venerdì 29 aprile 2011

Intervista a Rebecca Johns (La contessa Nera - Garzanti 2011)


Corpi Freddi: Perché l’esigenza di scrivere una storia sulla Contessa Bathory?

Rebecca Johns: Molto di quanto è stato scritto su di lei è proprio privo di spessore, molto limitato a queste storie esagerate di bagni di sangue per mantenere la sua bellezza - una storia che non è minimamente vera, a proposito. Non comparve nei libri su di lei fino a 100 anni dopo la sua morte.
Per me il mostro più terrificante è quello che vive alla porta accanto e pensa che lei era autorizzata ad agire come un mostro. Volevo soprattutto che la gente riflettesse sulla provenienza del male, su come è presente in ognuno, o almeno il suo potenziale. Nessuno potrebbe simpatizzare con una pazza che fa il bagno nel sangue delle vergini, ma può simpatizzare con una vedova che cerca di proteggere la sua casa e i suoi figli, almeno finché ci non si accorge che sta mentendo, che tutte le sue belle storie stanno oscurando la verità della sua crudeltà. Io volevo vedere come si può diventare una persona del genere. Com'era la sua famiglia? Com'era il suo matrimonio? Perché lei pensava che avrebbe potuto, o dovuto, trattare altri esseri umani persino peggio degli animali?

CF: Quanto è stato complesso e quanto tempo ha richiesto il lavoro di ricerca e documentazione?

RJ: Ho fatto un bel po' di ricerche, sia su libri che su internet, ma cerco di non passar così tanto tempo a fare ricerche da non riuscire più a scrivere. I libri che mi sono stati più utili li ho letti tre volte ciascuno, prendendo appunti accurati.

CF: E’ stata personalmente nei luoghi teatro delle vicende?

RJ: No, avrei voluto, moltissimo, ma avevo una figlia piccolissima a casa e non potevo stare a lungo lontano da lei. Ho usato molto Google Earth, che mi ha aiutato a visualizzare i luoghi della storia. C'è un video interessante su YouTube e che ho trovato utilissimo, che ti porta attraverso la città di Csejthe (Cachtice) nell'attuale Slovacchia.

CF: Ritiene che dietro l’alone di mistero e fascino che circonda la contessa si sia creata tutta una serie di leggende popolari e il personaggio costruito nell’immaginario della gente ne sia uscito in maniera distorta e non corretta?

RJ: Assolutamente sì. Le leggende su di lei sono state scritte centinaia di anni fa come racconti per mettere in guardia contro la vanità delle donne. Sono fantasie, ma in qualche modo si è giunti ad accettarli come fatti. Solo in anni recenti, con la fine della Guerra Fredda, gli studiosi hanno potuto avere accesso diretto alle sue lettere e ai documenti del processo, e ciò che stiamo apprendendo su di lei è diverso dai racconti e dalle leggende popolari scritte 100, 200 anni fa o più. Ecco in parte perché volevo scrivere questo libro, per intravedere la persona reale dietro la leggenda.

CF: Dopo la lettura del romanzo è sensazione personale che nella narrazione della cronaca dei fatti si tenda, almeno in parte, a discolpare le azioni criminali della Contessa. Questo è proprio il suo personale pensiero o vuole solo rappresentare il tentativo della Bathory di cercare di giustificarsi agli occhi del figlio?

RJ: No, non sto cercando di giustificare le sue azioni. Lei lo sta facendo da sola. Tutti gli assassini hanno dei motivi per quello che fanno. Non sono quasi mai buoni motivi, almeno per noi. Ma più leggevo, più mi rendevo conto che una donna come lei non avrebbe mai ammesso di aver fatto qualcosa di sbagliato. Sarebbe stata inorridita e indignata che qualcuno pensasse che lei aveva commesso un crimine, e avrebbe trovato qualcun altro da incolpare piuttosto che se stessa. Entro la fine del romanzo, spero che il lettore capisca appunto quanto è ridicolo che lei rifiuti di accettare qualsiasi colpa. Lei è chiaramente colpevole. La sua vita non è stata facile, ma la maggior parte del danno reale se l'è fatto da sola. Ha una possibilità di redimersi e confessare i suoi peccati, ma è una creatura vanitosa e ostinata e rifiuta fino all'ultimo istante.

CF: Dalla lettura di diversi saggi sulla figura della Contessa era stato ipotizzato che fosse soggetta a disturbi mentali già diffusi nella sua famiglia, a probabile causa dell’abitudine diffusa per quell’epoca a sposare consanguinei. Nel romanzo tali fatti non sono minimamente accennati. Ritiene non corrispondano al vero?

