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mercoledì 30 ottobre 2013

Prossimi appuntamenti CorpiFreddi a Mantova


TUTTI GLI INCONTRI SI SVOLGERANNO C/O LA LIBRERIA IBS - Via Verdi - Mantova

DOMENICA 3 NOVEMBRE ORE 11.00
Marilù Oliva presenta "Nessuna più" - incontro dedicato al femminicidio (Elliott)
Interverranno i testimonial ALESSANDRO BERSELLI e MILVIA COMASTRI.
Modera l'incontro Marco Piva








DOMENICA 17 NOVEMBRE ORE 11.00
Elisabetta Bucciarelli presenta "Dritto al cuore" (E/O)
Modera l'incontro Marco Piva









DOMENICA 24 NOVEMBRE ORE 11.00
Lorenza Ghinelli presenta "Con i tuoi occhi" (Newton & Compton)
Modera l'incontro Marco Piva








TUTTI GLI INCONTRI SI SVOLGERANNO C/O LA LIBRERIA IBS - Via Verdi - Mantova



mercoledì 5 giugno 2013

L'ultima vittima - Tess Gerritsen (Longanesi 2013)


"Lentamente alzò lo sguardo. La donna era tutta vestita di nero. Portava i capelli raccolti in una coda e le sue ciocche bionde erano così chiare da riflettere la luce del lampione. 'Chi sei?' 'Il mio nome non ha importanza. Vieni con me, se vuoi vivere'."

Inutile nasconderlo, anche perché chi ci segue da un po' avrà letto intervista e parecchie recensioni di questa autrice sulle nostre pagine. Parlo ovviamente di Tess Gerritsen, autrice edita da Longanesi in Italia e che è da pochissimo tornata tra gli scaffali con un nuovo romanzo, "L'ultima vittima",  della saga che vede come protagoniste il detective Jane Rizzoli e il medico legale Maura Isles.
Il nuovo romanzo è incentrato sulla vita, non proprio fortunata, dell'adolescente Teddy Clock, che pur essendo ancora adolescente ha subito due traumi enormi durante la sua giovane esistenza. Dapprima la morte della sua famiglia biologica e dopo esser stata adottata, anche della sua nuova famiglia. Infatti Teddy si è visto strappare da un folle omicida la prima famiglia mentre erano in vacanza a largo delle Isole Vergini e qualche anno dopo, un altro cinico killer ha sterminato i genitori adottivi insieme ad altri tre figli adottivi mentre lui era nascosto sotto il letto.
Tornato solo al mondo, viene trasferito presso una struttura che ospita ragazzi che hanno subito traumi forti, simili a quelli appena avuti da Teddy, situata nel Maine, il college Evensong.
Ad esser sinceri, aspettavo da un po' questo romanzo o meglio aspettavo da un po' una storia simile, non tanto per i contenuti quanto per la freschezza considerato l'andamento un po' a calare degli ultimi due libri, pur sempre belli, ma troppo statici e con poco mordente rispetto ai precedenti della coppia Rizzoli & Isles.
In questo romanzo infatti, si respira aria di novità, pur mantenendo intatte le caratteristiche delle due protagoniste, la Gerritsen ha giocato più sulla costruzione della storia, rendendola molto affascinante. Rizzoli e Isles sono due personaggi molto forti individualmente la cui potenza però, viene amplificato solo dalla presenza l'uno dell'altro, e Gerritsen fa un lavoro magistrale nei suoi romanzi per continuare a dipingerle sempre con le stesse caratteristiche ma senza mai snaturarle, per dirla più semplicemente, sono reali, e quindi facilmente riconoscibili. Piccola pecca forse per la serie tv che vede le due protagoniste interpretate da Angie Harmon e Sasha Alexander, che secondo il mio parere sembrano alcune volte un po' troppo fredde rispetto alle loro pari cartacee, pur restando una serie comunque molto carina.
Tornando al libro, è di certo un romanzo veloce e che si fa leggere molto gradevolmente (336 pagine), ricco di pathos e colpi di scena (il finale è fighissimo). Questo è un libro fondamentale per una serie che continua a migliorare. Usando una frase da fascetta scritta per l'occasione da Lee Child: ""Leggerlo non è solo consigliabile. E' obbligatorio."
Piccola parentesi legata alla Gerritsen, vorrei ricordare che è stata da poco ospite del Festival di Cremona Le Corde dell’Anima, tenutosi sabato 1 giugno 2013 che vedeva la presenza dell'onnipresente Luca Crovi a far da relatore e dove la scrittrice americana ha impressionato gli astanti con una performance di violino, sublime. Peccato non esserci stato, ma ricordo alla Gerritsen che per accordi presi durante l'ultima intervista fatta col sottoscritto, ha un buono per una carbonara da consumare a casa mia :D
Buona Lettura!!

video preso dal sito della Provincia di Cremona

Articolo di Enzo "BodyCold" Carcello 

Dettagli del libro

  • L'ULTIMA VITTIMA
  • Tess Gerritsen 
  • Traduzione di Adria Tissoni 
  • Thriller
  • Collana: La Gaja scienza 
  • Pagine: 336
  • Prezzo: € 16.40
  • In libreria dal: 30 Maggio 2013

mercoledì 8 maggio 2013

Nemmeno il tempo di sognare - Pierluigi Porazzi (Marsilio 2013)



Un arco temporale di poco più di tre anni separa l’uscita di “Nemmeno il tempo di sognare”, il nuovo atteso secondo lavoro di Pierluigi Porazzi, dal suo debutto, l’apprezzatissimo e chiacchierato “L’ombra del falco”, che ha raggiunto, non mi sembra esagerato affermarlo, lo status di opera da culto tra i grandi amanti della narrativa poliziesca.
Ricordo come fosse ieri quali sensazioni scatenò in me questo romanzo all’epoca. Ne ricordo la straordinaria cover dal suo colore dominante viola malato, che catturava l’occhio grazie al suo disegno rappresentante un falco nell’ombra e il serial killer con la maschera di teschio, responsabile dei delitti seriali narrati nell’ispirata vicenda. Ma soprattutto ricordo una storia capace di tenermi incollato alla poltrona come poche, un thriller teso, morboso, veramente agghiacciante. Gli americani li chiamano i “page turner”, letteralmente tradotto i “volta pagina”, i libri che spingono ad una lettura autonomo compulsiva.
“L’ombra del falco” ha rappresentato l’esempio lampante di quanto importante sia il lavoro disinteressato di gruppi come corpi freddi, nella forza viscerale del passaparola, capace di propagarsi quasi come un morbo dilagante e contagioso. Marsilio, il lungimirante e acuto editore che ha deciso di pubblicare i romanzi di Pierluigi Porazzi nella sua prestigiosa collana Le Farfalle, quella di Stiegg Larsson e Roberto Costantini, tanto per fare i nomi di due primi della classe, ha compreso, sin da tempi non sospetti, l’efficacia nella generazione dell’hype, non tramite l’ausilio di faraoniche campagne di marketing, spesso spudoratamente finte e artificiose, quanto dallo stesso underground ribollente, proprio li dove si annidano i grandi cultori amanti del giallo.
Tanto clamore per l’esordio ha evidentemente creato grande aspettativa tra i lettori, che giustamente se viziati bene prentendono sempre di più. Pertanto era inevitabile il rischio si generasse una forte pressione. Dalla lettura del testo posso ora affermare con tranquillità che Pierluigi non si è fatto schiacciare da questo peso psicologico ma, anzi, lo ha usato come stimolo per migliorare e cercare di definire e rafforzare una più marcata e specifica personalità, meno derivativa e succube della mano dei maestri della crime novel d’oltreoceano, senza comunque rinnegarla, tributando sempre il giusto e doveroso omaggio. Porazzi paga addirittura un delizioso dazio ai grandi scrittori della detecive novel della scuola classica, evidente nella geniale soluzione finale, di Vandiniana memoria, dove la complessa matassa viene sgarbugliata.
Chiarisco subito che “Nemmeno il tempo di sognare” non è un sequel diretto di “L’ombra del falco”, anzi in un certo senso assistiamo ad una evoluzione che si concretizza quasi in una sorta di processo camaleontico, dove l’influenza thriller di partenza si trasforma e muta in maniera progressiva nel corso della vicenda, un thriller che assume sempre più i connotati di romanzo noir vicino alla triste e impietosa realtà politica e sociale che ci circonda.
Tornano però i personaggi più significativi che abbiamo amato nel debutto, di cui chiedevamo a gran voce di sapere le sorti. Torna il magistrato Erri Martello, torna il profeta, torna la grigia e ambigua macchina investigativa e giudiziaria rappresentata da Giuffrida e Santoruvo ma, soprattutto, ritorna il mitico Alex Nero e il suo dramma umano nato tra le pagine di “L’ombra del falco”, in “Nemmeno il tempo di sognare” più che mai protagonista.
Ho colto l’occasione dalla recente visita mantovana di Pierluigi Porazzi, per l’intensa e sentita presentazione c/o la libreria IBS del romanzo in esame, per fare due chiacchiere con lui e cercare di sviscerare in profondità i concetti trasmessi in “Nemmeno il tempo di sognare”.

