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martedì 31 agosto 2010

Il giorno dei morti – Maurizio de Giovanni


Il giorno dei morti – Maurizio de Giovanni 
(anteprima - libro in uscita il 16 settembre 2010)

Devo confessare di avere atteso il nuovo romanzo di Maurizio De Giovanni con enorme ansia e tante aspettative e, soprattutto, con un sottile senso di inquietudine; quel presentimento di apprensione generato dalla chiusura di un cerchio e dalla fine di un percorso, per le sorti e il destino dei protagonisti che, con il tempo, hai fatto amici e sono diventati parte di te. “Il giorno dei morti” è il completamento della favolosa quadrilogia dedicata alle stagioni, la storia che, nelle intenzioni originarie dello scrittore, completa un progetto iniziato quattro anni fa con “Il senso del dolore”, la quarta gemma che si incastona in un gioiello di rara bellezza.
Si era iniziato con l’inverno e si chiude con l’autunno, proprio nel giorno dedicato ai defunti, i compagni giocoforza di vita di Ricciardi, commissario in forza alla Regia Questura di Napoli, a causa di quella insolita percezione “Il fatto”, quella dolorosa condanna ad avvertire l’ultimo pensiero dei morti con violenza.
Eppure questa volta c’è qualcosa di diverso: è l’alba di lunedì 26 ottobre 1931 quando ai piedi dello scalone monumentale che porta a Capodimonte viene rinvenuto il cadavere di un bambino. Il piccolo corpicino non rileva segni di attività delittuosa. Viene subito dichiarata la morte naturale, dovuta con alte probabilità alle precarie condizioni e al forte stato di denutrizione in cui versava la creatura. Ma Ricciardi sente che qualcosa non va e, soprattutto, non avverte “il fatto”. Inizia quindi, con tenacia e determinazione, una testarda indagine personale, come ultimo omaggio a uno scugnizzo che nessuno ha amato in vita e che oggi reclama delle risposte almeno nella morte. Un Ricciardi che questa volta è costretto ad investigare tra le strade di Napoli e letteralmente, a “sporcarsi le mani”, per arrivare alle risposte. “Il fatto” che non viene subito ma viene inseguito.
Con questo romanzo il talentuoso scrittore napoletano si congeda dall’editore Fandango, a cui va riconosciuto l’enorme merito di avere portato alla ribalta un artista di così elevato spessore, e lo fa con il romanzo che diventa, ad oggi, il suo CAPOLAVORO. “Il giorno dei morti” è l’indagine più complessa e sentita e l’opera più completa e matura. Questo romanzo è in grado di soddisfare l’amante della letteratura, quella con la L maiuscola, e il più esigente palato di raffinati romanzi gialli. Senza ombra di dubbio questa è la vicenda che mi ha appassionato e coinvolto di più e che segna un marchio indelebile nella mia memoria di lettore.
Una scrittura che è dolore e immedesimazione, una capacità di scrivere in maniera elegante e raffinata ma allo stesso tempo in grado di riuscire ad arrivare a tutti. E lasciatemi dire che questa è la dote dei grandi: trasmettere pensieri elaborati e complessi con estrema semplicità. Questo romanzo porta al suo interno momenti indimenticabili: come non ricordare l’autopsia sul bambino con la quale, il talento napoletano, è capace di rendere un atto freddo e chirurgico in maniera così dolce e delicata con senso di grande rispetto verso il piccolo defunto.
Immergersi nelle vicende narrate da Maurizio De Giovanni significa essere teletrasportati nella Napoli di quegli anni, tra i suoi quartieri, in mezzo a quella gente che diviene viva con le sue forze, le debolezze e le contraddizioni, significa annusare i sapori e, soprattutto, dare parola agli elementi della natura: la pioggia che è compagna costante e assidua di questo romanzo; perché ogni tanto Maurizio, come il più dotato dei chitarristi, si concede il virtuosismo capace di farti vibrare le corde dell’anima e ti regala pagine di pura poesia in grado di farti sentire piccolo nella immensità di quei pensieri. E capisci che scrittori così ne esistono davvero pochi, perché tra lui e il resto ci passa la differenza tra il puro talento naturale e l’abile mestierante.
Ci sono romanzi che porterai sempre dentro di te, come una bella cicatrice. “Il giorno dei morti” per me ne entra a pieno diritto. Ricciardi è vivo dentro di me, nel profondo della mia anima. E allora ciao commissario, o meglio dire arrivederci caro amico.

Marco “killer mantovano” Piva


Finire di leggere un libro di De Giovanni, è per me sentirsi un po’ orfana:
orfana dello sguardo verde ghiaccio di Ricciardi e del suo ciuffo ribelle,
orfana della bonomia di Maione e del suo ruvido affetto per il commissario,
orfana dei discorsi di Modo e della sua sensibilità nell’esaminare i morti,
orfana dell’amara ironia di Bambinella e del suo disperato sopravvivere,
orfana della finestra di Enrica e del suo ricamo,
orfana della pasta e ceci di tata Rosa e delle sue preoccupazioni.
Un po’ meno orfana però, della bellezza di Livia e della spocchia arrivista di Garzo.
Leggere De Giovanni significa immergersi in un modo diverso. Un mondo sospeso fra irreale del passato ma che possiede allo stesso tempo tutta la solidità reale dell’epoca storica in cui si muove Ricciardi, significa immergersi negli odori e nei sapori, nei colori, nei suoni, di Napoli, sentire sulla pelle l’avvicendarsi ciclico delle stagioni.
Siamo partiti dal gelido inverno de, ‘Il senso del dolore’ per passare alla profumata primavera de ‘La condanna del sangue’ per giungere alla torrida estate de ‘Il posto di ognuno’ ed ora ci attende il piovoso autunno de ‘Il giorno dei morti’.
Precisamente la settimana dal 24 ottobre al 2 novembre del 1931 – anno IX dell’era fascista: appunto ‘Il giorno dei morti’.
Il romanzo che chiude la quadrilogia delle stagioni, un romanzo giallo ma forse meno giallo degli altri, un romanzo pieno di poesia, sì poesia in un romanzo giallo…
quanta poesia…

la poesia della prima giornata di freddo
La prima mattina di freddo ha un sapore e un colore che non ha nessun’altra mattina
La prima mattina di freddo, anche se è stata lungamente temuta e attesa, giungerà inaspettata.
La prima mattina di freddo porta cattivi pensieri.

la poesia dell’acqua che scorre
Acqua che non lava.
Acqua che separa.
Acqua che deruba.
Acqua che fa paura.
Acqua che non finisce.

la poesia del Gambrinius
L’aria era stranamente limpida, nelle luci del Gambrinus, a ora di cena. Sigari e sigarette erano un ricordo del pomeriggio, quando si mischiavano all’odore della pioggia e al suono argentino delle risate di donna e dei cucchiaini che giravano il tè nelle tazze; e sarebbero tornati nella lunga notte, a far da nebbioso contorno alle parole sussurrate...

e poi il dramma…

Il dramma di un bambino che corre
Corre a rotta di collo, con gli zoccoli in mano per non cadere.”
“Corre, e schiva i bastoni dei signori che se lo vedono arrivare addosso, che colpiscono per essersi dovuti scansare”
“Corre nel vicolo, e il cane corre dietro di lui, leggero, senza sforzo, con le orecchie che sventolano come fazzoletti agitati da un treno in partenza.”
“Corrono, e sperano di farcela in tempo.

Il dramma di un medico che esamina
Questa guerra che hai combattuto tu, rifletté guardando il corpo sul tavolo, non ha gloria né grandezza. E’ una guerra per sopravvivere, per arrivare a vedere il sole dell’indomani o anche a risentire addosso la pioggia.”
“Prese il bisturi e praticò l’incisione a Y…

Il dramma di una donna che ama.
Io penso che sono così tutti i maschi: devono pensare che decidono da soli, e siamo noi che invece gli dobbiamo far decidere quello che vogliamo.

I personaggi le emozioni sono vivide e sono lì, pronte ad essere captate e percepite, sono con te ti accompagnano e ti parlano durante la lettura e tu non puoi non fare il tifo per Enrica o Livia e non puoi essere indifferente al dolore di Maione per Luca e non puoi non preoccuparti con tata Rosa per un mancato rientro.
L’ultima fatica di De Giovanni appunto “Il giorno dei morti”, ancora una volta ci meraviglia e ci prende, ancora una volta la presenza del ‘fatto’ o meglio la sua assenza da il via ad un’indagine, fatta con la mente ma ancora di più con il cuore.
Un bambino piccolo, minuto viene trovato sotto lo scroscio della pioggia insistente, morto abbandonato ai piedi della scalinata di Capodimonte e Ricciardi e Maione sono chiamati a verificare la causa di morte, ma ‘il fatto’ che da sempre accompagna il Commissario Alfredo Ricciardi, quella sua dolorosa condanna a percepire l’ultimo pensiero dei morti con violenza, questa volta è assente quindi il bambino è morto per cause naturali.
E allora perché Ricciardi insiste ad indagare? a far effettuare, quella che per tutti gli altri è una straziante quanto inutile autopsia?
Perché forse non è solo ‘il fatto’ che lo spinge in alcune direzioni ma forse il suo istinto la sua capacità di essere affine al dolore, il suo essere “un uomo destinato a camminare nel dolore, a esserne assordato, ammorbato, soffocato.”
Partendo da questa sua sensazione Ricciardi si muoverà negli ambienti della chiesa, nel mondo delle dame di carità, camminerà fra gli scugnizzi di strada sempre affamati fino a trovare la soluzione, quella inaspettata, quella più tragica di tutte le tragedie, quella che porterà Ricciardi quasi sul punto di non ritorno e poi…
Livia… Enrica….

