venerdì 30 dicembre 2011

Libellule la nuova collana di Mondadori


Si chiama Libellule la nuova collana letteraria di Mondadori, che propone racconti lunghi e romanzi brevi di autori italiani e stranieri, affermati ed esordienti. "Libri di alta qualita', dentro e fuori, ad un prezzo contenuto. In una battuta: grandi nel breve'', sottolinea il direttore generale delle Edizioni Mondadori Laura Donnini. I primi quattro titolo saranno disponibili da giovedi' 5 gennaio al prezzo contenuto di 10.00 euro ciascuno. La collana esordira' pubblicando Andrea Cammilleri, Chiara Gamberale, Raffaela La Capria e Arnaud Rykner. Nel mese di febbraio usciranno i racconti di Francesco Guccini, William Vollmann e Alberto Cavanna.

La collana Libellule propone al debutto ''Il diavolo, certamente'' di Andrea Camilleri (pagine 176). Due filosofi in lotta per il Nobel, un partigiano tradito da un topolino, un ladro gentiluomo, un magistrato tratto in inganno dal giallo che sta leggendo, un monsignore alle prese col piu' impietoso dei lapsus, un bimbo che rischia di essere ucciso e un altro capace di sconvolgere un'intera comunita' con le sue idee eretiche: ecco i personaggi che, insieme a molti altri, popolano le pagine di questo libro, un romanzo corale sui desideri e i vizi, gli slanci e le bassezze dell'umanita' e insieme un perfetto marchingegno a orologeria.
Gli altri titoli sono ''L'amore quando c'era'' di Chiara Gamberale (pagine 96), ''Esercizi superficiali'' di Raffaele La Capria (pagine 168) e ''Il vagone'' di Arnaud Rykner (pagine 160).

Fonte Adnkronos

mercoledì 28 dicembre 2011

Morte in agguato – Ngaio Marsh (Elliot Ed. 2011)


 
Mi sono avvicinata a Ngaio Marsh leggendo il primo romanzo edito da Elliot, Delitto a teatro, recensito su questo blog, e sin da subito sono rimasta affascinata dallo stile di questa autrice, dalla sua capacità di far vivere al lettore l'atmosfera sfarzosa ed elegante dei salotti del '900 e dal tratteggio approfondito dei personaggi tra cui l'ispettore capo Allyen, tanto che non vedevo l'ora che ne pubblicassero un altro. Ed eccolo qui Morte in agguato. La trama è di quelle che ti fanno scattare la molla, ti incuriosiscono e appassionano. Jonathan Royal ricco e annoiato signore , invita per un fine settimana a Highfold Manor, la sua lussuosa residenza, otto persone legate un'altra, che si odiano cordialmente. Ovviamente quasi nessuno viene a conoscenza della presenza degli altri se non all'arrivo. La sua speranza è quella di farli ragionare e riappacificare ma il suo sogno in realtà è quello di realizzare un dramma con personaggi in carne ed ossa e non scaturiti dalla fantasia. Mi ha colpito il pensiero che, organizzati con un minimo di discernimento, gli esseri umani possono essere “composti” come le figure di un dipinto: delimitando il loro campo d'azione, confinandoli entro i limiti adeguati di una tela appropriata, avrebbero formato una scena. Ho pensato che, costrette a muoversi nello spazio scenico predeterminato, alcune mie conoscenze avrebbero cominciato immediatamente a dare vita a un dramma entusiasmante, che, così limitate, la loro conversazione avrebbe cominciato a formare un motivo affascinante quanto quello di una fuga musicale. Naturalmente, bisognava saper scegliere gli ingredienti adatti e a questo punto entravo in ballo io: avrei sistemato sulla tavolozza i colori umani e il quadro si sarebbe dipinto da sé; avrei convocato i miei personaggi nel teatro della mia casa e il dramma si sarebbe sviluppato autonomamente. L'arrivo degli invitati, come previsto da Jonathan, è piuttosto burrascoso e come se non bastasse a complicare la situazione ci si mette anche in una bufera di neve che imperversa sull'altipiano di Cloudyfold bloccando l'allegra compagnia in casa. E quando si mette insieme una miscela così esplosiva cosa può succedere? Ma è chiaro.... l'omicidio è servito. Peccato che prima di arrivare al momento clou ci siano circa 150 pagine che sfiancano anche il lettore più tenace. Ma andiamo per gradi, sto parlando di un libro di 315 pagine diviso in due parti. La prima è di circa 150 e circa la metà è dedicata ai personaggi, alla descrizione accurata degli ambienti e degli abiti; ora, va bene la caratterizzazione e l'ambientazione ma quando è troppo è troppo, e come recita il detto “il troppo stroppia”; poi la situazione si vivacizza un pò a seguito di un agguato che viene ordito ai danni di uno degli ospiti e ahimè, si inizia con le elucubrazioni mentali e le congetture, si parla di sospetti e sospettati, si creano alleanze ed ecco che c'è un altro agguato fino a che finalmente ala fine della prima parte muore qualcuno e dopo un po' ce la fa ad entrare in scena anche l'ispettore Alleyn personaggio stravagante arrogante e scorbutico, magari anche antipatico ma indubitabilmente intelligente ed acuto che con un finale alla Ellery Queen, viene a capo di tutto e smaschera il colpevole di turno, risollevando, per fortuna, in parte, le sorti del romanzo. E' stata un po' un delusione questa nuova avventura di Alleyn, le troppe pagine di troppo ne hanno appesantito e rallentato la lettura e mi hanno snervato, l'indagine svolta da Allyen è troppo breve rispetto a tutto il romanzo, avrei voluto vederlo di più all'opera perché è uno spasso. Non mi rimane altro che aspettare la prossima avventura e vedere se questo è stato solo un passo falso d'altronde la Marsh fece parte del famoso quartetto denominato le “Queens of Crime” insieme ad Agatha Cristhie, Dorothy L. Sayers e Margery Allingham e non posso non darle fiducia.

 
Articolo di Cristina "cristing" Di Bonaventura

 
Dettagli del libro
  • Formato:Brossura
  • Editore:Elliot Edizioni
  • Anno di pubblicazione2011
  • Collana:Raggi gialli
  • Lingua:Italiano
  • Titolo originale:Death and the Dancing Footman
  • Lingua originale:Inglese
  • Pagine:318
  • Traduttore:F. Pece
  • Codice EAN:9788861922280

sabato 24 dicembre 2011

Doppia indagine - Marzia Musneci (Giallo Mondadori 2011)


Un paio di pantofole scure buttate fra il letto e il comò. Hanno qualcosa di strano. Pantofole così sottili non stanno dritte da sole di taglio. Guardo di nuovo. Sono piene di piedi

Dovrei avercela con Marzia Musneci. Non proprio essere arrabbiato, ma, insomma, un filo indispettito si. L’ultima volta che sono rimasto sveglio fino alle due di notte per leggere un romanzo era stato qualche anno fa, per il primo tomo della trilogia Millenium (per la cronaca, non mi è successo con il secondo, che pure mi piacque, il terzo l’ho mollato prima di finirlo). La cosa peggiore però non è stare svegli fino alle due a leggere. La cosa che mi indispettisce è stare svegli per un’altra ora a ripensarci, anzi, più che ripensarci, a risentire le voci ed i caratteri, continuare ad immedesimarmi nella storia; cose che succedono ai malati di lettura come me.
Dovrei avercela, con Marzia Musneci, ha scritto un romanzo così bello, così “ben scritto”, che non ho trovato neanche una correzione da fargli, una critica da muovergli.
Oltretutto è un giallo, un giallo “Vero”, di quelli classici, solidi, essenziali. Un giallo di quelli che si scrivevano una volta, prima che uscissero fuori tutte ‘ste sigle che a me personalmente stanno sulle palle; noir, pulp, hard boiled, e via cantando di generi e sottogeneri. Un libro bello è un libro bello (si, lo so, sono ripetitivo. Ma ho più di cinquant’anni, me lo posso permettere. Tra una decina d’anni probabilmente mi verrà anche la lacrimuccia facile).
Nel parallelo tra letteratura e gastronomia il romanzo di Marzia è una meravigliosa carbonara. Che c’entra? C’entra. Tutti credono che fare una carbonara sia semplice. Che ci vuole? Pancetta, uova, pasta, parmigiano. Ed io già mi incazzo. Non ci vuole la pancetta, ci vuole il guanciale. Quello buono, non solo grasso, con il peperoncino e non con il pepe. Non ci vuole il parmigiano, ci vuole il pecorino. Tutti, vabbè, molti, credono ancora che scrivere un giallo sia facile, che il giallo sia un genere “minore”. Bestie. Come nella carbonara, ci vogliono gli ingredienti giusti, e solo quelli. Bisogna saperli cucinare bene, al punto giusto, il guanciale deve essere croccante e il grasso che caccia deve essere scolato. L’uovo deve rimanere morbido, ma non crudo. Aborro chi aggiunge la panna, odio chi ci mette la cipolla.
Marzia ha talento di grande chef della letteratura. Riconosce gli ingredienti giusti in una storia. Li aggiunge alla cottura al punto giusto, li fa cuocere con la fiamma corretta. Nasconde gli indizi, come si elimina un sapore sbagliato, il grasso in eccesso. Nel suo romanzo non c’è una sola parola di troppo, non una sola. Non c’è una sola parola sbagliata, non una sola. Ogni avvenimento, ogni personaggio, che sia un protagonista, una spalla o semplicemente una figura di sfondo, è perfettamente funzionale alla storia, non distrae, ma è indispensabile all’equilibrio, agli aromi, ai profumi. Perfino i cattivi sono indispensabili, d’altra parte non si può cucinare una carbonara, non si può mangiare, se si pensa al colesterolo e ai trigliceridi.
Recensire un romanzo di narrativa è relativamente facile; puoi dire di più. Recensire un giallo è difficile, soprattutto se è strutturato bene come “Doppia indagine”. I personaggi li deve scoprire chi legge, se ne deve vestire, bisogna entrargli nella pelle e riconoscerli da dentro. Nessuna sovrapposizione, ruoli definiti ma non scontati, credibili ma affascinanti. Matteo Montesi potrebbe diventare nell’immaginario collettivo un Archie Goodwin finalmente protagonista e non più solo spalla. Felice Santarelli è il poliziotto alter ego perfetto. Cristiana Perla l’essenziale donna dell’eroe, l’Eva Kant dei buoni. Eppure questa miscela di personaggi/ingredienti, descritti/cucinati alla perfezione, questo romanzo giallo, esattamente come se fosse “la carbonara perfetta”, non solo non stanca, ma affascina, seduce, direi che induce alla dipendenza. Crea l’attesa di una nuova storia, di un’altra ricetta, un nuovo piatto cucinato con la stessa maestria. In fondo con il guanciale si può fare anche l’amatriciana.
Una critica ce l’ho, ma non è per la cuoca/scrittrice, semmai per il padrone del ristorante. Senza nulla togliere alla nobiltà della collana “Il giallo Mondadori”, in un mondo in cui le librerie sono soverchiate da tonnellate di carta spesso inutile, possibile che in Mondadori nessuno si sia accorto che questo romanzo poteva diventare un best seller da libreria, invece che diventare un prodotto da edicola? Meglio per noi che possiamo godercelo a meno di 5 Euro, ma questo significa che dovrete affrettarvi a correre dal giornalaio a cercarlo, e se non ci fosse ad ordinarlo. Altrimenti a partire da gennaio 2012 vi toccherà ordinarlo come arretrato.