CorpiFreddi: Caro Pierluigi, era grande l’attesa per il tuo ritorno sulla scena letteraria. Tre anni ci separano dall’uscita del debutto. Sappiamo quanto in questo mondo letterario, dove spesso tutto è così veloce e ci si dimentica in fretta, ci sia la necessità di battere il ferro fin che è caldo. Tu hai deciso di seguire una strada diversa, più accorta e riflessiva, hai deciso di aspettare una storia forte. Quanto è stato difficile gestire le aspettative e le pressioni che, inevitabilmente quando un’opera risulta molto apprezzata come è stato con “L’ombra del falco”, vengono generate?

Pierluigi Porazzi: Quando è uscito “L’ombra del falco” non avevo nulla di pronto, non avevo un altro romanzo “nel cassetto”. Avevo un’idea, ma ancora allo stato embrionale. Quindi, poiché non ho la fortuna di fare lo scrittore come unica professione, ci è voluto un po’ di tempo, prima per concepire una nuova trama, e poi per la stesura. Nel 2010, inoltre, ho fatto molte presentazioni, e un po’ di tempo ho dovuto utilizzarlo per la promozione del libro. 
So che l’ideale sarebbe stato uscire con un nuovo romanzo poco tempo dopo “L’ombra del falco”, ma non è mai stata mia intenzione sfornare un altro romanzo in fretta, solo per sfruttare l’onda del successo del primo. Per quanto riguarda aspettative e pressioni, ho avuto molte richieste da parte di lettori, che aspettavano un seguito.

CF: Sino dai primi periodi di gestazione di “Nemmeno il tempo di sognare” ricordo la tua ferrea volontà di accantonare la scelta narrativa degli omicidi seriali, nello specifico della figura del serial killer, che aveva, ad esempio, caratterizzato “l’ombra del falco”. Come mai? E’ il timore di ricadere in una storia stereotipata o poco italiana?

PP: No, nessun timore di una storia poco italiana, in quanto la realtà (vedi il Mostro di Firenze o Donato Bilancia) ha dimostrato che i serial killer non sono una prerogativa americana, così come eccellenti autori italiani (da Lucarelli con Almost Blue a Carrisi) hanno raccontato magnifiche storie che si basavano su omicidi seriali ambientate in Italia. È stata una mia scelta, un desiderio di cambiare rispetto al primo romanzo, di esplorare strade nuove (pur rimanendo nel “giallo” come genere). Ciò non toglie che il finale aperto de “L’ombra del falco” verrà sicuramente ripreso.

CF: Giochi con i meccanismi del thriller ma la storia porta in se inquietanti analogie con la nostra realtà italiana. E’ impossibile non andare con la memoria ad un fatto della nostra recente cronaca nera italiana. Il riferimento è allo scandalo Marrazzo, dove un personaggio influente della politica italiana, ha intrattenuto rapporti di natura sessuale con un trans, e il conseguente sporco gioco di ricatti ad opera di tutori delle forze dell’ordine corrotti. Nella realtà qualcuno ci ha rimesso pure la pelle, forse proprio perché a conoscenza di segreti che dovevano rimanere sepolti per sempre. Questo riferimento nasce come pura coincidenza o, effettivamente, “Nemmeno il tempo di sognare” è stato influenzato nella sua creazione da questi episodi?

PP: No, il romanzo non è stato influenzato da episodi di cronaca. L’idea di base c’era già da parecchi anni, prima dello scandalo Marrazzo, che ha portato sotto i riflettori vicende che comunque erano già note. Corruzione, ricatti e potere coesistono da sempre, e se un personaggio influente o di potere ha un vizio, questo viene spesso utilizzato da chi vuole manovrarlo come arma.

CF: Sono tantissimi i personaggi che descrivi nel romanzo e che entrano con ruoli più o meno importanti nelle pieghe della storia. Uno dei complimenti che mi sento di farti sta proprio in questa abilità di gestire questo intreccio corale che poteva, se non ben amalgamato e strutturato,generare confusione nel lettore. Quali sono le motivazioni che ti spingono a privilegiare questa impostazione basata su gruppo di protagonisti, più nello specifico ad un team investigativo, e non accentrare i riflettori su un eroe in solitario?

PP: È un tipo di struttura che mi sembrava particolarmente funzionale alle storie da raccontare, sia in questo romanzo che nel precedente. Anche perché in questo modo si mettono forse più in evidenza i vari attori del racconto, che non agiscono sempre in relazione a un protagonista singolo, ma in modo indipendente. Mi sembrava inoltre un approccio più realistico, perché in una vicenda giudiziaria, solitamente, intervengono tanti attori, che contribuiscono a risolvere il caso oppure operano per insabbiarlo. 

CF: Seppure “Nemmeno il tempo di sognare” sia un thriller che svolge sapientemente bene il suo compito primario di romanzo di genere, ossia quello di intrattenere e divertire, non mancano le riflessioni amare dovute alle forte intrusioni nel sociale e nella realtà che ci circonda. Tra le pagine esce in maniera quasi ossessiva una forte critica verso le Istituzioni che invece di salvaguardare la collettività, si concentrano sui loro interessi personali. Ne esce un materiale umano veramente bieco e squallido, dove chi sta al potere inevitabilmente si fa travolgere dal pantano della corruzione. Una collusione con la criminalità che non è l’eccezione ma, ahimè, diventa la regola. Questo pensiero rimane un’esigenza di carattere narrativo o vuole rispecchiare la tua totale sfiducia verso i poteri forti?

PP: Rispecchia, secondo me, una realtà. Dovendo ambientare, appunto, un romanzo thriller/noir in Italia, è quasi d’obbligo descrivere ciò che ognuno di noi può vedere ogni giorno, una realtà che è spesso fatta di corruzione e malaffare, soprattutto in certi ambienti e a certi livelli. Credo che “L’ombra del falco” e “Nemmeno il tempo di sognare” si possano definire, come ha fatto lo scrittore Massimiliano Santarossa, in una bellissima recensione al mio secondo romanzo, “social thriller”.

CF: Fa riflettere ed è significativo il fatto che nel quadro di un’umanità così gretta e meschina, gli unici personaggi che possono fregiarsi dell’appellativo di eroi siano Alex Nero e il profeta, due figure che vivono ai margini della società, dove appare ancora più evidente e paradossale il contrasto tra la persona onesta, non inserita e quasi al bando e il potente uomo di successo, nel suo castello dorato dove si annida la corruzione. E’ corretta questa sensazione?

