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sabato 30 ottobre 2010

Finalisti dello Scerbanenco 2010


E' uscito finalmente il quadro dei finalisti per il Premio Scerbanenco di quest' anno all' interno della manifestazione Courmayeur Noir in Festival.

I lettori possono votare il loro preferito fino al 25 novembre 2010.  La cinquina dei finalisti sarà determinata dalla somma dei voti dei lettori e della Giuria Letteraria, composta da Valerio Calzolaio, Loredana Lipperini, Carlo Oliva, Gianfranco Orsi, Sergio Pent, Cecilia Scerbanenco, Sebastiano Triulzi, John Vignola, Lia Volpatti.
I cinque finalisti verranno presentati nel corso del festival che si terrà a Courmayeur dal 7 al 13 dicembre prossimo. Il 9 dicembre la Giuria Letteraria decreterà il vincitore del “Premio Giorgio Scerbanenco 2010”.

I 15 romanzi da votare degli 83 iscritti sono:
  • Elisabetta Bucciarelli, Ti voglio credere, Kowalski-Colorado noir VOTA
  • Gianrico Carofiglio, Le perfezioni provvisorie, Sellerio VOTA
  • Alfredo Colitto, I discepoli del fuoco, Piemme VOTA
  • Gian Mauro Costa, Il libro di legno, Sellerio VOTA
  • Sandrone Dazieri, La bellezza è un malinteso, Mondadori VOTA
  • Maurizio De Giovanni, Il giorno dei morti, Fandango libri VOTA
  • Massimo Lugli, Il carezzevole, Newton Compton VOTA
  • Rosa Mogliasso, L’assassino qualcosa lascia, Salani editore VOTA
  • Gianluca Morozzi, Cicatrici, Guanda VOTA
  • Marilù Oliva, !Tu la pagaras!, Elliot VOTA
  • Giuseppe Pederiali, Camilla e il rubacuori, Garzanti VOTA
  • Pierluigi Porazzi, L’ombra del falco, Marsilio editore VOTA
  • Piernicola Silvis, Gli anni nascosti, Cairo editore VOTA
  • Valerio Varesi, Il commissario Soneri e la mano di Dio, Frassinelli VOTA
  • Grazia Verasani, Di tutti e di nessuno, Kowalski VOTA

venerdì 29 ottobre 2010

La casa dei corpi sepolti – Elly Griffiths (Garzanti 2010)


"Le madri romane, pensa Ruth, probabilmente dicevano la stessa cosa alle loro figlie in quel luogo, duemila anni fa. Vieni a sederti accanto al fuoco, bevi una tazza di infuso d'erbe e prega Ecate perché sia un parto tranquillo. Tutto cambia ma nulla muore."

Ruth Galloway è un’ archeologa forense. Viene contattata dopo che durante dei lavori per la costruzione di un complesso residenziale vengono riportate alla luce delle ossa. Ruth capisce subito che si tratta di ossa umane, e precisamente di un bambino, ma la cosa che più la colpisce è il contesto in cui vengono ritrovate, perché con gli scavi riemergono anche i resti di un’antica villa romana. Le ossa vengono ritrovate sotto quella che sicuramente era la porta della casa, e questo apre molti interrogativi. Sembrerebbe un sacrificio rivolto a qualche divinità. Ma quello che maggiormente interessa a Ruth e all’ispettore della omicidi Harry Nelson è scoprire a chi appartiene il cadavere. Tanti i misteri che girano intorno a quelle antiche mura. Molti anni prima infatti lì c’era un orfanotrofio, dal quale un giorno scomparvero due bambini.
C’è un legame tra loro e le ossa ritrovate? Tra resti archeologici, riti celtici e divinità Romane Ruth e Nelson dovranno risolvere un intricato mistero, portando avanti un’indagine che li coinvolgerà personalmente. Perché qualcuno minaccia Ruth spaventandola a morte? Quale segreto doveva rimanere nascosto sotto terra insieme a quelle povere ossa?
Questa è la trama de “La casa dei corpi sepolti”, il secondo libro di Elly Griffiths edito da Garzanti con protagonisti l’archeologa forense Ruth Galloway e l’ispettore della omicidi Harry Nelson. Quando mi è capitato tra le mani ho pensato che avevo proprio voglia di leggere un bel thriller, di quelli che ti tengono sveglia fino a tardi e che ti fanno voltare le pagine provando un misto di curiosità e ansia. Titolo e trama sembravano convincenti, e invece le mie aspettative sono state ampiamente deluse. Il racconto è noioso, i personaggi banali e scontati, un po’ si salva Ruth, la protagonista, perché per la prima volta l’eroina di turno è una persona in perenne sovrappeso e non la classica belloccia con fisico mozzafiato.
Il colpevole è facilmente intuibile, in quanto tolti i personaggi principali e quello che dalle prime pagine Elly Griffiths vuole farci credere tale, il gioco è fatto. Nelle ultime cinquanta pagine comincia a vedersi un po’ di azione in mezzo a tanto piattume ma ormai o per fortuna la storia è finita. Noto con profonda tristezza che negli ultimi anni sono pochi gli scrittori che riescono a distinguersi con storie originali.
Ormai la maggior parte dei gialli sta diventando come le serie televisive. Si trova un personaggio, si cerca di renderlo il più simpatico possibile creandogli intorno un universo interessante (famiglia, relazioni, amici e nemici vari) e poi quasi fosse un dettaglio si costruisce un mistero con cui infarcire duecento/duecentocinquanta pagine di storia (quando siamo fortunati, perché nel caso degli scrittori svedesi non si scende sotto le cinquecento).
Il gioco è fatto, il libro è scritto, qualche commento ad effetto sul retro di copertina e le vendite sono assicurate!

Articolo di Marianna "Mari" De Rossi

Dettagli del libro
  • Formato: Rilegato
  • Pagine: 313
  • Lingua: Italiano
  • Titolo originale: The Janus Stone
  • Lingua originale: Inglese
  • Editore: Garzanti Libri
  • Anno di pubblicazione 2010
  • Codice EAN: 9788811670285
  • Traduttore: M. Curtoni, M. Parolini

mercoledì 27 ottobre 2010

Il marchio di Caino - Tom Knox (Longanesi 2010)


"David avvertì un lampo di gelido terrore percorrergli il corpo fino alla punta delle dita. Si sentiva un animale braccato: combattere o scappare? Si portò una mano alla fronte per schermare il riflesso del sole e guardò dall’altra parte di Piace d’Eglise. Amy aveva ragione. Una macchina rossa aveva appena fatto il suo ingresso nella piazza. Miguel e altri due uomini con i capelli scuri scesero dall’auto e si diressero verso la chiesa. David si nascose nell’ombra. Era paralizzato dalla paura. Anche Arny era indietreggiata. «Non ci ha ancora visti.» «Questione di poco. Sta arrivando, siamo in trappola.» Dal loro nascondiglio nell’oscurità guardavano verso la luce carica di cattivi presagi."

Secondo appuntamento letterario per un autore che ho apprezzato tantissimo al suo esordio Tom Knox, pseudonimo dietro cui si cela un giornalista Sean Thomas, corrispondente estero per numerose testate e periodici, tra cui The Times, The Guardian e The Daily Mail e che nel 2007 ha vinto il premio del Sunday Times come «scrittore di viaggio dell’anno». Il suo primo romanzo è stata una vera e propria folgorazione, "Il segreto della Genesi" un concentrato di azione pura e descrizione dei luoghi magistrali con una trama tesissima dal primo all' ultimo rigo. Si sa, bissare col secondo romanzo la bellezza del primo, è sempre una grande impresa ma Tom Knox non sembra avere di questi problemi.
La storia de "Il marchio di Caino", ruota intorno a David Martinez, un giovane avvocato il cui nonno è appena morto lasciandogli un'antica mappa e un' inaspettata eredità di 2 milioni di dollari da ritirare presso una regione basca della Spagna. Fin quì tutto semplice ma il nostro avvocato nemmeno immagina cosa lo aspetta con l' arrivo in Spagna.
Allo stesso tempo, un giornalista londinese Simon sta investigando su alcuni omicidi piuttosto misteriosi. Anziani benestanti vengono brutalmente assassinati e torturati prima della morte in Europa, ma gli omicidi non sembrano essere collegati tra loro, tranne che per un' ancestrale ed elaborata pratica biblica sviluppatasi tra le tribù francesi che vivevano sui Pirenei moltissimi anni fa, una trama interessante che risale alla creazione, mescolato con alcuni esperimenti nazisti e l'eugenetica (studio dei metodi volti al perfezionamento della specie umana, esperimenti tanto amati dai nazisti...).
I personaggi sono numerosi e sono stati sviluppati e caratterizzati in maniera magistrale, soprattutto Angus Nairn, lo scienziato scozzese. Lui è il personaggio migliore del libro, a mio parere.
Come sempre Knox crea trame elaboratissime e piene d' azione con scene che rasentano il macabro per la bellezza e la crudezza con cui vengono portate su carta (mi sono trovato a dover mettere giù il libro e fare un respiro profondo in alcune parti della trama, ma vi assicuro, ne vale la pena :D).
Un libro da leggere per gli amanti del Thriller con la T maiuscola, così come vi invito a procuravi e a leggere il suo primo romanzo.
A dover per forza trovare una pecca a questo romanzo è forse riscontrabile sul finale. Dopo 430 pagine circa, un finale troppo "sbrigativo" rende tutto troppo facile e lascia un pò l' amaro in bocca al lettore abituato all' azione e al pathos delle pagine precedenti.
"Il marchio di Caino", edito sempre per Longanesi, è veloce, è divertente, mai noioso e tiene il lettore concentrato e incollato alla lettura famelico di sapere cosa succede dopo.
Leggendo sul web, vedo paragonato questo romanzo alle trame scritte da Dan Brown.. DIFFIDATE! Chi scrive questo o non ha letto il libro o recensisce facendo marchette. Tom Knox ha un suo stile che poco o nulla c'entra con Dan Brown e paragonarlo a lui è davvero molto riduttivo.