Articolo di Marco Proietti Mancini

giovedì 22 dicembre 2011

Merce di scambio – Ugo Mazzotta (Todaro Ed. 2011)


A un certo punto ha pensato che forse se riesce a stare abbastanza in silenzio, se nella casa nessuno lo sente, sarà come se non fosse lì, anzi come se non ci fosse mai stato; e magari quando appoggerà la mano sulla maniglia quella si abbasserà e la porta si aprirà e la casa sarà vuota e lui potrà andarsene. Poi ha pensato che quelli sono pensieri da bambino e lui non è un bambino. Ha dodici anni, non è più un bambino.

La merce di scambio del titolo ha il nome di Federico Sodano, un ragazzino di 12 anni che viene rapito a garanzia del pagamento di un debito piuttosto ingente contratto con la mala dal padrigno di questi, Marco. Tranquilli, questo non è uno spoiler, già dalla quarta di copertina e dalle prime pagine del romanzo sappiamo cosa succede, chi sono i buoni e i cattivi, quello che non sappiamo e che conosceremo mano mano, andando avanti con la lettura è l'evolversi drammatico, dalle tante sfaccettature, della vicenda che spazia dal ricatto all'omidicio dal traffico di stupefacenti alla pedofilia. Un caso piuttosto complicato quello che si trova per le mani l'ispettore Alice Caturano alla sua prima indagine napoletana. Dal commissariato Bella Napoli in Abbruzzo, in cui sono ambientati i precedenti romanzi, la vediamo tornare a Napoli sua città natìa in un momento della sua vita privata piuttosto difficile, il divorzio dal marito. Ritrovarsi in un nuovo commissariato e con nuovi colleghi non rende migliore il suo umore tanto più che il lavoro d'ufficio al quale è stata relegata non le da soddisfazoni, avrebbe preferito lavorare sulla strada, essere attiva, l'unica nota positiva è il sovrintendente Giorgia Colucci la collega con la quale ha legato fin da subito. Ed è proprio Giorgia a ricevere lo strano messaggio “Aiutami zia” mandato da Federico da un numero sconosciuto: Giorgia è amica di Valeria la madre di Federico ed è da quando era piccolo che lui la chiama zia; il messaggio la getta in confusione non sa se è uno scherzo oppure il ragazzino è veramente in pericolo. Marco e Valeria imbastiscono una storia che fa acqua da tutte le parti e i dubbi insinuatisi nella mente delle due poliziotte iniziano a trovare conferme.

Scorre via facile facile la lettura di questo romanzo, ben scritto con una buona trama, e una particolare attenzione nel tratteggio dei personaggi. Alice e Giorgia soprattutto; profonda la loro intesa e significativa la loro amicizia che le vede complici in questo caso in cui Giorgia è coinvolta in prima persona, ma non solo. Intorno a loro, a mio avviso coprotagoniste a tutti gli effetti, ruotano i poliziotti Gagliardi e Fabozzi, simpatici i loro siparietti e gli scambi di battute in dialetto napoletano. Non ho letto i precedenti 5 romanzi in cui la Caturano prestava servizio insieme ad Andrea Prisco al Commissariato Bella Napoli ma questo non ha compromesso la lettura di Merce di scambio però ha sollecitato la mia curiosità e ora voglio andare a ritroso nella vita della Caturano, seguirne la crescita e l'evoluzione iniziando a leggere il romanzo con cui ha esordito nel 2002 Ugo Mazzotta, Commissariato di polizia Bella Napoli e a seguire, editi da Todaro, Il segreto di Pulcinella, Indagine privata, L'avvocato del diavolo e La stagione dei suicidi.

Solo una precisazione: il primo romanzo (in cui comunque Alice Caturano non compariva) non è più reperibile in libreria; lo si può scaricare gratuitamente da questo link, in formato ebook http://www.ugomazzotta.com/ebook/ebook.html  (nota di U. Mazzotta)


Articolo di Cristina "cristing" Di Bonaventura

Dettagli del libro
  • Merce di scambio
  • Ugo Mazzotta
  • Collane, Impronte, News
  • Editore: Todaro
  • Codice ISBN: 9788897366003
  • Pagine: 224
  • Prezzo: 15.50 €

martedì 20 dicembre 2011

Giancarlo De Cataldo sceneggiatore di Tu sei il male di Roberto Costantini


Giancarlo De Cataldo, insieme a Salvatore De Mola e Gino Ventriglia, firmerà la sceneggiatura di Tu sei il male, adattamento cinematografico del romanzo di Roberto Costantini edito da Marsilio, che sarà prodotto da Madeleine di Carlo Macchitella in collaborazione con Rai Cinema. La scrittura inizierà nel primo semestre del 2012, con l’obiettivo di ultimare la sceneggiatura entro giugno per andare in produzione all’inizio del 2013. Il film costituirà la prima parte di un progetto più ampio, anche televisivo, di trasposizione dell’intera trilogia romanzesca di Costantini con protagonista il commissario Balistreri, di cui Tu sei il male è il primo capitolo.

Cinque ristampe, per settimane nella top ten della narrativa italiana, recensioni entusiastiche da parte dei più importanti critici letterari, in corso di traduzione in ben nove paesi: Tu sei il male, primo romanzo del cinquantanovenne Roberto Costantini, in pochi mesi si è imposto come il thriller rivelazione dell’anno, un caso editoriale non solo italiano ma internazionale, che presto arriverà anche sugli schermi cinematografici.

Alla notizia che De Cataldo, tra l’altro uno dei primissimi estimatori del romanzo, sceneggerà Tu sei il male, Roberto Costantini ha dichiarato: “Ne sono davvero felice. Non riesco a immaginare nessuno più adatto di un maestro riconosciuto del genere come l’autore di Romanzo criminale, per traghettare sul grande schermo il mio romanzo”.

Intervista a Marco Polillo (Polillo Ed.)


Cultore del romanzo giallo classico e autore di “Testimone d’accusa”, “Corpo morto” e “Il pontile sul lago”, nel 1995 fonda la casa editrice Polillo la cui collana di punta è “I Bassotti” che propone il meglio della narrativa della Golden Age del mystery. Dallo scorso anno “I Bassotti” sono affiancati da “I Mastini” la nuova collana di crime stories con romanzi dell’hard boiled school americana e del thriller classico. Marco Polillo è anche Presidente dell’AIE.

Cristina Marra: Marco, Natale è tempo di delitti?

Marco Polillo: Assolutamente sì. Il venticinquesimo numero dei Bassotti è stata la raccolta antologica“I delitti di Natale”, racconti con delitti avvenuti sotto Natale ed è andata benissimo. Così è proseguita l’idea di pubblicare ogni anno un numero dedicato al Natale. Dopo “altri delitti di Natale”, lo scorso anno è stata la volta del romanzo “Omicidio a Capodanno”. Il titolo del Natale 2011 è “La mattina del 25 dicembre” di C.H.Kitchin”

CM: I Bassotti hanno superato quest’anno il numero 100. Il centesimo e attesissimo Bassotto è stato celebrato con un cofanetto

MP: Sì, un cofanetto che contiene il romanzo numero 100 , “La sera della prima” di F.G.Parke e un libretto con tutte le biografie degli autori pubblicati fino al centesimo numero”.

CM: Bassotti ma anche Mastini nel catalogo Polillo.

MP: Sì. Ci sono molti romanzi della hard boiled school che meritavano di essere presentati al pubblico di lettori italiani e che per motivi legati al loro contenuto non potevano trovare spazio nella collana dei Bassotti così sono nati i Mastini opere introvabili e inedite del filone che si sviluppò soprattutto negli Stati Uniti a partire dagli anni Venti.

CM: Quali saranno le uscite del 2012?

MP: Oltre alle nuove uscite di Bassotti e Mastini a febbraio ristampiamo in una nuova edizione “La dama in nero” di Susan Hill in concomitanza con l’uscita del film tratto dal romanzo.

