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giovedì 30 giugno 2011

Intervista a: Marco Polillo


La collana “I bassotti” della Polillo Editore pubblica il numero 100 offrendo ai lettori, oltre ad un romanzo inedito per l’Italia, un cofanetto che contiene un volume con la biografia degli autori dei romanzi finora pubblicati.
Per l’occasione, Marco Polillo ha acconsentito a rispondere ad un altro “terzo grado” da parte dei Corpi Freddi.


Corpi Freddi: Nel maggio del 2002 veniva stampato il primo numero della collana “I bassotti”. Il numero 100 si trova da poco nelle librerie. In pratica è come se aveste pubblicato un romanzo al mese. E’ stata una piacevole sorpresa anche per voi essere arrivati in così poco tempo a questo traguardo?

Marco Polillo: Be’ quando abbiamo incominciato non pensavamo di arrivare così avanti. Il mio obiettivo era di arrivare almeno al n. 50 e poi si sarebbe visto. In realtà col passar del tempo abbiamo anche incrementato il numero delle uscite annuali passando dalle iniziali 8 alle attuali 12/14

CF: I piccoli editori sono più attenti a quello che scrivono o pensano i lettori. Certamente si pubblica per ottenere dei guadagni, ma il profitto non è tutto. La qualità dell’offerta paga?

MP: Me lo auguro! Noi abbiamo sempre cercato la qualità anche perché ritengo che sia il modo migliore per conquistare la fiducia e l’affetto (sembra strano usare questa parola, ma per me è così) dei lettori. La gente sente quando uno ci mette passione nel suo lavoro e la passione ripaga (non tanto economicamente quanto spiritualmente: ma è già qualcosa).

CF:  Quando c’è la passione o l’interesse per qualcosa, è un piacere condividere con più persone i propri interessi. E’ anche per questo motivo che la collana cerca di dare, oltre al romanzo, cenni biografici sull’autore e informazioni sui più famosi romanzi pubblicati?

MP: Sicuramente. Ma vorrei aggiungere che attraverso i Bassotti (e lo stesso varrà per i Mastini, anche se in modo leggermente diverso) mi piacerebbe che i lettori riuscissero a capire meglio l’atmosfera di quegli anni (letterariamente parlando) e a conoscere meglio, per quanto siamo in grado di dare, quel mondo e di quegli autori. Chi leggerà il volume delle vite si accorgerà di quanto erano ricche le personalità di chi scriveva quei romanzi negli anni dell’età d’oro del giallo.

CF:  E’ difficile trovare notizie biografiche sugli autori minori o su quelli che non sono mai stati pubblicati in italia?

MP: Molto, anche grazie a internet qualcosa alla fine si riesce a trovare. Non sempre, però, il caso di Parke, l’autore del n. 100, è emblematico: di lui non si sa assolutamente nulla.

CF:  Oltre agli inediti, i romanzi pubblicati vengono ritradotti o la traduzione viene aggiornata o completata, come è successo per l’ultimo romanzo pubblicato di Dorothy Sayers, “Lord Peter e l’altro”. La prima edizione italiana, del 1948 (ripubblicata nel 1976) aveva poco più di duecento pagine; la vostra ne ha quasi quattrocento: si può dire che sia un altro romanzo?

MP: Assolutamente sì. Quando io ho letto per la prima volta “Lord Peter e l’altro” (titolo orrendo, peraltro, ma come facevo a cambiarlo dopo tutti quegli anni? Ed è un discorso che vale per altri titoli troppo noti per poter essere modificati. Sempre a proposito della Sayers, per esempio, perché intitolare “Il segreto delle campane” quando “I nove rintocchi” sarebbe stato infinitamente più bello?). Ma tornando alla prima lettura di “Lord Peter e l’altro” ero rimasto stupito del fatto che la critica lo considerasse unanimemente uno dei grandi libri della Sayers e io l’avevo trovato un testo normale, senza infamia e senza lode. Poi, quando uno si accorge che in realtà aveva letto solo un grande riassunto, si rende conto della differenza.

CF:  Quando si riprende in mano l’originale, a volte si vorrebbe cambiare anche il titolo, perché la traduzione con cui alcuni romanzi sono conosciuti in Italia è molto diversa dall’originale. Perché non è consigliabile farlo?

MP: Ho risposto alla domanda precedente senza sapere che stavo rispondendo anche a questa. Aggiungo però una considerazione. E’ scorretto nei confronti di un lettore che già conosce o ha letto il testo in una versione “vecchia” o ridotta riproporlo con un nuovo titolo. Certo, se si tratta di una edizione degli anni Venti si può fare, e noi a volte l’abbiamo fatto, ma se è un testo molto noto, uno corre il rischio di ricomprare lo stesso titolo e magari non ne ha alcuna intenzione. Ricordo molti anni fa quando la Mondadori pubblicò con il titolo “L’assassinio di Roger Ackroyd” un romanzo di Agatha Christie che era sempre stato intitolato “Dalle nove alle dieci”. Ci fu una vera rivolta da parte dei lettori che si sentirono imbrogliati.

CF:  Nella presentazione che viene riportata in ogni romanzo pubblicato, è scritto che “I bassotti” attingono “soprattutto alla grande tradizione angloamericana”. Non si escludono quindi autori di altre nazioni. Vedremo mai un italiano nella collana? O è solo un problema di diritti d’autore?

MP: No, non è un problema di diritti d’autore, è un problema di “scuola” del giallo. Quando i Bassotti nacquero, nel 2002, non pensavo che avrei fatto un’altra collana come i Mastini, e infatti ci sono alcuni titoli usciti nei Bassotti che oggi, se dovessi pubblicarli, verrebbero messi nei Mastini. Penso, per esempio a Household e, forse, allo stesso James Hadley Chase. E quindi alcuni autori, soprattutto francesi (pensate a Japrisot o a Boileau e Narcejac) potrebbero tranquillamente trovare posto nella collana. Oggi ci sono i Mastini, ma nel 2002 chi avrebbe potuto immaginare il futuro? E quindi era naturale lasciarsi una porta aperta. Quanto agli italiani, non saprei, ci sono alcuni autori molto bravi – vi ricordate Augusto De Angelis? – che meriterebbero il loro spazio, ma sono quasi tutti già accasati altrove.

CF:  La stessa domanda vale anche per gli autori francesi della cosiddetta Golden Age, di cui in Italia si è pubblicato poco. E’ un mercato difficile da esplorare?

MP: Vale quanto detto sopra. E’ comunque un mercato difficile da esplorare e, soprattutto, poco noto. Ma mai dire mai.

CF:  Ci sono molti autori che vorreste pubblicare, ma non avete i diritti, oppure questi costano troppo per le dimensioni della vostra casa editrice?

MP: Ci sono alcuni autori che vorrei pubblicare perché meriterebbero, per la loro storia, di essere inseriti nella collana (che alcuni chiamano, cosa che mi lusinga assai, la Pléiade del giallo classico). In alcuni casi non possiamo perché vengono regolarmente pubblicati da altri editori, ma in altri casi non possiamo perché alcuni agenti non si rendono conto del vantaggio che avrebbero – non dal punto di vista strettamente economico, ma da quello d’immagine e di ricordo – certi autori a trovare posto nei Bassotti. E quindi sparano delle richieste, di anticipi o altro, assolutamente inaccettabili. Però, prima o poi, confido di arricchire ugualmente l’elenco dei miei autori anche con qualcuno di quelli che, oggi, sembrerebbero irraggiungibili.

CF:  I diritti d’autore non sono in mano solo agli eredi degli autori, perché il mondo editoriale è organizzato in modo più complesso. Ci sono, per esempio, gli agenti. A volte poi non si sa bene nemmeno a chi appartengono i diritti. Può raccontarci qualche aneddoto?

MP: Aneddoti piacevoli riguardano certi eredi di autori che noi siamo riusciti a raggiungere, dopo laboriosissime ricerche, e che si sono dimostrati più che vogliosi di darci una mano. Rammento la figlia di Samuel W. Taylor (l’autore di L’uomo con la mia faccia) che era quasi diventata un’amica, tanto era contenta di vedere il romanzo di suo padre pubblicato dopo tantissimi anni in un territorio, l’Italia, dove non era mai uscito. E ancora una delle tre figlie dei coniugi Teilhet (Il dardo piumato) che addirittura ci ha mandato (senza mai averci visto né sentiti prima) l’unica copia che aveva dell’edizione originale del libro per permetterci di utilizzarlo per la traduzione, prendendo semplicemente per buona la nostra assicurazione che glielo avranno rimandato. Cosa che è stata regolarmente fatta. Sono queste le cose che vorrei far presenti a quei sedicenti agenti letterari che ci negano i diritti, senza nemmeno rendersi conto che facendolo, negano grandi soddisfazioni agli eredi degli autori.

CF:  La raccolte di racconti non hanno molta fortuna in Italia. Quelle che escono in novembre per “I bassotti” sono un’eccezione. E’ perché anche per gli autori dei singoli racconti vengono date ai lettori informazioni biografiche sugli autori o forse per la curiosità dei i temi che vengono trattati nei titoli delle raccolte: i viaggi in treno, la camera chiusa, i delitti in codice?

MP: Credo che la risposta sia soprattutto legata alla scelta dei temi. Un’antologia senza un filo conduttore ha un senso relativo, mentre il fatto di poter vedere come diversi autori hanno risolto in maniera magari completamente differente certe situazioni comuni può essere molto più interessante. La prima raccolta, Delitti di Natale, aveva un argomento commercialmente molto forte, appunto il Natale, e immagino che i lettori, essendo rimasti soddisfatti della scelta, si siano affidati con maggiore disponibilità alla casa editrice per le raccolte successive. Ora, forse, l’antologia dei Bassotti è diventata una specie di collezione nella collezione. A questo proposito sono lieto di darvi un’anteprima: la raccolta di quest’anno si chiamerà I delitti della casa di campagna e avrà al suo interno un gruppo di autori prestigiosissimi.