Buona lettura

Marta Naddeo

Leggere un libro di Maurizio de Giovanni è come vedere un film: la prima volta si tende a seguire soprattutto la storia, per vedere come si conclude; è però necessaria una seconda visione per apprezzarne le numerose sfumature, i molteplici dettagli, le preziose descrizioni di Napoli e il ritratto dell’epoca (siamo nel 1931), l’influenza del clima sull’agire degli abitanti. Un film dove nulla viene raccontato per caso e dove ogni dettaglio non è mai di troppo.
Nei romanzi di de Giovanni si racconta la vita: i diversi ambienti, l’importanza delle piccole cose, i modi di comportarsi, le apparenze, gli uomini veri, quelli sinceri e quelli falsi, le furberie, l’umanità nelle sue mille sfaccettature.
La dignità dell’individuo è una costante nei libri dell’autore, perché la vita di ogni singola persona è importante e non perde il suo valore nemmeno con la morte. Perché è il ricordo di chi rimane che fa continuare a vivere le persone che non sono più con noi, almeno fisicamente.
De Giovanni, come sempre, sa interessare il lettore alla vicenda: chi legge è ormai curioso di conoscere sempre nuovi particolari sui personaggi; la loro vita è parte integrante della narrazione, non è un dettaglio che serve ad arricchire l’indagine o un elemento che può essere trascurato.
In ogni libro infatti si scoprono nuove cose sul passato dei protagonisti.
Tutto questo però non porta a trascurare l’elemento investigativo, che in questo romanzo è l’elemento essenziale e predominante di tutta la vicenda.
Un’indagine lunga, atipica, difficile, che coinvolge in maniera totale il protagonista: un suggestivo mistero da risolvere, che alla fine si concluderà in maniera sorprendente.
E’ anche la storia di una straordinaria amicizia fra un bambino e un cane: sarà l’origine e la causa che condurrà il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, questa volta ancora più solo, a non arrendersi a quella che sembra (oppure è) l’evidenza per tutti, anche per i suoi amici.
In questo romanzo c’è tutto Ricciardi, la sua calma, la sua intelligenza, la sua acutezza, e c’è de Giovanni, il suo caratteristico e inimitabile modo di scrivere, le sue descrizioni di come le condizioni atmosferiche influiscono sugli uomini, il tocco delicato con cui descrive le azioni dei personaggi, la sua intelligenza nel saper creare senso di attesa e curiosità nel lettore, la sua prosa che lascia sempre spazio a chi legge per riflettere su molte cose, anche quelle non scritte.
Per poter apprezzare pienamente questo romanzo, a mio giudizio, è indispensabile avere prima letto il libro che lo precede, “Il posto di ognuno”, dove molte delle vicende che qui proseguono hanno avuto inizio. Solo in questo modo si potrà godere appieno di tutto quello che viene raccontato in questo ottimo romanzo.

Paolo “Carrfinder” Umbriano


lunedì 30 agosto 2010

Reportage da Camaiore


Questa l’ansa che l’ufficio stampa Studio Brandi del Premio Camaiore per la letteratura Gialla ha comunicato dopo la finalissima:

PREMI: A VICHI IL CAMAIORE PER LA LETTERATURA GIALLA. VINCE CON 'MORTE A FIRENZE',SECONDA MARILU' OLIVA CON 'REPETITA'

(ANSA) - CAMAIORE (LUCCA)- È MARCO VICHI CON 'MORTE A FIRENZE' (GUANDA) IL VINCITORE DELLA SETTIMA EDIZIONE DEL PREMIO CAMAIORE PER LA LETTERATURA GIALLA.
LO HA DECRETATO LA SCORSA NOTTE LA GIURIA POPOLARE (C'ERA ANCHE EUGENIO FASCETTI, EX ALLENATORE DI CALCIO E AMANTE DEL 'GIALLO') NEL CORSO DELLA CERIMONIA CONCLUSIVA AL TEATRO DELL'OLIVO DI CAMAIORE, SCEGLIENDOLO TRA LA TERNA DI FINALISTI. LO SCRITTORE HA INFATTI OTTENUTO 27 DEI 50 VOTI POPOLARI. SOLO OTTO IN PIU' DI MARILU' OLIVA CON LA SUA OPERA PRIMA ''REPETITA'' (PERDISA).


Ma io, in qualità di inviato speciale, c’ero e voglio dirvi di più. Ad esempio che l’organizzazione del Premio è stata impeccabile. Il gruppo della Fondazione è professionale e compatto. Se volete un aneddoto sul loro livello di organizzazione, vi basti sapere che, qualche giorno prima del 4 luglio, Maurizio Pardocchi dei Servizi Amministrativi del Comune di Camaiore ha salvato eroicamente, sacrificando un giorno di vacanza, le 50 copie del romanzo concorrente “Repetita” che per un errore di spedizione rischiavano di essere perse per sempre e non finirenelle mani dei giurati.



Così è cominciata la serata: due degli scrittori finalisti – Marco Vichi e Marilù Oliva – si sono ritrovati a cena alle 20 in un eccellente ristorante nei pressi del teatro, insieme allo scrittore (nonché caro amico di Vichi) Divier Nelli dove – ovviamente – hanno disquisito di letteratura mentre degustavano prelibatezze locali e ottimi vini. Si sono poi trasferiti all’adiacente teatro dell’Olivo di Camaiore, dove è avvenuto il collegamento video con Elisabetta Bucciarelli, che per motivi familiari non era riuscita a venire.

Sul palco, oltre al conduttore Claudio Sottili, ha co-condotto la finale lo scrittore Giampaolo Simi, direttore tecnico del Premio, con interviste molto interessanti. La serata si è svolta con ritmo, grazie anche al programma: agli intermezzi musicali suonati dal del pianista Luigi Nicolini, sono seguite tre suggestive interpretazioni teatrali delle opere, con letture degli attori del “Teatro dell’Olivo Campus” diretti da Massimo Pasquini. Il pubblico era completamente assorto.

Poi è arrivato il grande momento, la votazione. I 50 giurati, tutti lettori appassionati, hanno sfilato sul palco per inserire nell’urna trasparente la loro preferenza. Emozione. Subito dopo è avvenuto lo spoglio in diretta.

Risultato:

1 posto. Marco Vichi con "Morte a Firenze” (Guanda) – 27 voti
2. posto Marilù Oliva con “Repetita” (Perdisa) – 19 voti
3. posto Elisabetta Bucciarelli con “Io ti perdono” (Kowalski) – 4 voti



Ma chi c’era anche?

Oltre ai giurati, hanno parlato il presidente della Fondazione Città di Camaiore Maria Vecoli e il direttore generale Alvaro Marchetti. Ha portato il saluto del sindaco e dell'amministrazione comunale l’assessore alla cultura Claudia Larini.
Sono seguite le premiazioni, tutti gli autori hanno fatto una dichiarazione, sottolineando la portata del Premio e la loro soddisfazione.
Le mie impressioni sono ottime: sono rincasato tardissimo ma soddisfatto dopo diverse ore in quel delizioso teatro, seduto tra lettori accaniti che non facevano altro che parlare dei tre libri finalisti... e ne parlavano accalorandosi, chiedendo l’autografo, applaudendo, ascoltando con attenzione, bevendosi le atmosfere: insomma, ci vorrebbe un premio anche per questi 50 giurati: come noi di corpifreddi, sono dei veri lettori!

Articolo di Corpofreddo n.21

venerdì 27 agosto 2010

La testimone scomoda - Steve Martini


Katja Solaz ha un solo pensiero: tornare in Costa Rica. Non ne può più di quell'uomo tanto gentile che le aveva dato la possibilità di venir via da un paese senza prospettive. Certo Emerson Pike, noto collezionista di monete antiche, non l'ha sfiorata neanche con un dito e non le ha fatto mancare niente da quando è arrivata negli Stati Uniti. E questo è un po' strano perché Katja è bellissima: un corpo da favola, capelli neri lucidissimi e uno sguardo focoso capace di stenderti. Ed è anche così giovane da poter sembrare la nipote di Pike. Lei è venuta in California con l'idea di studiare. Pike l'ha portata in California per usarla come il formaggio nella trappola per topi. Ma Katja non lo ha ancora capito.
Non si spiega perché quest'uomo cosi educato ed affabile sia ossessionato da alcune foto scattate in Colombia da sua mamma e raffiguranti alcuni uomini. Pike le guarda e le riguarda per ore intere. E' venuto il momento di scappare da quella casa e Katja ha un piano. Qualcun altro ha un piano per quella sera. Entrare nella villa di Emerson Pike e uscirne lasciandosi solo cadaveri alle spalle trafugando le fotografie. Questa è la fortuna di Katja perché esce dalla villa un attimo prima che la Morte ne diventi proprietaria assoluta. La sfortuna di Katja è che prove schiaccianti l'accusano di essere l'autrice degli omicidi avvenuti nell'abitazione. Alla bellezza di Katja non è rimasto insensibile Paul Madriani, avvocato di successo, che l'ha incontrata casualmente qualche giorno prima.
Una breve chiacchierata niente di più. La ragazza gli ha confessato di voler tornare in Costa Rica e lui, lasciandole il suo biglietto da visita, le ha detto di potersi rivolgere a lui in caso di qualsiasi assistenza legale. Ora quel momento è arrivato. La Polizia bussa alla porta dello studio legale “Madriani e Hinds”. Tra le varie cose che hanno trovato nella borsa di Katja al momento dell'arresto c'è quel biglietto da visita. Madriani dovrà difenderla, dovrà difendersi e dovrà difendere l'intera nazione da una minaccia molto grave.

