mercoledì 31 marzo 2010

Diabolik (L'ora del castigo) e Eva Kant (Il giorno della vendetta) - Carlo A. Cappi


Confrontarsi con un mito del fumetto, avere al cospetto un' icona nera del calibro di Diabolik è una sfida impossibile per tutti...chiedere al povero Ginko. Così Come il temerario ispettore non bisogna arrendersi mai e far forza sulle proprie ottime risorse intellettive ed esperienziali, confrontare anni di studi e analisi della figura del più temuto criminale che il mondo abbia conosciuto e, con somma maestria, riuscire, seppur limitatamente, a rinchiuderlo nelle pagine di un libro. Autore di cotanta missione è lo scrittore Cappi.
Diabolik non è mai stato un personaggio facile, né per gli autori delle sue avventure né per gran parte della critica, favorevole ed avversa. E' sempre riuscito a sfuggire ad ogni incasellamento, ad ogni regola della definizione di genere, ad ogni stereotipazione e collocazione spaziotemporale. Ogni volta che lo si individuava in un contesto ed in un dettame specifico della letteratura e del fumetto egli indossava una delle sue incredibili maschere e sfuggiva alla cattura ed al controllo guidando indisturbato la Jaguar lungo il mutare di tempi e costumi. E' cosi che è vissuto nel nostro immaginario per mezzo secolo.
Cappi ha indubbiamente avuto l'abilità e l'ardire di “trattenere” il grande criminale e la sua compagna nei suoi ottimi romanzi. Lo ha fatto attraverso volumi che hanno saputo rispettarne la mitologia: l’insieme di luoghi, strutture e stilemi narrativi, caratterizzazioni e sfumature psico-sociologiche che ne compongono il mondo. Particolari e percorsi che il lettore accanito non può non trovare ma che debbono essere necessariamente non standardizzati.
Questi romanzi sono imprescindibilmente una nuova aggiunta all'universo Diaboliko che è stata perfettamente calibrata e inserita in una continuità rigorosissima riuscendo a non fare a pugni sia con le nuove che con le vecchie storie del personaggio.
Sviluppato su ritmi da action movie, che strizzano l'occhio ai romanzi di Ian Fleming o alle atmosfere di Graham Green, utilizza una prosa rapida, particolarmente vicina alla misura dello stesso fumetto, rispettosa della leggibilità storica dell'albo con una attenzione e cura magistrale alla descrizione di luoghi, spazi e tempi propri della tradizione letteraria del filone spy-action.
Colpisce particolarmente la possibilità che l'autore dona ai fan di poter conoscere piccoli ma importanti e preziosi tasselli della vita di Diabolik ed Eva Kant, sui quali, per motivi di spazio fisico e temporalità narrativa, il fumetto non può soffermarsi: dal semplice scoprire che Diabolik il caffè lo preferisce amaro sino al meravigliarsi nel “sentirlo” più “umano” nel dichiarare le sue sensazioni di fronte alla lontananza della sua donna o ai vari incontri di vecchi amici o agli incredibili paesaggi orientali nei quali si muove.
I due Volumi sarebbero leggibili anche separatamente se non si fosse insensibili al richiamo del mistero: di fatti il primo parte da alcune vicende che la coppia vive in quel di Clerville (patria putativa e fissa dimora) ma che porteranno i due a doversi separare ed a perseguire due strade differenti votate alla riuscita di un unico obbiettivo, l'eliminazione di un pericolosissimo vecchio nemico. Il secondo parte proprio dalla separazione dei due e segue esclusivamente le vicende di Eva sino alla riconciliazione finale.
E' dunque impossibile non leggere entrambi i romanzi anche perchè il vortice degli eventi e la suspance non ti abbandona, ed anche perchè chi ha letto solo uno dei romanzi giura di aver trovato un pugnale conficcato nel legno della libreria.
Che Cappi abbia anche imparato a lanciare i pugnali di Diabolik?

Articolo di Dario Bertini

Dettagli del libro
  • Titolo: Diabolik. L' ora del castigo
  • Formato: Brossura
  • Pagine: 236
  • Lingua: Italiano
  • Editore: Alacran
  • Anno di pubblicazione 2009
  • Codice EAN: 9788889603949

Dettagli del libro
  • Titolo: Eva Kant. Il giorno della vendetta
  • Formato: Brossura
  • Pagine: 239
  • Lingua: Italiano
  • Editore: Alacran
  • Anno di pubblicazione 2009
  • Codice EAN: 9788863610079

martedì 30 marzo 2010

Archetipi – A.A. V.V.


solo un soffio è ogni uomo che vive,
come ombra è l’uomo che passa;
solo un soffio che si agita...
(Salmo 39:6:7)


ὰρχέτῦπος ..archetipo.. dodici storie che affondano le radici nella palude nerissima di un inconscio ancestrale, innato, collettivo. In questo “dialogo” junghiano l'anima e l'ombra sospingono il sé sulle estreme appendici del pensiero, per poi scaraventarlo oltre le colonne di ercole del razionale, del conosciuto. Rovesciati come calzini, spaiati, tremanti, guardiamo la realtà sfaldarsi per poi ricomporsi in un succedersi di creature fatte della nostra stessa paura, dei racconti alimentati attorno a fuochi primordiali, degli incubi, fiori malati dei nostri stessi bulbi asserragliati sotto le palpebre notturne. Demoni, Uomini Neri, Sirene..protagonisti sotto ogni cielo, in ogni epoca, dell'immaginario dietro il quale si nasconde il bisogno di fare i conti con l'impotenza propria del finito, della brevità e troppo spesso dell'inspiegabilità della condizione umana.
Dodici “ urtümliches Bild “, immagini primarie che scarnificano il volto soggettivo di ognuno di noi , per restituircelo unico ed universale.
Accompagnati da altrettante tavole grafiche, cupe, oniriche, kafkiane come un dipinto di Delvaux.

Jay.rtf ( Lake Effect ) -di Danilo Arona. Sam sparisce, o almeno cosi potrebbe sembrare, sulla riva del lago di Withby. Nel suo computer un diario. Ricordi di un'adolescenza perduta e segnata da quel “furioso vento del nord in cui la gente del posto coglie da sempre fremiti di fuoco e ghiaccio”. Artigli , ali ed un libro antico quanto il male. “Io sono Pauzuzu, figlio di Hanpa. Il re degli spiriti malvagi del vento che sorge all'improvviso dalle montagne. “ ( incisione su una statuetta di bronzo babilonese – Museo del Louvre )

Il diluvio – di Daniele Bonfanti. E se Ziusudra e Viracocha fossero la stessa persona?. E se Thell Ghassul e Gerico , scomparse tra le sabbie del deserto, fossero state l'approdo di uomini altamente civilizzati e di ritorno dalle Americhe?. Molte sono le civiltà nella nostra Storia, accomunate da due eguali fattori: grande conoscenza ed improvvisa scomparsa. Tutte, altresì, su questa sfera celeste, permeate dagli stessi simboli, da eguale decadimento dovuto ad un impoverimento della coscienza. Tutte testimoni di un diluvio. “An ed Enlil diedero a Ziusudra e a sua moglie la vita come (quella di) un dio. Lo innalzarono a vita perpetua come un dio. In quel tempo fecero vivere il re Ziusudra, che nell’anno della distruzione aveva conservato il seme dell’umanità, in un paese straniero, nel paese di Dilmun dove sorge il Sole".
(tavoletta sumera – Nippur 1895 )

La nuova Era – di Jan Delacroix. In una Praga circondata dalla nebbia, quasi soffocata dall'umido abbraccio tracimante della Moldava, si aggira Gustav. Suo è il potere della parola, suo il dovere come ultimo di risvegliare il protettore, di difendere la città dalla nuova era ed i suoi adepti.
Insensibile metallo contro un adamo di creta . Prima che venga distrutta. Prima che altri muoiano.
« In fondo alla Moldava vanno le pietre, sepolti a Praga riposano tre re. A questo mondo niente rimane uguale, la notte più lunga eterna non è. »

La Fenice- di David Riva. Arcipelago delle Isole Soloveckie. Una gelida accecante distesa di neve. Un campo di prigionia per donne indomabili. Ol'ga non è solo una bella ragazza, ha il potere di reinventare se stessa, ha il potere donatogli dalle parole e da un uovo verde custodito dalla sua amata babuska. “Io brucio per te, anche di notte m'infiammo come il sole, come il sole che scalda, di notte, l'altra metà del mondo.”

Fame di Potere – di Giuseppe Pastore. In un tempo indefinito, in una terra ormai povera di frutti, c'è chi cerca la conquista per una fame di pancia, cannibale, spinta solo dal bisogno ferale di tacitare i propri più bassi istinti e chi, invece, non conoscendo, come cantava De Andrè, la statura di dio, vuole spazzar via tutti quelli che lo guardano dall'alto in basso. Infine chi, ormai in alto, aspira a tenersi quel potere. Un racconto alla Tolkien con un King che sorride beffardo lasciando impronte rosse. “Fames crescit eundo

Matmon – di Strumm. Quanti gradi ha la paura?..e soprattutto ha un limite?..dal buio bozzolo del dolore Davide avverte il richiamo di un pozzo ancor più profondo ed oscuro racchiuso nel suo armadio. Qualcosa, qualcuno, che suo padre avrebbe potuto allontanare, ma sua madre, invece, non ne ha la forza, né sa riconoscere. Una biglia ed una formula segreta di un vecchio zingaro. Una solitudine incondivisa, un vuoto che si colma di un altro vuoto, tornando sempre, sotto spoglie diverse, per ricordare il proprio nome ..Matmon.. L'Uomo Nero, contrariamente a quanto si pensa, esiste .."Mammon est nomen daemonis"

Sirene – di Samuel Marolla. E' una Sicilia oscura, terribile , quella in cui Carmelo è tornato, dopo la campagna di Russia e che lo scruta malevola ora, nell'inverno della sua vecchiaia, dallo Scoglio nero di Malarazza. Cosa nasconde quel mare tempestoso, indomito, antico ?
Galleggiando a lungo in oceani deserti/ho fatto del mio meglio per sorridere/finché i tuoi occhi melodiosi e le tue dita/mi attirarono affettuosamente alla tua isola/e tu cantasti/naviga da me
naviga da me/lascia che ti avvolga/Sono qui/Sono quiaspettando di possederti... »

Di madre in figlia- di Biancamaria Massaro. In quella che sembra essere una società futuristica alla Blade Runner , i livelli della tecnologia e dello spirito, seppur in crescita esponenziale, tanto elevata l'una quanto divenuto estremismo terroristico l'altro, sono a livelli altissimi. Tanto da consentire ad una donna ancor giovane, ma non più bambina per il proprio marito, di diventare madre senza esserlo..nè nel desiderio iniziale, né nel crescere e custodire. Ciò che è stato creato senza gioia, diverrà maledizione. “La candela che splende il doppio del suo splendore, brucia in metà tempo… E tu hai sempre bruciato la tua candela da tutte e due le parti.

Il Cartografo – di Alberto Priora. Se esistessero mondi paralleli su piani diversi dello spazio, potrebbe un grande condottiero come Alessandro Magno ripercorrere le sue stesse gesta e , anzi, aumentarle fino a conquistare le terre oltre le Colonne di Ercole?. La sua stessa presenza, su un pianeta fino ad allora pacifico, basterebbe a riproporre e riportare il ruggito della guerra sino alla sua rinnovata disfatta. Quel che è compiuto qui , su questo pianeta azzurro, è dunque ciò che riecheggia e si ripropone in ogni tempo ed in ogni spazio?.
«Se questo è il migliore dei mondi possibili, allora dove sono gli altri? »

Facile Preda – di Elvezio Sciallis. Una battuta di caccia tra due amici. Un bosco simile a tanti altri, innocuo, ma che invece diviene un ara sacrificale. La natura non è più l'indifferente spettatrice leopardiana, ma un mostruoso avatar di se stessa, vendicativa, divoratrice. “Il giusto fondato sulla natura è l'espressione dell'utilità che consiste nel non recare ne ricevere reciprocamente danno”.