PP: Questa è una riflessione molto acuta e profonda, oltre che corretta. A una recente presentazione mi è stato chiesto perché descrivo sempre personaggi corrotti tra le forze dell’ordine o la magistratura, quando ci sono anche tantissime persone oneste. È sicuramente vero che le persone oneste, per fortuna, ci sono ancora, ma purtroppo, anche se operano in ambiti istituzionali, spesso vengono emarginate proprio per la loro onestà, che diventa una “diversità”. È più difficile che facciano carriera, che riescano ad arrivare a ricoprire posizioni importanti. Le posizioni di potere sono troppo spesso, invece, riservate a chi è già corrotto o corruttibile, perché serve o potrà servire, in quella posizione, o anche, più semplicemente, assegnate a parenti o amici, in uno scambio di favori che ormai è la regola, nel mondo lavorativo italiano. 

CF: Le recenti elezioni politiche hanno inequivocabilmente dimostrato un malcontento che ha portato nuove chiacchierate figure nelle stanze dei bottoni. Credi ci possa essere una possibilità di salvare le cose, un modo di cambiare questo perverso codice di condotta?

PP: Sì, ma bisognerebbe cambiare tutto, in modo radicale. La mentalità di corruzione e di scambio di favori è entrata troppo in profondità nella cultura e nel modo di pensare italiano perché possa bastare un semplice ricambio generazionale (a livello politico), che comunque è positivo. La cosa principale e indispensabile è educare, partendo dal basso, dalla famiglia, al rispetto di valori e principi, per fondare una nuova morale. In questo, anche la letteratura e l’arte possono avere un ruolo fondamentale.

CF: Roberto Costantini, tuo collega di “scuderia”, scrive nel suo romanzo “Alle radici del male” che i cittadini italiani hanno imparato la convenienza personale dall’operato della dirigenza politica, da una casta politica che ha tradito in prima persona il proprio paese. Un messaggio di denuncia che si avvicina al tuo, quasi un urlo assordante di cui anche la narrativa di genere si fa portavoce. Quali sono le motivazioni per le quali questo genere di romanzi risulta così efficace e incisivo per trasmettere questo genere di concetti?

PP: Da sempre la narrativa noir costituisce un osservatorio privilegiato della realtà, mettendo alla luce ciò che nemmeno la cronaca osa scrivere o immaginare. Gli scrittori, attraverso la fantasia, guardano la società con occhio spesso più lucido e realistico degli stessi cronisti, anticipando la cronaca. Poi il noir e il thriller devono raccontare il male, e a volte (anzi, forse più spesso) il male si annida nei salotti o nelle stanze del potere più che nelle strade. L’animo degli artisti, di solito, è votato alla giustizia, a un desiderio di “bene”, ed è quindi normale che gli aspetti marci e virulenti della società stridano con la loro visione del mondo e vogliano denunciarli, nell’unico modo che conoscono, ovvero attraverso le loro opere e la loro fantasia. 

CF: Un aspetto che distingue e rende più esclusive le tue storie è la location che fa da sfondo alla vicenda, la realtà del nord – est, più nello specifico Udine, la città dove vivi? Se in “L’ombra del falco” descrivevi una città grigia, piovosa e fredda, qui troviamo un’Udine sotto la morsa dell’afa, dove si boccheggia e risulta difficile respirare. Trovi che Udine sia una città nera e se si perchè? Quale è rapporto e i sentimenti che ti legano a questa città ?

PP: La scelta di ambientare il primo romanzo a Udine è stata piuttosto naturale, essendo una città che conosco bene, vivendoci. Udine, come molte altre città del Nord-Est, sotto l’apparente tranquillità, operosità e onestà nasconde lati oscuri che sono presenti in ogni realtà, e che per uno scrittore è stimolante portare alla luce. Personalmente, non ho sempre vissuto in Friuli. Ho trascorso la mia infanzia e adolescenza in Lombardia, ma quando venivo in Friuli per le vacanze mi sono sempre sentito a casa. A questi posti mi legano affetti e ricordi, e momenti importanti della mia vita. I miei nonni hanno sempre vissuto in Friuli e mi hanno trasmesso sia la conoscenza della lingua friulana che i racconti della vita di un tempo.

CF: Il thriller è una materia complessa da costruire, perché deve garantire al lettore quel ritmo che tenga l’attenzione e la tensione sempre alta, quel rigore per il dettaglio che sia in grado di donare credibilità e quell’attenta e pianificata composizione della trama che sappia sempre sorprendere. Quali sono, a tuo avviso, le difficoltà più evidenti nella creazione di un romanzo e quali le debolezze nei quali il genere cade più frequentemente?

PP: Le difficoltà più evidenti sono proprio quelle di creare un meccanismo narrativo capace di tenere sempre desta l’attenzione del lettore, dare vita a personaggi credibili e originali e tenere sotto controllo trame e sottotrame. Ogni dettaglio deve “quadrare”, in un thriller, e questo, anche dal punto di vista della stesura, a volte complica la vita allo scrittore: basta cambiare un particolare (relativo a un personaggio o a una vicenda) che bisogna rivedere tutto ciò che è accaduto in precedenza, per evitare contraddizioni o incongruenze.

CF: Dove pensi di essere cresciuto dall’epoca del tuo esordio e di cosa vai particolarmente fiero per questo lavoro. Dove allo stesso tempo, facendo se vuoi anche autocritica, ritieni ci siano margini di miglioramento e pertanto concentrare le tue forze in futuro?

PP: Ho imparato molto lavorando a stretto contatto con lo staff Marsilio e soprattutto con Jacopo De Michelis, editor di straordinaria bravura e con cui mi sono trovato benissimo fin da subito. Credo di essere cresciuto nella scrittura e nella gestione di trame e personaggi. Margini di miglioramento, per quanto mi riguarda, esisteranno sempre. 

CF: Inevitabile, in chiusura, chiederti i progetti futuri e di rincuorarci sugli ipotetici tempi di attesa. Ancora tre lunghi anni sarebbero insostenibili.. Hai già iniziato a scrivere una nuova storia?

PP: Sì, ho già iniziato a scrivere una storia, a dire la verità ho più di una traccia, e spero proprio che i tempi di attesa siano meno lunghi. Grazie di cuore per questa intervista, per l’attenzione con cui mi seguite e per la splendida presentazione mantovana a Marco Piva e ai Corpi Freddi!

Intervista di Marco "killer mantovano" Piva
Foto di Grazia La Notte



martedì 16 aprile 2013

Corriere della Sera. Graphic Journalist dal 20 aprile in edicola


Il Corriere della Sera presenta la prima collana che racconta attraverso opere emozionanti e personali, come Persepolis, Quaderni ucraini e Cronache di Gerusalemme, il percorso, lungo e avvincente, che ha innalzato il “fumetto di realtà” a un vero e proprio genere narrativo, un genere che ha già conquistato la critica e milioni di lettori in tutto il mondo.
Da Marjane Satrapi a Joe Sacco, da Guy Delisle a Igort, opere uniche create dai migliori autori, capaci di raccontare, con la profondità di un’inchiesta e l’immediatezza del racconto visivo, la complessità del mondo in cui viviamo.