Articolo di Enzo "BodyCold" Carcello

Dettagli del libro
  • Il marchio di Caino
  • Tom Knox
  • Traduzione di Stefano Mogni
  • Longanesi
  • Thriller
  • Collana: La Gaja scienza
  • Pagine: 432
  • Prezzo: € 19.60
  • In libreria dal: 16 Settembre 2010

    martedì 26 ottobre 2010

    Costretta al silenzio – Linda Castillo (Fanucci 2010)


    Vedo la carne pallida striata di sangue, capelli aggrovigliati che ricadono verso il basso, i seni afflosciati come frutti rinsegghiti, le caviglie incatenate a una trave del soffitto. Piedi violacei. Una lingua nera che sporge tra due labbra rigonfie. Mi sfugge un mezzo urlo mentre arretro nel corridoio. Respiro velocemente ma a vuoto. Lo stomaco mi si infiamma e la bocca mi si riempie di bile. Sento un rumore di passi alle mie spalle. Mi giro puntando la pistola.

    La neve, bianca e candida, con il suo manto silenzioso avvolge Painter’s Creek, Ohio, sembra un paesaggio surreale, da favola. Il sangue che fuoriesce dalla gola tagliata di Amanda Horner contrasta inverosimilmente in questo scenario, sembra più intenso, mette più paura. E' la prima vittima ed è nuda, riversa nella neve, il numero V inciso sulla pancia. “Non è possibile” pensa Kate Burkholfer a capo della polizia locale. Ma altri nomi si aggiungono a questa macabra lista, tutte giovani donne, violentate, torturate, sottoposte ad incidibili sofferenze, con la gola tagliata, dissanguate e con dei numeri progressivi incisi sulla pancia. Il panico serpeggia nella tranquilla cittadina. 16 anni prima un serial killer soprannominato il macellaio aveva ucciso 4 ragazze con lo stesso modus operandi per poi svanire nel nulla. Nessun indizio, nessun pelo o capello, niente di niente. Nessuno le aveva dimenticate ma con il passare degli anni tutto era tornato alla normalità. La stessa Kate, all'età di 14 era riuscita a scampare alla morte. Lei è sicura che non si tratti della stessa persona, nessuno più di lei potrebbe esserlo. E' più probabile che si tratti di un emulatore, ma si rende conto ben presto che questa sarebbe la soluzione migliore per mettere a tacere la sua coscienza ed evitare di rivangare un passato troppo pesante ed un segreto difficile da condividere. Sarebbe la soluzione migliore, appunto, ma non l'unica. Le indagini sono serrate ma sembra che non portino a nulla saranno l'acume e l'ingegno di Kate a portare per mano il lettore verso un finale assolutamente imprevedibile.
    Bello questo romanzo, scritto in maniera scorrevole chiara e appassionante, mi è piaciuta la trama, ben congeniata, mi sono piaciuti i personaggi che sono ottimamente caratterizzati a partire da Kate, ovviamente, ma ognuno ha il suo “quarto d'ora di notorietà”. Interessante la descrizione della vita degli Amish, di cui a Ponter's Creek c'è una nutrita comunità, l'unica cosa che mi lascia perplessa è l'appellativo di rosa crime che onestamente trovo inappropriato. Qui c'è molto crime e la pennellata rosa, se così si può definire, è talmente inesistente nei confronti della storia stessa che io neanche la citerei. Se una pseudo relazione rende un thriller così avvincente, un rosacrime, non so come definire i veri rosacrime che ho letto e che sembrano uno spin off degli Harmony.
    Linda Castillo ha vinto l'Holt Medallione ed è stata nominata al prestigioso Rita Award per il miglior libro di un esordiente. Dopo Costretta al silenzio ha scritto Pray for silence, secondo romanzo della serie dedicata a Kate Burkholfer e sta lavorando al terzo.

    Articolo di Cristina "Cristing" Di Bonaventura

    Dettagli del libro
    • collana GLI ACERI
    • Editore: Fanucci
    • genere THRILLER E NOIR
    • anno 2010
    • pagine 384
    • prezzo € 12,90
    • isbn 978-88-347-1653-3
    • traduttore Alberto Cassani

    lunedì 25 ottobre 2010

    Un tipo tranquillo - Marco Vichi (Guanda 2010)


    “Un tipo tranquillo” di Marco Vichi (Guanda, 2010) racconta in terza persona un pezzo di vita – quella più assurda e inaspettata – di Mario Rossi, che lavora come contabile a Scandicci. Un uomo di 62 anni in apparenza ordinario a partire dalle stigmate del nome, Mario, e del cognome, Rossi: i più diffusi sul suolo italiano. Un nome che è proiezione di una vita tranquilla, una famiglia standard, una moglie, Gisella detta Lella, due figli ormai grandi, Simona e Francesco, e due nipotini.
    Abituato a rintanarsi nel suo buco (una stanza in cui ascolta Rossini, seduto su una poltrona marrone) estraniandosi da un mondo usuale, piatto, monotono, il signor Rossi si lascia trascinare dall’esistenza pur avvertendo, a volte, una cattivo umore: «Come mai si sentiva così cupo? Per quale motivo? A momenti gli sembrava quasi di essere sul punto di scoprirlo, poi tutto si annebbiava».
    Un’atmosfera di calma apparente scandisce i momenti quotidiani, lasciando il lettore sospeso, nell’attesa che accada qualcosa. Perché qualcosa accade, realisticamente, in un crescendo sapiente, con una narrazione – quella nitida e diretta propria di Vichi, a tratti evocativa, a tratti immediata – che cala dal momento introspettivo del protagonista e dei suoi dubbi a quello extradiegetico di quando si confronta con lo spicchio di mondo esterno, in primis nei dialoghi.
    E, nel frattempo, la percezione fisica che il protagonista ha di sé è solo la proiezione di una più profonda e insoluta insoddisfazione: «Guardandosi allo specchio si sentì avvolgere dalla tristezza. Anche lui era brutto. Una specie di mostro. La faccia gonfia e arrossata, piena di venuzze bluastre. Dietro alle lenti, due occhi enormi e lucidi di febbre. I capelli radi, di un colore indefinibile che faceva pensare alle foglie marce».
    Un lutto in famiglia sopraggiunge come evento spartiacque tra il prima definito e il dopo in dissolvenza, tra la vita piatta preconfezionata in canoni imposti e un nuovo orizzonte, sempre grigio, ma condito del senso euforico della libertà, del desiderio di poter disporre della propria vita arbitrariamente, una sensazione eccitante ma pericolosa che porterà Mario Rossi prima a Roma, in seguito a Parigi, mentre pian piano si spoglia dei suoi indumenti cinerei per indossarne altri metaforicamente neri, avamposti del male che scaturirà. Una grande prova non facile, dato il tema trattato, che Vichi supera egregiamente mentre, in sottofondo, fa scorrere sottovoce la domanda semplice ma amara che il contabile Rossi si pone a pagina 121: «Esistevano davvero le persone felici? E dov’erano? Cosa facevano tutto il giorno?».
    Marco Vichi, fiorentino classe 1957, è autore di racconti, testi teatrali e romanzi, tra cui quelli della fortunata serie del commissario Bordelli. Tra i suoi romanzi dedicati a Bordelli cito “Morte a Firenze” (sempre edito da Guanda), che in questo 2010 ha stravinto in diverse tenzoni letterarie classificandosi al primo posto al premio Camaiore Letteratura Gialla e al Premio Azzeccagarbugli.
    Nel 2010 è uscito, sempre per Guanda, il romanzo “Un tipo tranquillo” e la graphic novel “Morto due volte”.

    Articolo di Marilù Oliva

    Dettagli del libro
    • Autore: Vichi Marco
    • Editore: Guanda
    • Collana: Narratori della Fenice
    • ISBN: 9788860884947
    • Euro: 16
    • Pag: 238

    domenica 24 ottobre 2010

    La morte del noir e il futuro della narrativa in alta definizione




    Marsilio Editori è lieta di presentare il J.A.S.T. Blog Tour, il primo blog tour letterario che abbia luogo in Italia, organizzato per l’uscita di J.A.S.T. - Just Another Spy Tale, un avvincente e innovativo romanzo collettivo scritto da Lorenza Ghinelli (rivelazione italiana alla recente Fiera del Libro di Francoforte), Simone Sarasso (uno dei più talentuosi autori noir della nuova generazione) e Daniele Rudoni (fumettista che lavora per Sergio Bonelli e Marvel America).