CF:  Spesso anche la copertina convince un lettore all’acquisto di un libro. Voi avete sempre curato la grafica delle vostre pubblicazioni. La scelta che porta a decidere la copertina definitiva richiede molto tempo? Ci sono diverse proposte o si tratta di scegliere fra due o tre idee?

MP: No, la scelta è di norma abbastanza semplice, anche perché chi sceglie ha letto e conosce perfettamente il libro, quindi non succede mai, come a volte in altre case editrici, che il grafico debba vestire un testo di cui nessuno sa niente.

CF:  Dalla fine di settembre del 2010 è nata la collana “I Mastini”, che, dagli anni Venti agli anni Sessanta, comprende non solo romanzi “hardboiled”, ma anche quelle storie “suspense”, d’azione oppure il poliziesco procedurale: oggi vengono definiti “thriller”. Avete voluto in qualche modo completare la storia del Giallo?

MP: No, un’ambizione del genere non l’avevamo avuta. Ma l’idea di poter offrire al lettore interessato uno spaccato e una selezione dei generi collaterali al giallo classico ci piaceva. Si tratta di un arricchimento e come tale va inteso, anche per il terzo dei motivi che riporto nella risposta alla domanda che segue.

CF:  Anche “I Mastini”, giunti ormai al sesto numero, sono stati apprezzati dai lettori?

MP: Meno dei Bassotti, purtroppo, ma non disperiamo. I motivi sono tre: il primo è che al lancio dei Bassotti la critica rispose entusiasticamente e questo aiutò moltissimo la conoscenza della collana, cosa che purtroppo non è successa per i Mastrini. Il secondo è che mentre i Bassotti hanno un genere più “compatto”, i Mastini spaziano molto, dal thriller all’hardboiled, dal suspense, alla crime story, ecc. Il terzo è che, essendo autori più recenti, molti sono regolarmente pubblicati da altri editori, come per esempio Chandler o Hammett.

CF:  Polillo Editore non fa pubblicità, se non in rete, alle nuove uscite. E’ una scelta editoriale o è una scelta puramente economica?

MP: Puramente economica. Costa troppo in rapporto al fatturato che quei libri ci possono dare.

CF:  Anche la distribuzione è importante per aumentare le vendite. “I bassotti” si trovano solo nelle librerie, mentre nei primi anni si potevano trovare anche nel settore libri dei supermercati. Dipende dal tipo di pubblico a cui vi rivolgete, che non è certamente quello dei lettori occasionali?

MP: No, dipende da una scelta dei buyer della Grande Distribuzione che hanno visto che l’accoglienza della collana presso i loro punti vendita non era poi così buona come si aspettavamo, e quindi hanno deciso di non tenerla più. D’altra parte, anche se si tratta di gialli, sono sempre dei libri molto raffinati, più adatti al pubblico delle librerie che a quello dell’acquisto d’impulso o dell’ultimo best seller superscontato, tipico dei supermercati o dei centri commerciali.

CF:  Quest’anno è stato riconfermato come Presidente dell’Associazione Italiana Editori. Il comunicato dell’AIE parla di continuità nella politica del precedente mandato e di trasformazioni dell’editoria legate allo sviluppo tecnologico. Secondo lei, gli e-book sono un’opportunità in più oppure sono in competizione con i libri in formato tradizionale?

MP: Sono un’opportunità in più, anche se personalmente non credo che in Italia avranno lo stesso fulminante sviluppo che hanno avuto negli Stati Uniti o in Inghilterra. Si affermeranno anche da noi, certo, e diventeranno un fatto comune, soprattutto tra le generazioni più giovani, quelle che si sono trovate un computer in mano sin dalla primissima età. Ma il libro di carta sopravvivrà (almeno lo spero, sarebbe un vero peccato se così non fosse).

CF:  Vedremo “I bassotti” o “I Mastini” anche in formato elettronico?

MP: Ci stiamo pensando. Prima o poi faremo un esperimento, ma per ora aspettiamo, il modo in cui i libri elettronici vengono realizzati oggi è ancora troppo distante dalle caratteristiche qualitative che noi vogliamo (pensate, per esempio, alle difficoltà di riprodurre tabelle, piantine, ecc).

CF:  L’anno prossimo, a maggio, festeggerete i 10 anni de “I bassotti”. State già pensando a qualche iniziativa?

MP: No, francamente non ci avevo pensato e grazie per avermelo ricordato. Adesso che lo so, credo che valga la pena farsi venire in mente qualcosa.

CF: Grazie ancora della disponibilità e speriamo di avere soddisfatto le curiosità dei nostri lettori.

MP: Grazie a voi di Corpi Freddi per la passione, l’impegno e l’affetto (vedete che questa parola serve) con le quali continuate a seguirci.

Intervista di Paolo "carrfinder" Umbriano



Da giovedì 30 giugno in tutte le librerie il numero 100 della collana “I bassotti”, insieme allo speciale volume celebrativo Gli autori dei primi 100 bassotti - Vita e opere.



Acquistabili separatamente o, senza alcun aumento di prezzo, nell'esclusivo cofanetto “I bassotti - 100”!

martedì 28 giugno 2011

Notizie dal WEB


Mi spiace dover fare questo topic, ma per diritto di cronaca e per l' amicizia, l' affetto e la stima che ci lega verso gli interessati, non potevamo tirarci indietro.
Stamattina prima tegola aprendo facebook, una notizia che, parafrasando il titolo del post sul blog in questione, non avrei mai voluto leggere: l'orrendo annucio della chiusura di Asengard.
Le motivazioni sono facilmente intuibili: crisi economica, editoria piccola ed indipendente in Italia considerata alla stregua di "robetta", che questo Governo ha sempre più affossato grazie a "strani" decreti legge, uno su tutti quello che non permette agevolazioni economiche sulle spedizioni. Insomma, un pantano culturale che va via via sempre più unifrmando l' editoria italiana attorno ai soliti gruppi noti.
Tornando ad Asengard - ne parlavo proprio qualche giorno fa col grafico che cura(va) le copertina della Curcio - era una della pochissime case editrici a dare supporto a chi aveva necessità di scrivere del Fantasy e del Gotico. Quindi un Grazie da parte di tutti quelli che apprezzano tali generi e che, per merito di questa casa editrice, hanno potuto leggere perle di editoria ad essi legate. Un Grazie anche da chi crede nell' editoria come impresa (coi rischi che questo comporta), al contrario di chi, invece, si finge casa editrice per approfittare della bramosia di autori che, pur di vedersi pubblicati, pagherebbero di tasca propria. Insomma, GRAZIE per esserci stati!


Altra brutta notizia l' ho letta sul sito di Gargoyle Books: Paolo De Crescenzo lascia la guida della sudetta casa editrice. Partendo dal presupposto che auguriamo tutto il bene di 'sto mondo al nuovo editor, chi seguiva Gargoyle conosce bene il peso stilistico che Paolo aveva sulla casa editrice.
Riportiamo per intero il comunicato stampa che annuncia il cambio di poltrona:
Con il prossimo 30 giugno, dopo sei anni e mezzo di attività, lascio la direzione editoriale di Gargoyle.
Desidero, in tale circostanza, ringraziare di cuore tutti quelli che hanno reso possibile la creazione e lo sviluppo del marchio Gargoyle, contribuendo a farne un punto di riferimento per gli appassionati di horror di qualità: i soci, che hanno creduto nel progetto; i collaboratori, che hanno lavorato con assoluta dedizione e fatto loro lamission aziendale; gli autori che hanno via via strutturato il nostro catalogo, la maggior parte dei quali sono diventati col tempo buoni amici personali; giornalisti, critici e blogger che ci hanno gratificato della loro attenzione attraverso informazioni e recensioni sempre apprezzate. E, più di tutti, i lettori, che vorrei stringere uno per uno in un abbraccio, da quelli che hanno trascorso qualche ora di relax anche con uno soltanto dei nostri titoli agli habitué che collezionano con puntualità ogni uscita Gargoyle.
La conduzione societaria passa nelle mani di un Gruppo editoriale emergente che ha tutti i numeri per assicurare continuità e sviluppo del marchio; molte sorprese sono in cantiere per il prossimo futuro, con la creazione di nuove collane e l’apertura a generi “confinanti” con l’horror, che resta comunque il riferimento irrinunciabile dei nuovi listini. Continuate dunque, come farà il sottoscritto, a tifare Gargoyle con la fiducia e l’affetto di sempre.

In bocca al lupo dunque ai vertici Asengard e un enorme abbraccio a Paolo.