PERSEPOLIS Uscita 1
CRONACHE DA GERUSALEMME Uscita 2
VALZER CON BASHIR Uscita 3
FAX DA SARAJEVO Uscita 4
QUADERNI UCRAINI Uscita 5
CAPIRE ISRAELE Uscita 6
ZAHARA'S PARADISE Uscita 7
PALESTINA Uscita 8
NO PASARAN Uscita 9
LA SECONDA VOLTA CHE HO VISTO ROMA Uscita 10
PYONGYANG Uscita 11
CASTRO Uscita 12
GORAZDE Uscita 13
MARZÌ Uscita 14
SHENZEN Uscita 15
DOVE LA TERRA BRUCIA Uscita 16
CRONACHE BIRMANE Uscita 17
MORTI DI SONNO Uscita 18
BYE BYE BABYLON Uscita 19
DIARIO ITALIANO Uscita 20

Ogni volume in uscita avrà un costo di 7,90€ più il prezzo del quotidiano e saranno settimanali e il primo volume verrà messo in vendita dal 20 aprile.
Non avendo avuto modo di poter vedere i volumi non posso esprimermi sulla qualità dello stampato, ma avendo a casa oltre la metà dei titoli, posso affermare che la lista è davvero fantastica.
Personalmente mi augurerei trovare qualche pagina in più all'interno dei volumi, ma per il prezzo con cui sono messi in vendita, andrebbe bene anche il contrario.

Articolo di Enzo "BodyCold" Carcello



lunedì 11 marzo 2013

Ebook del concorso CorpiFreddi sugli store


Finalmente ci siamo riusciti. Trovate da ieri, 10 marzo 2013, in vendita in tutti gli ebookstore del web, i racconti vincitori del concorso CorpiFreddi indetto nel 2012
I racconti che vinsero l'edizione sono i seguenti:
.

1 - Simone Togneri - Altrove *
1 - Sam Stoner - Elvis Rosso Sangue *
2 - Riccardo Carli Ballola - Cenere alla cenere **
2 - Paolo Bartolozzi - Un racconto davvero orribile **
5 - Rudy Salvagnini - Pactum Sceleris
6 - Luca Rinarelli - H ***
7 - Federico Pergolini - Cacciatori e prede ***
8 - Fabio Giofrè - La realtà sopra le cose ***
9 - Damiano Celestini - Rock the Casbah ***
10 - Antonino Fazio - Lavoro notturno ***
11 - Afra Tresoldi - Body ***

e adesso li trovate al prezzo di 1,49€ sugli ebook store, come ad esempio Amazon.
Supportate il progetto mi raccomando :)

Ricordiamo e ringraziamo anche le case editrici che ci hanno supportato

lunedì 18 febbraio 2013

Intervista a Luca Crovi - Noir Istruzioni per l’uso (Garzanti 2013)


Intervista a Luca Crovi autore di Noir Istruzioni per l’uso (Garzanti)

Stavolta il detective è lui: Luca Crovi. Esperto di noir, veste i panni dell’investigatore e indaga nell’universo del genere interrogando gli scrittori e fornendo un vero e proprio “rapporto” sui rappresentanti del noir internazionale: “Noir istruzioni per l’uso” (Garzanti, pp. 353, euro 16,90). La sua arma è la penna, la sua caratteristica è la passione, il suo segreto è un mix perfetto di saggistica e narrativa. Da Edgar Allan Poe a Nick Horny, l’autore va a caccia di indizi e mette sotto torchio con la sua simpatia i più prestigiosi esponenti del noir che gli confessano modus operandi, segreti narrativi, aneddoti e piccole manie o si lasciano andare a una piacevole chiacchierata con un Crovi-complice. Ogni autore diventa con Crovi un “colpevole” accusato di aver scritto romanzi memorabili entrati nella leggenda dei capolavori noir. “Una panoramica il più possibile pop della letteratura noir che ho amato in questi anni” così Luca Crovi, giornalista conduttore radiofonico, saggista e sceneggiatore, definisce “Noir istruzioni per l’uso” che si legge come un atlante, un manuale, un saggio o un libro di viaggio nel mondo noir che il lettore può intraprendere da qualsiasi capitolo e scoprire un universo affascinante,l’universo noir!

Cristina Marra: Luca, sei un esperto di noir. Scrivere le tue istruzioni è stata un’esigenza?

Luca Crovi: E’ stata anzitutto una richiesta entusiasta da parte di Stefano Mauri e Oliviero Ponte di Pino che volevano che io costruissi uno speciale atlante dedicato alla letteratura di suspense per Garzanti. Ma è stata anche l’esigenza di condividere con altri lettori il percorso speciale di indagine sugli scrittori e il loro immaginario che avevo scandagliato per quasi vent’anni.

CM: Hai avuto dei complici?

LC: Ne ho avuti tantissimi. Agenti letterari, traduttori, scrittori, responsabili degli uffici stampa, fumettari, registi, musicisti, tecnici di studio, giornalisti, lettori. Amici che ho messo nel libro perché sono stati davvero dei complici che mi hanno aiutato a portare a termine imprese che all’inizio potevano sembrare impossibili. Devo dire che in questi anni mi sembra di avere lavorato con una grande orchestra in cui ognuno ha messo a disposizione la sua voce e i suoi strumenti e mi ha chiesto semplicemente di accordarli, di ordinare in sequenza le esibizioni e proporle al grande pubblico. Credo che il mio saggio sia una sorta di super jam session in cui alcuni dei più grandi maestri della letteratura internazionale si sono alternati sul palco con un pubblico che si è divertito ad applaudirli.

CM: Manuale, saggio, ricettario, ma può essere letto anche come un travel book nell’universo noir? 

LC: Il mio libro è un po’ tutte queste cose messe insieme e se uno lo esplora attraverso anche la mappa di google dedicata ai luoghi del noir internazionali (ideata da Ponte di Pino) è un'ottima guida per girare il mondo scoprendo i luoghi più caratteristici della letteratura di indagine. La mia idea era di far venire voglia ai lettori di viaggiare sia fisicamente che mentalmente. Stimolarli nel desiderio di leggere anche nuovi autori che magari non avevano mai incontrato. E’ per questo che ho scelto che ognuno parlasse con la sua voce senza l’accompagnamento delle mie domande.

CM: Scrivendolo ti sei sentito un pò detective?

LC: Certo. Anche perché ogni volta mi faccio sempre un profilo criminale della persona che devo intervistare. Cerco di scoprire i suoi gusti e le sue passioni. Soprattutto mi segno le domande che non amano sentirsi fare, onde evitare di fare gaffe. Oltre ai libri, leggo sempre tutte le interviste che riesco a trovare degli autori che intervisto. Mi serve per essere più tranquillo una volta che li devo convincere a raccontare i loro segreti e mi aiuta ad entrare nel loro mondo con i loro occhi. Voglio che mi sentano come un amico, non come un poliziotto che li deve interrogare o un giornalista che deve fare uno scoop su di loro. Amo che l’intervista diventi un modo colloquiale per stare insieme, solo così un autore si racconta davvero, quando non ha paura del microfono, quando non deve mettersi su un piedistallo, quando riesce ad essere timido, spiritoso e spontaneo.

CM: Interviste a distanza e incontri ravvicinati. Qual è l’autore che ti ha divertito e sorpreso di più e quale quello che avresti voluto conoscere di persona?

LC: Fra gli autori del passato avrei voluto intervistare sia Stevenson che Poe. Mi spiace che per fortuite circostanze siano saltate le interviste a Bunker e McBain. Sognerei di incontrare anche solo per un caffè King e McCarthy. Ogni autore che ho intervistato mi ha sempre stupito. E se devo citarti l’intervista più dura della mia vita vorrei dirti che è stata quella a Ruth Rendell che rispondeva a monosillabi. Nel tempo sono diventato amico di molti degli scrittori che ho intervistato. Potrei dirti che Bjorn Larsson racconta storie di pirati ai miei quattro figli ma mi da anche consigli romantici per non dimenticarmi di mia moglie oppure potrei parlarti di quando Joe R. Lansdale ha mandato dei mostri spaziali al piccolo Daniele che doveva ancora nascere, o del fatto che io e Jeffrey Deaver scherziamo sempre a farci vedere le reciproche foto dei bimbi (lui ogni volta recita “guarda quanto sono divenuti grandi i miei bambini” mostrandomi sull’iphone le foto dei suoi cani…). E avrei credo decine e decine di aneddoti da raccontarti su tutti gli autori che ho messo nel mio libro. Li considero davvero la mia seconda famiglia.