    La morte del noir e il futuro della narrativa in alta definizione
    Ovvero come TV e fumetti salveranno il culo al “genere”
    di Simone Sarasso

    Periodicamente, sulla stampa specializzata e non, si assiste alla morte prematura del genere. Parliamo del Noir, tanto per capirci, quella macroetichetta che ha fatto la fortuna dei migliori scrittori italiani degli ultimi quindici anni. Che il Noir sia effettivamente morto o meno, è questione piuttosto sterile da dibattere.
    Un po’ perché i tempi della letteratura sono generalmente più lunghi di quelli della vita normale (i libri sopravvivono agli autori, si continuano a pubblicare tonnellate di volumi “di genere” anche quando il genere è sepolto da un pezzo) e un po’ perché un epitaffio sulla tomba di chicchessia aggiunge poco alla storia e alla memoria del suddetto chicchessia.
    Al “coccodrillo” di situazione (Dopo lunga e penosa agonia si è spento in un lago di sangue il Noir. Ne danno accorato annuncio scrittori e lettori dagli occhi pesti d’inchiostro) preferisco un gesto di speranza. E al banale mazzo di fiori da far appassire accanto alla lapide,la proverbialeopera di bene: un suggerimento, una speranza per il futuro.
    Ok, la generazione di autori a cui appartengo (e anche quella precedente, che ci ha insegnato il mestiere) deve tantissimo al poliziesco, al giallo, al nero. I nostri biberon erano zeppi di sangue e i primi passi della nostra vita letteraria li abbiamo mossi sulla scena del crimine. Sempre attenti a non calpestare bossoli, sempre indosso quei dannati puzzolenti guanti di lattice.
    I nostri eroi erano poliziotti, magistrati, poliziotte, investigatori per caso, sbirri drogati, drogati che non si sono mai sognati di fare gli sbirri, ex contestatori, ex picchiatori, giornalisti, scrittori, maestre, tate, villani.
    Abbiamo indagato dalla Bassa alle Prealpi, dal Tevere al Salento, passando per Napoli e Rovigo.
    Ci siamo convinti (a ragione) che Milano, Roma, Bologna o addirittura Cagliari possono essere lugubri e affascinanti quanto Londra, Buenos Aires o New York.
    Ci siamo riempiti occhi, bocca e cuore di storie “nostre”, così “nostre” da diventar nostrane.
    L’abbiamo fatto per quindici fottuti anni.
    Perché l’intuizione era buona. Perché una lente oscurata fa vedere meglio il mondo, permette di guardare il sole dritto negli occhi.
    Poi, però, tutto è andato a puttane. Perché è così che vanno le cose. Il sangue è diventato di moda, gli scaffali si sono riempiti di copertine tutte uguali, con quella maledetta pistola sempre in primo piano.
    Le storie hanno cominciato a lanciare echi imbarazzanti, da pagina a pagina.
    E non parlo di quelle assonanze che facevano venire la pelle d’oca, di quei rimbalzi di frequenza tra libro e libro, tra autore e autore, che c’inorgoglivano come lettori. Ci rendevano fieri delle ore trascorse in mezzo alla carta. Della conoscenza approfondita di ogni singolo personaggio, di ogni sfumatura, ogni rimando.
    No, non sto parlando di cortocircuiti, ma di sovraccarichi, gente.
    Di fottuti déjà vu ad ogni angolo di strada (di pagina). Di ripetizioni, di cliché, di poche idee vetuste e stiracchiate. Delle gabbie dei dilettanti, spalancate e pronte a vomitare carne da stampa.
    Purché sia noir!, gridava l’editore invasato. Basta che ci siano il morto ammazzato e il pulotto alcolizzato!
    E i risultati, signori e signore, stanno sotto gli occhi di tutti.
    La guerra dei cloni, chiedete a Yoda, non fa bene a nessuno.
    L’infinita riproduzione fotostatica sbiadisce l’originale. Non lo ravviva, sentite a me.
    È così che finiscono le belle storie: a forza di raccontarle (male).
    È così che il Noir (o il tizio che chiamavamo con quel nome) se n’è andato.
    Dunque? Piangere a dirotto e scrivere l’epitaffio o guardare avanti?
    Per come la vedo io, scrivere è un po’ come camminare: a forza di battere lo stesso sentiero finisce che inciampi, o semplicemente ti rompi le palle.
    Se vuoi innovare, se vuoi scoprire qualcosa di diverso sulla strada (e magari anche su te stesso), meglio cambiare itinerario.
    È questo, secondo me, che occorre fare (e che molti autori stanno già facendo: penso ai romanzi storici di Lucarelli o De Cataldo, alle poderose, magnifiche inversioni di marcia di Genna, agli assi nella manica di grossi calibri come Fogli, Nino D’Attis, Biondillo) per superare il genere: aprire gli occhi, guardare altrove. Possibilmente avanti.
    Il nero, il Noir, con tutte le sue codifiche, i suoi stilemi infinitamente riproducibili, è una via per leggere il reale. Ma, fortunatamente, non la sola via. Per molti anni, la letteratura italiana di genere è stata una lente d’ingrandimento attraverso cui osservare passato, presente e futuro di questo stramaledetto, malandato, magnifico paese. Attraverso quello sguardo oscuro abbiamo capito molte più cose dell’Italia di quante ce ne fossero mai state spiegate da insegnanti, telegiornali, preti e libri di scuola.
    Ma, fortunatamente, non c’è solo il marcio. Non esiste solo il lato oscuro della merdosa medaglia.
    C’è altro, là fuori, ci sono modi nuovi e diversi di scrutare, di narrare, di sentire. Una grande lezione di svecchiamento degli antichi, sordidi, tarlati costrutti narrativi arriva (guarda caso) da Mamma America.
    Si pensi per esempio al rinnovamento che in casa Marvel hanno subito polverose icone supereroistiche col progetto Ultimates o con il ciclo di Captain America (quello della morte e resurrezione di Cap, per intenderci) di Brubaker.
    Oppure, se ci si vuole invece tenere alla larga da ambiti affetti da pesante nerdismo e navigare verso la cultura popolare nuda e cruda, si presti attenzione all’innalzamento qualitativo apportato dai serial all’intrattenimento di massa.
    C’erano una volta i telefilm: passatempi da pomeriggio, o da prima mattina. Nella migliore delle ipotesi, fogliettoni da giovedì sera (non fate i finti tonti e, soprattutto, le finte tonte: avete trascorso i migliori giovedì della vostra vita a spiare Dylan che metteva le corna a Brenda con quella zoccoletta di Kelly) o macabri e stralunati costrutti metafisci per adepti (ma di Twin Peaks ne nasce uno ogni trent’anni…).
    Poi, senza avvisare nessuno, è cambiato il secolo, e d’un botto pure il millennio.
    Ed ecco la trasmutazione: il telefilmtrasfigura in serial. E di colpo diventa una cosa “da grandi”. Con spazi narrativi inimmaginabili per il cinema e, a volte, persino per la letteratura. Soluzioni mature, personaggi tridimensionali, scelte di tempo epiche.
    Pensate all’impatto di LOST (non al finale, vi prego…) sul pubblico. A come le prime tre serie hanno incollato al televisore un miliardo di spettatori. Ai flashback, ai flashforward. Alla sfida proposta in termini di storytelling. Pensate a Prison Break, alla potenza di un’idea tanto semplice (la fuga) e alla complessità della sua realizzazione puntata dopo puntata (la prima serie è un autentico capolavoro d’orologeria). Per non parlare di Battlestar Galactica, che ha completamente rivoluzionato la fantascienza contemporanea mischiandola al grande cinema di guerra, alle atmosfere claustrofobiche del thriller, alle riflessioni dure e amare del postapocalittico. O a quel capolavoro di Dexter, che ha letteralmente rivitalizzato un personaggio letterario morto e sepolto, estrudendolo oltre gli asfittici confini della pagina.
    Le produzioni seriali e i fumetti mainstream d’oltreoceano ci hanno mostrato una pluralità di soluzioni narrative nell’orizzonte di due media che versavano in pessime condizioni di salute.
    Quella è la direzione in cui, per come la vedo io, occorrerebbe guardare per fare un passo avanti nell’innovazione del Noir.
    Un tentativo in questo senso, un esperimento di ibridazione narrativa, è il nostro J.A.S.T. (che, di fatto, ripropone in pagina plurimi stilemi tipici del serial) ma questo è solo un esempio. Uno dei mille sentieri percorribili.
    Immaginate di andare oltre, di espandere l’indagine su scala planetaria, o di usare la morte (il delitto) come metafora della condizione umana (lo ha fatto lo splendido The Walking Dead di Kirkman, fumetto che la notte di Halloween prossima ventura debutterà sul piccolo schermo), di cercare le prove nei meandri dell’esistenza di tutti i sospetti (LOST, Caprica), di scavare così in profondità alla ricerca del colpevole da scorgere, in fondo al pozzo, la propria immagine riflessa (Dexter). Immaginate di narrare (o di leggere narrazioni) che non hanno paura dei sobbalzi temporali, degli incastri descrittivi, della moltiplicazione dei piani narrativi.
    Immaginate, signore e signori, di scriveree di leggere in alta definizione.
    Quando vi troverete nel bel mezzo della storia e sentirete le parole fischiare come proiettili sopra le vostre teste, vi volterete indietro e scorgerete un puntino nero, sbiadito, a un passo dall’orizzonte.
    Quel puntino, signori e signore, sarà il cadavere del caro vecchio Noir.
    Ma allora nessuno, ma proprio nessuno, verserà più nemmeno una lacrima per lui.