Ultimo lavoro di Steve Martini con protagonista l'avvocato Paul Madriani. Libro più che leggibile avendo però ben chiaro un punto. Non si tratta di un legal thriller, genere dove l'autore ha dato, nei romanzi precedenti, il meglio di sé. Non ci sono aule di tribunale né processi. Niente testimoni che vanno in contraddizione di fronte all'abilità di Madriani. Niente di tutto questo. Non mancano invece inseguimenti mozzafiato, esplosioni e regolamenti di conti. La parte investigativa è sì ben strutturata ma secondaria rispetto alla vena avventurosa della vicenda.
Quando compaiono FBI, Cuba e Castro e relativa crisi dei missili del 1962, Colombia e Farc, killer senza scrupoli, ex militanti dell'esercito Russo e terroristi islamici si è ben presto consapevoli di trovarci di fronte a un “action book “ nello stile di Tom Clancy o David Baldacci per fare degli esempi. Poca attenzione alla caratterizzazione dei personaggi ma una lettura che non perde mai di ritmo grazie alla frenesia degli avvenimenti narrati, ovviamente - difetto endemico del genere - a volte poco credibili , e allo stile sempre chiaro e preciso di Martini.
Rimane, sopratutto per gli affezionati della serie di Madriani, un po' l'amaro in bocca nel vedere, forse definitivamente, il protagonista trasformarsi, ormai cinquantenne, da smaliziato avvocato in un irrefrenabile uomo d'azione, come fanno chiaramente pensare le parole di Madriani al termine del libro: ” Il caso di Katja Solaz mi ha cambiato la vita. A essere sinceri, la professione legale non esercita più si di me lo stesso fascino di una volta. E' difficile capirne le ragioni. Il mio scopo adesso è diventato scoprire cosa sia per me il senso della vita”.

Articolo di Roberto "Lofi" Lofino

Dettagli del libro

  • Formato: Rilegato
  • Pagine: 478
  • Prezzo: 19,60€
  • Lingua: Italiano
  • Titolo originale: Guardian of Lies
  • Lingua originale: Inglese
  • Editore: Longanesi
  • Anno di pubblicazione 2010
  • Codice EAN: 9788830427716
  • Traduttore: A. Raffo

mercoledì 25 agosto 2010

Video Intervista ad Andrea Camilleri


La conservavo come una reliquia quest' intervista, forse per paura si sgualcisse o che un possibile hacker cinese filo talebano potesse bucare il canale corpi freddi su GliùTub e cancellare i video.
Dopo notti insonni, cene e pranzi saltati, dopo notti in bianco, finalmente ho deciso di mettere online l' intervista che, dal punto di vista emotivo, mi ha più entusiasmato. Non me ne vogliano gli altri autori che ho intervistato negli anni, ma per me intervistare il Sommo è un po' come per il papa andare a cena con Dio :P

Roma - 10 aprile 2010
Staziono davanti al portone di casa Camilleri insieme ai miei prodi compagni di avventura: Cristina Greco e Dario Bertini (fotografa e operatore video). L' appuntamento è fissato per le 11.00 ma essendo un tipo per nulla ansioso metto la tenda tra una Clio e una Punto e dormiamo lì dalle 3 di notte. Metti il traffico, metti che inizi a piovere e si sa che quando piove Roma si blocca, metti che... ok, basta!
20 minuti prima delle 11, l' ansia mi attanaglia lo stomaco e Cristina mi indica un bar dove potrei prendere una camomilla e soprattutto mi indica di scendere dal lampione dove nel frattempo mi sono arrampicato per l' ansia.
Al bar loro scofanano come cinghiali, io rimango fuori e accendo un pacchetto di sigarette... ehm... avete letto bene, non una sigaretta, ma un pacchetto intero ficcato in bocca e acceso. Ho poco tempo per fumare :D

Finalmente citofoniamo "Chi è?" "Sono Enzo dei corpi freddi, avevamo appuntamento con Andrea per l' intervista". Secondi di silenzio che sembravano ore..."Salite" O_O
Panico!! scendo dal lampione e imbocchiamo l' ascensore carichi di videocamera, cavalletti, macchina fotografica e un vassoio di cannoli siciliani (mia mamma mi ha insegnato a non andare mai a mani vuote in visita dalle persone).
Ed eccolo, ci accoglie direttamente il Sommo e dopo qualche scambio di battute: "Ma ccu minchia siti?" "Di cu sù i cannola? Mè? I mettu 'n frigu"... Fortunatamente sono dello stesso paese di Camilleri, quindi ho capito tutto e fortunatamente Cristina ha studiato lingue, ma Dario, poverino, è alquanto spaesato!
Ma basta con le battute, vi lascio all'intervista integrale sperando di far piacere ai nostri lettori.


Parte Prima

Parte Seconda

Parte Terza

Articolo di Enzo "BodyCold" Carcello
Intervista e montaggio di Enzo "BodyCold" Carcello
Riprese di Dario Bertini
Fotografie Cristina Greco



martedì 24 agosto 2010

Mano Nera - Al Custerlina



"Nel '91 era scoppiata la guerra tra Serbia e Croazia. e Ljudmila, che amava la sua patria quasi quanto amava Dio, era partita come crocerossina volontaria. L' aveva vista come una missione: soffrire per alleviare le sofferenze degli altri. Ma in guerra aveva imparato a uccidere, non a curare. All' inizio lo aveva fatto per necessità, poi era diventato un lavoro e, infine, una missione: eliminare i nemici di Dio e della Croazia."

Dopo l' implacabile "Balkan Bang" (edito da Perdisa) Al Custerlina torna con un romanzo sulla falsa riga del precedente, "Mano Nera" edito da Baldini Castoldi Dalai ed inserito nella nuova collana Vidocq.
Lo sfondo è quello di una Sarajevo di fine inverno, imbiancata di neve ma resa rossa dal sangue degli scontri etnici che tardano ad acquietarsi.
Da una parte i musulmani, dall' altra i cattolici che, dopo gli scontri a noi noti e che hanno portato alla frammentazione della Jugoslavia, vivono in una Sarajevo costruita su una montagna di polvere da sparo pronta ad esplodere in qualsiasi momento. La miccia viene accesa dalla scomparsa di una reliquia che univa entrambi i popoli, la Haggadah di Sarajevo, un libro, un antico manoscritto simbolo della multiculturalità del Paese.
Insieme al manoscritto viene rapita anche la figlia di un ministro, Sanja Karahasan e poco dopo anche la cugina,  Nadira,  che per altro lavorava al museo dove era custodito il libro.
Dietro a tutto questo c'è la Mano Nera, un' organizzazione paramilitare che ha tutti gli interessi a far scoppiare focolai di rivolta tra le popolazioni e qui mi fermo altrimenti si spoilerizza troppo.
Ma di due personaggi vorrei parlare più approfonditamente: Kostas il Greco e Ljudmila Horvat detta La Santa.
Il primo è vero mercenario figlio di puttana, senza ideologia se non quella del dio denaro, la seconda invece un dio ce l' ha ed è quello cattolico.
"Uccidere non è cristiano..." "Giustiziare sì però. Hai mai letto San Tommaso D'Aquino? Lui aveva inserito la vendetta tra le virtù. invece che tra i peccati" "E lo hanno fatto Santo?" "Certo. Per San Tommaso la vendetta è la naturale reazione dell' uomo di fronte al Male, perché l' uomo ha insito in sé l' istinto alla correzione e alla punizione a fin di bene..."
Due personaggi chiave di questo bellissimo romanzo e che spero di reincontrare in un seguito perché da soli possono far più danni delle cavallette.
Kostas, ironico, astuto e bastardo quanto basta; La Santa, retta, quasi bigotta e di conseguenza rompipalle nell' esserlo, violenta e solitaria. Una caratteristica che li accomuna è l' essere cinici.
Così come cinico è definibile l' intero romanzo. In alcuni momenti è tanto cinico che diventa quasi fastidioso perché mette il lettore davanti a riflessioni sulla multiculturalità , termini con cui spesso i più "intellettualoidi" del Paese altro non fanno che riempirsi la bocca e poi, magari, vorrebbero i rom fuori dai confini.
Se avete amato "Balkan Bang", leggendo "Mano Nera" di certo vi troverete un Custerlina sicuramente maturato sia dal punto di vista stilistico che dal punto di vista strettamente legato allo stile. Il primo romanzo poteva essere tranquillamente il soggetto di un fumetto, di un graphic novel molto violento, cosa che invece non ho notato in Mano Nera. Descrizioni dei luoghi che lasciano poco all' immaginazione, pur se mai pesanti e una caratterizzazione dei personaggi semplicemente perfetta.
Fantastiche anche le nozioni di culinaria che Custerlina dissemina nel romanzo, citando i piatti tipici di quelle zone e di quelle culture: cévapi, bureki, kajmak fresco, ecc. (prego tutti i giorni di non incontrarti mai a ridosso di un ristorante mio caro Alberto :D)
Un libro assolutamente da avere e di certo un autore da seguire che, nei suoi libri, mette da parte gli stereotipati degli agenti di polizia di quartiere che tanto riempiono gli scaffali delle librerie e che di sicuro non farà rimpiangere nemmeno ai cammileriani più accaniti.
E poi diciamoci la verità, finalmente un gran bel libro ad un prezzo abbordabilissimo, soli 13,00 €!


