giovedì 19 marzo 2009

Bad boy - Jim Thompson



Sono di parte, lo ammetto. Probabilmente questa recensione non sarà ben bilanciata, equa e ragionata nei minimi particolari, ma non posso fare a meno di scriverla. È troppa la stima nei confronti di questo straordinario autore, come troppa e la gioia che m’invade quando ho tra le mani una delle sue opere immortali.
Jim Thompson è nella storia ed è giusto che ci rimanga.
Cominciamo con il dire che questo romanzo, “Bad Boy”, non è affatto un romanzo. Trovo davvero difficile il classificare questo scritto, ma suppongo che il nome giusto da dargli sia “autobiografia”. L’autore ripercorre tutti i punti salienti della sua esistenza, partendo dalla sua nascita per poi terminare il racconto con un esilarante episodio i cui protagonisti sono stati lui stesso e la madre. Senza soffermarsi troppo su descrizioni e particolari, come è suo solito, Thompson parla spassionatamente della sua disastrosa gioventù, un periodo che ha condiviso con una famiglia stranissima, piena di personaggi eccentrici e strambi, amici più o meno degni di tale nomea e episodi al limite del crimine urbano. Una gioventù che diventa protagonista dell’autobiografia, perché momento decisivo nella formazione culturale dello scrittore. Così leggiamo dei suoi mille lavori, delle sue drastiche e pericolose decisioni, di rapporti umani ben poco rassicuranti, alcol e scazzottate senza colpi proibiti. Tutti elementi che sono scivolati nel suo sangue ed infine, inevitabilmente, hanno influenzato la sua penna.
Thompson ricorda con gioia, sorride mentre scrive, anche se di tanto in tanto trasuda qualche goccia di malinconia.
Non penso esista un’etichetta da affibbiare a questa storia. Non è un’opera noir, tantomeno un thriller o una crime-story. È vita. La vita di un giovane che giovane non è mai stato, che per vivere è stato costretto a diventare adulto durante la scuola, procurandosi lavori ignobili e rischiosi, scappando di casa e viaggiando in un’America che in quest’opera viene pesantemente rimproverata per le sue mancanze e le sue contraddizioni intestine. Un paese che però funge da perfetto sfondo per un’esistenza così movimentata.
Thompson scrivi divinamente, e chi ha letto i suoi romanzi sa di cosa sto parlando. Non usa mai mezze misure, non fronzoli, orpelli o divagazioni varie. È semplice, diretto, autoironico e sempre pronto a piazzare qualche perfida battutina qui e là, giusto per smorzare l’intensità della narrazione. D’altronde, senza leggerezza, semplicità e ironia, il nostro eroe non avrebbe retto il peso delle sue personali tragedie.
Invece qui, in “Bad Boy”, lui torna a riflettere su ciò che è stato, dando alle sue azioni un valore fondamentale ai fini della sua maturazione artistica. Una maturità che però lui si rifiuta di manifestare, decidendo di rimanere a qualche centimetro dal suolo che i suoi stessi piedi hanno calpestato, per essere quindi più comprensibile e diretto possibile. E quindi partorire perle del genere:
“Da quella operazione ho imparato due cose di enorme valore. Primo, che quando le cose vanno veramente male significa che stanno per andare meglio; secondo, che nessun affare vale più di un cattivo affare.”
Ecco, Jim Thompson è proprio questo: un uomo semplice che è nato all’inferno, che nell’inferno è cresciuto, maturato e sopravvissuto; un uomo che ha saputo sfruttare le sue disgrazie per alimentare la sua mente, crescere e far crescere il lettore. Insomma, Thompson deve essere letto, forse proprio partendo da questo “Bad boy”, giusto per capire il come e il perché lui sia poi diventato ciò che è stato e ora, sfortunatamente, non è più. Un maestro osannato dai grandi della scrittura moderna, come King, Lansdale, Lehanne, Lucarelli, e tantissimi altri. Insomma, una garanzia.

Articolo di Deathline

Dettagli del libro
Listino: € 8,78
Editore: Einaudi
Collana: Tascabili stile libero
Anno: 2001
Pagine: 248
Lingua: Italiano
EAN: 9788806158651

1 commento:

Jimbose ha detto...

È un bel po' che sto girando intorno a Thompson.

Preferisco non iniziare da questa sorta di autobiografia, per non essere influenzato da altro che non siano i suoi romanzi.

Probabilmente il primo che leggerò sarà "L'assassino che è in me".

Ma verrà sicuramente il turno di questo "Bad boy". Se vorrò apprezzare fino in fondo quest'autore non potrò rinunciare a sapere cosa lui pensasse di sé stesso e della propria vita.