Articolo di Enzo "BodyCold" Carcello

Niente, tranne la pioggia - Sergio Paoli (Todaro Ediz. 2011)


Terza prova letteraria creata dallo scrittore brianzolo Sergio Paoli, se escludiamo la raccolta di racconti “Rumori di fondo”. Dopo il debutto “Ladro di sogni” e il successivo, (in realtà una sorta di prequel), “Monza delle delizie”, che vedevano entrambi incaricato delle indagini il Commissario Marini, malinconica e problematica figura, scomoda ai poteri forti nella sua spasmodica e ossessiva ricerca della verità.
Cambia la casa editrice (da Frilli a Todaro), cambia il protagonista (per la prima volta il sovrintendente Capo della Polizia Giudiziaria di Bergamo Vasco Lubrano), ma non la pelle e le finalità nell’offrire storie di importante denuncia sociale, capaci di andare al di là del puro noir d’intrattenimento. Avvicinarsi ai romanzi di Sergio ha un qualcosa di rassicurante e inquietante allo stesso tempo. Da un lato la certezza di godere di un romanzo accurato nella forma e sentito nei messaggi. D’altro canto l’angoscia sta proprio nel fare entrare il lettore, letteralmente a piedi pari, nel marcio e nella corruzione, nelle piaghe purulente del sistema sociale politico e culturale del paese Italia.
In questo caso l’attenzione è focalizzata, (ma non solo), sul tristemente attuale e frequente fenomeno dello sfruttamento delle schiave del sesso provenienti dai paesi dell’Est, attività criminale che Paoli descrive con chiarezza e dovizia di particolari, insinuandosi nelle meccaniche che regolano questi loschi affari con il coinvolgimento della malavita slava e le cosche mafiose del nostro paese.
La storia prende il via dal ritrovamento in un bosco, sede di un incidente aereo, del corpo fatto a pezzi di una giovane prostituta di origine moldava. Sarà solo il primo di una serie di omicidi di ragazze, tutte accomunate per l’essere arrivate nel nostro paese con la complicità di spietati aguzzini, che ne hanno conquistato la fiducia in maniera ingannevole, con il miraggio di prospettive di lavoro e di un futuro più roseo. Questo caso sembra incrociarsi con l’assassinio di un libraio, ucciso alla stregua di un regolamento di conti, che aveva avuto una storia sentimentale con una delle ragazze e quindi con la probabile intenzione di toglierla dal giro.
“Niente, tranne la pioggia” si rivela a conti fatti un discreto noir, con tutte le caratteristiche che ne hanno decretato l’apprezzamento dell’autore da parte dei lettori. Forse non c’è stato, a mio avviso, quel salto di qualità che era lecito aspettarsi alla terza prova. Chi ama lo stile di Sergio Paoli continuerà a farlo come, viceversa, non farà certamente cambiare idea a chi non ne è attirato particolarmente. Vasco Lubrano non aggiunge nulla alla figura del Commissario Marini, anzi ne sembra proprio ricalcare le caratteristiche di fondo, rimanendo un po’ anonimo, nonostante il tentativo di Paoli nel tentare di caratterizzarlo maggiormente, soprattutto nella descrizione della sua storia sentimentale con Isabella (un po’ come Viola per il Commissario Marini in “Monza delle delizie”).
Permangono i temi cari allo scrittore: immigrazione, prostituzione, riciclaggio del denaro sporco, criminalità organizzata e affari politici. Dopo una buona partenza è impressione che lo scrittore metta forse un po’ troppa carne al fuoco, perdendo in incisività nel messaggio, complice anche un finale in sordina, senza particolari sorprese e sussulti. Apprezzabile e intelligente, a mio avviso la gestione dell’aspetto politico (comunque sempre presente), ma meno intrusivo nell’economia del romanzo. Nei precedenti romanzi Paoli aveva calcato decisamente la mano su queste tematiche, concedendo pertanto il terreno a un rischio di strumentalizzazione alla critica di una fascia di lettori di sensibilità e “sponda” diversa, spesso esulante lo stretto giudizio letterario.
Nonostante le perplessità personali evidenziate, (ripeto del tutto personali), “Niente, tranne la pioggia” merita certamente una lettura attenta, rimanendo un prodotto professionale, onesto e dignitoso all’interno della produzione noir italiana.

Articolo di Marco "KillerMantovano" Piva

Dettagli del libro
  • Editore:Todaro
  • Anno di pubblicazione2011
  • Collana:Impronte
  • Lingua:Italiano
  • Pagine:200
  • Codice EAN:9788886981958
  • Prezzo: 15,50€

lunedì 27 giugno 2011

Biancaneve deve morire – Nele Neuhaus (Giano Ed. 2011)


La sera del 6 settembre 1977 Laura Wagner e Stefanie Scheenberger, scompaiono nel nulla. E' la festa del paese e sono tutti un pò su di giri; Il giovane Tobias Sartorius è ubriaco fradicio e non ricorda nulla di quanto accaduto, sa solo di aver litigato furiosamente, sotto gli occhi di tutti, con Stefanie, la ragazza percui ha lasciato Laura e che a sua volta lo ha lasciato proprio quella sera. Nella macchina di Tobias vengono trovate tracce di sangue di Laura e a casa sua ci sono degli effetti personali delle due ragazze. Al processo indiziario, colmo di lacune, viene condannato a dieci anni per omicidio anche se i corpi non sono stati mai ritrovati. Ora, dopo aver scontato la sua pena, Tobias torna a casa.
L'emozione che prova nel rivedere il cielo, sentire gli odori, vedere gli alberi e le piante viene spazzata via una volta arrivato a casa dove regna la desolazione. L' incriminazione non ha rovinato solamente la sua vita ma anche quella dei suoi genitori, oggetto di insulti da parte degli abitanti del paese, derisi ed umiliati si sono rinchiusi sempre di più in se stessi, il padre si è visto costretto a chiudere "Il Gallo d'oro" il ristorante che era il suo orgoglio, la madre se ne è andata lasciandosi alle spalle il passato e un uomo ridotto l'ombra di se stesso. Contemporaneamente al rilascio di Tobias vengono rinvenuti i resti di un corpo, probabilmente di uno delle due ragazze, nel vecchio aereoporto americano di Eschborn e tanto per aggravare ancora di più la situazione scompare un'altra ragazza. Gli animi si incendiano e la situazione diventa insostenibile. Tobias rischia il linciaggio. Un vortice di colpi di scena apre le porte ad una miriade di ipotesi su chi possa essere il colpevole, su cosa in realtà possa essere successo quella notte e si insinua sempre più forte il dubbio che Tobias sia innocente e che qualcuno lo abbia incastrato, ma perchè?
Provo una certa soddisfazione quando finisco di leggere un libro così bello e coinvolgente. Bella la trama ben congeniata, personaggi ben delineati, con carattere, importanti e profondi, componente gialla avvincente come avvincente è la descizione della vita e l'approfondimento psicologico degli abitanti di Altenhaim, una piccola comunità tra i monti del Taunus in cui tutti sanno tutto di tutti e se non lo sanno se lo inventano, il tipico paese in cui il supermercato diventa spaccio di chiacchiere e non solo di alimenti, in cui imperano segreti, bugie, tradimenti e gelosie covate negli anni. Un covo di vipere, insomma, tra cui gli amici di Tobias, Jorg, Felix e Michel, la bella Nadja diventata attrice di fama internzionale, la dottoressa Lauterbach e il suo scialbo marito, e su tutti c'è Claudius Terlinden il padrone della città e dei suoi abitanti, ricco e senza scrupoli, sposato con la bella e vuota Cristine, padre di Lars giovane rampante della finanza e Thies autistico e intelligente. Anche le incurisoni nella vita privata di Pia Kirchoff e Oliver von Bodenstein, i due poliziotti che seguono il caso, si inseriscono nel contesto del romanzo in maniera perfettamente equilibrata. Nonostante le 460 pagine non ci sono tempi morti, si legge velocemente perchè la curiosità è tanta e la spiazzante verità emerge solo alla fine.

Articolo di Cristina "cristing" Di Bonaventura

Dettagli del libro
  • Formato:Rilegato
  • Editore:Giano
  • Anno di pubblicazione 2011
  • Collana:Nerogiano
  • Lingua:Italiano
  • Pagine:463
  • Traduttore:E. Cervini
  • Codice EAN:9788862510851
  • Prezzo 18.00€

domenica 26 giugno 2011

Assedio - Vincent Spasaro (Segretissimo - Giugno 2011)


Stefan Weiss è un uomo che cammina con la schiena ben dritta in una città di gente curva; ma non è orgoglio il suo, bensì semplice e onesta onnipotenza. Weiss è un agente dell’UNPROFOR che, nel dizionario di Sarajevo, è sinonimo di intoccabile. I cecchini lo ignorano, come fosse invisibile, e, mentre intorno a lui i passanti rotolano a terra con un terzo occhio a rosseggiargli in fronte, lui passeggia disinvolto: la sua divisa è molto meglio della corazza di Iron Man ed è anche meno pesante da indossare.
Le strade percorse da questo cinico professionista della guerra sono un carnaio. Le atmosfere riportano a quelle, intrise di sangue e sogni spezzati, di Sarajevo Tango dell’immenso Hermann. Un ballo dolente, quel tango, nel quale si respirava aria di una città abbandonata a se stessa, assediata dall’interno da cecchini, bombe e soldataglia senza scrupoli proveniente dai quattro angoli del mondo, e dall’esterno da una forse ancor più spietata indifferenza visualizzata con immenso genio da enormi palloni a forma di dito accusatore che volevano dire: “noi non siamo d’accordo con quanto state facendo, è giusto che lo sappiate mentre lo state facendo!”
Quella Sarajevo è la stessa che descrive Vincent Spasaro nel suo Assedio. Per le prime pagine del libro, almeno. Poi quello che accade, bè, è incredibile.
Weiss viene attirato in una stanza, la numero 41, sesto piano di un palazzone vecchio e sporco, monumento all’edilizia comunista degli anni Cinquanta; cerca armi e trova invece un cadavere, merce inflazionata a Sarajevo; questo però ha una caratteristica unica nel suo genere: scompare quasi subito, e poi torna, anzi raddoppia, perché Weiss ne trova altri due al suo posto, decomposti da settimane di abbandono. E, assurdamente, si tratta dei corpi delle stesse due persone che lo avevano accolto davanti alla porta della stanza numero 41. Un incubo? Possibile, se non fosse che anche quei due cadaveri svaniscono, trascinandosi dietro, a prova di una loro pur effimera esistenza, il corpo (vivo) di un soldato accorso a soccorrere il semi-impazzito Weiss.
La storia di guerra diventa una storia di fantasmi? No, non è così semplice. Proprio per niente.
Intervengono altre figure, inquietanti come il Cieco (potentissimo sensitivo, evocatore di demoni, addirittura un mago ma forse qualcosa di ancora diverso…) o affascinanti come la bellissima Elèna Hahn-Kraus; e le carte vengono rimescolate più e più volte, in un cambio di registri e punti di vista narrativi da lasciare senza fiato.
Altro non è possibile aggiungere, per non guastare le molte sorprese; solo un ultimo commento, che appartiene direttamente alla voce di Spasaro: “Si dice che un omicidio, un evento violento, lasci una traccia invisibile. Quella traccia può divenire un fantasma. Se un omicidio può dare origine a una casa infestata, cosa può generare una guerra?”
Riflettete su questo la prossima volta che, osservando le riprese televisive di una guerra lontana non più di qualche ora d’aereo, penserete: non sono affari miei.
Perché il mondo, ormai, è piccolo, stretto, angusto. Ed è maledettamente facile venirvi assediati.