Articolo di Enzo "BodyCold" Carcello

Dettagli del libro
  • Formato: Brossura
  • Pagine: 173
  • Lingua: Italiano
  • Editore: B.C. Dalai Editore
  • Anno di pubblicazione 2010
  • Prezzo: 13,00€
  • Codice EAN: 9788860736307

lunedì 23 agosto 2010

Posizione di tiro - Jean Patrick Manchette


Il poliziesco è un genere morale. E’ la grande letteratura morale della nostra epoca.

Di Posizione di tiro serve sempre una nuova lettura. Pur se a distanza di tempo si può star certi di una riconferma, si ritrova la stessa bellezza metallica di questa sua scrittura, iridescente e fluida come un’arma da sparo ben lubrificata, ma altrettanto secca e rapida e inaspettata nel variare il ritmo, nello spezzare il fraseggio, quasi un’improvvisazione in tecnica jazz.
Non c’è alcun dubbio che si tratti di un irrinunciabile della letteratura poliziesca, a partire da quell’incipit che ha lasciato tramortito più di un lettore impreparato all’impatto, legandosene il ricordo e rinnovandolo ad ogni raffica di vento gelido, come una creatura viva che scende dal nord.
Nei fatti la storia non trascende i normali postulati del genere, il protagonista è il criminale per antonomasia, Martin Terrier, un sicario professionista, neppure tra i più richiesti, in procinto di una svolta della carriera. Uccide, ma ha intenzione di smettere, ha il salvadanaio pieno e pronto per nuovi propositi. Segni di cambiamento nulla: Martin non cerca comprensione, non persegue un profitto o coltiva un ideale superiore, non anela a redenzione o rincorre un primato personale.
E’ solo un dipendente a contratto, con un lavoro da finire, piccoli segreti, problemi alimentari e una vita fatta di niente, niente che la illumini. In questa continuità monocorde, prossima al minimo, avviene lo scarto di corsia, la deviazione obbligata, il fatto che impone un riposizionamento: una telefonata minatoria poi, in rapida successione, appartamento devastato, ragazza massacrata, il gatto pure.
Il programma da rispettare rischia di andare in fumo e anche scoprire che l’obiettivo per cui si sono fatti progetti si è sposato un altro non è proprio di aiuto. Della serie i guai non vengono mai soli, alla pessima scoperta si aggiunge un buco finanziario e una banda di assassini che gli rapisce la donna per costringerlo ad un ultima operazione di sgombero. Nella sequenza di appostamenti, agguati, sparatorie, fughe precipitose, seguiremo Martin impegnato allo spasimo, concentrato ed efficace, mettere a frutto tutte le sue risorse perchè di quel progetto si riesca ancora a salvare qualcosa.
Su una trama classica, una piccola variazione del tema: il destino individuale di un infelice, che non può riagganciare, perchè il datore di lavoro si oppone.
Non è una svolta eroica, né una promessa rinsaldata a muovere le azioni di Terrier, ma più una regressione infantile, un chiaro sintomo di labilità sentimentale che ha scavato voragini in un mezzo esistenziale ben predisposto. Martin è un prodotto difettoso, senza la garanzia, e Manchette non ha remore a descriverne la manifesta evidenza, come quando perde improvvisamente la parola per uno shock da tradimento, o, più avanti, la riacquista sotto forma di belato per le conseguenze di una piombemìa da scontro a fuoco.
Manchette è rigido, derisorio, cattivo con il suo sicario, con la genia di figuranti che gli girano intorno, monomaniaci dell’intrigo, giocatori di kriegspiel che sfiora il farsesco, tutta intenta a grufolare nel lezzo come l’ultimo degli accattoni.
Il sogno è finito o non è mai esistito, e a Martin rimane solo da assumere la position couchè.

Articolo di Michele "Frankie Machine" Frascari

Dettagli del libro
  • Formato: Brossura
  • Pagine: 152
  • Lingua: Italiano
  • Titolo originale: La position du tireur couché
  • Lingua originale: Francese
  • Editore: Einaudi
  • Anno di pubblicazione 2004
  • Codice EAN: 9788806170011
  • Traduttore: F. Colombo, Francesco Colombo 

giovedì 19 agosto 2010

Imperfetto – Alessandro Zannoni


"Il silenzio disperato degli indumenti che la rivestono lenti. Certi silenzi non andrebbero interrotti, andrebbero lasciati così come sono, gravi di sottintesi, di frasi non dette, di carezze o baci non dati, di significati importanti: invece certi silenzi andrebbero riempiti con qualsiasi cosa pur di non sentirli, pur di non lasciarli padroni della vita. Sono silenzi tragici che impauriscono, che sbriciolano pensieri, che congelano parole, che mettono distanze abissali, che fanno intendere il peggio, che bloccano i muscoli come una malattia, che muovono solo la bocca in un debole sorriso idiota e costringono gli occhi fissi sul niente e quando parli riesci solo a dire una cazzata."

Il cadavere di Amedeo Moretti viene trovato abbandonato in un bosco, nudo. Ad un anno dalle indagini non si è venuto ancora a capo di nulla. I suoi genitori, famiglia benestante altolocata e influente sta con il fiato sul collo degli inquirenti, dei Carabinieri, del magistrato Bosco, pressano chiunque possa dare un volto all'assassino di Amedeo e soprattutto vogliono sapere perchè è stato ucciso, vogliono giustizia.
Viene chiamato in causa il detective Merisi, serve un parafulmine, uno che tolga le castagne dal fuoco, uno che faccia tanta carta che prosegua nelle indagini, magari dandogli una svolta, non si sa mai, un punto di riferimento per la famiglia Moretti, un capro espiatorio per il Comandante Palma dei carabinieri e tutto il pool investigativo.
Merisi è un personaggio difficile da dimenticare, quarantenne ha una vita privata incasinata, matrimonio in crisi, amante dolce e amorevole, un rapporto in cui si trova involontariamente coinvolto e che non sa come gestire, qualche amichetta con cui andare a sollazzarsi con l'amico Andrea. Nel suo lavoro invece è scaltro intelligente e riflessivo.
Ricomincia le indagini, riparte da zero e trova la pista. E che pista, da far drizzare i capelli. Sono stati già commessi in passato e nella stessa zona omicidi con lo stesso modus operandi. Scandaglia gli indizi, ragiona, cancella, riparte da zero, riesamina tutto, vaglia ogni ipotesi, e noi con lui. Andiamo dritti drittti verso un finale veramente inaspettato che ci coglie impreparati ci colpisce come una mazzata e ci lascia l'amaro in bocca, un finale che oserei definire perfettamente “imperfetto” assolutamente noir.

Ho conosciuto Alessandro Zannoni con Biondo 901 (già recensito sulle nostre pagine) e ne sono rimasta colpita. Non solo dalla storia ma dal suo modo di scrivere così incisivo, diretto e scorrevole e quindi ho preso in mano questo Imperfetto sicura di trovarmi di fronte ad un altro piccolo gioiello. E così è stato. E' bello quando un autore non tradisce le aspettative, anzi devo dire che con Imperfetto mi ha proprio conquistata. La scrittura è tagliente come una lama, le parole scorrono e si rincorrono capitolo dopo capitolo e diventano ossessive, urticanti, snervanti quando ci ritroviamo nella mente del serial killer. Ottimo lavoro si caratterizzazione dei personaggi, intelligenti i dialoghi, insomma non c'è niente che non mi sia piaciuto in questo libro, è inutile che continuo a scrivere parole su parole, leggetevelo e poi mi direte se non ho ragione. Ancora una cosa prima di chiudere, Bravo Alessandro.

Articolo di Cristina "cristing" Di Bonaventura

Dettagli del libro
  • Formato: Brossura
  • Pagine: 183
  • Lingua: Italiano
  • Editore: Perdisa Pop
  • Anno di pubblicazione 2009
  • Codice EAN: 9788883723919 

lunedì 16 agosto 2010

Intervista a Daniele Bonfanti di Laura Costantini


Ho letto “Melodia” di Daniele Bonfanti (Edizioni XII) per un colpo di fortuna. E dopo averlo letto mi sono detta: io questo lo devo intervistare. Perché quando la passione per un certo tipo di letteratura te la sei coltivata a suon di Stephen King, H.P. Lovecraft, E.A. Poe, Bram Stoker, Ann Rice e via inchinandosi ai maestri, è difficile che un romanzo, di un autore italiano per altro, ti spiazzi, ti sorprenda, ti ispiri ammirazione assoluta. Perché in “Melodia” si parla di musica (da cui il titolo), di gatti (da cui la splendida copertina), di sesso degli angeli, di religione, di miti ancestrali, di manipolazione genetica e di cavalieri templari. E niente e nessuno potrà mai prepararvi a capire dove andrà a parare Daniele Bonfanti. Certo, un’occhiata alla terza di copertina, dove si definisce editor, pianista, compositore, campione di kayak, cultore di sport estremi e giornalista, aiuta a inquadrare il soggetto. Quindi andiamo con le domande.

Laura Costantini: Incanalarsi nella letteratura di genere in Italia è stato un atto di coraggio, di autolesionismo o di pura incoscienza?

Daniele Bonfanti: Penso ci sia una componente di tutte e tre, come in tutto ciò che amo fare, che si tratti di scendere le gole di un fiume con la piena del disgelo in kayak, di scappare di corsa dai fulmini su un ghiacciaio sotto la grandine, o scrivere genere in Italia. Anche se l’ultima è senza dubbio la cosa più pericolosa che ho mai fatto.

LC: Facciamo il punto della situazione: la letteratura fantastica italiana, stretta nella morsa dei vampiri  d’oltreoceano e dello snobismo critico nostrano, ha un futuro?

