venerdì 28 maggio 2010

Il viaggio d' inverno - Amelie Nothomb


Scrive poco, troppo poco. E’ una scelta, sua. Un libro all’anno non basta per sfamare il fabbisogno del lettore Nothombiano. Ma quello che sforna in un anno, sarà anche un libricino da 100 e poche piu’ pagine, è una narrativa riempitiva, intensissima, spigolosa, velenosa, suggestiva, anche ironica, scomoda perché crea spesso e volentieri coinvolgimento emotivo avvolgente e un cortocircuito di coscienza in chi legge, attraverso domande scomode, trattazione di questioni attuali, delicate e sensibili, con aggiunta di paradosso e grottesco che aggiunge ulteriore pepe all’opera, unitamente a una coloritura viva, singolare e potente dei personaggi. Il genere Nothombiano è volutamente sfocato, non decifrabile e inquadrabile in alcun settore-sottosettore della narrativa che sia ben definito. E’ una sorta di ribelle-anarchica del mondo della letteratura. Clichè? Retorica? Frasi fatte? Stereotipi? Lessico incosistente e lineare? E’ veleno per lei, è il miglior modo possibile per condurre in porto il delitto perfetto dell’arte della letteratura. E’ cianuro.
Anche in VIAGGIO D’AUTUNNO, si riconosce fin da subito, fin dalla prima pagina, la sua mano, la sua presenza forte e inconfondibile , che per lettori novizi, puo’ apparire ingombrante, altezzosa, antipatica, quasi sborona, per esaltare il suo intreccio lessicale-grammaticale-sintattico di livello assoluto con cui attorciglia le sue narrazioni come una sorta di ragnatela fitta e avvolgente. In realtà è molto piu’ diretta, e concreta, di tantissimi altri scrittori che percorrono solamente circonvallazioni esterne al nucleo centrale della narrazione senza arrivare a toccare concretamente la questione
Le stranezze come al solito non lesinano, anzi. Partendo dai nomi: Zoile, il protagonista maschile, amante dell’Odissea e impiegato di una società elettrica, Astrolabe (uno si chiede, ma che razza di nome è?) una ragazza bellissima che condivide un appartamento freddissimo, senza neanche i vetri alle finestre a proteggerla dal soffio gelido dell’inverno, con una scrittrice affetta da una stranissima quanto curiosa forma di autismo, di nome Alienor, di cui si è imposta di prendersi cura, essendo mantenuta dalla stessa ragazza attraverso gli introiti delle vendite dei propri libri. Zoile, manco a dirlo, si innamorerà perdutamente, a prima vista, di Astrolabe, durante un’incursione lavorativa, su appuntamento, per verificare la possibilità di un lavoro da effettuare all’interno dell’ appartamento. Nascerà, fin da quasi subito, un rapporto a tre, che Zoile naturalmente vorrebbe limitarsi solo a lui e Astrolabe. Ma a quanto pare la bellissima ragazza proprio non vuole entrare nell’ordine di idee di mettere all’angolo Alienor, neanche per i momenti di privacy fisiologici, piu’ intimi, che una persona qualsiasi avrebbe il diritto di riservarsi e gestire a proprio piacimento.
Dopo un tira e molla insistito senza che nessuna delle due parti abbia ceduto di un centimetro sulla propria posizione iniziale (lui vorrebbe maggiore indipendenza nella loro relazione che intanto nasce, lei rimane irremovibile sulla presenza costante e a tutto campo anche di Alienor), Zoile tenta il tutto per tutto per conquistarsi Astrolabe, esitante a concedersi completamente, attraverso una tecnica di seduzione assolutamente eccentrica, bizzarra, sregolata, anticonvenzionale, pensando che sia l’unica e forse ultima possibilità per fare centro: un viaggio psichedelico, dopo aver offerto a entrambe le donne dosi di uno speciale farmaco che permette di entrare in una sorta di esistenza onirica, dove potersi giocare disperatamente le ultime di carte di una conquista alquanto ostica e faticosa da portare a termine.
Questa rincorsa convinta, determinata, serrata, disperata, vertiginosa all’amore, lottando per mettere fuori gioco Alienor, è commovente, impietosisce chi legge, che vorrebbe in piu’ momenti supportare il nostro protagonista con una bella pacca sulla spalla come a dire: è dura eh? Eh si, per le cose a cui si tiene, e che si vuole conquistare, si devono giocare sempre battaglie all’ultimo sangue. L’amore, ancora l’amore, o comunque un sentimento forte di fronte alla sua impossibilità di vederne il lieto fine disegna una sorta di melodramma moderno che taglia i ponti coi canoni tradizionali del genere, che vede a forte rischio l’integrità morale e psicologica di Zoile. E infatti, l’amore, cosi’ strepitoso e senso ultimo della vita, puo’ anche spesso giocare brutti scherzi, rivelarsi un vero e proprio boomerang. Ad esempio trasformare completamente una persona, renderla cio’ che non ci si sarebbe mai aspettati che potesse diventare: l’imprevedibilità dell’amore porta ad altrettante azioni e conseguenze imprevedibili. Come ad esempio….il finale che scaturirà da tutta questa vicenda profondamente e tipicamente Nothombiana, attraverso una struttura narrativa temporale presente-immediato passato-ritorno al presente caratterizzante l’intero libro, che serve a comunicarci le ragioni e le tappe di avvicinamento a una decisione tanto irreversibile ed estrema quanto assurda e stigmatizzabile, che deciderà di prendersi Zoile. Un libro splendido, che concentra le sue riflessioni su quanto la disperazione di non ottenere un qualcosa di grande, profondamente desiderato, possa portare alla follia, alla perdizione totale un’anima in apparenza normale, che ha condotto da sempre un’esistenza tranquilla, insospettabile, senza eccessi, senza macchie, senza sbandamenti. Il dolore è troppo grande, non è mai relativo. Da un giorno all’altro tutto puo’ cambiare, toccare il nervo scoperto e far saltare tutto in aria.

Articolo di Matteo "Andriy" Spinelli

Dettagli del libro
  • EAN 978-88-6243-057-9
  • pp. 112
  • Formato Grande
  • aprile 2010
  • Traduzione Monica Capuani
  • Prezzo € 12,00 
  • Voland Edizioni

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ho letto poco di lei, solo "stupore e tremori" e mi era piaciuta molto, spero di approfondire ancora.
gracy