Il buio sotto la pelle- di J. Romano. Rudy è un clown. Una maschera che dovrebbe far ridere il bambino nascosto sotto la pelle di ognuno di noi e far riaffiorare , con un po' di biacca ed un nasone rosso la sua fanciullezza. Potrebbe muoversi e parlare da dietro quel volto, senza le inibizioni ed i pensieri tristi dei grandi. Ma è il suo stesso volto a nasconderne un altro, terribile, al di sotto. Gli appare nei sogni, dietro un muro, inonda i suoi pensieri con voce suadente. Cedere ad un altro destino, liberare l'ultima maschera è cosi facile dopotutto..«Tutto ciò che è profondo ama la maschera; le cose più profonde hanno per l'immagine e l'allegoria perfino dell'odio. (...) Ogni spirito profondo ha bisogno di una maschera: e più ancora, intorno a ogni spirito profondo cresce continuamente una maschera, grazie alla costantemente falsa, cioè superficiale interpretazione di ogni parola, di ogni passo, di ogni segno di vita che egli dà

Una cosa sola – di Luigi Acerbi. Ancora una volta una società futuristica. Qui un reparto molto speciale indaga, attraverso la rete, su nuove, false religioni. Stefano, uno degli indagatori, scompare, inglobato da una misteriosa, ma apparentemente filantropica, setta. Il loro credo recita: siamo una cosa sola. Ma cos'è veramente il rito dell'Unione?. Cosa nascondono?. "Matrix è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L'avverti quando vai a lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità."


Si potrebbe definirle fiabe nere, o racconti horror ma non avremmo, così dicendo , colto integralmente la potenza immaginifica e suggestiva che hanno queste dodici storie. Sussurrano di noi dalle profondità del tempo, sono ricordi già prima della culla..e il loro sussurro è un grido di riconoscimento.

Articolo di Daniela Contini

Dettagli del libro
  • Titolo: Archetipi
  • Curato da: Acerbi L., Bonfanti D.
  • Editore: Edizioni XII
  • Collana: Camera oscura
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • ISBN: 8895733134
  • ISBN-13: 9788895733135
  • Pagine: 336
  • Reparto: Narrativa italiana

Intervista a Paola Barbato

 

Corpi Freddi: In questo romanzo, come hai dichiarato sul blog che hai dedicato al libro, hai posto l'attenzione su chi rimane, non sulla vittima né sull'omicida. Hai messo a fuoco la figura del sopravvissuto, di un padre a cui è stato ucciso il figlio, di una moglie a cui è stato tolto brutalmente il marito e così via. Il terzo punto di vista, quello di "chi rimane vivo,rimane in attesa, chi rimane e combatte". Gente che soffre e aspetta giustizia in silenzio. Ma fino a quando?

Paola Barbato: Non posso rispondere in maniera corretta, ho avuto la fortuna immensa, finora, di non dover provare sulla mia pelle un dolore simile,Ma ho visto persone che aspettano, che non si arrendono, che si attaccano con forza, quasi con disperazione, al ricordo di chi è stato loro strappato. E viceversa ho visto persone allontanare la mente il più possibile, voltare pagina (o almeno provarci), voler sopravvivere al punto da stravolgere se stesse. L'attesa della giustizia può durare una vita intera oppure essere abbandonata dopo un tempo brevissimo, come se non importasse.

CF: In Italia di circa 600 omicidi commessi in un anno e 200 di questi rimangono irrisolti. Nel romanzo è ben sottolineata la completa sfiducia di Antonio Lavezzi nelle forze dell'ordine (in particolar modo per i Ris di Parma) che non sono riuscite a dare una spiegazione alla tragedia che ha colpito la sua famiglia e un nome a chi l'ha provocata. L'opinione pubblica è sempre più sfiduciata di fronte all'imperversare della violenza e alle difficoltà che s'incontrano per arginarla. La domanda che ti pongo è questa: c' è speranza per gli esseri umani o vista la prevalenza del Male sul Bene neghiamo all'uomo ogni possibilità di progresso e miglioramento? Insomma ottimista o pessimista?

PB: Scientificamente ottimista. Ciò che non potrà la morale lo potrà la scienza. I telefilm americani ci hanno abituati troppo bene, ma non è detto che presto non si arrivi a poter aspirare dall'aria del luogo di un delitto particelle epiteliali dell'assassino. Il caso del delitto di via Poma, riaperto dopo anni grazie ai rilievi del DNA ne è una prova. Che poi la nostra società e l'essere umano, inteso come specie, stiano vertendo verso gli estremi più negativi non è in effetti una novità. Ci siamo cullati nell'idea che evolvendoci saremmi diventati "migliori", "superiori". Ma i periodi più illuminati dell'umanità, i momenti di grande avanzamento, non hanno coinciso esattamente con una maggiore "bontà". Orwell non ha mai avuto torto. Purtroppo.

CF: Mi è molto piaciuta l'immagine che hai dato di Antonio Lavezzi di un uomo “rinato monco”, mutilato di ciò che aveva sempre avuto, di una normalità. Sopravvissuto a un atto di violenza e a un dolore per molti insopportabile, Antonio prova a richiudere gli occhi, a installare il pilota automatico che gli consenta di mantenere la rotta, attraverso quella che tu chiami “la disciplina della negazione” . Puoi spiegarci meglio come nasce un personaggio come Antonio ?

PB: Nasce allontanandosi diametralmente da chi l'ha creato. Dare vita a un personaggio che non è altro che la nostra proiezione è facile. Difficile (e più onesto) è creare un personaggio credibile, coerente e nel contempo opposto a noi. Io Antonio non lo capisco, non condivido le sue scelte, ma so che di uomini come lui è pieno il mondo, che negare loro una voce è stupido e ottuso. Molti mi chiedono perchè non scrivo solo di ciò che ho toccato con mano. Ma così facendo non andrei da nessuna parte. E forse altrettanto varrebbe per chi mi legge.

CF: Giustizia e vendetta, dolore e rimorso, silenzio e rabbia. Sentimenti e comportamenti che entrano e ed escono in continuazione dalle pagine del libro. Cosa ti piacerebbe rimanesse di più al lettore di tutto quello che gli hai raccontato?

PB: Vorrei che a ciascuno rimanesse ciò che più lo ha turbato, toccato, fatto fermare durante la lettura. Le domande, se ci sono state. Sì, ecco, mi piacerebbe che rimanessero le domande.

CF: Non sveliamo niente d'importante se diciamo che una figura fondamentale del tuo ultimo romanzo è un cane. Perchè questa scelta e che rapporto hai in generale con gli animali?

PB: Penso che noi uomini siamo la sola specie così idiota da voler evolvere a tutti i costi. A volte mi figuro che lo abbiano già fatto tutte le altre specie e che noi siamo rimasti gli ultimi fessi a volerlo fare, mentre gli altri hanno lasciato perdere. La natura si accetta per quella che è. Hanno regole semplici, che tutti rispettano, rapporti chiari, scelte precise. Cioò che vede il cane è l'essenza della realtà. Alla fine lui vede e vive ciò che E', senza interpretazioni, senza attribuire significati strani alle cose, senza voler dare una spiegazione a tutto. La voce del cane è la voce dell'oggettività. La natura è oggettiva. E per questo è da sempre la peggior nemica dell'uomo.

CF: In un romanzo dove, per ovvi motivi, ogni riferimento a persone, luoghi e cose è da intendersi puramente casuale, fai una citazione omaggio precisa alla scrittrice Barbara Alberti e al suo libro “Povera bambina”. Perchè e quali autori sono stati importanti nella tua vita?

PB: Non ho autori di riferimento, leggo in maniera assolutamente sparsa e casuale. Ho amato King e Vargas Llosa, Benni e Pennac, e il libro di Barbara Alberti (splendido e ormai introvabile) è uno di quelli che mi hanno insegnato che non c'è mai un solo punto di vista, le cose si possono sempre vedere da almeno due angolazioni. Devo qualcosa a quel libro, e per questo l'ho citato.

CF: Ma è così vero che nella provincia veneta dove vive Antonio Lavezzi si possono incontrare solo due tipi di donne: le donne borsetta ( metà coccodrillo e meta donna) e la donne spaccacoglioni (metà martello e metà donna) come dice un tuo personaggio? (i mostri descritti nelle parentesi sono mie personali visioni)

PB: E' un teorema che ho sentito esporre da almeno tre uomini radicalmente veneti. Questo è il pensiero che molti di loro hanno. Io l'ho solo riportato. Ma c'è chi lo pensa. Oh, se c'è chi lo pensa...

CF: Ultima domanda: so che sei molto attiva nel sociale e che sei presidente dell'Associazione "Mauro Emolo" ONLUS che si occupa di persone affette da una malattia neurodegenerativa chiamata Corea di Huntington, vuoi parlarcene?

PB: Posso rimandare al sito www.coreadihuntington.it ma so per certo, ormai, che chi non ne viene colpito in maniera diretta o indiretta, difficilmente riesce a valicare le parole grosse che questa malattia si porta dietro, a partire dal nome. E' una parte importante della mia vita, a cui dono un pezzo di me stessa. E' una malattia che mi ha rubato degli affetti, e anche se sono infinitamente meno di Davide contro Golia, sto cercando di combatterla con le poche armi che ho. I miei libri, il cui ricavato viene devoluto in parte alla ricerca, sono una di queste.


Intervista di Lofi

lunedì 29 marzo 2010

Ash - Malinda Lo


Quello che inizia come una semplice rivisitazione di Cenerentola si trasforma, man mano che il testo scorre, in molto di più, e il principe azzurro "uòldisneiano" è quasi del tutto dimenticato in questo romanzo d' esordio di Malinda Lo, "Ash", edito per la sempre ottima Elliot Edizioni.
La scrittura è elegante e scorre via senza problemi, come spesso non mi capitava da tempo.Malinda ha questo talento incredibile per il dettaglio e la caratterizzazione degli scenari e dei personaggi e coglie l'essenza stessa del mondo che lei stessa ha creato.
La trama racconta di una ragazza, Ash, a cui viene a mancare la madre, donna che raccontava spesso alla propria figlia di storie incantate, principi e mondi fatati, ma alla sua dipartita, il padre si risposa e si trasferiscono dal bosco alla città. Dopo poco tempo anche il padre passa a miglior vita e Ash si ritrova a vivere una vita orrenda schiavizzata dalla matrigna. In qualche escursione nel suo amato bosco, Ash incontra Sidhean, principe dotato di poteri magici, e Kaisa, giovane guerriera e capo delle Cacciatrici del Re di cui si invaghisce perdutamente. Detto questo non osate fare confronti tra una Cenerentola lesbica e questo romanzo, perchè sarebbe davvero limitativo per il romanzo di Malinda!
La caratterizzazione della ragazza, la famiglia, l'amore che lega Ash ai suoi genitori e ai suoi luoghi,sono tutti componenti che rimangono impressi al lettore.
Un romanzo consigliatissimo dal sottoscritto a chi ama le favole nere e per chi non ha preconcetti omofobici o meglio, forse farebbe bene anche a quest'ultmi..
Davvero una bella chicca da parte di Malinda Lo che spero di poter leggere in altri romanzi, magari a firma Elliot, visto che la copertina di questo romanzo è superlativa!