RJ: Molti nobili ungheresi erano consanguinei - i Bathory non erano gli unici in quella zona. E non ci sono prove che possano far pensare che la contessa soffrisse di malattia mentale. Era una donna d'affari piuttosto di successo e molto istruita. Era interessata soprattutto all'astronomia e parlava quattro lingue. Fino agli ultimissimi anni era molto rispettabile in tutta l'Ungheria e le madri erano felici di mandare le loro figlie da lei per ottenere anche loro un'istruzione. Cercando qualche motivo dietro la sua crudeltà, alcuni dei primi racconti hanno provato a trattarla da pazza, ma proprio leggendo le sue lettere ci si accorge che non è vero. Lei è astuta e fredda, ma non pazza. Credo che la sua famiglia si sentisse soprattutto ad un alto livello di diritto - essi pensavano che il mondo fosse sotto il loro controllo e che il resto dell'Europa dovesse solo essere d'accordo, così loro potevano andar tutti avanti con i loro piani. Per loro dev'esser stato irritante pensare che nessuno condividesse quell'idea.

CF: A fronte di oltre 650 omicidi documentati sui saggi storici non le pare ne esca un quadro della Contessa oggettivamente edulcorato?

RJ: Mi spiace ma non sono d'accordo, se si leggono le testimonianze raccolte contro di lei, si vedrà che la cifra 650 si basa sulla deposizione di un testimone su centinaia, e che un testimone lo aveva sentito dire indirettamente da qualcun altro. I resoconti più attendibili di quel periodo collocano la cifra tra 35 e 80 vittime, e altri studiosi pensano che la maggior parte di quelle vittime fossero state uccise dai servi piuttosto che dalla stessa Bathory. Non sono d'accordo con quell'idea - io credo che fosse colpevole di omicidio, e molto più di quanto i suoi difensori vorrebbero credere - ma non è necessario che ne abbia commesso 650 per esser colpevole. Un omicidio solo è sufficiente.


CF: Conosce l’Italia? Nel grande trascorso storico del nostro Paese c’è qualche personaggio del quale piacerebbe romanzare una storia?

RJ: L'Italia è piena di storie meravigliose. Da dove potrei mai iniziare? Ci sono abbastanza poeti, pittori, filosofi e generali per un intero esercito di romanzieri. I Borgia e i Medici da soli potrebbero riempire molti volumi, e lo hanno fatto.
L'altro giorno stavo pensando che gli archeologi che hanno fatto i primi lavori sulle tombe sotto San Pietro negli anni '40 potrebbero costituire una storia interessante. Che giornata dev'esser stata quella, entrare nei luoghi freddi e bui sotto la cattedrale rimasti nascosti per quasi duecento anni. Ma forse è già stato raccontato? Non ho indagato su questo.

CF: Vuole parlarci del suo romanzo di esordio “Icerbergs”, a tutt’oggi ancora inedito in Italia?

RJ: "Icebergs" è un romanzo insolito. Mi piace pensarci come a una serie di novelle concatenate, davvero. La prima parte parla di due uomini che sopravvivono a un disastro aereo vicino alla costa del Labrador nel 1944, quasi alla fine della II Guerra Mondiale, e delle loro mogli. La seconda parte parla del Vietnam, e dei figli di quegli stessi due uomini. La terza parte mostra entrambe le generazioni che invecchiano e devono affrontare il mondo così com'è ora. È stato un libro difficile da scrivere, e mi è costato molte notti insonni, ma ne sono orgogliosa. Affronta i vari modi in cui la storia segue un ciclo nelle famiglie, come qualcosa che sembra la salvezza in una generazione può diventare un disastro nella seguente. Magari un giorno verrà pubblicato in Italia.

CF: Ci vuole parlare dei suoi progetti futuri? Cosa sta scrivendo?

RJ: Sto proprio iniziando alcune cose, cercando di vedere cosa mi interessa di più, ma credo che non scriverò un altro romanzo storico almeno per un po'. Il mondo presente, o magari anche quello futuro, mi interessa di più in questo momento.

CF: Grazie per avere risposto alle nostre domande.

RJ: Grazie per avermi invitato. In bocca al lupo a voi!

Intervista di Marco "Killer Mantovano" Piva
Traduzione di Martina "PalazzoLavarda" Sartor



  • Formato: Rilegato
  • Pagine: 323
  • Lingua: Italiano
  • Titolo originale: The Countess
  • Lingua originale: Inglese
  • Editore: Garzanti Libri
  • Anno di pubblicazione 2011
  • Codice EAN: 9788811670346
  • Traduttore: C. Marseguerra

1 commento:

Sam Stoner ha detto...

complimenti per l'intervista. Gradevole e precisa, senza inutili divagazioni. Avevo il sentore che l'autrice tendesse a glorificara la contessa in quanto donna. Per fortuna non è così. Il suo sguardo obiettivo avrà prodotto un'ottimo romanzo storico.