mercoledì 30 giugno 2010

Anime e Corpi – Javier Azpeitia


Ricordare. Era la memoria a costruire la mia identità. Io, ora, non avevo un solo ricordo della vita del dottor Tadorna, come non avevo ricordato mai la vita del corpo in cui mi svegliavo, ma c'era un passato accumulato per la mia coscienza viaggiatrice, un passato misto e vissuto in modo frammentaario, suscettibile di essere rievocato come accade con gli incubi. Un passato che a poco a poco mi dava i tratti vaghi di un identità priva di corpo o frutto dell'incrocio di corpi transitori: quello di Fran, quello di Mari, quello di Belmonte e ora questo corpo nuovo.

Immaginate di svegliarvi una mattina e di trovarvi in una stanza che non conoscete, scendete dal letto vi guardate allo specchio e vedete un viso che non riconoscete. Vi osservate sgomenti, scrutate il vostro corpo, vi toccate la testa per cercare qualche segno di un incidente che giustifichi la vostra amnesia. Ma non c'è niente di niente, semplicemente non ricordate chi siete ne dove siete. Senza passato.
Pensate se poi in questo corpo, che è quello di Fran, foste testimoni dell'omicidio di LM che altri non è che il vostro fratello gemello, di cui ignoravate l'esistenza. A questo punto carichi di emozioni, tra l'altro non vostre, visto che non siete Fran, vi addormentate e vi risvegliate in un altro corpo. Questa volta di una donna, Mari, che guarda caso è la fidanzata del corpo che avete appena lasciato.
Ogni volta che vi addormentate vi risvegliate nel corpo di un'altra persona, nei panni di Belmonte il poliziotto, di Tadorna lo psichiatra, di Angela la compagna del morto e di Laura, sua figlia. E ogni volta vi portate dietro il vissuto con il corpo precedente. Metempsicosi è il termine per definire questo fenomeno o più comunemente reincarnazione ma è restrittivo e detto così sembra di facile interpretazione. Aggiungo per complicare un pò le cose, che la "nostra" anima passa, è vero, da un corpo all altro ma tutti sono coinvolti nello stesso omicidio e quando si risveglia non sa se è già accaduto. Rivive quindi gli stessi avvenimenti con angolature diverse, punti di vista diametralmente opposti e diverse interpretazioni della stessa verità.
Un piccolo sforzo ancora. Immaginate che tutti questi avvenimenti siano raccontati in un film dal titolo, appunto Metempsicosi, in cui i protagonisti sono i personaggi stessi, i fatti avvengono in tempo reale e la regista sia l'enigmatica Delfine de Remeur.
Ecco, ora il quadro è completo.
“Prova a metterti nei miei panni” quante volte siamo ci sentiti dire o abbiamo detto questa frase?
Ed è proprio quello che succede in questo incredibile, fantastico, intrigante e profondo romanzo di Javier Azpeitia (premio Hammet nel 1996 con Hypnos): cambiare pelle ogni giorno, mettersi nei panni di un altro fino a vedere la realtà nella sua totalità, conoscendone tutte le sfaccettature per averle vissute profondamente. Originale e geniale.
Ogni capitolo che riguarda uno dei personaggi ha un titolo diverso.
Lo stile narrativo è fluido, scorrevole e rende estremamente piacevole la lettura di quella che a prima vista si presenta come una trama-rompicapo e può sembrare complicata lo so, ma non è così, credetemi, per quanto mi riguarda è stato più difficile scrivere la recensione che leggere il libro.

Articolo di Cristina "cristing" Di Bonaventura

Dettagli del libro
  • Formato: Brossura
  • Pagine: 187
  • Lingua: Italiano
  • Editore: Alacran
  • Anno di pubblicazione 2010
  • Codice EAN: 9788863610130
  • Traduttore: G. Maneri 

martedì 29 giugno 2010

Troppo Piombo - Enrico Pandiani


C'è un prete che cammina in un piccolo villaggio leggendo il suo breviario quando vede quattro ragazzini che stanno litigando come cani per spartirsi dieci noci: Allora il prete, mette via il breviario, si avvicina ai mocciosi e gli dice: Date a me quelle noci, figlioli, che a dividerle ci penso io. Un prete è sempre un prete e quando parla in genere la gente lo ascolta, soprattutto i bambini. Quelli gli mollano le dieci noci.
Lui li mette in fila davanti a sé, tipo un confronto all'americana, e poi dice: Come volete che le divida, secondo la legge di Dio o secondo quella degli uomini? I ragazzini, che si credono molto furbi, gli dicono che le divida secondo la legge di Dio, cosa che a sentirla dire fa sempre un certo effetto. Allora il prete dà tre noci al primo, due al secondo , una al terzo e nessuna al quarto. Le altre quattro se le ficca nella tasca della tonaca, poi riapre il breviario e riprende la strada

Undici paia di scarpe, tra sandali e décolleté, perfettamente allineate vicino a un cadavere con le braccia ammanettate dietro la schiena. Il corpo è quello di Therese Garcia, promessa del giornalismo francese al quotidiano Paris24h. Causa della morte: calci, pugni a non finire e a conclusione l'osso del collo spezzato. A Los Angeles sul posto sarebbe arrivato il detective Hieronymus "Harry" Bosch. Ma quì siamo a Parigi. Una Parigi dove non smette mai di nevicare e Natale e alle porte. Il caso è quindi del commissario Mordenti e della sua squadra, interamente composta da poliziotti di origine italiana e per questo soprannominata "Les Italiens" o più amichevolmente dai colleghi "quelle teste di cazzo degli Italiani". Nessuna impronta, nessuna traccia. Un solo indizio: una foto raffigurante la vittima assieme a tre amiche e colleghe sorridenti. Quattro donne odiate da tutti al giornale. Ed è proprio quì nella redazione di Paris24h che c'è da sporcarsi le mani e rovistare nei segreti e nelle ambizioni di uomini e donne pronti a tutto per una scrivania importante, per venire a capo di questo brutale omicidio. Mordenti lo farà senza lasciare nulla d'intentato a costo di stropicciarsi la camicia a cui tiene tanto.
Police procedural e noir insieme "Troppo piombo" il secondo lavoro di Enrico Pandiani, dopo l'ottimo esordio con "Les Italiens" sempre edito da Instar Libri, è un libro riuscito dal punto di vista della storia e dello stile. Un inizio che ti colpisce in pieno volto e un finale pirotecnico dove la scrittura si esalta. Pandiani sa come alzare e abbassare il ritmo della narrazione a perfezione attraverso l'alternarsi di momenti tragici e divertenti. Ma soprattutto ci racconta, anche grazie all'ambientazione di una Parigi sempre affascinante, il degrado di una società sempre più alla ricerca di successo e gloria.
Troppo odio, troppa cattiveria, troppa violenza. Non c'è molta speranza per chi decide di affrontare questa vita. La vita del poliziotto. Una vita di rincorsa contro il Male che parte sempre avvantaggiato. Mordenti, personaggio fragile e roccioso al tempo stesso, cerca una via d'uscita nella passione per la bella Nadege Blanc, per inciso personaggio riuscitissimo. Ma non basta canticchiare canzoni famose di fronte a cadaveri smembrati in obitorio, fare indigestione con il miglior gelato di Parigi assieme all'amico Alain o commuoversi di fronte a quell' umanità derelitta, rappresentata dal sorriso un ragazzo down, che pochi e nessuno sembrano prendersi a cuore, per nascondere alla vista, come polvere ammucchiata sotto al divano, tutta la difficoltà nel sostenere questo peso.
Dio, se c'è, distribuisce dolore e gioia a modo suo, dando però l'impressione di usare regole che non piacciono a nessuno.

"E' così che funzionano le cose a questo mondo. A qualcuno arrivano tre noci, a qualcun altro ne arriva solo una. Il buon Dio, invece, ne becca sempre quattro"

Articolo di Roberto "lofi" Lofino

Dettagli del libro
  • Autore: Pandiani Enrico
  • Editore: Instar Libri
  • Genere: letteratura italiana: testi
  • ISBN: 884610109X
  • ISBN-13: 9788846101099
  • Data pubbl.: 2010

lunedì 28 giugno 2010

Omicidio nella foresta - Kwei Quartey


La prima indagine dell’ispettore Darko Dawson

Ormai con il giallo, inteso in senso lato, si va dappertutto. Nei più piccoli paesini sperduti del nostro stivale e nelle nazioni più lontane per molti aspetti ancora misteriose. Ultimamente ho compiuto un po’ di giri negli ambienti nordici (brrrrr…), in Messico, in India (insieme a Vish Puri si fanno anche due risate), in una società ebraica di Los Angeles (rigida da morire) e, insomma, non sono stato fermo un attimo.
Con “Omicidio nella foresta” di Kwei Quartey, Feltrinelli 2010, mi sono buttato addirittura nel Ghana che anche lì si trovano i nostri bravi morti ammazzati, gli assassini e quelli che cercano di prenderli. Come la bella Gladys Mensah, la vittima, Darko Dawson il segugio e…ma il nome dell’infame proprio non ve lo posso dire.
Andiamo per ordine. Dicevo della bella Gladys Mensah, promettente studentessa di medicina e volontaria per la prevenzione dell’Aids, improvvisamente scomparsa e poi trovata morta strangolata. Primi accertamenti dell’ispettore Max Fiti, capo della polizia di Ketanu con “sede scalcinata”, due agenti e un vecchio catorcio. Vista l’ultima volta insieme a Samuel Boateng, tizio poco raccomandabile. A trovarla Efia, affidata da piccola a Togbe Adzime, capo del villaggio e prete del tempio, per togliere una specie di maledizione alla famiglia (lei è una trokosi, appartenente agli dei come altre. In realtà appartengono tutte al vecchio prete bavoso che le usa sessualmente, le maltratta e le sfrutta).
In seguito arriva da Accra Darko Dawson della Criminal Investigation Department (CID), moglie insegnante e un figlio con problemi di cuore, sua madre Beatrice scomparsa proprio a Ketanu venticinque anni prima, il fratello Cairo rimasto paraplegico per un incidente stradale, la suocera retrograda e rompiballe (sfiga continua). Tormentato da incubi soffre di insonnia, fuma la marijuana, istintivo e violento non riesce a controllarsi di fronte a certe situazioni inconcepibili. Al momento giusto prende per il collo un guaritore, calcio alle gambe, faccia nella tazza del water e via senza starci a pensare due volte (figura un po’ forzata). Da trovare un diario e un braccialetto d’argento della morta.
Un discreto gruppo di sospetti con il solito indiziato sfigato preso e buttato subito in galera e se non confessa botte da orbi. Intorno alle indagini si staglia una società in continuo movimento: ambulanti nomadi, fumi di scarico, confusione, i tro-tro mezzi di trasporto stipati all’eccesso, povertà, povere case con lampade a cherosene, poveri giacigli, africa vecchia e nuova, i giovani di campagna che non vogliono più fare i lavori tradizionali attratti dalle lusinghe della città (tutto il mondo è paese), usanze e tradizioni tribali, guaritori, streghe, spiriti maligni. Insomma il nuovo e il vecchio, dicevo, che si incontrano e si scontrano (Fiti è, per esempio, credulone e pauroso, pure un po’ stronzo; Dawson aperto e moderno con qualche problemino interiore), la condizione disperata della donna che può essere perfino picchiata e cacciata di casa se non fa figli. Imprescindibili il sesso e l’amore che si insinuano dappertutto anche quando meno te lo aspetti come evidenziato proprio qui ( http://corpifreddi.blogspot.com/2010/06/lamore-fra-veleno-pistole-e-coltelli.html ).
Prosa semplice, lineare, senza troppi sobbalzi venata di ingenuità espressive (non so quanto dovute alla traduzione). Non mancano, poi, certe incongruenze e forzature narrative soprattutto nella seconda parte dove sembra proprio che la mole degli avvenimenti abbia un po’ travolto il nostro giovane scrittore.
Ma Kwei Quartey è un esordiente e lo perdoniamo. Per questa volta…:)

Articolo di Fabio Lotti

Dettagli del libro
  • OMICIDIO NELLA FORESTA
  • QUARTEY KWEI
  • Editore: FELTRINELLI
  • Collana: I CANGURI
  • Pubblicazione: 06/2010
  • Numero di pagine: 320
  • ISBN-13: 9788807702211
  • ISBN: 8807702215
  • Formato: Libro in brossura
  • Traduttore: Vezzoli D.

domenica 27 giugno 2010

La finestra rotta - Jeffery Deaver


Difficile recensire un libro di Deaver senza risultare scontato e ripetitivo.