    Articolo di Simone Sarasso

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    sabato 23 ottobre 2010

    La fine dei Greene – S.S. Van Dine (I Bassotti n. 80)


    Una sontuosa dimora di stampo antico in piena Manhattan; una delle famiglie più importanti della città, i Greene, pervasa da odi e antichi rancori; un omicidio… E poi un altro e un altro ancora. La serie sembra non finire mai. Gli ingredienti per costruire un ottimo giallo classico ci sono tutti. Non manca il più importante: un investigatore dilettante d'eccezione, Philo Vance. L'investigatore snob, coltissimo, amante del lusso e dell'arte fu creato da S.S. Van Dine nel 1926 quando uscì il suo primo romanzo giallo La strana morte del signor Benson. Philo Vance torna in questo romanzo, il terzo di Van Dine, per risolvere un caso intricatissimo col suo tipico metodo che si avvale soprattutto dello studio psicologico dei personaggi, dell'osservazione attenta e della rielaborazione di indizi apparentemente inspiegabili.
    La famiglia Greene è caratterizzata da una insolita clausola legata al testamento del defunto capofamiglia Tobias Greene: la vedova e i 5 figli dovranno rimanere a vivere nella dimora di famiglia per 25 anni, per aver diritto all'eredità. Questa convivenza forzata crea col tempo malumori e rancori fra i figli e anche verso la madre, presentata come un'arpia dominatrice che approfitta della sua infermità per angariare i figli. In una fredda notte invernale, dopo un'abbondante nevicata, un misterioso assassino prende di mira la famiglia Greene: la figlia primogenita Julia viene uccisa, mentre la più giovane, Ada, riesce miracolosamente a salvarsi. Uno degli altri fratelli, Chester, non crede alla teoria del ladro e del tentato furto. Così chiede l'intervento del procuratore distrettuale di New York Markham che, aiutato dall'amico Philo Vance, inizia subito le indagini.
    Questo è solo l'inizio della storia in cui l'indagine, man mano che passano i giorni, diventa sempre più serrata ed impellente per fermare la sanguinosa catena di delitti che sta praticamente sterminando i Greene.
    Abilissimo, S.S. Van Dine, nel creare un'atmosfera sempre più cupa e tesa e nel coinvolgere attivamente il lettore nelle indagini: ad un certo punto ci ritroviamo anche noi a ragionare con Philo Vance, a sospettare questo o quello e poi ad eliminare i sospettati dalla nostra personale lista… per forza di cose. Arriviamo anche noi alla conclusione che, come diceva Sherlock Holmes, "eliminato l'impossibile, ciò che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità".
    Autore delle famose "20 regole per scrivere romanzi polizieschi" (riportate integralmente alla fine del libro), in realtà secondo me anche Van Dine non le rispetta proprio alla lettera. Faccio solo un esempio. La regola n. 1 recita così: "Il lettore deve avere le stesse opportunità dell'investigatore di risolvere il mistero. Tutti gli indizi devono essere presentati e descritti con chiarezza." Ecco, proprio in questo romanzo una prova chiarificatrice viene presentata al lettore solo un capitolo prima della cattura del colpevole, quando ormai Vance ha già in mente la soluzione! Non una trasgressione vera e propria della regola, dunque, ma quasi…
    Assieme a L'enigma dell'alfiere (I Bassotti n. 48), La fine dei Greene è considerato dalla critica il capolavoro di S.S. Van Dine. L'invito a procuraseli entrambi è dunque doveroso: avere fra le mani queste curatissime edizioni dei Bassotti Polillo è un vero piacere prima per gli occhi e poi per la mente. Sempre.

    Articolo di Martina "PalazzoLavarda" Sartor

    Dettagli del libro
    • Titolo: La fine dei Greene
    • Autore: S.S. Van Dine
    • Editore: Polillo
    • Collana: I Bassotti - n. 80
    • Titolo originale: The Greene Murder Case
    • Traduttore: Pietro Ferrari
    • Anno: 2010
    • Pagine: 322
    • ISBN: 9788881543519
    • Prezzo: € 14.40 

    giovedì 21 ottobre 2010

    La memoria del destino - Pierpaolo Turitto (Absolutely Free 2010)


    Un colpo sordo, un corpo che si schianta sui sampietrini di una nobile strada romana.

    Via Rasella, sessant'anni dopo l'attentato che fece da drammatico prologo all'eccidio delle Fosse Ardeatine. Così muore Friedrick Gius, professore ordinario di Storia Moderna all'Università La Sapienza, nel giorno del suo compleanno. E l'ora di quella morte, omicidio o suicidio che sia, è la stessa della strage ordinata dalle cellule partigiane.
    Prende le mosse da qui, una delle più straordinarie storie gialle ambientate nella Capitale, nella quale si fondono passato e presente, esoterismo e misteri, inseguimenti e colpi di scena, in un intreccio che si salda nei canoni più classici dell'indagine poliziesca fino al rendez vous conclusivo, ad alta tensione.
    Un libro da leggere d'un fiato, "La Memoria del Destino" di Pierpaolo Turitto, popolato da personaggi che diventano rapidamente familiari, nel quale la città eterna non fa da semplice cornice, ma si anima con i suoi vicoli e i suoi luoghi storici, partecipe e protagonista di un complesso intrigo che si azionerà come un meccanismo a orologeria.

    Anteprima del libro

    C'è la Roma visibile. Quella, cioè, che finisce sulle cartoline o nelle foto a far da sfondo ai sorridenti giapponesi.
    Poi c'è la Roma nascosta: labirinti nel sottosuolo. Dedali di vicoli e percorsi che si articolano soprattutto dentro e intorno alle chiese.
    "La memoria del destino" è il puzzle che assembla entrambi gli aspetti di Roma. Lo fa, con un ritmo serrato, attraverso i protagonisti di questo coinvolgente thriller "urbano" che si dipana tra contemporaneità e Storia. E protagonista involontaria (o forse assolutamente voluta) del romanzo di Turitto è proprio la Capitale. Non è solo una location, Roma. Le sue strade, le sue mura, i suoi palazzi sembrano animarsi e incombere sui personaggi chiamati dall'autore a dar voce a chi non può averla. E così Roma, tanto nelle tinte rosa di "dolce vita" quanto in quelle noir dell'intrigo ricco di suspence, si offre inaspettata ai turisti e, per certi versi, insospettabile persino ai romani. I quali, nonostante la quotidiana frequentazione, non finiranno mai di imparare come è fatta la loro città.

    Enrico Gregori - Il Messaggero


    Articolo di Enzo "BodyCold" Carcello

    Dettagli del libro
    • Autore/i: Pierpaolo Turitto
    • Editore: Absolutely Free
    • Collana: Giallo.doc
    • Prezzo € 18.00
    • Formato: Libro in brossura
    • Data di pubblicazione: 2010
    • ISBN: 8890414650
    • ISBN 13: 9788890414657

    Il vento del Texas – James Reasoner


    Non c’è niente che riesa a stare fermo e crescere senza che il vento gli soffi addosso. Finisce per spazzare via tutto quello che c’è di buono.

    Fort Worth, Texas. Mandy, figlia di un facoltoso uomo d’affari locale scompare. La matrigna ingaggia l’investigatore privato Cody, pregandolo di ritrovarla prima che il marito torni dal suo viaggio di lavoro.
    Tutto fa credere al nostro investigatore che Mandy sia fuggita con Jeff Willington, il ragazzo della sua migliore amica Lisa. I ragazzi avevano formato un trio che si esibiva la sera nei locali texani, probabilmente non avevano avuto il coraggio di dire a Lisa della loro relazione e hanno preferito tagliare la corda.
    Cody è convinto a questo punto di poter chiudere facilmente il caso e invece si ritrova a fare i conti con un pericolosissimo gangster e soprattutto con i suoi scagnozzi dalle mani un po’ troppo pesanti.
    Anche questa volta Meridiano Zero non si smentisce e non mi delude. Il vento del Texas di James Reasoner è una lettura molto piacevole. Sicuramente la meno nera rispetto agli altri romanzi che ho letto fino ad oggi della stessa collana, ma credo che questo dipenda dal fatto che stiamo parlando di un romanzo un po’ datato. Qualcuno infatti potrebbe storcere un po’ il naso leggendolo, trovando la storia un po’ piatta. Tenete presente però che stiamo parlando di un libro pubblicato nel 1980 e passato quasi del tutto inosservato a causa del fallimento subito dalla casa editrice americana che all’epoca ne curò l’uscita.
    Il vento del Texas è ben scritto, avvincente quanto basta e ben congeniato. Reasoner ci racconta una storia credibile e lo fa con una prosa asciutta, senza trucco e senza inganno, con personaggi credibili e reali. I suoi protagonisti odiano e amano, soffrono e gioiscono. Sullo sfondo c’è il Texas, uno Stato che sta perdendo la sua identità vittima ormai delle mode e dei tempi che cambiano. “Il Texas era un bel posto dove vivere, prima che cercasse di diventare un'altra California o un'altra New York. Adesso basta l'ultima novità o trovata di moda e tirano fuori i longhorn di cartapesta. Forse è più furbo, ma di certo così è molto meno reale.”
    La storia si evolve, la tensione aumenta. Il mistero si rivela piano piano, senza sconvolgere ma comunque coinvolgendo il lettore. Quello che ho apprezzato meno è il finale, di cui però per ovvie ragioni preferisco non scrivere.
    Un buon libro che consiglio a tutti.