CM: Marco autore di romanzi gialli del commissario Zottìa. A quando il nuovo episodio di “Baffo”?

MP: E’ in preparazione il nuovo libro. Nuova ambientazione, ci sarà sempre Serena e tante novità.

CM: Hai mai pensato di scrivere una detective stories classica?

MP: I miei gialli hanno un’impronta classica. Le mie letture hanno influito tantissimo sulla mia scrittura. L’ambientazione, il metodo deduttivo e tutta l’impostazione narrativa dei miei romanzi sono di stampo classico.

CM: Influenzato soprattutto da Dickson Carr?

MP: Direi di sì. È un autore che amo molto perchè nei suoi romanzi c’è un delitto impossibile, un detective fuori dagli schemi e un’intrigante figura femminile.

Articolo di Cristina Marra

lunedì 19 dicembre 2011

The Cleaner - Paul Cleave (Elliot Editore 2011)


Di serial killer la letteratura è piena, quasi tutti i thriller ormai prevedono al proprio interno uno spietato assassino seriale spinto magari da qualche turba psichica scatenata durante la fanciullezza o l’adolescenza, ma che un libro venga narrato proprio da uno di loro non è altrettanto frequente.
Paul Cleave, al suo primo romanzo, ci prova con tanto coraggio e buona volontà, ma finisce per cadere anche lui nella solita rete che ha fatto e sta facendo del thriller uno dei genere più inflazionati della narrativa. Forse per la difficile gestazione (sulla quarta di copertina si legge che il romanzo è stato pubblicato ben sei anni dopo essere stato scritto), The Cleaner è un prodotto con tanti difetti, consigliato per una veloce e distratta lettura estiva, da fare sotto l’ombrellone.
La città neozelandese di Christchurch è sconvolta da un folle serial killer che semina vittime per la città, mentre la polizia locale sembra brancolare nel buio, fino a quando l’assassino stesso un giorno capisce che in giro c’è un altro killer che vorrebbe addossare a lui anche i suoi delitti. Da qui partirà un’indagine parallela che porterà il protagonista a dover combattere una duplice battaglia: contro chi lo bracca e contro chi vorrebbe passarla liscia sulla sua pelle.
Lo stile dell’autore è frizzante e spiritoso, a tratti grottesco e comico, ma esageratamente (quasi patologicamente) descrittivo. Cleave ogni tanto sembra un pc che si impalla scrivendo righe su righe di cui avremmo volentieri fatto a meno. La storia è originale senza dubbio, ma poco incisiva: siamo di fronte al solito serial killer che uccide donne, preferibilmente prostitute. Apprezzabile e approfondito invece il lavoro di ricerca dell’autore che non lascia nulla al caso, costruendo la storia senza pericolosi vuoti, mentre i personaggi sono il tallone d’Achille del romanzo: il protagonista è un assoluto protagonista, un dittatore che non lascia spazio (se non qualche briciola) agli altri. C’è una concentrazione eccessiva su Joe “il lento”, ma soprattutto, nonostante i fiumi di pagine a lui dedicati, non si riesce a provare nessun sentimento per Joe, né affetto né odio, e, come si sa, l’indifferenza è la peggiore cosa che possa capitare a un personaggio letterario.
380 pagine che tranquillamente sarebbero potute essere la metà, per una storia che viene dimenticata facilmente, già appena chiuso il romanzo, e che probabilmente ha il difetto di non essere chiaramente collocabile in un genere letterario. Certo, contaminare e mescolare i generi è un bene, soprattutto in questo periodo in cui si rischia sempre di scrivere qualcosa di già letto, ma Cleave esagera creando un vero ibrido senza un’identità.
The Cleaner è l’ennesima dimostrazione di quanto piaccia il thriller (sull’immancabile fascetta campeggia un “Oltre 500.000 copie vendute”), ma anche di quanto questo comporti un abbassamento generale della qualità.

Articolo di Marcello Gagliani Caputo

Dettagli del libro
  • Formato: Rilegato
  • Editore: Elliot Edizioni
  • Anno di pubblicazione 2011
  • Collana: Schegge
  • Lingua: Italiano
  • Titolo originale: The Cleaner
  • Lingua originale: Inglese
  • Pagine: 308
  • Traduttore: V. La Peccerella
  • Codice EAN: 9788861922099

venerdì 16 dicembre 2011

Il mercante di libri maledetti - Marcello Simoni (Newton & Compton 2011)


La lettura di “Il mercante di libri maledetti” mi ha fatto sorgere una riflessione sulle motivazioni per le quali questo romanzo sia stato, nell’ultimo periodo, in testa solitario alle classifiche nazionali inerenti la narrativa di genere e, più in generale, su quali siano le meccaniche e gli impulsi che ne spingano all’acquisto.
Certamente un’accattivante cover, questo è innegabile. Sotto questo aspetto il romanzo di Simoni suscita curiosità. L’immagine colore terra di Creta, (che fa molto mystery storico), raffigurante un monaco incappucciato di spalle, in procinto di salire una oscura scalinata, rievoca analogie con il capolavoro di Umberto Eco “Il nome della rosa”.
E’ fuori discussione che i tipi della Newton & Compton ci sappiano fare e stiano adottando una politica editoriale capace di dare i suoi frutti. Penetrare sul mercato con prodotti ben curati, rilegati in cartone rigido, ad un prezzo estremamente concorrenziale, è sintomatico che qualcosa può essere rivisto alle radici della catena di vendita e, probabilmente, sarebbe ora di finirla di approfittarsi dei consumatori con prezzi “DA GRANDI LADRI”, adducendo le solite motivazioni del costo della carta, della crisi del mondo del libro, ecc. Il prezzo allettante è pertanto un’ulteriore prova che quando l’editoria viene incontro al lettore, questo da fiducia e risponde alla grande.
Altri motivi di questo grande clamore a dire il vero mi sfuggono. Fosse per un merito puramente qualitativo trovo questo successo assolutamente ingiustificato.
“Il mercante di libri maledetti” può soddisfare il lettore della prima ora, quello da un libro ogni due anni, che si fa sorprendere da (banali) effetti speciali. Per l’appassionato più scafato l’impressione è quella di rileggere per l’ennesima volta una vecchia e noiosa storia, dove già si intuisce con largo margine di anticipo la prossima mossa, dove tutto sa già di scontato e prevedibile, ossia la più colpevole mancanza di un prodotto di genere.
Al di là del pregevole impegno profuso dallo scrittore qui al suo debutto, del quale va sicuramente dato adito, della gradevole qualità della prosa che rende comunque scorrevole la lettura, “Il mercante dei libri maledetti” è un romanzo purtroppo mediocre, dotato di una trama risibile e inconsistente, di personaggi anonimi, stereotipati e privi di spessore e di una originalità pari a zero. L’ennesima copia trita e ritrita nata sulla falsariga dell’idea originaria di Dan Brown con il suo “Il codice Da Vinci”. Un romanzo così ovvio e scontato che ce se ne dimentica prima ancora di riporlo sullo scaffale.
Il pregio di un mystery storico, (ma in questo caso preferirei utilizzare l’espressione “romanzo storico avventuroso”), è la riuscita amalgama della componente “fiction” con l’integrazione e l’insegnamento dell’accurato dettaglio storico, in una perfetta armonia. In “Il mercante di libri maledetti” si avverte la sensazione del posticcio, dell’utilizzare il vocabolo sconosciuto o la nozione in maniera artefatta e poco funzionale all’intreccio.
Imperdonabili alcune ingenuità narrative (come è possibile lasciare un baule incustodito in un luogo alla merce di chi se ne vuole impossessare) e nel tratteggio poco credibile di alcuni personaggi (il cattivone che da una pagina all’altra decide di redimersi e di passare sulla retta via, senza un minimo accenno ad un percorso di travaglio interiore).
Fossi stato in Simoni avrei tassativamente impedito all’editore di strillare in quarta di copertina paragoni azzardati con i capolavori di Umberto Eco e Ken Follett, rispettivamente “Il nome della rosa” e “I pilastri della terra”, sia per rispetto nei confronti della (vera) letteratura, sia perché questa mossa rappresenta già la prima azione di scavarsi la fossa con le proprie mani. Il confronto è addirittura improponibile con scrittori contemporanei del calibro dell’inglese C.J. Sansom o, per stare in casa nostra, del bravo Alfredo Colitto.
Mi piacerebbe dare fiducia a Marcello Simoni sulla lunga distanza, in fin dei conti stiamo parlando di un debutto e i margini di crescita sono convinto ci siano. Ma vorrei vederlo osare, cercando con coraggio nuove idee e territori diversi. Purtroppo visto il clamoroso successo commerciale è triste notizia che le vicende del mercante Ignazio da Toledo proseguiranno nella classica ormai abusata e famigerata trilogia. Vedremo cosa si inventerà il buon Simoni per un personaggio già morto nella fantasia al suo primo vagito.
Ahimè solo dettagli per noi poveri lettori quando si respira aria di mucca da mungere. Con buona pace della (vera) letteratura.


Articolo di Marco "Killer Mantovano" Piva

Dettagli del libro

  • Titolo Il mercante di libri maledetti
  • Autore Simoni Marcello
  • Dati 351 p., rilegato
  • Prezzo € 9,90
  • Prezzo IBS € 8,42
  • Editore Newton Compton
  • Collana Nuova narrativa Newton
  • EAN 9788854131941

giovedì 15 dicembre 2011

Time Crime. Nuovo marchio Fanucci.