Articolo di BodyCold

Dettagli del libro
  • Titolo: Ash
  • Autore: Lo Malinda
  • Traduttori: Rinaldi G., La Peccerella V.
  • Editore: Elliot
  • Collana: Scatti
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • ISBN: 8861921094
  • ISBN-13: 9788861921092
  • Pagine: 227 

domenica 28 marzo 2010

Le anime delle navi - Brian Freeman (racconto inedito)



Ebbi una visione del lago.
La nebbia si sarebbe ammassata sulle acque del Lago Superiore, raccogliendo nuvole di umidità dalle onde. Dentro la foschia, si sarebbero formati cristalli di ghiaccio, sempre più pesanti, per poi fluttuare sulla superficie sotto forma di neve a larghe falde. Ad un certo punto durante le ore nel cuore della notte, il fronte della tempesta si sarebbe spostato verso terra attraverso la città e il porto. Quello sarebbe stato il momento in cui avrei catturato la visione, proprio mentre la furia degli elementi convergeva sul ponte sollevabile verticale che si alzava e si abbassava per permettere l'ingresso delle grandi navi da carico del lago. Le luci scintillanti avrebbero segnato il contorno buio del ponte e avrebbero illuminato l'esercito invasore di nebbia e neve.
Finché non l'avessi ripresa , esposta e stampata, la visione avrebbe rifiutato di lasciare la mia immaginazione. Così rinunciai a dormire e sistemai la mia macchina fotografica vicino allo stretto canale che collegava il lago al tranquillo porto interno. Infreddolito e impaziente, aspettai per parecchie ore, colpito da forti e brutali raffiche di vento. Mentre la notte trascorreva lentamente, le tremolanti luci sul ponte mi tenevano sveglio a stento. Ma la nebbia rimaneva ostinatamente sospesa sul lago e rifiutava di spostarsi all'interno. La mia mente si allontanava mentre guardavo il ponte quando le acque del lago iniziarono a girare in cerchi leggeri. Sbattei le palpebre parecchie volte e battei una contro l'altra le mani con i guanti. Questo mi aiutò un po'.
Solo allora mi accorsi che non ero solo. Una donna mi aveva raggiunto nel parco.
Non l'avevo notata prima; doveva essersi fatta strada sul lungolago, lottando conto il vento, fino a raggiungere il marciapiede che costeggiava il canale. Ora si trovava lì in piedi, a fissare il lago verso nord. Diedi un'occhiata attraverso l'obiettivo della mia macchina fotografica. Era perfettamente inquadrata, rimpicciolita alla sua destra dal ponte torreggiante e alla sua sinistra dal lungo molo che si estendeva verso il largo.
Aveva i capelli neri lunghi e ondulati, che il vento sollevava e con i quali giocava come un ragazzino che tira i fili di una ragnatela. Indossava un cappotto grigio chiaro che le arrivava alle caviglie e aveva le mani infilate in tasca. Era il cappotto sbagliato per quella stagione, inadatto all'aria gelida. Ma il freddo non sembrava darle fastidio. Si ergeva alta e snella, con le spalle squadrate, impassibile fra le raffiche di vento che mulinavano attorno a noi. La guardai, vergognandomi un po' di intromettermi in un suo momento privato e di ammirare il suo profilo attraente come se fossi stato un guardone. Non era più giovane, ma era una di quelle donne la cui bellezza sembra intensificarsi man mano che maturano. Le rughe che si formano ridendo solcavano il suo viso come mezze lune attorno alle labbra, come se un tempo fosse stata felice e dal sorriso facile. Ma sentivo che era stato molto tempo fa. Ora le sue deliziose labbra erano increspate e il suo sguardo lontano era triste.
“Deve aver freddo,” dissi, per attirare la sua attenzione.
La donna si girò e mi vide, meravigliata e sorpresa di non essere sola. Non credo che si sentisse disturbata perché la sua veglia solitaria era stata interrotta, ma non sapeva cosa dire. Dopo un momento di esitazione, lasciò il bordo del canale e mi si avvicinò.
“Suppongo che siamo due figli della notte,” disse. Sembrava che la sua voce sommessa venisse inghiottita dai forti venti del Superiore. “Mi chiamo Caroline.”
“Fa molto freddo. Vorrebbe prendere il mio cappotto per un po'?”
Caroline scosse la testa. “Lei è molto caro. Ma sto bene. Dopo così tanti inverni e così tante notti qui, mi accorgo di non sentire più il freddo.”
Risi. “Vorrei poter dire la stessa cosa. Vivo qui da vent'anni e ad ogni stagione mi ricordo cosa significa aver freddo.”
Anche Caroline fece una risata, breve e incantevole.
“Che cosa la porta fuori così tardi?” le chiesi.
Si voltò e studiò di nuovo il lago, con gli occhi azzurri accesi dallo struggimento. Mi chiesi cosa vedeva là fuori, nell'oscurità.
“Sto aspettando,” disse Caroline dolcemente. “Sto aspettando che Jonas ritorni.”
“Jonas?” chiesi.
I suoi occhi erano luminosi come stelle, e le sue labbra si stesero in un sorriso segreto. “Mio marito,” rispose. “E anche il mio confidente. Il mio poeta. Il mio amante. Sin da quando eravamo bambini. Questo è il vero amore, non crede, perdere di vista dove finisce un'anima e dove inizia l'altra?”
“E' un dono raro. Lei è molto fortunata.”
“Ah, ma l'ho perduto,” mi disse in un sussurro sensuale. “L'ho perduto per un altro amore.”
Arrossii. “Mi dispiace molto.”
Lei mi sorrise con indulgenza. “Non una donna. Oh, no. Il mare. Lo sapevo fin dall'inizio che avremmo vissuto le nostre vite in un ménage à trois. Jonas, io, e questo terribile lago. Vede, ho imparato a condividerlo. Ma non gli ho mai detto quanto ciò mi uccideva dentro. Tutti quei giorni e quelle settimane separati. Se riesce ad immaginare di vivere con soltanto metà del suo cuore, metà dei suoi ricordi, ecco così ero io.”
“Lui è in procinto di tornare?” chiesi.
“E' in ritardo,” disse lei. “In grande ritardo.”
Iniziai a capire.
“Lo guardavo pilotare la sua nave attraverso questo canale,” continuò Caroline. “Stavo qui proprio dove siamo ora. Stava arrivando una tempesta quel giorno, all'orizzonte c'erano nubi fosche ed impetuose. Lo vidi sul ponte della nave, così fiducioso e serio. Guidare la Marie Mon Amour significava tutto per Jonas. Lei era il suo amore, assieme a me. Ecco perché lo so. Lui la riporterà indietro attraverso questo canale. Io ho intenzione di essere qui quando lo farà.”
Mi accorsi che c'era qualcosa di sbagliato. Era nella sua voce. Potevo sentire l'eco della tragedia e forse anche della pazzia di un'amante. “Nessuna nave da carico cercherebbe di entrare nel canale ora, Caroline,” le dissi gentilmente. “Sicuramente non con la nebbia che c'è là fuori.”
Caroline si voltò verso di me. Vidi le lacrime luccicare nei suoi occhi. “Lei non capisce. Succede sempre ora. Questo è il momento in cui le navi tornano a casa. Le ho viste. Non la Marie Mon Amour. Non il mio Jonas. Ma ho visto altre navi e altri uomini. So che erano mariti e amanti, così li salutavo, come avrebbero fatto le loro donne. Loro non ricambiavano il saluto, naturalmente. Erano solo delle ombre, intenti al loro lavoro. Per loro era abbastanza essere a casa, passare finalmente sotto il ponte, dopo così tanto tempo nel purgatorio dell'acqua.”
Mi resi condo di cosa doveva esser successo a Jonas, e mi chiesi da quanto tempo lei lo aveva perso per colpa del lago. Da abbastanza tempo per alimentare un'illusione, per credere negli spiriti. “Sono navi fantasma?” chiesi, tentando di nascondere la mia incredulità. “Quelle che vede?”
“Le chiami come vuole. Vengono solo di notte. Soltanto quando la nebbia si infila dentro come un manto.”
Cosa voleva dire? Fissai l'oscurità del lago, e l'oscurità sembrò muoversi, strisciando furtivamente verso di me, oscurando le estremità del molo. Le luci gemelle su entrambi i lati del canale si dissolvevano in vaghi bagliori gialli. Con straordinaria rapidità, la nebbia iniziò a farsi largo a forza dall'acqua e a superare il bordo estremo della città.
“Guardi,” disse Caroline, stendendo la mano verso il mare.
Era proprio come la mia visione.