CM: Nel tuo precedente “Tutti i colori del giallo” ti sei dedicato al noir nostrano. Quali sono le caratteristiche del noir italiano? E quali gli scrittori di riferimento?

LC: Questa risposta meriterebbe un altro saggio. E in questi giorni dopo l’uscita di “Noir. Istruzioni per l’uso” in cui mi sono occupato solo di autori internazionali molti vorrebbero che io dessi un seguito a “Tutti i colori del giallo” per raccontare come si è evoluto negli ultimi dieci anni la letteratura di genere nel nostro paese. Ho il sospetto che mi toccherà ancora una volta rimboccarmi le maniche per dare una risposta. Tieni presente che non c’è una regione d’Italia che non abbia avuto nel tempo un suo protagonista giallo o noir. E la passione nel nostro paese per questo genere di letteratura ha radici profonde che risalgono ai feuilleton di fine dell’Ottocento. Siamo sempre stati un paese in cui le storie di santi e briganti sono amate dal pubblico.

CM: Dopo “Noir Istruzioni per l’uso” ti vedremo di nuovo in libreria?

LC: E’ in uscita in questi giorni un’antologia curata da me e Claudio Gallo che si intitola “Cuore di Tigre” (Piemme). Un sentito omaggio che quattordici autori italiani hanno fatto ad Emilio Salgari e alla sua letteratura nell’anno in cui si festeggia il suo 150 anniversario di nascita. Quattordici scrittori italiani che hanno scelto di intraprendere l’impresa, scegliendo generi letterari diversi come l’avventura, la fantascienza, il western, il noir, il racconto di formazione. La ciurma che compone il nostro equipaggio comprende in ordine di apparizione: Marcello Simoni, Alfredo Colitto, Pino Cacucci, Wu Ming 5, Marco Malvaldi, Carlo Lucarelli, Massimo Carlotto, Mino Milani, Piero Colaprico, Tullio Avoledo, Marco Buticchi, Simone Sarasso, Alan D. Altieri, Luca Di Fulvio e un fratello della costa come Valerio Evangelisti. Credo che vi divertirete molto a leggerli e io sono orgoglioso di averli fatti salire tutti sullo stesso galeone pirata.

CM: Scrittori da leggere assolutamente?

LC: Io su un’isola deserta ci andrei portandomi Robert Louis Stevenson, Edgar Allan Poe, Cormac McCarthy, Giorgio Scerbanenco e Stephen King. Sono sicuro che mi farebbero ottima compagnia assieme ovviamente ai dischi degli AC/DC e degli Iron Maiden.

CM: Il tuo libro è anche un manuale di scrittura. Che consiglio daresti a un aspirante scrittore? 

LC: Leggere, leggere, leggere.
E poi ci aggiungo tre consigli  di Lawrence Block:
1) bisogna sempre scrivere solo per gratificare se stessi. Non bisogna mai sforzarsi di capire che cosa vuole la gente, perché si rischia di fare un buco nell’acqua.
2) Non dubitate mai dell’intelligenza dei lettori.
3) Lasciate spazio all’inatteso.

CM: Insomma: divertitevi! E come direbbe Andrea G. Pinketts: “la vita è stramba. La letteratura si adegua!”. 

Intervista di Cristina Marra

Dettagli del libro


  • Titolo: Noir. Istruzioni per l'uso
  • Autore: Luca Crovi
  • Editore: Garzanti Libri
  • Collana: Saggi
  • Data di Pubblicazione: Gennaio 2013
  • ISBN: 881168420X
  • ISBN-13: 9788811684206
  • Pagine: 362
  • Formato: brossura


sabato 9 febbraio 2013

I Gialli del Corriere della Sera


Gran bella iniziativa lanciata dal Corriere della Sera che parte proprio oggi 9 febbraio 2013.
La pubblicazione di una collana composta da 20 volumi che usciranno con cadenza settimanale come supplemento del quotidiano.
Il primo libro costerà 1 euro + il prezzo di Corriere, dal secondo in poi costeranno 6,90 euro + il prezzo di Corriere. Stilisticamente si presenteranno volumi brossurati con alette e la particolarità interessante è che non si tratta di autori noti in Italia; sono tutti di provenienza anglosassone, con ottime traduzioni; sono gialli di tipo classico, tradizionali, che possono essere apprezzati da chi ama i grandi pilastri del genere (Agatha Christie, Simenon, Chandler ecc).
PIANO DELL'OPERA "I GIALLI DEL CORRIERE DELLA SERA"
N°uscita    AUTORE TITOLO DATA EDICOLA
1 Jefferson Farjeon La casa dei sette cadaveri 09-feb
2 Don Betteridge L'alibi di Scotland Yard 16-feb
3 Anthony Berkeley Il caso dei cioccolatini avvelenati 23-feb
4 Mary Roberts Rinehart La scala a chiocciola 02-mar
5 John Dickson Carr Occhiali neri 09-mar
6 James Hadley Chase Niente orchidee per Miss Blandish 16-mar
7 R. A. J. Walling I fatali 5 minuti 23-mar
8 J. J. Connington Il caso con nove soluzioni 30-mar
9 Christopher Bush Una buona tazza di tè 06-apr
10 Edgar Lustgarten Signori della Corte… 13-apr
11 Cortland Fitzsimmons Delitto ai grandi magazzini 20-apr
12 Vera Caspary Laura vertigine 27-apr
13 Earl Derr Biggers Charlie Chan e la casa senza chiavi 04-mag
14 George Bellairs Morte in Provenza 11-mag
15 Timothy Fuller Delitto a Harvard 18-mag
16 David Frome I delitti di Hammersmith 25-mag
17 Thomas Kyd Assassinio all'università 01-giu
18 C. H. B. Kitchin La morte di mia zia 08-giu
19 F. G. Parke La sera della prima 15-giu
20 Elizabeth Day Morte al telefono 22-giu


Di seguito vi parleremo delle prime due uscite


1. LA CASA DEI SETTE CADAVERI 
Ted Lyte è un ladruncolo molto sfortunato. Abituato a sbarcare il lunario con piccoli furti e borseggi, per una volta ha deciso di puntare in alto e di introdursi in una villa sulla costa dell'Essex. Ma lo spettacolo che si trova davanti è così spaventoso che per poco non impazzisce: sette persone - sei uomini e una donna - giacciono privi di vita nel salotto dell'abitazione. Ted fugge a gambe levate, ma viene subito acciuffato da Thomas Hazeldean, un giornalista freelance appena approdato nei paraggi con il suo amato yacht. L'ispettore Kendall, accompagnato sul posto dallo stesso Hazeldean, trova un biglietto che lascerebbe pensare a un suicidio collettivo: una soluzione fin troppo facile per il numero di interrogativi che il caso solleva. Chi erano costoro? Da dove venivano? E, soprattutto, perché si erano riuniti lì? Forse i due abitanti della casa, un certo Fenner e la sua giovane nipote Dora, potrebbero gettare un po' di luce sulla vicenda, ma a quanto pare sono partiti in tutta fretta verso una destinazione ignota. E più il salotto viene esaminato più particolari curiosi emergono: un ritratto a olio trapassato da una pallottola, una misteriosa palla da cricket appoggiata sopra un vaso da fiori, un indecifrabile indirizzo scritto in punto di morte da uno dei presunti suicidi... Un mystery del 1939 di Farjeon Jefferson che terrà col fiato sospeso fino all'ultima pagina.



