mercoledì 4 agosto 2010

Finchè sarà passata la tua ira - Åsa Larsson


Con il morto che parla…

Di morti che parlano è piena la letteratura poliziesca. Ne ricordo addirittura uno, creato dalla penna di Guy Cullingford (pseudonimo di Constance Lindsay Taylor), che indaga da morto, appunto, sulla sua dipartita. Tutti pensano ad un suicidio ma lui sa bene che non è così.
Ultimamente l’idea del morto che non vuole morire del tutto ha ripreso pigolo. Trovato in “Sangue di mezz’inverno” di Mons Kallentoft, Nord 2010. Trattasi di Bengt Andersson, un povero psicopatico soprannominato “Pallone” che in passato ha tentato di uccidere il padre donnaiolo e violento e che ora penzola da un ramo di un albero: nudo, ferito, bruciato e congelato (miezzeca!).
Lo ritrovo ancora, seppure con le fattezze femminili della giovane Wilma, in “Finché sarà passata la tua ira” di Asa Larsson, Marsilio 2010. E’ morta ammazzata ma non si dà pace e volteggia di qua e di là come uno spirito inquieto, raccontando la sua fine e quella del compagno Simon.
Siamo nel Sud della Svezia ed i due giovani stanno esplorando un velivolo precipitato molto tempo fa nel lago. Mentre Simon rimane imbrigliato dentro l’aereo capovolto, Wilma tenta di uscire dal ghiaccio ma viene impedita da qualcuno…
Ad indagare Rebecka Martinsson (già vista ne “Il sangue versato”), procuratore a Kiruna e il suo capo Anna Maria Mella. Con le loro problematiche esistenziali. La prima, secca come un chiodo, innamorata ma non del tutto (succede spesso), la seconda, tracagnotta, in fase depressiva (marito e quattro figli). Entrambe con l’assillo di avere ucciso qualcuno, anche se per legittima difesa. In loro aiuto altri compagni di lavoro fra cui l’ispettore Krister Eriksson innamorato di Rebecka che ama, ma non troppo (già detto) un altro, a rendere più incasinato l’aspetto sentimentale della storia ( vedi link ).
Le indagini si appuntano sulla famiglia Krekula, soprattutto sui fratelli Tore e Hjalmar le cui vite vengono esaminate dall’autrice, così come vengono riportati alla luce i ricordi di altri personaggi. Di mezzo il passato di guerra che riguarda l’aeroplano caduto, l’esecuzione di partigiani per opera di una spia al soldo dei nazisti. Non manca il classico finale con la nostra Rebecka che sta per essere uccisa dall’assassino. E come va a finire la storia sentimentale?…
Qualcuno ha scritto che i romanzi scandinavi sono tutti uguali come i mobili Ikea. Forse il giudizio è esagerato, diciamo pure che è esagerato, ma una certa impressione in questo senso la lasciano. Racconto che trovo asettico, quasi scontato, anche nei momenti più drammatici (opinione personale, si capisce). Capitoletti brevi, brevissimi, come punture di zanzara. Fastidiosi. E pure noiosetti.
E poi, scusatemi, ma per me il morto deve fare il morto. Zitto e mosca.

Articolo di Fabio Lotti

Dettagli del libro
  • Autore: Larsson Åsa
  • Editore: Marsilio
  • Genere: letterature straniere: testi
  • Collana: Farfalle
  • ISBN: 883170608X
  • ISBN-13: 9788831706087
  • Data pubbl.: 23 giugno '10
  • Prezzo di copertina: € 17,00
  • Traduttore: K. De Marco
  • Formato: Brossura
  • Pagine: 310
  • Titolo originale: Till dess din vrede upphor

22 commenti:

Anonimo ha detto...

Concordo appieno con l'opinione sui morti che narrano, ormai ne abbiamo piene le tasche...tornare ai buoni e vecchi detective pensatori e parlatori è chiedere troppo?!
Io mi fermo al lontanissimo "Il senso di Smilla per la neve" con gli autori nordici, non sono ancora riuscita a farmi coinvolgere ma non dispero, mai dire mai nella vita!

Cristing ha detto...

Tagliente e incisivo! Grande Fabio... passo.....

Martina_PL ha detto...