Arriva nelle librerie agli inizi di gennaio TimeCrime nuovo marchio editoriale nato come una costola della più grande e già affermata casa editrice romana, Fanucci Editore. Rivolto ai lettori che amano il thriller in tutte le sue forme, dallo storico allo psicologico, dal noir alla spy-story, dal suspence al mystery, dal poliziesco alla detective-story, dal giallo all’hard-boiled, il nuovo marchio si pone come obiettivo quello di pubblicare trenta novità all’anno e di conquistare una quota di mercato rilevante già nel 2012. Ancora una volta il gruppo Fanucci, utilizzando un’esperienza di oltre vent’anni e una crescita di ben trenta volte dal suo inizio (1990), si conferma capace di raccogliere una sfida importante, entrando in un mercato ben consolidato come quello dei romanzi di suspence ed evasione, con la ferma convinzione che ci sia ancora spazio per una realtà indipendente, innovativa, snella e attenta ad offrire ai propri lettori prodotti curati nelle traduzioni, nell’editing e nell’estetica e con un occhio attento al prezzo di copertina. Infatti l’edizione TC sarà rilegata con sovracoperta al prezzo di soli euro 7,70.

TimeCrime proporrà autori principalmente inglesi, americani, australiani e italiani senza precludersi incursioni negli altri paesi, dalla Francia alla Spagna fino ai paesi dell’America del Sud. Cercherà di pubblicare titoli e/o autori inediti, anche in anteprima mondiale, e(ri)proporrà anche romanzi cult ormai introvabili che appartengono al passato e che hanno fatto scuola. E così, per gli autori italiani, seguirà il filo conduttore della “località”, storie fortemente caratterizzate dal territorio in cui si svolgono, nella tradizione di Camilleri e Carlotto. Il crime presentato potrà avere tinte forti, addirittura horror come piacciono ad Ammaniti, oppure ingredienti di azione, avventura, storia, religione, amore, o semplicemente indagini poliziesche o spy-story con intrighi internazionali.


I primi tre titoli della collana TimeCrime che troveremo in libreria dai primi di gennaio sono:

L’OMBRA DELLA VERITA’ di Karin Slaughter (pp. 520 - € 7.70)
Acclamata come una delle più talentuose autrici di crime, Karin Slaughter ha al suo attivo 25 milioni di copie vendute nel mondo e traduzioni in trenta lingue. Prima nelle classifiche di paesi come Gran Bretagna e Germania, la regina del thriller americano torna con un romanzo che tiene con il fiato sospeso, intrecciando le fila di una trama piena di colpi di scena e svolte sorprendenti che conducono il lettore, una pagina dopo l’altra, verso un finale sconvolgente.

«Karin Slaughter scrive thriller ai massimi livelliMichael Connelly

«Slaughter ha il coraggio di sparare subito l’artiglieria pesante, facendo vacillare le certezze anche del lettore più accorto. Il marchio di fabbrica della Slaughter non è che un indizio dell’ampiezza delle sue capacità.» Kirkus Reviews

«Karin Slaughter è una delle migliori scrittrici americane di polizieschi.» Washington Post

VENTI CORPI NELLA NEVE di Giuliano Pasini (pp. 304 - € 7.70)
Nel romanzo che inaugura le avventure investigative del commissario Roberto Serra il vero protagonista collettivo è Case Rosse, piccolo paese dell’Appennino Emiliano nel cui passato si celano i moventi di un misterioso triplice omicidio avvenuto nel Capodanno del 1995. Dopo una fortunata avventura di auto pubblicazione in rete, Giuliano Pasini esordisce con un “giallo italiano”, animato da personaggi forti e intriso di storia, quella sanguinosa della Seconda Guerra Mondiale.

La storia individuale di un investigatore ormai disilluso, Roberto Serra, e quella collettiva di un intero villaggio incapace di dimenticare le tragedie della seconda guerra mondiale.Il Piccolo

IN DIFESA DI JACOB di William Landay (pp. 400 - € 7.70)
Arriva in Italia in anteprima mondiale il terzo romanzo di William Landay. In corso di traduzione in 13 paesi, In difesa di Jacob è un thriller che tiene col fiato sospeso e insieme una straordinaria radiografia dei rapporti familiari; uno specchio feroce in cui realtà e giustizia si mostrano finalmente intere, nude, e legate da una linea di confine tanto sottile da sembrare immaginaria.

In difesa di Jacob è una lettura pungente, sofisticata e con diversi livelli di suspense intrecciati.Lee Child

A un primo sguardo, In difesa di Jacob è un thriller di prima qualità; ma scavando a fondo, si scopre che è anche una storia d’amore. Una lettura strepitosa che consiglio a tutti.” Nicholas Sparks

Magnificamente intenso.” The New York Times


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mercoledì 14 dicembre 2011

Alex – Pierre Lemaitre (Mondadori 2011)


L'uomo si avvicina e si ferma a guardare quella ragazza nuda, rannicchiata in fondo alla cassa. Gli occhi sgranati, rapiti, come un entomologo che osservi una specie rara. Sembra appagato. Poi si riscuote e impugna l'avvitatore.

Qualcuno di voi vedeva Lost? Ricordate quei finali di puntata in cui una certa situazione sembrava quasi chiarita e quindi fiduciosi aspettavate l'inizio della puntata successiva per riprendere il filo della storia e chiudere il capitolo? E invece...zac! Cambio di scena, di epoca, di tutto....si ricomincia! Bene, perché Alex del francese Pierre Lemaitre, classe 1951 è proprio così.
Alex, appunto, viene rapita, malmenata e rinchiusa in una gabbia sospesa in aria. Il suo aguzzino le da dei croccantini per animali, dell'acqua centellinata e torna quotidianamente per scattarle delle foto. E' convinta di morire Alex, è questo che il suo rapitore le ha detto “ti guarderò crepare lurida puttana”. Un giorno le porta per compagnia dei topi, e poi sparisce e non torna più. Alex ormai è stremata, sta perdendo le forze, non dorme quasi più, vede appannato, i rumori le giungono ovattati. La gabbia è troppo piccola, non può allungare le gambe ne alzarsi in piedi. Ha dolore ovunque, è terrorizzata, i topi aumentano, all'inizio si accontentano dei croccantini ma poi capisce che è lei che vogliono, la guardano, la annusano....ma Alex non vuole morire, non così, non ora!
La polizia brancola nel buio. Una ragazza è stata rapita, un passante ha visto un uomo in strada picchiare una donna, scaraventarla in un furgone e fuggire. La paura non gli ha permesso di intervenire e dal punto in cui si trovava non è riuscito a distinguere bene le figure. Non si riesce a risalire all'identità della ragazza, forse però uno spiraglio si apre sul rapitore, ma poi succede che....
Succede che dovrete leggerlo, perché io proprio non posso dirvi più niente. Credetemi vi farei un torto, vi rovinerei una storia agghiacciante, sorprendete e anche commovente. Non mi ha risparmiato un'emozione Lemaitre con questo suo esordio italiano. E' azzeccata la trama, sono giusti i tempi, i personaggi...è tutto perfettamente e sapientemente dosato con la maestria di uno chef. Alex è una donna che sbalordisce, intenerisce e suscita emozioni contrastanti in ogni pagina, ma fantastico è anche il personaggio del comandante Camille Verhoeven che dal basso del suo metro e quarantacinque sembra, per usare una battutaccia che troppo spesso è costretto a sentire, non essere all'altezza del caso, ma che invece ci si attacca come un mastino al polpaccio e non molla la presa fino a quando non è soddisfatto del risultato.
Consigliatissimo!


Articolo di Marianna "mari" De Rossi

Dettagli del libro
  • Formato: Rilegato
  • Editore: Mondadori
  • Anno di pubblicazione 2011
  • Collana: Omnibus
  • Lingua: Italiano
  • Titolo originale: Alex
  • Lingua originale: Francese
  • Pagine: 341
  • Traduttore: S. Vivian
  • Codice EAN: 9788804613596 

martedì 13 dicembre 2011

22/11/'63 - Stephen King (Sperling & Kupfer 2011)


"22/11/63 è forse il romanzo più “filosofico” di King, e potrei anche togliere le virgolette. Stimola continuamente riflessioni sul tempo, sul corso della storia, su linearità e cicli, sul ricominciare da capo, sul nostro agire ed essere agiti, sul nostro essere soggetti costituiti che si pensano costituenti… e viceversa, in una scorribanda schizofrenogena, tra teoria delle stringhe e allegorie profonde." - Wu Ming -

Fino ad oggi ritenevo che "L'Ombra dello Scorpione" fosse il capolavoro di Stephen King; questo "22/11/'63" lo supera, lo surclassa, lo fa apparire quasi un semplice buon libro. Sono qui, con le lacrime agli occhi, perché si piange, nel finale immaginabile e sorprendente, allo stesso tempo, e ci si ripete fino allo sfinimento che nessun altro scrittore è capace di narrare amore, morte, terrore, fantascienza, horror, mescolando questi ingredienti e dosandoli con una maestria ed un talento simili. Le 761 pagine scorrono velocissime, il libro non si riesce a posare se non per dormire (poco).
Jake Epping è un professore di letteratura di Lisbon Falls, Maine, e viene iniziato ad una avventura incredibile dall'amico Al, gestore del locale diner. C'è un luogo misterioso, nel retro del bar, una "buca del coniglio", oltre la quale si entra alle ore 11.58 del 9 settembre 1958. Il ritorno al presente, non importa quanto tempo si trascorra nel passato, avviene a due minuti dopo l'ingresso nella "buca", ma nel tempo reale. Al ha viaggiato nel tempo, ripetutamente, cercando di cambiare alcuni tragici eventi, ma non ha potuto proseguire fino alla fatidica data dell'assassinio di JFK.
Toccherà, dunque, a Jake, ricevere il testimone dall'amico ed entrare nel 1958 per portare a termine il compito e sventare l'omicidio del Presidente. I cinque anni, però, portano Jake a cambiare il corso delle cose in mille piccoli e grandi modi, stravolgendo il futuro del mondo e a renderlo differente da quello che conosciamo oggi. Rivelare di più è impossibile. Quello che è straordinario è il meccanismo narrativo di King, la successione degli eventi, le loro concatenazioni, "l'effetto farfalla", la meticolosità dei due viaggi di pianificazione e di azione, l'affascinante approfondimento della vita di Lee Harvey Oswald prima dell'attentato di Dallas.
Nulla viene trascurato, nulla stride e tutto diventa così possibile da far pensare che King stesso abbia potuto sperimentare una macchina del tempo. Non c'è un solo particolare che possa destare perplessità, non una sbavatura nella prosa, una traduzione eccezionale. Tutto è perfetto e Sadie, oh, Sadie, che creatura magnifica ha costruito il Re!