Caroline guardò la nebbia come se potesse vedervi dentro le navi. “Talvolta penso a come dev'esser stato quella notte sul lago. Dicono che le onde possono sollevarsi alte come edifici, riesco appena ad immaginarlo. Mi chiedo se Jonas avesse paura. Non avrebbe mai mostrato ai suoi uomini la paura. Loro potevano aver paura, ma non Jonas. Non è bello, lo capisce. Poiché era la sua prima nave, dicevano che era stata colpa sua. Dicevano che era per la sua inesperienza, e che un capitano più vecchio avrebbe guidato la nave in salvo attraverso la tempesta. Sciocchi, tutti loro erano al sicuro sulla terraferma. Dio, dev'esser stato terribile. Sono navi così maestose, provi a immaginarle che salgono e scendono nelle vallate di quelle onde immense. Lo sa che talvolta ascolto e posso sentire le urla? Mi fa venir voglia di girarmi dall'altra parte, quando sento un tale dolore e terrore. Provo a immaginare i pensieri di Jonas in quegli ultimi secondi, quando sapeva che il Superiore lo avrebbe sconfitto. Mi chiedo se pensasse a me.”
“Sono sicuro che lo ha fatto,” fu tutto ciò che potei sussurrare. I miei brividi peggiorarono, ma non era il freddo invernale che mi raggelava.
“Continuo a pensare che un giorno vedrò la Marie Mon Amour qui. Vedrò Jonas. Voglio solo che lui sia libero.”
“Sicuramente lui è libero ora. Tutti loro lo sono.”
Caroline scosse il capo. “Le navi sono intrappolate là fuori. Qualche volta sento quelle grida, quelle di coloro che si sono perduti, incatenati dalla maledizione del lago. È così raro che la maledizione venga tolta. Come ora. Prima arriva la nebbia, e poi la neve.”
Alzai lo sguardo meravigliato e vidi l'aria spazzata da enormi raffiche, da migliaia di fiocchi di neve che vorticavano dentro e fuori dalla nebbia. Una fine polvere bianca si posò sul terreno. Ben presto la tempesta avrebbe raggiunto il ponte e si sarebbe fusa con le luci. La mia visione sarebbe stata completa.
“Cade la neve,” aggiunse Caroline con voce sommessa. “Poi arrivano le navi. Non c'è nessun ordine né piano, nessun nesso né logica. Il potere arriva divinamente, e una delle navi viene liberata dal fondale. Continuo a sperare, continuo a venire, perché so che un giorno sarà vero, e il fato che libera le anime delle navi sceglierà la Marie Mon Amour. E lì ci sarà Jonas, a pilotare la nave sotto la campata del ponte, molto concentrato, mentre guida i suoi uomini verso il porto.”
Gli occhi di Caroline rispecchiavano una profonda trance. Non dissi una parola, e lei si allontanò da me, tornando verso il bordo del canale. Sollevò le braccia e sembrò che richiamasse la nebbia e la neve su di noi.
“Jonas!” gridò, a malapena udibile sopra i forti venti. “Jonas, torna da me!”
La tempesta aumentò attorno a lei, ma il fato era silenzioso. Soltanto i venti dell'inverno risposero.
“Jonas,” ripeté, cadendo in ginocchio.
La sua voce si smorzò nel grido più desolato. Vidi che abbassava la testa. C'era nulla che io potessi fare? Impotente, guardai le spalle di Caroline che tremavano sotto il peso dei suoi singhiozzi. Lei era venuta di nuovo qui, aveva chiamato di nuovo, e l'unica risposta che aveva ricevuto era stata quella della tempesta pungente.
Poi come per magia, prima che potessi andare da lei, il lago sembrò restituire i suoi morti.
Come un rombo di tuono, da qualche parte nell'oscurità della nebbia, la sirena di una nave annunciò che si stava avvicinando al ponte. Sentii un brivido di paura. Pochi secondi dopo, ugualmente forte e allarmante, una sirena rimbombò in risposta dal ponte sollevabile alzato, invitando la nave a entrare in porto. Con mio grande stupore, vidi il cuore del ponte d'acciaio sbatacchiare verso il cielo.
Caroline si alzò, con gli occhi paralizzati da un'ombra gigantesca sospesa sul molo di pietra. Le lacrime si gelavano sul suo viso come perle di ghiaccio. Il freddo solitario, mescolato ora alla speranza, faceva ardere le sue guance, rosse e vivaci.
Io rimasi paralizzato, non credevo a ciò che i miei sensi mi dicevano essere vero. L'acqua gelata non rifletteva nessuna increspatura di disturbo. Ma innegabilmente, c'era qualcosa là fuori. Una nave stava passando attraverso l'acqua del lago, manovrando verso le luci di accoglienza del ponte.
Un'ombra si staccò dalla nebbia. Un attimo prima la nave era stata invisibile, e ora sembrava abbastanza vicina da poterla toccare. Con grazia consumata, un'enorme nave da carico scivolò attraverso lo stretto varco nella penisola. Guardandola, seppi perché Caroline credeva a quello che faceva. La nave era un fantasma di luce e ombra, pilotata da estranei anonimi, che navigavano in assoluto silenzio. Mi ipnotizzò. Anche Caroline era incantata dall'arrivo della nave. Era abbastanza facile immaginarla perduta nella morsa di una terribile tempesta, immersa in una fredda tomba sott'acqua, e risorgendo poi nella protezione della nebbia per un ultimo viaggio.
All'ultimo secondo, mi ricordai della macchina fotografica. Lanciai uno sguardo affrettato attraverso l'obiettivo, vidi Caroline inquadrata in primo piano contro la nave che appariva in lontananza, e feci scattare l'otturatore. I misteri della nave non potevano calmare la mia euforia. Avevo catturato l'assalto della tempesta, ancor più vividamente di quanto avevo sperato. In breve mi dimenticai del dolore di Caroline. Mi dimenticai della speranza e dell'ansia sul suo viso. Ero eccitato.
Poi quando mi allontanai dalla macchina fotografica, vidi la sua delusione.
Caroline era più vicina al canale. Quando si girò verso di me, seppi che aveva visto il nome dipinto a lettere bianchissime sullo scafo rosso. La verità scritta sul suo viso era quella che doveva essere. Questa non era la nave di suo marito.
La nave fu inghiottita troppo presto dalla nebbia nel porto. A poco a poco il ponte si abbassò, poi le luci smisero di lampeggiare, e il mondo fu di nuovo quieto. Guardai Caroline. Il ponte si era abbassato sul suo sogno, e un'altra notte era passata. Mi chiesi se credeva ancora che avessimo appena visto le anime dei morti, accompagnati attraverso un passaggio verso la loro liberazione finale. Mi chiesi se, al mattino, ci avrei creduto anch'io.
“Torniamo in città?” chiesi.
“No, non posso. Lei è molto gentile ad ascoltarmi. Ma ho aspettato a lungo, e aspetterò qui finché sarà necessario.”
Così la lasciai lì e tornai alle calde coperte del mio letto per una notte di sonno molto breve. Il giorno seguente, mi rinchiusi nella camera oscura improvvisata che avevo allestito nella stanza libera nel mio appartamento. Le mie mani tremavano mentre mescolavo i reagenti. Lo avevo fatto migliaia di volte, ma l'ansia di vedere l'immagine finita mi distraeva.
La fotografia si sviluppò nella luce rossastra esattamente come la visione che avevo immaginato: i cerchi nebulosi di luce bianca in punti simmetrici sul ponte; pesanti nubi di nebbia che coprivano a chiazze l'acciaio nero; la neve a larghe falde che arrivava dal lago in fiocchi bagnati. Era il miglior lavoro che avessi mai fatto. La tenni in mano, ancora umida, come se fosse stata un tesoro. Lentamente i miei occhi si posarono sui dettagli sgranati del fotogramma.
Sapevo che cosa mi ero aspettato nelle mie fantasie più oscure. La sovrastruttura del ponte sarebbe stata abbassata; la grande nave da carico, come un fantasma, sarebbe svanita. Era un sogno pazzesco. Presi fiato con più calma, vedendo lo scafo lungo e confuso che strisciava sotto la campata bagnata di nebbia, proprio come lo ricordavo. Il racconto di Caroline non poteva nascondere la verità. Era una nave vera quella che avevamo visto assieme.
Sorrisi.
Poi il brivido nervoso, che se n'era appena andato, rifluì lungo la mia spina dorsale. Improvvisamente la fotografia nelle mie mani sembrava qualcosa di pauroso ed estraneo. Non poteva essere! La riguardai bene da tutti i punti di vista come se avessi fatto un terribile errore. Ma la nave, il ponte, e la nebbia erano tutti lì, incorniciati dal fianco del canale. Caroline era stata nel centro – l'esatto punto focale – di tutta la foto. Echi della nostra conversazione riverberavano nella mia testa. Volevo credere di aver sognato tutto.
Invece la verità sembrava solo troppo ovvia.
I miei sospetti furono confermati alcuni momenti più tardi da un volumetto dedicato ai disastri marittimi. Caroline aveva davvero aspettato a lungo per riunirsi con la sua anima gemella. La Marie Mon Amour, sulla quale il Capitano Jonas Edquist aveva perso la vita, era affondata al largo dell'Isle Royale nel Lago Superiore nel 1931.

Brian Freeman è l'autore di quattro thriller psicologici, disponibili in italiano, POLVERE E SANGUE, LA DANZA DELLE FALENE, LAS VEGAS BABY, e IMMORAL. Il suo quinto romanzo sarà pubblicato in Italia nel 2010. Trovate maggiori informazioni sui suoi libri sul sito www.bfreemanbooks.com o contattate l’autore su Facebook alla pagina www.facebook.com/bfreemanbooks.


Traduzione di Martina Sartor (Palazzo Lavarda)
con la consulenza di Daniela Contini

sabato 27 marzo 2010

Morte in Provenza - George Bellairs



E' una mite serata estiva quando l'ispettore capo Littlejohn viene raggiunto dal Ministro del Commercio Spencer Lovell per una faccenda personale molto delicata. Qualche mese prima il fratello del ministro, Christopher Lovell, e sua moglie sono morti in un incidente automobilistico in una località remota della Provenza, St. Marcellin. Ma il ministro ha dei dubbi sull'incidente e sui motivi per i quali il fratello era tornato nel paesino dove molti anni prima aveva conosciuto la donna che sarebbe diventata sua moglie. Perciò chiede a Littlejohn di partire in incognito e di scoprire la verità. L'ispettore e la moglie arrivano nel ridente paesino provenzale per un'apparente vacanza tranquilla. Ma il villaggio è tutt'altro che tranquillo: Littlejohn si sente subito inquieto, come se qualcuno lo spiasse e, dietro l'amabilità degli abitanti, sente un'istintiva diffidenza. Fra omertà e pettegolezzi, fra partite a bocce e visite all'arrogante piccola nobiltà locale, non sarà facile per lo scaltro ispettore arrivare alla verità.
L'assolato paesaggio provenzale è senz'altro uno dei protagonisti, direi, di questo giallo: Bellairs ce ne dà incantevoli descrizioni, fra colline coperte da pini e querce e vallate disseminate di ulivi, e nello sfondo sempre lo splendido azzurro del Mediterraneo. Questo libro si gusta piacevolmente anche per questo: mentre seguiamo il dipanarsi della storia, ci sembra proprio di percorrere assieme a Littlejohn le stradine scoscese dei paesini e le vie più mondane di Nizza, Antibes e Cap Ferrat. Alla fine la storia è un gradevole giallo classico dalla soluzione più tipica, ma rimane fortissimo il desiderio di partire e andare a fare un giro in Provenza anche noi.

Articolo di Martina “Palazzo Lavarda” Sartor

Dettagli del libro
  • Titolo: Morte in Provenza
  • Autore: George Bellairs
  • Editore: Polillo
  • Collana: I Bassotti - n. 77
  • Titolo originale: Death in High Provence
  • Traduttore: Dario Pratesi
  • Anno: 2010 (prima edizione assoluta in lingua italiana)
  • Pagine: 283
  • ISBN: 9788881543472
  • Prezzo: Euro 13,90

venerdì 26 marzo 2010

Blanca – Patrizia Rinaldi


Come si era trovata in quella trappola? Perché non poteva tornare indietro, scegliere di nuovo, vivere di nuovo, diventare un’altra?

Un pregiudicato assassinato in strada.
Il cadavere di una donna ritrovato in una radura.
Due ragazzi scomparsi.
Questi sono i casi che il commissario Martuscello e l’ispettore Liguori del commissariato di Pozzuoli dovranno risolvere.
Ad aiutrli, Blanca Occhiuzzi, specializzata in decodage, decodificazione dei suoni e intercettazioni.
Le indagini del commissario Martuscello e della sua squadra attraverseranno i vicoli di Napoli, Posillipo, Margellina, i 600 Alloggi e gli Astroni. Tra miseria e povertà, tra ricchezza e infelicità, ci ritroveremo insieme a loro a percorrere quei vicoli, a vedere quel mare ad ascoltare suoni e sentire gli odori di una città che da sempre ha un fascino particolare.

Ma Blanca non è solo questo.
In questo romanzo di Patrizia Rinaldi, della collana Gialloteca di Flaccovio Editore ci sono delle figure femminile tra le più belle che mi sia capitato mai di leggere. Indimenticabili.
Ognuna di loro ha un segreto nel cuore. Ognuna di loro ha una ferita nell’anima. Donne che amano, che soffrono, che lottano e che sperano.
Donne, mogli, amanti ma soprattutto madri. Madri che danno tutto per i loro figli, che annullano la propria individualità per sentirsi vive e parti di qualcosa solo a fianco dei propri figli.
Uomini che si sentono esclusi da questi legami, fragili e insicuri alcuni, rabbiosi e vendicativi altri.
Margherita, Carmen, Cettina, Santina, Marinella, Ninì e Giulia, nomi e storie che resteranno a lungo impressi nella mia mente e nel mio cuore.

Mi sono emozionata tantissimo leggendo questo libro, perciò non posso che consigliarlo a tutti.
Definirlo un giallo è riduttivo.
E’ un libro che parla di donne, ma non è SOLO per donne.
Il mistero celato nelle pagine è avvincente. Scritto con uno stile semplice e raffinato. Le figure del commissario, dell’ispettore e dell’agente scelto Peppino Carità ricordano un po’ i protagonisti dei romanzi di Camilleri ma non c’è nessuna intenzione di scimmiottare l’originale. Sono molti i nuovi autori italiani che ultimamente vengono paragonati a Camilleri o definiti suoi eredi. Non è questo il caso, e non credo che fosse intenzione di Patrizia Rinaldi creare dei personaggi simili a….
Una lettura che non annoia, anzi appassiona pagina dopo pagina.

Alla fine il segreto viene fuori
come deve succedere ogni volta
c’è sempre un’altra storia,
c’è più di quello che si mostra all’occhio

Articolo di Mari

Dettagli del libro
  • Autore: Rinaldi Patrizia
  • Editore: Flaccovio Dario
  • Genere: letteratura italiana: testi
  • ISBN: 8877589027
  • ISBN-13: 9788877589026
  • Data pubbl.: 2009

Il labirinto d'acqua - Eric Frattini



"Non devi mai perdere la curiosità né la capacità di sorprenderti. Finchè conserverai questi doni, la tua anima e il tuo corpo saranno pieni di vita. Ti sentirai viva anche quando crederai di essere morta."