Memorabile la tua recensione, Fabio, fosse solo per la frase finale:
"...per me il morto deve fare il morto. Zitto e mosca."

IL KILLER MANTOVANO ha detto...

Bella recensione Fabio, quando vedo questi romanzi nelle librerie sono fortemente attirato. La collana "Farfalle" sfoggia su di me un fascino irresistibile (anche le cover le trovo meravigliose).
Questo almeno posso lasciarlo perdere.

Anonimo ha detto...

Devo dire, invece, che "La principessa di ghiaccio" della Lackberg mi è piaciuto.
Fabio

Linda80 ha detto...

Anche la sottoscritta, come il Killer, è attratta dalle "Farfalle" ;-)
Però sta Larsson non è che m'ispiri molto...
Bravo Fabio per la divertente rece!

Anonimo ha detto...

Questi apprezzamenti mi spingono a fare sempre meglio. Verso il dieci o l'undici di questo mese dovrebbe uscire sul blog del giallo Mondadori "La semplicissima arte del delitto III". Naturalmente siete invitati anche ad intervenire. Se lo volete.
Fabio Lotti

Anonimo ha detto...

Ottima recensione Fabio! Ormai fra gli scandinavi bisogna imparare a scremare. Qualcuno ha letto l'ultimo di Nesser, L'uomo con due vite (Guanda)? Io lo adoro, niente a che fare con i 'soliti polizieschi, e perfino poetico.

Anonimo ha detto...

Ma perché sei anonimo?...:)
Fabio

Anonimo ha detto...

perché non ho un account google e per postare il commento in fretta... sono Carmen, scandinavista e traduttrice

Anonimo ha detto...

Benvenuta tra noi. Ma forse ci sei già stata e non me ne sono accorto.
Fabio

Anonimo ha detto...

Aggiungo solo che l'articolo è uscito ora prima del previsto in http://blog.librimondadori.it/blogs/ilgiallomondadori/
Fabio Lotti

Anonimo ha detto...

Buon giorno a tutti. A me il libro è piaciuto, nonostante debba riconoscere che "il morto che parla" non sia proprio originale. Quello che mi piace di questa autrice (unico autore scandinavo di cui abbia letto i lavori) è che nonostante non ci siano morti squartati nei modi più efferati e addirittura a volte il colpevole lo si conosca quasi subito, riesce ad essere avvincente lo stesso perchè dietro c'è una storia. E perchè il risvolto psicologico dei personaggi, di volta in volta più delineati e reali in tutte le loro problematiche, è sempre interessante. In particolare questo quarto libro si concentra su storie avvenute in tempo di guerra e di resistenza...probabilmente sono temi che mi trovano particolarmente sensibile.
Quando leggo delle recensioni che stroncano un autore e un libro che ho trovato buono, e che ha un discreto riscontro a livello di vendite, mi domando sempre dove finisca la sincerità e l'obiettività e dove cominci la voglia di sparare a zero. Perdonatemi questa digressione personale, in realtà volevo solo scrivere che se si fa una recensione su un libro, potrà pure essere spietata, ma almeno non si dovrebbero scrivere inesattezze, perchè si diventa decisamente poco credibili come "critici" che definiscono asettico un racconto. Per onor di cronaca Anna Maria Mella non è il capo di Rebecka Martinsson; quest'ultima fa il procuratore, quindi è il contrario.
L'autrice non descrive mai la Mella come "tracagnotta", dice solo che è bassa e con un viso lungo, "cavallino" (cito testualmente). Non è in fase depressiva per via della famiglia (per quanto sia problematico gestirla) ma il problema è nato in ambito operativo con il suo collega Sven-Erik Stalnacke (personaggio fino ad ora più in rilievo rispetto al citato ispettore cinofilo Eriksonn che si scopre avere una cotta per la Martinsson) per via di un'operazione pericolosa avvenuta nel precedente romanzo.
Solo Rebecka ha problemi per aver ucciso tre persone per legittima difesa, tanto da essere finita in ospedale psichiatrico...la Mella no.
Questo è il quarto libro per la Larsson (il quinto non è stato ancora tradotto da noi) con protagoniste Martinsson-Mella; oltre al citato "sangue versato", il primo è "tempesta solare" e il terzo è "sentiero nero", l'unico che mi sentirei di sconsigliare se non fosse importante per le "evoluzioni personali" dei personaggi. Perdonate la sintesi ;)
Jessica

BodyCold ha detto...