Articolo di Luca "5 Fingers" Barbieri

Dettagli del libro
  • Vincent Spasaro
  • Assedio
  • Segretissimo Mondadori
  • Giugno 2011
  • pp. 242
  • € 4,50.

sabato 25 giugno 2011

La libreria Bibli, V I V R A' !!!!


Posto intergralmente il comunicato stampa della famosa Libreria romana:


BIBLI: ANTONIOZZI - GASPERINI, LIBRERIA AVRÀ SEDE DAL COMUNE SARÀ NELL' EDIFICIO DEL BUON PASTORE IN VIA DELLA LUNGARA (ANSA) - ROMA, 25 GIU -

«Desidero rassicurare i rappresentanti di Bibli, la storica libreria di via dei Fienaroli, che potranno sicuramente proseguire a svolgere la loro attività e le iniziative culturali. Infatti, questa amministrazione, contrariamente a quanto affermato da organi di stampa, a seguito delle sole promesse fatte dal sindaco Veltroni, nel 2009 ha emesso una delibera di assegnazione di una nuova sede, individuando il luogo e le modalità di ricollocazione nel prestigioso edificio pubblico del Buon Pastore, risalente al 1615 in via della Lungara».
Lo annncia, in una nota, l'assessore al patrimonio di Roma Capitale Alfredo Antoniozzi.

«Per la conclusione dell'iter che sancirà la locazione - aggiunge - sono in attesa di ricevere il verbale della commissione delle Elette, il cui perfezionamento è in via di definizione. Il provvedimento è già pronto, ma anche prima della sua approvazione in consiglio comunale, sarò in grado di consegnare ufficiosamente i locali così che la festa organizzata lunedì prossimo potrà essere occasione - conclude Antoniozzi - per celebrare l'inizio della  nuova vita della libreria».

L'assessore alle politiche Culturali Dino Gasperini ha ringraziato il collega Antoniozzi «per il lavoro svolto che consente la permanenza di un'attività culturale di primissimo livello, da molto tempo fortemente caratterizzante il tessuto del cento storico di Roma e dell'intera Capitale. Aumenteremo gli sforzi - conclude - per essere  ancora più vicini alla libreria garantendo l' interazione di Bibli con la programmazione culturale della città».(ANSA).

venerdì 24 giugno 2011

False accuse - David Baldacci (Mondadori 2011)


Si era fatta le ossa con piccoli spacciatori di strada che vendevano crack al dettaglio. Erano pesci piccoli, certo, ma sparavano anche alla gente. Poi c'erano i cosiddetti 'gratta e vinci': nel palmo della mano potevano avere cristalli di crack o un biglietto della lotteria clandestina, il movimento della mano era virtualmente lo stesso. Lei però era diventata così brava da indovinare da una distanza di sei metri e in base al solo movimento del dito indice se si trattava di crack o semplicemente del lotto. In seguito aveva lavorato sotto copertura nell'inferno della droga e degli omicidi, il Sesto e il Settimo Distretto. Era stato allora che erano cominciati tutti i guai. Era stato quello il motivo per cui due anni della sua vita erano svaniti

David Baldacci non è uno scrittore qualsiasi. E' uno che con il suo libro d'esordio “Il potere assoluto”, da cui è stato tratto un discreto film con Clint Eastwood protagonista, nel 1996 ha venduto milioni di copie raggiungendo la fama internazionale . Uno che negli States se la gioca con Deaver e Pattersson per quel che riguarda successo e vendite. Uno che conosce perfettamente gli strumenti per creare un thriller di successo e che sa come maneggiarli. Nei suoi libri, da quelli meglio riusciti a quelli che sono piaciuti meno, azione, suspence e colpi di scena non mancano mai. Non è da meno questo suo ultimo lavoro, edito da Mondadori, che sembra essere l'inizio di una serie destinata a proseguire nel tempo con fortuna.
Mason “Mace” Perry è appena uscita dal carcere di di Washington in libertà vigilata. Due anni di gattabuia per colpa di qualcuno che l'ha incastrata. Mace è un ex poliziotto. Una che ha anche la fortuna di essere la sorella di Beth Perry, capo della Polizia di Washington e che deve proprio a lei deve l'uscita prematura dall'inferno. Obiettivo unico: riabilitarsi e rientrare in Polizia dalla porta principale risolvendo un caso da semplice cittadino. Possibilità di riuscita: una su un miliardo - dato che quello che sembra non è - e la presenza in sottofondo di FBI, Cia e Pentagono. Ma il carattere di Mace è duro e con l'aiuto dell'avvocato Roy Kingman cerca di dare un nome all'assassino di Diane Tolliver, collega di Kingman, trovata senza vita all'interno del frigorifero dello studio legale dove lavorava. Beth, sorella più equilibrata e anche più intelligente delle due – altrimenti non l'avrebbero messa a dirigere la Polizia della Capitale degli Stati Uniti, cerca in tutti i modi di impedire a Mace di complicarsi la vita e di commettere quell'errore che potrebbe rispedirla dietro le sbarre. Tentativo ovviamente vano.
Un libro divertente questo “False Accuse” , con molti pregi ma con anche tanti difetti. Trama interessante che spinge a girar pagina volentieri. Niente di non letto altre volte ma il tutto regge fino alla fine con una discreta fluidità. Il ritmo è serrato e le situazioni d'azione sono molteplici e ben descritte. Baldacci solleva anche una seria considerazione riguardo alle operazioni di governo e su quanto i fini possano giustificare i mezzi. Dall'altra parte i personaggi sono bidimensionali e i loro dialoghi non sorprendono per acume e originalità. Il tutto sembra un ottimo film di Bruce Willis dove la ex moglie Demi Moore ha preso il posto della protagonista. Sicuramente come in parecchi di quei films dobbiamo dimenticarci che la fiction ha molte volte poco a che fare con la realtà. Qualche situazione è veramente senza senso ma non altera la godibilità della lettura.
Con il sole, la spiaggia, un Margarita Strawberry Frozen e in edizione economica il libro migliora sicuramente.

Articolo di Roberto "Lofi" Lofino

Dettagli del libro
  • Formato:Rilegato
  • Editore:Mondadori
  • Anno di pubblicazione2011
  • Collana:Omnibus
  • Lingua:Italiano
  • Titolo originale:True Blue
  • Lingua originale:Inglese
  • Pagine:488
  • Traduttore:N. Lamberti
  • Codice EAN:9788804607083
  • Prezzo: 19,90€

mercoledì 22 giugno 2011

Delitti sulla Senna – Tito Topin (Giunti 2011)


Lei si inebriava, le piaceva far festa, uscire, cenare al ristorante, adorava i posti alla moda dove s'incontrano persone famose, dove c'è luce, viavai, dove una conoscenza si ferma giusto il tempo di dire 'Come va?' e di darti un bacio, dove ritrovi gente che hai conosciuto durante una vacanza di una settimana a Creta e che si installa al tuo tavolo per prendere un caffè e raccontarti l'ultimo viaggio fatto a Santo Domingo. Dieci giorni a pensione completa, dovreste proprio andarci, la gente è adorabile ed è molto meno costoso delle Antille. Le piaceva il movimento, la testa che gira, i tipi con i capelli lunghi e possibilmente tinti a colori vivaci, gli artisti, gli avventurieri, tutto il contrario di quello che era lui”.