2. L’ALIBI DI SCOTLAND YARD
"Subito dopo aver ucciso Monckham andai direttamente a Scotland Yard. Mi sembrava il posto migliore per crearmi un alibi". Inizia così questo romanzo scritto originariamente nel 1938. Ma nonostante l'apparenza il lettore non saprà fino alla fine - in realtà fino all'ultima riga del libro - chi è il colpevole, sebbene quest'ultimo ci racconti in prima persona i suoi movimenti. Monckham, la vittima, era un ricattatore che aveva estorto denaro a numerose persone. Dunque sono in molti quelli che avevano un movente e che hanno tratto vantaggio dalla sua morte. Ma chi fra loro è il narratore assassino? Un assassino che, anche se attentissimo a non tradirsi, è però estremamente fair nei confronti delle altre persone coinvolte al punto da intervenire con opportune anonime indicazioni agli inquirenti per dimostrare come il presunto colpevole di turno non possa aver commesso il crimine. Un libro anomalo nel suo genere, una sfida al lettore che non potrà fare a meno di cercare di superare in astuzia l'autore Betteridge Don e scoprire il colpevole prima che gli venga svelato.

Maggiori informazioni sul progetto, in ogni caso, potete trovarle qui: http://bit.ly/GialliDelCorriereDellaSera.




lunedì 28 gennaio 2013

Le regole del gioco su DMAX, conduce Nicolai Lilin


In un carcere russo ho imparato le leggi della vita, durante una sanguinosa guerra quelle della morte. Oggi sono uno scrittore e non ho paura di raccontarvi cosa si nasconde tra le righe oscure della società e come funzionano le regole del gioco ...

Nicolai Lilin è sempre stato ritenuto un autore fuori dai generis. La sua vita, raccontata sempre in maniera troppo romanzata e qualche volta anche messa sotto inchiesta giornalistica un po' dubbia, mi ha personalmente sempre incuriosito, a torto o a ragione, anche più dei suoi libri.
Certo è, che il 2013 è un po' il suo anno, visto che Gabriele Salvatores ha deciso di fare un film del suo primo romanzo "Educazione Siberiana" e il canale tematico (ma non troppo...) DMAX lo ha tirato in ballo per un programma che vedrà la luce dal 2 febbraio dalle ore 22.55.
Di seguito leggerete il comunicato stampa con l'analisi delle 4 puntate che andranno in onda:
LE REGOLE DEL GIOCO (4 puntate da 30 minuti prodotte da Fremantle per Discovery Italia) affronterà il fenomeno sempre più in espansione della detenzione di armi da fuoco, “passione” che ha il suo centro privilegiato nel nord Italia. Nicolai Lilin entrerà poi nel carcere di Viterbo per svelare quali sono le regole non scritte che i detenuti devono seguire per sopravvivere negli istituti di detenzione. Il viaggio proseguirà alla scoperta dell’origine e delle regole dell’MMA, Mixed Martial Arts, un sport che sta coinvolgendo sempre più fan in ogni parte del mondo e, infine, Lilin sonderà gli aspetti più inquietanti e nascosti di chi si affida a persone per la propria sicurezza privata.

Anche in questo caso, sono mosso più dalla curiosità di capire se è un bluff il programma piuttosto che seguirlo e basta per quel che è. Staremo a vedere... Nel frattempo leggo un'intervista che l'autore ha rilasciato a Panorama e mentre leggo faccio questa faccia O_o

Ricordate: dal 2 febbraio dalle ore 22.55 su DMAX (canale 52 del digitale terrestre)

Articolo di Enzo "BodyCold" Carcello


venerdì 18 gennaio 2013

Cristina Marra e Il Festival del Giallo a Cosenza



Corpi Freddi: Parecchi articoli, hai curato un’antologia noir, hai organizzato un festival letterario in Calabria. Insomma, un anno da ricordare.

Cristina Marra: Sì, il 2012 è stato per me un anno ricco di impegni e di soddisfazioni. Ho recensito parecchi noir e intervistato importanti scrittori alcuni dei quali hanno partecipato all’antologia “Vento noir” che ho curato per Falco editore. Certamente l’organizzazione della prima edizione del Festival del giallo di Cosenza è stata l’impegno maggiore ma soprattutto una sfida con me stessa: organizzare un evento di tre giorni con appuntamenti dal mattino fino a sera con scrittori italiani e stranieri ( Maurizio de Giovanni, Petros Markaris, Francesco Recami, Alessia Gazzola, Diego Zandel, Paolo Roversi, Andrea Carlo Cappi, Carlo A. Martigli, Susana Fortes, Margherita Oggero, Marco Polillo, Gianmauro Costa, Bruno Morchio, Patrizia Debicke van der Noot) e con gli attori di fiction poliziesche Flavio Insinna, Nino Frassica, Guido Caprino e Giampaolo Morelli. Tre sezioni al giorno con incontri e presentazioni dedicati ai lettori di tutte le età con un ospite d’onore: il cinquantenne Diabolik, protagonista della mostra “Una vita in nero”. Insomma con questi “ingredienti” prelibati ho realizzato il festival!

CF: Dicci innanzitutto com’è andato il festival del giallo organizzato a Cosenza.

CM: È andato benissimo, con oltre 4000 presenze, esclusi i visitatori della mostra che è rimasta aperta al pubblico per un’intera settimana nella Sala degli Stemmi del Palazzo della Provincia. La soddisfazione maggiore è stata vedere tanti giovani affollare la Sala delle presentazioni e seguire le Lezioni di Giallo tenute al mattino da Patrizia Debicke van der Noot e Marco Polillo.

CF: Cosenza come ha recepito questo primo appuntamento letterario?

CM: La città di Cosenza per tre giorni si è immersa nel giallo ed ha ospitato anche numerosi ambient a tema installati nelle principali piazze. I cosentini hanno apprezzato l’iniziativa voluta dall’assessorato alla Cultura Maria  Francesca Corigliano ed, essendo Cosenza stessa una città ricca di storia che conserva anche qualche mistero leggendario, il festival è stato accolto con entusiasmo oltre che con partecipazione e oltretutto ha portato a Cosenza tanti lettori provenienti dal resto della Calabria e non solo.

CF: Le tre difficoltà che hai avuto nell’organizzarlo.

CM: Devo ammettere di non averne avute, tranne piccoli problemi logistici o tecnici dell’ultim’ora.  Ho lavorato con uno staff competente, motivato e con la passione per i gialli. Forse l’unico rammarico è stato non avere avuto alcuni scrittori già impegnati per le date del festival ma sono invitati alla seconda edizione, già ci sto lavorando.

CF: I tre episodi più belli e indimenticabili del festival.

CM: Il festival mi ha emozionata perché mi ha permesso di avere insieme tanti scrittori soprattutto amici che mi hanno supportata e a volte incoraggiata. Ringrazio particolarmente la disponibilità di  Patrizia Debicke van der Noot e Andrea Carlo Cappi, presenti sin dal primo giorno della manifestazione e nominati madrina e padrino del festival. Emozionante e stimolante anche l’incontro con Marina Fabbri del Courmayeur Noir Festival che ha sancito la nascita di un “ponte noir” tra Cosenza e Courmayeur, due città geograficamente distanti ma accomunate dalla passione per questo genere letterario che diventa anche cinema e fiction televisiva. Infine ricordo con piacere l’ultimo appuntamento del festival, il talk show con l’attore Giampaolo Morelli che ha concluso gli incontri “Gialli in TV” ed ho condotto con Mariuccia de Vincenti. Tra battute e aneddoti col simpatico interprete dell’Ispettore Coliandro abbiamo celebrato i romanzi di Carlo Lucarelli. Il festival del Giallo si è aperto con un libro e con un libro ha dato l’arrivederci alla seconda edizione ad ottobre 2013.

