martedì 18 maggio 2010

La ballata della Mama Nera – Roberta Lepri


Lo fissò con con gli occhi che sembravano pezzi di carbone appuntito e prese la mira. Pesanti orecchini d'oro stavano finendo di ondeggiare, attaccati ai suoi lobi grinzosi ed elastici. Pareva una mummia, rugosa e vecchissima. Lo punto con il dito indice che sembrava un artiglio [..] Lo indicò per bene, quasi a volerlo scegliere nel mucchio di tutta la gran massa di teste di cazzo del mondo. Lo indicò e le si schiuse sul volto un espressione trionfante e sicura, Una specie di ghigno.

Gino Cellini è un poliziotto irascibile, manesco, grezzo, ignorante e proprio per un abuso di potere viene trasferito da Roma, la sua città, a Grosseto. Costretto ad un matrimonio riparatore, ha una moglie, Patrizia, che non ama e un figlio, Ughino, che vede come il suo fallimento, lui cresciuto a pane, muscoli e scazzottate, si ritrova un ragazzino debole, timido e piagnucolone “tutto sua madre”. Ughino invece è un bambino come tanti magari non è un impavido, ma alla sua età non si sa ancora che pesci pigliare. E' triste, questo si, ha un padre di cui ha paura e una madre invisibile che passa l'esistenza a pensare a come sarebbe stata la sua vita, sicuramente migliore, se non fosse rimasta incinta e non avesse dovuto sposare per forza quell'animale di Gino. Il sogno di Ughino è una famiglia come quella della sua amica Sara, tutti belli tutti ricchi che sembrano usciti fuori direttamente da una soap, sempre sorridenti e felici. Ma è solo un sogno, appunto. Nella sua realtà Ughino deve vedersela anche con Manuel lo zingaro cattivo, perchè, purtroppo per lui, ha assistito ad una scena che non avrebbe dovuto vedere e ora lo zingaro lo perseguita. Questi sono i tre personaggi principali che si trovano coinvolti, Cellini per lavoro, Ughino e Manuel quasi per caso, nel rapimento del piccolo Marcellino. “ il bimbino di Viterbo celanno gli zingari” questo c'è scritto nella lettera anonima sgrammaticata, fatta pervenire al Commissariato di Grosseto. E' una pista che non si può tralasciare, cosa può riservare il fututo ad un bambino rapito dagli zingari? Cellini parte a testa bassa come un toro, si lascia soffocare dalla rabbia, va a controllare il campo. “Ne dicono tante di noi. Ci hanno bruciato perchè portavamo il malocchio, ci hanno scagliato ai quattro angoli del mondo, ci hanno perseguitato e polverizzato nei campi di sterminio, ci hanno inseguito dicendo che rubiamo i bambini. Qualcuno sostiene che li mangiamo. A lei pare possibile, una di queste cose?” gli chiede la Mama Nera, la capofamiglia del campo. Ma il bambino è proprio li, lo trovano morto, sepolto sotto terra, proprio vicino al campo nomadi. E' fin troppo facile fare due più due, ci arriva anche il Cellini che non brilla per intelligenza, gli fugge qualcosa e l'autopsia scomparsa contribuisce a sollevare i suoi dubbi.

Coraggioso e intelligente romanzo di Roberta Lepri. Coraggioso perchè parla di zingari, non mi era mai capitato di leggerne prima, intelligente perchè riesce a rimenere neutrale mentre ci descrive il loro campo, lo stile di vita, le gerarchie interne, non punta il dito parlandone male, non li giustifica nè li accusa, semplicemente li descrive lasciando fuori i luoghi comuni e l'intolleranza che la maggior parte delle persone nutre nei confronti dei nomadi. Oltre a Cellini Ughino e Manuel anche gli altri personaggi sono ben caraterizzati soprattutto, la Mama Nera che mette quasi paura e l'autoritario Commissario Spitzer. Ho provato una pena infinita per Patrizia, mamma e moglie triste, bellissima e semplice da ragazzina, senza grosse pretese se non quella di incontrare il principe azzurro con un finale da “e vissero tutti felici e contenti” che invece si ritrova a vivere una vita sciatta, senza cura nel vestire, tanto non la vede nessuno, con i capelli tinti male, che si ripete giorno dopo giorno che non è la vita che voleva. La trama è convincente, buono lo stile narrativo, semplice e scorrevole. Forse un po' frettoloso il finale; Quando si viene a conoscenza del motivo percui il bambino è morto, Roberta Lepri avrebbe dovuto osare un di più, calcare la mano e tirare fuori un po' di sana rabbia verso una crimine terribile che purtroppo, anche se non lo leggiamo tutti i giorni, sappiamo benissimo che esiste.

Articolo di Cristina "Cristing" Di Bonaventura

Dettagli del libro
  • Autore: Lepri Roberta
  • Editore: Avagliano
  • Genere: letteratura italiana: testi
  • ISBN: 8883092953
  • ISBN-13: 9788883092954
  • Data pubbl.: 2010

    4 commenti:

    Mari ha detto...

    Mi sono venuti i brividi solo a leggere la recensione, deve essere una storia molto toccante!

    Cristing ha detto...
    Questo commento è stato eliminato dall'autore.
    Cristing ha detto...

    La storia è toccante è vero. Quello che ho trovato molto interessante è stato leggerla attraverso gli occhi di più "io" narranti. Ve lo consiglio proprio....

    Stefania ha detto...

    Oh agghiacciante. La tua recensione Cristina è così forte, così sentita che pare di stare dentro la storia anche senza averla ancora letta.
    E vai in lista desideri (non ditelo a Massimo per carità O_O)