Alessandria 68 d.c. In una capanna un vecchio giace nel suo letto di morte. Ripensa al passato. I ricordi della crocefissione di Gesù Cristo sul Golgota, avvenuta 35 anni prima, sono ancora vividi. Il vecchio chiama il suo servitore Eliezer "prendi dei fogli di papiro scrivi quello che sto per raccontarti. Se muoio senza rivelarti le parole che mi riferì il Maestro prima di essere arrestato e condannato a morte, gli eredi della sua parola non potranno mai conoscere la verità"
Jebel Qarara, Medio Egitto, 1955. Quasi per caso Hany Jabet, Mohamed e il nipote scoprono una tomba e all'interno di un una giara, custodito in una pesante cassa, avvolto in un pezzo di stoffa trovano un libro antico. Sono dei tombaroli e per loro rappresenta solo un guadagno immediato.
Giorni nostri. Alla morte dei loro genitori avvenuta in seguito ad un incidente le sorelle Afdera e Assal Brooks, vengono affidate alle amorevoli cure della nonna Crescentia importante e prestigiosa commerciante d'arte. La loro adolescenza la vivono a Venezia nella residenza di famiglia, la Ca' d'Oro, tra i dipinti, statue e affreschi di artisti famosi e l'amore per l'arte segnerà la loro vita e i loro interessi. Poco prima di morire la nonna lascia ad Afdera, nel frattempo diventata archeologa, la chiave di una cassetta di sicurezza di una banca a New York dove sono custoditi il suo diario e un libro che potrebbero minare le basi del Cristianesimo. Il Vangelo di Giuda Iscariota. Afdera inizia a viaggiare tra Medio Oriente, Italia e Svizzera, deve scoprire da chi e quando è stato scritto il libro e soprattutto tradurne il contenuto. Nel momento in cui viene aperta quella cassetta di sicurezza, le persone intorno a lei, legate in qualche modo al Vangelo, iniziano a morire come mosche. Afdera inizia ha capire la pericolosità della missione lasciatale dalla nonna ma non sa contro quali mostri deve combattere, non sa che nel momento in cui ha preso il libro, nella Città del Vaticano, il Segretario di Stato Leinart ("La mia missione consiste nell'eliminare la sporcizia che intacca la fede autentica: il mio compito è di raccogliere e rimuovere la porcheria che insozza l'autentico messaggio di Dio"), ha convocato il Circolo Octagonus, una sorta di casta segreta del Vaticano creata per difendere la Chiesa a qualunque costo, anche quello delle vite umane, e con qualsiasi mezzo. Il Vangelo deve essere distrutto, non si può insinuare il dubbio che forse non fu Giuda a tradire Gesù e far crollare di conseguenza le fondamenta su cui regge il Cristianesimo. Ma Afdera non si ferma, è importante trovare anche il documento di Eliezer che potrebbe confermare la veridicità del Vangelo. La ricerca della verità la porterà a scoprire anche quella sull’incidente in cui persero la vita i suoi genitori.

Questo è un romanzo e come tale va letto. Il fatto che sia scritto da Eric Frattini, analista politico, documentarista, profondo conoscitore del Vaticano, autore de "L'Entità" e de "Le spie del Papa", con il quale ha dimostrato per primo l'esistenza del servizio segreto vaticano, è causa di polemica. Alcuni personaggi dell' Opus Dei hanno definito Il labirinto d'acqua "una calunnia alla Chiesa e la sua tesi di fondo una provocazione inaccetabile". Diciamo pure che tirare in ballo l'attentato al Papa e la scomparsa di Emanuela Orlandi (senza farne i nomi) è stato come buttare benzina sul fuoco. Ma sinceramente sono un po' stufa del fatto che non appena un romanzo vada a toccare certi argomenti, come già successo con Il Codice Da Vinci di Don Brown, si scateni questo genere di critiche. Non credo che un libro possa insinuare il dubbio su chi ha Fede, chi crede nei fondamenti della Chiesa non lo vede neanche come un affronto ma semplicemente come un romanzo di fantasia come tanti altri. Chi non ci crede, un dubbio già ce l'ha indipendentemente dal libro. Benchè non sia il genere che prediligo, mi sono lasciata coinvolgere dalla storia, la descrizione degli ambienti e dei luoghi è molto accurata, frutto di un grande lavoro di ricerca e studio, leggere quella di Venezia equivale a vederla, un vero e proprio "effetto cartolina", la combinazione di storia e fantasia è intelligente e raffinata. Personalmente l'ho trovata una lettura piacevole e alla fine l’unico interrogativo che mi sono posta è "Ma perchè ogni volta gli animi si scaldano così tanto?"

Articolo di Cristing

Dettagli del libro
  • Formato: Rilegato
  • Pagine: 494
  • Lingua: Italiano
  • Titolo originale: El laberinto de agua
  • Lingua originale: Spagnolo
  • Editore: Nord
  • Anno di pubblicazione 2010
  • Codice EAN: 9788842916253
  • Traduttore: A. De Micheli , L. Barbieri 

giovedì 25 marzo 2010

Intervista a: Charleine Harris


Corpi Freddi: Grazie per aver accettato la nostra intervista. Tra i nostri lettori è molto seguita

Charleine Harris: Prego figurati! Sono contenta di sentire questo.

CF: E’ in uscita in Italia il suo nuovo romanzo, vuol parlarcene?

CH: Nel prossimo libro ognuno avrà problemi in famiglia di un tipo o di un altro. Ci sono diversi tipi di famiglie nei miei libri ma diciamo che sono tutte un pò problematiche.

CF: Nei crediti della serie tv, True Blood, appare pure il suo nome, collabora effettivamente alla stesura delle sceneggiature? e quali sono le differenze scrivendo per la tv e i libri?

CH: No io non scrivo per la serie tv; il credit dice semplicemente: " basato sui racconti di Charlaine Harris" . Diversamente da molti altri miei colleghi io non sono per niente interessata ad imparare a scrivere per il piccolo o grande schermo. Il mio contributo è semplicemente scrivere i romanzi.

CF: I suoi romanzi sono raccontanti attraverso il punto di vista di Sookie: non pensa che questo sia un limite alla narrazione? nei romanzi futuri ci sarà un cambiamento o semplicemente è pensato così fin dall'inizio?

CH: Per me è più facile utilizzare il personaggio di Sookie se scrivo in prima persona. In molti mi hanno chiesto di scrivere un libro dal punto di vista di un altro personaggio, ma fino ad ora ti dirò, è un'idea che non mi attrae granchè.

CF: Sookie come tutte le ragazze della sua età cerca un rapporto stabile, la vedremmo di nuovo con Bill oppure ci sarà un maggiore coinvolgimento con Eric?

CH: Le complicazioni amorose di Sookie continueranno fino alla fine della serie, quando ci sarà.

CF: Sookie è una donna forte con i suoi momenti di sconforto, pensa che in qualche modo ricalchi la donna di oggi oppure è come lei la vorrebbe?

CH: Mi piacerebbe essere forte come Sookie o altrettanto coraggiosa e leale, diciamo che quello è il tipo di persona che desidererei diventare. Non credo però che ci sia uno standard unico corretto di comportamento per il mondo femminile.

CF: Io penso che i suoi romanzi siano molto divertenti. In italia, spesso, quando si parla di narrattiva di intrattenimento sembra che si parli di narrattiva di serie, così non è negli stati uniti, che ne pensa?

CH: Sfortunatamente gli scrittori che inseriscono l'humor nei loro libri non ottengono lo stesso rispetto di quelli che scrivono solo romanzi dark o noir.
Posso solo dire che io scrivo ciò che a me piacerebbe leggere, e provo, per quanto possibile di fare del mio meglio per farne un buon libro.

CF: La mia prima conoscenza con il mondo dei vampiri è avvenuta grazie ai romanzi di Anne Rice, ha mai letto qualcosa di suo e/o ha mai influenzato il suo lavoro?


CH: Non sono d'accordo sul fatto che Anne Rice sia stata la prima a parlare del mondo dei vampiri, ma forse vuoi dire che è stata la prima autrice a scrivere dal punto di vista dei vampiri, cosa in effetti vera. Ho molti dei suoi libri e ammiro la sua originalità. Non direi di essere stata influenzata da lei, se non nell'evitare terreni che lei aveva già percorso e marcato come suoi.

CF: è indubbio che l'industria sia cinematografica che editoriale stia sfruttando il successo che stanno avendo i vampiri, pensa che questo possa essere nocivo per l’ editoria in quanto si creerebbe un inflazione sui titoli su questo tema?

CH: Sì credo proprio che succederà. Posso solo sperare che i miei libri rimangano sugli scaffali , mentre altri scrittori si daranno ad altro.

CF: Un ringraziamento enorme per aver risposto alle nostre domande e un felice soggiorno nella nostra capitale. E’ inutile chiederle cosa le piace della nostra Roma, invece qualcosa che proprio non sopporta?

CH: Non ero mai venuta a roma o in Italia prima, quindi non vedo l'ora di scoprire cosa mi piace e cosa non mi piace.


Intervista di Stefano
Traduzione di Gaia "cassiopea75" Savigni

Morto per il mondo - Charlaine Harris


Nell’immane calderone ricolmo di sangue e di vampiri che l’editoria sta sfornando ecco qualcosa che si segnala per essere un buon prodotto.
Credo, seguirà spiegazione a questa mia affermazione, che i libri di Charlaine Harris siano un ottimo intrattenimento. L’autrice americana usa un tipo di scrittura molto scorrevole, non sembra aver voglia di stupirci con troppi effetti speciali. Le sue storie sono molto divertenti e libro dopo libro ci mostra l’evolversi dei personaggi che ha creato.
Sookie, la protagonista, parla di se e di quello che le accade in prima persona. Ci racconta delle sue insicurezze, delle sue certezze fatte di quotidianità e normalità, del suo lavoro di cameriera in un locale di una piccola cittadina della Louisianna che le permette di avere una certa sicurezza economica, dei rapporti con gli uomini della sua vita: i vampiri Bill e Eric, il suo datore di lavoro e mutaforma Sam e suo fratello Jason.
Tutto questo si scontra con il mondo sovrannaturale nel quale si trova coinvolta per via della sua dote, la telepatia, che il più delle volte si rivela qualcosa di negativo ma che altre volte l’aiuta a cavarsi dai guai. E i guai li attira come il miele con gli orsi.

Intrattenimento è la parola chiave per questa breve recensione. Trovo, infatti, che i romanzi della Harris sappiano divertire, provi piacere a leggerli e in quelle ore di letture ti trovi da una altra parte, coinvolto nella storia. Erroneamente dal lettore italiano tipo, potrebbero essere considerati romanzi da spiaggia connotando il termine con un accezione negativa, niente di più sbagliato secondo me.
Saper intrattenere non è cosa da tutti, ci vuole talento anche in questo. Spesso si pensa che pagine e pagine di struggimenti interiori facciano grande un romanzo. Non sempre è così.
Sookie incarna più di quel che sembra la normalità e nella sua vita si trova ad affrontare i problemi di qualsiasi donna, lei lo fa con la forza della semplicità, spesso si appoggia ai saggi consigli dell’amata nonna, altre volte usa l’arma del buon senso. Una donna moderna che mi piace molto.
Questi sono gli ingredienti che mi hanno reso appetibili i quattro libri usciti per la Fazi, conquistandomi come lettore e perché no, anche come fan.

Articolo di Stefano

Dettagli del libro
  • autore Charlaine Harris
  • titolo Morto per il mondo
  • collana fuori collana
  • pagine 332
  • ISBN 978-88-7625-068-2
  • data di uscita 25/02/2010
  • numero collana 0
  • prezzo in libreria € 12,00

mercoledì 24 marzo 2010

La partita - Fabio Lotti


Presento per gli amici di Corpi freddi un mio racconto bonsai leggermente ritoccato e pubblicato sull’antologia Giallo Scacchi- Racconti di sangue e di mistero, Ediscere 2008.