Difficile perché stiamo parlando di un autore il cui nome è ormai sinonimo di thriller avvincenti e di qualità, di romanzi che inchiodano il lettore tanto da non permettergli quasi di interrompere la lettura se non in uno dei (pochi) momenti di calma della vicenda.
Difficile, ancora, perché quando Deaver mette in campo i suoi due protagonisti più riusciti (Lincoln Rhyme ed Amelia Sachs, per chi non lo sapesse) è veramente difficile che non dia il meglio di sé.
Certo, devo ammettere che gli ultimi due romanzi con tali protagonisti mi avevano lasciato lievemente più freddo, facendomi intravedere una stanchezza che, speravo, fosse momentanea.
E così è stato, per fortuna.
"La finestra rotta" ha un ritmo e delle idee che poco hanno da invidiare al "Collezionista di Ossa" o allo "Scheletro che balla", con in aggiunta un ambito, quello dei crimini collegati anche all'ambiente informatico, che sembra stia interessando parecchio l'autore: non per niente uno dei pochi suoi romanzi senza l'accoppiata Rhyme/Sachs che mi abbia davvero convinto è "Blu Profondo", un thriller totalmente incentrato su crimini legati al mondo informatico ed agli hacker.
La trama?
Immaginate che un killer sia in grado di accedere a tutte le informazioni più intime che vi riguardino: gusti personali, abitudini, acquisti, visite mediche, tutto.
Immaginate che, grazie a queste informazioni, sia in grado di avvicinarsi a voi con un'identità falsa, di farvi abbassare le difese e poi, al momento giusto, rapinarvi, stuprarvi o uccidervi facendo ricadere la colpa sulla persona della cui identità si è appropriato.
Come potreste sconfiggere un individuo del genere? Come rintracciarlo? Come fermarlo?
Jeffery Deaver, Lincoln Rhyme ed Amelia Sachs un'idea ce l'hanno :)

Articolo di Sergio "Aries1974" Ferragina

Dettagli del libro
  • Autore: Deaver Jeffery
  • Editore: Rizzoli
  • Genere: letterature straniere: testi
  • Collana: Rizzoli best
  • Traduttore: Cappi A. C.
  • Pagine: 565
  • ISBN: 8817021733
  • ISBN-13: 9788817021739
  • Data pubbl.: 2008

sabato 26 giugno 2010

Enigmi & Misteri - Autori Vari


I quindici migliori racconti dell'età d'oro del giallo scelti dai maestri del genere e dai critici più autorevoli

Pubblicare antologie di racconti gialli, dei migliori racconti gialli mai scritti e pubblicati, è una cosa che ha sempre suscitato l'interesse di critici e autori del settore. Lo hanno fatto grandi autori come Isaac Asimov (Isaac Asimov Presents the Best Crime Stories of the 19th Century, 1989), Ellery Queen (101 Years' Entertainment The Great Detective Stories 1841-1941, 1941), Dorothy Sayers (Great Tales of Detection, 1936). E pure grandi critici come Barzun & Taylor (A Catalogue of Crime, 1971), Gorman & Breen (Sleuths of the Century, 2000), per citarne solo alcuni.
Nel caso di questo volume, l'idea di Polillo aggiunge qualcosa in più alla semplice compilazione di un'antologia: raccogliere e pubblicare 15 storie dell'età d'oro del giallo che hanno avuto degli “sponsor d'eccezione”, come dice l'editore stesso nella nota introduttiva. Ovvero storie considerate capolavori del loro genere proprio dai critici e scrittori citati prima. Leggere quindi questi racconti è quasi una sfida, il lettore pensa: “Vediamo se Ellery Queen aveva ragione nel giudicare questo racconto, o se aveva ragione la Christie nello scegliere Il villino degli usignoli come suo migliore...”
Il livello generale di qualità è senz'altro alto: alcuni racconti sono vere proprie chicche del giallo classico, altri un po' meno, ma forse solo perché il lettore di lunga data sa già quali possono essere le soluzioni dei vari casi e riesce a indovinare facilmente whodunit.

Robert Barr – Il grande mistero di Pegram
La particolarità di questo racconto è che propone la prima parodia di Sherlock Holmes, che qui diventa Sherlaw Kombs. Si legge davvero con gusto e la sorprendente, divertentissima nel suo genere, soluzione finale è degna della miglior satira.

Anthony Berkeley – Il caso vendicatore
Da questo racconto ha origine anche il romanzo Il caso dei cioccolatini avvelenati (I bassotti n. 5). La trama è ben congegnata e Roger Sheringham, il detective dilettante creato da Berkeley, dà qui una grande prova delle sue capacità deduttive.

Agatha Christie – Il villino degli usignoli
Uno dei grandi pregi, secondo me, di questo racconto è l'atmosfera. Il titolo e lo scenario iniziale presentano un quadretto idilliaco e sereno. Ma ben presto la tensione cresce e l'idillio si trasforma in puro panico, sotto l'abile penna della Christie.

John Collier – Un sabato di pioggia
Il tono del racconto è decisamente ironico e surreale, così come la soluzione ideata dall'autore.

Carter Dickson – Il delitto nella stanza che non c'è
La lettura di questo racconto non mi ha sorpreso più di tanto perché ne avevo già letto uno simile di Agatha Christie anni fa, anche se il dettaglio su cui si basa la soluzione di Carter Dickson (pseudonimo di John Dickson Carr) è abbastanza originale.

Richard Austin Freeman – Il sigillo di Nabucodonosor
Qui le prove materiali la fanno da padrone. Non per nulla il dottor Thorndyke è considerato il primo “investigatore scientifico” per eccellenza.

David Frome – La banconota da 5 sterline
David Frome è lo pseudonimo dell'americana Zenith Jones Brown. I delitti di Hammersmith (I bassotti n. 64) è considerato il suo capolavoro. Nel romanzo presenta il personaggio di Mr Pinkerton, protagonista anche di questo racconto. Qui il metodo ideato per uccidere è quanto mai ingegnoso e fuori dal comune.

Susan Glaspell – Una giuria di sue pari
In questo racconto viene approfondito anche il lato 'psicologico' del delitto ed è molto interessante il punto di vista femminile sul caso.

Milward Kennedy – Un poliziotto zelante
La costruzione classica del racconto è un po' prevedibile e alcuni elementi della trama sono facilmente intuibili, prevedibilità che viene però riscattata dal finale insolito.

Ronald A. Knox – Il movente
Di tutta la raccolta questo è il racconto che mi ha impressionato meno positivamente. La tensione narrativa e la suspense non sono al massimo e il movente non mi ha colpito particolarmente.

Melville Davisson Post – Un atto di Dio
Ambientato in una comunità rurale della Virginia prima della Guerra Civile, l'originalità del racconto sta soprattutto nell'indizio che permette a Zio Abner, uno dei protagonisti delle avventure create da Post, di arrivare alla soluzione del caso.

Ellery Queen – L'orologio sotto la campana di vetro
Leggere le avventure di Ellery Queen è sempre molto piacevole, ma in questo caso siamo senz'altro nell'eccellenza dei racconti gialli classici: un esempio perfetto di investigazione deduttiva. E non si può dire altro per non rovinare la sorpresa a chi lo leggerà.

Dorothy L. Sayers – Sospetto
La Sayers, creatrice del raffinato investigatore lord Peter Wimsey, è considerata fra i più importanti giallisti classici, la più popolare scrittrice di gialli dopo la Christie. In realtà questo racconto, pur ben costruito e di piacevole lettura, non sorprende più di tanto un lettore smaliziato.

Vincent Starrett – L'undicesimo giurato
L'atmosfera da legal thriller ante litteram cattura subito l'interesse del lettore e la suspense si mantiene bene per quasi tutto il racconto. Dico quasi perché alla fine si capisce che la risposta alla domanda finale non può che essere una sola.

Israel Zangwill – Farsi beffe del boia
Zangwill, autore di fine '800 dall'intensa attività letteraria, scrisse però un solo romanzo giallo: Il grande mistero di Bow (I bassotti n. 52), considerato il primo esempio di camera chiusa. Ho trovato questo racconto semplicemente geniale non solo per l'inganno perpetrato durante il suo svolgimento, ma anche e soprattutto per il finale. Da leggere e gustare pagina per pagina.