Brava Jessica, bel commento bello quasi quanto la recensione stessa :) adoro leggere commenti di altri lettori fatti in maniera appassionata perchè almeno ci si rende conto che a qualcuno della letteratura in italia, interessa :)

unico appunto che posso farti è che essendo una recensione, è un' opinione personale. se in molti hanno acquistato questo romanzo, non per forza significa che debba esser piaciuto a tutti, e ti assicuro che nessun può accusarci di partigianeria o di fare marchette per qualche autore/libro. siamo liberi e indipendenti e non ci paga nessuno ;)

rspetto comunque la tua opinione e ribadico che è stato piacvolissimo leggere il tuo commento e spero che qualcuno, dopo aver letto questo commento, compri il romanzo in questione.

Anonimo ha detto...

Sulle critiche che si fanno ai critici non ho nulla da dire. E dunque non ho nulla da ridire sull'intervento di Jessica. Solo su un punto ho da obiettare e precisamente sulla frase "Quando leggo delle recensioni che stroncano un autore e un libro che ho trovato buono, e che ha un discreto riscontro a livello di vendite, mi domando sempre dove finisca la sincerità e l'obiettività e dove cominci la voglia di sparare a zero". Ho già detto che, per esempio, il libro della Lackberg mi è piaciuto. Questo no, ma è solo questione di gusti e mi pare pure di averlo sottolineato nella recensione.
Fabio Lotti

Anonimo ha detto...

Ciao BodyCold, mi spiace che sei arrivato ad una conclusione che non mi aveva neanche lontanamente sfiorata...non volevo certo offendervi.
Io non penso affatto che siate al soldo di qualcuno o che abbiate interesse ad affossare qualcun altro...ho detto solo che a volte quando un libro non piace (chiaro che può capitare, per carità!) è molto facile andare giù pesanti col macete e scrivere una recensione affilata, quasi "cattiva"...
Liberissimi di farlo (non devo dirlo io), ma almeno scrivete cose giuste, altrimenti sembra che il libro non lo abbiate letto ma che qualcuno vi abbia fatto un compendio da cinque e mezzo!

P.S. : si, della letteratura ci interessa ancora, per fortuna :)
Buone cose.

Anonimo ha detto...

Scusate quella sopra che risponde a bodycold ero io, ho dimenticato la firma.
Approfitto per rispondere anche a Fabio: la mia frase che riporti nelle virgolette è una domanda che chiaramente rivolgo a me stessa perchè penso che non avrò mai una risposta, ad esclusione per le "critiche" che scrivo io.
A volte mi diverto a far uscire quella venuzza di sadismo che mi ritrovo e mi piace essere più pungente di un'ortica...mi chiedo se anche per altri sia così.
I miei saluti.
Jessica

Anonimo ha detto...

Cara Jessica
ecco che cosa scrissi tempo fa a proposito de "Il sangue versato".