La partita

Quanto tempo era passato dalla prima partita? Non ricordava di preciso. Si ricordava invece, perfettamente, il momento cruciale in cui Anna aveva fatto capolino nel circolo di scacchi della sua città. Un visino allegro contornato da un cespuglio di capelli neri come il carbone. Due occhietti, anch’essi neri, vispi e spiritati. Un corpicino esile e snello. Una molla. “Posso giocare?” gli aveva chiesto senza alcuna timidezza attirando lo sguardo degli altri giocatori. A prima vista dimostrava sedici-diciassette anni ma in seguito seppe che ne aveva venti. Già grande, già matura. Anche per gli scacchi che le erano stati insegnati da suo padre fin dalla più tenera età. La voce era deliziosa, un po’ trillante, ma deliziosa e il tutto lo aveva scosso e riscosso dal suo isolamento mentre stava studiando sulla scacchiera una nuova idea sulla Siciliana, un’apertura che di idee ne aveva già fin troppe di suo. Già, la prima partita e il suo primo innamoramento. Aveva vinto ma sofferto. Quella ragazzine a prima vista così fragile lo aveva costretto ad una partita lunga e difficile.

Gianni sentì lo scatto dell’orologio. Toccava a lui. La posizione era incerta. Aveva il Bianco in una variante del Dragone della Siciliana. Un’apertura a doppio taglio, da prendere con le molle anche se a suo tempo era stata sbeffeggiata dal grande Fischer. Dopo alcuni minuti decise di proseguire con l’attacco sull’ala di Re sacrificando un pedone lungo la colonna “h” come da canone.

Si era innamorato sul serio, era stato ricambiato, si erano sposati. Oh, come era stato felice! E come era stato orgoglioso di portare a braccetto per Siena quella ragazza aperta al sorriso, piena di vita e di calde promesse! Insieme avevano visitato le ricchezze artistiche della città, avevano scorrazzato per le colline senesi, si erano amati, si erano divertiti. Era nato anche un accordo che coniugava la loro passione per gli scacchi. Qualsiasi decisione importante da prendere veniva aggiudicata all’uno o all’altra attraverso una partita. E che partite, che battaglie! Senza un vincitore sicuro perché ormai lui e lei erano alla pari. Ma erano contenti in ogni caso perché le decisioni venivano condivide in tutto e per tutto. L’Amore fa questo e altro.

Toccava di nuovo a lui. Mmmm, la faccenda si stava complicando. Aveva attaccato sul lato di Re ma il Nero non stava con le mani in mano e faceva pressione sulla colonna “c”. Doveva stare attento…

Ma quanto tempo era durato il momento magico? Perché ad un certo punto si era interrotto? Forse i figli che non venivano?.

Si riscosse, doveva concentrarsi di più e non lasciarsi trascinare dall’onda dei ricordi. Dunque dopo l’apertura della colonna “h” occorreva sfianchettare l’Alfiere camposcuro del Nero appostato nella casa g7. Fece la mossa e dette un piccolo colpo all’orologio.

I figli. Già i figli. Aspettati e non venuti. Soprattutto da Anna che ci teneva da morire e ogni volta che vedeva una con il pancione quasi le veniva da piangere. A poco a poco si era come chiusa in se stessa e quegli occhi neri e scintillanti erano diventati opachi e tristi. Oppure…

Il Nero non aveva accettato lo sfianchettamento e aveva ritirato il suo Alfiere nella casa h8. Quell’Alfiere rintanato non gli piaceva per nulla. Sembrava aspettasse il momento giusto per un agguato…

…Oppure era stata colpa sua, la passione che si trasforma in un grigio tran tran della vita. Anche le partite fra loro erano diventate lunghe e noiose. Le decisioni prese con un mezzo sorriso sulle labbra.

Si accorse di perdere tempo in questi stupidi ricordi e mosse veloce spostando un Cavallo al centro della scacchiera.

E poi…poi c’era stato quel fatto…quel fatto di Luigi, del suo amico Luigi che…insomma lo aveva trovato a parlottare fitto fitto insieme ad Anna proprio sul divano della sua casa in una posizione che gli era sembrata in seguito, quando ci aveva ripensato, un po’ intima, troppo intima... Forse si sbagliava…

Toccava di nuovo a lui. Fece la mossa quasi in trance.

…Forse si sbagliava ma aveva visto un lampo negli occhi di Anna mentre guardava Luigi, come una specie di intesa. Fantasie, solo brutte fantasie per cercare una scusa al loro rapporto ormai logoro.

La partita non gli interessava più. Muoveva meccanicamente per istinto riflesso come il cane di Pavlov.

Negli ultimi tempi, poi, credeva addirittura di notare nello sguardo della moglie e di avvertire nel tono delle parole una specie di asprezza, di astio senza che si concretizzasse in accuse precise. Il che lo lasciava a rimuginare per giornate intere. Una volta gli era parso perfino di scorgere nei suoi occhi l’ombra dell’odio, uno strisciante senso di minaccia che lo aveva fatto rabbrividire.

Tirò un sospiro profondo. Meglio non pensarci. Troppo tardi si accorse della sua sventatezza sulla scacchiera. Anna prese la Donna nera e la piantò nella casa “b2” sostenuta dall’Alfiere in h8. “Matto. Hai perso”. Gianni alzò gli occhi e fece appena in tempo a scorgere una specie di ghigno tra una vampata di fuoco. Poi cadde riverso sulla scacchiera.

Racconto di Fabio Lotti

La ragazza dai piedi di vetro - Ali Shaw


“Dovrei fare una foto”.
“No, ricorda questo momento. Con noi due dentro”.

Midas è un ragazzo schivo, riservato, che ha imparato a reprimere le emozioni e vive nel suo mondo fatto di fotografie in bianco e nero. Gli piace catturare la “luce” in quell’infinito istante chiamato fotografia e un giorno mentre insegue un raggio di luce nei boschi, incontra Ida, una ragazza vestita di bianco, che indossa enormi stivali. Ida è poco più giovane di lui e trasmette subito entusiasmo. Midas ne rimane affascinato tanto che non pensa più alla luce che stava cercando e tenta di fotografare Ida, mentre se ne va appoggiandosi ad una stampella, camminando lentamente in quei ridicoli stivali.
Ida ritrova Midas al negozio di fiori dove lui lavora e iniziano a conoscersi. Midas scopre cosa Ida nasconde in quegli strani scarponi…. dei piedi di vetro e viene così svelato il segreto: il vetro piano piano si espande in Ida. Midas sente nascere dentro di sé un senso di protezione verso questa ragazza, ma nel contempo combatte con la sua repulsione verso il contatto umano, mentre Ida cerca di avvicinarlo a sé. Forse c’è una speranza di guarigione… o forse è solo un miraggio. Non è un miraggio invece il sentimento che nasce in entrambi, sentimento che per Ida equivale a tutto ciò che le rimane mentre per Midas significa uscire dal suo guscio di repressione, finchè non trova il coraggio di mostrare i suoi sentimenti, seppur con grande difficoltà, e a superare le sue paure, a dimenticare i suoi fantasmi, tutto ciò per Amore.
Ha un ritmo lento e delicato questo romanzo, ma così deve essere per narrare una storia fatta di personaggi legati l’uno all’altro, di sentimenti celati, di ricordi del passato che si insinuano come ossessioni nella vita dei protagonisti. Intorno a questo ci sono anche strane creaturine alate, misteriosi animali albini, meduse luminescenti il tutto ambientato su isole di un arcipelago in pieno inverno, fatto di paesaggi innevati, ghiaccio ma anche torbido mare.
Mi sono chiesta il significato di queste presenze “fantastiche”, poi ho ricordato una frase del libro: “Vedi, solo perché qualcosa non ci è familiare, non significa che non esiste”. Forse questo vale non solo per una strana “mandria alata”.
Gli ultimi capitoli mi sono piaciuti di più, inevitabile intuire il finale ma… la sensazione è struggente…. è come rivedere un film che mi piace e che mi commuove sempre. Non si pensa più a volte alla storia che a forza di guardare si sa a memoria, ma sono le emozioni a essere sempre rinnovate, dalla nostra esperienza e maturità.

Articolo di Blueberry

Dettagli del lavoro
  • Autore: Shaw Ali
  • Editore: Fazi
  • Genere: letterature straniere: testi
  • Collana: Lain
  • Pagine: 351
  • ISBN: 8876250719
  • ISBN-13: 9788876250712
  • Data pubbl.: 2010

    martedì 23 marzo 2010

    Caos a Bruges - Pieter Aspe


    Le lettere e gli appunti di Fiedle contenevano dati esplosivi, le prove erano molto convincenti. Su quello sfondo capire chi fosse il colpevole dell'assassinio del tedesco non aveva alcuna importanza. Se la cosa fosse arrivata alla stampa, le fondamenta di Bruges avrebbero tremato.

    Il tedesco Dietrich Fiedle viene trovato all'alba in strada, con una profonda ferita alla testa. Trauma cranico ed emorragia interna è la prognosi, morirà in ospedale. Caduta accidentale o omicidio? Un paio di giorni dopo viene fatta saltare in aria con una bomba la statua del poeta Guido Gezelle. Non c'è nessuna rivendicazione e quindi viene scartata a priori l'ipotesi dell'attentato politico, quella più probabile anche se un pò azzardata è che l'attentato sia opera del gruppo antifiammingo dei Valloni. Non sembrano comunque esserci legami tra i due crimini; ma quando viene ritrovata tra gli effetti personali di Fiedle una foto della statua della Madonna col Bambino di Michelangelo, improvvisamente le indagini prendono una direzione diversa, c'è qualcosa che non quadra nella vegetazione sullo sfondo della foto, la statua è a Bruges, cosa centra l'uva turca? Si inizia a scavare nel passato di Fiedle e il caso acquista proporzioni bibliche, tra loschi traffici risalenti alla seconda guerra mondiale, un Tour Operator poco convenzionale, una setta segreta, e un tentativo di insabbiamento da parte delle alte sfere. C'è puzza di complotto. Una bella matassa da districare, da dove cominciare? come rimettere a posto tutti i pezzi di questo puzzle? Ed ecco che entrano in scena i nostri. Il commissario Van In, trasandato e spiegazzato come il Tenete Colombo, “beve come un templare e fuma come troppo”, manda giù ettolitri di caffè, calcando le orme dei migliori poliziotti americani dei film, solo che lui vive nella bellissima Bruges in Belgio, in una appartamento nel centro storico che rischia di perdere perchè per problemi economici è in arretrato con il mutuo, ha una fidanzata che lo ama, l'affascinante sostituto procuratore Hannelore e che lui ama, solo che ogni tanto si distrae con una bella prostituta a pagamento. Un autentico disastro!. E' affiancato dal collega brigadiere Versavel, il suo esatto contrario, elegante, distinto, pulito, ordinato, perfettamente in forma e gay. Battibeccano in continuazione come una vecchia coppia stanca, ma nelle indagini sono svegli e agiscono all'unisono ed ovviamente troveranno il bandolo della matassa e risolveranno il caso con stoccata finale a sorpresa.

    Premessa d'obbligo, non ho letto "Il quadrato della vendetta”, il primo caso del commissario Van In e quindi non posso fare paragoni, come spesso accade quando si leggono libri che hanno come protagonista lo stesso personaggio. Forse è un bene chi lo sa! Con Caos a Bruges non ci troviamo di certo di fronte ad un capolavoro e non credo che Pieter Aspe aspirasse a tanto, però posso dire senza dubbio che la lettura scorrevole e la storia divertente e leggera, intricata quanto basta , rendono piacevole questo libro e proprio perchè non troppo impegnativo, da leggere, magari d'estate, al mare, sotto l'ombrellone.