Articolo di Elisabetta Caramitti

Dettagli del libro
  • Formato: Rilegato
  • Editore: Sperling & Kupfer
  • Anno di pubblicazione 2011
  • Collana: Pandora
  • Lingua: Italiano
  • Pagine: 767
  • Traduttore: Wu Ming I
  • Codice EAN: 9788820051358 

lunedì 12 dicembre 2011

Il Mummificatore - Nicola Brunialti (Newton Compton 2011)


Sono quarant’anni che mi cercano invano. Non mi prendono e non mi prenderanno mai. Io so come uccidere. E lo faccio bene. Senza sbavature. Senza ripensamenti. Per questo mi considerano un mostro.

Appena ho visto la copertina e letto il titolo e il sottotitolo non potevo farmelo mancare. Già mi ero lasciato sfuggire, sciocco che sono, libri similari con il titolo terminante in “ore” e dunque questo preso di brutto e portato a casa.
Ecco Il mummificatore di Nicola Brunialti, Newton Comton 2011. Sottotitolo “Entrate nel mondo dei fantasmi! L’unico rischio è non uscirne vivi”. Copertina notturna, macchina con fari accesi che ci viene addosso ed una specie di fantasma tipo spaventapasseri che sembra uscire dal radiatore (brrrr!). Perfetta assonanza con i miei gusti.
Ma andiamo al sodo. In corsivo le rivelazioni del mummificatore, in “normale” la storia della giovane Sophie e quella della famiglia Gospel. Del primo possiamo dire che è un disgraziato maledetto che si diverte ad uccidere soprattutto signore isolate nutrendosi delle loro anime (ecco perché i corpi sembrano mummificati). Non mancano suoi commenti a questa insaziabile goduria.
La storia vera è quella della giovane Sophie, alla quale si riallaccerà in seguito quella del mummificatore, che ogni giorno prima di recarsi a scuola va al cimitero per una visita alla tomba del caro nonno Thomas con il quale si confida.
Poi c’è la famiglia Gospel, dicevo, una famiglia di fantasmi composta da mamma Anna, i figli Alma e Andreas di nove e sette anni e Stephen di due anni, il padre Julius e lo zio Wilfred, il fantasma addetto al cimitero meta della ragazzina. Ambiente da fantasmi con mobili antichi, scarafaggi, polvere e ragnatele dappertutto. Vivono nel mondo di sotto che funziona al contrario di quello di sopra. Quando in terra c’è il sole qui si dorme. E come i vivi possono evocare i fantasmi, questi possono evocare i vivi. La seduta, quindi, non sarà spiritica ma vivifica (vedete un po’). Altro elemento interessante per la nostra storia: un fantasma può anche assumere le sembianze di un vivo ma deve occupare un corpo di un mortale ed uccidere qualcuno ogni volta che sta per diventare spirito (mi pare giusto).
Non ve la faccio lunga. Attraverso una seduta vivifica, appunto, fatta di nascosto dai ragazzi fantasma, cosa imperdonabile per non essere scaraventati nelle desolate Lande del Nulla, Sophie viene risucchiata in questo mondo, ritrova suo nonno con il fedele cane (parla anche lui), si innamora di un ragazzetto fantasma e alla fine si scopre pure che la morte, ritenuta accidentale del nonno, è stata invece opera di un omicidio. Intanto sulla terra sono tutti in apprensione per la scomparsa della ragazzina.
Come avrete capito ho un po’ ironizzato su un libro in questo momento discretamente lontano dai miei orizzonti (altro che assonanza!), ma proprio per tale motivo adatto ad una lettura diversa dal solito. Che vi devo dire. E’ stata proprio una lettura diversa. Ma diversa, diversa. Una storiella leggerina con spunti francamente scontati, seppure espressi in maniera simpatica, che niente ha in comune con i grandi libri sui fantasmi. Ma se il mercato vuole questo, teniamocelo.


Articolo di Fabio Lotti

Dettagli del libro
  • Formato: Rilegato
  • Editore: Newton Compton
  • Anno di pubblicazione 2011
  • Collana: Vertigo
  • Lingua: Italiano
  • Pagine: 188
  • Codice EAN: 9788854131965 

    venerdì 9 dicembre 2011

    Concorso GialloMensa 2012 - Il bando



    Prendo paro paro la notizia dal sito dell' amica Buccheri, AngoloNero

    L'associazione Mensa Italia organizza, in collaborazione con Il Giallo Mondadori, un premio letterario per il miglior racconto giallo, d'enigma e di indagine.
    Il premio è gratuito e aperto a tutti. Gli elaborati, di lunghezza massima di 20 cartelle e rigorosamente inediti, dovranno essere inviati entro e non oltre il 30 aprile 2012


    3dlogo.jpg Il racconto vincitore sarà premiato durante il Meeting Annuale del Mensa Italia alla presenza del Direttore Editoriale delle collane edicola Mondadori, Franco Forte; in seguito sarà pubblicato su uno dei volumi in edicola nel mese di novembre 2012 della collana Il Giallo Mondadori.
    Per ulteriori informazioni contattare la segreteria del Premio ai seguenti recapiti:
    mail: giallomensa@mensa.it
    cell. 349.4492178
    Il bando completo in "Continua a leggere", tutti gli aggiornamenti sul sito del Mensa Italia.

    Regolamento
    1) Il premio è aperto a tutti i cittadini italiani ed europei
    2) Le opere devono essere scritte in lingua italiana
    3) Le opere devono essere inedite, ovvero non devono mai essere state pubblicate, neppure sul web
    4) La lunghezza massima delle opere partecipanti deve essere di 20 cartelle dattiloscritte. Ogni cartella va intesa di 35 righe e 55 battute, per un massimo di 2000 battute
    5) Ogni autore può partecipare con quanti elaborati desidera, senza alcuna limitazione
    6) I racconti devono essere inviati in busta chiusa e in 5 copie ciascuno, al seguente indirizzo:
    Mensa Italia
    c/o Presidente
    Alberta Sestito
    Via Ascanio Fenizi 71
    00149 Roma
    Entro e non oltre il 30 aprile 2012
    7) All'interno della busta con i racconti, i concorrenti devono inserire, ritagliato in originale, il Certificato di Partecipazione (CdP), che si può trovare nelle ultime pagine di Il Giallo Mondadori in edicola a partire dal numero di novembre 2011. Per ogni racconto partecipante occorre inserire nella busta un tagliando in originale
    8) Ogni racconto deve riportare in calce tutti i dati dell'autore: nome, cognome, residenza, recapito telefonico, indirizzo e-mail
    9) Gli elaborati non saranno restituiti
    10) Una pregiuria esaminerà i racconti partecipanti. I dieci finalisti saranno resi noti online e con comunicazione ai partecipanti
    11) La supergiuria finale, composta da Alessandra Buccheri, Responsabile Pubblicazioni del Mensa Italia, e da Franco Forte, Direttore Editoriale del Giallo Mondadori, stabilirà il vincitore assoluto
    12) Il racconto vincitore sarà premiato durante il Meeting Annuale del Mensa Italia, che si terrà in luogo e data da definire, alla presenza del Direttore Editoriale delle collane edicola Mondadori, Franco Forte; in seguito sarà pubblicato su uno dei volumi in edicola nel mese di novembre 2012 della collana Il Giallo Mondadori

    Per ulteriori informazioni contattare la segreteria del Premio ai seguenti recapiti:
    mail: giallomensa@mensa.it
    cell. 349.4492178

    mercoledì 7 dicembre 2011

    Il premio Scerbanenco 2011 a...


    Anche quest' anno si conclude uno Scerbanenco senza sorprese che vede come vincitore Gianni Biondillo e il suo romanzo edito da Guanda Editore "I materiali del Killer".

    Notizia nella notizia è che Roberto Costantini si è aggiudicato il premio "Menzione Speciale 2011" con il romanzo edito da Marsilio "Tu sei il male".

    Come ogni anno tutta la redazione si congratula coi 15 partecipanti e si dissocia dalla votazione finale della giuria che non tiene conto del voto popolare, che con tutto il rispetto avrebbe stravolto il risultato dei 5 giurati.



    Intervista a: Matti Rönkä (L'uomo con la faccia da assassino - Iperborea 2011)


    Giornalista e scrittore finlandese, Matti Rönkä presenterà l’8 dicembre il suo romanzo d’esordio “L’uomo con la faccia d’assassino” (Iperborea) al Courmayeur Noir Festival con Luca Crovi. In anteprima l’intervista.

    Cristina Marra: Quando hai deciso di scrivere romanzi e perché hai scelto il genere noir?

    Matti Rönkä: A 40 anni non avevo mai progettato di scrivere altro da un articolo di giornale. Eppure ero insoddisfatto della mia carriera. Così ho preso un anno sabbatico, sono andato in America per studiare regia documentaristica, ho capito che non avrei mai realizzato un film e ho deciso che invece avrei scritto un romanzo. Il “giallo” per me è uno strumento.