"Un giallo psicologico. Con tutti i vantaggi e svantaggi che esso comporta. D’altra parte se il classico giallo ad enigma può raggiungere vette cervellotiche sesquipedali, se il noir più truculento si riduce spesso a schizzi di sangue e sperma spruzzati dappertutto, quello psicologico può davvero diventare un vero tormento sulla psiche del lettore stesso che ad un certo punto è libero di buttar fuori un perentorio ”Basta! Non ne posso più!”. Non è il caso di Il sangue versato di Asa Larsson, Marsilio editore 2007. Che si legge tutto d’un fiato. Anche se è un malloppone di quasi quattrocento pagine. E voi sapete che cosa ne penso dei mallopponi. Protagoniste principali l’avvocato fiscalista Rebecka Martinsson e l’ispettrice di polizia Anna Maria Mella. La prima, single, in fase di esaurimento nervoso per avere ucciso (legittima difesa) tre uomini a Kiruna (siamo in Svezia, mi pare); la seconda, forte ed energica, sposata con quattro figli. La trama, che parte dall’uccisione del pastore Mildred Nilsson (e di cui volutamente non svelerò altro), ha valore fino ad un certo punto. Nel senso che vale, soprattutto, in quanto fornisce all’autrice il destro per entrare nel profondo dei personaggi, svelarne i piccoli-grandi segreti, i loro slanci, le loro manie, le loro paure, le loro debolezze. Rebecka presa e tormentata dai ricordi più o meno recenti, soprattutto della mamma, del babbo (alla toscana) e della nonna, vive quasi in una specie di torpore, di semi-incoscienza, da cui ogni tanto viene fuori lavorando, dandosi da fare, spingendo forte sul fisico. Anna Maria Mella, tutta concentrata nella vita familiare e di lavoro, sembra rappresentare l’altro aspetto della realtà. Quella faticosa e concreta di tutti i giorni.
Ma il personaggio principale del libro, quello intorno al quale ruota tutta la vicenda, non sono né Rebecka né Anna Maria. E’ Mildred. Sposata e lesbica. Ovvero il “fantasma” di Mildred che aleggia praticamente su quasi tutti i personaggi mettendone a nudo i lati più deboli, più delicati, più brutti, più umani. Mildred che in vita, con il suo comportamento, ha scatenato nel piccolo paese in cui vive una serie di reazioni contrastanti: dall’odio viscerale alla venerazione. Mildred è la chiave di volta dell’autrice per scavare a fondo negli animi e portare alla luce tutto ciò che è nascosto. Storie che si intrecciano con altre storie con una istintiva naturalezza. Passato e presente che si uniscono e si staccano in continuazione. Un tono basso, quasi monotono a segnare la vita che scorre. Una prosa secca, asciutta, essenziale con quel minimo di ricchezza indispensabile (ad essere pignoli qualche svolazzo psicologico di troppo) per disegnare la complessità degli inconsci. E poi l’ambiente, il paesaggio, quei boschi, quei cieli, quegli spazi immensi, quel profondo silenzio della natura che sembra fatto apposta per ascoltare le voci più intime dell’animo. Infine la storia di una lupa, Zampe Gialle che viene scacciata dal branco e che lotta duramente per la sopravvivenza. Come il simbolo della vita stessa di ognuno di noi. Leggetelo. Sono sicuro che vi piacerà".
Questo proprio non mi è piaciuto.
Fabio Lotti

Anonimo ha detto...

Fabio la tua recensione era fantastica...ti perdono!

scherzo eh? ;)

Jessica

Anonimo ha detto...

Vedi, Jessica, l’unica cosa di cui mi si può accusare è che dietro a quello che scrivo ci sia qualcosa. Anche il semplice fatto di volermi mettere in mostra (non sono bello). Per essere completamente libero ho deciso di non accettare libri in omaggio né dagli autori, né dalle case editrici. La sera mi faccio i miei giri per le librerie di Siena, la mattina successiva se vedi un bischero che legge lungo l’areoporto di Ampugnano, magari sbattendo la testa contro il tronco di un pino, quello sono io. Poi butto giù una recensione. A volte mi viene meglio, a volte peggio. Ma senza alcun tipo di pressione interna ed esterna. A questo punto l’autore, i lettori, la casa editrice stessa possono criticare quello che ho scritto senza alcun problema. Sul libro in questione mi sono limitato ad un compendio da cinque e mezzo per rispetto all’autrice…:)
Fabio Lotti

irene ha detto...

ciao, ho appena finito di leggere il romanzo in questione.Premesso che sono una vorace lettrice di gialli, devo dire che a me il libro è piaciuto, anche se non mi affascina molto il "morto che parla";ho già letto parecchi romanzi scandinavi e noto delle similitudini fra loro..penso che stieg larsson sia un caso unico perchè secondo me gli altri non raggiungono il suo livello come suspance e complessità narrativa;mi è piaciuto moltissimo però anche "L'ipnotista"...lo consiglio a tutti!...ciò che trovo molto bello del genere scandinavo è l'ambientazione..anche se non saprei scegliere come migliore scenario per un delitto una desolata campagna inglese o una distesa di ghiaccio svedese..adesso ho comprato gli altri libri della larsson..ma prima devo finire "Incubo bianco" di lars rambe..sembra promettente..ciao a tutti irene

Anonimo ha detto...

Ma cosa potrebbe essere rimasto delle carte che non si voleva tornassero alla luce, dopo 50 anni a macerare in acqua? Tolto quello, non ha senso il resto della storia.