    Articolo di Cristing

    Dettagli del libro
    • Formato: Brossura
    • Pagine: 287
    • Lingua: Italiano
    • Editore: Fazi
    • Anno di pubblicazione 2010
    • Codice EAN: 9788864110776
    • Traduttore: V. Freschi

    lunedì 22 marzo 2010

    L' imbalsamatrice - Mary B. Tolusso



    Succede così quando meno te lo aspetti. E' esattamente come la morte, non puoi prevedere quando accadrà, non ci sono bollettini, previsioni, istruzioni per l'uso, anche se tanti dicono che ci sono segnali dappertutto. Balle. Se sei innamorato pensi sempre che quella roba lì a te non accadrà, che nessuno ti abbandona, che non succederà mai, mai e per sempre vanno alla grande, cosi come te ne freghi se sui pacchetti di sigarette c'è scritto il FUMO UCCIDE

    La nostra protagonista si chiama N, ebbene si solo l'iniziale, vive da sola a Trieste, e fa l'imbalsamatrice. Fine della recensione. No, ovviamente scherzo, ma l'ironia è un po' la chiave di lettura di questo libro e quindi mi viene spontaneo scriverne con il sorriso. La prima volta che ho iniziato a leggerlo l'ho chiuso esasperata dopo poche pagine perché dal titolo mi aspettavo una thriller/giallo/noir che è sicuramente più nelle mie corde, ma sono un tipo curioso e mi sono chiesta dove volesse andare a parare l'autrice e quindi ho ricominciato d'accapo e quindi … … ricomincio………. La nostra protagonista si chiama N, ebbene si solo l'iniziale, vive da sola a Trieste, e fa l'imbalsamatrice in un agenzia di pompe funebri, lavoro sicuramente singolare come del resto lo è lei. Con dovizia di particolari ci viene raccontato ogni procedimento, come vengono ricomposti i cadaveri, truccati imbellettati e sistemati, in poche parole, come direbbe lei, li rende più belli per l'ultimo saluto. E' sfrontata, irriverente a volte antipatica, sicura di se, arida di sentimenti, autodistruttiva, non ha un buon rapporto con la madre e con la sorella, le sue amiche abbracciano quanto di più vario ci possa essere nel genere umano, c'è la tossica Lisa, la dura Beatrice, la ricca Chiara, e la ”tuttologa” Silvia; E' bisessuale e se durante il giorno lavora con i morti, la notte invece dà libero sfogo alla sua natura e si ”lavora” le vive. Ecco, vorrei soffermarmi un attimo su questo punto, personalmente ho trovato irritante e un po troppo sopra le righe il linguaggio con cui ci vengono raccontate le sue avventure, è fuorviante e assolutamente gratuito, a livello narrativo e della storia stessa è irrilevante conoscere i particolari, i perché e i come delle sue scorribande sessuali, qualche lettore poco attento potrebbe fermarsi solo a questo e non capire invece il carattere di N. Bisogna andare avanti nella lettura, senza farsi distrarre, perché un pò alla volta iniziamo a conoscerla. La sorpresa è nel finale, non me lo aspettavo proprio, ma ad una trentina di pagine il sorriso va via ed entriamo in una storia diversa, c'è un punto di rottura , basta con le finzioni, N esce allo scoperto, si toglie la maschera e la corazza che si è messa per nascondere in realtà il suo bisogno di conferme e di amore, lo stesso di cui ha paura perché essere lasciati da qualcuno che si ama è straziante e a volte si preferisce fuggire piuttosto che vivere nel terrore che la felicità possa finire da un momento all'altro. ”Non farti fregare” le dice il padre in punto di morte e invece succede e lei soffre vergognosamente per l'abbandono di Giulio il suo fidanzato, soffre per la sua amica del cuore per sua madre per se stessa, è arrivato il momento di cambiaree di crescere. Forse un giorno un altro uomo o un altra donna mi faranno capire che non mi era mai successo niente di simile. Forse sto solo imparando a provare affetto, perchè non è la stessa cosa, essere innamorati e volere bene, non è affatto la stessa cosa.

    Articolo di Cristing

    Dettagli del libro
    • Listino € 18,00
    • Editore Gaffi
    • Collana Godot
    • Data uscita 13/01/2010
    • Pagine 350, brossura
    • Lingua Italiano
    • EAN 9788861650633

    domenica 21 marzo 2010

    L'indiziata - Richard North Patterson


    Scrivere un legal thriller decidendo di trattare la questione israelo-palestinese è indubbiamente una sfida non da poco, seppur stimolante; scriverlo bene e mantenendo una visione d’insieme sull’argomento, senza prendere le parti di alcuna fazione è un’impresa quasi impossibile, ma che a Richard North Patterson riesce pienamente.
    Dopo “I 59 giorni”, romanzo incentrato sulla pena di morte, “L’indiziata” affronta anche più spinoso con una competenza ed una visione d’insieme che possono solo essere ammirate.
    La vicenda parte in modo “classico”: l’omicidio del primo ministro israeliano su terreno americano, una donna che viene accusata di essere una delle “menti” dietro l’attentato, un avvocato che dovrà difenderla; fin qui tutto, o quasi, nella norma.
    Ma se questa donna è palestinese, se l’avvocato è ebreo e con ambizioni politiche e se i due hanno avuto una storia ai tempi dell’università, allora le cose si complicano.
    E’ così che David Wolfe comincerà una ricerca della verità, arrivando anche a partire per un viaggio in Israele, Cisgiordania e territori occupati e scoprendo le varie sfaccettature di una tragedia umana prima che politica e religiosa.
    Un romanzo avvincente sul lato thrilleristico, ma i cui pregi vanno ben oltre questo aspetto: è un libro in c’è una ricerca degna di un vero servizio giornalistico, quel che ci si aspetterebbe di leggere sui giornali e non in quello che, alla fine, è una storia d’intrattenimento.
    Veramente apprezzabile la capacità dell’autore di non prendere posizione, di dar voce ad entrambe le fazioni in modo neutrale, mostrando gli aspetti moderati e quelli estremisti che, per forza, si trovano in tutte e due i lati: dimostrazione che la volontà di pace non dovrebbe avere alcun tipo di colore.
    Un libro notevole, consigliatissimo, indipendentemente dalla mia passione per i libri di North Patterson.

    Articolo di Aries1974

    Dettagli del libro
    • RICHARD NORTH PATTERSON
    • L'indiziata
    • Trad. di A. Biavasco e V. Guani
    • MYSTERY/THRILLER/ SUSPENSE - THRILLER
    • TEADUE 1769;
    • pp. 606;
    • Prima edizione Euro 9,60
    • ISBN 978-88-502-2073-1
    • Prima edizione 2010
    • Licenza Longanesi

    sabato 20 marzo 2010

    Omicidio a Capodanno – Christopher Bush



    “I punti salienti erano gli eventi stessi: una pugnalata, un’improvvisa stretta sul collo, un uomo preso da orribili convulsioni con la luce completamente accesa, che attendeva di morire senza saperlo.

    Il luogo dove si svolgono gli avvenimenti del romanzo è perfetto per l’ambientazione classica del Giallo.
    La neve che scende ininterrottamente, gli ospiti bloccati in una villa al termine del veglione di fine anno, il cavo del telefono tagliato, la luce che si spegne improvvisamente in tutta la casa.
    Non si può dire che il nuovo anno inizi con i migliori auspici, perché nella sua camera una giovane donna giace trafitta da un pugnale e uno scrittore viene trovato privo di vita nella pagoda dove stava lavorando al suo ultimo romanzo.

    C’è un delitto impossibile, che non può essere stato commesso da nessuno degli ospiti, e l’indagine, che si svolge fra la casa e il vicino padiglione, circondato dalla neve dove non ci sono impronte.
    Mentre la neve non smette di cadere e si aspetta l’arrivo della polizia, quando le strade lo permetteranno, l’investigatore dilettante Ludovic Travers cercherà di trovare il modo di risolvere l’intricata vicenda …

    Ci sono tutte le premesse per un ottimo libro, ma l’autore non riesce a creare quel clima di mistero che caratterizza i migliori romanzi dell’epoca d’oro del Giallo.
    Sia l’interagire dei personaggi (l’investigatore non fa eccezione) sia l’analisi degli indizi non appassionano il lettore e la soluzione degli eventi inspiegabili non soddisfa pienamente tutte le attese.

    Christopher Bush, prolifico scrittore inglese dagli Anni Trenta ai Sessanta, non può essere considerato uno dei protagonisti del Giallo, soprattutto se paragonato ai suoi contemporanei, veri maestri del genere poliziesco.
    In quasi tutti i suoi romanzi appare Ludovic Travers, le cui indagini migliori sono quelle pubblicate negli anni Trenta.
    Omicidio a Capodanno (Dancing Death, 1931) è il suo quinto romanzo.
    A volte troppo ricca di particolari, con una trama non sempre lineare, nel complesso è una storia che tiene compagnia, specialmente d’inverno, quando fuori domina il freddo e il colore bianco della neve rende il paesaggio magico e silenzioso.

    Articolo di Carrfinder

    Dettagli del libro
    • Titolo Omicidio a capodanno
    • Autore Bush Christopher
    • Prezzo € 13,90
    • Prezzi in altre valute
    • Dati 2009, 313 p., brossura
    • Traduttore Pratesi D.
    • Editore Polillo (collana I bassotti)

    venerdì 19 marzo 2010

    La cattiva strada - James Crumley


    Stenta a decollare, ma sono sufficienti poche pagine e questo romanzo prende decisamente il volo e si fa divorare in un sol boccone. Un volo attraverso una location decisamente western: un Montana sotto la neve, squallidi locali e altrettanto miseri alberghi, stivali, cravattini di cuoio, pistole e duelli ; un detective – Milton Chester Milodragovitch, detto Milo - tanto simpatico ed empatico quanto cocainomane, spiantato e che non disdegna un sorso di schnapps, si trova coinvolto in un caso apparentemente insignificante, ma che lo trascinerà in una spirale di inaudita e insensata violenza. Milo Si muove all’interno di una trama tesa da tre donne di straordinario carattere e personalità le quali , ciascuna per motivi diversi, sembrano legate alla storia della famiglia Milodragovitch. Tra pedinamenti, sparatorie, attentati Milo cerca di risolvere un intreccio senza apparente soluzione e ancora una volta si ritroverà sulla Cattiva Strada.
    Ha scritto Elmore Leonard di questo romanzo: “C’è abbastanza energia nella scrittura di Crumley per tenere il lettore incollato alla pagina, alla ricrca degli eccessi più bizzarri, delle oscenità, del sesso inatteso, facendo per tutto il tempo il tifo per Milton Chester Milodragovitch. Con la speranza che la ricompensa sia, almeno, la disintossicazione. Così potrà rifarlo presto.”

    Articolo di Giorgio

    Dettagli del libro
    • Formato: Brossura
    • Pagine: 292
    • Lingua: Italiano
    • Titolo originale: Dancing Bear
    • Lingua originale: Inglese
    • Editore: Einaudi
    • Anno di pubblicazione 2010
    • Codice EAN: 9788806192242
    • Traduttore: L. Conti

    Vi mostrerò la paura - Nikolaj Frobenius



    "Per vent'anni suo padre aveva lavorato ai testi e alle lettere di Edgar Allan Poe, il genio ignobile, e per tutto il tempo aveva fatto quanto in suo potere per screditare l'uomo che ora fissava da terra. Benchè nessuno volesse dare alle stampe i suoi scritti su Poe, lui continuava a scrive su Poe, leggere Poe, perseguitare Poe. Aveva sentito dire che Rufus aveva distrutto il proprio nome e la propria reputazione per distruggere quelli di Poe."