    CM: “L’uomo con la faccia d’assassino” è il tuo romanzo d’esordio della serie dedicata al detective privato Viktor Kärppä. Quanto conta l’ambientazione nei tuoi gialli?

    MR: Come romanziere non mi sento in obbligo di fornire ai lettori un’immagine totale, oggettiva, completa della Finlandia (come farei invece da giornalista).
    Forse, ho tentato di ritrarre degli scenari che la gente ancora non ha visto, di rappresentare cose e persone che sono tra di noi ma che non vediamo.

    CM: Bilingue, originario della Carelia vive a Helsinki e lavora per la criminalità e la giustizia, Viktor è due personaggi in uno?

    MR: Tutti agiscono in maniera complessa, le nostre vite sono piene di contraddizioni e schemi consolidati. Puoi considerarti una persona morale, stimare le tue azioni, credere di aver fatto un ottimo lavoro coi tuoi figli – e allo stesso tempo spacciare droga. I giornali sono pieni di queste “doppie facce”. Io descrivo Viktor come un personaggio dotato di una solida moralità, derivatagli dalla madre. Viktor prova a condurre una vita normale, cerca un modo per farlo, ma c’è sempre qualcosa del suo passato che riemerge!

    CM: Qual è il rapporto di Viktor con il suo “capo”Ryskov?

    MR: Viktor è leale, ma Ryshkov sembra essere molto peggio di quanto Viktor sospetti. Così, Viktor si ricorda ancora di Ryshkov, ma la sua storia è terminata nel primo libro. Più avanti, qualcuno tenterà di mettere le mani sulle proprietà di Ryshkov… ma anche questa è un’altra storia.

    CM: Contrabbando e droga, omicidi e scambi di persona. Nei tuoi libri definiti “romanzi sociali tinti di giallo”racconti con lo sguardo ironico e umano di Viktor l’atmosfera post sovietica e i collegamenti tra le regioni del Baltico e la Russia ed anche le problematiche delle minoranze di frontiera. Il romanzo per te diventa denuncia sociale?

    MR: Col collasso dell’Unione Sovietica, scomparve un’intera struttura sociale e molte persone povere si ritrovarono disoccupate, o scoprirono che le loro pensioni non valevano nulla. Mentre altri si arricchirono spaventosamente. Il collasso della società ebbe ripercussioni soprattutto sugli abitanti delle regioni periferiche, come la Carelia, che vista da Mosca appare lontanissima, e prossima a un confine ostile.
    Le attività criminali sono ovviamente legate al confine. Si tratta di contrabbando di merci illegali, di utilizzo di documenti falsi anche quando si commercia in beni legali (per ottenere tasse inferiori e così via…), significa prostituzione, ragazze che vengono mandate in Finlandia, significa merci contraffatte.

    CM: Viktor è un personaggio seriale. A quando il secondo romanzo in Italia?

    MR: Sono già al sesto volume della serie, in questi giorni lo pubblicherò in Finlandia. E Iperborea pubblicherà l’estate prossima il seguito.

    Intervista di Cristina Marra

    Autore
    Matti Rönkä (1959), nato nella Carelia finlandese, giornalista e volto noto del telegiornale della rete di Stato, ha ottenuto con questo suo primo romanzo uno straordinario successo in patria e nei numerosi paesi in cui è stato tradotto, aggiudicandosi tra gli altri il Gran premio finlandese per la letteratura poliziesca (2006), il Key Glass come miglior giallo nordico dell’anno (2007) e il Krimi Preis in Germania (2008).
    Il 10 dicembre Matti Rönkä sarà a Torino per parlare del suo libro a Il Meisino, ore 21, con Davide Ruffinengo e Davide Ferraris della libreria itinerante "Profumi per la mente".

    Trama de "L'uomo con la faccia da assassino"

    "Kornostajev, hai la faccia da assassino", gli dicevano ai tempi dell’Armata Sovietica. Oggi il suo nome è Viktor Kärppä, ma la faccia è sempre quella. Vive al confine della legge e di due mondi, non fa domande, non ruba, sbriga solo piccole faccende per la mafia russa di Helsinki, oltre a comuni indagini private. Come quella per ritrovare Sirje, la moglie scomparsa di Aarne Larsson. Niente di nuovo, finché Sirje si rivela la sorella del trafficante estone Jaak Lillepuu, il terrore del Baltico. E la sua indagine comincia a interessare a troppa gente. Tra i ricordi dolceamari del paese natale, le minacce del poliziotto di cui è informatore, e gli incarichi sporchi di Ryškov, gangster frontaliero di poche parole e tanti segreti, il passato sovietico torna a presentargli il conto: un ricatto che porta la firma dell’ex KGB e che rischia di coinvolgere anche Marja, la studentessa anticonformista di cui si sta innamorando. L’intrigo perfetto in un romantico noir d’atmosfera, con una lingua plastica che non ha bisogno di manierismi, perché ispirata dalla leggerezza del vero talento narrativo.

    martedì 6 dicembre 2011

    Angel - Anne Rice (Longanesi 2011)


    Non riconosci il diavolo quando lo vedi? Non sai che è il padre delle menzogne? Forse ci sono diavoli speciali per persone come te, ci hai mai pensato?

    Nessuno è il nome che FBI e Interpool di tutto il mondo usano per indicare Luchy the Fox, assassino efferato e di cui non si conosce nulla.
    Lucky, passa di paese in paese per portare a compimento le missioni assegnategli da 'l'uomo giusto' che poi stia coi buoni o coi cattivi a Lucky poco interessa, gli importa solo estraniarsi per non dover rivivere il passato, ma il passato è parte di noi e nella vita dello spietato killer arriverà una presenza a mostrarglielo e forse a riscattarlo. Ecco le premesse per la nuova trilogia sugli angeli di Anne Rice, la regina delle cronache dei vampiri.
    Anne Rice cambia le creature passando dai demoni agli angeli ma il plot rimane sempre lo stesso.
    In Angel abbiamo come al solito un uomo bellissimo dall'anima tormentata, alla perenne ricerca del bene e del male, che continua a chiedersi, chi siamo, dove andiamo, perché esistiamo? e ad un certo punto interviene, come al solito, una creatura, questa volta della luce invece che delle tenebre che invece di farsi raccontare la vita dal bello e
    dubbioso, gliela racconta, che lo trascina con sé nei secoli per riparare al male fatto in nome di un Dio giusto.
    Ho letto tutte le cronache dei vampiri e già gli ultimi capitoli non mi avevano articolarmente entusiasmato, con questo nuovo libro della Rice mi viene da considerare in un discorso più ampio e generale che un autore debba rendersi conto quando è il caso di dire basta; come già detto gli ultimi capitoli dei vampiri erano deboli, poi siamo passati dalle streghe, poi addirittura una trilogia su Gesù e ora gli angeli; ti prego Anne, BASTA! Abbi pietà dei tuoi lettori, non puoi rigirarci i tormenti della tua anima, la ricerca di risposte alle tue domande, tormentandoci, comunicandoci in ogni tutto scritto i risultati della tua conversione!

    "Siamo sempre accanto a voi, ma voi non ci vedete, troppo presi nel vortice della vostra esistenza, dei vostri errori. Siamo sempre accanto a voi e soffriamo con voi, vorremmo aiutarvi, vorremmo dare sollievo al vostro dolore, ma possiamo solo aspettare che siate voi a sentire il nostro sussurro."

    Insomma non leggetelo!!!

    Articolo di Marta Naddeo

    Dettagli del libro
    • Formato: Rilegato
    • Editore: Longanesi
    • Anno di pubblicazione 2011
    • Collana: La Gaja scienza
    • Lingua: Italiano
    • Titolo originale: Angel Time
    • Lingua originale: Inglese
    • Pagine: 244
    • Traduttore: S. Caraffini
    • Codice EAN: 9788830431881 

      lunedì 5 dicembre 2011

      Angel and Devil: Le cose di cui sono capace - Alessandro Zannoni (Perdisapop 2011)


      Angel&Devil - coppia di recensori nel corpo di un solo lettore
      (lettore che scrive, quindi più devil, dato il conflitto di interessi).

      Alessandro Zannoni: Le cose di cui sono capace
      Perdisapop, 2011
      Romanzo; 148 pagine; 14,00 euro

      - L’autore
      Alessandro Zannoni è di Sarzana. È del ’63, ma a vederlo tutto tonico e tatuato non si direbbe che ha 48 anni. Quattro romanzi li ha autopubblicati con lo pseudonimo di Michelangelo Merisi (qualcuno gli ha anche chiesto se questo fosse il suo vero nome: ovviamente, lui ha risposto affermativamente). Per altri due romanzi, sempre con Perdisa, Biondo 901 (un bel colpo, questo testo qua) e Imperfetto, ha invece preferito firmarsi come è registrato all’anagrafe.