Articolo di Martina “Palazzo Lavarda” Sartor

Dettagli del libro

  • Titolo: Enigmi & Misteri
  • Autore: vari
  • Editore: Polillo
  • Collana: I Bassotti - n. 63
  • Anno: 2008
  • Pagine: 364
  • ISBN: 9788881543229
  • Prezzo: Euro 14,40

venerdì 25 giugno 2010

Killzone - Alan D. Altieri


Killzone di Alan D. Altieri raccoglie sei racconti: i già editi Monsone, Joshua Tree, Il giorno dell’Artiglio, Family Day e Zona Zero, cui va aggiunto l’inedito Dry Thunder, scritto per questo volume (per la lettura dell’incipit vi rimando al forum ufficiale di Altieri, http://alanaltieri.forumfree.it/).
Fulcro dell’opera è la figura epica del tenente colonnello Russell Brendan Kane, master-sniper, ovvero tiratore scelto dello Special Air Service. Un guerriero che porta nella sua persona la complessità –e complementarietà- della natura umana: è un terminatore foriero di morte ma è anche un medico dispensatore di vita. Un eroe bruciato che ha fatto del fuoco, del pericolo e delle ombre il viatico essenziale di un viaggio che ha toccato anche gli inferi.
Un eroe su cui soffia un vento crudele, nero o duro come silice. Un eroe che ha fatto della solitudine la condanna della sua esistenza, del rischio e della morte le sue ombre, della devastazione il suo paesaggio. Un uomo che quando sta con una donna non indietreggia nemmeno se l’alcova improvvisata è fatta di esplosivo al plastico e, quando la bacia, lo fa fino a toglierle il fiato.
Killzone è la zona proibita, il palcoscenico truce e tetro su cui si svolge l’action-thriller. E poco importa che sia in Afghanistan o su Katawan, l’isola del Mare di Suli affrancatasi dal protettorato britannico ma caduta in un colpo di stato, con una Baia sottoposta a trivellazioni illegali. In quest’isola è ambientato il primo racconto, Dry Thunder, il cui titolo prende nome dall’operazione omonima che Altieri rivela al lettore attraverso succulente informative – i TMC, alias Top Classification Message –- altamente tecniche. Questa killzone, come rilevato nell’ultimo TMC, è «il più feroce scenario di combattimento sul quale l’estensore medesimo si sia mai trovato».
Gli altri cinque racconti sono altrettanto avvincenti, hanno alle spalle interessanti trascorsi e in questo senso vi consiglio di leggervi con attenzione le intro dell’autore, che disvela aneddoti, cronistorie, ispirazioni. Scoprirete ad esempio che Monsone, il secondo contributo, omaggio a Stefano Di Marino, è apparso 4 anni fa su “M.Rivista del mistero” ed è uno sviluppo quasi diretto di Dry Thunder in quello che sarà il romanzo Sniper 4. I contesti e i protagonisti spaziano dalla femme fatale Joshua Tree alla tragica pantomima della famiglia e della sua demolizione in Family Day, all’incursione nel mondo degli spiriti in Zona Zero, già comparso in Bad Prisma e scritto in onore di Danilo Arona, fino al popolo spento e deturpato dalla guerra afgana, quella più cruda che, ne Il giorno dell’Artiglio, Altieri fotografa con abilità spettrale e con una fedeltà al verosimile che rasenta il filmato e investe sia persone che luoghi: «Urlavano, nella piazza. Uomini barbuti in turbante, donne sepolte in burqa azzurri, bambini coperti di stracci. Un’orda guidata da un imam sbavante, ringhiante. Troppe ombre in movimento sul lastrico fessurato, nel torcersi della polvere di edifici dilapidati».
Alan D. Altieri, classe 1952, milanese, ingegnere, non è solo traduttore, sceneggiatore e scrittore (ricordo qui la trilogia di Magdeburg) ma anche direttore editoriale delle collane da edicola di Mondadori. Un curriculum smisurato che l’ha portato a valutare e a lavorare con diversi tipi di scritture.
Ne ha creata una tutta sua, che in Killzone fluisce in tutta la sua originalità. Paratassi cosmica, frasi secche, slang americani, espressioni tipiche del registro spionistico e dei servizi segreti, preminenza di verbi apocalittici, aggettivazione in nero e derivati, dialoghi duri, sarcastici, non esentati da idiomi stranieri.
In sottofondo, a tratti, un lirismo evanescente e le frasi si confondono con versi poetici. Via col piombo, nello stile e nelle atmosfere.
Leggete questo libro e verrete catapultati nella killzone. Non vi resterà che affidarvi a Kane, eroe nero, agli atti dissacratori delle sue missioni. Sarete risucchiati dagli abissi, ne riuscirete – forse – un po’ più neri e un po’ più maledetti, ma – credetemi – la più grande urgenza sarà tornarci il prima possibile.

Articolo di Marilù Oliva

Dettagli del libro
  • Prezzo: € 12,00
  • Editore: TEA
  • Collana: Narrativa Tea
  • Data uscita: 10/06/2010
  • Pagine: 300, brossura
  • Lingua: Italiano
  • EAN: 9788850221592

giovedì 24 giugno 2010

Queenpin - Megan Abbott


"Io ero già lì. A letto. Senza niente addosso come piaceva a te. E tu eri cosi pazzo da esserti rubato una scatola intera di quelle roulette in miniatura. Ti ricordi come ti piaceva appoggiarle sul mio ventre e farle girare? come soffiavi? Te lo ricordi? Dicevi che io ero una fortuna per te, che tra te e me c'erano solo scommesse oneste. Ma io sapevo.Sapevo che quello nella tua mente era un gioco in cui qualcuno ci avrebbe rimesso la pelle"

Il 4 settembre 2009 io stesso recensii il primo romanzo sbarcato in Italia di una giovane autrice che in America aveva vinto il prestigiosissimo premio letterario Mystery Writers of America Edgar Allan Poe Award, Megan Abbott. Fu una vera folgorazione. Uno splendido noir, ambientazione anni 50 (se non ricordo male) e una storia che non aveva assolutamente nulla di fantascientifico, nel senso che una particolarità dei romanzi della Abbott è proprio quella di utilizzare trame con personaggi e fatti molto credibili.
Alla fiera di Torino, presi Queenpin, il secondo romanzo dell' autrice americana. Inutile dirlo che in due giorni lo finii ed anche in questo caso, trama scorrevolissima e credibilissima, insomma un romanzo che ho già consigliato a diverse persone.
Queenpin, parla di una ragazza normale che si trova sul posto sbagliato al momento sbagliato della sua vita. Una ragazza in una Las Vegas nel periodo d'oro della mafia d' importazione italica, una stupenda e crudele, cinica e spietata città anni '50. Il periodo più amato dalla Megan un periodo "perfetto", così come lo definisce lei stessa, per scrivere dei noir, in cui la fame di notorietà è talmente elevata che pur di non passare inosservati si farebbe di tutto. E questa affermazione fa quasi da trampolino alla trama del romanzo. La protagonista, pur di scappar via da una vita anonima, conosce una donna, Gloria Denton, una gangster che la prende sotto la sua ala protettiva e la fa crescere nel mondo della mala. Tutto sembra andare per il verso giusto almeno fin quando la nostra protagonista non si innamora di un giocatore d'azzardo e cerca di mollare le redini con la sua "guida", Gloria. Impossibile dire altro senza spoilerare, ma vi assicuro che in questo libro si respira aria di noir alla Chandler, un libro che trasuda hardboiled alla Ellroy, un romanzo scritto da una donna che vede come personaggi principali quasi tutte donne, ma vi assicuro che di femminile ha davvero poco.
Un vero pugno allo stomaco. Non un classico libro da ombrellone, sia ben chiaro, Queenpin è un romanzo da tenere nel reparto preferito e ben in vista della vostra libreria perchè tanto, quelle 199 pagine prima o poi le rileggerete!
Scritto con grande maestria pur essendo una giovane autrice, un libro duro, sporco, lurido e con un umorismo nerissimo e dove, anche se raramente nella letteratura di genere, si incontrano non donne di cristallo, ma vere e proprie dame ruvide come carta vetrata.
Fantastico poi il senso di Vintage che si respira durante la lettura.
Da leggere!!

Articolo di Enzo "BodyCold" Carcello

Dettagli del libro
  • Formato: Rilegato
  • Pagine: 197
  • Lingua: Italiano
  • Editore: Edizioni BD
  • Anno di pubblicazione 2010
  • Codice EAN: 9788861235687
  • Traduttore: I. Bariani, M. Schiavone

mercoledì 23 giugno 2010

Bitten. La notte dei lupi - Kelley Armstrong


Alla notizia della pubblicazione di Bitten di Kelley Armstrong anche in Italia, in tutto il web si è scatenato una corsa mediatica per capire se la notizia fosse vera o falsa. Bitten è un libro pubblicato dalla Fazi, quasi chiesto a furor di popolo e considerando che è il primo libro importato tra gli scaffali nostrani mentre l' autrice canadase ha all' attivo una cosa come 21 romanzi (!!!) e milioni di seguaci sparsi nel mondo, fa capire quanti amanti del genere dark-romance abbiamo anche in Italia e che avevano già letto in inglese questo romanzo.
Cosa ha di particolare rispetto ad altri?
Presto detto. Iniziamo analizzando non il romanzo ma il volume cartaceo e per questo va fatto un plauso alla casa editrice e al suo reparto commerciale. Il prezzo è di SOLI 10,00 euro e considerando che il volume è un brossurato con copertina lucida (e bellissima nel suo essere minimalista), fa capire quanto si possa fare in Italia per abbassare i prezzi dei libri. Per di più la Fazi ha messo a disposizione e gratuitamente i primi 15 capitoli del romanzo scaricabili dal loro sito!
Il romanzo in se è un piccolo capolavoro del genere considerando sempre la monnezza simil Twilight che c'è in giro. Romanzi osceni venduti da case editrici che cavalcano i dati di vendita della Harris o della Meyer, solo per ingrassare le casse, rubando moneta sonante a poveri lettori accecati dalle mode del momento con in copertine bocche di donne da cui esce sempre un rivolo di sangue (il che lascia fantasticare sulla trama o vampiresca o erotica di una donna che non è capace a fare il più semplice delle fellatio).
Ripeto, "Bitten. La notte dei lupi" è (o per lo meno lo spero) un libro che non cavalca mode, essendo uscito all' estero il 27 Settembre del 2001, quando ancora La moda non era moda
Il romanzo è un bellissimo young-adult (termine che al solo scriverlo mi fa venire l' orticaria visto che il sottoscritto riesce a leggere Lehane così come Chris Priestley e non si considera né young né adult) o dark-romance, così come lo definisce l' autrice. Una storia di lupi mannari che, vi prego, non paragonate alla saga della Meyer.
La trama inizia parlando di Elena, una ragazza all' apparenza normale, che vive in un paesino tranquillo dell' Ontario (Canada), un' apparenza instabile che cela una diversità rispetto al resto dell' umanità. Elena è l' unica licantropo donna al mondo. Nata umana e divenuta licantropo per amore o meglio a causa di un tradimento d'amore, ma arriviamoci con calma senza spoilerare troppo :D
Elena vive costantemente combattuta tra l' amore per un umano ignaro del suo "piccolo particolare" (del tipo "amore stasera che mangiamo?", "ho aperto una scatola di Ciappi al gusto manzo e piselli, bau") e l' amore verso Clay, colui che durante una notte di passione l' ha resa licantropo. Chiaramente se la storia finisse qua, mi rimangerei tutto ciò che ho detto sopra. Sarebbe una banale storia d' amore combattuta, ecc. ma la parte interessante inizia quando un clan di licantropi "selvaggi" cerca di creare il chaos tra gli umani soverchiando l' ordine fino ad allora tenuto in piedi dai clan di licantropi. Fidatevi, un thriller fantasy bellissimo, con scene d' azione mozzafiato ma la cosa che mi ha colpito è la capacità di Kelley di far partecipe il lettore alle scorribande e alle corse notturne di Elena (personaggio che adoro!) che compie di nascosto dal fidanzato umano. Elena è un grande personaggio, ben caratterizzato, ben costruito, capace di battute sagacissime e sarcastiche, che rendono la narrazione ancor più fluida anche nei momenti magari più pesanti della storia.
La narrazione in prima persona permette al lettore di entrare nella sua mente e questo libro esplora le sue speranze e paure confuse e il suo desiderio di una vita normale e una casa felice, quasi ci si sente frustrati insieme a lei. Di certo qualcuno storcerà il naso davanti a questo libro, gli amanti del giallo classico (non inteso come periodo storico..), del thriller sanguinolento che non amano il fantasy...
Provate a leggere questo libro senza preconcetti, cosa che inizialmente ho fatto anch'io, e vi renderete conto di aver tra le mani un libro che vi darà dipendenza. Mi auguro solo di non dover aspettare troppo per poter continuare a leggere il seguito della saga e vi invito tra qualche giorno a leggere l' intervista fatta in esclusiva all' autrice ;)

ps per Paola T.
un giorno ti racconterò un episodio accaduto in macchina mentre andavamo alla fiera di Torino, ma solo quando Tu sarai pronta psicologicamente! Giusto Ale?