Quello che mi ha favorevolmente colpita in Delitti sulla Senna di Tito Topin non è tanto la trama, perché onestamente ho letto gialli molto più avvincenti e ricchi di suspense, ma la scrittura. Uno stile narrativo elegante, capace di rapire il lettore e portarlo dentro le pagine del libro, facendogli vivere luoghi e situazioni come fosse uno dei protagonisti. Sono veramente pochi gli scrittori che ci riescono e Tito Topin è uno di questi.
Il commissario Bentch (il cui vero nome è Benchimoun) sta indagando su un serial killer chiamato l'Orco che ha preso di mira le prostitute. L'assassino dopo aver seviziato e strangolato le sue vittime le getta nella Senna e per complicare un po' la vita al nostro eroe non lascia indizi. Parigi, la Senna, i bateau-mouche farebbero pensare ad una cornice romantica e disincantata. Ma non è questa la Parigi che vivremo insieme a Bentch a bordo della sua Jaguar malconcia. La pioggia sottile di fine febbraio è carica di tutte le schifezze accumulate nell'aria durante l'inverno, i turisti in circolazione sono pochi e Bentch oltre a dar la caccia all'assassino ha anche una serie di beghe personali a cui pensare...una relazione con la moglie del suo migliore amico, una famiglia ebrea invadente fino allo sfinimento e chi più ne ha più ne metta. Sicuramente non corre il rischio di annoiarsi, e neanche io mi sono annoiata leggendo il libro. Insieme a lui una serie di personaggi assurdi come sua sorella Rachel, nudista convinta nel fine settimana, che non trova nulla di strano nel servire il caffè in mutande e reggiseno a un esterrefatto Bentch e al suo amico Brauner d'altronde, come lei stessa gli dice “Sono a casa mia, o no?”.
Edito da Giunti e venduto ad un prezzo veramente onesto e competitivo Delitti sulla Senna ha vinto il Prix Polar per il miglior romanzo poliziesco. Dello stesso autore, pubblicato sempre da Giunti Ore contate, già recensito su questo blog. E' il primo romanzo di Topin che leggo e mi sento di consigliarlo soprattutto a chi con l'estate alle porte è alla ricerca di una lettura piacevole ma non troppo impegnativa.

Articolo di Marianna "mari" De Rossi

Dettagli del libro
  • Formato:Brossura
  • Editore:Giunti Editore
  • Anno di pubblicazione2011
  • Collana:Narrativa
  • Lingua:Italiano
  • Pagine:288
  • Traduttore:F. Trotta
  • Codice EAN:9788809750272 

    martedì 21 giugno 2011

    Intervista a: Brian Freeman (Il respiro del ghiaccio - Piemme 2011)


    Con Brian Freeman ci eravamo lasciati due anni fa, in occasione della pubblicazione di “Polvere e sangue” e della conseguente intervista esclusiva concessa per il blog corpi freddi. E’ grande onore averlo ospite ancora una volta sulle nostre pagine. In questi due anni i contatti con lo scrittore americano sono sempre stati assidui e costanti, dando vita ad una vera e propria collaborazione che ha permesso la pubblicazione sulle nostre pagine di interessantissimi articoli a tema da lui redatti e curati e, addirittura, di due bellissimi racconti INEDITI per il mercato italiano (“The cat trap” e “Le anime delle navi”), che v’invito a riscoprire. E’ con enorme piacere che lo ritroviamo sul nostro blog più in forma che mai, in occasione della recente pubblicazione sul suo ultimo romanzo “Il respiro del ghiaccio” (The burying place) edito come sempre dall’editore PIEMME. Ricordo che Brian Freeman ha vinto la seconda edizione dei CORPI FREDDI AWARDS TM 2009, nella categoria migliore autore.


    Corpi Freddi: Caro Brian, innanzitutto bentornato sulle pagine di corpi freddi. Devo dire che questa volta l’attesa per il mercato italiano del tuo quinto libro è stata davvero lunga e sofferta. Ci sono state cause particolari che hanno causato il posticipo del nuovo romanzo per l’Italia, in origine già programmato per l’anno passato?

    Brian Freeman: I miei amici italiani sono stati davvero pazienti! Lo so, è passato davvero un lungo periodo fra l'uscita di “Polvere e sangue” e quella de “Il respiro del Ghiaccio”. La mia casa editrice preferisce pubblicare i miei libri in Italia durante la stagione estiva, perché molti lettori amano portarli dietro con sè in vacanza. Tuttavia non siamo stati in grado di predisporre tutto il necessario per il nuovo libro in tempo per la scorsa stagione editorale estiva, così la Piemme ha deciso di aspettare fino a quest'anno, invece di pubblicare il libro nel prosieguo del 2010. Penso che sia valsa l'attesa!

    CF: Ci eravamo lasciati con il precedente “Polvere e sangue”, indagine nella quale il tenente Jonathan Stride si trovava alle prese con un cold case. Gli amanti di Stride saranno lieti di apprendere che anche questa indagine lo vedrà protagonista. Vuoi anticiparci, (senza svelare troppo), in che caso si troverà coinvolto in questa occasione e, soprattutto, da dove sono nati gli imput che hanno dato vita a questa storia?

    BF: Questo nuovo libro potrebbe essere il romanzo con protagonista Stride emozionalmente più intenso e sconvolgente... spero che siate pronti! Il libro vede Stride nel mezzo di due indagini: nella prima, la neonata di una famiglia benestante scompare da una splendida zona residenziale, mentre nel secondo un'orrenda serie di crimini sta tormentando le campagne di Duluth. Le due indagini sono collegate? Forse sì, forse no.
    Diversi anni fa ha avuto luogo negli Stati Uniti un crimine piuttosto famoso: una giovane ragazza del Colorado, Jon Benet Ramsey, venne uccisa in casa sua, e i sospetti ricaddero presto sui suoi genitori. Questa storia è stata la mia fonte di ispirazione iniziale per la trama di questo libro, ma ho deciso che non volevo concentrarmi sulla morte di un bambino, ma sulla sua scomparsa. La somiglianza fra i crimini è data dal fatto che i genitori siano in entrambi i casi il nodo focale dell'indagine. La scomparsa di questa bambina coinvolge emozionalmente tutte le persone coinvolte nel caso, compresi Stride e Serena.

    CF: Per la preparazione di questo quinto romanzo è stato necessario un lavoro di ricerca sia sul campo che nell’aspetto della documentazione? Qualcuno ti ha aiutato in maniera particolare?

    BF: Mi piace che i miei libri diano una sensazione da “tu sei qui”: voglio che il lettore si senta come se fosse catapultato nel bel mezzo dell'azione, come se potesse ascoltare, vedere, assaggiare, toccare ed annusare tutto ciò che accade intorno a sè. Faccio questo esplorando i luoghi come farebbe un regista e fissando le mie impressioni su ognuno di essi. Per questo libro avevo bisogno di un luogo particolarmente spaventoso fuori Duluth, e uno dei miei lettori locali mi ha aiutato ad localizzare una vecchia scuola in rovina, che ho poi scelto come ambientazione per buona parte della vicenda narrata. Mi piace che i miei fans facciano gli scout per me e trovino delle ambientazioni spaventose per le mie storie! Potreste fare fatica a togliervi quella scuola dalla testa.

    CF: Prediligi ambientare i tuoi romanzi nella fredda Duluth, nel Minnesota, le tue terre. In passato Stride è stato in trasferta nella peccaminosa Las Vegas tratteggiata in maniera magistrale (nel romanzo Las Vegas baby), un romanzo che ho particolarmente gradito. Hai intenzione nel futuro di concedere qualche altro viaggio fuori sede al tenente sciupafemmine?

    BF: Beh, ogni volta che Stride lascia Duluth succede qualcosa di brutto! Ne “Il Respiro del Ghiaccio” per gran parte del libro Stride si trova ad appena un'ora di distanza da Duluth, nella piccola cittadina di Grand Rapids, e diciamo solo che le cose non si mettono troppo bene per lui! Mi piace esplorare luoghi diversi, e il mio prossimo libro porterà i lettori in una nuova e remota zona del Midwest americano, chiamata Door County. Quindi, anche se Stride rimane a Duluth, io porterò i lettori in nuove ambientazioni per i miei thriller, negli anni a venire.

    CF: Ruolo fondamentale nei tuoi romanzi assumono le figure femminili, caratterizzate generalmente in maniera esemplare e con grande sensibilità. Ci saranno sviluppi nel rapporto con Serena, la sexy femme fatale che ha turbato i sonni di parecchi maschietti di corpi freddi? Nuovi personaggi carismatici si affacceranno all’orizzonte?

    BF: Eh già, Serena fa fare sogni piacevoli, non è vero? Mi piace scrivere di donne complesse, forti, interessanti... e troverete donne “buone” e donne “cattive” nei miei libri. E a volte i personaggi cattivi sono quelli particolarmente irresistibili! “Il Respiro del Ghiaccio” introduce alcuni dei miei personaggi femminili preferiti, inclusa Valerie (la madre della bambina scomparsa) e Kasey, una giovane poliziotta di Duluth che si trova coinvolta in un orribile gioco con un killer sadico.

    CF: Quanto credi di essere maturato nella progressione della tua carriera di scrittore e cosa ti lascia particolarmente soddisfatto nei tuoi romanzi. Allo stesso tempo dove ritieni ci sia ancora strada da fare e possibili ulteriori margini di miglioramento?

    BF: So che più libri scrivo, più i lettori sceglieranno i loro preferiti, perché certe storie e certi personaggi rispecchieranno le loro esperienze personali. Tuttavia, vorrei davvero che il lettore apprezzasse ogni nuovo libro e dicesse “Questo è il migliore, finora”. Io maturo con ogni libro e, mentre invecchio, porto nuovi temi e nuove esperienze nella mia scrittura. La mia sfida è quella di continuare a sviluppare personaggi irresistibili, veri, sulle cui orme il lettore voglia camminare, ed è anche quella di continuare a trovare dei colpi di scena che portino il lettore a voltare le pagine dei miei libri. Quanti più lettori amano ogni libro, tanto più in alto fissano il livello che dovrò raggiungere con il libro successivo! Ma questo è un bene: amo la sfida di riuscire ad entrare nella mente di ogni nuovo personaggio.

    CF: Cosa, nello specifico, ti rende orgoglioso di questo romanzo?