DB: Credo che gli emovampiri dal cuore d’oro, tutto sommato, abbiano a modo loro contribuito a sdoganare un po’ il genere, per quanto di contro ne hanno dato un’idea distorta e abbiano finito per creare generi propri. A conti fatti, però, ritengo siano stati più i vantaggi. Perché dall’anno scorso si è cominciato a vedere qualche libro molto interessante in ambito fantastico (e non parlo del solito fantasy per ragazzi) edito anche da editori molto importanti, così come ho visto più attenzione per i nuovi autori e per quelli italiani. La strada è lunghissima, ma sono ottimista.

LC: E detto da uno che si diverte a giocare a rincorrersi con i fulmini…

DB: C’è ancora un forte muro da parte della critica delle testate più importanti, ma Internet sta aiutando. Se guardi sul Web, si parla senza dubbio molto più di opere di genere che mainstream, e Internet avrà sempre più peso. Specialmente con la vera e propria rivoluzione degli eBook, a cui stiamo cominciando a assistere. In questo mezzo credo molto, poiché gli editori avranno meno timori a investire, e i lettori più possibilità di scelta al di fuori delle strettissime logiche di mercato imposte dai canali di diffusione – distributori e librerie, che arginano il fantastico ancor più della critica o dei vampirini luccichini. Certo, riguardo alla Rete è indispensabile che più scrittori, critici e addetti ai lavori evitino di vederla fine a se stessa – eleggendola a campo di battaglia (dei poveri), a terreno di tifoserie calcistiche, a basamento per un monumento al proprio ego – e comprendano che si tratta di uno strumento per fare meglio il proprio lavoro.

LC: Allora parliamo di lavoro. La tua bio dice che vivi in una casa in un bosco, infestata di fantasmi e di gatti. Poi c’è il tuo essere, anche, musicista che ha sicuramente aiutato nella composizione di “Melodia”. Ma lo spunto da dove è venuto?

DB: Gli spunti per un romanzo come questo – un gran minestrone – sono tanti, e apparentemente molto distanti tra loro. Una delle cose che più amo è proprio prendere temi lontani e vedere di costruire un ponte che li colleghi, in maniera inaspettata. Dopotutto, tutto è interconnesso, non c’è nulla nel nostro universo che non sia collegato a tutto il resto. Il nucleo centrale deriva da un mio vissuto – come quasi sempre accade per ciò che scrivo. Parliamo del lontano 1998. Mi capitava spesso, quando sedevo al pianoforte per comporre, di avere la chiara sensazione di non stare creando, ma stare ricordando. E lo stesso in determinati passaggi della musica che ascoltavo: mi pareva di cogliere una finestra su un ordine di cose più ampio, diverso, misterioso. Spesso in maniera fulminante, tanto da lasciarmi stordito. Quando dico “ricordare” non intendo una musica udita da qualche parte, ma qualcosa di molto antico e molto profondo. E di molto, molto importante. Assoluto.

LC: A proposito di assoluto. Ti rendi conto che dopo il tuo romanzo parlare del sesso degli angeli avrà un senso compiuto?

DB: Confesso la premeditazione e me ne assumo ogni responsabilità.

LC: Premeditazione reiterata. Hai attinto a piene mani a miti ancestrali, leggende sumeriche, teorie eretiche e hai condito il tutto con un pizzico abbondante di Templari, che ormai sono come il prezzemolo. Eppure il tuo romanzo è originalissimo.

DB: Non ti nascondo, Laura, che quando i Templari hanno cominciato a inflazionarsi sul serio, dopo il romanzo di Brown (che non ho ancora letto, peraltro), io stavo lavorando a Melodia, e pensai seriamente se fosse possibile sostituirli con qualche altro ordine. Poi però riflettei proprio su quanto mi chiedi, se si possa parlare di tematiche stra-battute pur essendo originali. Credo lo sia; dipende tutto da come ci si pone. Dopotutto, le storie che ci raccontiamo fin dal Neolitico – e che appunto si sono codificate in tanti dei miti a cui ho attinto – si basano sugli stessi Archetipi, sia a livello di personaggi sia a livello di strutture. L’originalità non sta in questo, non sta nelle “materie prime”, ma nel come le si montano e assemblano. Nei tempi, nei modi, nelle dosi, nelle combinazioni. L’originalità di una musica sta forse nelle singole note? L’originalità di un dipinto nei pigmenti usati per i colori? È un po’ come avere una scatola di mattoncini LEGO: ci puoi fare quello che vuoi, i limiti non sono nei mattoncini, sono solo nella tua testa. Credo anche che l’adagio – oggi molto diffuso – che non si possa più scrivere “nulla di nuovo” sia soltanto una comoda scusa.

LC: Quando hai cominciato a scrivere, e perché?

DB: Da bambino: usavo un piccolo registratore regalatomi da mio padre – che mi raccontava storie bizzarre – e incidevo raccontini a voce, in cui morivano sempre tutti.
Perché? Perché mi divertiva (e mi diverte tutt’ora) vedere le facce e gli occhi delle persone a cui le raccontavo.

LC: Chi sono i tuoi maestri, buoni o cattivi che siano?

DB: Più di ogni altro è senza dubbio Umberto Eco. E troppi altri per citarli tutti, ma anche nessuno in particolare; cerco di imparare qualcosa da tutto ciò che leggo, ma di non imitare nessuno.
Non posso poi evitare di citare Danilo Arona, che ha avuto una buona parte di colpa se ho scritto il romanzo, avendo io tratto più di uno spunto dalla lettura – ti parlo del 2003, lavoravo già a Melodia da quattro anni e ne fu per molti versi chiave di volta – del suo L’ombra del dio alato. Certo allora non mi sarei mai aspettato che proprio Arona avrebbe qualche anno dopo firmato la postfazione del mio lavoro.

LC: Come definiresti “Melodia” se dovessi inserirlo in uno specifico scaffale?

DB: Questa è difficile. E quando si è trattato di fornire una definizione sintetica del genere per il catalogo di Edizioni XII ci abbiamo passato diverso tempo insieme al direttore della collana Eclissi, Luigi Acerbi. Alla fine però non siamo riusciti a sintetizzare in una o due parole e abbiamo usato delle parafrasi. Essere mutevole e un tantino imperscrutabile è lo scopo e la natura di Melodia. Un po’ come i gatti, no?
“Weird” può essere una bella parola – proprio perché difficile a sua volta da definire – da utilizzare per parlarne.

LC: Quanto hai dovuto penare (se hai dovuto) per trovare un editore disposto a pubblicarlo?

DB: In realtà Melodia ha una storia editoriale peculiare (quale libro non la ha?): è stato proposto soltanto a Edizioni XII, che l’ha pubblicato.
Questo perché io per XII lavoro come editor, e sono anche tra i debosciati che hanno messo in piedi quest’avventura tre anni fa. All’inizio, essendo un po’ (un po’?) allo sbaraglio, non ce la sentivamo di prenderci l’onore e l’impegno di pubblicare e promuovere opere di autori esterni. Quindi alcuni di noi si sono offerti come cavie, proponendo opere proprie come carne da macello. Melodia era tra queste, perché l’avevo ultimato in quel periodo (e amo fare la cavia e la carne da macello, come hai intuito): è stato valutato, è piaciuto, è stato quindi usato come ariete. Ha avuto fortuna, e intanto Edizioni XII è diventata una realtà affermata con autori importanti in scuderia, per cui quest’anno è stato rivisto e pubblicato in una versione decisamente meno grezza.

LC: Dopo aver scritto “Melodia” guardi i tuoi gatti con tranquillità o con un pizzico di inquietudine?

DB: Non li ho mai guardati con tranquillità: non bisogna mai fidarsi di loro. Come si potrebbe, con quelle facce?

LC: Stai scrivendo? Quali sono i tuoi progetti?

DB: Ho diversi cantieri aperti, per lo più in coppia con altri autori, cosa che mi piace moltissimo – tu ne dovresti sapere qualcosa, Laura… – e mi pare funzionare (la verità è che scrivo insieme a gente brava, così sembro bravo anch’io). Ho appena terminato un thriller alchemico con David Riva, dal titolo Quintessenza; sto lavorando a un mezzo survival horror e mezzo hard Sci-fi, Cenere, con Luigi Acerbi. Un terzo romanzo, con Simone Corà, in territorio di Sci-fi avventurosa e divertente, con molte esplosioni. E varie altre cose con altre persone. Poi, sempre con David stiamo lavorando al prossimo titolo di Camera Oscura – a te il titolo in anteprima: Carnevale – a tema Venezia e le sue maschere. E stiamo impostando, con altri loschi e ancora per poco segreti personaggi, il titolo successivo (quello del 2011), molto ambizioso e complesso. E poi articoli, rubriche, saggi… c’è un sacco da fare!

LC: Buon lavoro.

