventura

Dettagli del libro

  • Codice ISBN 88-6620-102
  • Autore Carin Gerhardsen
  • Traduttore Renato Zatti e Gabriella Bonalumi
  • Anno di produzione 2011
  • Confezione brossura con alette
  • Pagine 256
  • Argomento Thriller e noir
  • Prezzo: €18.00

2 commenti:

Anonimo ha detto...

E pensare che quando l'ho letto non mi era dispiaciuto... certo a ripensarci adesso, dopo aver letto questa recensione qualche dubbio mi viene....asilo gang è fantastica...

Anonimo ha detto...

Dico la mia. Impossibile eguagliare (superare poi!)la "Trilogia Millennium", ma se neanche si è degni di farle da copertina!
Ho trovato da subito una trama fiacca e poco avvincente: e dire che l'"asilo gang" avrebbe potuto far alzare qualche sopracciglio, se non altro far venire la voglia di proseguire nella lettura. Ma così non è stato. L'idea di finirlo per me è stata una sfida: contro la noia, contro il pregiudizio, contro la voglia di mollarlo. Un thriller di 250 pagine si divora in 3 gg al massimo, io ci ho messo circa 10 giorni.
L'analisi psicologica dei personaggi (comparse, direi) è assente; l'autrice sembra metter fretta a tutti i protagonisti, come se le storia stesse per esploderle tra le mani. Ma il bello è che non esplode nulla, neanche al cospetto della rivelazione finale: che rivelazione non è perché lo sai già che l'omino, che sembra il principale indiziato, non può scrivere un diario "al femminile".
Mi viene il dubbio a questo punto che mi sia sfuggita qualcosa: forse anche i miei sensi erano "entrati in coma". Ma non acquisterò il seguito...
Buona Lettura!!

Cristiana