giovedì 1 aprile 2010

E il mio cuore trasparente - Veronique Ovaldè


«Uno stile che sa osare le immagini più originali in nome del meraviglioso».
Le Monde

«Un protagonista maschile di rara grazia. Un thriller originale che affronta magnificamente il dolore di un uomo innamorato».
Le Figaro

Partiamo subito da una valutazione secca: un bel libro, non un capolavoro memorabile. Il perché è presto detto: Veronique Ovaldè è considerata da molti addetti ai lavori come una delle voci piu’ intriganti e stuzzicanti della scrittura francese contemporanea. E a ragione, perché già a partire da questo libro, non avendo letto i suoi due precedenti già tradotti in Italia, anch’essi editi da Minimum Fax, posso affermare, seppur parzialmente, che non si puo’ rimanere indifferenti e nascosti alla sua penna penetrante e trascinante e allo stesso tempo poetica e delicata, decisamente originale, fresca e intensa. Senza mai, tuttavia, apparire ostentata, che è il guaio di molti scrittori, che tendono piu’ a specchiarsi nella loro autoreferenzialità piuttosto che a preoccuparsi di comunicare qualcosa al loro interlocutore, che è il lettore.
Il libro in questione è molto ben scritto, 217 pagine che possono sembrare poche ma che contengono parecchio, ed è incentrato su un personaggio molto particolare, Lancelot Rubinstein, il cui nome e cognome già lo identificano, se vogliamo, come un personaggio non omologato alla massa. Di lavoro fa il correttore di bozze e lavora per un giornale. Senza ottenere particolari soddisfazioni personali derivanti da una vita piatta, costruita sulla base di un matrimonio che si rivelerà fallimentare e su una personalità che rivela tratti dominanti di solitudine , insicurezza, instabilità.
Tutta la vicenda prende quota quando conoscerà Irina, che di lavoro fa documentari sulla natura, spesso viaggia e il loro incontro è decisamente uno di quelli per cui si possa pensare: questo è solo e nient’altro il destino che ci ha permesso di incontrare. Nasce tra loro un forte sentimento che li porterà al matrimonio (dopo il divorzio da parte di lui, dalla prima moglie, Elisabeth), che permetterà al nostro Lancelot di toccare il cielo con le dita, risistemando la propria vita sui binari giusti, dandole uno slancio impensabile, che lo porta all’illusione della felicità. Fino a quando, la povera Irina, non verrà trovata priva di vita in una macchina in fondo a un fiume.
Da qui in poi tutto il mondo di Lancelot precipiterà in un buio inconsolabile, fatto di domande, di dubbi atroci e di una ricerca ossessiva della verità, perché dietro alla sua morte si nasconderanno uomini ambigui, militanti delle forze ambientaliste, una donna decisamente sopra le righe e un commissario di polizia donna dalle dimensioni quasi balenesche , che interverranno a destabilizzare ulteriormente il già fragile equilibrio psichico di Lancelot,vittima di una grave perdita incomprensibile e ostaggio di nodi ingarbugliati che non riesce in alcun modo sciogliere, tra apparenze, sospetti, ambiguità che lo mettono sempre piu’ alle strette.
Piu’ che sull’azione, sull’elemento tipico del thriller che è la ricerca dell’assassino, la conduzione delle indagini e il colpo di scena finale (anche se non manca, ma non mi ha convinto del tutto) che ci sono ma sono piu’ uno sfondo, la Ovaldè cerca di scavare e indagare la fragilità psicologica di una persona che, suo malgrado, è costretto a rinunciare alle promesse di una vita felice e stabile.
L’illusione sentimentale, come nel caso del primo matrimonio con la sua ex moglie Elisabeth, è destinata ancora una volta a infrangersi contro l’inarrestabile prorompenza spietata della morte che sottrae ogni velleità di progettare la propria esistenza. E soprattutto, vedrà morire in un certo senso, anche lo stesso Lancilot, che nel corso delle sue indagini private, scoprirà sul conto di Irina parecchi lati oscuri, di cui non era minimamente a conoscenza, in precedenza.
Quindi, è bene ribadirlo, non è sull’omicidio in sé che la Ovaldè punta il proprio mirino.
Anzi, l’omicidio è il pretesto per dare spazio alla voce interiore di un personaggio come Lancelot e seguirlo nel suo sviluppo interiore, che fino a un certo punto non riuscirà a trovare una via di fuga dal proprio dolore.
Dopo, chissà.

Articolo di Matteo "Andriy" Spinelli

Dettagli del libro
  • Autore: Ovaldé Véronique
  • Editore: Minimum Fax
  • Genere: letterature straniere: testi
  • Collana: Sotterranei
  • Volume n.: 140
  • ISBN: 8875212422
  • ISBN-13: 9788875212421
  • Data pubbl.: 10 febbraio '10

7 commenti:

Cristing ha detto...

Mi intriga tantissimo questo libro. Bella recensione Matteo

Lofi ha detto...

Non conosco questa scrittrice e quindi ringrazio Andriy per avercela presentata così bene.

Martina_PL ha detto...

Lucido, preciso e puntuale, come sempre, bravo Matteo. La scrittrice sembra davvero interessante.

Lofi ha detto...

Sì la scrittrice sembra davvero interessante!!! :))) vero Killer?

IL KILLER MANTOVANO ha detto...

Ad "occhio" direi proprio di si :-)

Matteo ha detto...

Lei è bravissima, ha grande talento, non è pero' il thriller che potrebbe piacere a molti qui in Corpi Freddi, è un po' diverso, si concentra piu' su alcuni aspetti piuttosto che su altri. Ecco, posso azzardare una previsione: a Marco Killerone sono sicuro che piacerebbe la scrittura e lo stile, ma forse un po' meno per intreccio e ritmo.

Matteo ha detto...

Ecco per sottolineare una cosa, quando dico che non potrebbe piacere a molti corpi freddi, è una mia sensazione derivante dal fatto che ho notato che a tanti piacciono i thriller pieni di azione, di colpi di scena ecc.ecc. Ma sono certo che chi non ha mai letto una variante simile all'interno dello stesso genere che è il thriller, potrebbe poi essere anche attratto da questo libro.
Lei focalizza la sua attenzione su un personaggio in particolare, sul fatto che l'amore possa illudere, e poi procurare solitudine nel momento stesso in cui ci lascia, insomma secondo me la parola chiave del libro non è AZIONE ma PERSONAGGIO.