    Articolo di Marianna "Mari" De Rossi

    Dettaglio del libro
    • Titolo: Il vento del Texas
    • Autore: Reasoner James
    • Editore: Meridiano Zero
    • Prezzo: € 13.50
    • Collana: Meridianonero
    • Data di Pubblicazione: 2010
    • ISBN: 8882372030
    • ISBN-13: 9788882372033
    • Pagine: 192
    • Traduttore: M. Vicentini
    • Reparto: Narrativa straniera

    mercoledì 20 ottobre 2010

    E morirono tutti felici e contenti - AA.VV (Neo Ed. 2009)


    La vita non è una favola. E’ una verità che si tocca con mano tutti i giorni sia nelle piccole che nelle grandi cose,ovunque, dove la fatica, la precarietà, le frustrazioni continue, i fallimenti pressoché quotidiani superano l’illusione di una felicità, quasi magica, facile da ottenere con un semplice movimento di bacchetta o l’intervento di un Genio pronto a esaudirti seduta stante i tuoi desideri infiniti e impossibili.
    La vita è ben altro. Le fiabe aiutano a sognare, a crescere, a credere, a costruirsi un immaginario nel quale coltivare le proprie fantasie di fuga verso mondi lontani, ma c’entrano poco, pochissimo, con la strada sterrata a luci spente, piene di buche, in salita, che si deve percorrere vivendo. Vivere è tutto un altro paio di maniche.
    E MORIRONO TUTTI FELICI E CONTENTI” è un titolo parecchio buffo, frizzante,evidentemente ironico ma anche piccatamente e spiccatamente amaro, cupo, beffardo, azzeccatissimo per spingerci ad aprire il libro con quella curiosità e trasporto che il prima il titolo, poi la copertina e poi la retrocopertina suscitano. Ma attenzione al contenuto, che richiede una partecipazione attenta, attiva, profonda da parte di chi si immerge nella sua lettura.
    E’ una rivisitazione ambiziosa in chiave moderna della fiaba che non contempla piu’, in questo caso, tutti i connotati tipici del genere fanciullesco ma si apre a una diversa lettura, adulta, riflessiva e critica, coinvolgendo le problematiche piu’ impellenti della società di oggi.
    Hanno partecipato al progetto editoriale di Neo Edizioni, giovani firme italiane affamate di scrittura, che hanno incasellato un pezzetto ciascuno del proprio stile di scrittura, della propria inventiva, della propria visione della realtà, in un collage variegato di diversa coloritura letteraria che non puo’ non attirare l’attenzione di chi legge. Cosi’ , passare da un racconto a un altro, significa si passare da una storia a un’altra ma anche da un tipo di scrittura a un'altra, da un tipo di personalità a un’altra, da un punto di vista a un altro. Ed è un viaggio assolutamente suggestivo e stuzzicante per il lettore che si sente come cittadino di mondi diversi da percorrere semplicemente sfogliando le pagine, ritrovandosi improvvisamente in un luogo diverso da quello precedentemente percorso.
    Non si trova divertimento e lieto fine, appagamento, relax emotivo perché non si puo’ ridere, volare con la fantasia e evadere quando si toccano temi seri e impegnativi inerenti i nostri giorni come episodi di cronaca, la politica, la religione, le battaglie morali e quelle interiori esistenziali con se stessi.
    La cenerentola qui viene ridipinta ai giorni nostri come un’adolescente milanese piuttosto annoiata, sola, abbandonata a se stessa in una città, Milano, che sembra annullare la persona in vista di un assemblaggio di personalità, quasi industriale.
    Pollicino è un grave invalido che improvvisamente perde tutto cio’ di cui viveva, e viene presto spedito nel dimenticatoio da una società che fatica ad accettare i menomati e i diversi.
    La piccola fiammiferaia altro non è che una prostituta fisicamente mastodontica con una storia alle spalle drammatica e deprecabile suo malgrado, ormai priva di qualsiasi certezza e di uno straccio di futuro da programmare, desolante nella sua esistenza a dir poco precaria, ferita da un’infanzia terribile e da un presente addirittura peggiore che la condurrà a una fine atroce.
    La Bella addormentata è una donna, 33enne, ferita psicologicamente (e non) da un evento scioccante, e perde la propria vita, il proprio mondo, il proprio futuro , pur rimanendo in vita (si fa per dire) e cerca in tutti i modi di regalare cio’ che non ha potuto vivere come avrebbe voluto, alla sua badante rumena che ha avuto il delicato compito di accudirla e prendersi cura di lei.
    La Bella e la Bestia racconta di un ragazzo piuttosto insignificante, brutto, di poca personalità, che incontra per miracolo una ragazza fantastica, la quale lo abbandonerà poco dopo che l’azienda di suo padre riprenderà a marciare dopo una gravissima crisi economica che ha rischiato di mandarli sul lastrico. Il ragazzo a quel punto tramerà la vendetta piu’ infima, irreversibile, lancinante.
    In questa gran bella raccolta, composta da 18 racconti tutti scrupolosamente selezionati da un’ampio serbatoio di scritti tra piu’ disparati pervenuti alla casa editrice, l’intento non è stupire con effetti speciali o regalare al lettore un altro mondo fatto di sogni e lieto fine, alternativo a quello reale, ma l’obiettivo altro non è che quello di prendere atto del fatto che i cattivi delle fiabe, l’antieroe, è ravvisabile in ogni momento della nostra vita di tutti i giorni: al citofono truffatori che cercano di adescare vecchiette a ingannevoli associazioni, automobilisti che ti inseguono fino a casa se in un viale hai tagliato loro la strada, un collega di lavoro che trama alle tue spalle per farsi migliore agli occhi del proprio capo, vicini di casa apparentemente normali che spargono da un giorno all’altro il loro appartamento del sangue dell’altro, amici che ti offrono sostanze stupefacenti e cosi’ via. L’elenco sarebbe interminabile.
    Racconti, alcuni divertenti, altri dal retrogusto amaro, altri grotteschi, ancora cinici o semplicemente reali nel loro resoconto di eventi che sfociano in conseguenze letali. Insomma, un catalogo di personaggi, ambientazioni, relazioni che avvertono il lettore di dimenticarsi completamente delle fiabe secondo quello che è il loro significato corrente e prepararsi ad accogliere un reticolato di messaggi che puntano a suscitare una qualche reazione emotiva in chi legge piu’ profonda di una semplice risata.
    Non si addolcisce la pillola leggendo questo libro, anzi se possibile ci si inacidisce di altro sapore aspro, amaro per allarmarci sull’immanente e imminente pericolo con cui, spesso inconsciamente, abbiamo a che fare in ogni istante della nostra,solo apparentemente, innocua e scontata routine fatta di lavoro, fare la spesa, frequentazione di amici e di tempo libero. Il sentirsi sicuri e protetti è una fiaba. L’equilibrio e la pacifica convivenza col mondo è un sogno illusorio, sempre cosi’ realmente minacciato da forze invisibili e imprevedibili pronte a colpire, spesso nei momenti, nei luoghi e dalle persone di cui meno te lo aspetti.
    Il lieto fine non viene negato a priori, e ci mancherebbe altro,ma non è precostituito, scontato, va costruito passo dopo passo a partire da noi stessi. Il lieto fine è sempre qualcosa di parziale, misurato per singolo momento, per singola esperienza, perché la vita in sé, che fluisce nella morte, non ha per ovvi motivi il lieto fine. La vita non è una fiaba dal lieto fine già scritto, è anzi una bellissima opportunità di raccontare e vivere se stessi, porgendo mattone su mattone per edificare qualcosa di importante, con l’inghippo dell’imprevedibile costante che per certi versi da maggior sapore a tutto quello che siamo, diciamo e facciamo nelle nostre piccole, difficili, complicate esistenze.

    Anteprima del libro

    Articolo di Matteo "Andriy" Spinelli

    Dettagli del libro
    • Prezzo: € 13.00
    • ISBN: 978-88-96176-00-9
    • Pagine: 288
    • A cura di Massimo Avenali
    • Formato: 14x20
    Gli Autori dell’antologia

    martedì 19 ottobre 2010

    [News] J.A.S.T Just Another Spy Tale


    Domani è il giorno dell'uscita dell'ultima fatica di Simone Sarasso, stavolta in combutta con altri due talentuosi scrittori, Daniele Rudoni, già complice di Simone per la graphic novel UWS, e la giovane Lorenza Ghinelli.
    J.A.S.T. è un romanzo collettivo, una spy-story estremamente avvincente, ma è anche qualcosa di più e di diverso, nientemeno che il primo serial TV su carta!