      - Bandella
      Scheda del libro


      Angel

      Tu vuò fa’ l’italiano, ma si’ nato in (lidl)italì. Nick Corey è lo sceriffo italoamericano di una cittadina impronunciabile di uno stato americano. Nick deve domare un rodeo – o meglio, le intemperanze dei partecipanti al – organizzato nella sua città. Sicuramente ci saranno casini, disordini, proprio come è accaduto l’anno prima. Nick deve domare una Stella, che non è un astro, piuttosto una stronza che gli ha rubato il cuore un po’ di tempo fa e che adesso, dopo averlo abbandonato per 7 anni, è ritornata per reclamarlo e creargli qualche altro problema. C’è l’amico Rudy che è nei guai: si è giocato il ristorante a poker e ora bisogna aiutarlo. C’è la moglie di questo amico che è stronza e basta, e che ha qualcosa a che fare con questa partita di poker. C’è una malavita. C’è una punizione da dare, a volte tutti i giorni, che ha anche a che fare con il piacere sessuale: ma non è detto.
      In pratica, c’è una storia e una capacità italoamericana di raccontare questa storia: non è scontato.
      Le cose di cui sono capace, di Alessandro Zannoni, ridà speranza al genere che, in Italia, è ignobilmente oggetto di molte speculazioni. Ridà speranza a coloro che vogliono leggere una storia senza per forza riconoscere il limite di una geografia, di un’atmosfera, senza doversi accontentare di quello che c’è. Zannoni restituisce la verosimiglianza – questa sconosciuta – al lettore.
      Zannoni acquerella – sembra un verbo gentile, non consono al suo stile e all’utilizzo che fa della lingua: tuttavia, mi viene in mente un dipinto – il suo romanzo con irridente sapienza e saggezza, maestria e mestiere. E, cosa più importante, con profondo rispetto per il lettore.
      Il registro. Il lessico. Il luogo. La velocità frammentata. Il carattere… Bravo Zannoni: spero tanto che qualcuno recepisca questo tuo – sicuramente non spocchiosamente volontario – insegnamento. Perché Le cose di cui sono capace, di Alessandro Zannoni, è un pattern da seguire per scrivere storie cosiddette noir, cosiddette americaneggianti, cosiddette buone (ma esistono solo storie scritte bene e storie scritte male: questa storia fa parte della prima categoria), cosiddette da rileggere dopo averle lette e godute.


      Devil

      Tu vuo’ fa l’americano, ma si’ nato in italì. Quando scrivi un noir, un thriller, un biglietto d’auguri al tuo migliore amico, un giallo, un romanzo rosa, una lettera di scuse ad un’amica che non ti sei trombato perché palesemente un cesso, non è sempre necessario applicare una sorta di stanislavskijana psicotecnica alla scrittura del personaggio che cali in uno specifico territorio. Ma tranne per il biglietto e la lettera, se non lo fai, ottieni un risultato ridicolo. A me, diavolissimamente incazzato dalle prese per il culo di editori che continuano a sfruttare il paradigma del lettore rincoglionito ignorante (non mi fraintendete: il lettore per me è sacro, può dire e fare quello che gli pare), dico che questo Zannoni svergogna, mette in mutande tutti gli scrittori e le scrittrici che smorfiosano i maestri americani.
      Per tutti i coyote di… Sestri Levante! Questo bastardo di sceriffo Corey è un bastardo davvero! E ha tutte le caratteristiche di uno sceriffo dalla pistola facile. E la pistola è quella nella patta.
      Però, un pensiero per Pericle di Ferrandino l’ho avuto e come!
      E dai Zannoni, facce divertì, facce arricrià. Scrivine ’n’artro con lo sceriffo Nicola Coretti in arte Nick Corey. E te lo dico da diavolo perbene, eh.

      La citazione:
      Quando entrammo ad armi spianate, li trovammo tutti e cinque che dormivano uno sopra l’altro, sfatti come topi dopo una overdose di formaggio.

      La chiosa:
      Non bastano un paio di morti ammazzati, due sconcezze, un luogo disgraziato, una Napoli o una Marsiglia de noantri, un antieroe fascinoso per dire noir. Il noir è un’atmosfera. Noir, in Italia, è comunicazione piegata al marketing. Gli editori italiani sfottono l’etichetta di genere, proprio come viene utilizzata dalla matrice americana. Solo che gli americani non scrivono da italiani…
      Sulla copertina del romanzo di Zannoni, la dicitura noir non c’è.
      Di questo Angel & Devil sono contenti. Chapeau.

      Il giudizio sintetico:
      Fiesta: ma che fantastica fantastica ’sta fiesta



      Articolo di L.R. Carrino

      domenica 4 dicembre 2011

      La Rai cerca nuovi talenti della narrativa italiana


      Premio letterario La Giara

      La Rai-Radiotelevisione Italiana, su proposta del "Laboratorio di Scrittura Creativa" di *Rai Eri*, bandisce il *Premio "La Giara" per nuovi giovani talenti della narrativa italiana.

      Con questa iniziativa la Rai ribadisce il suo ruolo di medium attento ai nuovi linguaggi della narrazione e alle diverse tendenze letterarie che si distinguono per qualità e valore espressivo.

      Il *Premio “La Giara”* ha due caratteristiche essenziali:
      - la ricerca e valorizzazione di giovani narratori, di età compresa tra i 18 e i 39 anni, perfettamente in linea con gli obiettivi di un Servizio Pubblico che cerca di individuare nuovi talenti creativi anche al di fuori delle sedi e dei circuiti culturali istituzionali;
      - il forte coinvolgimento del territorio grazie a una struttura orizzontale che prevede che la prima selezione delle opere inedite avvenga a livello locale, a cura delle Sedi regionali Rai, cui, per Regolamento, dovranno essere indirizzati i dattiloscritti.

      L’intenzione è di stabilire un positivo circuito tra giovani scrittori, in grado di narrare con linguaggi attuali le dinamiche più profonde e significative del nostro tempo, e il potenziale comunicativo della Rai, che permetterà loro di essere conosciuti e valutati da un vastissimo pubblico nazionale e internazionale.

      La visibilità garantita da Rai all’evento focalizzerà l’attenzione di un pubblico insolitamente ampio sulle nuove forme del romanzo, che, prenderà avvio a livello periferico attraverso il coinvolgimento di media e soggetti istituzionali locali. Per tutta la durata del Premio, e poi nella vasta e articolata promozione del romanzo vincitore, Rai sarà attivamente impegnata, attraverso i suoi canali televisivi e tutti i media e le piattaforme a disposizione, nel lancio e nel sostegno dell'iniziativa, seguendone le diverse fasi e dando visibilità al dibattito e alle attività che animeranno il Premio nel suo percorso.

      Dal momento in cui tutti gli inediti dei partecipanti saranno pervenuti alle Sedi regionali (entro il 31 dicembre 2011) a quando saranno resi noti i nomi dei 21 finalisti (fine giugno 2012)*, il Premio sarà una vera e propria palestra di ricerca letteraria che vedrà protagonisti i giovani narratori.

      Le attività del Premio ogni anno si chiuderanno a fine luglio ad Agrigento, nei luoghi natali di Pirandello, con la proclamazione del vincitore.

      Per partecipare al concorso leggi il regolamento e scarica la domanda

      Per richiedere informazioni sul premio, email: info.premiolagiara@rai.it

      Regolamento

      Domanda di partecipazione

      Il Premio La Giara su Facebook

      sabato 3 dicembre 2011

      La casa dei sette cadaveri – Jefferson Farjeon (Polillo 2011)


      “Un cadavere può ispirare compassione ma sette superano di gran lunga la nostra capacità di reazione”

