venerdì 13 aprile 2012

Doppio Dexter - Jeff Lindsay (Mondadori Omnibus, 2012)


A nessuno di noi credo piaccia l'idea di avere un doppio, un individuo che ci perseguita imitandoci nel bene e nel male. Se poi il misterioso emulatore si concentra solo sul Male, replicando i nostri delitti e tentando di darcene la colpa, la situazione si fa ancora più seccante. È quello che capita a Dexter nel sesto episodio delle sue avventure letterarie che lo porta a confrontarsi con un killer spietato e imprevedibile.
Seguendo il fil rouge che caratterizza gli altri romanzi della serie, la narrazione di Lindsay utilizza gli stilemi del genere, cioè il “thriller con serial killer”, e insieme ne fa una parodia.
Il semplice assunto che il protagonista sia un serial killer di serial killer è già un paradosso; se poi pensiamo che Dexter affianca spesso la sorella nelle indagini, utilizzando il suo personale intuito di assassino, vediamo che anche detective e assassino coincidono. Il lettore, abituato al classico investigatore noir alcolizzato, abbandonato dalla moglie e dal passato irrisolto, si trova ora a identificarsi in un individuo che tutto sommato ha risolto il suo passato traumatico attraverso regole di buona condotta, è diventato un bravo ragazzo, non beve, non fuma, ha una mogliettina bionda che lo ama, tre splendidi bambini ed è un meticoloso analista presso la polizia di Miami. Certo, è anche un serial killer, ma si sa, nessuno è perfetto.
Questo sovvertimento degli schemi è alla base del successo della serie, sia letteraria che televisiva, anche se nei romanzi Lindsay si diverte ad aumentare l'irriverenza, libero dai vincoli del politically correct a cui un prodotto televisivo medio (e americano) deve comunque attenersi.
In “Doppio Dexter” la parodia al genere prosegue, concentrandosi sull'antagonista. Mentre nel thriller classico l'assassino, dotato di una personalità narcisistica, tende a mettersi in mostra dinanzi all'opinione pubblica con le sue efferatezze, qui l'antagonista è privo di personalità e scimmiotta le malefatte di Dexter, incolpandolo dei propri crimini. Lindsay non si fa mancare nulla: la feroce satira all'“americano medio” si estende al “serial killer medio”, vittima del conformismo imperante persino nel compiere gli omicidi.
Inoltre, come già avvenuto nel capitolo precedente della serie, “Dexter il delicato”, Lindsay ha l'intuizione di far tornare Brian, fratello redivivo del protagonista (che invece muore nel telefilm), personaggio che ha a mio avviso buone chance narrative in quanto incrina le sicurezze domestiche di Dexter, ponendolo dinanzi a inquietanti interrogativi.
Un altro elemento oscuro presente nella serie letteraria è il rapporto di Dexter con la paternità che emerge con forza in questa sesta avventura: i figli adottivi, Cody e Astor, hanno sofferto come lui un trauma infantile che li ha portati a diventare potenziali killer. Dexter, anziché condurli sulla retta via, li incentiva a coltivare il lato oscuro, indirizzando la loro aggressività verso i criminali, come il patrigno Harry ha fatto con lui. Dexter è dunque un padre affettuoso e sollecito, che da un lato accompagna il figlio dagli scout, perché si mimetizzi con il gregge degli esseri umani, ma dall'altro gli insegna a usare il coltello, da bravo “essere disumano”.
Il romanzo si snoda attraverso questi paradossi, in un plot in cui le riflessioni intimiste di Dexter (anche queste parodia dei monologhi classici in soggettiva del serial killer) si alternano con trovate brillanti e situazioni surreali che mescolano il thriller alla commedia. Non mancano i soliti personaggi, dalla rude ma insicura Deborah, all'incarognito sergente Doakes con le sue protesi grottesche, all'ansiosa e materna Rita, al nerdismo di Vince Masuoka, fino al grezzo e implacabile detective Hood.
In ogni caso, Dexter Morgan resta sempre un personaggio controverso, a cui sono state rivolte numerose critiche (vedi: “Dexter - Dai romanzi alla serie TV: analisi di un fenomeno, di Romano De Marco in Dexter il Delicato, Giallo Mondadori, 3047). Il saggio riporta il giudizio del giornalista Scanzi che accusa la seconda serie tivù di propagandare un “discutibile messaggio morale”, perché Dexter riesce nonostante le azioni riprovevoli a farla in barba alla giustizia e a far ricadere l'accusa postuma su un poliziotto. De Marco replica dicendo che il telefilm ricalca volutamente l'atmosfera e gli stilemi surreali propri del cartone animato e del fumetto, svincolati dalla realtà drammatica, con l'intento di raccontare per puro e ironico divertissement, senza contrabbandare messaggi negativi di sorta.
A mio avviso, invece, Dexter è anche qualcosa di più, specie quello dei romanzi. L'etica di Lindsay non passa attraverso canali diretti e codici improntati sul buonismo, anzi, la sua morale consiste proprio nel mostrare il capovolgimento della morale. La sua satira affonda il bisturi nell'ipocrisia della società americana, raccontandola attraverso l'arma del paradosso: non è incredibile che un killer come Dexter riesca a trarre il prossimo in inganno solo perché incarna i valori e il conformismo dell'americano modello? E non è ancora più incredibile che a confronto dei suoi simili l'individuo più sanguinario e spietato risulti essere alla fine il più ingenuo e soprattutto il più puro?


Articolo di Cristiana Astori

Dettagli del libro
  • Formato: Rilegato
  • Editore: Mondadori
  • Anno di pubblicazione 2012
  • Collana: Omnibus
  • Lingua: Italiano
  • Titolo originale: Double Dexter
  • Lingua originale: Inglese
  • Pagine: 345
  • Traduttore: C. Astori
  • Codice EAN: 9788804619222

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Straordinaria analisi di un romanzo. Complimenti. Sei tu che usi il bisturi, cara e lo fai con una tale sicurezza da incantare.
Sam Stoner

Galatea ha detto...

Segnato! :D