    New Jersey, 2007: qualcosa di molto pericoloso viene rubato da una base militare del governo americano. Quattro agenti segreti si mettono sulle tracce dell'oggetto misterioso, lo inseguono attraverso tre continenti sfidando la morte per portare a termine la missione. Aisha, l'esotico fiore all'occhiello della CIA, Mordechai Dekhnavitsh, il numero uno del Mossad e Viscardi, lo spietato assassino del Vaticano. Tutti i Servizi del mondo sono a caccia della Spia, l'uomo senza nome che ha rubato ciò che potrebbe cambiare le sorti dell'intero pianeta. Un oggetto narrativo senza precedenti, un'esperienza d'intrattenimento unica nel suo genere: J.A.S.T. è un romanzo, ma non è solo un romanzo.
    I tre volumi contenuti nel prezioso cofanetto raccolgono i dieci episodi della serie che rivoluzionerà la narrativa d'azione. Ogni episodio di J.A.S.T. ha la durata, il ritmo e lo stile narrativo delle puntate delle fiction televisive americane.

    Curiosi?
    Allora guardate lo splendido booktrailer del libro:


    Marsilio è lieta di presentare il J.A.S.T. Blog Tour, il primo blog tour letterario che abbia luogo in Italia, organizzato per l’uscita di J.A.S.T. – Just Another Spy Tale, un avvincente e innovativo romanzo collettivo scritto da Lorenza Ghinelli, Simone Sarasso e Daniele Rudoni.
    Di che si tratta? Un Book Blog Tour è l’equivalente in rete di un tour promozionale, una cosa inedita qui da noi ma che ha dei precedenti in altri paesi, come per esempio gli Stati Uniti. In pratica, se in un tradizionale tour di promozione uno scrittore presenta il libro ogni giorno in una città diversa, nel caso del J.A.S.T. Blog Tour ogni giorno per un determinato periodo su una serie di blog verrà ospitato un post sul libro, che potrà contenere un’intervista a uno degli autori, un estratto dal romanzo o altro. Tutti i blog si linkeranno reciprocamente, in modo che sarà possibile ripercorrere, passando da un blog all’altro, l’intero tour in ogni sua tappa.
    Il tour avrà inizio il 20 ottobre – giorno di uscita del romanzo – e si svolgerà nell’arco di due settimane facendo tappa per alcuni tra i più vivaci e interessanti blog letterari e culturali attivi nel web italiano.

    J.A.S.T. Blog Tour – il programma completo
    Prima tappa – 20 ottobre – http://www.booksblog.it/
    Seconda tappa – 21 ottobre – http://www.carmillaonline.com/
    Terza tappa – 22 ottobre – http://angolonero.blogosfere.it/
    Quarta tappa – 23 ottobre – http://libriblog.com/
    Quinta tappa – 24 ottobre – http://corpifreddi.blogspot.com/
    Sesta tappa – 25 ottobre – http://sulromanzo.blogspot.com/
    Settima tappa – 26 ottobre – http://blogolonelbuio.blogspot.com/
    Ottava tappa – 27 ottobre – http://hotmag.me/nonsolonoir/
    Nona tappa – 28 ottobre http://www.thrillercafe.it/
    Decima tappa – 29 ottobre http://telefilmcult.blogspot.com/
    Undicesima tappa – 30 ottobre http://www.librinews.com/
    Dodicesima tappa – 31 ottobre http://antoniogenna.wordpress.com/
    Tredicesima tappa – 1 novembre http://liberidiscrivere.splinder.com/
    Quattordicesima tappa – 2 novembre http://i-libri.com/

    Un mattino da cani - Christopher Brookmyre (Meridiano Zero 2010)


    .... in questo paese ottieni appalti perchè sei “uno del gruppo”, hai frequentato la scuola giusta, finanzi il partito giusto, hai assunto come dirigente il parente di un membro del governo o hai promesso un posto nel consiglio di amministrazione al tale ministro, quando deciderà che è arrivato il momento di dimettersi per passare più tempo con i suoi banchieri....

    Si fa presto a dire buongiorno, provate a dirlo a Jack Parlabene, potreste rischiare un occhio nero! Non è facile svegliarsi in preda ai postumi di una sbronza colossale, con la sensazione che un martello pneumatico stia cercando di aprirvi in due la testa. Pensate se poi, in queste condizioni e vestiti solo di un paio di slip e maglietta vi ritrovaste chiusi fuori dal vostro appartamento in un condominio in cui pullulano i poliziotti, vi imbatteste in una puzzolente pozza di vomito e in un un appartamento, quello sotto al vostro, devastato, con tanto di cadavere massacrato con la gola tagliata, dita staccate a morsi e abbastanza sangue da dissetare un rave di vampiri....... E già la mattinata ha preso il verso sbagliato, ma visto che al peggio non c'è mai fine ecco che finite come indiziato principale, in fin dei conti eravate li, davanti al cadavere, mezzi nudi e per niente impressionati da tutto quel casino.... Ecco ora è proprio UN MATTINO DA CANI. Ed è proprio quello che capita al protagonista di questo divertente, satirico e avvincente noir. Jack Parlabene è un giornalista in fuga da Los Angeles dove, per la sua intrarprendenza e il suo fiuto per i guai, ha rischiato di essere ammazzato. Edimburgo, Scozia, città nuova ma stessi guai. Suo malgrado si trova coinvolto nell'indagine sull'omicidio del dottor Ponsonby, il vicino di casa, e va a scoperchiare il cosidetto vaso di Pandora: corruzione, sanità pubblica e privata, killer sanguinari ed esilaranti, morti sospette tutto in nome del dio denaro. Ritmo serrato e incalzante, scrittura scorrevole e coinvolgente fino all'ultima riga, per un libro che si divora in un attimo con personaggi irresistibili, lo stesso Jack ma anche Sarah anestesista nonché ex moglie del morto e Jenny la poliziotta lesbica, dialoghi pungenti e diretti. Christopher Brookmyre è dissacrante, fuori di testa, divertente, ho letto che è “osannato dalla critica e corteggiato da Hollywood” bè, cedi alle lusinghe, questo libro è perfetto per un film dei fratelli Coen!

    ... Da noi non esiste nulla di volgare e primitivo come le mazzette. E' una questione di fiducia. A ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. A ogni appalto corrisponde un premio. E' più nobile, più da gentiluomini. Una questione di intesa reciproca. Una cosa molto, molto british

    Articolo di Cristina "cristing" Di Bonaventura

    Dettagli del libro
    • Formato: Tascabile
    • Pagine: 318
    • Lingua: Italiano
    • Titolo originale: Quite Ugly One Morning
    • Lingua originale: Inglese
    • Editore: Meridianozero
    • Anno di pubblicazione 2010
    • Codice EAN: 9788882372231
    • Traduttore: V. Curtoni 

    lunedì 18 ottobre 2010

    Charlotte - La Terapia - Sebastian Fitzek (4° booktrailer)



    La verità è un puzzle con un numero di pezzi sconosciuto
    Si scopre solo quando l' intero mosaico è stato composto

    Adamo – Ted Dekker (Mondadori 2010)


    La trama potrebbe sembrare abbastanza banale. L’ennesimo spietato serial killer e il solito profiler abbastanza in gamba da mettere insieme tutti i pezzi che compongono il mosaico. In realtà però Adamo non è solo questo. Le storie narrate sono due. Una avviene nei giorni nostri, l’altra ha inizio a metà degli anni ’60. Lo stile narrativo delle due storie è talmente diverso che ho persino avuto il dubbio se a scrivere il romanzo fosse stato il solo Dekker.
    Alex e Jessica Price sono due bellissimi bambini figli di braccianti agricoli dell’Arkansas. Vivono in una casa mobile sul retro di un ranch di una famiglia di agricoltori, gli Hope, e sono la gioia e l’orgoglio dei loro genitori, Betty e Lorden Price.
    I Price sognano per i figli un futuro migliore del loro, dicevano ai loro amici che i bambini un giorno sarebbero andati al college e per questo progetto risparmiano quanto più possibile.
    La notte del 15 gennaio 1968, quando avevano rispettivamente quattro e tre anni, Alex e Jessica vengono rapiti. Un uomo e una donna, a bordo di un pickup Ford li portano via. Lorden preso dal panico provò ad inseguirli ma fu tutto inutile.
    Tutta la notte lo sceriffo, la polizia della contea e quella stradale diramano comunicati e istituiscono posti di blocco, ma non succede nulla. Al mattino viene coinvolta anche l’FBI di Little Rock. Niente, dei bambini e dei loro rapitori non c’è più traccia. Sembrano spariti nel nulla.
    Tredici anni dopo troviamo Alex e Jessica in una fattoria dell’Oklahoma. Non sono più i bambini allegri dell’Arkansas, il loro futuro non sembra ricco di sogni. Sono due adolescenti terrorizzati e succubi degli abusi subiti da Alice e Cyril Brown, Madre e Padre, come li chiamano loro.
    Non ricordano nulla dei loro genitori naturali e della loro vita prima del rapimento. Non sanno nulla della vita e l’unico mondo che conoscono è la fattoria i cui vivono.
    Un giorno Alex sente un rumore e scopre così l’esistenza dei treni. Convince la sorella a fuggire con lui e anche se e tanta la paura di essere sorpresi ancora più forte è il desiderio di lasciarsi alle spalle tredici anni di incubo.
    Arrivano a Los Angeles e grazie all’aiuto di un prete i ragazzi trovano un lavoro e una casa. Jessica riesce a vincere piano piano la paura nei confronti del prossimo e comincia a desiderare una vita normale, degli amici, un marito, dei figli. Alex no. Lui non riesce ad aprirsi, ad interagire. Si isola sempre di più e Jessica si accorge che con il passare del tempo il ragazzo sta diventando come la matrigna. Terrorizzata, la ragazza lo abbandona.
    Daniel Clark è un famoso profiler dell’FBI. Il caso che sta seguendo è sicuramente il più complicato e affascinante a cui ha mai lavorato. Talmente coinvolgente da compromettere anche il suo matrimonio.
    Il serial killer a cui sta dando la caccia si fa chiamare Eva, uccide una donna al mese, a ogni luna nuova e sempre con lo stesso modus operandi. In qualche modo contagia le sue vittime con un virus simile alla meningite. Ma chi è Eva? Trovarlo sembra un impresa impossibile, fino a quando un giorno è Eva che decide di trovare lui, e da quel giorno Daniel saprà cosa è la paura.
    La trama è molto avvincente, e la storia coinvolge fin da subito. Quando ho capito cosa stava succedendo ho storto un po’ il naso perché non amo molto le esagerazioni troppo fantastiche nei gialli, però devo dire che Dekker se l’è cavata egregiamente, dando vita ad un buon thriller. Una delle due storie è scritta decisamente meglio dell’altra e gli stessi personaggi sono più convincenti e caratterizzati. L’altra manca un po’ di originalità, perché ormai il panorama editoriale è saturo di storie simili. Ritengo comunque che l’autore meriti e che alla fine Adamo sia una buona lettura.