Articolo di Enzo "BodyCold" Carcello

Dettagli del libro
  • Formato: Rilegato
  • Pagine: 463
  • Lingua: Italiano
  • Editore: Fazi
  • Anno di pubblicazione 2010
  • Codice EAN: 9788876250781
  • Traduttore: M. Astolfi

martedì 22 giugno 2010

Che hanno da strillare i maiali? - Paolo Di Orazio

« Penso che la cosa più misericordiosa al mondo sia l'incapacità della mente umana di mettere in relazione i suoi molti contenuti. Viviamo su una placida isola d'ignoranza in mezzo a neri mari d'infinito e non era previsto che ce ne spingessimo troppo lontano. Le scienze, che finora hanno proseguito ognuna per la sua strada, non ci hanno arrecato troppo danno: ma la ricomposizione del quadro d'insieme ci aprirà, un giorno, visioni così terrificanti della realtà e del posto che noi occupiamo in essa, che o impazziremo per la rivelazione o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di una nuova età oscura. » (H.P. Lovecraft)

Una macelleria d'anima. Visiva. Violenta e brutale. Paolo di Orazio, ex caporedattore di riviste a fumetti come “Mostri” e “Splatter”, sceneggiatore delle disavventure di Cattivik, forse l'unico in Italia a passare sotto le forche caudine di un'interrogazione parlamentare per il suo primo romanzo a fumetti “Primi Delitti” , ci trascina nelle vesti del suo alter ego, il dottor Gechi , nella sua specialissima clinica da girone infernale. Nove racconti, nove stanze. Complete di disegni come graffiti suburbani. Una scorticatura via via sempre più profonda, più dolorosa, più agghiacciante. Dal derma fino ai tessuti molli della carcassa sanguinolenta del nostro sentire. Prendendo spunto da veri fatti di cronaca: il mostro di Firenze, le Bestie di Satana, il mostro di Foligno, etc etc. forgia un bisturi di parole, tenaglie di pensieri, forbici di fotogrammi che disintegrano la nostra tracotante e ovinide visione buonistica e bucolica della realtà. Come i maiali del titolo. Finché la violenza non irrompe con un taglio deciso e netto dal collo all'inguine a portarci via quella finta sensazione di sicurezza.


Una donna conosce in chat un chirurgo estetico che opera senza bisturi.Un uomo al di sotto di ogni sospetto trama una ragnatela di abusi. Giustizia divina per un prete esorcista e i ragazzi indemoniati di Comacchio. Uno zelante carabiniere ripercorre la cattura di un uccisore di bambini. Una fanciulla afflitta da una malattia rara fugge da una clinica dimenticata. Il folle Dottor Gechi esegue il lavaggio del sangue su di un noto personaggio dello spettacolo. La fiaba dell’orco è servita a cena per un rispettabile avvocato. Un esploratore del sesso estremo compie la prova suprema. Grazie all’indulto del governo Prodi, un pericoloso assassino seriale torna in libertà con uno sconto della pena. Con riferimenti impliciti alla cronaca nera italiana, nove racconti immersi in un rituale chirurgico ci trascinano senza filtri tra le profonde bassezze del più moderno degrado socio-antropologico. Un’orgia di follia, violenza e morte.

Perché gli Orchi esistono e sebbene ne sentiamo l'odore circolare ai limiti del nostro campo visivo durante un tg od un documentario in seconda serata, non ne rimaniamo invischiati più di quei trenta – quaranta minuti. Benedetta tv, verrebbe da dire. Qui non c'è scampo. Quelle che si creano leggendo non sono immagini di seconda mano, propinate da altri. Nessuna censura di pixel sull'immaginifico abisso che la nostra psiche ricrea sospinta, strattonata, violata, rivoltata da queste pagine e da quel bisogno oscuro e macabro, che forse potrà far storcere il naso a molti, ma che ci accomuna tutti, di vedere di cosa e di quanto sangue e dolore è capace il male. Per poi ritrarsi inorriditi sì, disgustati e rabbiosi certo, bisognosi come non mai di luce, ma anche, felicemente consapevoli di non essere mai stati e di non poter essere mai dei mostri.
Crimini efferati che hanno in comune una connotazione sessuale. Pedofilia. Abusi.
Ecce homo, ecce pater./ Ecce femina, ecce mater. / Domus domina dominusque sunt. /Ecce puella et puer: servi cibusque sunt./ Occidere peccatum sed humanum est. Amen “.
Una denuncia da parte del Di Orazio, un escamotage per riavvicinarci alla vastità e alla gravità di un fenomeno violento che sembra allargarsi e diffondersi come e più della marea nera nel golfo del Messico. Una marea vischiosa, talmente putrida di sofferenza e rabbia da tirarla su con ogni respiro d'anima, fino a gridare. Come maiali appunto.

[..]Vi porto nel mio ambulatorio somatico, per un ritocchino qua e là. E' inutile portare il cellulare. Probabilmente non c'è campo.

Articolo di Daniela "eccozucca" Contini

Dettagli del libro
  • ISBN 978-88-96121-10-8
  • Code R0007/09
  • Genere Narrativa noir illustrata
  • Autore Paolo Di Orazio
  • Titolo Che hanno da strillare i maiali?
  • Pagine 264
  • Edito da: DEa'D Edizioni

Il segno di Dio - Raymond Khoury


Un segno misterioso compare nel cielo sopra l' Antartide, poi in Groenlandia, e poi sopra la testa di un vecchio religioso copto, che la gente vede come vicino alla santità di nome Gandhi Padre Jerome. È il segno di Dio o è una creazione scientifica? "Il segno di Dio" appartiene a quei libri che avendo una forte concentrazione nella trama di fitte argomentazioni teologiche incrociate con del thriller, spesso vengono odiati.
A me personalmente, alcuni romanzi di questo filone narrativo, non dispiacciono per nulla e questo titolo della "Newton and Compton" non è da meno.
La narrazione non è fine a se stessa, e il filone teologico lascia delle profonde riflessioni al lettore. Non un sempplice romanzo insomma, ma un libro che dopo averlo chiuso qualche dubbio su chi sia l' artefice dei nostri destini, te lo lascia.
Partiamo dalla trama. Come anticipato dalla quarta di copertina, una spedizione televisiva, si trova in Antartide per riprendere lo scioglimento dei ghiacci fin quando dal profondo di un iceberg non esce qualcosa di indicibile, impensabile e inspiegabile che si innalza in cielo sopra di loro. Una nube di luce che sembra contorcersi su se stessa, pulsante di energia e di vita.
Un segno divino o qualcosa di spiegabile dal punto di vista scientifico?
Il mondo intero si prepara ad accogliere una nuova venuta di Dio e questo scompiglio teologico non fa altro che far scoppiare ovunque scontri religiosi tra le varie dottrine ed etnie. L' inizio del Chaos.
Solo il giornalista che girò il reportage e Matt Sherwood cercheranno di dare una spiegazione scientifica a quest' evento. Dalla premessa e sin dalle prime pagine pensavo di ritrovarmi davanti al solito libro a sfondo cristiano-religioso e invece altro non è che un thriller con tanto di morale sull' ambiente, sulla mala politica (grandi le invettive contro Bush che l' autore ha sparpagliato nella trama del libro) e su quanto siano influnzabili le masse dai mezzi di comunicazione. Un libro piacevole che conferma la capacità di Raymond Khoury nello scrivere libri considerato che i suoi primi due romanzi (“L’ultimo dei templari” e “Il Santuario“), editi in Italia sempre per Newton Compton, negli States , vendettero un milione di copie ciascuno e di certo anche con questo le aspettative non sono calate.
Un libro fluido, che ti tiene col fiato sospeso fin dalle prime righe, fin dalla descrizione della spedizione artica della troupe televisiva con un finale semiaperto che di certo lascia molto riflettere. Un bel libro da "ombrellone" peccato solo che quest' estate tarda ad arrivare :D


"Sono stato alle Maldive prima di scrivere questo libro, uno dei luoghi più belli del pianeta, e stavo guardando le notizie alla TV sentendomi frustrato da ciò che sentivo e vedevo, guerre e combattimenti in corso in diverse parti del mondo, molti dei quali alimentati dal fanatismo religioso. Un fondamentalismo religioso che si sta diffondendo sempre più in Medio Oriente e in America, con tanti leader, eletti o no, liberi di prendere decisioni di vita o di morte su basi dettate esclusivamente dalla loro fede, devastando la vita di milioni di persone in tutto il pianeta. E ho pensato che se accadesse qualcosa di straordinario, un evento soprannaturale così spettacolare e capace di costringere ognuno di noi a sedersi, ascoltare e riflettere su tutto quello che sta succedendo, forse potrebbe servire a far crollare tutte le appartenenze precedenti e unirci tutti sotto una bandiera comune, la bandiera dell’umanità. Da tutto questo è nata l’ispirazione per ‘Il segno di Dio."

Articolo di Enzo "BodyCold" Carcello

Dettagli del libro
  • Formato: Brossura
  • Pagine: 425
  • Lingua: Italiano
  • Editore: Newton Compton
  • Codice EAN: 9788854118300
  • Traduttore: F. Graziosi
  • Prezzo: 14,90 €

lunedì 21 giugno 2010

Scrivere da professionisti - Stefano Di Marino


In “Scrivere da professionisti” Stefano Di Marino, uno dei più grandi e prolifici scrittori che abbiamo in Italia, ci suggerisce quei piccoli segreti che fanno di un romanzo di genere un grande romanzo.
In brevi capitoli esaustivi e ricchi di spunti, Di Marino riprende articoli scritti per “Writers magazine” rendendoli omogenei e integrandoli con esempi tratti da alcuni dei suoi romanzi.
Ci insegna come tracciare quello che deve essere il canovaccio dell’avventura, dell’importanza della documentazione di luoghi e avvenimenti, del ritmo che la narrazione deve avere e dei piccoli trucchi per rendere interessanti e non stereotipati i personaggi, fino a come arrivare a scrivere un finale degno di questo nome.
Ma come scrive lui stesso nell’introduzione “è utile apprendere delle tecniche ma, alla fine, è il talento, sostenuto dalla volontà, che fa la differenza”

La seconda parte del libro è costituita da quello che l’autore definisce un racconto didattico; infatti mettendo in pista tutto quello fin lì illustrato, Di Marino ci allieta una bellissima avventura del Professionista, il suo personaggio più celebre che da 15 anni è una delle colonne portanti di Segretissimo, serie della Mondatori dedicata all’action-thriller.
Un’avventura ambientata a Trieste che è un piccolo capolavoro di azione, dove Chance Renard, il Professionista si ritrova invischiato in un gioco più grande di lui, a fare i conti con una guerra, quella dei Balcani, mai sopita veramente.
Tra doppi giochi, false piste e sparatorie il nostro eroe rischierà più volte la pelle in una Trieste in bilico tra oriente e occidente.

