lunedì 5 dicembre 2011

Angel and Devil: Le cose di cui sono capace - Alessandro Zannoni (Perdisapop 2011)


Angel&Devil - coppia di recensori nel corpo di un solo lettore
(lettore che scrive, quindi più devil, dato il conflitto di interessi).

Alessandro Zannoni: Le cose di cui sono capace
Perdisapop, 2011
Romanzo; 148 pagine; 14,00 euro

- L’autore
Alessandro Zannoni è di Sarzana. È del ’63, ma a vederlo tutto tonico e tatuato non si direbbe che ha 48 anni. Quattro romanzi li ha autopubblicati con lo pseudonimo di Michelangelo Merisi (qualcuno gli ha anche chiesto se questo fosse il suo vero nome: ovviamente, lui ha risposto affermativamente). Per altri due romanzi, sempre con Perdisa, Biondo 901 (un bel colpo, questo testo qua) e Imperfetto, ha invece preferito firmarsi come è registrato all’anagrafe.

- Bandella
Scheda del libro


Angel

Tu vuò fa’ l’italiano, ma si’ nato in (lidl)italì. Nick Corey è lo sceriffo italoamericano di una cittadina impronunciabile di uno stato americano. Nick deve domare un rodeo – o meglio, le intemperanze dei partecipanti al – organizzato nella sua città. Sicuramente ci saranno casini, disordini, proprio come è accaduto l’anno prima. Nick deve domare una Stella, che non è un astro, piuttosto una stronza che gli ha rubato il cuore un po’ di tempo fa e che adesso, dopo averlo abbandonato per 7 anni, è ritornata per reclamarlo e creargli qualche altro problema. C’è l’amico Rudy che è nei guai: si è giocato il ristorante a poker e ora bisogna aiutarlo. C’è la moglie di questo amico che è stronza e basta, e che ha qualcosa a che fare con questa partita di poker. C’è una malavita. C’è una punizione da dare, a volte tutti i giorni, che ha anche a che fare con il piacere sessuale: ma non è detto.
In pratica, c’è una storia e una capacità italoamericana di raccontare questa storia: non è scontato.
Le cose di cui sono capace, di Alessandro Zannoni, ridà speranza al genere che, in Italia, è ignobilmente oggetto di molte speculazioni. Ridà speranza a coloro che vogliono leggere una storia senza per forza riconoscere il limite di una geografia, di un’atmosfera, senza doversi accontentare di quello che c’è. Zannoni restituisce la verosimiglianza – questa sconosciuta – al lettore.
Zannoni acquerella – sembra un verbo gentile, non consono al suo stile e all’utilizzo che fa della lingua: tuttavia, mi viene in mente un dipinto – il suo romanzo con irridente sapienza e saggezza, maestria e mestiere. E, cosa più importante, con profondo rispetto per il lettore.
Il registro. Il lessico. Il luogo. La velocità frammentata. Il carattere… Bravo Zannoni: spero tanto che qualcuno recepisca questo tuo – sicuramente non spocchiosamente volontario – insegnamento. Perché Le cose di cui sono capace, di Alessandro Zannoni, è un pattern da seguire per scrivere storie cosiddette noir, cosiddette americaneggianti, cosiddette buone (ma esistono solo storie scritte bene e storie scritte male: questa storia fa parte della prima categoria), cosiddette da rileggere dopo averle lette e godute.


Devil

Tu vuo’ fa l’americano, ma si’ nato in italì. Quando scrivi un noir, un thriller, un biglietto d’auguri al tuo migliore amico, un giallo, un romanzo rosa, una lettera di scuse ad un’amica che non ti sei trombato perché palesemente un cesso, non è sempre necessario applicare una sorta di stanislavskijana psicotecnica alla scrittura del personaggio che cali in uno specifico territorio. Ma tranne per il biglietto e la lettera, se non lo fai, ottieni un risultato ridicolo. A me, diavolissimamente incazzato dalle prese per il culo di editori che continuano a sfruttare il paradigma del lettore rincoglionito ignorante (non mi fraintendete: il lettore per me è sacro, può dire e fare quello che gli pare), dico che questo Zannoni svergogna, mette in mutande tutti gli scrittori e le scrittrici che smorfiosano i maestri americani.
Per tutti i coyote di… Sestri Levante! Questo bastardo di sceriffo Corey è un bastardo davvero! E ha tutte le caratteristiche di uno sceriffo dalla pistola facile. E la pistola è quella nella patta.
Però, un pensiero per Pericle di Ferrandino l’ho avuto e come!
E dai Zannoni, facce divertì, facce arricrià. Scrivine ’n’artro con lo sceriffo Nicola Coretti in arte Nick Corey. E te lo dico da diavolo perbene, eh.

La citazione:
Quando entrammo ad armi spianate, li trovammo tutti e cinque che dormivano uno sopra l’altro, sfatti come topi dopo una overdose di formaggio.

La chiosa:
Non bastano un paio di morti ammazzati, due sconcezze, un luogo disgraziato, una Napoli o una Marsiglia de noantri, un antieroe fascinoso per dire noir. Il noir è un’atmosfera. Noir, in Italia, è comunicazione piegata al marketing. Gli editori italiani sfottono l’etichetta di genere, proprio come viene utilizzata dalla matrice americana. Solo che gli americani non scrivono da italiani…
Sulla copertina del romanzo di Zannoni, la dicitura noir non c’è.
Di questo Angel & Devil sono contenti. Chapeau.

Il giudizio sintetico:
Fiesta: ma che fantastica fantastica ’sta fiesta



Articolo di L.R. Carrino

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