CF: Quindi ci sarà una seconda edizione? Vuoi anticiparci qualcosa? Ci sarà anche una seconda antologia?

CM: Sì,ci sarà la seconda edizione sempre a ottobre. Tante novità e soprattutto ancora il coinvolgimento dei giovani e una mostra dedicata stavolta agli scrittori. Di più non posso anticipare. Quanto alla nuova antologia ci sto lavorando.

CF: Parliamo adesso dell’antologia Vento Noir. Il vento come ingrediente principale del mistero.

CM: Sì, il vento è un fenomeno atmosferico misterioso, si genera all’improvviso e durante il suo tragitto oltre ad effetti benefici può seminare anche terrore o morte. Il vento è l’ingrediente principale di quattordici racconti noir scritti da Maurizio de Giovanni, Carlo A. Martigli, Patrizia Debicke van der Noot, Andrea Carlo Cappi, Diego Zandel, Roberto La Forgia, Fabio Sanvitale, Cinzia Marra, Marilù Oliva, Mario Dentone, Aldo Iozzi, Assunta Morrone, Filippo Ambroggio, Enzo Restivo. Dalla tramontana fredda e tagliente, allo scirocco caldo e soffocante, il vento si fa personaggio letterario e diventa investigatore, amico, antagonista o alleato. Ogni racconto con stili differenti celebra la caratteristica più noir di ogni vento che porta con sè storie, leggende, misteri, enigmi o delitti.

CF: Senza peli sulla lingua secondo te i migliori racconti dell’antologia?

CM: Domanda tremenda, a me piacciono tutti! Li ho scelti considerandoli dei gioiellini noir scritti da autori noti ed esordienti. Tra scirocco, tramontana, maestrale, lascio portare al vento le mie preferenze. Verrò però segnalare il vento feroce del racconto “Lo scirocco di Francofonte” di Maurizio de Giovanni e il mistero echeggiato in  “Lorenzo il ventoso” di Carlo Martigli, che devolverà il ricavato del racconto ad Amnesty International.

CF: Unico neo presente nell’antologia è proprio nella tua nota biografica... ma non sveliamo nulla :P

CM: Il neo non può mancare e come disse qualcuno:”nessuno è perfetto!” Complimenti a te che sei un insuperabile detective dei refusi.
 

Intervista di Enzo "BodyCold" Carcello



mercoledì 16 gennaio 2013

LivE di Newton & Compton. Libri a 99 centesimi


Oramai da qualche giorno si rumoreggia nel campo dell'editoria italiana sulla nuova mossa targata Newton & Compton. Da giorno 7 febbraio gli scaffali delle librerie italiane verranno invase da libri NC a 0,99 centesimi!
Come sempre in questi casi, c'è chi grida allo scandalo c'è chi grida di felicità.
Chi grida allo scandalo? Beh i cultori della traduzione fatta in maniera impeccabile, da chi vede tutti i refusi in un libro, dagli editori colleghi/nemici.
In contrapposizione chi grida di felicità sono i disoccupati amanti della lettura (alla "come viene, viene"), da chi preferisce spendere meno di un euro e magari trovare qualche errore ortografico (alla "come viene, viene"), da chi preferisce comprare un libro che "se alla fine non ti piace. sticazzi, c'ho speso solo 0,99 centesimi e non come l'ultimo libro che costava 22,00 euri e faceva cagare lo stesso anche se con meno refusi".
Insomma, voi di che gruppo fate parte?

Ecco i primi titoli:

CLASSICI

1. Il sogno e la sua interpretazione di Sigmund Freud
2. Il grande Gatsby di F. Scott Fitzgerald
3. L'arte di essere felici di Seneca
4. Le notti bianche di Fëdor Dostoevskij
5. Il ballo di Irène Némirovsky
6. L'arte della guerra di Sun Tzu
8. I racconti del terrore di E.A. Poe
9. Amleto di William Shakespeare
12. Lady Susan di Jane Austen

BESTSELLER

7. L'assedio di Roma di Andrea Frediani
10. I sotterranei della cattedrale di Marcello Simoni
11. Il diario del vampiro di Lisa Jane Smith

Articolo di Enzo "BodyCold" Carcello


lunedì 14 gennaio 2013

La luna di carta di Andrea Camilleri al Teatro Stabile del Giallo - Roma




"LA LUNA DI CARTA" di ANDREA CAMILLERI
(tratto dall'omonimo romanzo di A. Camilleri, edizioni Sellerio)

adattamento e regia Maria Luisa Bigai in scena in esclusiva dal 17 gennaio al 10 marzo c.a. presso il TEATRO STABILE del GIALLO via al Sesto Miglio 78 Roma


Una pittrice americana, Georgia O’Keeffe, ha espresso una chiave per il suo lavoro(durato dal primo decennio del secolo scorso fino agli anni ’70), che mi piace qui ricordare: “Niente è meno realistico del Realismo. E’ solo per selezione, enfasi o elisione, che si può giungere al vero significato delle cose.”
La luna di carta trova la via del palcoscenico non come ricostruzione realistica di ambienti, vicende e personaggi, ma avvalendosi della radice più antica e propria del Teatro: La Memoria.
D’altronde non è il Teatro il luogo per eccellenza della Re-Citazione?
I personaggi trovano lo spazio per evocazione. E come accade nel ricordo i dati perdono linearità, i contorni si sfumano, o assommano, o stilizzano, in base allo sguardo di chi li vide.
Questo Montalbano che sente l’incombere della mezza età, coi suoi passaggi fisici ed emozionali, vive tutta “in soggettiva” la vicenda. La intride della propria esistenziale malinconia, accentua lineamenti e osservazioni. Si lascia – come suo solito- trascinare dagli aspetti umani della vicenda, stordito dal fascino femminile e rischia di mancare il bersaglio. Anzi, lo manca. E’ solo il caso che ricompone la vicenda “anche” secondo il suo schema.
L’indagine prende le tinte del noir per snodarsi fra ombre, malumori, e subitanee brevi accensioni.
In un recente divertissement Andrea Camilleri ha scritto:” (…) La memoria questa notte/ è una talpa malandrina/ scava buche inverte rotte/ d’un viaggio tutto in china(…)”. Anche questa frase può essere prestata al pur sempre spassoso Montalbano de La luna di Carta.