In sostanza un volume che piacerà sia agli aspiranti scrittori, che vi troveranno utili informazioni da un vero “professionista” sia ai fan del ”professionista”che troveranno una gustosa perla inedita

Articolo di Valer

Dettagli del libro
  • Titolo: Scrivere da professionisti
  • Autore: Di Marino Stefano
  • Editore: Delos Books (collana I libri di Writers magazine)
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • ISBN: 9788895724997
  • Dettagli: p. 143
  • Prezzo: 10,00 €

domenica 20 giugno 2010

La ragazza dei miei sogni - Francesco Dimitri


Sebbene Francesco Dimitri abbia fatto parlare (bene) di sé con quel piccolo grande gioiello che è Pan, il suo primo romanzo pubblicato è stato un altro, “La ragazza dei miei sogni”, una storia sicuramente più breve e meno articolata ma che mostra in anteprima tutti gli ingredienti su cui si sarebbe poi costruito il più famoso successore.

Ne “la ragazza” incontriamo un protagonista abbastanza “classico”: un quasi trentenne sfigato, succube della solita amica (abbastanza) fighetta e (molto) stronzetta, con una famiglia bigotta ed opprimente, un lavoro da assistente universitario grigio e triste ed una vita sessuale limitata alla masturbazione in chat room.
E, sempre in modo abbastanza classico, questo protagonista triste e sfigato incontra all’improvviso una ragazza che gli stravolgerà la vita.
Niente di nuovo? Detta così probabilmente no, ma se la ragazza che incontra era la stessa sognata alcune notti prima, in un sogno più inquietante che eccitante, se il tutto si svolge in una Roma magica e misteriosa (poi ripresa a piene mani in Pan) e se la vicenda comincia a condirsi di situazioni inquietanti e morti misteriose, beh, ecco che la storia prende una piega sicuramente originale e non del tutto prevedibile.
Come dicevo le premesse sono quasi usuali, tanto che lo stesso Dimitri ci scherza sopra all’inizio del romanzo ed è anche in questo la forza del libro: partire da situazioni conosciute per prendere pieghe insolite ed avvincenti.
La parte “mistica” del romanzo è intrigante, ben raccontata e piuttosto approfondita, ma d’altronde è noto l’interesse di Dimitri per l’argomento, così com’è evidente il suo voler portare nei propri romanzi la vita di tutti i giorni: non quella “immaginaria” di tanti, troppi scrittori, ma quella grezza e vera che possiamo incontrare fuori dalla nostra porta; il protagonista stesso non è né un eroe né un antieroe: è un ragazzo comune (sfigato, ok, ma comune), che può tranquillamente stare sulle scatole a molti in vari punti della storia; d’altronde nella vita reale avviene così, no?
Una nota interessante: la “Ragazza” e “Pan” sono in continuity, ovvero si svolgono nello stesso universo narrativo, tanto che il personaggio di Dagon, che compare verso la fine di Pan, viene in realtà presentato per la prima volta in questo libro, come amico del protagonista.
Consigliato a chi ha amato Pan, quindi, ma anche a chi vuole approcciarsi ad un nuovo modo di raccontare il fantastico italiano: un modo che, finalmente, ci avvicina a molti autori stranieri.

Articolo di Sergio "Aries" Ferragina

Dettagli del libro
  • Titolo: La ragazza dei miei sogni
  • Autore: Dimitri Francesco
  • Editore: Gargoyle
  • Collana: Nuovi incubi
  • Data di Pubblicazione: 2007
  • ISBN: 8889541180
  • ISBN-13: 9788889541180
  • Pagine: 195

sabato 19 giugno 2010

Il Grimorio di Baker Street - Autori Vari


L’argomento principale degli 11 racconti apocrifi contenuti in questa raccolta è l’elemento fantastico o quello che è (o sembra) soprannaturale, magico; il grimorio è infatti un libro antico di magia che contiene formule magiche, incantesimi e rituali esoterici.
Ottimo l’impegno editoriale della Gargoyle Books con l’aggiunta, alla fine di ogni storia, di note (a cura della traduttrice Susanna Raule e presenti solo nell’edizione italiana) che spiegano e commentano gli elementi che fanno riferimento ai romanzi o ai racconti del cosiddetto “Canone” (i 4 romanzi e i 56 racconti scritti da Arthur Conan Doyle, pubblicati tra il 1887 e il 1927).

Scritti quasi tutti con uno stile che non fa diminuire l’attenzione del lettore, i racconti non ripropongono pedissequamente lo stile e lo schema ripetitivo dei racconti di Conan Doyle, ma riescono, seppur rispettando le caratteristiche del “Canone”, ad amalgamare il mondo dell’ignoto con quello razionale che sta alla base delle indagini di Sherlock Holmes.
Ci sono buoni e cattivi apocrifi nella letteratura poliziesca: qui li trovate entrambi, con una trama spesso interessante, dove la Logica non sempre trionfa ma conta il modo in cui vengono raccontati i fatti e l’ambientazione in cui essi si svolgono.
Dopo tutto anche Conan Doyle ne “Il vampiro del Sussex” (contenuto nella raccolta “Il taccuino di Sherlock Holmes”, 1927) narra di un caso dove (forse) il colpevole è un vero vampiro…

Tralasciando il racconto di apertura, che sembra non aver nulla a che fare con il mondo di Sherlock Holmes, già con il secondo racconto si entra nella conosciuta atmosfera di curiosità e di mistero che nasce da chi, di persona o per lettera, chiede aiuto all’investigatore più famoso del mondo.
In quasi tutti i racconti si riesce a motivare la comparsa del fattore soprannaturale nell’ambito dell’indagine.

Ne “Il bambino perduto” di Barbara Hambly la storia viene narrata dalla prima moglie del dottor Watson e si svolge interamente fra sogno e realtà (c’è anche Peter Pan…): la presenza di Sherlock Holmes è pretestuosa.

La sua ultima freccia” di Christopher Sequeira è sorprendente; l’inizio sembra quasi scritto da Conan Doyle, ma la trama riserverà al lettore più di una sorpresa…

Il loro destino” di Barbara Roden racconta la riuscita collaborazione tra Holmes e l’investigatore “psichico” Flaxman Low (il personaggio creato da Hesketh e Kate Hesketh-Prichard le cui storie vennero pubblicate a partire dal 1898).
L’interesse per l’incontro tra i due investigatori, che si rispettano reciprocamente, è quasi pari alla curiosità di spiegare il mistero che, insieme al dottor Watson, si trovano a dover affrontare.

La pennellata finale” di M. J. Elliott è un po’ troppo irrazionale e non riesce a incuriosire il lettore. Lo stesso Holmes sembra sottostare agli eventi senza essere il vero protagonista dell’indagine.

Sherlock Holmes nel Mondo Perduto” di Martin Powell si differenzia dagli altri racconti perché si svolge nel Mondo Perduto scoperto dal professor Challenger, protagonista dell’omonimo romanzo fantastico di Conan Doyle del 1912.
Nel racconto, più un’avventura che un’indagine, fa la sua comparsa anche un altro personaggio presente nel “Canone”.

Ne “Il Grimorio di Grantchester” di Rick Kennett & Chico Kidd appare Thomas Carnacki (personaggio creato da William Hope Hodgson nel 1901), forse il più famoso fra gli investigatori dell’occulto contemporanei a Holmes; qui però, a differenza del terzo racconto, si ha l’impressione che la storia sia un’indagine di Carnacki (è lui il vero protagonista) più che un mistero per Sherlock Holmes.

Lo strano caso del vapore Friesland” di Peter Calamai può essere considerato il seguito di “Cinque semi d’arancio” (contenuto nella prima raccolta di racconti di Conan Doyle, 1892). L’indagine, seppure prenda l’avvio da un’apparizione non reale, rimane completamente nel campo del razionale e la presenza del fantastico non disturba la soluzione ”classica” da parte di un Holmes che, pur di arrivare al suo scopo, sembra accettare anche quello che non può essere spiegato dalla Ragione.

In “Simbiosi” di J. R. Campbell la presenza di Holmes sembra non essere risolutiva; la sua esperienza investigativa non è determinante: sono gli “effetti speciali” a dare la soluzione del mistero.

Merridew di abominevole memoria” di Chris Roberson ha una trama originale spiegata razionalmente e raccontata con una premessa inusuale. Una storia che non si dimentica…

Tramonto rosso” di Bob Madison si svolge negli Stati Uniti negli anni Quaranta. Un investigatore alla Hammett, in uno stile che richiama con ironia i romanzi “hard-boiled”, si avvale dell’aiuto di un ultranovantenne Sherlock Holmes, che, nonostante gli anni, riesce ad essere ancora protagonista (ritrovando anche una vecchia “conoscenza”…).

La Lega del Pianeta Rosso” di Kim Newman è l’unico racconto in cui non appare Sherlock Holmes. I protagonisti sono due fra i più pericolosi avversari del nostro investigatore preferito: uno è il professor Moriarty. La storia sembra essere un racconto di fantascienza degli anni Trenta o Quaranta, ma, forse, non è così...

La raccolta, con creatività e inventiva, soddisfa la curiosità di chi vuole sapere come si sarebbe comportato l’investigatore più razionale ad affrontare dei fatti che, come nella vita reale, a volte non sono spiegabili con il solo uso della Ragione.
Holmes però, nonostante i dubbi, sembra rimanere della sua idea iniziale (pag. 85): “gli uomini sono capaci di essere malvagi a sufficienza, senza di dover ascrivere ciò al soprannaturale”.

Articolo di Paolo Carrfinder

Dettagli del libro
  • Editore: Gargoyle
  • Genere: letterature straniere: testi
  • ISBN: 8889541458
  • ISBN-13: 9788889541456
  • Data pubbl.: 2010 
  • Prezzo: 15,00 euro


venerdì 18 giugno 2010

I nuovi amici - Marco Lombardi


Dario versò negli occhi dell'amico un calice di sentimenti contrastanti. Ma li bevve d'un fiato e si ubriacò. Poi abbassò lo sguardo, come se fosse tornato il ragazzo incerto d'un tempo. Dario si preparò allora a terminare questa estenuante maratona della memoria

Ad un passo dalla promozione come dirigente della "Gustosa", Dario lascia l’azienda, fugge inspiegabilmente lasciando il vuoto dietro di se. Dopo anni torna, richiamato da Max, amico e collega dell'epoca, che gli ha procurato un posto di rilievo nella stessa azienda. Ritrova i vecchi colleghi con i quali a suo tempo aveva instaurato un profondo rapporto di amicizia e che ormai è solo un ricordo.
Ma l'azienda è cambiata, ora al comando c'è uno stuolo di nuovi colleghi, giovani e rampanti che conoscerà più o meno dettagliatamente nel corso di una cena che l'amico Max organizzerà in suo onore e durante la quale svelerà in parte i motivi della sua fuga. Qualche giorno dopo il suo ritorno spunta il primo cadavere seguito a ruota da un secondo, entrambi suoi vecchi colleghi. A questo punto il terrore dovrebbe serpeggiare all'interno dell'azienda, si dovrebbe respirare un pò di sana aria da thriller e invece no. Non si assiste a nessun interrogatorio da lampada in faccia e neanche ad elucubrazioni mentali del commissario Vittone, incaricato dell'indagine, o dell'agente Locurcio che ci possano rendere in qualche modo partecipi all'indagine.
Niente di niente. Si va avanti sui binari della tranquillità a leggere una storia che a quanto riportato nella quarta di copertina, prometteva molto e che invece non mi ha procurato nemmeno un’accelerazione cardiaca o un sussulto e sto cercando ancora di capire quale sia il rapporto tra il Commissario e Dario e che viene definito (sempre in quarta di copertina) “sfaccettato, ben al di là di quello classico fra indagato e indagatore....”
E sei li che leggi e improvvisamente arrivi al finale scoprendo senza troppe sorprese l'assassino e un alquanto bizzarro movente. I giochi di potere le invidie e i colpi bassi che “amorosi” colleghi si scambiano per la scalata al successo, non sono cosa nuova per Marco Lombardi, essendo stato direttore del personale in una grande azienda prima di diventare giornalista, conduttore radiofonico e televisivo.
L’ambientazione del racconto è sicuramente originale, il linguaggio è scorrevole ma quello che manca sono proprio il coinvolgimento e la suspense e per un giallo questi sono ingredienti fondamentali, un po’come il “cacio sui maccheroni”.