Articolo ed Intervista di Laura Costantini

Dettagli del libro
  • Autore Daniele Bonfanti
  • Anno 2010
  • Formato 250 pp, brossura, con risvolti
  • XII Edizioni
  • Collana Eclissi - n. 10
  • ISBN 978-88-95733-23-4
  • Prezzo 15,00

venerdì 13 agosto 2010

Un gioco da ragazze - Andrea Cotti


Questo libro rappresenta il primo ingresso del simpatico scrittore – sceneggiatore Andrea Cotti nei peccaminosi territori della narrativa noir. Romanzo che conferma la buona predisposizione dell’autore bolognese per il genere, ed esperimento in linea di massima riuscito che mi auguro fortemente possa essere bissato in un futuro non troppo lontano.
“Un gioco da ragazze” è il classico romanzo che, personalmente, definisco “da bere”, nel senso che una volta immerso nella lettura ne hai la necessità impellente di finirlo, primariamente per il forte impatto e interesse che genera la storia e pure per gli evidenti pregi nella costruzione stilistica.
In un paese della provincia bolognese, in una villetta di un quartiere popolato da famiglie benestanti, vengono ritrovati i corpi orrendamente massacrati a coltellate di tre persone: padre, madre e figlia. Unica sopravvissuta alla mattanza la figlia minorenne Elena, che presenta comunque i segni inequivocabili di una consumata violenza carnale. Gli indizi concentrano immediatamente le indagini sul quarantenne vicino di casa Stefano Grandi, che aveva preso una sbandata per la giovane ragazza. Sospetti che diventano subito certezze visto l’improvvisa fuga dell’uomo. Inizia la caccia al sospettato ma qualcosa non convince gli inquirenti, coordinati dalla giovane ispettrice Giulia Vita, responsabile delle indagini.
La vicenda narrata in “Un gioco da ragazze” non può fare tornare alla memoria gli oscuri fantasmi di un inquietante caso di cronaca giudiziaria italiana, un delitto che anni fa ha sconvolto profondamente l’opinione pubblica. Una opinione pubblica troppo spesso rassicurata nel vedersi sbattere il mostro in prima pagina, nelle sembianze dell’immigrato di turno, e incapace di credere che il male si possa celare negli sguardi innocenti di giovani adolescenti, per i quali la violenza diventa l’unica soluzione per trovare una finta libertà e dove il sesso è la sola merce di scambio. Giovani lolite che, come delle consumate femmes fatale, usano l’arma della seduzione per raggiungere i propri scopi meschini.
“Un gioco da ragazze” è un noir torbido e vizioso, narrato con uno stile secco, graffiante ed essenziale. Il pregio di questa scelta stilistica ne favorisce indubbiamente la lettura, in quanto non ci sono “allungamenti del brodo” inutili, tutto è essenziale ai fini del contesto narrativo. Raccontato in due sequenze temporali diverse (prima e dopo del delitto), Cotti ti trascina nel suo incubo, alla lenta scoperta del perché si è arrivato a commettere questi atroci fatti fino alla soluzione definitiva dell’allucinante vicenda.
Mi preme sottolineare che il romanzo paga pure qualche peccato di “gioventù” e ingenuità di troppo: in primis avrei gradito una maggiore caratterizzazione delle amiche di Elena, tanto importanti ai fini della storia, ma colpevolmente trascurate fino quasi al termine del romanzo. Inoltre personalmente ho trovato il finale un po’ tirato per i capelli e, viste le premesse, un po’ deludente. Nel complesso “Un gioco da ragazze” rimane comunque un ottimo punto di partenza e un utile tassello per una seconda prova più matura e soddisfacente. Il libro fa ben sperare.
Ricordo che dal libro di Andrea Cotti è stata effettuata una trasposizione cinematografica sotto la regia di Matteo Rovere. Sulla qualità della pellicola mi riserbo un giudizio a posteriori ma sono curioso di verificarlo molto presto.
E anche “Il Cotti” l’abbiamo cotto e servito.

Dettagli del libro
  • Titolo: Un gioco da ragazze
  • Autore: Cotti Andrea
  • Editore: Mondadori
  • Collana: Colorado noir
  • Data di Pubblicazione: 2005
  • ISBN: 8804545321
  • ISBN-13: 9788804545323
  • Pagine: 400
  • Reparto: Narrativa italiana


P.S. due parole sul film (visto che nel frattempo sono riuscito a vedere la pellicola). Nella trasposizione cinematografica il romanzo di Andrea ne esce totalmente snaturato, la sceneggiatura è stata rivista completamente e dalla vicenda narrata nel romanzo rimane ben poco. Il risultato è, secondo me, abbastanza deludente e il messaggio che arriva al pubblico è confuso e poco incisivo. Unica nota positiva per la bella Chiara Chiti (l’attrice che da il volto a Elena) che ha decisamente il suo perché.



Uscita in Italia: 7 novembre 2008 (v.m. 14 anni)
Distribuzione: 01 Distribution
Titolo originale: “Un gioco da ragazze”
Genere: drammatico
Regia: Matteo Rovere
Sceneggiatura: Teresa Ciabatti, Andrea Cotti, Sandrone Dazieri, Matteo Rovere (liberamente basato sull’omonimo romanzo di Andrea Cotti)
Musiche: Andrea Farri
Cast: Chiara Chiti, Nadir Caselli, Desireé Noferini, Filippo Nigro, Chiara Paoli, Stefano Santospago, Franco Olivero, Elisabetta Piccolomini, Cecilia Carponi, Diana Albo, Tommaso Ramenghi

Articolo di Marco "Killer Mantovano" Piva

mercoledì 11 agosto 2010

Nobody - Charlotte Link


..... No, la spiegazione è molto più banale e ha quasi il carattere di una legge naturale: più ci inoltriamo lungo una strada, più difficile e più densa di conseguenze diventa l'eventuale ritirata. C'è sempre un momento in cui possiamo gridare NO! E rifiutarci di proseguire. Ma se l'ignoriamo, ogni momento successivo diventa più complicato e difficile e comporta la crescente necessità di giustificarci, di spiegare perchè non abbiamo agito prima..... tanto che prima o poi non osiamo più affrontare la situazione....

Sono passati tre mesi dal brutale omicidio di Amy Mills. Giovane studentessa all'occasione baby sitter della piccola Liliana Gardner, il suo corpo senza vita viene ritrovato in una strada fuori mano con la testa fracassata. Come si suol dire la polizia brancola nel buio. L'ispettrice Valerie Olmond si ritrova con un pugno di mosche in mano, nessuna traccia e nessun movente. Ma la piccola comunità di Scarborough nello Yorkshire, gia messa a dura prova da questo omicido, viene sconvolta ancora di più dall'uccisione dell'anziana Fiona Barnes, donna forte, determinata, coriacea e anche testarda conosciuta da tutti. Anche lei viene ritrovata in una zona isolata, un pascolo per le pecore in mezzo ad un bosco, con la testa fracassata. Ci sono delle analogie e questo porta l'ispettrice Olmond a pensare che si tratti dello stesso assassino anche se non riesce a trovare nulla che accomuni le due vittime. Ma lei si butta nelle indagini a capofitto, vede in questi due omici l'occasione per emergere, per farsi notare e farsi finalmente un nome.
Chi invece legge questo bel libro, scritto egregiamente da Charlotte Link, vede in questi omicidi lo specchietto per le allodole con cui la scrittrice ci attira, salvo poi portarci per mano a spasso nei paesaggi meravigliosi delle costiere londinesi, respirando l'odore dei fiori dell'erba tagliata e della terra bagnata di pioggia. Ci presenta uno ad uno i protagonisti di questo romanzo. Il brutto anatroccolo Gwen, una vita dedicata al padre e alla fattoria, che a 35 anni inaspettatamente trova l'amore in Dave, bello, aitanete e quattrinato e proprio per questo considerato un arrivista e un profittatore.
Leslie la nipote della defunta Fiona, appena divorziata con spalle troppo piccole per sopportare il peso della tristezza e dell'angoscia che l'attanaglia. Il tradimento confessato da Stephen, il suo ex marito, le brucia dentro, a distganza di tempo, come un fuoco ancora acceso.
I coniugi Colin e Jennifer, e i loro due enormi alani, e Chad il padre di Gwen, un uomo solo che si è chiuso a riccio con l'andare degli anni, piegato dal rimorso e dal ricordo di un segreto grande e orribile che condivide con Fiona e che ci viene svelato mano mano facendoci ripercorrere la loro vita fin dal periodo, tragico, della seconda guerra mondiale. 520 pagine che si leggono velocemente grazie ad uno stile narrativo scorrevole e alla capacità delle Link di coinvolgere il lettore sin dalle prime righe trascinandolo verso un finale assolutamente sorprendente.

Articolo di Cristina "cristing" Di Bonaventura

Dettagli del libro
  • Formato: Rilegato
  • Pagine: 522
  • Lingua: Italiano
  • Titolo originale: Das andere Kind
  • Lingua originale: Tedesco
  • Editore: Corbaccio
  • Anno di pubblicazione 2010
  • Codice EAN: 9788863800562
  • Traduttore: U. Gandini 
  • Prezzo: 19.90 euro

lunedì 9 agosto 2010

Gli autori consigliano gli autori - libri x l' estate


Al Custerlina - Mano Nera (2010 - Baldini Castoldi Dalai)
  1. "Il sangue è randagio" - James Ellroy (Mondadori)
  2. "Trilobiti" - Breece D'J Pancake (appena ristampato) (ISBN Ed.)
  3. "Punto Omega" - Don DeLillo (Einaudi)

Maurizio de Giovanni (Saga Ricciardi - Fandango/Einaudi)
  1. "Trilogia della città di K." - Agota Kristof (Einaudi)
  2. "Futbòl" - Osvaldo Soriano
  3. "Tutti per uno all'87° distretto" - Ed McBain. (Mondadori)

Marilù Oliva - ¡Tu la pagaras! (2010 - Elliot Ed.)
  1. "Veracruz" - Evangelisti (Mondadori)
  2. "Spartacus, il Gladiatore" - Mauro Marcialis (Mondadori)
  3. "Schegge" - Sebastian Fitzek (Elliot)

Sacha Naspini - I Cariolanti (2010 - Elliot Ed.)
  1. "Knockemstiff" - Donald Ray Pollock (Elliot)
  2. "Trilogia della città di K." - Agota Kristof (Einaudi)
  3. "Survivor" - Chuck Pahlaniuk - (Mondadori)