venerdì 11 gennaio 2013

Murdoch Mysteries. La serie TV



Come spesso mi accade arrivo tardi sulle cose ma non è sempre un male. Questa serie di produzione canadese mi era capitato di vederla a orari improbi su Rai3 le scorse estati. Non le avevo dedicato troppi pensieri fino ad un mese fa quando con un po' di tempo libero ho avuto modo di vederla tutta.
L'impressione è assolutamente positiva.
Ambientata alla fine del 1800, ha quattro protagonisti: Murdoch detective della polizia di Toronto un po' fuori dagli schemi, il suo capo l'ispettore Brackenreid inglese trasferitosi dalla madre patria, un po' cialtrone ma spesso molto saggio; l'aiutante di Murdoch l'agente Crabtree e per finire, croce e delizia del nostro il medico legale la dottoressa Julia Ogden.
Murdoch, come dicevo sopra, è fuori dagli schemi perché alle soglie del ventesimo secolo inizia ad applicare la scienza alle indagini di polizia, cosa per allora impensata.
È affascinante vedere come, allo stato embrionale, venivano usati i primi metodi per raccogliere le impronte digitali, residui vari, la comparazione delle pallottole.
Sono presenti alcuni tentativi di tracciare profili criminali, per capire cosa guidassei i perpetratori di alcuni crimini. Sono sicuro che chi frequenta il blog dei Corpi Freddi ricorderà L'alienista di Caleb Carr, ebbene le atmosfere sono le stesse.
Per Murdoch il cardine è la scienza e in ogni caso le prove sono il percorso che guida l'investigatore canadese.
In una serie ambientata in quel periodo non possono mancare personaggi di rilievo come Nikola Tesla, Henry Ford, Arthur Conan Doyle o Jack London. In qualche modo sono incontri educativi e sempre emozionanti.
Come in tutte le serie che si rispettino il tira e molla tra Murdoch e la dottoressa Ogden la fa da padrone, certo il loro è un rapporto che va ricondotto agli usi e costumi di un secolo fa. Passeggiate romantiche, velate illusioni, non troppe licenze anche se ogni tanto un bacio ci scappa. Essendo due personaggi fuori dagli schemi, non era usuale trovare una donna come medico legale, anche il loro rapporto in qualche modo risulta emancipato anche se i residui dell'educazione del tempo ci sono tutti. Per di più Murdoch è cattolico con tutto quello che comporta nelle regole di condotta verso l'altro sesso.
George Crabtree è forse uno dei personaggi più ben scritti che abbia mai visto. Riesce ad essere tenero, un po' tontolone, intelligente a suo modo e ogni tanto con qualche sprazzo di genio, altre volte perso nel proprio mondo fantastico, forse mi piace tanto perché mi ci riconosco un po'.
Una serie molto ben scritta e garbata, il budget chiaramente limitato non è motivo di scarsa qualità, anzi. Arrivata alla quinta stagione, è in preparazione la sesta. Se vi capita guardatela perché merita.


Articolo di Stefano Pitzus



giovedì 3 gennaio 2013

Nero Italiano. Il nuovo marchio TimeCrime


Nato più di un anno fa come costola di Fanucci Editore, il marchio TimeCrime, dedicato alla narrativa di genere noir e thriller, forte del successo ottenuto con 300.000 copie vendute in soli otto mesi, si arricchisce a gennaio 2013 di una nuova collana che parla italiano: italiani gli autori, spesso esordienti, e italiane le storie in cui la caratterizzazione di luoghi e personaggi è fondamentale, come in ogni buon romanzo che si rispetti. Nero Italiano, in libreria da giovedì 3 gennaio, conferma il desiderio dell’editore di investire sulla narrativa italiana, autori giovani e scoperti in rete come Carlo Callegari e Romano De Marco accanto a penne ben rodate come quella di Remo Guerrini, per un progetto che sa già di successo assicurato.

Giulio Terenzi è un trentenne ambizioso e un impenitente seduttore: ma proprio quando ogni cosa sembra andare per il meglio, la sua promettente carriera di bancario viene stroncata dall’improvviso trasferimento a Castrognano, un borgo sperduto tra i monti dell’Abruzzo dove si ritrova a gestire, da solo, la piccola filiale della banca per cui lavora. L’impatto con il paese si presenta a dir poco scoraggiante. Il vecchio direttore della filiale, Rinaldi, muore in un misterioso incidente stradale subito dopo aver passato le consegne al giovane collega; esaminando i depositi e i conti correnti della filiale, Terenzi nota poi delle gravi anomalie che fanno pensare a una truffa architettata ai danni della baronessa De Santis, una ricchissima  ottuagenaria che vive nel palazzo situato di fronte alla banca. Col passare del tempo, gli eventi misteriosi si moltiplicano: strani simboli appaiono all’ingresso di abitazioni i cui proprietari sono scomparsi nel nulla; un bambino inizia a seguirlo come un’ombra, mostrandogli disegni che rappresentano allucinate scene di morte; si vocifera di strani rituali celebrati nei boschi, cui Terenzi non può e non vuole dar credito...

Chi è Battistina? Una strega di appena dodici anni, capace di compiere prodigi e fatture e di convincere i rovi a fiorire, oppure una povera contadina ignorante, che conosce solo le virtù inebrianti delle erbe e delle piante di montagna? A chiederselo sono in tanti, in un remoto angolo dell’Italia del 1587. A inerpicarsi fino all’antichissimo e oscuro borgo di Triora, nell’entroterra ligure, sarà una spedizione organizzata dalla Repubblica di Genova, composta dal lucido e crudele Giulio Scribani, commissario straordinario incaricato di debellare la stirpe delle streghe, da Juan Ferdinando Centurione, storpio e coltissimo, che con la sua logica sfiderà i vicari dell’Inquisizione, e dal giovane Niccolò, segretario e scrivano, il cui destino finirà per legarsi fatalmente a quello della giovane strega.Una ricostruzione perfetta dell’Italia ai tempi dell’Inquisizione, un’indagine meticolosa e ricca di particolari, una storia che cattura per la sua prosa letteraria e i colpi di scena davvero inaspettati.

Claudio Bambola è un agente della narcotici infiltrato a Padova. Dopo due anni di duro lavoro sta per portare a termine una retata da prima pagina e che finalmente gli permetterà di cambiare vita: il sequestro di una partita da venti chili di cocaina purissima. Ma nello scambio della partita di droga si intromette una gang di mafiosi russi, i fratelli Makarovic, e tutti i piani saltano. Durante la sparatoria Bambola uccide uno dei tre fratelli e per sopravvivere si vedrà costretto a chiedere aiuto alle stesse persone che prima doveva incastrare: Tony Piccolo, un nano spacciatore e pistolero, e Silvano Magagnin detto il Boa, ex tossicodipendente convertitosi ai furti in appartamento e in perenne crisi mistico-religiosa che diventeranno i suoi nuovi quanto improbabili compagni d’avventura. In un vorticoso susseguirsi di avvenimenti e colpi di scena, la banda dei tre verrà coinvolta in inseguimenti e sparatorie al limite del grottesco, sullo sfondo di una Padova notturna e di confine.

Come sempre la politica Fanucci/TimeCrime sui prezzi è stata molto vincente e anche in questo caso i libri verranno messi ad un prezzo lancio di 9,90€.

Articolo Enzo BodyCold Carcello



domenica 16 dicembre 2012

Alle radici del male, Copie Omaggio



Dopo il successo di “Tu sei il male”, Roberto Costantini  sarà il 21 Dicembre alle ore 18.00 presso il Centro Commerciale Euroma2 per presentare il suo ultimo Alle radici del male.

Sempre venerdì 21 Dicembre, ritirando il buono all’Infopoint del Centro dalle ore 15.00 alle ore 17.00 e presentandolo entro le ore 18.00 alla Libreria Arion, si potrà ricevere il libro in omaggio.

Non perdere quest’occasione, Arion e il centro commerciale Euroma 2 vi regalano il “giallo dell’anno”.

Articolo di Enzo BodyCold Carcello


sabato 15 dicembre 2012

Mercatino di Natale coi libri a Roma



Domenica 16 dicembre, dalle 10 alle 14 al Cinema Nuovo Sacher si terrà il "Mercatino di Natale": libri e audiolibri scontati, letture e caffè con gli autori. Gli editori 66thand2nd, Fandango, Emons, E/O, Lantana, Minimum fax, laNuovafrontiera, nottetempo, Nutrimenti, Orecchio Acerbo, Quodlibet e Voland in collaborazione con la direzione del Cinema Nuovo Sacher, organizzano una mostra e vendita dei loro libri.

 In programma incontri con autori e reading tratti dai libri delle sopracitate case editrici.

Da precisare anche che lo sconto attuato durante il Mercatino è pari al 15%.

 BuonNatale

Articolo di Enzo BodyCold Carcello