    BF: Chiamo i miei libri “thriller psicologici”, perché il dramma nasce dalle emozioni, dai segreti e dal passato dei personaggi. Per me, quindi, il libro funziona se i suoi personaggi tormentano il lettore per giorni dopo aver finito la lettura del romanzo, e spero che ciò accada per “Il Respiro del Ghiaccio”. Sono onorato che il libro sia arrivato fra i finalisti all'International Thriller Awards nella categoria “Miglior Romanzo del 2010”. Sono in buona compagnia, dal momento che gli altri finalisti sono Mo Hayder, John Sandford, Michael Connelly e Jeffery Deaver. È fantasico trovarsi insieme ad alcuni degli scrittori più talentuosi e di successo del mondo. Certo, sono tutti scrittori affermati... ma non sarebbe ora di un po' di carne fresca?

    CF: Il thriller è un genere sempre più popolare. E’ però innegabile che il mercato sia oltremodo saturo (almeno qua in Italia), creando parecchia confusione al lettore e, magari, generando il rischio di lasciare nell’ombra prodotti davvero meritevoli. Dove ritieni si debba puntare maggiormente per emergere dalla massa e offrire quel necessario valore aggiunto capace di fare presa sul lettore?

    BF: Se potessi predire che cosa venderà e cosa no sarei ricchissimo! Ci sono dei libri bellissimi là fuori, e, suppongo, anche dei libri non così belli, ma tutto dipende dai gusti del lettore. Io cerco di non preoccuparmi degli altri scrittori, e auguro loro di avere successo; per quanto mi riguarda, amo creare personaggi memorabili ed invogliare le persone a rimanere alzati fino alle prime ore del mattino a voltare le pagine dei miei romanzi! Se riesco a fare questo, allora mi auguro che i lettori continuino a consigliarmi ad altri lettori, e io continuerò a vendere libri. Pubblicare è tutta una questione di passaparola!

    CF: Come si presenta, nel dettaglio, la situazione editoriale per la narrativa di genere nel tuo paese? Quali sono gli scrittori emergenti che ti hanno maggiormente impressionato in questi ultimi anni?

    BF: Purtroppo questo è un periodo terribile per la narrativa negli Stati Uniti. La crisi economica mondiale ha colpito autori, case editrici e librai in modo particolarmente duro. Inoltre, l'affermarsi degli e-books ha messo l'economia editoriale sottosopra e ha portato numerose librerie al fallimento; gli autori alla loro opera prima sono particolarmente in difficoltà, ma anche quelli di noi con più libri all'attivo sul mercato stanno passando un brutto periodo! Con il mio settimo libro, che uscirà il prossimo anno, ho cambiato case editrici negli Stati Uniti e nel Regno Unito, e spero che questo ci dia nuove energie per poter attrarre un numero ancora maggiore di lettori. Fortunatamente, la passione dei lettori per le belle storie non viene mai meno! Ed è questo che continuerà a farci scrivere.
    Non ho molto tempo per leggere dei thriller di questi tempi... Ho paura che, quando scrivi thriller tutto il tempo, sembri un po' di lavorare se alla fine della giornata leggi i thriller di qualcun'altro!

    CF: E’ diverso tempo che insieme ci stiamo prodigando per una tua prossima calata in terra italiana. Noi corpi freddi saremo pronti ad organizzare una grande festa per renderti i doverosi tributi. Sei pronto a prenderti un impegno ufficiale e darci maggiori dettagli in questo senso?

    BF: La crisi economica ha colpito così duramente nel 2009 che Marcia ed io abbiamo dovuto ridimensionare i nostri viaggi, come molte altre persone. Siamo tuttavia molto in ritardo con la nostra visita in Italia! Spesso, durante eventi nella mia zona, mi capita di dire quanto ami chiacchierare su Facebook con i miei lettori italiani... c'è così tanto entusiasmo ed energia fra i miei fans in Italia! Ho promesso a tutti i Corpi Freddi che il 2012 sarà l'anno giusto! Marcia ed io, con due dei nostri più cari amici, stiamo pianificando un viaggio in Italia l'estate prossima, si spera più o meno in corrispondenza dell'uscita del mio sesto libro. Non stiamo più nella pelle! Sono stato in Italia moltissimi anni fa (1979... ci credete?), e Marcia non ci è mai stata, quindi non vediamo davvero l'ora, per il buon cibo, il buon vino e il miglior gruppo di lettori.

    CF: Nel 2010 sei stato consacrato il vincitore della seconda edizione del premio corpi freddi awards TM 2009 nella categoria “Migliore autore”. Quanto significato assumono per te questi riconoscimenti, e quanto ritieni importante alla causa della narrativa di genere il lavoro assiduo, appassionato e costante di blog come il nostro?

    BF: Il Corpi Freddi Award è stato particolarmente significativo per me, perché è la voce dei lettori! I premi sono sempre emozionanti, ma la maggior parte di essi vengono decisi da un piccolo gruppetto di giudici. Io scrivo i miei libri per chi li legge, e quindi il riconoscimento da parte dei miei lettori, come i membri dei Corpi Freddi, è un onore enorme.
    Penso che blog come Corpi Freddi siano sempre più importanti per il futuro degli scrittori di thriller. I mass media convenzionali – giornali, radio, televisione – dedicano sempre minor tempo ai libri, mentre la vastità della copertura che il blog Corpi Freddi offre sul genere thriller fa una grande differenza per scrittori come me.

    CF: Con il tuo prossimo romanzo, (il sesto “The bone house”) per la prima volta ti cimenti in una storia senza il tuo personaggio fisso. Come è nata questa esigenza? E’ forse una necessità di volere mettersi in gioco e cercare di scavalcare le barriere della serialità?

    BF: Scrivo i miei libri con protagonista Stride con molta attenzione, in modo che il lettore possa iniziare da qualsiasi punto della serie e trarre comunque piena soddisfazione dai romanzi. Anche così, molti lettori preferiscono comunque iniziare una serie con il primo libro e, quando hai scritto diversi libri, diventa sempre più difficile per i lettori trovare il primo della serie, soprattutto se è stato pubblicato un certo numero di anni addietro. Questo è un grosso probema! Così volevo scrivere un paio di libri a sè stanti, per stimolare i lettori che ancora non hanno scoperto i miei libri ad apprezzare il mio stile di scrittura e il mio modo di fare thriller... con la speranza che poi vadano a cercare tutti i romanzi con protagonista Stride!
    È stata una sfida interessante quella di scrivere un libro con personaggi nuovi di zecca; tuttavia, la reazione dei lettori statunitensi e britannici a “The Bone House”, il mio sesto libro, sono state straordinariamente positive, e questo mi fa un immenso piacere. Anche se ai lettori mancherà Stride, so che apprezzeranno la travolgente esperienza di lettura che propongo loro... e poi,, certo, in “The Bone House” c'è un altro personaggio che potrebbe essere il protagonista di una seconda serie di libri!
    Guardando al futuro, sono sicuro che produrrò sia dei libri in serie sia dei libri a sè stanti da me, perché mi piacciono entrambe le cose!

    CF: Te la senti comunque rassicurare i tuoi fans italiani sul ritorno prossimo di Jonathan Stride? Ci puoi dare qualche anticipazione in esclusiva?

    BF: Oh sì, non vi preoccupate, Stride tornerà di nuovo!
    Il mio settimo libro è di nuovo un libro a sè stante. Il mio editore dice che le ha tolto il fiato, e mia moglie Marcia (che è la mia critica più severa) dice che questo settimo libro è il suo preferito fra i libri che ho scritto finora. Non vedo l'ora che lo possiate stringere fra le mani. Ho anche una grande sorpresa per i lettori di Corpi Freddi in quel libro... ma non posso anticipare nulla fino al 2013! :P
    Inizierò a lavorare sul nuovo romanzo con protagonista Stride quest'estate, e continuerà la strada iniziata da “Il Respiro del Ghiaccio” per quanto riguarda la relazione fra Stride, Serena e Maggie. Tutto ciò che posso dirvi è che Stide si troverà ad avere a che fare con un adolescente problematico che riporterà alla memoria i ricordi di un caso in cui Stride aveva cercato -fallendo- di proteggere una donna dal suo terribile destino.
    C'è poi anche del materiale “bonus” disponibile per i lettori di Stride in Italia: dopo che avrete letto “Il Respiro del Ghiaccio”, potrete trovare sul sito web della Piemme un nuovo racconto con protagonista Stride da leggere gratuitamente. Il racconto, infatti, è ambientato in seguito agli avvenimenti del romanzo e dà qualche accenno su ciò che succederà dopo.
    Inoltre, ho messo a disposizione del sito web della Piemme uno scioccante finale alternativo a “Il Respiro del Ghiaccio”! Questo finale alternativo cambia i destini di tutti i personaggi principali, in modo da farvi vedere che cosa sarebbe potuto succedere. Questo finale non è apparso in nessun'altra parte del mondo.... i miei lettori italiani sono i primi in assoluto a poterlo leggere.

    CF: In Italia i tuoi romanzi sono stati tradotti dallo stimato scrittore e traduttore Alfredo Colitto. Essendo i tuoi romanzi tradotti in tutto il mondo quanto ritieni fondamentale l’opera di traduzione e in quali paesi sei particolarmente soddisfatto del lavoro svolto?

    BF: Sono davvero onorato di avere uno scrittore esperto come Alfredo a curare la traduzione italiana dei miei libri! Il traduttore fa una enorme differenza sull'esito del libro, ed è davvero un'arte quella di conoscere due lingue così bene da cogliere le sfumature nella prosa di un altro autore. Io ho studiato il francese e il tedesco, ma non conosco così bene queste lingue da poter valutare la qualità della traduzione dei miei libri. Faccio quindi affidamento sui miei lettori, affinché mi dicano se il traduttore è riuscito a rendere appieno la storia! Se i lettori amano il mio libro, allora so che il traduttore o la traduttrice ha fatto bene il suo lavoro e Alfredo ne è un esempio ed una garanzia.