    Articolo di Marianna "mari" De Rossi

    Dettagli del libro
    • Formato: Rilegato
    • Pagine: 342
    • Lingua: Italiano
    • Titolo originale: Adam
    • Lingua originale: Inglese
    • Editore: Mondadori
    • Anno di pubblicazione 2010
    • Codice EAN: 9788804594789
    • Traduttore: A. Raffo 

    sabato 16 ottobre 2010

    Mirage - Howard Fast (Polillo 2010)


    Arrivano i “mastini” della Polillo!

    Tra i libri che, ragazzo, facevo abilmente sparire sotto la maglietta dalla bottega del giornalaio del mio paese (in seguito ho cominciato a comprarli) c’erano all’inizio quelli di Brett Halliday con il massiccio e rossiccio Mike Shayne che menava botte da tutte le parti. E allora via a casa con il batticuore per la paura di essere scoperto. Più precisamente in soffitta (un classico), dove mi si aprivano squarci di città tumultuose, uffici scalcinati, facce grifagne, sigarette penzolanti dalle labbra, pupe rotonde, whisky a go-go, sparatorie da tutte le parti, e insomma il nutrito armamentario dell’hard boiled americano che si mischiava con pipe, ghette, baffetti curati, violini, vecchiette sferruzzanti, camere chiuse…ecc…ergo con quello del classico mystery all’inglese.
    Per cui, quando ho visto l’infaticabile e benemerita Polillo aggiungere alla copertina rosso fuoco dei “bassotti” quella pur sempre appariscente di color arancione dei “mastini”, riferita alla “crime story”, un saltello di gioia me lo sono fatto insieme ad un bel saltello a ritroso nel tempo.
    Dunque Mirage di Howard Fast, Polillo 2010.
    Al sodo. New York, via la luce dall’edificio in cui lavora David Stillman, trentasei anni, contabile scapolo in una ditta con ufficio al ventiduesimo piano di un grattacielo (vista sull’isola di Manhattan e sulla Statua della Libertà). Mentre si avvia verso casa, scendendo a tentoni le scale con la pipa accesa, incontra una bella, anzi “bellissima” pupa dai capelli neri tagliati corti (la bionda viene in seguito). Strana e affascinante creatura che sembra conoscerlo e ancora più strana la frase uscita dalla sua boccuccia che tutto è opera di un tal Vincent. Detto questo si dilegua. Per seguirla David arriva in pieno centro di Broadway, qui si imbatte un morto caduto dall’alto di un grattacielo, via al bar di Jimmy White (deve essere una checca) e un doppio bourbon tanto per riprendersi. Il morto (suicida o ucciso?) è il riccastro Charles Calvin in possesso di una maledetta formula di un gas “più economico ed efficace della bomba atomica”.
    A casa l’imponderabile nella figura di un uomo in grigio (grigi i capelli, la faccia, il vestito, l’impermeabile, il cappello, solo gli occhi di un blu pallido) che lo sta aspettando con un messaggio ben preciso. David deve partire per ordine di Vincent (ancora lui), già pronto il passaporto e la nuova carta di identità.
    Arriva il dubbio, l’assillo, la perdita della memoria. Ergo da uno psichiatra per sapere se è pazzo o meno, poi dal detective squattrinato Mike Caselle, faccia rotonda lentigginosa con il solito ufficio misero e polveroso, per sapere, addirittura, chi è. Caso strano, stranissimo. Mike tentenna ma cinquecento dollari di anticipo e venticinque al giorno sono una bella attrattiva. In casa sparito passaporto, al suo posto nel cassetto un topo morto, sparita pure l’azienda per cui lavora (giuro). Shela, altra belloccia dai capelli biondo platino (una bionda c’è sempre in questi casi), sa chi è ma non può rivelargli la sua identità. Arriva pure il morto con la testa fracassata insieme a fughe, inseguimenti, alla ricerca affannosa e disperata di se stesso e ai ricordi che affiorano pian piano fino all’epilogo e alla scoperta della verità.
    Grande perizia stilistica, tuffo nell’inconscio, in un incubo alla Hitchcock, una vena di sottile umorismo che serpeggia per tutta la vicenda serrata dentro una atmosfera angosciante. Il lettore si trova sballottato e confuso tra i pensieri e gli assilli del protagonista che narra in prima persona e nello stesso tempo viene attratto irresistibilmente dalla voglia di scoprire il mistero. Da questo racconto, pubblicato nel 1951 con il titolo “Fallen”, fu tratto il film “Mirage” del 1965 con Gregory Peck e Walter Matthau.
    A fine lettura, evidentemente un po’ scosso, passando davanti allo specchio, “Ma chi sono io?” ho detto a voce alta (giuro). Mia moglie, che era da quelle parti, ha scosso ripetutamente la testa facendomi ricordare in maniera inequivocabile chi sono…

    Articolo di Fabio Lotti

    Dettagli del libro
    • Formato: Brossura
    • Pagine: 192
    • Lingua: Italiano
    • Editore: Polillo
    • Anno di pubblicazione 2010
    • Codice EAN: 9788881543656
    • Traduttore: G. Viganò
    • Prezzo: 13.00 euro

    venerdì 15 ottobre 2010

    Il debito dell’ingegnere - Eugenio Tornaghi


    Quest’anno è proprio quello delle belle scoperte. Tutte rigorosamente italiane.

    Che bel giallo che ci regala questo Tornaghi, qui alla sua seconda prova letteraria sulla lunga distanza dopo il debutto “Una soluzione logica” (a questo punto obbligatoriamente di prossima lettura da parte del sottoscritto). E d’altronde è difficile credere il contrario: dietro la collana editoriale Todaro Impronte, per la quale viene pubblicato questo romanzo, ci sta l’istinto da talent scout e il naso sopraffino da segugio della unica e sola regina del giallo, Tecla Dozio. Una collana forse ancora non conosciuta al grande pubblico e ancora di nicchia, ma certamente creata con le idee molto chiare: offrire romanzi polizieschi di qualità, con storie valide e interessanti, scritti bene nel giusto e corretto rispetto verso il lettore. Sembra francamente assurdo che un romanzo di così alto spessore, non fosse stato per il recente (e meritato) riconoscimento come incontrastato vincitore al Premio Nebbiagialla 2010, forse non avrebbe goduto della necessaria e meritata visibilità. Mi auguro che questo premio possa servire come trampolino di lancio per l’editore Todaro nel cercare di fare conoscere agli attenti e appassionati fruitori di narrativa poliziesca le innumerevoli perle di cui è disseminato il suo catalogo.
    “Il debito dell’ingegnere” racconta la storia di una ossessione, l’ossessione personale dell’ingegnere Antonio Cavenago. Tutto nasce diversi anni prima del momento in cui la vicenda è narrata. E’ il 1994 e Antonio deve assolvere il servizio di leva, (allora obbligatorio), a Udine presso la caserma Berghinz. Proprio nel giorno del suo arrivo si respira un clima quasi surreale: la sera prima un giovane militare Giorgio Crespi, che presto si scoprirà essere conoscente di Antonio in quanto fratello della sua ex-fidanzata, si è tolto la vita. La famiglia del defunto non crede alla tesi del suicidio e si accanisce con ogni mezzo nel cercare di dimostrare che Giorgio è stato assassinato. Cerca quindi di coinvolgere Antonio nell’indagine; dopo qualche tentennamento Antonio accetta e ne rimane invischiato in maniera totale. Oggi, dopo 14 anni, Antonio non si è fatto ancora una ragione, tutta la sua vita e le sue scelte sono state segnate profondamente da questa tragedia; un delitto che ora più di allora reclama delle risposte. Un debito che deve essere saldato una volta per tutte.
    Finalmente un giallo come si deve, scritto veramente bene ma che non si perde in tanti fronzoli. Nonostante il non esiguo numero di pagine ho divorato il romanzo in una giornata tanto era la necessità di scoprire il mistero dietro questa bella e avvincente storia. L’intreccio narrativo è coerente e sensato, l’indagine investigativa è sempre serrata e l’attenzione del lettore è costantemente alta. Una storia concepita e curata in maniera impeccabile dall’inizio alla fine.
    A memoria credo sia il primo romanzo di genere dove un delitto viene compiuto in una caserma militare. Molto interessanti risultano, a tal proposito, le delicate problematiche affrontate come la piaga del nonnismo e l’omertà perversa che ne consegue. Ed evidente e riuscito è il messaggio di denuncia di Tornaghi verso un sistema che a volte ha più danneggiato che formato l’essere umano; non per nulla Eugenio Tornaghi, all’epoca dell’assolvimento del suo personale servizio di leva, era distaccato alla sezione sindacale interna e quindi profondo conoscitore delle serie difficoltà che colpivano la categoria. Mi preme chiarire che la critica dello scrittore torinese nei confronti della Naia non è assoluta, anzi lo stesso Tornaghi sostiene che, probabilmente, la leva obbligatoria era l’unica possibilità di unire e rapportare ragazzi di diversa estrazione sociale, annullando le caste e le distinzioni di classi.
    Un paio di riflessioni pure sulla profonda caratterizzazione del personaggio di Antonio; davvero un gran tocco di classe come viene costruita questa sua lunga e lenta fissazione alla ricerca della verità che lo cambia radicalmente e ne condiziona le scelte di vita. Eugenio Tornaghi è incredibilmente bravo nel raccontarci la progressiva trasformazione di questo personaggio.
    Se cercate un capace di accontentare il più esigente palato di romanzi gialli e, allo stesso tempo, in grado di fare riflettere e porre terreno fertile per la discussione, credetemi, qua andate sul sicuro . Altamente consigliato.