Andrea G. Colombo -  (2010 - Gargoyle)
  1. "Redenzione" - William Peter Blatty (Rizzoli HD)
  2. "Il porto degli spiriti" - John Ajvide Lindqvist (Marsilio)
  3. "I Vampiri di Ciudad Juarez" Clanash Farjeon (Gargoyle)

Paolo Roversi - Pesce Mangia Cane (2010 - Ed. Ambiente)
  1. "Strage" - Loriano Macchiavelli (Einaudi)
  2. "Hanno tutti ragione" - Paolo Sorrentino (Feltrinelli)
  3. "La pattuglia dell'alba" - Don Winslow (Einaudi)


Danilo Arona- Ritorno a Bassavilla (2009 - XII Ed. e more more...)
  1. Onda d'abisso a cura di Alessandro Morbidelli
  2. Killzone di Alan Altieri
  3. I ragni zingari di Nicola Lombardi

Alessandro Zannoni - Biondo 901 (2009 Perdisa)
  1. "Aspetta primavera, Bandini." - John Fante (Einaudi)
  2. "L'inquieto vivere segreto" - Franz Krauspenhaar (Transeuropa Ed.)
  3. "La bionda di cemento" - Michael Connelly (Piemme)

Alfredo Colitto - I Discepoli del Fuoco (2010 - Piemme)
  1. "Veritas" - Patrizia Mintz (Piemme)
  2. "Io ti farò del male" - Derek Haas (Piemme)
  3. "Il potere del cane" - Don Winslow (Einaudi)

Barbara Baraldi - Scarlett, Lullaby (2010 - Mondadori, Castelvecchi)
  1. "Il sangue del vampiro" - Florence Marryat (Castelvecchi)
  2. "Kriminal - il re del delitto" - Bunker/Magnus (Mondadori)
  3. "Mary terror" - Robert McCammon (Gargoyle) 

Cristina Zagaria - Perchè No (2009 - Perdisa Ed.)
  1. "Skelling" - David Almond (Salani editore)
  2. "Il Giudice e il suo boia" - Friedrich Durenmatt (Feltrinelli)
  3. "La delicata preda" - Paul Bowles (Feltrinelli)

Massimo Rainer - Rosso Italiano (2007 - Barbera)
  1. "I cariolanti" - Sacha Naspini (Elliot Ed.)
  2. "Pozzoromolo" - Luigi R. Carrino (Meridiano Zero)
  3. "¡Tu la pagaras!" - Marilù Oliva (Elliot Ed.) 

Luigi R. Carrino - Pozzoromolo (2009 Meridiano Zero)
  1. "Creaturine" - Alberto Capitta (Il maestrale, 2004, prima edizione)
  2. "Devozione" - Antonella Lattanzi (Einaudi, 2010)
  3. "I Cariolanti" - Sacha Naspini (Elliot, 2009) 

Ciro Auriemma - Donne a perdere (2010 - E/O Edizioni)
  1. "Il potere del cane" - Don Winslow (Einaudi)
  2. "Ciao papà" - Juan Damonte (Elliot Ed.)
  3. "Tre secondi" - Roslund & Hellstrom (Einaudi)

Articolo di BodyCold


    sabato 7 agosto 2010

    Tre sorelle nei guai - Rex Stout


    Un Rex Stout in gran spolvero…

    Stavo pensando ad un pezzo dal possibile titolo “Il sorriso tra i morti ammazzati” (si vede che non ho niente da fare?) quando mi sono ritrovato tra le mani Tre sorelle nei guai di Rex Stout, Mondadori 2010. Come a dire un Maestro del sorriso. Stout è stato un grande scrittore. Vita lunga e intensa. Lettore precoce, mille mestieri: cito contabile ambulante, venditore di sigari, di souvenir indiani, di libri, guida turistica, perfino stalliere… e una penna abilissima (Un consiglio a tutti coloro che tendono, temerariamente, alla carriera di scrittore. Ecco, fate prima mille mestieri). Vispo da morire e un furbetto di tre cotte, per avere messo a braccetto con Archie Goodwin e Nero Wolfe l’hard boyled americana ed il classico mystery inglese. Movimento e azione insieme a spaparacchiata deduzione. In più il riso e il sorriso che saltellano giulivi (questo del saltellare giulivo è una mia fissazione) tra morti ammazzati. Il tutto servito su un piatto d’argento (frase strafatta) dove sono bene amalgamate la passione per le orchidee, per la buona cucina, per le raffinate conversazioni e la diffidenza verso il gentil sesso. Un vero e proprio capolavoro di alchimia giallistica.
    Tra il 1969 e il 1971 comparvero alla televisione una serie di sceneggiati su Nero Wolfe interpretati magistralmente da Tino Buazzelli. Fu un trionfo. Me lo ricordo bene perché erano gli anni della contestazione studentesca, per cui di giorno mi ritrovavo a blaterare con i “compagni” sciocchi slogan del tipo “Tutto e subito” (magari meglio un poco per volta) e la sera, invece di studiare come combattere l’Autorità con la A maiuscola, me ne stavo ignominiosamente rincantucciato sulla poltrona a godermi le esilaranti avventure nate dalla penna di Rex Stout. Una delle tante contraddizioni della beata gioventù un fico secco (almeno della mia. Mai una lira in tasca). In quegli sceneggiati che davvero fecero epoca c’erano altri attori di gran pregio: Paolo Ferrari ad impersonare Archie Goodwin, Pupo de Luca che rappresentava il cuoco e maggiordomo belga Fritz Brenner e Renzo Palmer nelle vesti dell’ispettore Fergus Cramer.
    Non fa eccezione il libro citato (rispetto all’umorismo). Tre sorelle, appunto: April, May e June Hawthorne, un fratello morto Noel e dunque il classico problema del testamento. Un testamento, a dir la verità, piuttosto eccentrico: una piccola parte alla moglie Daisy e sette milioni di dollari alla collaboratrice, forse amante (io leverei il forse), Naomi Karn. Alle suddette sorelle una mela, una pera e una pesca che tanto non hanno bisogno (non sto scherzando).
    Ecco che Wolfe deve convincere questa benedetta-maledetta Naomi a lasciar perdere una bella fetta dell’eredità. La situazione si complica quando si scopre che il nostro Noel è morto, sì, ma ammazzato. E allora l’arrivo dell’ispettore Cramer e del procuratore distrettuale Skinner. Il primo abbaia, il secondo ringhia, Wolfe grugnisce fino a quando arriva il commissario Hombert che abbaia pure lui a completare una bella polifonia animalesca. Tutti sospettati, dunque, le sorelle insieme ad un altro cospicuo gruppo di personaggi. Intrallazzi politici e questioni di cuore (ci sono sempre).
    Intanto Goodwin guarda, scruta, osserva, riferisce, punzecchia e nello stesso tempo agisce, mentre Wolfe se ne sta spaparanzato sulla poltrona a setacciare mentalmente i fatti. Se ne sta, o meglio se ne stava in altri racconti, perché questa volta deve alzare il culone per spostarsi da un’altra parte e addirittura ritornare di nuovo a casa sua (mi immagino la faccia).
    Ironia, umorismo, battute varie, un va e vieni di personaggi che entrano ed escono dalla stanza in cui si è piantato Wolfe da far girare la testa. Poi una donna col velo che si sdoppia, un nuovo assassinio, una foto particolare, un fiore particolare…E alla fine il nostro grassone a tirare le fila di tutto l’ambaradan e ad evitare perfino un possibile arresto per reticenza.
    Insomma un bel casino più o meno divertente (secondo i gusti) e alla parola “casino” dategli pure il senso che volete.

    Articolo di Fabio Lotti

    Dettagli del libro
    • Edizione: Giallo  Mondadori
    • numero uscita 1250
    • prezzo: 4,90 €
    • traduzione: Gianni Montanari
    • data uscita: 22/07/2010

    venerdì 6 agosto 2010

    L’investigatore criminologo - Biagio Fabrizio Carillo


    Cosa deve fare l’investigatore per risolvere un delitto?Come deve fare per muoversi con tempestività e raziocinio sulla scena del crimine? Al centro di ogni indagine c’è sempre la «persona dell’investigatore», con i suoi dubbi e le sue convinzioni, che osserva ma non giudica, che lavora con metodo per tramutare gli indizi in prove, dettando i tempi e utilizzando gli strumenti offerti oggi dalla criminalistica investigativa, confutando oggettivamente le proprie ipotesi, attraverso un percorso intellettivo che parte e giunge a lui. Senza lasciarsi influenzare da personalismi, sentimenti di rivalsa o di eccessiva ambizione. Un testo fondamentale per chiunque voglia diventare o già sia esperto dell’indagine e delle investigazioni criminali.