    CF: Non tutti sanno ma hai pubblicato pure un romanzo con lo pseudonimo di Ally O’Brien dal titolo “The agency”. E’ un romanzo che si discosta dalla tua normale produzione? Sarà per caso pubblicato in Italia?

    BF: Sì, sto incanalando il mio “animo femminile” scrivendo sotto lo pseudonimo di Ally O' Brien. “The Agency” è completamente diverso dai miei romanzi thriller: è praticamente “letteratura femminile”, una sorta di “Sex and the City” che incontra “Il diavolo veste Prada”. É stato divertente scriverlo, e spero che sia altrettanto divertente da leggere. Il libro ha avuto un'accoglienza positiva: lo abbiamo venduto in 10 lingue ma, per il momento, non in italiano. Ho quasi finito la bozza del secondo libro di Ally O' Brien, e quindi spero di vendere presto entrambi i libri ad una casa editrice italiana. Penso che vi piacerà scoprire l'“altro lato” di Brian Freeman!

    CF: E’ il tempo dei saluti. Ti ringraziamo caro Brian per la solità gentilezza e grande disponibilità. Vuoi lasciare uno speciale saluto ai tuoi lettori “freddi”?

    BF: Sono onorato del grande affetto e del sostegno che tutti i Corpi Freddi italiani mi hanno dimostrato! È ovvio che i Corpi Freddi lo siano solo di nome, mentre hanno chiaramente cuori caldissimi. Spero che questo mio nuovo libro vi piacerà, visto che arriva dopo un'attesa così lunga... e Marcia ed io non vediamo l'ora di incontrarvi tutti di persona il prossimo anno!

    Intervista di Marco "Killer Mantovano" Piva
    Traduzione di Giulia Robert

    Dettaglio del libro
    • Formato: Brossura
    • Editore: Piemme
    • Anno di pubblicazione 2011
    • Collana: Piemme linea rossa
    • Lingua: Italiano
    • Titolo originale: The Burying Place
    • Lingua originale: Inglese
    • Pagine: 432
    • Traduttore: Alfredo Colitto
    • Codice EAN: 9788856611458
    • Prezzo: 18,50€

    lunedì 20 giugno 2011

    Sardegna, un'isola in giallo e noir - Emiliano Longobardi


    Dopo l’uscita del suo primo e fortunato “Il mondo deve sapere”, Michela Murgia venne invitata al Courmayeur Noir in Festival e in quell’occasione  - è l’autrice stessa a ricordarlo in un proprio scritto per  l’edizione dello scorso anno del festival  - “uno scrittore piuttosto noto, (…) al termine della presentazione si avvicinò dicendo: «brava, ma ancora non ci siamo. Non sarai un vero scrittore sardo fino a quando non pubblicherai un noir».”.
    L’ironia della boutade, però, restituisce in sintesi una vocazione specifica di molti scrittori sardi nei confronti della scrittura di genere.

    Quando nel 1988 uscirono “L’oro di Fraus” di Giulio Angioni e “Procedura” di Salvatore Mannuzzu,  fu un intellettuale della grandezza di Oreste Del Buono a parlare per primo della nascita di una scuola sarda del giallo, che conobbe da lì a pochissimo il suo primo e più conosciuto allievo, divenuto oggi - a sua volta - uno dei maestri e punti di riferimento: Marcello Fois, che dopo l’esordio con “Ferro recente” ha spessissimo ricondotto il proprio percorso espressivo nell’alveo del noir.
    Riuscire a individuare una definizione esaustiva di giallo e di noir è impresa talmente ardua da ritenere preferibile - in questo contesto - una semplificazione di comodo che aiuti a stabilire almeno gli estremi del discorso. Facciamo dunque nostre le parole di un profondo conoscitore come Luigi Bernardi e  concordiamo nel ritenere che “se il giallo è il canto trionfale dell’indagine e dell’investigatore, il noir è invece il blues della vittima”.

    A cavallo fra gli anni Novanta e il nuovo millennio, al successo e alla bravura di Fois fa eco un’intera generazione di autori di anagrafe, provenienza geografica e formazione diverse, ma che si sono cimentati con le medesime atmosfere, adattate ovviamente alle individuali urgenze espressive sia stilistiche che di contenuti. E’ il caso di Giorgio Todde, Francesco Abate, Gianluca Floris, Flavio Soriga e Luciano Marrocu, che hanno affrontato  tutti i colori del giallo, ora solo eccezionalmente  - come nel caso di Soriga con “Neropioggia” - ora con maggior convinzione e frequenza.

    La Sardegna è testo e contesto riconoscibilissimo e gli autori ne scrivono facendo riferimento sia agli archetipi genetici della letteratura sarda (il rifiuto della realtà isolana con il conseguente desiderio di fuga e l’estremo opposto del confronto critico e dialogico fra tradizione e cambiamento, l’attraversamento della tradizione che diventa riflessione e poi superamento) sia spaziando fra le pieghe dei generi.
    L’indagine, la detection diventano anche strumento di conoscenza metanarrativa, si fanno indagine sociale e ricerca storica: il giallo e il noir sono ora le lenti attraverso le quali gli scrittori sardi leggono i mali che affliggono l’Isola e ne studiano la genesi, risalendo i gangli della memoria individuale e collettiva, tra forte tensione etica e attenzione sociale.

    Se Fois - oggi bolognese d’adozione - racconta il giallo e il nero dell’interno dell’Isola da quella distanza, un veneto trapiantato in Sardegna come Massimo Carlotto ne indaga invece le forme più urbane immergendosici da forestiero.
    E proprio con Carlotto si può inoltre riconoscere il momento di nascita e crescita di una seconda generazione di autori sardi di noir, una nuova scuola sarda, il cui primo esempio individuiamo nel collettivo cagliaritano dei Mama Sabot, formatosi proprio attorno all’autore padovano e che con “Perdas de fogu” e “Donne a perdere” ha illuminato a giorno alcune delle zone d’ombra più fosche della realtà isolana. Il medesimo territorio d’indagine - declinato facendo maggior ricorso alla dissimulazione narrativa e con meno propensione alla letteratura d’inchiesta - è attraversato poi dagli Elias Mandreu, un secondo collettivo, questa volta nuorese, con l’opera d’esordio “Nero riflesso”.
    Senza dimenticare, inoltre, le diverse specificità con cui rilevano le sensibilità sociali dell’Isola altri autori come Gianfranco Cambosu (“Pentamerone barbaricino”), Giampaolo Cassitta (“Asinara, viaggio nell’isola dei dimenticati”) e Francesco Nieddu (“Scacco dall’inferno” e “Città del sole”).

    Esistono esempi, inoltre, di autori sardi che pur immergendosi completamente nelle cupe e tese atmosfere del giallo e del noir, l’hanno fatto ambientando le proprie storie in luoghi altri rispetto alla Sardegna o ne hanno sposato sfumature di genere diverse, arrivando in certi casi a travalicare i generi stessi: è il caso dei gialli a sfondo politico di Vindice Lecis o del thriller spionistico “Dossier Hoffman” di Antonello Ardu, ma è anche il caso di altri autori come i due sassaresi Filippo Kalomenìdis (“Sotto la bottiglia”) e Gianni Tetti (“I cani là fuori”) e del cagliaritano Alessandro De Roma ( “Il primo passo nel bosco”) che abbandonano i princìpi della detection classica, rinunciano a figure di protagonisti immediatamente ascrivibili al genere e sconfinano puntando sull’indagine più profonda del nero dell’animo umano.

    Anche il fumetto esprime esempi di sardi all’opera con i codici del giallo e del noir, sia nelle loro forme più autorali come “Cinque è il numero perfetto” e “Sinatra” del cagliaritano-cosmopolita Igort, sia nelle loro declinazioni seriali come il “Demian” e il “Cassidy” di Pasquale Ruju, nuorese trapiantato da anni a Torino.

    La Sardegna può godere di un panorama tanto ricco e differenziato, continuamente in evoluzione (a giugno esordirà per Fandango un nuovo autore sardo, Leonardo Casula) anche grazie all’attività di case editrici come la nuorese Il Maestrale - che ha pubblicato molti degli autori sopra citati - e la cagliaritana Aìsara - che invece si sta impegnando nella meritoria riproposta delle opere di un autore francese imprescindibile come André Héléna. Per non tacere, poi,  dell’importantissima attività promozionale svolta tanto dai festival generalisti come L’isola delle storie di Gavoi (luglio) e il Marina Cafè Noir di Cagliari (settembre) quanto da due festival “di categoria” entrambi accasati nel nord dell’isola.
    Il Festival Mediterraneo del Giallo e del Noir di Sassari arriverà a ottobre alla quinta edizione, sempre curato da Aldo Curcio per l’associazione culturale Iolaos (organizzazione no-profit nata al fine di associare appartenenti alle forze di polizia) e che fra i premiati ha visto autori come Donato Carrisi e Alfredo Colitto.
    Infine, Florinas in giallo - L’isola dei misteri, che ha esordito nel novembre del 2010 e si avvale della cura artistica di Tecla Dozio, esperta di livello internazionale e istituzione di riferimento nell’ambiente. Battezzato in maniera benaugurante dallo stesso Marcello Fois come cugino di Gavoi, Florinas in giallo ha avuto ospiti vere e proprie autorità nel campo del giallo e del noir, a cominciare dalla star Carlo Lucarelli.