      Il detto “l’occasione fa l’uomo ladro” calza perfettamente a pennello a Ted Lyte. Lui infatti di professione fa il topo d’appartamenti che vivacchia bene (poche volte) o male (molto più spesso) compiendo piccoli furtarelli appunto quando se ne presenta la possibilità. Per lui quindi la ricerca dell’“occasione” rappresenta un vero e proprio lavoro, una regola di sopravvivenza, più che una contingente eccezione tentatrice. Non ha quindi certamente bisogno del diavoletto istigatore per intrufolarsi all’interno di Haven House, antica villa sulla costa dell’Essex. Ora, credo che trovarsi di fronte ad un cadavere bello e stecchito sicuramente rappresenti un’esperienza a dir poco shoccante. Ma imbattersi addirittura in sette trapassati tutti in una volta sola può mandare in pappa completamente il cervello. La sua fuga dalla casa è quindi talmente repentina e fulminea da farlo finire dritto e filato tra le braccia di un incredulo poliziotto, quasi senza accorgersene.
       “Forse “fretta” non è la parola esatta. E’ scappato da quella casa come se fosse stato sparato da un cannone”. All’ispettore Kendall, più avvezzo al delitto rispetto al malcapitato e balbettante ladruncolo, la macabra scoperta invece sortisce l’effetto contrario. Un cadavere da solo impressiona ma vederne sette tutti in una volta cauterizza, rende quasi insensibili. Spalleggiato da un intrepido giornalista free-lance, l’ispettore si getta a capofitto nel mistero. Tra indagini in terra inglese, una trasferta in oltremanica in quel di Boulogne e una crociera verso i mari del Sud, si arriverà alla sospirata soluzione dell’enigma.
      Inizia con questo romanzo dell’inglese Jefferson Farjeon, già incontrato con il precedente “Sotto la neve” (Bassotto n. 61), la carica al numero 200 della collana. Un romanzo dal taglio del tutto particolare e sotto certi punti di vista un po’ atipico per lo standard degli altri romanzi pubblicati . Certamente la storia narrata dimostra l’ingegnosità, quale costruttore di trame originali, dello scrittore e la finezza, l’arguzia e il brio della sua penna. Un racconto a tratti veramente godibilissimo. L’inizio, con l’introduzione del mistero, veramente d’effetto e il via alle prime indagini, è assolutamente travolgente, tanto che difficilmente si riesce a interrompere la lettura. I siparietti tra l’ispettore Kendall, il sergente Wade e il dottor Sauders e successivamente tra lo stesso ispettore e i funzionari francesi che, rimasti impressionati per il numero di cadaveri sui quali indaga il collega anglosassone, si sentono un po’ in imbarazzo per il fatto di “essere riusciti a trovare un solo defunto” sono qualcosa di irresistibile. Fatto ciò, la trama vira completamente verso sviluppi inaspettati spiazzando completamente il lettore, forse troppo (ben) abituato al classico e forse sotto certi aspetti, “rassicurante”, schema “delitto-indagine-soluzione”.
      La parte centrale, ambientata in Francia e il successivo sviluppo verso il finale, assume invece tratti avventurosi che ricorda più quei libri di Edgar Wallace che mischiano il mistero ad una certa dose di melodramma (per gli appassionati dell’autore di “Maschera bianca” – Bassotto n. 37 e “Il cerchio rosso” Bassotto n. 66 e di “King Kong” cito il pur famoso “L’arciere verde”) strizzando l’occhio al “feuilleton” francese con le sue storie intricate, contraddistinte da qualche buchetto qua e là nella trama e le “combinazioni” un a volte inverosimili proprie di questo genere letterario che predilige molto un “mistero che viene dal passato” (che spiegherà l’enigma dei sette cadaveri) e preferibilmente una donzella un po’ svenevole, parecchio spaventata e insicura, quale Miss Fenner del romanzo,una figura, ancora nel 1939, per intenderci più in carattere con la “seconda Signora De Winter” piuttosto che con la “prima moglie” Rebecca (il libro della Du Maurier è solo dell’anno prima).
      Vengono subito in mente, per restare nell’ambito della collana della Polillo, l’apprensione e le inquietudini un po’ sulle righe che attanagliano le eroine create da Mignon Good Eberhart nel suo “Il pappagallo bianco” (Bassotto n. 41), da Christianna Brand ne “Il gatto e il topo” ( Bassotto 78) o da Helen McCloy in “Panico” (Bassotto n. 79). In queste pagine la trama imbastita da Farejon si appesantisce un po’ e perde per un attimo di brillantezza rispetto alla prima parte, quasi volesse uniformarsi all’atmosfera che l’autore ha creato, appunto, un pochetto troppo “retrò” con aspetti sinistri e tenebrosi propri di certi manierismi più fine ottocento che propri degli anni ’30 del novecento e che se letti oggigiorno, suonano inevitabilmente parecchio artificiosi, al punto da fare quasi sorridere piuttosto che angosciare il lettore moderno. Ma pure queste storie hanno contribuito a far grande l’epoca d’oro del genere ed è giusto che si alternino con altre più vicine alla tradizione del “whodunit?”.
      Un mystery quindi che è in po’ romanzo giallo d’indagine, un po’ romanzo d’avventura, comunque di gradevole lettura con un “plot” che si dipana a tappe forzate, con una velocità dettata da tempi narrativi, per fortuna, ristretti (il che significa molto ma molto più velocemente rispetto alla realtà vera e propria, a costo pure di soprassedere su certi chiarimenti lasciati piuttosto all’intuito del lettore). Sicuramente divertente ancora ai giorni nostri. L’importante è abbandonarsi completamente alla storia e farsi condurre fiduciosi per mano da un buonissimo autore quale è stato Jefferson Farjeon, senza porsi troppi interrogativi sulla verosimiglianza della trama. Ovvero porsi i quesiti giusti. Chi sono i sette trapassati? Come sono morti? Suicidio o omicidio? Come sono arrivati e perché proprio a Haven House? Che ci sta a fare una pallina da cricket logora e consunta, in cima ad un vaso d’argento in bella vista sul camino? Cosa significa l’enigmatico messaggio trovato stretto nelle mani di uno di loro? Cosa si cospira alla “Pension Paula” di Boulogne? Chi è il misterioso venditore ambulante “dalla pelle scura” che pare pedinare i “nostri”? Rispondente a questi e tanti altri enigmi e avrete la soluzione del mistero dei sette cadaveri in casa (per tacere del gatto).

      Articolo di Alberto "allanon" Cottini

      Dettagli del libro

      • Titolo: La casa dei sette cadaveri
      • Autore: Jefferson Farjeon
      • Traduttore: Dario Pratesi
      • Edirore: Polillo Editore
      • Collana: I Bassotti n. 101
      • Data pubblicazione: luglio 2011
      • Pagine: 288
      • Euro 13,90

      giovedì 1 dicembre 2011

      Una vita da Camillo Langone


      Oramai mi capita sempre più spesso di fare topic col rischio di farmi chiudere baracca e burattini. Sarà qualche crisi legata alla seniltà? Bho.
      Sta di fatto che i motivi di questi articoli sono davvero troppo succulenti per non scriverne.
      Come non parlare, infatti, di quel bel quotidiano Nazional/Padano che è Libero. Un quotidiano che è stato diretto dal fior fiore del giornalismo italiano: su tutti... ehm.. mmm... ehm... oddio non mi viene il nome, ma come dimenticare, coso lì, come si chiamava? ehm... va be, avete capito e ultimo ma non ultimo... quello là, dai su!! il nome ce l' ho sulla punta della lingua e vi assicuro che il sapore non è proprio Nutella.
      Ok mi arrendo all' ignoranza, ma un nome, sì, un nome rimarrà impresso nella mia mente per tantissimo tempo (e devo ammettere che avendo cercato una sua foto su google, adesso - porco di quella troi@ - anche il suo volto sarà difficile da scordare): CAMILLO LANGONE.
      Prima di parlare del suo fantastico pezzo su Libero, vi presento il nostro amico Langone incollando la biografia che lui stesso pubblica sul suo sito:
      Camillo Langone è nato a Potenza e vive a Parma, dopo avere abitato a Vicenza, Verona, Caserta, Viterbo, Pisa, Bologna, Reggio Emilia, Trani. Ha pubblicato alcuni libri. Scrive sul "Foglio" (sulle cui pagine ha inventato la figura del critico liturgico) e su "Libero", occupandosi in particolar modo di letteratura, architettura, arte contemporanea, enogastronomia, religione.
      Ok è un terrone (io sono di Agrigento quindi posso dirlo) che vive in Padania, ma solo dopo aver girato mezzo stivale. Scrive sul Foglio (e se per foglio si fosse inteso un A4 bianco avrebbe fatto già meno danni, invece è il quotidiano di quello che NON ha il cognome simile a una città, no no... è proprio lui la città, nel senso che è talmente ampio che il suo girovita è edificabile e ha preso il nome di Ferrara) e scrive anche su Libero.
      Di cosa scrive su Libero? Facile: di letteratura, di architettura, di arte contemporanea, di enogastronomia e di religione.
      STAMINCHIA! è stato il mio primo pensiero dopo aver letto la sua biografia. Un Genio!!

      Ok, il gioco si fa duro e son sicuro d' averlo più duro di Langone (forse perchè leggo meno di lui) e quindi affronto il suo articolo su Libero dal titolo: Togliete i libri alle donne e torneranno a fare figli (il genitore è il lavoro che gli italiani non vogliono più fare. Ma più culle resteranno vuote più barconi di immigrati arriveranno).
      Già dal titolo del pezzo, capisco che definirlo Genio forse è un tintinino troppo e quindi abbasso un pò il suo rating declassandolo da Genio a Virtuoso (scusate i termini tecnici/economici, ma di 'sti tempi)
      Leggendo il suo articolo incappo in espressioni tipo:
      "Culle vuote e barconi pieni sono fenomeni così strettamente legati che perfino un sincero xenofobo come me ha sbuffato"
      oppure
      "non è pensabile che una nazione si spopoli senza che alle nazioni vicine venga in mente di ripopolarla."
      e ancora:
      "mi capita sempre più spesso di trovarmi completamente circondato da stranieri [...] e mi sembra di vivere un incubo."
      ma l' estratto più bello e illuminante dell' intero articolo è questo:
      "Se non è la religione, se non è l’ideologia, qual è il vero fattore fertilizzante? Io lo so ma l’ho tenuto per la fine dell’articolo perché non avevo fretta di farmi linciare. Ebbene, gli studi più recenti denunciano lo stretto legame tra scolarizzazione femminile e declino demografico. Il vero fattore fertilizzante è, quindi, la bassa scolarizzazione e se vogliamo riaprire qualche reparto maternità bisognerà risolversi a chiudere qualche facoltà."
      A questo punto il suo rating è davvero basso mentre il suo spread è molto alto, diciamo che, è con lo spread fino al collo. Il problema di fondo è che non conosco termine che possa usare senza subire denunce per diffamazione e quindi lascio a voi l' impresa.

      Ma a questo punto i più tolleranti diranno: "ma va be è un articolo ironico" bhe la mia risposta, anch'essa molto tollerante è: "ironico un cazzo!" e sapete il perché? Perché il mio amico, anzi nostro ami..., anzi vost... va be Lui, è anche recidivo.
      L' 1 Settembre 2010 scrisse su "Il Foglio" a chiusura di un' altra sua perla di saggezza: "Genitori che avete una figlia in età da università: se volete nipotini che vi tramandino e che la realizzino, risparmiate sulle tasse universitarie e regalatele un bel vestito"
      E per completezza vorrei anche dirvi che il Langone nella sua vita ha letto davvero poco, tant'è che ha uno striminzito diploma in agraria che ha preso quasi per "regalo", visto che, a detta sua: "In verità ho un diplomuccio in agraria, ovviamente rubato perché ero in tutt'altre faccende affaccendato"

      Un piccolo quesito mi è venuto in mente mentre guardavo una sua foto sul web:
      considerando che chi legge non fa figli, in questa foto il nostro amico Langone, si sta forse masturbando?









      Beh vorrei chiudere con un altro stralcio preso dal suo sito dove si legge:
      Per brevi elogi e inviti a manifestazioni che prevedono un gettone di presenza scrivere a posta@camillolangone.it
      Beh ragazzi miei, se volete elogiarlo, vi prego, fatelo. Elogiatelo tantissimo, perché se lo merita.

      Articolo di Enzo "BodyCold" Carcello