    Edgar Allan Poe (1809-1849), padre del romanzo poliziesco e del giallo, genio della letteratura americana, nasce a Boston nel 1809, i suoi genitori, entrambi attori, muoiono di tubercolosi, e lui viene adottato dalla ricca famiglia Allan. All'età di 25 anni sposa sua cugina di appena 14 anni. Alla prematura morte di lei, in preda alla più totale disperazione, rientra nel tunnel dell'alcoolismo da cui non uscirà più. Nel 1849, quarantenne, viene trovato fuori da una locanda di Baltimora, delirante e con abiti non suoi. Ricoverato al Washington Hospital, muore dopo quattro giorni, di delirium tremens, è l'ipotesi più accreditata, senza riuscire a spiegare l'accaduto. Questa è la storia che conosciamo, quello che non sappiamo, o che almeno io ignoravo, è come abbia vissuto veramente la sua vita. I debiti contratti al gioco, uno dei motivi per cui il patrigno morendo non gli lascerà nulla, l'alcolismo, le sue aspirazioni, la disperazione, la lotta contro il tempo e la fame, nell'attesa, sospirata, del successo. Molti all'epoca definirono le sue opere spaventose, perverse, oltraggiose, orripilanti ma “tutti noi siamo legati all'albero di maestra di una nave. Mentre i gabbiani ci beccano senza tregua, cerchiamo di comportarci con educazione e civiltà. Prima perdiamo il naso e gli occhi, poi il sole sprofonda in mare. Mentre le onde percuotono il ponte, aneliamo alla fine. L'umanità è paurosa e autodistruttiva: i personaggi dei suoi racconti non possono comportarsi in altro modo. Lui non è una macchina per far ridere, non è un mulino a vento. E' una bara infuriata che affonda in mare. Ma è nel momento in cui una serie di efferati omicidi, ispirati ai racconti di Poe, scuote l'opinione pubblica, che la sua vita si intreccia tragicamente ed inesorabilmente con gli altri due personaggi della storia. L'albino Samuel, figlio di una serva di casa Allan e suo amico d'infanzia, che ossessionato da lui lo elegge a suo maestro di vita, e Rufus Griswold (1815-1857), critico letterario americano noto per aver pubblicato l'antologia "I poeti e la poesia d'America" che comprendeva quanto di meglio prodotto dagli autori americani comprese anche tre (solo tre!) sue poesie. Poe e Griswold sono come due foglie in uno stagno, si girano intorno ma quando si avvicinano si sfiorano e si allontanano, sono morbosamente ossessionati l'uno dall'altro e per Griswold diventarà una ragione di vita diffamare screditare ed affondare il nome di Poe, parlandone male ad ogni occasione, affossandolo con le sue critiche. Fortunatamente non ci è riuscito, Poe è e sarà sempre "il genio" mentre Griswold........ Griswold chi???

    Ho dovuto documentarmi sulla vita di Poe ancor più su quella di Griswold per capire quale fosse la parte biografica e quale fosse invece quella romanzata, perché Frobenius è talmente bravo nel fondere le due cose, che la linea di demarcazione è praticamente inesistente. Forse la componente “gialla” dei delitti sa di deja vu ma il contesto è geniale. Frobenius con grande maestrìa mette a nudo i tre protagonisti, focalizzando l'attenzione sul loro disagio di vivere, Samuel e le sue agghiaccianti lettere, Griswold e il suo odio inarrestabile, Poe e la sua disperazione, ci porta direttamente nella loro mente e le loro paure e i loro tormenti e le loro ossessioni le viviamo in prima persona. Il titolo “Vi mostrerò la paura”, suona come una minaccia o una promessa, in emtrambe i casi Frobenius ha centrato l'obiettivo.

    Vengono citate molte poesie e molti racconti di Poe, mi sento di riportarne una in particolare perchè, quando lui ne legge alcuni versi incantando gli astanti, ha incantato anche me.


    Il Corvo di Edgar Allan Poe

    C’era una notte, in cui meditavo, debole e stanco,
    su più di un tomo strano e bizzarro di una storia dimenticata;
    mentre chinavo il capo, quasi per addormentarmi, improvvisamente ecco si sentì bussare,
    come se qualcuno dolcemente battesse, battesse alla porta di camera mia.
    “E’ qualche visitatore” mormorai, “che batte alla porta di camera mia;
    solo questo e nulla più”.
    Ah, distintamente ricordo fu in un bieco dicembre;
    ed ogni singolo tizzone morendo presentava la sua ombra sul pavimento;
    con ansia desideravo il mattino; invano avevo cercato di prendere in prestito
    dai miei libri sollievo al dolore, dolore per la perduta Lenora,
    per la rara e radiosa fanciulla che Lenora chiamano gli angeli,
    ma che nome qui non ha più.
    E lo strisciare di seta, triste, incerto della purpurea tenda
    mi faceva trasalire, mi riempiva di paure fantasiose mai provate prima;
    cosicché adesso, per placare il battito del mio cuore, in piedi ripetevo
    “E’ qualche visitatore che mi prega d’entrare alla porta di camera mia;
    un qualche ritardatario visitatore che mi prega d’entrare alla porta di camera mia.
    Questo è, e nulla più”.
    Subito la mia anima si fece più forte; esitando quindi non più:
    “Signore”, dissi “o signora, davvero imploro il vostro perdono;
    ma il fatto è che mi stavo appisolando, e così voi dolcemente siete venuti a battere,
    e così piano siete venuti a bussare, bussare alla porta di camera mia,
    che io a stento vi ho sentito”. Ed ecco che spalancai la porta.
    Buio lì e nulla più.
    In fondo al quel buio sbirciando, a lungo rimasi lì a guardare, ad aver paura,
    a dubitare, a sognare sogni che nessun mortale avrebbe mai osato sognare prima;
    ma il silenzio era intatto, e la quiete non ebbe intralcio,
    e la sola parola lì detta fu la sussurrata parola “Lenora!”
    Questo sussurrai, e un’eco mormorò in risposta alla parola “Lenora!”
    Solo questo e nulla più.
    Ritornando in camera, tutta la mia anima ardeva;
    subito di nuovo sentii bussare in qualche modo più forte di prima.
    “Sicuramente”, dissi, “sicuramente si tratta di qualcosa alla grata della mia finestra;
    vediamo, dunque, quale minaccia è, ed esploriamo questo mistero.
    Che il mio cuore si calmi un attimo ed esplori questo mistero.
    E’ il vento e nulla più”.
    Ecco spalancai le imposte, quando, con civetteria ed agitando le ali
    Entrò un maestoso corvo dei Santi giorni dei tempi che furono.
    Non il minimo cenno di saluto fece; ne’ un minuto si fermò o stette;
    ma, con l’ aria da signore o signora, si appollaiò sulla porta di camera mia;
    si appollaiò sul busto di Pallade proprio sulla porta di camera mia;
    si appollaiò, e si sedette, e nulla più.
    Allora, questo eburneo Uccello inducendo la mia triste fantasia a sorridere,
    con il grave e severo decoro del suo portamento,
    “Anche se la tua cresta è tagliata e rasa, tu “, dissi, “di sicuro non sei un vile,
    spettrale, sinistro ed antico uccello che vaghi dalla riva della Notte.
    Dimmi quale è il tuo signorile nome sulla riva della notte plutoniana!”
    Disse il corvo “Mai più”.
    Molto mi meravigliai a sentir parlare così chiaramente questo sgraziato volatile,
    sebbene la sua risposta significasse poco; e poca rilevanza avesse;
    perché è innegabile che nessun essere umano vivente
    abbia mai avuto la fortuna di vedere un uccello sopra la porta di camera sua,
    uccello o bestia sopra il busto scultoreo sulla porta di camera sua,
    con un nome come “Mai più”.
    Ma il Corvo, seduto solitario sul placido busto, disse soltanto
    quella sola parola, come se la sua anima in quell’unica parola straripasse.
    Niente oltre allora disse; non una piuma allora agitò
    finché io un po’ più forte mormorai “Altri amici sono volati qui.
    Al mattino mi lascerà, come le mie speranze sono volate prima”.
    Allora disse l’uccello “Mai più”
    Sussultai alla quiete spezzata da una risposta così adeguatamente proferita,
    “Senza dubbio”, dissi “ciò che dice sarà la sua unica frase ripetuta
    attinta da un qualche padrone infelice che un’ impietosa Disgrazia
    ha seguito veloce e inseguito più veloce finché le sue canzoni avevano un solo ritornello,
    finché i funerei canti della sua speranza quel malinconico ritornello avevano
    di un “Mai, mai più”.
    Ma mentre il Corvo ancora induceva la mia triste anima al sorriso,
    forte spinsi dritto una poltrona davanti all’uccello, e al busto e alla porta;
    allora, affondando nel velluto, mi ritrovai a collegare
    fantasia con fantasia, a pensare a che cosa quel malaugurioso uccello dei tempi che furono
    a che cosa quel sinistro, sgraziato, spettrale, secco, e malaugurioso uccello dei tempi che furono
    intendesse gracchiando “Mai più”
    Così ero seduto impegnato a congetturare questo, ma senza dire sillaba alcuna
    al volatile i cui occhi feroci adesso ardevano nel profondo del mio petto;
    così ero seduto a cercare di indovinare questo e quant’altro, con la testa comodamente reclina
    sulla fodera di velluto del cuscino che la luce della lampada fissava malignamente,
    ma sulla cui fodera di velluto viola con la luce della lampada che la fissava malignamente
    lei non si appoggerà, ah, mai più.
    Allora, mi sembrò, l’aria si fece più densa, profumata come da un invisibile incensiere
    agitato da un serafino i cui passi tintinnavano sul pavimento ovattato.
    “Maledetto!”, dissi, “Il tuo Dio ti ha prestato, attraverso questi angeli ti ha mandato
    il sollievo, il sollievo e il nepente dai ricordi di Lenora,
    tracanna, oh tracanna questo tipo di nepente e dimentica questa perduta Lenora!”
    Disse il Corvo “Mai più”
    “Profeta!” dissi, “Cosa malefica! Profeta ancora, se uccello o demonio!
    Qualunque sia il Tentatore che ti ha mandato, o qualunque tempesta ti abbia sbattuto in questi lidi,
    desolati eppure così pieni di presenze, su questa terra deserta eppure incantata,
    c’è, c’è un balsamo in Gilead? Dimmi, dimmi, ti imploro!”
    Disse il Corvo “Mai più”
    “Profeta!” dissi, “Cosa malefica! Profeta ancora, se uccello o demonio!
    Per il Cielo che si piega su di noi, per quel Dio che entrambi adoriamo,
    Dì se quest’anima pesante di dolore se, nel lontano Eden,
    stringerà un santa fanciulla che gli angeli chiamano Lenora
    stringerà una rara e radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Lenora”.
    Disse il Corvo “Mai più”
    “Sia la tua parola il segno del nostro addio, uccello o demonio!” urlai balzando in piedi.
    Ritornatene alla tempesta e alla riva plutoniana!
    Non lasciare piuma nera come segno di quella bugia che la tua anima ha proferito!
    Lasciami alla mia intatta solitudine! Vattene dal busto sopra la mia porta!
    Togli il tuo becco dal mio cuore, e togli la tua forma via dalla mia porta!”
    Disse il Corvo “Mai più!”
    Ed il Corvo, mai svolazzando, ancora é seduto, ancora é seduto
    sul pallido busto di Pallade proprio sopra la porta di camera mia;
    ed i suoi occhi hanno le sembianze di un demone che sogna,
    e la luce della lampada che su di lui si allunga, getta la sua ombra sul pavimento;
    e la mia anima da quell’ombra che fluttua sul pavimento
    non si solleverà mai più.

    Articolo di Cristing

    Dettagli del libro
    • Autore: Frobenius Nikolaj
    • Editore: Ponte alle Grazie
    • Genere: letterature straniere: testi
    • Collana: Romanzi
    • Pagine: 304
    • ISBN: 8862200854
    • ISBN-13: 9788862200851