Articolo di Cristina "cristing" Di Bonaventura

Dettagli del libro
  • Listino € 14,00
  • Editore Iacobelli
  • Collana Graffiti
  • Pagine 208, brossura
  • Lingua Italiano
  • EAN 9788862520669

giovedì 17 giugno 2010

La fossa che inghiotte - Nicholas Blake


Con l’investigatore privato Nigel Strangeways…

Chi non ricorda “Il terrore viene per posta” della Christie dove una selva di lettere anonime viene a turbare la tranquillità della “tranquilla” cittadina di Lymstock?
Lettere anonime che provocano prima il suicidio della signora Symmington e in seguito l’assassinio della sua cameriera. Sarà, naturalmente, Miss Marple a sciogliere l’enigma e a darci la soluzione.
Ne “La fossa che inghiotte” di Nicholas Blake, Mondadori 2010, le lettere anonime arrivano, invece, nel villaggio di Prior’s Umborne e ad indagare non è la simpatica vecchietta ma l’investigatore privato Nigel Strangeways, un attempato “oxfordiano degli anni Venti”, che non se la prende troppo di fronte alle manifestazioni oltraggiose del finanziere Archibald Blick che lo vuole ingaggiare per risolvere il problema delle lettere sopra citate. D’altra parte John Stuart, uno dei capisquadra della sua fabbrica a Moreford, diretta dal figlio minore, si è pure suicidato. Urge intervenire subito.
Classico villaggio cruciforme da assassinio questo Prior’s Umborne con il suo bravo ufficio postale, il pub locanda Sweet Drop, il piccolo pub New Inn, la chiesa, il vicariato e Little Manor, la casa delle sorelle Celandine e Rosebay Chantemerle sulle quali ruota molta parte della storia.
La prima bionda, occhi celesti, ricca di fascino, costretta sulla carrozzella per una paralisi isterica dovuta al ritrovamento del padre morto in una cava; la seconda, più giovane, dai capelli ramati, chiusa e scontrosa. Entrambe invischiate in rapporti amorosi con Charles Blick, uno dei figli di Archibald.
Ad indagare, dunque il nostro Nigel, vispo come un fringuello, memoria fenomenale, sicuro, impassibile (una volta, però, si incavola di brutto) con il suo bel blocchetto di appunti per fissare le idee che gli ronzano per la testa. In seguito arriva l’ispettore Randall dal “volto rubizzo” e “sguardo acuto e intenso”, e più avanti ancora, quando ci scappa il morto assassinato nella cava, ecco spuntare pure il sovrintendente Blount, “faccia da luna piena” e testa calva a costituire un bel terzetto.
Ma al centro della storia stanno sempre loro, le lettere anonime, che gettano scompiglio nel paese e mettono in subbuglio i destinatari colpiti nei segreti più intimi. Da qui il movimento contorsionistico dei sospetti, le false piste che si aprono e si chiudono, i dubbi, le reticenze, le mezze verità, le bugie. Un clima di inquietudine e di tensione creato pure dalla natura stessa (un ramo che sfiora l’altro produce “un rumore come quello di un uomo che digrigni i denti”), senza peraltro arrivare ai toni iperbolici di certi scrittori gotici, che tuttavia sembra influire sul nostro detective Nigel se, ad un certo punto, “provò una strana sensazione di gelo tra le scapole”.
Vena pura di narratore questa di Nicholas Blake, alias Cecil Day Lewis, poeta e romanziere inglese che con Nigel Strangeways ha tirato fuori diciassette romanzi (ricordo in particolare “La belva deve morire” del 1938, pubblicato dalla Polillo nel 2003, con l’inizio fulminante "Ho deciso di uccidere un uomo. Non so chi sia né dove viva, non ho idea di che aspetto abbia. Ma lo troverò e lo ucciderò"). Personaggi e ambienti ben delineati, detective attento, pronto a scuriosare, indagare, interrogare, prendere appunti, piccolo villaggio nei canoni tradizionali che appare improvvisamente “avvelenato”, terra fertile di figli illegittimi, storie vecchie che riaffiorano, intrighi amorosi, ricatto, passi nella notte, binocolo con aghi minacciosi, tourbillon di ipotesi che vorticano nelle teste, un fazzoletto nel bosco, l’incendio della carrozzella, movimenti e orari che si intersecano fra loro in un tourbillon incredibile.
Personaggi vivi, dicevo, ben caratterizzati (c’è pure uno un po’ fuori di testa) che non lasciano spazio eccessivo all’astrattezza come avviene spesso in certi gialli classici dove impazza la cellula grigia e il bipede umano ha l’aria immobile da baccalà lesso come quella di Capezzone (ma va bene anche Gasparri).
Classica spiegazione finale di Nigel, alternata con flash back dal vivo sulla successione dei fatti nella notte dell’omicidio. Epilogo drammatico. Un neo, ad essere pignoli, potrebbe essere la scoperta del colpevole che, per un lettore un po’ smaliziato, non è poi così difficile da individuare.
Nello spazio “I racconti del giallo” abbiamo “La ragazza in nero” di Massimo Rainer, una tragica storia di violenza e abbrutimento raccontata con efficace semplicità. Il Male che divora se stesso.

Articolo di Fabio Lotti

Dettagli del libro
  • Anno di pubblicazione: 2010
  • Formato: Copertina morbida
  • Caratteristiche particolari: Prima edizione
  • Genere: Giallo, Thriller
  • Lingua: Italiano
  • Settore: Narrativa
  • Prezzo: 4,20 Euro

mercoledì 16 giugno 2010

Glister – John Burnside


In quella storia il mio nome è Leonard, e mentre ero là credevo che la vita fosse una cosa e la morte un’altra; ma solo perché non conoscevo il Glister. Ora quella storia è finita e voglio raccontarla per intero, anche adesso che scivolo via in un luogo in cui i nomi non sono ancora stati né dati né perduti. Voglio raccontarla per intero anche ora che la sto dimenticando; e così raccontando e dimenticando, io perdono chiunque ne faccia parte, incluso me stesso. Perché è qui che inizia il futuro: nell’oblio, in ciò che è perduto.

Tutto è malato a Innertown. L’aria, l’acqua, la vegetazione. Anche le persone si ammalano, e muoiono.
Innertown sorge nei pressi di uno stabilimento chimico ormai chiuso. Lo stabilimento è la causa di tanto male. Le persone vivono come paralizzate in questo luogo malsano. Sanno che è la causa di tutti i loro problemi ma non riescono ad andarsene. Anzi, la vecchia fabbrica e il bosco cupo che la circonda esercitano un fascino perverso sui ragazzi di Innertown.
Uno di questi è Leonard. Sarà lui ad accompagnarci in questa macabra storia.
Leonard è un ragazzo solitario. Da quando la madre è andata via da casa accudisce il padre malato. Il suo unico strumento di evasione è la lettura. La biblioteca di Innertown non offre molto, ma Dickens, Hemingway e Proust riescono comunque a fargli compagnia. Quando non legge Leonard cerca rifugio nei pressi del vecchio stabilimento, pur sapendo che prima o poi dovrà pagarne le conseguenze.
Un altro mistero avvolge Innertown. Una volta l’anno un ragazzo viene assassinato. Morrison, l’unico poliziotto della cittadina, decide di insabbiare questi omicidi, facendo credere a tutti che i ragazzi sono solo scappati. Pensa di agire per il bene della comunità, è convinto così di attutire in parte il dolore che quotidianamente accompagna gli abitanti di Innertown. Lui stesso nasconde i corpi coltivando all’interno del bosco malato un giardino/santuario dove si rifugia per espiare il senso di colpa che il suo silenzio gli ha procurato.

Questa è solo una parte della storia, il resto dovrete scoprirlo da soli perché raccontare Glister è riduttivo. Glister, edito nella collana Le Strade di Fazi Editore, va letto, perché oltre ad essere un romanzo carico di disperazione e desolazione è soprattutto una storia ben scritta. E’ poesia, è visione, è allucinazione.
Non conoscevo John Burnside. Ora so che è uno dei poeti e romanzieri più famosi della Scozia. Ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Cholmondeley Award (tra i più prestigiosi premi per la poesia del Regno Unito), il Whitbred Poetry Award, e l’Encore Award.
La scrittura di Burnside è talmente raffinata ed elegante che è impensabile definire Glister un giallo. Sarebbe troppo banale, perché Glister è molto di più. È letteratura, è poesia, è qualcosa di diverso rispetto a tutto ciò che fin’ora ho letto.
Attenzione però perché non è una lettura facile. Non è un libro per tutti, molti potrebbero trovarlo assurdo, complesso, ma vi assicuro che se saprete farvi rapire dalla magica penna di Burnside allora riuscirete a calarvi in un’atmosfera che difficilmente ritroverete in un altro romanzo.
Un consiglio, leggete l’introduzione di Irvine Welsh solo dopo aver letto il libro.