    Articolo diMarco "killer mantovano" Piva

    Dettagli del libro
    • Formato: Brossura
    • Pagine: 220
    • Lingua: Italiano
    • Editore: Todaro
    • Anno di pubblicazione 2009
    • Codice EAN: 9788886981811
    • Prezzo: 16,00 euro

    giovedì 14 ottobre 2010

    Operazione Atlanta – Hugues Pagan


    « Abbiamo misurato accuratamente il nostro cammino, in lungo, in largo e di traverso, abbiamo guardato a destra e a manca, ci siamo voltati indietro per essere sicuri di non aver dimenticato nulla. Certo, restano dei rimpianti, talvolta dolorosi: se le cose fossero andate diversamente… Quella volta, quell’altra… Prima o poi ci rendiamo conto che stiamo commettendo un orrendo delitto: sperare»

    Operazione Atlanta è senza dubbio il noir più nero che ho mai letto. Le prime pagine mi avevano un po’ disorientata. La storia mi era sembrata da subito troppo ingarbugliata e invece…invece ha continuato ad ingarbugliarsi sempre di più, pagina dopo pagina ma con uno stile narrativo così fluido e perfetto che ho divorato le 250 pagine del libro senza neanche accorgermene.
    « Quante volte un uomo può tradire prima di rinnegare se stesso? »
    Eliminare Berg, un ex terrorista internazionale, ad ogni costo e con ogni mezzo. Questo è quello che vuole il commissario capo Chateau, e per raggiungere il suo scopo ogni stratagemma è lecito, ogni persona una pedina da usare e manipolare fin tanto che serve. Come il detective Milard, già vinto da un ignobile destino o Mauber, un ex combattente dei corpi speciali.
    Omicidi in pieno giorno, sparatorie da Far West, sicari spietati e qualcuno nell’ombra che tiene i fili di una storia che non ha eroi o vincitori. Tutto in una Parigi ben lontana dalla città degli innamorati come siamo abituati ad immaginarla noi, ma grigia e malinconica come l’anima dei personaggi che popolano le pagine di questo capolavoro. E già i personaggi…Pagan è un maestro della caratterizzazione. I protagonisti di Operazione Atlanta sono così dannatamente vivi che sembrano uscire dal loro mondo di carta e inchiostro e girarti intorno creando un vortice di azioni e dialoghi al cardiopalma.
    Berg sembra fregarli tutti, la caccia continua, la storia procede veloce. Sembra quasi di guardare un film spingendo il tasto fast forward. I personaggi si sovrappongono, le scene cambiano, le situazioni si ribaltano. Alla fine mi sono resa conto che trattenevo il respiro. Ho chiuso il libro e con grande rammarico sono scesa dalla giostra.
    Operazione Atlanta di Hugues Pagan edito da Meridiano Zero è stato pubblicato in Francia nel 1985. In Italia è arrivato un po’ tardi, come spesso capita alle opere migliori. Leggendolo si capisce che è un po’ datato. Si può ancora fumare nei luoghi pubblici, negli uffici i computer sono ancora delle chimere, tuttavia la storia non ne risente, anzi, è un romanzo talmente forte e intenso che non può lasciare indifferenti.
    Non rinunciate al piacere di conoscere Pagan, e solo dopo potrete dire veramente di aver letto un noir.

    Articolo di Marianna "Mari" De Rossi

    Dettagli del libro
    • Formato: Brossura
    • Pagine: 253
    • Lingua: Italiano
    • Titolo originale: Last Affair
    • Lingua originale: Inglese
    • Editore: Meridianozero
    • Anno di pubblicazione 2010
    • Codice EAN: 9788882372187
    • Traduttore: P. Campo 

    mercoledì 13 ottobre 2010

    L'uomo dagli occhi glauchi – Patrizia Debicke van der Noot


    Ci si nasconde dietro al ritratto del giovane inglese di Tiziano?
    Chi vuole assassinare Reginald Pole, cardinale di Enrico VIII?

    Inghilterra, 1545
    Il regno di re Enrico VIII volge quasi al termine; la tensione fra cattolici e protestanti dopo lo scisma col papato è al culmine; il vecchio re è ossessionato da complotti e si trova circondato da lord e nobili che tramano alle sue spalle, pensando già alla successione e a impadronirsi in qualche modo del potere. Il giovane William Cyssel, da poco a corte, si trova suo malgrado coinvolto in questi intrighi e ancora non sa quanto lontano lo porterà la strada appena intrapresa.
    Tutto ruota attorno alla figura del cardinale Reginald Pole, legato pontificio al Concilio di Trento che sta per iniziare, ma anche cugino del re e, secondo alcuni, suo acerrimo nemico. Qualcuno lo vuole morto. Qualcuno si serve di Lord Francis Templeton, figlioccio del potente duca di Norfolk, per arrivare a lui e attentare alla sua vita. Ma, quando il giovane lord Templeton giunge a Venezia, stringe amicizia col cardinale Alessandro Farnese, nipote di papa Paolo III, e si ritrova subito immerso nel rutilante carnevale veneziano, fra belle cortigiane e complotti falliti. Inoltre il giovane lord rimane affascinato dalla figura del leggendario pittore cadorino Tiziano, a cui commissiona il suo ritratto.
    Ma perché questo ritratto, diventato poi famoso, è conosciuto solo col titolo L'uomo dagli occhi glauchi o Ritratto di giovane inglese?
    Patrizia Debicke, abile narratrice e autrice anche di altri romanzi storici come L'oro dei Medici e La gemma del cardinale, costruisce attorno a questo mistero artistico un affascinante intrigo storico, che ci porta dalla sensuale Venezia carnevalesca alla Roma papale, corrotta e minacciata dall'inondazione e dalla piena del Tevere. Con pochi tratti sapienti, l'autrice rende vivi di fronte agli occhi del lettore sia i personaggi storici realmente esistiti come il grande Tiziano, i cardinali Farnese e Pole, che quelli inventati come l'affascinante cortigiana Angela Gradi e il piccolo orfanello Puck,alla cui figura, fondamentale anche per la risoluzione dell'intrigo, non si può non affezionarsi.
    Da appassionata della storia inglese, in particolare del periodo Tudor, probabilmente mi è più facile orientarmi fra intrighi inventati e particolari che hanno comunque un fondamento storico. L'ossessione di Enrico VIII per la famiglia Pole e la sua determinazione a sterminarli tutti sono noti, così come gli intrighi fra le potenti famiglie inglesi come i Seymour e gli Howard, che diedero i natali a 3 delle sue mogli, famiglie che lottavano il controllo del potere soprattutto in vista della successione del giovanissimo Edoardo, unico figlio maschio di re Enrico.
    Proprio chi conosce bene la storia dei Tudor non potrà non intuire ben presto quale grande personaggio storico si celi dietro il giovane William Cyssel...

    Articolo di Martina “Palazzo Lavarda” Sartor

    Dettagli del libro
    • Titolo: L'uomo dagli occhi glauchi
    • Autore: Patrizia Debicke van der Noot
    • Editore: Corbaccio
    • Collana: Narratori Corbaccio
    • Anno: 2010
    • Pagine: 295
    • ISBN: 9788863800395
    • Prezzo: € 18.60