    “L’investigatore criminologo” è un saggio che affonda le radici nella conoscenza complessiva e dettagliata dei processi che l’investigatore mette in atto per arrivare alla scoperta del soggetto che ha commesso un crimine.
    Interrogatori, analisi, codice penale, reo confesso, indizi e prove sono tutte componenti di questo manuale che mettono alla luce, tra le altre cose, le capacità psicologiche che l’investigatore deve avere nel condurre sapientemente le indagini in un’analisi globale degli eventi.
    Egregiamente scritto da Biagio Fabrizio Carillo, e non poteva essere altrimenti alla luce del curriculum dell’autore - Comandate della Compagnia dei Carabinieri di Fossano, laureato in giurisprudenza e scienze strategiche indirizzo internazionale, ha svolto docenze di criminologia investigativa all’unità operativa di psichiatri forense, psicologia giudiziaria e criminologia clinica presso l’università di Torino - esalta la capacità e la necessità degli investigatori di essere distaccati rispetto ad un crimine per poter valutare in modo razionale gli eventi, senza trascurare le necessarie competenze psicologiche da utilizzare negli interrogatori, evitando di prevaricare la personalità degli inquisiti.
    In altre parole chi vuole approfondire le proprie conoscenze oppure semplicemente cominciare ad affrontale può tuffarsi in queste pagine scritte in modo facile e comprensibile.
    Nella seconda parte si trovano alcuni casi realmente accaduti e risolti descritti in modo breve ma con dovizia di dettagli incluso lo svolgimento di investigazione e le analisi conclusive che approfondiscono e mettono in risalto gli aspetti accusatori scaturiti durante le indagini.
    Rapina, spaccio oppure omicidio sono soltanto alcuni dei reati trattati. Interessanti due casi di omicidio. Il primo risolto alla vecchia maniera, “come una volta”, grazie al colpo di genio dell’investigatore che ha cercato altre morti similari che potessero essere collegate all’omicidio su cui stava indagando, trovando in questo modo un nesso (non seriale) che ha portato all’arresto del criminale. Il secondo, che a causa dell’occultamento del cadavere e l’assenza dell’arma del delitto aveva messo davanti ad un vicolo cieco gli inquirenti, è stato risolto grazie all’ausilio di sistemi tecnici ed informatici si è potuto dimostrare la falsità delle dichiarazioni rese dal colpevole e quindi permettere al giudice la condanna.
    Una volta giunti alla fine si capirà che molti dei romanzi letti ed alcuni che si leggeranno non rispettano le giuste procedure ed a volte sono in contrasto con la giurisprudenza attuale, ma che importa: la realtà e la fantasia sono completamente diverse.

    Articolo di Fabrizio "Pippi.CSI " Zaino

    Dettagli del libro
    • ISBN 978-88-7640-7017
    • Supporto Libro
    • Editore: CSE
    • Autori Carillo B. F.
    • Prezzo € 21,00
    • Formato 15X21
    • Pagine 256
    • Anno 2009
     foto tratta dal sito personale dell' autore (Link)

    giovedì 5 agosto 2010

    PREMIO FRANCO FOSSATI Concorso opere di critica e saggistica sul FUMETTO realizzate da autori italiani


    Quando non vincere equivale ad essere comunque felicissimi

    Scusate se uso il blog per motivi personali ma credo sia doveroso segnalare che un libro scritto da una collaboratrice della Red.Azione, Cristina "lotgirl" Greco, sia stato scelto per un concorso letterario, tenutosi a Rimini per il "Premio Franco Fossati" e anche se il premio è stato vinto da ALFREDO CASTELLI col suo "Fumettisti d'invenzione! – L'autore di fumetti nella fiction: al cinema, in televisione, nella letteratura disegnata, alla radio e in altri media" pubblicato da Coniglio Editore (Roma, marzo 2010), sono assolutamente orgoglioso di lei, come marito e come caporedattore :)
    Vi lascio con la quarta di copertina del libro della Greco e in seguito con la quarta del libro vincitore del premio, come si suol dire, onere e merito ai vincitori...


    Con la china in testa – Cristina Greco
    Può un fumetto veicolare la memoria di eventi drammatici? Possono i momenti tragici della storia dell’uomo e la stessa memoria culturale essere raccontati in forma di nuvole? Maus racconta la Shoah, Palestina parla del conflitto arabo-israeliano, attraverso coinvolgenti espedienti narrativi. In Maus e Palestina non manca nulla. Torture, martiri, lotte, ribellioni, morte. Ma anche vita, quella familiare al lettore, quella apparentemente ordinaria, quella della quotidianità e non solo. E in tutta questa sofferenza Maus e Palestina ci riservano una sorpresa, quella dell’uso del discorso ironico. L’analisi semiotica ci ha permesso di avvicinarci il più possibile a questi fumetti per cercare le risposte a queste domande. L’ipotesi è quella del fumetto come luogo di ri-valorizzazione della memoria culturale, la speranza è che dall’unione di due grandi passioni possa emergere il senso che ha modellato l’intero lavoro.
    Note sull'autore:
    Cristina Greco laureatasi in Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, oltre ad aver svolto docenza in laboratori e seminari sull’analisi semiotica del fumetto, ha curato la redazione di diversi articoli su fumetto e cinema per alcune testate e riviste online.
    Attualmente collabora con la Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza e con la cattedra di Semiotica, presso la quale è tutor dell’area di ricerca sul fumetto e sul cinema di animazione.
    Inoltre, dopo aver approfondito gli studi in materia di cooperazione allo sviluppo, partecipa a progetti di Or­ganizzazioni Non Governative in particolare nel settore dell’Educazione e dello Sviluppo.

    Sono ricchi, famosi, invidiati; vivono in ville hollywoodiane, circondati da bellissime donne che li confortano durante le loro frequenti crisi creative. Tendono a identificarsi con gli eroi delle loro storie e ne indossano materialmente i panni quando, in preda a furore omicida, massacrano colleghi e aiutanti nell'intento di carpire loro l'idea per un racconto di successo. Sono i "fumettisti d'invenzione", ovvero gli autori di fumetti come li immagina la fiction; protagonisti di film, programmi televisivi, romanzi e racconti a strisce nei quali è più valida che mai la classica avvertenza: "Ogni riferimento alla realtà è puramente casuale!".

    Note sull' autore:
    Alfredo Castelli (Milano, 26 giugno 1947) è un autore di fumetti italiano. Castelli è noto soprattutto per aver ideato, nel 1982, la sua serie di maggior successo: Martin Mystère, il detective dell'impossibile, tuttora pubblicata da Sergio Bonelli Editore con cadenza bimestrale.

    PREMIO FRANCO FOSSATI Concorso opere di critica e saggistica sul FUMETTO
    realizzate da autori italiani
    XIV EDIZIONE, Rimini, Cartoon Club 2010
    Sabato 24 luglio, sul palco di Riminicomix nel Parco Fellini
    il XIV trofeo è stato consegnato al vincitore: Alfredo Castelli

    LE NOMINATION
    autoretitoloedizione
    Sara Zanatta, Samanta Zaghini, Eleonora Guzzetta Le donne del fumetto – l'altra metà dei comics italiani: temi, autrici, personaggi al femminile Tunué, 2009
    Carlo Chendi, Sergio Badino Da Paperinik a PK – viaggio fra i supereroi Disney Deus/Tunué, 2009
    Daniele Barbieri Breve storia della letteratura a fumetti Carocci, 2009
    Pier Luigi Gaspa, Luciano Niccolai Per la libertà – la Resistenza nel fumetto Settegiorni, 2009
    Gianni Bono, Alfredo Castelli Gli anni del Corriere dei ragazzi – quando il Corriere dei piccoli diventò grande, 1972-1976 BUR Rizzoli, 2009
    Cristina Greco Con la china in testa – fumetto e memoria culturale, per una lettura di "Maus" e "Palestina" Libreriauniversitaria.it, 2009
    Davide Barzi Gino Marchesi – l'uomo che diede un volto a Eva Kant n.d., 2009
    Matteo Rima Parole e nuvole – Holmes, Marlowe e Maigret dal romanzo al fumetto Ombre Corte, 2009
    Renato Genovese L'avventurosa storia del Fumetto italiano – quarant'anni di fumetti nelle voci dei protagonisti Castelvecchi, 2009
    Luca Raffaelli Tratti & ritratti – i grandi personaggi del fumetto da Alen Ford a Zagor Minimum Fax, 2009
    Davide Occhicone Lezioni di fumetto: Bruno Brindisi – una linea chiara per raccontare l'orrore Coniglio Editore, 2009
    Moreno Burattini, Graziano Romani Lezioni di fumetto: Gallieno Ferri – una vita con Zagor Coniglio Editore, 2009
    Smoky Man Lezioni di fumetto: Davide Toffolo – la vita a fumetti di un allegro ragazzo morto Coniglio Editore, 2009
    Davide G.G. Caci Lezioni di fumetto: Ivo Milazzo – sulla pista di Ken Parker: un artista di frontiera Coniglio Editore, 2009
    Ettore Gabrielli Lezioni di fumetto: Corrado Mastantuono – tra Tex e Paperino: il disegnatore dei due mondi Coniglio Editore, 2009
    Franco Spiritelli (a cura di) Fumo di china presenta: I cattivi nel fumetto Cartoon Club Editore, 2009
    Valentino Sergi Frank Miller, matite su Hollywood – un viaggio nell'opera del regista dei comics Edizioni XII, 2009
    Pier Luigi Gaspa Verso Selene – il romanzo dell'Uomo sulla Luna, dall'immaginazione alla scienza Settegiorni, 2009
    Alfredo Castelli Fumettisti d'invenzione – l'autore di fumetti nella fiction: al cinema, in televisione, nella narrativa, nella letteratura disegnata, alla radio e in altri media Coniglio Editore, 2010
    Alino, Glauco Guardigli, Antonio Iannotta (a cura di) L'audace Bonelli – l'avventura del fumetto italiano Napoli Comicon, 2010
    Marco Arnaudo Il fumetto supereroico – mito, etica e strategie narrative Tunué, 2010
    Daniele Barbieri Il pensiero disegnato – saggi sulla letteratura a fumetti europea Coniglio Editore, 2010
    Valentino Sergi (a cura di) Garth Ennis, nessuna pietà agli eroi Edizioni XII, 2010
    Francesco Moriconi Lost in simmetry – diario di un naufrago nell'universo di Watchmen Generazione POD, 2010

    Articolo di BodyCold