Articolo di Marianna "Mari" De Rossi

Dettagli del libro
  • Autore: Burnside John
  • Editore: Fazi
  • Genere: letterature straniere: testi
  • Collana: Le strade
  • Volume n.: 167
  • Pagine: 309
  • ISBN: 8864110844
  • ISBN-13: 9788864110844
  • Prezzo: 18,50 euro

martedì 15 giugno 2010

Nessuno verrà - Steve Mosby


Tempo fa lessi 50/50 Killer e già allora  st' autore aveva creato in me una sorta di scissione tra i neuroni a favore di Mosby e quelli che si rifiutavano di leggere altro di quest' autore.
Adesso è il tempo di Nessuno Verrà. Risultato? Gli scissionisti (quelli contrari a Mosby) hanno avuto la meglio, dichiarando in un comunicato stampa che nessun euro verrà più versato per libri firmati Steve Mosby!
Alcune volte mi chiedo il perchè case editrici come la Nord (che per quel che mi riguarda ha davvero un bel catalogo) metta in libreria certi romanzi quando invece in Italia ci sono autori costretti a pagare il Gruppo Albatros pur di veder stampato un proprio romanzo.
Ok, passi la bocciatura comica, ma il libro proprio non mi è piaciuto. Un inizio pesantissimo, un libro che l' unico modo per vederlo decollare è quello di lanciarlo dalla finestra (e vi assicuro che la tentazione alcune volte è stata alta...).
La trama è poi fantastica.. Avete presente il Cicap? Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale ovvero quell' organizzazione che va in TV per smascherare i "presunti" guaritori con poteri paranormali? Perfetto. Adesso, paragonare il personaggio principale del romanzo con Massimo Polidoro è davvero un esperimento di per sè azzardato, ma tanto di questo si occupa Dave Lewis, smaschera presunti stregoni per la rivista "Lo Scettico". Non che in un romanzo non ci possa essere un lavoratore di questo tipo (non vorrei trovarmi i sindacati del CICAP a casa..), ma secondo me, se il tipo di lavoro non è fine alla storia allora si sarebbe potuto utilizzare un lavoro più comune, ma questo resta un opinione personale...
Un serial killer inizia ad entrare nella sua vita in maniera indiretta, rapendo la sua ex e tenta di ucciderla in una maniera molto efferata e per chi conosce la mia mole sà che preferirei morire in altri modi che come la nostra povera fanciulla che viene lasciata morire di stenti senza cibo ed acqua! Tutto questo senza che ci sia un intervento delle forze dell' ordine poichè il nostro assassino è tanto crudele quanto astuto, infatti la ragazza non viene mai data per dispersa, considerando che lui stesso prende possesso della sua vita privata rispondendo ad sms, mail, social network per conto della povera vittima.
Questo forse è l' unico aspetto positivo del libro, ovvero una critica alla società moderna che possa far riflettere l' uomo su quanto si è vulnerabili alle tecnologie e rapiti da essi, tanto che, se non ci si vede in strada per una settimana tutto è ok ma se non rispondiamo al cellulare o non cambiamo status su facebook parenti ed amici iniziano a preoccuparsi... poveri noi.
Sia chiaro che il nostro Mosby, sa scrivere e anche bene. Stile asciutto, scorrevole, le scene cruente sono molto cruente, ecc. ma al sottoscritto (per quanto ami i romanzi sadici e cruenti) proprio non è piaciuto.
Spero che qualcun' altro possa leggerlo ed effettuare una critica diversa dalla mia.

Articolo di Enzo "BodyCold" Carcello

Dettagli del libro
  • Formato: Rilegato
  • Pagine: 360
  • Lingua: Italiano
  • Titolo originale: Cry for Help
  • Lingua originale: Inglese
  • Editore: Nord
  • Anno di pubblicazione 2010
  • Codice EAN: 9788842916222
  • Traduttore: A. Martini 

lunedì 14 giugno 2010

Schegge - Sebastian Fitzek


Personaggi
  • Marc: avvocato di strada che attende un figlio
  • Sandra: attrice figlia di papà che attende un figlio
  • Constantin: ‘grande uomo’ che attende un nipote
  • Benny: che attende la morte
  • Valka: che attende le morti
  • Emma: che attende la fine di incubo
  • Lampada a forma di delfino “terribilmente brutta”: che semplicemente attende.

Il protagonista è Marc Lucas avvocato di strada, la sua vita perfetta tutto ad un tratto è stata sconvolta; ha subito un grosso dolore, uno strazio dell’anima, un destino crudele, la morte della moglie e del piccolo che portava in grembo, e proprio per continuare a vivere, accetta, o forse no, di sottoporsi al trattamento per la rimozione dei ricordi brutti per rimanere solo con quelli belli, spera così di tornare a vivere.
Imbattutosi per caso in un annuncio della clinica Bleibtreu su una rivista scientifica, inizia il suo viaggio che si trasformerà presto in un incubo, viaggio attraverso ricordi dolorosi, verso immagini confuse e senza senso, verso passato, presente che si mischiano e si sovrappongono, dove il limite tra reale e irreale è labile e facilmente valicabile.
Ma per guarire, come dicono alla clinica Bleibtreu, bisogna percorrere la strada del dolore lungo le sue quattro fasi:

Prima fase negare rifiutare: no, no non sono morti!
Seconda fase rabbia: perché, perché a me?
Terza fase ricerca e separazione, ti ho visto! ci sei! devi esserci!
Quarta fase in nuovo rapporto con se stessi e il mondo: ma io alla fine esisto davvero?

Durante il percorso delle quattro fasi i personaggi e le voci si cercano, si rincorrono per tutto il il tempo alla ricerca di una verità e alla ricerca “del fine che giustifica i mezzi” frase che è filo conduttore.
Sfondo della vicenda è una Germania fatti di quartieri in e soprattutto di quartieri poveri, di una casa nel bosco, di una Volvo gialla.

Quarto libro di Fitzek dopo “La terapia” (Rizzoli), “Il ladro d’anime” (Elliot) “Il Bambino” (Elliot), e come al solito l’autore ti prende ti avvolge e ti porta dentro un incubo, un incubo dove tutte le certezze sono annullate e dove tutto prima è per poi non essere e per poi tornare ad essere.
Allucinazioni, pensieri che si rincorrono, immagini persone morte, persone vive, domande continue e disperate, alla fine solo una è quella che conta:
ma io alla fine esisto??? noi alla fine siamo reali???

Articolo di Marta Naddeo

Dettagli del libro
  • Formato: Brossura
  • Pagine: 360
  • Lingua: Italiano
  • Editore: Elliot Edizioni
  • Anno di pubblicazione 2010
  • Codice EAN: 9788861921306
  • Traduttore: Claudia Crivellaro
  • Prezzo: 18,50 €

    domenica 13 giugno 2010

    L’amore fra veleno, pistole e coltelli - Fabio Lotti


    Non è un saggio anche se dal titolo (pomposo) si potrebbe arguire che lo sia. Mi limito a qualche osservazione spontanea tratta dalle ultime letture. Parlo di amore mischiato con il sesso e non solo di sesso che su questo argomento ho già scritto abbastanza (vedi link). (citazione necessaria di un blog da seguire come il nostro).
    Prendetela come una conversazione tra vecchi amici. Qualcuno potrebbe domandarsi che cosa c’entri l’amore in un covo di briganti e assassini come il romanzo poliziesco. Lo aveva già sottolineato il nostro Van Dine nella terza delle sue famose venti regole consigliando, anzi imponendo, di non farla troppo lunga con sorrisi e moine varie. Che valsero (fortunatamente o sfortunatamente secondo i gusti) solo per un certo periodo. C’entra, eccome, in quanto l’amore si infila dappertutto insieme ai suoi compagni di avventura, l’invidia e la gelosia (tanto per citarne un paio), che ne combinano di cotte e di crude. Soprattutto in quei libri dove l’ambaradan delittuoso sembra girare attorno a questioni puramente economiche (per esempio), ed ecco che alla fine ti arriva il movente sentimentale a capovolgere le nostre aspettative. Quante volte ci siamo cascati!
    Non voglio fare distinzione tra autore maschio e femmina che mi frego qualche sudata simpatia, ma se l’autore è una dolce fanciulla (va bene per qualsiasi età) e il personaggio principale è pure dotato di “argomenti” femminili, sicuro che l’amore, quando c’è, si tratta di amore incasinato. Incasinatissimo. Su questo non ci piove (anche se nel momento in cui scrivo acqua a catinelle. Un maggio, il mio mese, sciupato di brutto).
    Senza andare troppo indietro mi rifaccio agli ultimi esempi che mi sono capitati a tiro. Prendiamo Janne Korowa, giovane giudice istruttore di Nanterre, personaggio principale di “L’istinto di sangue”, Garzanti 2010. Trentacinque anni, zitella. Vita sentimentale tribolata. Citati come fidanzati un avvocato, un ingegnere informatico, un editore fallito e “Molti altri…”. Ultimo della serie il fotografo Thomas che le fa girare gli zibidei e allora vada pure al diavolo.
    Non aggiungo le disgrazie che in questo genere di libri sono come il cacio sui maccheroni (rimando a questo mio articolo ).
    Cassandra Fallows, scrittrice in “L’amica di un tempo” di Laura Lippman, Giano 2010, non è da meno (va verso la cinquantina e la menopausa). Due matrimoni alle spalle con “relazioni prima, dopo e durante i legami coniugali” ( meglio non farsi mancare niente). Da ragazzetta incline ai giovanotti con i capelli rossi e, cito testualmente, “me ne scopai quanti più possibile” che il buon tempo si vede dal mattino. Non mancano, naturalmente, le pene d’amore e, dulcis in fundo, il sacrificio per l’Amore, quello con la a maiuscola (di solito non ricambiato, tanto per creare un’atmosfera più sofferta).
    Se si cercano madri di famiglia integerrime del calibro di Imma (Immacolata) Tataranni (“Come piante tra i sassi” di Mariolina Venezia, Einaudi 2009), sostituto procuratore di Matera, possiamo imbatterci lo stesso in qualcosa che incrina, seppure leggermente, un legame forte e sereno. Vedi l’istinto non proprio materno verso il giovane bell’appuntato Caligiuri che, fortunatamente in questo caso, si concretizza nel sogno (meno male, e lo dico per il coniuge Pietro).
    Cambiando latitudine il risultato, a dir la verità, un po’ cambia. In “ La dea cieca” di Anne Holt, Einaudi 2010, l’avvocato Karen Borg non si limita a sognare il poliziotto Håkon Sand ma salta sul letto allegramente insieme a lui (e questa volta niente da fare per il povero marito). Qui abbiamo pure, devo dire accennato con molto garbo, il rapporto omosessuale tra Hanne Wilhelmsen “una donna straordinariamente bella, da poco promossa al grado di detective” alla centrale di Oslo, e la dottoressa Cecilie, con la quale convive da diciannove anni senza che gli altri lo sappiano (o fanno finta di non sapere).
    Di solito in diversi romanzi polizieschi si creano situazioni opposte: la donna in gran spolvero fra i maschietti alla fin fine sogna l’amore vero e quella impacchettata con l’unico uomo della sua vita è percorsa da fremiti stuzzicarelli che poco hanno a che vedere con il sentimento. Difficile trovare un rapporto tranquillo e sicuro per tutte le centinaia di pagine della storia. Anche perché l’incasinamento sentimentale (in genere) serve a rendere ancor più appetibile l’incasinamento delittuoso. Il lettore, si sa, è sotto sotto, un po’ cattivello e si diverte a seguire vicende complicate e sofferte (per i personaggi). Sempre che, vista la qualità di certi romanzi, non siano una frana tutti e due (più che probabile).
    Se poi ci si infila nei meandri scoppiettanti del sesso rimando all’articolo già citato per cui spesso il kamasutra ci fa un baffo (iperbolica ma non troppo). Ormai di routine la donna abbrancata all’uomo per un salutare sfogo ormonico (il maschio lo esercita da una vita). Se ne trovano a bizzeffe come Nikki Heat, detective a New York (solito caldo bestia) in “Heat Wave” di Richard Castle, Fazi 2010. Per tenersi in forma si allena con le arti marziali e, già che c’è, pure con Don, il suo allenatore. Ma poi arriva l’amore vero (finalmente!). Con un po’ di pazienza e di tensione come è giusto che sia. In conflitto con il giornalista Rook ci scappa pure un “Vai a cagare” e successivi ripensamenti, occhiate e sguardi furtivi conditi da batticuore fino allo spumeggiante, amplessorio (mio conio) epilogo con eccitato conforto per il lettore.
    Qui mi fermo. Avevo detto di non volere scrivere un saggio e mantengo la parola. Anche perché comincio a sudare…

    Articolo di Fabio Lotti

    sabato 12 giugno 2010

    L'impronta Scarlatta - Richard Austin Freeman


    Ufficialmente il medico giurista Dr. Thorndyke vede la luce con questo romanzo del 1907, “The Red Thumb Mark”, scritto dal londinese Richard Austin Freeman. In realtà nasce dalla penna dello scrittore nel 1905, come protagonista del racconto “31 New Inn” (“Una carrozza nella notte”, editore Polillo, collana I bassotti n. 46), pubblicato però solo nel 1911 su una rivista americana e nel 1912 in versione romanzo, intitolato “Il mistero di New Inn, 31”.