    * Emiliano Longobardi
    39 anni, sassarese. Libraio da quasi vent’anni, è titolare della Libreria Azuni di Sassari, la prima libreria sarda specializzata in fumetti e in libri gialli e noir. Inoltre, scrive fumetti: il suo Rusty Dogs - disegnato da più di quaranta fra i più affermati disegnatori italiani - è un crime-noir leggibile gratuitamente online all’indirizzo http//:rusty-dogs.blogspot.com

    Articolo scritto da Emiliano Longobardi e l'articolo è stato orignariamente pubblicato sulla rivista Sardegna Marenostrum (sito della rivista http://www.marenostrum.it/)

    Ricordiamo inoltre che dal 24 Giugno all' 8 Luglio si svolgerà presso la Libreria Azuni, libreria molto attiva sul territorio e sempre in prima fila quando si tratta di organizzare qualche evento legato al giallo e non. Bravi davvero


     

    sabato 18 giugno 2011

    Appuntamenti in nero – Cornell Woolrich (Classici Giallo Mondadori n. 239)


    Johnny Marr e Dorothy si sono incontrati “quando lei aveva sette anni e lui otto. E si erano subito innamorati quando lui aveva otto anni e lei sette. A volte succede”. Per lui, lei era “La donna che ogni uomo sogna sulla soglia della vita e rimpiange quando, alla fine, si volta indietro con il cuore”. Il loro era un amore più grande di ogni comprensione. “Una cosa più grande di loro”. Poi una dolce sera di maggio lei pare mancare al solito incontro. O peggio. C’è, ma nello stesso tempo non ci sarà più. Mai più. I capricci o l’invidia degli dei hanno separato i due amanti per sempre. Ma la vera morte è per colui che rimane. Per Johnny, quegli appuntamenti erano una vera e propria ragione di vita. Per i colpevoli, saranno appuntamenti di morte….
    Con una prosa in cui non mancano toni di una sensibilità unica, che forse solo un autore omosessuale (come era Woolrich) riesce a toccare quando narra di un amore finito tragicamente, (parola di eterosessuale convinto. Non ci credete? Allora andate a leggervi sullo stesso tema, la poesia “Funeral blues” di Wystan Hugh Auden, anche lui omosessuale, si, quella del film “Quattro matrimoni e un funerale” –“….Non servono più le stelle, spegnetele una a una; imballate la luna smontate il sole, svuotate l’oceano, sradicate le piante. Perché ormai più nulla sarà importante……”) Cornell Woolrich riprende grosso modo la trama e lo schema narrativo del precedente “La sposa in nero” riscrivendo quasi un remake a sessi invertiti.
    Nel primo Julie Killeen, neo sposa a cui è stato strappato il marito sul sagrato della chiesa, si trasformava in una sorta di fredda erinni per compiere la sua vendetta implacabile. In questo, invece, vi è un uomo a cui viene strappata la metà di quello che “era un amore incommensurabile, persino per loro due”. che smuove le montagne per punire i responsabili che hanno distrutto la sua vita.
    L’autore sembra aver scritto questo romanzo quasi per correggere effettive o presunte imperfezioni o forse per ovviare ad una certa carenza di ritmo e coinvolgimento che io personalmente ho riscontrato nella “Sposa in nero”. In questo c’è molta più partecipazione emotiva, più suspense e la narrazione risulta decisamente più sostenuta. Alcune scene, come quella della cabina della nave verso la fine, sono memorabili. Tensione e angoscia allo stato puro.
    Ogni appuntamento è una sorta di piccolo gioiellino noir, una gemma del genere, quasi un racconto a sé stante. Fino all’ultimo incontro. Appuntamento di morte, appuntamento d’amore. Ma poi cos’è mai l’amore se non “un disperato anelito verso qualcosa che non esiste?” Le pagine si girano con una velocità pari solo a quella con cui i foglietti del calendario volano via quando si sono compiuti i trent’anni. E Woolrich scrive un vero e proprio capolavoro. Con forse qualche incongruenza nella trama dal punto di vista cronologico. Magari un po’ retrò. Forse datato. Sicuramente oscuro. Triste. Doloroso. Un lamento di morte. Un lamento d’amore. Ma un capolavoro, comunque . In nero.

    Articolo di Alberto "Allanon" Cottini

    Dettaglio del libro
    • Titolo: Appuntamenti in nero
    • Autore: Cornell Woolrich
    • Traduttore: Bruna Magnani
    • Collana I Classici del Giallo Mondadori n. 239
    • Pagine 170
    • Anno 1976

    venerdì 17 giugno 2011

    Naked Heat - Richard Castle (Fazi Ed. 2011)


    New York: in un appartamento di Manhattan viene trovato il corpo senza vita della nota giornalista Cassidy Towne curatrice della più famosa rubrica di pettegolezzi della città. La squadra di Nikki Heat viene chiamata ad occuparsi del caso, tutto nella norma per un indagine di omicidio fino a che sul luogo del delitto salta fuori Jameson Rooke, noto giornalista ed ex di Nikki…..

    E qui mi fermo per non rischiare di rovinarvi la lettura, perché ne vale la pena, questo ve lo posso assicurare. La storia non ha cali, vi tiene avvinti alla pagina, i personaggi sono ben caratterizzati e non sono bidimensionali, si va abbastanza a fondo nel loro carattere. L’intreccio si regge bene, non ci sono forzature. Intrattiene come da missione: si ride, c’è la giusta dose d’azione, aggiungete quanto basta di sensualità ed un pizzico di erotismo ed ecco il romanzo giusto per passare qualche ora spensierata.
    Ne aveva già parlato la nostra Marianna nella recensione precedente: Richard Castle non esiste nella realtà, creato per l’omonima serie tv, diventa qualcosa di più.
    Accade che le serie tv nascono da un libro o da una serie di libri: Bones, Dexter, True Blood solo per fare qualche esempio. Altre volte capita che dei libri vengano scritti prendendo i personaggi della serie e trasportandoli direttamente sulla pagina, ne sono un esempio i romanzi di Max Collins.
    Non mi era mai capitato invece che prendessero un personaggio della finzione e lo trasformassero in un personaggio “reale”, verosimigliante. Se c’è una cosa nella quale sono maestri gli americani è confezionare nella maniera migliore un prodotto. Quello che normalmente sarebbe solo un oggetto di scena prende vita, prolunga in qualche modo la visione della serie e rende partecipe il telespettatore, gli permette di esserne parte. Quando ho letto la dedica e i ringraziamenti nel libro precedente mi è spuntato un sorriso a trentadue denti, mi è sembrato quasi che per un momento fosse tutto reale.
    Già sento i critici: questo è marketing spinto agli estremi livelli per i gonzi che se lo bevvono. È vero, non lo posso negare, però quanto è bello ogni tanto lasciarsi prendere consapevolmente per il culo per il solo gusto di divertirsi?
    Per ulteriori info: richardcastle.net e il terzo libro uscirà a settembre.


    Articolo di Stefano Pitzus

    Dettagli del libro
    • Formato: Brossura
    • Editore: Fazi
    • Anno di pubblicazione 2011
    • Lingua: Italiano
    • Pagine: 381
    • Traduttore: G. Marano
    • Codice EAN: 9788864112480
    • Prezzo: 15,00€

    giovedì 16 giugno 2011

    I semi del male - William March (Castelvecchi 2011)


    Una bimba dall’aspetto angelico, la misteriosa morte di un suo compagno di scuola uno sconvolgente segreto sono gli ingredienti del thriller I semi del male di William March, recente pubblicazione della Castelvecchi. Un romanzo che, seppur presentato (sulla quarta di copertina) dal New York Herald Tribune come “Un romanzo straordinario” e dal Chicago Sunday Tribune come “Uno dei migliori romanzi americani di tutti i tempi”, non lascia pienamente soddisfatti.
    La storia di questa donna sola (il marito è spesso lontano per mesi a causa del lavoro) alle prese con una figlia apparentemente giovale e tranquilla ma in realtà cattiva e diabolica, scorre un po’ troppo velocemente, non lasciando il tempo al lettore di metabolizzare gli eventi che si susseguono. Il giusto pathos lo si vive soltanto in alcuni momenti, soprattutto nel finale quando l’intreccio va srotolandosi, e i personaggi non riescono a far bene breccia nel cuore del lettore, nonostante si viva costantemente, pagina dopo pagina, il tormento di una madre disperata.
    In questo forse pesa lo stile particolare dello scrittore che, utilizzando spesso il discorso diretto, rende i dialoghi meccanici e poco fluidi. Una scelta che invece si rivela vincente quando l’autore ci trascina dentro la mente sconvolta della protagonista che, oltre a scoprire di cosa è capace la figlia, si rende conto di esserne direttamente responsabile.
    Rhoda sorseggiò il suo succo d’arancia, le parole della madre nel cervello. Poi, senza nessuna emozione nella voce, come se parlasse di cose che in realtà non la riguardavano, disse: «Non capisco perché Claude Daigle abbia avuto la medaglia. Era mia. Tutti sapevano che era mia».
    I semi del male è un romanzo in cui l’azione lascia decisamente spazio all’introspezione, a un’analisi dell’animo umano e delle sue aberrazioni, inquietante nel momento in cui l’autore sembra volerci dire che il male non muore mai, ma si trasmette da generazione in generazione e può avere lo sguardo dolce di una bella bambina sorridente.

    Articolo di Marcello Gagliani Caputo

    Dettagli del libro
    • Formato:Brossura
    • Editore:Castelvecchi
    • Anno di pubblicazione: 2011
    • Collana:Biblioteca dell'immaginario
    • Lingua:Italiano
    • Titolo originale:The Bad Seed
    • Lingua originale:Inglese
    • Pagine:242
    • Traduttore:M. Hannau, Marcella Hannau
    • Codice EAN:9788876155437
    • Prezzo: 16,50€