    Thorndyke non è né un investigatore privato, né un membro di Scotland Yard, bensì un medico giurista che si occupa dei casi misteriosi che catturano la sua attenzione, oppure viene coinvolto come supporto alle indagini definite impossibili dalla polizia, o come perito dagli avvocati, come succede in questo romanzo.

    L'assistito dell'avvocato Lawley è spacciato: sono stati rubati i diamanti dalla cassaforte dello zio, commerciante in preziosi, e all'interno di questa, non forzata, è stato rinvenuto un foglio con sopra l'impronta digitale insanguinata del suo pollice. Oltre allo zio medesimo, gli unici tenutari della chiave della cassaforte sono lui e il fratello. Persino il suo difensore non crede nella sua innocenza, le prove sono contro di lui. Thorndyke non giudica e accetta la sfida. Un'impronta digitale è una prova scientifica, ma proprio per questo vuole approfondire le analisi, provare nuovi esperimenti e giungere alla verità, benevola o funesta che sia per l'incriminato.

    Thorndyke è aiutato dal suo amico Dr. Jervis, occhi e orecchie del medico giurista, nonché narratore della storia, e dal fedele maggiordomo Polton. Questi è un vecchietto affabile e dal portamento distinto, ex orologiaio, che aiuta il medico nei suoi esperimenti in laboratorio, costruendogli ogni sorta di aggeggio utile alle analisi.

    Il romanzo si chiude con il resoconto dell'udienza in tribunale, in cui il Dr. Thorndyke, testimone scientifico, come ama definirsi, presenta i risultati dei suoi studi, comprovati e fondati, con minuzia quasi maniacale, che, scontato a dirsi, porteranno alla verità.

    Austin Freeman era solito testare e sviluppare le tecniche scientifiche usate da Thorndyke: come scrisse nella prefazione a “The Mystery of 31, New Inn”, la tecnica utilizzata dal Dr. Jervis per tracciare la mappa del percorso della carrozza, la provò più volte lui stesso con ottimi risultati, pubblicati poi dalla Royal Geographical Society. Inoltre fu tra i primi a elaborare metodi di analisi del sangue e delle polveri, nonché uno studioso delle procedure legali, tanto da essere citato in testi di giurisprudenza inglese.

    Se le avventure di Thorndyke fossero ambientate ai giorni nostri, sicuramente il medico sarebbe a capo della Scientifica e farebbe un baffo a Grissom.

    Articolo di Barbara "Mrs Teapot" Barbieri

    Dettagli del libro
    • Richard Austin Freeman
    • L'impronta Scarlatta
    • Il Giallo Economico Classico n. 22
    • ed. 1 – 20 novembre 1993
    • pag. 100
    • ISBN 88 7983 310 3
    • titolo originale: “The Red Thumb Mark” (1907)
    • traduttore: Elvira Cuomo

    venerdì 11 giugno 2010

    Intervista a Marina Visentin (Biancaneve - Todaro Ed.)


    Biancaneve, una favola noir, molto noir. Così è descritto questo romanzo nella quarta di copertina. Corpi Freddi ha già recensito il libro (recensione) e adesso vogliamo conoscere un po’ meglio Marina Visentin, l’autrice.

    Corpi Freddi: Ciao Marina e grazie per averci concesso quest’intervista.
    E’ passato un po’ di tempo dall’uscita di Biancaneve. Come è stato accolto dal pubblico?

    Marina Visentin: Direi bene, molto bene. Ha avuto delle buone recensioni e molti lettori, e soprattutto lettrici, mi hanno scritto per dirmi che sono rimasti colpiti dalla storia che ho raccontato. Io sono naturalmente molto contenta, anche se ci tengo a evitare toni trionfalistici che sarebbero del tutto fuori luogo. Biancaneve è uscito con un piccolo editore e i mezzi, per quanto riguarda la promozione e la distribuzione, sono quelli che sono. Quindi evidentemente il grande pubblico neppure si è accorto dell’arrivo in libreria di Biancaneve… Però io penso che il passaparola fra lettori soddisfatti possa essere uno strumento davvero prezioso per far conoscere e apprezzare un libro (anche e soprattutto quando non hai a disposizione una grande macchina da guerra promozionale)

    CF: Sono sempre curiosa di sapere come nascono le storie. Ti sei ispirata a qualche fatto di cronaca?

    MV: Sì, all’origine di Biancaneve c’è il cosiddetto “delitto di Clusone”, un fatto di cronaca degli anni Novanta che presenta qualche punto di contatto con un altro episodio di cronaca nera molto più recente, il delitto di Garlasco. Anche a Clusone c’era un ragazzo accusato di aver ucciso la fidanzata, ma infine prosciolto per insufficienza di prove. In più c’era il fatto che la prova decisiva a favore del presunto colpevole era stato un alibi fornito da una nuova fidanzata. Io non ho voluto in alcun modo ricostruire il caso di Clusone, ma semplicemente interrogarmi sulle possibili motivazioni di una donna che, pur essendo consapevole della colpevolezza di un uomo accetta di aiutarlo, di salvarlo dal carcere fornendogli un finto alibi. Un gesto evidentemente masochistico, ma non solo. Un gesto che rivela un intero universo mentale, e una particolare modalità di essere nel mondo, di guardare e giudicare la realtà circostante. Biancaneve, infatti, è una donna nata vittima, ma non per questo innocente, che ha scelto l’oscurità perché ha paura della luce, la passività perché non si sente all’altezza di assumersi fino in fondo la responsabilità del proprio destino.

    CF: Non ci sono eroi nel tuo romanzo, ma personaggi molto veri e drammaticamente comuni. 

    MV: Biancaneve è una storia noir, quindi non c’era molto spazio, anche volendo, per eroi di qualunque genere. Qualcuno mi ha in effetti rimproverato il fatto che in tutto il romanzo non c’è neppure un personaggio positivo. In realtà, questa non è stata una scelta fatta a tavolino, ma una naturale conseguenza del punto di vista adottato. La protagonista è al tempo stesso la voce narrante, i suoi occhi sono dunque quelli attraverso i quali vediamo il mondo. Il suo sguardo è nero e quindi noi non possiamo far altro che vedere tutto nero. In tutto questo, devo però dire che ho avuto bisogno di inventare molto poco: gran parte dei materiali che ho usato per descrivere le dinamiche di violenza, rancore, sopraffazione, passività e risentimento che ho messo nel mio libro vengono semplicemente dalla lettura quotidiana delle pagine di cronaca nera.

    CF: Ho visto che ti muovi molto per presentare il tuo libro. E’ più difficile scrivere o promuovere un romanzo? 

    MV: Scrivere, soprattutto se sei una perfezionista come me, non è mai facile, ma promuovere un libro può essere persino massacrante! Scherzo… però non del tutto! Comunque non mi sto muovendo così tanto, in realtà. Secondo alcuni amici scrittori dovrei fare molto di più!!!! Quello che posso dire è che parlare del mio libro in pubblico è un’esperienza molto piacevole, sarei disposta a farla anche tutte le sere, ma le fasi di organizzazione della cosa sono spesso piuttosto faticose.

    CF: Quanto conta l’appoggio e il sostegno della casa editrice? 

    MV: Naturalmente conta molto, moltissimo. In molte occasioni può fare proprio la differenza. Però è evidente che i mezzi a disposizione non sono sempre gli stessi. Non puoi pensare di pubblicare con un piccolo editore e aspettarti una campagna pubblicitaria nazionale con i manifesti anche sulle banchine del metro di Milano! Un autore esordiente, come me, sconta anche il fatto di doversi costruire da zero un’immagine, una qualche forma di notorietà. Quindi non è certo facile. D’altra parte, la cosa veramente importante è che si crei un rapporto di reciproca fiducia fra l’autore e la sua casa editrice, indipendentemente dalle dimensioni di quest’ultima. Questo è per esempio un aspetto che apprezzo molto del rapporto con Veronica Todaro, titolare della Todaro Editore e responsabile, insieme alla famosa Tecla Dozio, del fatto che Biancaneve è riuscito ad arrivare in libreria.

    CF: Per una donna è più difficile trovare una casa editrice disposta a scommettere su di lei? 

    MV: Non credo che esista una risposta univoca. Dipende molto dallo scaffale dove immaginano di andare a collocare il tuo libro. Per certi generi e/o temi il sesso femminile non è certo un ostacolo, però può diventare una barriera insormontabile se hai la pretesa di sederti al tavolo dei “veri grandi intellettuali inevitabilmente misogini”. Comunque, il peggior nemico di una donna spesso è un’altra donna!

    CF: Senza svelare nulla….abbiamo avuto modo di confrontarci e ti ho detto che avrei scelto un finale diverso per Biancaneve. Anche tu inizialmente hai avuto la mia idea ma poi hai fatto una scelta diversa per delle motivazioni che ritengo valide e coerenti con la storia. Come si fa a scegliere tra più possibili finali? Non c’è la paura di fare la scelta sbagliata e sentirsi criticati? 

    MV: In realtà, la pagina finale di Biancaneve è stata una delle prime che ho scritto. Nella primissima stesura del romanzo, c’erano solo il prologo e la conclusione. Poi, a furia di montare e smontare la storia, nel tentativo di raccontarla nel modo più efficace, ho cominciato a baloccarmi con l’idea di vari possibili finali. Alla fine sono però ritornata all’idea iniziale, perché d’istinto sentivo che era quella la migliore. Quanto alla paura delle critiche, mi sono resa conto che l’unico modo per riuscire a finire un romanzo è imporsi un po’ di sordità, e andare dritti per la propria strada. La paura di sbagliare può essere paralizzante.

    CF: Stai lavorando ad un’altra storia? 

    MV: Sì, ho già iniziato il mio secondo romanzo e sto procedendo bene, con molto entusiasmo. Proprio ieri ho finito il quarto capitolo. E sto addirittura cominciando a immaginare un’altra storia da raccontare… Per finire Biancaneve ci ho messo dieci anni, adesso ho come l’impressione di dover recuperare il tempo perduto.

    CF: Grazie dai Corpi Freddi

    MV: Grazie a voi!

    Intervista di Marianna "Mari" De Rossi

    Dettagli del libro

    • * Autore: Visentin Marina
    • * Editore: Todaro
    • * Genere: letteratura italiana: testi
    • * Collana: Impronte
    • * ISBN: 8886981864
    • * ISBN-13: 9788886981866
    • * Data pubbl.: 2010